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Full text of "Enciclopedia araldico cavalleresca: Prontuario nobiliare"

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i"iiinjjuiL)U Lifiyiijjjjuiijjuun 



PRONTUARIO NOBILIARE 



I 

1 






PRONTUARIO NORUIARE 



Goffredo di C 



OFFREDO DI LROLLALANZA 



ENCICLOPEDIA 

ARALDICO-CAVALLEISCA 

PRONTDAEIO NOBILIARE 



l'ISA. 

PRESSO LA direzione; DEL GIORNALE ARALDICO 

1876-77 



H ^c) «?.-)] 



OCT 5 1920 



H ^D^y.-j'j 



OCT 5 1920 



M^^v.^ 



AL GENEROSO 

PATRIZIATO SICILIANO 

CHE 

RIPUDIANDO LA MEDIOEVALE SENTENZA 

« LA PENNA AVVILISCE » 

VOLLE MOSTRARE ALL' ITALIA 

L' alleanza DELLA SCIENZA COL BLASONE 

APPREZZANDO GLI STUDI 

é 

INCORAGGIANDO GLI STUDIOSI 

L' ARALDICA SOLLEVANDO DALL' OBLIO 

NON DEGENERE DELLE AVITE CAVALLERESCHE VIRTÙ 

DELLA SUPREMA TRILOGIA 

MENTE CUORE E BRACCIO 

MECENATE E CULTORE AD UN TEMPO. 



GOFFRRDO DI CROLLALANZi. 



^ ^ ^^■«^^''^■^■laJh. 



PREFAZIONE 



Questa Eneielopedia fii concepita nello scopo di facilitare lo stu* 
dio delle scienze cavalleresche agli eruditi, e di fornire alla nobiltà un 
prontuario che racchiudesse in poco spazio e compendiati cenni quanto 
può riguardarle dal lato storico, archeologico e giuridico; e nello stesso 
tempo di raccogliere in un solo volume, a comodo dei blasonisti, non 
dirò tutte le arme delle famiglie d^ Europa, perchè sarebbe impresa as- 
surda, ma moltissime delle più rare, e specialmente quelle che, per la 
loro composizione, formano esempio nello studio dell^araldica. 

È dunque in un sol tempo un dizionario, un trattato^ una gramma- 
tica e un armerista che noi presentiamo ai lettori: dizionario perla forma^ 
trattato pel concetto, grammatica per la materia, armerista per la rac* 
colta di insegne gentilizie che in esso si racchiudono. Crediamo quindi 
di oflfrire un libro utile sotto tutti i rapporti: per gli studiosi, cui farà 
giuoco r aver sotto mano un prontuario di cognizioni in questo ramo 
di storia; per gli archeologi e pei nummografi, che potran forse col suo 
aiuto stabilire V epoca e il personaggio cui appartiene un monumento 
muto, un sigillo o una moneta, cui il tempo lasciò solo Timpronta del- 
lo stemma o d^ un simbolo; per le famiglie, che vi troveranno larga 
messe di notizie onde poter interpretare il significato dei colori e de- 
gli emblemi della propria arma, conoscere la storia della loro casta, 
la giurisprudenza del loro titolo, i loro diritti e doveri; pei dilettanti 
d^ Araldica, che, mediante una gu^da posta in fine del nostro lavoro, 
potranno studiarvi questa scienza ^n un modo facile e alla portata di 
tutti. 

Oltre agli articoli d^ Araldica e delle scienze affini che formano la 
storia del periodo cavalleresco, da noi limitato da Carlomagno alla sco- 
perta deir America (768-1492), ci parve conveniente introdurre altre- 
sì articoli complementari che riguardano la storia o i costumi ante- 
riori o posteriori a queir epoca, ma che per la loro natura possono 
servire d' ajuto air araldica e alla legislazione nobiliare, come gli or- 



— 8 — 

dini cavallereschi moderni, le dignità degli ultimi secoli, gli antichi 
giudizi di Dio, ecc. Dobbiamo anche render ragione ai nostri lettori 
deir aver registrati vocaboli poco usati ed anche erronei, come bar- 
barismi, idiotismi e voci dovute al capriccio di qualche autore; ma se 
si considera che il fine principale della Eneielopedia è appunto di 
offrire allo studioso la spiegazione di tutti i termini araldici dati dai 
blasonisti^ sì comprenderà facilmente che imperfetto lavoro sarebbe sta- 
to, mancando di vocaboli, che, trovati per caso in qualche libro, non 
avessero avuta interpretazione nel nostro. Però, come già lo dicemmo, 
la nostra opera, oltre all' essere un trattato, è anche una grammatica, 
ed è nostro dovere segnalare i difetti e gli errori di lingua; quindi 
faremo precedere da un asterisco le voci poco usate, e da due le voci 
errate e da fuggirsi assolutamenle. Infine, perchè Y Encielopedia a* 
vesse un carattere scientifico non puramente nazionale, V abbiamo cor- 
redata dei termini araldici usati nelle lingue straniere, e che, apparte- 
nendo al tecnicismo blasonico, difficilmente si ritrovano nei dizionari]. 

Il nostro metodo è dunque chiaro, facile, preciso: sminuzzare il più 
possibilmente V araldica, per farla conoscere sotto tutti gli aspetti, in 
modo congruo e alla intelligenza di tutti; riferire le opinioni degli au- 
tori, e se fia d' uopo, combatterle; corredare le notizie di allegazioni 
a pie di pagina per la loro autenticità; illustrare le voci di esempi bla- 
sonati i più rari ed i più esatti; arricchire la parte araldica di notizie 
di scienze affini, ed ordinare una Guida-Indice che faciliti il mozzo di 
studiare un dizionario come un' opera didattica. 

Non è r apologia del nostro lavoro che intendemmo di fare; è la 
ragione dell' opera e uno schiarimento pel lettore. 



] 



ABBREVIAZIONI E SEGNI CONVENZIONALI 



b. lai. 


Basso latino. 


celt. 


Celtico. 


fianu 


Fiammingo. 


fig- 


Figura. 


fr^ 


Francese. 


gr. 


Greco. 


ing. 


Inglese. 


lat. 


Latino. 


M. S, 


Manoscritto. 


oL 


Olandese. 


poi. 


Polacco. 


prov. 


Provenzale. 


si. 


Slavo. 


sp. 


Spagnuolo. 


ted. 


Tedesco. 



teut. 

y. 

V. fr. 
V-q-n. 

V-qq-nn. 

* 



[ ] 



Teutonico. 

Vedi. 

Vecchio francese. 

Vedi questo nome. 

Vedi questi nomi. 

Vocabolo poco usato. 

Vocabolo errato e da fuggirsi. 

Segno indicante gli articoli di 
storia o costumi anteriori o 
posteriori al periodo cavalle- 
resco (dal 768 circa, al 1492 
circa). 

Parentesi cbe includono i voca- 
boli di lingua latina o stra- 
niera. 



i 



ENCICLOPEDIA 

ARALDICO-GAVALLERESCA 



• Le Blaioo ast une eipòco d'Encyelapédli, Il a u Ibéolvgi 
M pbiloitphie, u geograpble, gì jarliprudsncs, sa góam< 
irle, Ha hlttolrs at sa grammalre. > 

UENE5TR1EH, Ari du BUtoniuitifii. 



A. — Innanzi l' invenKione del tratteggi 
per esprimerà gli amalti araldici, U lettera 
a donotaTa l'argento (alba color, argentum, 
targent). Un' A maiuBCola, aurum. Il Borghi- 
ni f^ ne aenriva per indicare l'aziun'o. Se- 
guila da uoa i (Ai) era usata dai Francesi 
nello stesso saoio. Sacondo alcuni che espi'i- 
msTano gli smalti con cifre in ordine alfa- 
betico, 1' A valeva oro. Un aQtìco araldo in- 
glese colie lettere AS esprimeva 1' aspre, no- 
me da lui dato all'argento. — Neil' alfabeto 
simbolico rappresentava amore, amicizia, ar- 
dire, ecc. ed è posta anche in qualche arma 
come iniziale del nome della famiglia. 

j4i(on^l,oniln.rdi»). — «i man, al U fasci» d'argen- 

ABACOT. — Pileo augustale dei re Angli 
ed Anglo-Sassoni, jnsignito di due corono di 
foggia varia, ma per lo più gigliate e lìoro- 
nate d'oro. {I) Pare che questa specie dì co- 
rone fosse usata in Inghilterra ain verso 
r invasione dai Danesi, all'epoca dei qnali i 
ra dell'Eptarchia rìlenevano gii la corona fio- 
ronata senza il pileo. 

A BANDIERA [fr. Ècu en bannière; ted. 
GeBÌeriackild; sp. Bscttào a bandera\. — Scu- 
do riquadrato in forma di bandiera, ma al- 
quanto più lungo che largo (vedi lìg. 1), e 
proprio de'sovrani, dei principi e dei gran 
signori noi tempi di mezzo. È vero gerogli- 
fico di noblltil, non perchè secondo le più 
generali opinioni, abbia avuta origine dal fa- 
moso Labaro dì Costantino, ma perchè rap- 
presenta r insegna dei cavalieri banderest, 
che soli aveano il diritto di levar truppe e 



di condurle alla guerra sotto la propria ban- 
diera. Sembra che Filippo 
S|II l'Ardito, Duca di Bor- 
n gogna, sia stato il primo 
« a prosentaisi in torneo 
* con uno scudo bandicra- 
U nel 1399; ma certamen- 
te io usarono i Francesi 
dopoché Carlo VI instimi 
unO' compagnia di 5U0 ca- 
valieri, t quali perchè tut- 
Pig. t< ti portavano lo scudo a 

bandiera, furono detti dan- 
dierati. -— Alcuni araldisti lo chiamarono 
anche scudo quadrato. 

ABAVICHE (Arme). — Con Ul nome ri- 
conoscono i blasonisti le arme appartenenti 
al padre o alla madre del proavo o della 
proava in un pennone genealogico. 

ABBANO [lat. Abbanum, bacvltis abbani\, 
— Bastone d'avorio che usavasi anticamente 
Dell'incoi'onazione dei re d' Italia. 11 Bonìn- 
contri (1) parlando di Enrico VII dice: Et 
aeeipit jttssil ttaculum abboni, et libellum o- 
rationum ad ejus coronaiionem locum haben- 
tium, qui dudum in dieta ecclesìa Beat: Jo- 
annit fuerant. Il bastone, come lo scettro, è 
simbolo di comando, d'antorilà e di sovrani- 
tà. Vedi Bastone. 

ABBANDONO del fendo. — Atto col quale 
il vassallo abbandonava al suo signore le 
terre feudali per redimersi da ogni servag- 
gio verso dì lui. Nella costituzione dì Lota- 
rio questo abbandono è legalmente autoriz- 
zato (2). 



ABB 



-12 — 



ABB 



ABBASSAMENTO [fr. Abatssement]. — An- 
ticameDto si cercò di togliere per qualche a- 
zione disonorevole il pregio dell* arma, me- 
diante certe modificazioni, che presero il no- 
me complessivo di abbassamento. Ciò si fa- 
ceva o per rovesciamento o per diminuzio- 
ne; le arme che sono abbassate nella prima 
maniera hanno lo scudo rovesciato, e questa 
era la pena dei traditori: così un fellone che 
tentò di consegnare Calai s nel 1347 ad E- 
duardo III d'Inghilterra fu condannato a por- 
tar rovesciato il suo scudo, che era: d*ajfjtur' 
ro, a quattro stelle di sperone d' argento, I 
rapitori di vergini erano obbligati d'inserire 
uno scudo di rosso rovesciato entro ilproprio.(l) 

La diminujsione consiste nel togliere dal- 
l' arma qualche porzione, e cosi scemarne il 
valore. Si diminuisce eziandio il decoro d'un* 
arma coir aggiungere un capriolo, una sbar- 
ra, un contra- filetto, una picca in isbarr'a ed 
altre figure di color lionato o scuro; che se 
in luogo di questo colore ne fossero usati di 
altri si produrrebbe al contrario un aumento 
d'onore. Anche il leone nato-morto^ cioè sen- 
za lingua, senza denti, senza unghie e sen- 
za coda, portava disonore nell'arma; tale lo 
avevano i d'Avesnes. — Da ciò si vede che 
l'araldica non ha trascurato nemmeno la par- 
te penale, e che se incoraggiava le virtù do- 
mestiche, cittadine e militari, sapeva altresì 
marcare d'obbrobrio chi si mostrava indegno 
d'un titolo e d'uno scudo. 

ABBASSATO [fr. Abaissé], — Ogni figura 
porzione di figura quando si trova sotto la 
»ua ordinaria posizione, dicesi abbassata. Co- 
si per esempio la fascia è abbassata quando 
occupa un posto inferiore al terzo di mezzo 
dello scudo; il capo può essere abbassato 
sotto un altro capo; i caprioli e molte altre 
pezze 8* abbassano similmente; la bordura e 
1' inquartato sono spesso abbassati sotto di 
un capo. Dicesi aquila dal volo abbassato 
quella le cui ale sono piegate colla punta 
verso il basso dello scudo. — Si dice anche 
depresso in luogo di abbassato» 

Novellini (Ravenna). — Di nero, alla fascia abbas- 
tata d' argento, caricata di tre stelle a 8 raggi d* az- 
zurro e sostenente un semivolo sinistro del secondo. 

Ginanni (Ravenna). — Trinciato d'oro e di rosso, 
alla banda d*azzurro attraversante, caricata di tre steU 
)e a 6 raggi d'oro; col capo d'azzurro, caricato da un 
drago d* oro, abbassato sotto un capo d* oro caricato 
dell'aquila spiegata di nero, coronata del campo. 

Gozzadini (Bologna^. — Trinciato d* argento e di 
rosso, alla bordura di nero, caricata di 12 bisanti d'o- 
ro, abbassata sotto il capo d'Angiò. 

Pio (Carpi). — Inquartato: nel 1^ di rosso, alla ero* 
ce d' argento, colla bordura d'azzurro bisantata d'oro; 
noi %P Q dP fasciato di rosso e d'argento di quattro 
pezzi; nel 4^ d'oro, al leone di verde; il tutto abbassato 
sotto il capo dell'Impero. 

Impero francese. — D'azzurro, ali' aquila dal volo 
abbassato d'oro, afferrante un fulmine dello stesso. 

(1J Ginanni. L* Arte dei Blasone. 



ABBBAGCIATA[fr. Arco/ade; lai. Amplea^tés; 
ing. Embrace; ted. Umartnung; sp, AbrazoJ. — 
Cerimonia in uso nel Medio Evo nel ricevi- 
mento d*un novello cavaliere. Consisteva essa 
nell'ampesso o nel bacio che il principe dava 
al candidato, in contrassegno della propria be- 
nevolenza. Questo costume è antichissimo. 1 
re di Francia della prima dinastia, come ri- 
ferisce Gregorio di Tours, nel conferire la 
tracolla dorata, imprimevano un bacio sulla 
guancia sinistra ai cavalieri. Ma molti auto- 
ri dissentono da questa opinione; per essi 
Vaccolade o accolèe era il colpo di pugno da- 
to sulla parte posteriore del collo o sulla 
spalla sinistra nella creazione dei cavalieri. 
Giovanni di Salisbury afi'erma che tal ceri- 
monia era conosciuta dagli antichi Norman- 
ni e che per mezzo di questa Guglielmo il 
Conquistatore con feri la cavallerìa al proprio 
figlio Arrigo. Si aggiunge che il colpo di pu- 
gno nudo sulla spalla precedette il costume 
di toccare il cavaliere col piatto della spada. 
ABBRACCIATO [fr. Embrassé]. — Il Ginan- 
ni cosi definisce T abbracciato: Scudo par^ 
tito, spaccato^ o trinciato da una sola t««- 
chiavaiuruy che s'estende da un fianco alVal- 
tro. (1) Ma questa definizione oltre all'essere 
abbastanza oscura, non è esatta. Difatti quello 
che egli chiama partito abbracciato non è che 
il mantellato o il calsato^ e il trinciato ab- 
bracciato è una pila appuntata in banda- 
L'abbracciato non sussiste che in fascia, ed 
è costituito da due linee, 1' una delle quali 
partendo dal primo cantone termina nel cen- 
tro del lato sinistro dello scudo, ove si con- 
giunge colla seconda linea che parte dal ter- 
zo cantone, formando così un triangolo iso- 
scele di metallo sopra co- 
lore, di colore sopra me- 
tallo. Questo si dice ab- 
bracciato a destra (vedi 
^^. 2), perchè sembra che 
il campo abbracci il trian- 
golo da sinistra a destra; 
Vabbracdato a sinistra si 
compone della stessa figu- 
ra posta al contrario, cioè 
colle linee dipartentisi da- 
gli angoli sinistri e for- 
manti il vertice nel centro del lato destro. 
Domantz (Germania). — D' argento, abbracciato a 
destra di rosso. 

Quando questa partizione è costituita da 

tre smalti, si diràinterjtato-abbracciato. V-q-n. 

ABBRANCATO [fr. Griff-é]. — Attributo 

delle pezze afferrate da una branca di leone, 

da un artiglio d'aquila, da una mano, ecc. 

Bons ^Francia). — D'oro, alla banda d'azzurro, ca- 
ricata di duo stelle d* argento, e abbrancata da una 
zampa d'orso di nero, movente dal fianco destro. 

ABBREVIATURE ASSIOGRAFIGHE. - I ti- 
toli che si danno alle persone nobili, e a quel- 

(1) L'arte del Blasoae dichiarata per alfabeto. 




Fig. 2. 



ABE 



--<3~ 



ACC 



le ehd fungono qualche carica onorìfica, si 
sogliono nella scrittura abbreviare come segue 

D. -^ Dom o don, 

LL. AA. RR. — Le Loro Altezze Reali, 

LL. MM. — Le Loro Maestà, 

M.gTC — Monsignore, 

S. A. — Sua Altezza, 

S. A. E. — Sua Altezza Elettorale, 

S. A. I. ^- Sua Altezza Imperiale, 

S. A. S. — Sua Altezza Serenissima, 

S. Ecc. — Sua Eccellenza, 

S. Em. — Sua Eminenza, 

S. M. — Sua Maestà, 

S. M. B. — Sua Maestà Britannica, 

S. M. C. — Sua Maestà Cattolica, 

S. M. Gr. — Sua Maestà Cristianissima, 

S. M. F. -^ Sua Maestà Fedelissima, 

S. M. L R. A. — Sua Maestà Imperiale 
Reale Apostolica, 

S. P. — Santo Padre, 

S. S. — Sua Santità, 

S. S. R. M. — Sua Sacra Real Maestà, 

V. Ecc. — Vostra Eccellenza, 

V. Em. — Vostra Eminenza, 

V. M. — Vostra Maestà. 

ABELAG6I0 [Y,fr. AbeiUon,abeillage, abati" 
lage, espave d*av€ttes]. — Diritto che i feu- 
datari godevano sugli alveari trovati nei bo- 
schi de'loro vassalli. Jus nempe quod habet 
dominus feudi in apum examinibus, quas a- 
beilles vocamus, quae reperiunt in silvis et 
memoribus vassallorum. (1) E facile il sup- 
porre che molte arme, che hanno per figure 
delle api, siano originate da questo strano 
tributo, che esigevasi anticamente dai signori. 

ABETE. — L'abete è posto qualche volta 
nelle arme e rappresenta un animo nobile di- 
sposto ad insigni acquisti di glorìa. Se Tabe- 
te è d*oro in campo verde simboleggia pen- 
sieri nati da magnanime speranze in servi- 
zio del proprio sovrano. Allorché si vede ef- 
figiato di verde in campo d' oro indica che 
chi portò per primo tal* arma fu giusto ed in- 
corrutibile giudice, ed alieno dal piegare alle 
proprie passioni. Possiamo aggiungere che 
è rimpresa di quei che da piccoli principii 
sono giunti alle grandezze, perchè, come dice 
il Capaccio, Vabete è robusto, ma ha debile la 
radice (2). 

* A BISANTI. — Dicesi dello scudo semi- 
nato di bisanti, o d'una pezza caricata da 8 
di queste figure. Però si dirà meglio bisan^ 
tato, V-q-n. 

* ABISSO [fr. Abimé]. — Punto di mezzo 
dello scudo detto anche centro o cuore, V- 
qq-nn. 

AB0MA6Gl0[v. fr.il òomma^^, bornage; b. 
lat. Abomagium, bonagium o abonagium]. — 
Diritto di piantare delle mete o termini nelle 
terre dei vassalli. Questo diritto era di non 
poca importanza pei possessori di feudi, impe- 

(1) Du Gaoge, Glossarium mediae et infimae latini- 
tatis. 

{% Capaccio. Delle Imprese. L. I. 43. 



rocche i soggetti si scioglievano da questo 
servaggio mediante una cospicua somma di 
denaro (l). Esso però non si estendeva ai 
grandi vassalli, e solo i coloni dei piccoli ca- 
stellani ne erano gravati. Si vedono qualche 
volta nelle arme francesi di queste mete, in 
forma di pietre quadrilatere o di grossi piuoli. 
*♦ A BRONCONI [fr. A échalas], — Termi- 
ne molto insufiiciente ad esprimere il cantra- 
doppio-merlato. Di fatti questo deriva dai mer- 
li delie fortezze, non dai pali delle viti, co- 
me quel nome accennerebbe. 

ACCANTONATO [fr. Cantonné; ing. Canio- 
ned], — Attributo blasonico delle figure ac- 
compagnate da altre nei quattro cantoni dello 
scudo. Si dice poi comunemente della croce, 
quando gli spazi lasciati vuoti da essa sono 
occupati da altre figure, come stelle, bisanti, 
crocette, leoni, ecc. Lo stesso dicasi della cro- 
ce di S. Andrea. Vi sono poi croci accantonate 
in due soli cantoni, o in uno semplicemente. 
H^gno di Sardegna. — D' argento alla croce ac- 
cantonata da quattro teste di moro, attortigliato del 
campo. 

Alba (Città del Piemonte). — D' argento, alla croco 
di rosso, accantonala dalle cifre A, L, B, A di nero. 
Sauterau (Francia). — D' azzurro, alla croco d'oro, 
accantonata da quattro uccelli posati d'argento. 

Bellini (llavenna). — D'azzurro, alla croce di S. 
Andrea d*oro, accantonata dn quattro gigli dello stesso. 
Chambery (Città della Savoja). — Di rosso, alla cro- 
ce d' argento, accantonata nel primo cantone da una 
stella dello stesso. 

Conflam (Città della Savoja). — Di rosso, alla croce 
d'argento, accantonata nel quarto cantone da una tor- 
re dello stesso. 

Treviso (Città del Veneto). — D'azzurro, alla croco 
d* oro, accantonata nel primo e secondo cantone da 
due stelle dello stesso. 

Dicesi accantonata la bordura, della qua- 
le i quattro angoli sono di smalto diverso. 

Un ramo dei principi di Savoja. — Di rosso, alla 
croce d'argento, colla bordura d' azzurro, accantonala 
d' oro. , 

ACCARTOCCIATO [fr. Cartouché]. — Scu- 
do circondato di ricci e volute di forme fan- 
tastiche e capricciose (vedi fig. 3), che gli 
Italiani del sec. XVI e del susseguente pre- 
ferirono a qualunque altro. Si può vedere 

sulla maggior parte dei 
monumenti e sepolcri ita- 
liani, e lo si usa ancora 
dagli artisti, perchè adat- 
to ad armonizzare coi fre- 
gi e cogli ornati dell' ar- 
chitettura. V'ha chi disse 
essere proprio dei notari, 
giudici, magistrati e sa- 
cerdoti, pretendendo che 
quei cartocci rappresenti- 
no carte o pergamene ar- 




Fig. 3. 



rotolate. V. Cartoccio, 
(1) Du Caoge. Glossarium. 



ACC — 

ACCERCHIELLàTO |fr. Eecercel^]. — La 
coda dei levrìarì e dei majali dipesi in aral- 
dica accerchieilata quando è rivolta aopra sé 

A'ieoiai. — D'Miiirre, al levriere cor rente e colls- 
rlnalo d'irgentv, c«lls coda acctrchiillala. 

Accerchieilata è anche la 
croce ancorata che ha le 
punte rÌTolte in cerchio 
esteriormente. E rara io 
araldica. (V. fig. 4). 

Wrsiri 'GernunUJ. —D'oro, 



ACCESO. — V. Àrdente. 

ACCETTA. — V. Scure e Ascia. 

• ACCIDENTE. — V. Brimra. 

ACCOLLANTE. ~ Aggiunto dello fìgore 
che ne circondano altre a cai aderiscono, come 
una serpa accollante un palo, un' aquila ac- 
collante Tino scudo. 

ACCOLLATO [fr. Accolé]. Questo vocabolo 
blasonico indica: 

I.'^ Due scudi congiunti sotto la medesi- 
ma corona, come quelli di Francia e di Na- 
varrà sotto la dinastia borbonica. Le donne 
accollano la propria arma a quella del mari- 
to. V. Femminili (Arvue). 

2" Le losanghe e i fusi quando si toccano 
con le punte. 

floJiaii (Bretagna). — DI rosso, a neve losanghe 
vuole accollali d'oro, (Knpoite 3, 3 e 3. 

Foicarini (Veneiii). — D'ora, glia banda di [usi 
accollali d'aziiirro. 

3." Le figure circondate da altro come n- 
na torre accollata da un ramo d'edera, una 
colonna acirollata da una catana, ecc. E il 
contrario dell'attributo accollante. 

Vidoni [CremonaJ. — D'argento, allo torre di ros- 
so, aperta e llnBBlrota di nero, accollala da una vita 
friillltera di verde, nascente dalla porta, entrante ed 
uscente per la finestra, 

4.° Un leone od altro animale rampante, 
il cui collo aia attraversalo da un ìambello. 

ntauje" {FranciaJ. — D'argento al Icone rampan- 
te di nero, accollalo da un ìambello a B pendenti di 

5.° Un' aquila, un cigno, nn cavallo, ecc. 
con collaro o corona passata attorno al collo. 

Alirfoiil (Imola). — D'oro, all' aqolla spiegnla di 
verde, caricata nel cuore di un gielio del campo, e 
accollata d'una corona antica dello slesao. 

6.* Gii animali che si rappresentano coi 
colli intrecciati, o solamente congiunti e pas- 
sati in croce i!i S. Andrea. 

7.° Lo scudo posto sopra un* aquila, o so- 
pra batidiere, spade, cannoni, chiavi, ma.7.ze 
ed altri contrassegni d'onore, posti dietro dì 



Il Uonforrato. — D' argenta, a 



ACCOHPAGHAHENTO |.fr. Aceompagne- 
ment]. — Diceai accompagnamento tutto ciò 
che è posto fuori dello scudo e che t'accom- 
pagna. 

ACCOMPAGNATO, [fr. Accompaffné]. ~ Al- 
lorché la figura che occupa il poato princi- 
pale dello scudo è circondata o accostata da 
altre di minore importanza, essa sì chiama 
accompagnata. La croce accompagnata dice- 
si accantonala ("V-q-n). Le faacie, le bande, i 
pali, le sbarre vedonsi accompagnate da due 
o pili gìgli, rose, crocette, leoni, ecc. Due 
faseie sono spasso accompagnate da sei figu- 
re, disposta 3, 2 e 1 negli spazi del campo. Il 
capriolo è ordinariamente accompagnato da 
tre sole figure, due in capo ed una in punta; 
qualche Tolta da sette, quattro in capo e tre 
in punta. La pergola ha una figura in capo 
e due pili ai fianchi; le bande e le sbarre 
si accompagnano con una o due figure per 
parte, oppure con sei poste in cìnta; i pali 
da egual numero di figure per lato. Queste 
sono le disposizioni più comuni; sovente pa- 
rò le pezze sono accompagnate in modo del 
tutto irregolare; per esempio. nn leone accom- 
pagnato da nna rotella di sperone nel quar- 
to cantone. — L'oso di accompagnare le fi- 
gura é comuni a Simo, ma à invalso pili parti- 
colarmente in Italia ed in Francia. 

Angarlni < Vene il a). — D'azinrra,Bllo [ascia d'aro, 
accompagnata da tra atelle d' Otto raggi dello stesso, 
due in capo ed tino In punta. 

Franeo (Napoli). — DI rosso, alta banda d'oro ae- 
compagnala In capo da un cresitenle dello stesso. 

tìiTÒ (Bologna). — D'azzurro, al leone tenente nelln 
destra uno stella, e accumpagnalo da tre altre, due lii 
capo ed una In piinla. il lutto d'oro. 

FratàtT (Poitoo). — D'argento, al palo di rosio. ne- 
ro nrjujina'o da dieci losanghe dello ateaso, cini|ue da 
OBscun lato, diiposte 1, ! e I. 

AattTs INormandia). — D' argento, > due fascle 
d' aiitirro, acci>inpii<rn(W( di> sei merlotti di roaso. po- 
sti 3, S e l. 

Barbazini (VeneilaJ. — D' argento, al capriolo di 
rosso, accompagnato In capo da una B e da uu'A o 
In punla da una (1 di rossa, gotiche. 

Viioudim (Cittì della Fronda) — D' azturro: alla 
pergola d'oro, accorafognata da Ire gigli male ordina- 
ti dello stosso. 

ACCOPPIATO [fr. Couplé]. — Attributo 
dei cani da caccia guinzagliati a due per due, 
e di due cuori congiunti per una catenella. 

Àubil (Franeia). — D'siinrro, a due cuori pnsti In 
rascia d'oro, accoppiali par una estoni di rosso passa- 
ta In croce di S. Andrea e accompagnala io capo da 
due ctells d' argento, e da una torre dello ateaao in 

ACCOSTATO \(v. Accoste eotoyé]. —Ag- 
giunto delle pezze lunghe poste in palo, in fa- 
scia, in banda o in isbarra, quando ne hanno 
altre ai lati, poste nello stesso senso. La mag- 



ACÓ 



- 15 — 



ADO 



gior parte delle pezze onorevoli si possono 
accostare da due filetti. 

Clavet (Guyenna). — D'azzurro, al palo d'oro, acco- 
alato da dae chiavi d'argento. 

Criii ^Venezia;. — D'azzurro alla banda d*oro, oc- 
eo9taia da due filetti e accompagnata da sei G gotiche, 
tre per parte, d*oro. 

A COMETA [fr. Comète-]. — È vocabolo 
blasonico nsato per esprimere i pali che muo- 
Tono dai capo in forma di raggi ondeggianti, 
assottigliandosi nella punta. E l'attributo con- 
trario di fiammeggiante^^ ed è molto raro in 
araldica. 

* A CROCE. — V. Ricrociato. 

♦ AD ANGORA. - V. Ancorato. 
ADDENTELLATO o DENTATO, [fr. Benché; 

ing. Indented; ted. Zachig; sp. Bentado]. — 
Dieesi delle pezze ornate di piccoli denti o 
punte nel loro contomo. Alcuni lo confondo- 
no col merlato. 

BalUt de Ttko9rnaux (Francia). — D'azzurro, a due 
bande addinttltate d'argento, al montone d' oro, ram- 
pante tra le bande. 

Ktmmerer di Daiburg (Germania). -— D'azzurro, a sei 
gigli d'argento, posti 3, S e 1; al colmo dentato d'oro. 
ADDESTRATO [fr. Adeoctré]. — Scudo di- 
tìso perpendicolarmente da una linea non pas- 
sante pel centro, in maniera che 
il bordo di smalto diyerso, formato 
^ da essa alla destra dello scudo, 

"V ^ non ecceda il terzo della lar- 
ghezza totale di esso. Alcuni arai- 
disti TOgliono che V addestrato e 
il sinistrato non occupino più 
della sesta o dell' ottaya parte 
dello scudo. Ma se si considera che il capo 
e la campagna^ formati anch' essi da una li- 
nea non passante pel centro, costituiscono il 
terzo, e che il palo (che non d altro che la 
stessa figura dell* addestrato, ma posta nel 
mezzo) occupa similmente il terzo, è più lo- 
gico attenersi alla prima opinione, tanto più 
che molti blasonisti chiamano la figura in 
questione palo addestrato. 

Kella fig. 5 la lettera b rappresenta lo 
spazio occupato dsAVaddestrato, e la lettera a 
il campo. 

Tehéiùtchef (Russia). — Spaccato: nel 1.® d'azzurro, 
al piteo d'oro, accompagnato da tre alberi dello stesso, 
due ai lati e uno in punta; nel %^ di rosso, al paio 
d' or 9, caricato d* una fronda di verde e accompa- 
gnato da due trombe riversate d* oro; il tutto adde- 
strato di rosso, alla bandiera d' argento, caricata da 
una croce di nero, movente da una mezzaluna rove- 
sciata d* argento, posta nella punta. 

Si dice anche addestrata qualsiasi figura 
accompagnata da un' altra alla sua dritta. 

pino (Genova) — Di verde, al pino sradicato e frut- 
tifero d' oro, addi tirato da un leone rivolto, rampante 
centro 11 tronco e coronato d* oro. — Secondo il Gi» 
nanni, 

ADDOBBAMENTO. — Cerimonia usata nella 
creazione ^'un cavaliere, la quale consisteva 
B^lrarmare il novizio degli speroni (prima il 



Fìg. 6. 



sinistro, poi il destro), del giaco, della co- 
razza, dei bracciali, delle manopole, e finaU 
mente della spada. Questa funzione era ese- 
guita da uno o più cavalieri e spesso da da- 
me e damigelle; dopo di che procedevasi aì- 
V abbracciata, V-q-n. Giorgio Hickesio (1) os- 
serva che addobbare può derivare dal voca- 
bolo at dubba, dubban^ che presso i popoli 
d' Irlanda, Scandia e Saxia significava crear 
cavaliere. 

* ADDOGATO. — Detto dagli scrittori to- 
scani per palato. V-q-n. 

* ADDOGATO A SGHEMBO. — Usasi in To- 
scana invece di bandaio. V-q-n. 

* ADDOGATO PER TRAVERSO. — Usasi in 
Toscana invece di fasciato. V-q-n. 

ADDORMENTATO. — Questo vocabolo ser- 
ve in araldica ad indicare la postura degli 
animali giacenti in atto di dormire. Un leone 
addormentato simboleggia la prudenza e la 
vigilanza in tempo di pace, per la credenza 
molto in voga nei secoli passati, che il leone 
dorma cogli occhi aperti. 

Boberli (Roma). — D' azzurro, al leone addormen- 
talo d* oro; al capo d' Angiò. 

ADDOSSATO [fr. Adossé]. — Attributo di 
due animali che si voltano il dosso e guar- 
dano i lati dello scudo. In generale però si 
dice di tutte le figure che volgono la faccia 
principale ai fianchi, come due mezzelune, 
due chiavi, due scuri colle corna, coi conge- 
gni, col taglio dei ferri rivolti V uno a de- 
stra, e r altro a sinistra. È il contrario di 
affrontato. V-q-n. 

Trara (Sicilia) —Partito d'oro e di nero, a due dra-. 
ghi addoaati, colle teste rivolte e alTrontate delTuno 
neir altro. 

Ferondi (Ravenna). — D*azzurru, a due leoni ram- 
panti addossati d' oro, lampassati e armati di rosso. 

Clugny (Francia). — - D'azzurro, a due chiavi posto 
in palo, addossalSy e cogli anelli intrecciati d'oro. 

Achei, — Di rosso, a due scuri addossale d' oro. 

ADELSGALGO. — Servo del re, incaricato 
nelle antiche corti di Germania di presentare 
le vivande alla mensa del sovrano e di assi- 
stere al suo pasto (2). 1/ etimologia del vo- 
cabolo (^da adel^ nobiltà, adelich^ nobile) ci àà 
chiaramente a conoscere come questo uffizio 
fosse riserbato ai soli gentiluomini, quale Io 
fu poi sempre in seguito quello di gran scal^ 
co^ a cui sembra che corrisponda. 

* A DENTELLI. ^ Il Ginanni (3) ha regi- 
strato questo vocabolo in senso di contra-dop^ 
pio-merlato. Ma noi lo useremmo di rado, per 
non confonderlo con addentellato. V-q-n. 

* A DENTI. — Vedi Addentellato. 

* A DENTI LUNGHI. - Vedi Inchiavato. 
UT ADORAZIONE DELLA CROCE (Ordine 

delle Dame riunite per V). — \. Dame della 
Croce stellata (Ordine delle). 

ADOZIONE (Arme d'). — Diconsi arme d'a- 

(1) Gramm Franco- Ted esca. pag. ^1. 

fa) Pierer. Uni versai Lexicon. 

(3J V arte del Blasone dichiarata per alfabeto. 



AÙO 



-16- 



AFP 



dozione quelle che furono ereditate da un^al- 
tra famiglia, da un membro della quale il 
latore dell' arma fa adottato. Appartengono 
alle arme di sostituzione, V-q-n. 

ADOZIONE D' ONORE. ^ Lasciando a parte 
le cerimonie usate dagli antichi Romani e da 
quasi tutti i popoli allorché un cittadino ne 
volerà adottare un altro per figlio, ci restrin- 
giamo a dire qualche' parola su quella ado- 
zione d*onore che prati cavasi nel Medio Bvo, 
non allo scopo d'introdurre nella propria casa 
un estraneo che tenesse il luogo di figlio e 
di continuatore del nome e delle virtù del 
padre adottivo, ma per un semplice motivo 
di benevolenza dei principi più insigni verso 
altri di grado inferiore. 

Cassiodoro è il primo che ci abbia rap- 
presentate le cerimonie che s'osservavano in 
queste adozioni, specialmente quelle dei po- 
poli barbari del Nord. Egli e* insegna come 
si compisse mediante un*dono di armi e di 
cavalli, che V adottante mandava all' in- 
dividuo che voleva adottare, e di cui que- 
sti doveva immediatamente armarsi, d' onde 
il nome di adozione per le armi. Riferisce 
come Teodorico volendo adottare il re degli 
Rruli, gli scrivesse < gli uomini coraggiosi es- 
sere i soli che meritino di essere chiamati 
figli di un re; gran bella cosa invero fra'prin- 
cipi il poter essere adottati per le armi; tale 
forza avere quest' atto, che quegli che ne è 
r oggetto bramerà piuttosto perdere la vita, 
che sofi'rlre d'essere da un'azione disonore- 
vole vergognosamente macchiato; in tal modo, 
«per via della costumanza delle nazioni, e per 
essere il Re degli Eruli un uomo, egli. Teo- 
dorico re, bramare immensamente d' averlo 
a figlio, ed adottarlo per mezzo degli scudi, 
delle spade e dei cavalli, di cui gli fa dono (1).» 

Al tempo dei Longobardi l'adozione consi- 
steva nel recidere alcune ciocche di capelli 
alla persona che voi evasi adottare; e sin dal- 
l' anno 684 troviamo avere il Pontefice Be- 
nedetto li di tal fatta adottato il figlio di Co- 
stantino III Pogonato Imperatore di Costan- 
tinopoli. Narra inoltre la storia che Carlo 
Martello Prefetto del Palazzo alla corte dei 
re di Francia mandò nel 735 suo figlio mag- 
giore Pipino presso Luitprando re de'Longo- 
bardi, e che questi per dargli il più gran 
contrassegno d' onore e di stima che per lui 
si potesse, gli tagliò i capelli secondo il rito 
della sua nazione, e l' adottò per figlio-, ri- 
mandandolo carico di preziosi donativi. 

Si trovano esempi d'adozione d'onore sotto 
la prima razza dei re di Francia. Questa ce- 
rimonia si faceva alla presenza del sovrano, 
e r atto che n' era esteso accordava tutti i 
diritti di figlio legittimo all'adottato (2). Presso 
i Germani consisteva nel porre in mano a 
quest' ultimo un giavellotto, come fece Qon- 

(1) Cossiodoro. Lib. IV. lett. 3. 

(2) Dictionnaìre Universel historique et critique des 
coutumes, lois, eco. 



trano nel dichiarar maggiore e proprio figlio 
il nipote Childeberto, dicendo ai capi dell'e- 
sercito: Voi vedete che mio figlio Childeberto 
è divenuto un uomo; obbedite dunque a lui 
come a me stesso. 

Alberto d' Aix, che scrisse sulla fede di 
testimoni oculari, parlando dell' adozione di 
Goffredo di Buglione a figlio d' onore d' A- 
lessio Comneno, si contenta di dire che fu 
adottato secondo 1* uso del paese (l). Quale 
fosse quest' uso, ò difficile il riconoscere, e 
il Du Cange, dopo essersi peritato alquanto, 
azzarda un' opinione che non manca di pro- 
babilità. Egli pensa che potesse essere quel 
che chiamavasi adozione per le armi, già u- 
sata dai popoli barbari, inquantochò egli ri- 
pete r origine della cavalleria da questo ge- 
nere di adozione (2). E infatti di quel tempo 
Cecilia, figlia di Filippo I re di Francia, e 
vedova del famoso Tancredi, principe d'An- 
tiochia, adottò e creò cavaliere un nobile 
bretone, Gervaso figlio d'Aimone visconte di 
Dol, mercd la cerimonia delle armi (3). 

Il suUodatO'Du Cange rimarca però che 
al tempo delle Crociate era in voga un'altra 
sorta di adozione d'onore, che gli sembra po- 
ter essere stata usata dai Greci invece di 
quella delle armi. L'adottante circondato dalla 
sua gente e dai parenti più prossimi faceva 
passare l'adottato sotto la tua camicia o sotto 
il suo mantello; con ciò voleva dimostrare 
eh* egli lo considerava suo proprio figlio e 
come uscito dallo stesso suo sangue. Questa 
bizzarra cerimonia fu praticata da un principe 
greco di Ed essa verso Baldovino, fratello di 
Goffredo di Buglione, che fu poi re di Geru- 
salemme, come lo attesta Foùcher de Char- 
tres, che accompagnò Baldovino alla guerra 
santa, ed altri (4). 

Infine si conta un ultima usanza di ado- 
zione presso i Greci nei tempi di mezzo; essi 
compievano questa cerimonia davanti ai sa- 
cerdoti, che recitavano delle preghiere su 
tale proposito. 

Raramente gli adottati prendevano i nomi 
e i titoli del padre adottivo, ma in questo 
caso essi aveano il diritto di assumerne an- 
che le arme, che costituiscono appunto le 
cosiddette arme d'adozione, come fecero i Pio 
di Carpi e gli Acquaviva d'Atri, adottati dai 
Savoja e dagli Aragona. 

AFFERRANTE [fr. Empiétant]. — Aggiunto 
degli uccelli di rapina posti in atto di affer- 
rar la preda cogli artigli. 

Varlet (Bresse). — D* azzurro, a un falcone d* oro, 
sona gì iato d' argento, afferrante una pernice del se- 
condo, imbeccata e ninghiata di rosso. 

AFFERRATO [fr. Empiete]. — Si dice de- 
gli uccelli, biscie ed altre figure strette fra 
gli artigli d' un uccello da preda. È la poai- 

(1) Ghronicon Hierosolimitanam. Helmstaedt. 1684. 
{%) Dissertations sur Joinville. Diss. H. 

(3) Orderic Vltal. Lib. XI. 

(4) Will, Tyr. Lib. lY. e. !l. — Conrad d' Usperg. 



APF 



— 17 — 



AGA 



zione contraria di afferrante; questo voca- 
bolo però è meglio usato nei blasoni, perchè 
attribuito alla figura principale, che si bla- 
soDa sempre per prima. 

AFFIBBIATO [fr. Boucle]. — Vien detto del 
collare dei cani, avente delle fìbbie dello 
stesso di diverso colore. Vi sono anche 
pezze onorevoli a(!lbbiatei e il Wulson La 
Colombière (l) ci offre V esempio d' una fa- 
scìa affibbiata nel cuore. 

Prandi (Ravenoaj. — D' azzurro , al cane sedente 
di profilo d' argento, coUarioato e affibbiato di rosso, 
legato d'argento a un albero di verde, terrazzato dello 
stesso. 

AFFIBBIATURE ffr. Vues\ ted. G\Uern\ sp. 
Ojales; ing. Vi€v:s\. — Griglie d' oro, d' ar- 
gento d'acciajo poste nell'apertura delPeU 
mo che timbra lo scudo. L'araldica che volle 
sempre conservare la gerarchia nobiliare in 
tatto le sue bizzarre invenzioni, cangiò ben 
presto gli antichi elmi da torneo in elmi gra- 
ticolatiy onde impedire che si prendesse ab- 
baglio sul grado delle famiglie, le cui arme 
portassero siffatti elmi. Perciò i duchi, i mar- 
chesi e i grandi ufficiali della corona ebbero 
il diritto di portare 11 affibbiature d'oro sul- 
l'elmo d'argento; i conti 9 egualmente d'oro; 
i baroni» visconti e vidami 7; i gentiluomini, 
cavalieri antichi 5 d'argento sull'elmo d'ac- 
ciajo; e finalmente i nobili moderni 3 di solo 
acciajo. I sovrani, i principi e gli annobiliti 
s' ebbero l' elmo privo d' affibbiature, come 
pure i bastardi. 

Non tutti gli araldisti si acconciano alla 
classificazione sovraddetta. V'ha chi diede 11 
affibbiature agli imperatori e re, 9 ai prin- 
cipi e duchi, 7 ai marchesi e conti, 5 ai vi- 
sconti, baroni e cavalieri, e 3 ai semplici 
gentiluomini. Altri attribuì ai visconti ed ai 
vidami 9 affibbiature, come ai conti. L'elmo 
dei duchi quando si fa graticolato, e quando 
aperto per meti, come quello dei principi. 
V'è però ragione di credere che l'ignoranza 
degli artisti e l'imperfezione dei disegni ab- 
bia grandemente contribuito a tal differenza 
d'opinioni, poiché anche oggidì è ben raro 
il trovare un elmo che timbri uno scudo re- 
golarmente, sia per il metallo, sia per la for- 
ma, sia per la posizione. 

Nel blasonare si dirà: lo scudo è timbrato 

da un elmo di ^graticolato d^ii affi- 

Ifiaiurey ecc. 

AFFRONTATO [fr. Affronti; ing. Facing], 
— Dicesi di due leoni, di due cani, di due 
serpenti e in generale di tutti gli animali 
posti dì fronte l'uno all'altro in atto di guar- 
darsi, in modo che quello di destra si veda 
di profilo a sinistra, e quello di sinistra sia 
rappresentato col profilo a destra. Diconsi e- 
ziandio affrontate due chiavi poste in palo e 
coi congegni rivolti al mezzo dello scudo, ed 
altre figure di cui la faccia principale dell'una 

(1) Recueil des pieces, ecc< 



è rivolta alla faccia principale dell'altra. Si- 
nonimo di affrontato è a fronte l'un dell'altro. 

Ravenna, {Città della Romagna). — Pjrtilo d'oro e 
di rosso ai pino attraversante sradicato di verde, frutti- 
fero d' oro, accostato da due leoni affrontati, contrn- 
rampanti, dell' uno nelP altro. 

Jonac (Vivarese). — Di rosso, a due levrieri ram- 
panti, affrontali d* argento, coUarinaii di nero. 

Refuge (Bretagna^. — D' argento, a due fascia di 
rosso, attraversate da due vipere affrontate, oodeggianti 
in palo d' azzurro. 

Armoli» (Lingiiadoca). — Di rosso, a un leone e un 
toro d'oro, rampanti, affrontati e combattenti; al sole 
del secondo, muovente dai mezzo del capo. 

Chiavari (Geaova). — Di rosso, a due chiavi in palo 
affrontate d' oro. 

In Germania nelle armi inquartate la mag- 
gior parte delle figure che sono nei quarti 
alternanti, ossia nel 1.° e 4.*», o nel 2.° e 3.^ 
si pongono affrontate quarto a quarto, e ciò 
per semplice ragione di simmetria; per esem- 
pio neir arm^ dei Conti di Waldburg si tro- 
vano nel 1.^ tre leoni passanti rivolti e nel 
4.0 si vedono in posizione contraria, cioè guar- 
danti il lato destro, e per conseguenza af- 
frontati ai primi. Per la stessa ragione di 
gusto simmetrico ed artistico si pongono or- 
dinariamente nei monumenti due arme af- 
frontate in tutte le loro pezze. Y. Simmetri- 
che (Posizioni). 

Salisch (Germania). — Inquartato: nel 1.^ e 4.® di 
rosso, al ramo di cervo di cinque pezzi d' argento, f 
duo affrontati; nel 2.° e 3.® d'argento, al semivolo di 
nero. { (Ine egualmente affrontati. 

AFFUSTATO [fr. Affate]. — Attributo del 
cannone che si rappresenta nelle arme col- 
l'affusto di smalto diverso da quello del pezzo. 

Baldi (Novara). — D' argento, al cannono al natu- 
rale, affusato di rosso, sostenuto da una rupe di ver- 
de, movente dalla punta; al capo d'oro , caricato d*un'a- 
quila spiegata di nero, coronata d'oro, sostenuto d'una 
divisa d'azzurro caricata di tre stelle d^oro. 

* A FIOGQHl. — V. Sfioccato. 

* A FIORI. — V. InfioHto. 

* A FRONTE L' UN DELL' ALTRO. — Y. 
Affrontato. 

AGALHONICHE ( Arme ) [ fr. Armoiries 
parlantés]. — Dal gr. ay<tX|9$imagine, è deri- 
vato il vocabolo agalmonico, che applicato alle 
arme, indica quelle che con imagini o figu- 
re alludono al nome della famiglia o della 
città che le porta. Sì distinguono esse in due 
specie principali, delle quali 1* una non può 
per verun modo confondersi con l'altra, vo- 
glio dire in armi agalmoniche simboliche e 
in armi parlanti. Le prime furono prese in 
memoria d' un' azione magnanima, d' un' im- 
presa gloriosa, d* un avvenimento segnalato, 
per un sentimento qualunque di virttì, d'a- 
more, d' orgoglio. Vero monumento del primo 
periodo dell' araldica, periodo religioso e ca- 
valleresco, quando non v' erano corone per 
soddisfare l' ambizione dei nobili, né elmi 
graticolati per distinguerne il grado, allorché 



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non 8i coDoseerano ancora le concessioni, e 
ciascun cavaliere s' eleggeva emblemi a sua 
posta, questa specie di arme è considerata 
come la più antica, se noii come la più no- 
bile ed onorifica. Le pezze che figuravano su 
tali arme spesso davano il nome a chi le por> 
fava, e questo nome diventava patronimico ed 
ereditario. 

Le armi parlanti forse non meno antiche, 
ma meno nobili delle prime, furono destinate 
a rappresentare con figure alludenti i nomi 
delle famiglie e città, che più si prestavano 
a tali analogìe. Osserviamo ciascuna di que- 
ste due specie partitamente. 

I. Arme agalmoniche- simboliche . — Le 
Crociate, prima fonte delle arme ereditarie, 
checché ne dicano il Ménestrier ed altri au- 
tori, furono eziandio la prima orìgine delle 
arme simboliche. I cavalieri costretti a la- 
sciare le loro castella per unirsi all'esercito, 
crucisegnato, composto di genti, di cui sola 
nazionalità era la religione, e unico ves- 
sillo la croce, sentirono il bisogno di distin- 
guersi, sia per aversi ai fianchi i propri 
vassalli, sia per segnalarsi dagli altri capi- 
tani nelle mischie. Per la qual cosa si sce- 
glievano un colore conforme ai gusti e ai 
sentimenti loro (che spesso era un favore 
della propria dama), e ne divisavano il giaco, 
il sorcotto, lo scudo, le piume dell* elmo, la 
bandiera e la bardatura del cavallo. Questa 
divisa era da essi scrupolosamente conservata 
finché un fatto illustre, una nobile intrapre- 
sa, di cui le Crociate erano per sé stesso 
fecondissime, non avesse dato cagione di 
cangiarla, o meglio di caricarla d' emblemi 
allusivi a queir azione. 

Lo scudo d'un solo colore dicevasi tavola 
à* aspettazione^ perche pareva attendesse che 
un' occasione propizia rompesse V ingloriosa 
sua uniformità. Altri che già si erano scelte 
imprese prìma di passare in Terra Santa, quivi 
aveano occasione di permutarle onorevol- 
mente, come avvenne di Leopoldo VII duca 
d'Habsburg che all'assedio di Tolemaide can- 
giò le allodole di casa d' Austria in una fa- 
scia d' argento in campo rosso, e del mila- 
nese Ottone Visconte che alle corone che 
avea sullo scudo sostituì la ^biscia, cimiero 
deir elmo dell' atterrato Yoluce. 

Spesso avveniva che in luogo d'un solo 
colore, due tre ne portassero i Crociati, 
divisi sullo scudo secondo una data forma e 
dentro una speciale misura: ed ecco nascere 
le pezjte onorevoli di prima classe e le par- 
tijfioni, prime figure inventate dall' araldica 
e considerate dal blasone. Tanti e così sva- 
riati furono i colori adoperati dai cavalierì, 
ed in tal modo si tenevano ad essi fedeli* 
che molti furono sovrannomati dallo smalto 
loro favorito: il cavalier rosso, dorato^ Por- 
firio^ candido^ argentino, verde, nero, turchi- 
no, grigio, giallo, ecc. Ecco quindi i Rossi, Ros- 
setti, Rubens, JEiougeauz, Le Rouz, i Dorè, i 



Bianchi, Aubé, Blancard, i Candidi, gli Ar- 
gento, Argentan, ì Verdi, i Neri, Negrone, 
Dal Nero, Le Noir, Schwartz, i Legrìs, i Ce- 
leste, i Jaunet, e cento altri che per amore 
di brevità tralasciamo, conservare nelle ar- 
me il colore dal quale ebbe origine il cogno- 
me loro, o solo e pieno [sans devise], o ac- 
compagnato da altri e da figure. Eppure tutti 
: spiegherebbero lo scudo d'argento degli Ar- 
gentino di Venezia o quello rosso dei Rossi 
di Firenze per armi parlanti! 

Da varii anni é sorta fra gli araldisti la 
manìa di voler interpretare un gran numero 
di armi secondo il senso allusivo al cognome 
della famiglia cui esse appartengono. E ciò 
spesso é un solenne errore. Dapprima perchè 
non badando che all'analogia esistente fra le 
pezze che figurano nello scudo e il nome pa- 
tronimico, fanno questo cagione di quelle, 
senza pensare più oltre. In secondo luogo 
perchè perdendosi nelle tenebre della genea- 
logia e della storia trovano più agevole spie- 
gare il tutto secondo il senso che cade loro 
sotto gli occhi, a loro avviso più semplice e 
chiaro e il solo che si debba accettare. Per 
la qual cosa ne diranno che parlante è l'ar- 
ma dei Colonna, senza pensare che questi 
potenti romani, allorché presero l' emblema 
della colonna, si chiamavano conti di Tusco- 
lo; e pretenderanno che i duchi de La Tour 
d'Auvergne non per altra ragione ponessero 
una torre sul loro scudo che per formare un 
rebus nobiliare atto a riconoscerne il pro- 
prietario. Ecco dunque un' arma simbolica 
convertita in una parlante, e un'arma di feu- 
do trasformata a dirittura in una cifrata. Noi 
siamo lungi dal gettarci interamente all'op- 
posta opinione, ma sosteniamo che solo uno 
studio accurato della storia, dell' araldica e 
della simbolica, una ricerca paziente e pro- 
fonda dei documenti genealogici d'una fami- 
glia, possa determinare se l'arma di questa 
sia della prima o della seconda specie delle 
arme agalmoniche. 

Ecco in qual modo si formavano le arme 
simboliche. Un cavaliere atterrava in parti- 
colare certame il suo avversario? Tosto si 
faceva un pregio di effigiare sullo scudo un 
leone, un leopardo, un' aquila, un grifo, un 
dragone od altro animale feroce o chimerico. 
Un altro aff'errava pel primo i merli d'una 
fortezza assediata? Caricava la sua arma d'u- 
na torre, d'una scala, d'una semipotenza [cram- 
pon], semplicemente merlava le partizioni 
e le pezze onorevoli, se già si aveva un par-> 
tito, uno spaccato, una banda, un capo, ov- 
vero una croce, la qual' ultima più sovente 
si fece potanjiiata o cramponata. Una volpe 
era il simbolo adottato da chi avea condotto 
a termine uno strattagemma ingegnoso e mi- 
cidiale al nemico; un albero da chi felice- 
mente aveva vinta un'imboscata; una falce 
da colui che in un sol giorno avea fatto ma- 
cello d' infedeli; un cavallo, un ferro di ca- 



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Tallo, uno sperone. Dna cornetta da lancia 
da chi avea attaccato il campo nemico e di- 
spersolo con nna carica di caTalIeria. 

Se nn cavaliero dopo aTer scavalcato un 
nemico gli concedeva la vita, prendeva un 
elefante d'argento; se oltre la vita gli dove- 
va la libertà, toglievasi Telefante d' oro o il 
liocorno. Un ramo di ginepro, una spiga di 
grano o una colomba servivano ad esprime- 
re la gratitudine d'un guerrièro salvato nel- 
la mischia da qualche pericolo. L' ambascia- 
tore che non si era lasciato corrompere dal- 
le offerte del campo nemico, prendeva per 
insegna un abete o un aspide; quello che a- 
veTa stipulata una tregua o una pace pren- 
deva Tolivo, il covone, il caduceo, il casto- 
ro. Una missione eseguita con precisione e 
prestezza guadagnava il grifone; una resi- 
stenza prolungata in una battaglia, Tancudi- 
ne, la palma, il picchio, la colonna. Chi s'e- 
ra segnalato per prudente o saggio consiglio 
si faceva un vanto dell'emblema del nespolo 
o del ginepro; se per segreto accuratamente 
custodito, del melagrano o del persico. 

Le imprese erotiche fornivano di emble- 
mi altrettanto quanto le militari. I cuori, le 
fiamme, le faci, le faretre, le fedi, le colom- 
be, i fiori, i lacci d*amore, il cotogno, il ne- 
spolo, il pioppo e persino le fornaci figura- 
vano negli scudi dei guerrieri innamorati. 

Infine la vigilanza era simulata col cane, 
col gallo, colla gru, col leone dormiente, co- 
gli animali dragonati; la vittoria colla palma, 
col leone, col cavallo, colla croce; la prodez- 
za coi cignale, col delfino, col falcone, col- 
la felce, col lupo, con V aquila, col fuoco; il 
coraggio col mandorlo, col leopardo, coll'al- 
loro; la fedeltà col frassino, colla viola, col- 
raspide, coH'oca, col cane, ecc. 

Noi non facemmo questa lunga enumera- 
zione di simboli, se non per far comprende- 
re quante occasioni potessero originare le 
arme, e quante figure si potessero scegliere 
per emblemi. I signori reduci dalle crociate 
appendevano il loro scudo novellamente ar- 
meggiato nella gran sala d' armi dei loro 
manieri, trofeo di gloria e di nobiltà, su cui 
giuravano i loro famigliari, e che gli eredi 
e discendenti conservavano religiosamente. 
Il più sovente prendevano il nome dalle lo- 
ro arme, tanto per rammentare il fatto glo- 
rioso che le avea cagionate, quanto per at- 
taccamento a quel retaggio d'onore, o per la 
degenerazione dei soprannomi acquistati per 
esse in cognomi di famiglia. E poiché ne sia- 
mo ai soprannomi faremo osservare che so- 
vente e Tarma era cagione di quelli, e questi 
dell* arma. Imperocché un tale volendo dimo- 
strare la propria indole bellicosa o pacifica, 
religiosa od incredula, ovvero altri sentimen- 
ti d'onore, di libertà, di pazienza, d* orgoglio, 
di coraggio, di prudenza, d'amore, d'odio, di 
fedeltà, di sedizione, si divisava di emblemi 
analoghi, mentre per gli stessi vizi e virtù 



e per V arme sua gli era attribuito un so- 
prannome alludente agli uni o all'altra, e qual 
che volta ad entrambi, come Volpe, Dragone^ 
Marteau, Le Chévre, Le Lion^ Astor^ Fou- 
quet^ Wolf, ecc. Vedi Cognomi^ Soprannomi. 

L*arma simbolica era dunque spesso la ca- 
gione del cognome; qual meraviglia adunque 
se noi sosteniamo che tante arme non sieno 
parlanti benché a prima vista sembrino tali? 
A maggior chiarezza offeriamo qui un discre- 
to numero d* esempi di arme agalmoniche- 
simboliche. 

Argentino (Venezia). — [^'argento pieno. 

Rotti (PireozeJ. — Di rotto pieno. 

Luna (Spagna). — Di rosso, al crttcenle rovesciato 
d'argento; alla campagna dello stesso. 

Pignattlli (Napoli). — D'oro, a tra ptntole di nero, 
SI e 1, quelle io c«po alTrontafe. 

Àlot ^Spagnaj. — D* szzurrOi al vo/o abbassato d'oro. 

Maynard ^Inghilterra ). — D' argerito, al capriolo 
d' azzurro, accompagoato da 3 mani sinistre appalmate 
di rosso, due In capo e una in punta. 

Coloìina fRomaj. — Di rosso alla colonna d'argon- 
to tol capliello e la base d'oro, coronata all' antica 
dello stesso. 

Della Scala o Scaligeri (Verona). — DI rosso alla 
tcala d'argento in palo, trattenuta da due levrieri con- 
trarampanti, d'argento. 

Spada (iloma, Bologna e Faenza). — Di rosso a tre 
tpadt d'argento (niptignate d'oro, poste l'una su l'altra 
in banda, le ponte in giù; e il capo cucito d' azzurro, 
caricato da tre gigli d'oro. 

Rothen (Svizzera). — D'argento, alla rota di rosso, 
gambuta e fogliata di due pezzi di verde, movente 
d'un monto di tre cime di rosso. 

II. Arme parlanti o cantanti. — Dopo il 
mille s'introdussero in Italia cognomi ridico- 
li, o per lo meno strani, provenienti per la 
maggior parte da soprannomi, e per disegna- 
re i quali furono poste nell'arme figure al- 
lusive, che nulla hanno di simbolico in que- 
sto caso tranne l'idea che vi fu annessa, co- 
me Cane, Buccadecane, Scannabecco, Man- 
giatroje, Codeporco, Capodasino, Tosabue, Pe- 
sce, Pappacoda, Rizzo o Arezzo, Rasponi, Spi- 
nola, Crivelli, Sorba, Mosconi, Mustiola, Ma- 
laspina, Peretti, Manzoni, Merlo, La Grua, 
Lupi, Leccavela, Tizzoni, Gattini, Gallo, Fia- 
schi, Tassoni, Formica, e tanti altri che tra- 
lasciamo, per non stancare la sofferenza di 
chi ha la bontà di leggerci. Anche nelle al- 
tre nazioni sorsero a bizzeffe nomi che si 
prestano agevolmente all'arma parlante, e se 
i Colbert presero un colubro, i Fromentel u- 
na spiga di grano, i Belloc un occhio (che il 
pittore dovrebbe far bello!), i Coehorn ui^ 
corno da caccia, i Clan tre chiodi, i Cock un 
gallo, i Santeuil uno scudo seminato d'occhi 
(cent yeusjy e via discorrendo, ciò non fu se 
non per la semplice consonanza ed analogia 
del nome. Aggiungansi le arme di tante cit- 
tà parlanti per cagione del nome e si avrà 
un'idea chiara e precisa delle vere armi 
parlanti. 



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Faremo osservar^ da ultimo che tutte le 
arme agalmoniche hanno relazione col nome, 
ma le parlanti provengono direttamente dal 
cognome, mentre le simboliche sono nate pri- 
ma, almeno contemporaneamente ad esso, 
come fu dimostrato. 

Le arme parlanti si dividono in tre clas- 
si speciali, e sono le seguenti. 

1.^ Arme j7aWan^t propriamente dette, che 
consistono nel rappresentare il nome del pro- 
prietario con figure omonime. Gli araldisti le 
dicono di pochissimo pregio, benché Filippo 
della Torre (1) e il Padre Paciaudi (2), si 
sforzino di provare che questa sorte di arme 
deriva dalle monete antiche. Anche il Mura- 
tori (3) e il Giulini (4) calorosamente difen- 
dono il pregio delle arme parlanti; ma, tor- 
niamo a ripeterlo, chi dice loro quelle che 
credono parlanti non siano arme simboliche? 
E in questo caso sarebbero nobilissime, ben- 
ché anche le arme parlanti abbiano spesso 
appartenuto alla più cospicua nobiltà. 11 letto- 
re può farsi un' idea dell' armi parlanti nei 
seguenti esempi. 

Bicchieri f Vercelli). — D* argento, alla fascia di 
rosso, accompagnata da tre bicchieri di nero. 

ViUlleschi f Roma). — Partito d' oro e d* azzurro, a 
due vitelli d' oro affrontati dell'uno nell' altro, passanti 
sopra un terrazzo di verde; il capo semipartito d' az- 
zurro e di rosso, caricato di sei gigli d'oro ordinati 
3 e 3. 

Cappello (Venezia). — Spaccato d' argento e d' az- 
zurro al pileo cappello antico dell' uno nell' altro, 
cordonato di rosso. 

Frangipani (Roma). — Daudato di rosso e d'oro; al 
capo del primo, caricato di due leoni conlrarampanti 
d' oro in alto di frangere un pane d' argento, il capo 
sostenuto da una divisa dello stesso. 

Quartmta (Napoli). — D' oro, alla fascia di rosso, 
caricato da quattro X d' argento, accompagnata da tre 
stelle dello stesso, e un monte di tre cimo di verde, 
movente dalla punta, sormontato da una vipera ondeg- 
giante in fascia al naturale. 

Dragona (Assisi;. — Di rosso, a tre teste di drago 
recise d'oro, Sei. 

Malatetta (f{im'm). — Inquartato: nel 1.° e 4.® di 
verde, eoo tre teste di donna di carnagione, crinite 
d'oro, 8 e 1; nel 2.° e 3.^ d'argento a tre sbarro scac- 
cate di nero e d'oro di due file; e la bordura dello 
acudo incbiavata d'argento e di nero. 

Vespucci (Firenze). — Di rosso, alla banda d'azzur- 
ro, seminata di vespe d'oro. 

Du Fretne (Bretagna). — D' argento, alla fascia di 
verde, accompagnata da tre foglie di frassino (frine) 
dello stesso. 

Le Pigeon de Vierville (Normandia). — D' oro, al 
capriolo d'azzurro, accompagnato da tre piccioni al na- 
turale, 2 in capo ed 1 in punta. 

Mailly (Picardia). — D' oro, a tre magli di verde. 

(1) Monument. veteris Antii. 

(2) Osservazioni sopra alcuno medaglie. 

(3) Rerum Kal. 

(4) Memorie spettanti alla storia, al governo, ecc. 
di Milano. VII, 6i7. 



Zappata (Spagna). — D'oro, a cinque calsari (zapa- 
tó)t scaccati d'argento e di nero, posti 2, 1 e 2. 

PifUrolo, (Città del Piemonte.) — D'argento, a tre 
fascio di nero, attraversate da un pino di verdo, ter- 
razzato dello stesso. 

Pordtnone, (Città del Veneto ) — Di rosso, alla fa- 
scia d'argento, attraversata da un portone aporto d' o- 
ro, coU'arcbitrave d'argento, sprangato di rosso e mo- 
vente da un fiume nella punta al naturale. 

Lille. (Città della Picardia.) — Di rosso, al giglio {hj^} 
d'argento. 

Bem. (Città della Svizzera.) — Di rosso, alla banda 
d'oro caricata d' un or»o (bar) di nero. 

2P Arme alludenti^ cioè che con figure 
non omonime alludono al cognome gentilizio. 
Queste sono frequenti nel regno delle Due Si- 
cilie dove i nomi di famigliarsi prestano più 
che altrove agli scherzi allusivi. Valga V e- 
sempio dei Cangemi di Sicilia che hanno fra 
le altre figure del loro scudo un cane seden- 
te di profilo di nero, collarxnato e legato 
dello stesso ad un albero; è chiaro che qui 
si allude al gemere del cane, allorché lo si 
tiene a catena. La famiglia D' Amore a Na- 
poli porta il pellicano colla sua pieti, cioè 
che si fende il petto col becco per nutrire 
col suo sangue i figliuoli; non si poteva tro- 
vare immagine più bella per alludere al no- 
me di quella casa. Anche nelle altre Provin- 
cie d'Italia e nell'estero non mancano arme 
alludenti, come si può vedere dagli esempi 
qui appresso. 

Bandoni (Plstoja). — Di rosso, alla banda d'oro, ca- 
ricata da tre campane di nero. — Allude al suono del- 
le campane. 

Bonvicini (Veneziaj. — Di rosso, a due colombe af- 
frontate d'argento, che bevono ad una stessa coppa del 
medesimo; spaccato d'azzurro, ^ due bande d'argento. 
1/ Andrea (Napoli). — D'azzurro, alla croce di S. 
Andrea d'oro, accompagnata in. capo da un giglio del- 
lo stesso, e in punta da un pugnalo d' argento, impu- 
gnato d'oro. 

Pace (Malta). — D' argento, alla fede al naturale, 
sormontata da un ramo d* olivo (simboli della pace) di 
verde. 

àfartirani (Tropea). — Interzato In fascia: nel 1.^ 
d'azzurro, a tre stello ordinate d' oro; nel 2.^ d'azzur- 
ro, a tre fascio scaccate d' oro e di nero di due file, 
attraversate dalla gemella in banda di rosso; nel 3.^ 
di rosso, alla testa di leone d'oro, recisa e sanguinosa 
del campo. 

Fabroni. — D'azzurro, alla sbarra d'oro caricata da 
tre martelli di nero addestrata nel capo da un glo- 
bo d'argento, crociato di rosso. 

Le Boy (Francia). — D'azzurro, alla corona antica 
d' oro. 

Blasere (Fiandra). — D'argento, al capriolo di ros- 
so, accompagnato da tre corni da caccia [blasen, suo- 
nare) di nero, imboccati e cerchiati d'oro, posti In pa- 
lo, 2 In capo e 1 io punta. 

Amigant (Catalogna). — D'azzurro, a una fede {sim- 
bolo d'amicizia) di carnagione, vestita di grigio, e ac- 
compagnata da due stelle d'oro, una in capo o l'altra 
in punta. 



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3.® Arme cifrate o rebus^ nella quali con- 
corre più d* nna figura a costituire il cogno- 
me. Il Mén estri er (1) ci riferisce parecchi e- 
sempi, che ci dimostrano come il g^sto pei 
rebus si rivelasse sin dal tempo dei tornei. 
Un cavaliere italiano avendo in un torneo 
perduto il premio perchò il cavallo inciam- 
patosi era caduto, comparve il giorno appresso 
in abito burlesco e con un formaggio o cacio 
secco suir elmo, per dire: caso duro! Un si- 
gnore savojardo accusato d* infedeltà dalla 
sua dama, portò in torneo un* A torto, ed 
Qn*i più grande egualmente torto, per e- 
«primere: à tort^ à gran tort. Un' altro ca- 
Taliere compose questo rebus: un.U verde, 
un S d*oro (riche) e un T fiorito (beau), leg- 
gendolo vertu^ richesse, beante, pregi della 
donna de'snoi pensieri. La maggior parte dei 
nobili francesi sotto il regno di Carlo VI 
portavano delle cifre in rebus ricamate sui 
soreotti o sulle gualdrappe dei cavalli, per 
esempio un 4» (phi) e un A (delta), cioè fi- 
delta, fedeltà, o un E, un K e un T (Ekate 
Diana, nome dell'amante), ecc. Carlo VII 
stesso quando amoreggiava colla vaga Cas- 
sinelle avea posto sulle bandiere un K, un 
cigno (cigne) e un L. Nella cappella di Bor- 
bone e in una vecchia tappezzeria del Lou- 
vre si vede Timpresa della casa di Borbone, 
consistente nelle cifre P e A intrecciate con 
Ufi cardo (chardon) per mezzo d' un laccio 
d'amore, rebus preso da Pietro di Borbone 
quando menò a sposa Anna di Francia, figlia 
ili Luigi XI, e che risguardando la sua unig- 
&e come un dono del cielo, volle con esso 
esprìmere il concetto di cher don^ caro dono. 

I Rebus passarono dai cimieri e dai sor- 
cotti alle arme, per indicare i casati, costi- 
tuendo le arme cifrate, e perdendo quel po- 
co spirito di cai i primi erano improntati. 
Cosi r abbazia di Pontigny prese un ponte e 
un nido (pont, nid), la casa di Chàlons un 
gatto loDgo (chat long) (!), qaella di Dupont 
un dnca e un ponte (duCy poni), Turpiu un 
turco e un piùo (ture, pin), Niel un nido e 
un L (nidf el), la cittil di Pontorson un pon- 
te e un orso, Ponsacco in Toscana un uomo 
che passa con un sacco sopra un ponte. Cre- 
deremmo di offendere il decoro dell'araldica 
continuando ad occuparci di così sciocche 
imprese; e finiremo col dire che queste armi 
fono più comuni in Francia, la terra dei 
jtux de tnots e dei calembour gs! 

Vi sono armi parlanti nel solo cimiero, 
nei soli supporti, o neir uno e negli altri 
insieme. 

Pinero/o, città (arma antica). — D' argento^ a tre 
fascio di nero. Cimiero: un pino di verde. 

Qrifnaldi principi di Monaco. — Losangato di ros- 
s^ e d'argento. — Lo scudo sostenuto da due monaci 
t\ carnagione, vestiti di nero, tenenti ciascuno una 
spada alta d^argento, impugnata d' oro; circondato dal 
Qantello di rosso, foderalo d*armeiIino; timbrato dalla 

fi) La philosophie des images ónigmatiques. 



corona da principe, nel cui cerchio interno si legge 
Beo juvante^ sormontata da un elmo d* argento grati- 
colato d'oro postQ di fronte coronato dello stesso, or- 
nato dei. lambrequini degli smalli dell'arma e con un 
giglio d* oro accostato da una spiga d'oro a destra o 
da un ramo d' alloro al naturale a sinistra per ci* 
mlero. 

Orsini (Roma). — Bandaio d'argento e di rosso, 
col capo del primo, caricato d' una rosa del secoodo, 
sostenuto da una divisa d* oro, caricata d' un'anguilla 
ondeggiante in fascia d'azzurro. Lo scudo sostenuto da 
due orai salienti al naturale; timbrato da un elmo d'ar- 
gento, graticolato, cesellato e coronato d' oro, con un 
orio nascente al naturalo e tenente nella destra una 
rosa di rosso, gambuta e fogliata di verde per cimiero. 
Da ultimo è necessario osservare come vi 
sieno anche delle divise parlanti, ossia ohe 
neir anima dell'impresa o motto è nominato 
il casato del possessore dell'arma. Ne offria- 
mo qui alcuni esempi. 

Vienne (Borgogna). — Test ou tard Vienne^ oppure: 
A bien Vienne toot. 

Vaudray (Francia). — J'al valu, jo vaux, je vaudray. 

Giacomo battardo di Savoja — Sana fourvoyer ta 
voye. 

iMurat (Delfinato). — Un jour 1* cturas, 

Beaujeu (Sciampagna). — A tout venant beau jeu. 

Oberkamp (Germania). — Gber kamp fur Ewigkeit. 

Baudard (Normandia). — A beau dard, noble but. 

Altre sono semplicemente alludenti al co- 
gnome, come: 

Le Cocq de Bié ville (Gaen). — Semper vigli honoris. 

Altre finalmente sono in rebus, com^ que- 
sta dei 

Kerkos (Bretagna). — M qui TM (Aimo qui t'aime). 

AGGRUPPATO [fr. Accroupi], — I quadru- 
pedi posti sedenti diconsi aggruppati quan- 
do bau la testa nascosta nel seno. 

Busdraghi (Lucca). — D'argento, al drago mostruo- 
so di verde, sedente ed aggruppato, la testa umana 
incappucciata, alato di rosso. 

* A GIGLI. — Vedi Gigliato. 

AGITATO [ fr. Agite]. — Agitato o ondu- 
lato vien detto il mare quando nelle arme si 
rappresenta coi fiutti alti e spumosi. E sim- 
bolo deir ira. 

Mengoli (Ravenna). — D'azzurro, a due colombe af- 
frontate d' argento, posate sul mare agitato dello stes- 
so, ombrato di nero, movente dalla punta, tenenti col 
becco una lista d' argento piegata in giro nel capo e 
attortigliata, caricata del motto: Io vo per fortuna^ di 
nero. 

AGNELLO — E simbolo della mansuetudi- 
ne, e dell'innocenza della vita attiva. Appare 
nello scudo di profilo e passante. Il suo smal- 
to ordinario è V argento. 

Baux (Linguadoca). — D'azzurro, all' agnello d'ar- 
gento, sormontato da due gemelle di rosso, e da uoji 
rosa d' argento in capo. 

0Or> AGNELLO DI DIO (Ordine dell'). ^ 

Istituito a Upsal da Giovanni III il Buono re 
di Svezia nel giorno della sua incoronazione, 
lo Luglio 1564, 0, come afferma il Maigne (1), 

(1) Dictionnaire encyclop. des ordres de cbevalerie. 



AGN 



-.22 — 



ALA 



nel 1569 in occasione dell' anniversario di 
essa, per ricompensare lo zelo e la fedeltà 
dei nobili svedesi. I cavalieri vestivano la 
maglia di ferro, stretta alla vita per nna fa- 
scetta di seta, e coperta da nna piccola cla- 
mide pendente loro dalle spalle e allacciata 
sul petto da un fermaglio d'oro. Il distintivo 
deir ordine consisteva in nna medaglia con 
Teffigie del Salvatore e il motto in giro: Deus 
protector noster. A questa medaglia pare fos- 
se appeso un agnello pasquale, d'onde il no- 
me deir istituzione. La collana era d* oro e 
portavasi solo nelle grandi cerimonie. Scboo- 
nebeeck è il primo che abbia parlato di que- 
st'ordine, ma il Padre Helyot (1) pone in dub- 
bio perfino la sua esistenza e pensa che ciò 
che fu preso per decorazione cavalleresca, non 
fosse che una medaglia commemorativa della 
solennità alla quale si attribuisce la sua fon- 
dazione. E certo però che se anche tal*ordi- 
ne abbia veramente esistito, dovè spirare col 
fondatore poiché non rimane alcuna traccia 
della effimera sua vita. 

AGNELLO PASQUALE. — É simbolo d' in- 
nocenza Tagnello posto nell'arma seduto sul 
libro dai sette pendenti e tenente la bande- 
ruola dell'Agnus Dei; qualche volta il libro 
manca. Più che nelle arme di famiglia è fa- 
cile trovarlo in quelle di città. 

Rouen (Cittadella Normandia]. — Di rosso, sW'agnello 
pasquale d*oro, portante una bandiera d'azzurro; al ca • 
pò cucito di Francia. 

AGUZZATO [fr. Aiguisé; ing. Sharped; sp. 
Aguzàdoi]. — Diconsi aguzze o aguzzate le 
pezze, e segnatamente i pali e le croci, che 
hanno le estremità loro ridotte a punta, e lo 
sono per V ordinario nella parte inferiore. 

Chando9 (Inghilterra). — D*oro, al palo aguzzato di 

rosso. 

Bousset (Francia). — Di rosso, alla croce aguzzata 
d' argento. 

AGUZZO. — V. Aguzzato, 

AIRONE Questo uccello è usato di rado 

nelle arme, e lo si rappresenta privo di bec- 
co e di piedi, alla maniera dei merlotti e delle 
anatrelle, di cui può avere le significazioni. 

AIUTO DI CAVALLERIA [fr. Aide chevels]. 
Imposizione che i cavalieri aveano il diritto 
dì levare sui loro vassalli in quattro circo- 
stanze: pel conferimento della cavalleria ai 
loro primogeniti, pel matrimonio delle figlie 
maggiori, pel pagamento del proprio riscatto 
in caso di cattività, e pei viaggi d'oltremare. 

ALABARDA. — L' alabarda essendo stata 
nel Medio Evo il distintivo dei sergenti d'ar- 
me, dimostra chiaramente che tale fu chi 
portoUa per insegna. Essa viene spesso posta 
manicata di smalto diverso da quello del fer- 
r%. Due alabarde accollate in croce di S. An- 
drea dietro lo scudo, erano il contrassegno 
d* onore del Provveditor Generale della Re- 
pubblica Veneta. 

(1) Hisloire des ordres monastiques, religieuz et mi- 
litaires. Paris, 1714-17^1. 



Trieste, (Cittì.* — Di rosso, al la fascia d* argenta, 
attraversata da uo ferro di alabarda al naturale. 

Canali f Venezia). — D* argento, al capriolo d* az- 
zurro. — Lo scudo accollatv da due alabarda poste m 
croce di S. Andrea. 

ALA DI SAN mcSBELE (Ordine dell'). - 

Come di quasi tutti gli ordini non sopravvissuti 
al fondatore, anche di questo 1* origine è va- 
riamente riferita dagli scrittori. Il Maigne (1) 
lo dice istituito da Alfonso I Enriquez, re di 
Portogallo, nel 1147, per celebrare il fausto 
avvenimento della presa di Santarem sui Mo- 
ri, avvenuta il giorno di S. Michele arcan- 
gelo; mentre il P. Mendo (2) afferma ciò es- 
sere avvenuto nel 1165. La maggior parte 
degli scrittori però, e segnatamente rerudìto 
Giuseppe Michieli (3), datano questa istitu- 
zione ad un'epoca più recente, cioè nel 1171, 
nel qual anno il re Alfonso avrebbe riportato 
una vittoria segnalata sul re di Siviglia, dopo 
aver chiesta l'invocazione di S. Michele, alla 
cui devozione egli era oltremodo portato. In 
ogni modo è certo che il detto re creò ca- 
valieri i pili valenti gentiluomini del suo re- 
gno, che aveano combattuto contro gli Infe- 
deli, sotto il titolo di cavalieri dell* ala di 
S. Michele, e attribuendo loro per insegna 
un' ala o semivolo abbassato di porpora in 
un'aureola di otto raggi d'oro, che doveano 
portare ricamata sul petto con un abito tutto 
bianco. Costituirono in tal modo una milizia 
molto analoga a quella dei Templari, sotto 
r ordine di San Benedetto e la regola dei 
Cistercensi. Per essere ammes.so all' ordine 
faceva mestieri essere decorato d'una nobilU 
senza macchia, e giurare di difendere il paese 
dalle scorrerie dei Mori, e di proteggere le 
vergini, le vedove ed i pupilli. Innalzavano 
particolare stendardo, che era tutto di seta 
bianca coli' imagine dell'angelo patrono in 
atto di opprimere il demonio da una parte e 
una croce gigliata di porpora a bordi d' oro 
e fatta in forma d' una spada dall' altra. 
La loro divisa era Quis ut Deus?, versione 
del nome ebraico Michele. 

Quest' ordine non fu approvato da alcun 
pontefice, ma solo dai vescovi delle diocesi, 
ove i cavalieri si erano stabiliti. Non soprav- 
visse alla morte del Re Alfonso. 

ALANO. — Gli alani sono, dopo i levrieri, 
i cani più frequenti nel blasone. Quanto alla 
significazione V. Cane, 

ALATO [fr. Ailé; ing. Winged; sp. Ala- 
do], — Dassi questo aggiunto ai volatili 
che hanno ali di smalto differente da quel- 
lo del corpo, per es. un cigno d' argento, 
alato di nero. E anche attributo degli ani- 
mali che hanno ali contro la natura loro, 
come leoni, cavalli, cani, tori alati, ecc. I 
draghi e i grifi possono essere alati di smalto 
divetso, e il fulmine si rappresenta munito 

(1) Dlctlonnairo des ordres de die valerle. 
{%) Ord. milit. 18. 
(3) les. milit. 35. 



ALB 



-23 — 



ALB 



di quattro alette, che servono a dimostrare 
la Telocità sua, e si blasona alato, 

Venezia (CiUà.) — D'azzurro» al leone alato d'oro, 
posto fedente in maestà, diademato e tenente il libro 
degli Evangeli aperto dello stesso, caricato della leg~ 
geoda: Pas Tibi Marce, Eoangelista Mtus, dì nera 

Cadenti /^Francia). — D'azzurro, al toro furioso, a- 
lalo d' oro. 

Yversen de Saint^Fons (Francia). — D'oro, al cervo 
eorrenta. alato di rosso, ramoso di nero; col capo d'az- 
zarro, caricato d* nn sole d*oro, accostato da due cre- 
scenti d* argento. 

Di Merods (Belgio). — D'oro, a quattro pali di ros- 
so; alla bordnra dentata d* azzurro. — Lo scudo tim- 
bralo da un elmo aperto d'oro, posto in maestà, e ci- 
mato da imo scudetto rotondo dei pezzi dello scudo, 
posto entro un volo banderese, partito di rosso e d'o- 
ro; sostenuto da due griil d' oro, alati di rosso e te- 
nenti ciascuno una banderuola quadrata dei pezzi dello 
scodo, fustata e lanciata d' oro. — Divisa: Plus eThon- 
neur que d* honneurs. 

Manuel (Francia). — Di rosso, a una mano di car- 
DBgione, alata d* oro e tenente un pugnale aito d' ar- 
gento. 

S^ ALBA. — Una delle fazioni del circo, 
eosì detta perchè chi vi apparteneva era ve- 
stito di bianco. Da essa si vnole siasi intro- 
dotto l'argento nelFaraldica. Vedi Squadriglie. 

ALBERGO (Diritto d*). — Vedi albqrgaria. 

ALBERGO (Famiglie d*). — Cosi furono 
chiamate in alcune città del Piemonte e della 
Liguria 'quelle compagnie o associazioni di 
nobili, che i patrizi opposero nei secoli XIII 
e XIV alla invasione della democrazia, o per 
far fronte ad altre famiglie più numerose e 
potenti. Gio. Andrea Ascheri (1) giustamente 
paragona questi alberghi all'adozione e clien- 
tela degli antichi Romani, ai Genos dei Greei 
6 alle Fare dei Longobardi. Queste famiglie 
assumevano il nome d'una delle più influenti 
fra loro, o pure ne sceglievano uno di co- 
mane accordo, che più non lasciavano. Di tal 
modo a Genova i Guerci, i Passii, i Pignata- 
ri, i Delle Vigne, i Lengueglia, i Mangiavac- 
che, i Tartari, i Labanis formarono l'albergo 
degli Imperiali, ritenendo tutti questo casato. 

I primi di sififatti alberghi sorsero nella 
repubblica di Chi eri nel sec. XIII (2). Ma 
doTe giunsero ad una grande importanza fu 
a Genova, ove nel 1414 si contavano ben 74 
alberghi divisi in otto compagnie con parti- 
colari bandieraggi, che crediamo bene di 
presentare al lettore: 

1. Castello, — D'azzurro, al castello d'argento, sor- 
montato da una bandiera bianca con croce rossa. 

1 MacoQnana. ^ Partito d' azzurro e d' argento. 

3. Piazza Longa. — D' argento, al palo d'azzurro. 

4. S. Lorenzo. — Di rosso pieno. 

5. Porta. — D'argento , alla torta di rosso, caricata 
d' Qn P d' argento. 

(t) Notizie storiche intorno alla riunione delle fa- 
miglie in alberghi in Genova, ecc. -^ Genova 1846 -— 
i'refazione. 

(2j Cibrario, Delle Storie di Ghieri. 



6. Sutiilia, -^ D* argento, alla banda di rosso. 

7. Porta Nuova. — Inquartato d' azzurro e d* ar- 
gento. 

8. Borgo di Pré. — Palato d' azzurro e d' argento 
d' 8 pezzi. 

Nel sec. XIV questi alberghi si congre- 
gavano e deliberavano nella piazza del Duo- 
mo e in quella del pubblico palagio; ma nel 
secolo susseguente si radunavano per con- 
trade, che erano 41, come rilevasi dagli An- 
nali contemporanei. Per la peste ed altre 
sventure gli alberghi di Genova si videro 
nel 1528 ridotti a 28 semplicemente che era- 
no i seguenti: 

1. Spinola, con i% famiglie; 

2. De Pomari, con una famiglia; 

3. Doria, con 5 famiglie; 

4. Di Negro, con 8 famiglie; 

5. Usodimare, con 3 famiglie; 

6. Vivaldi, con 5 famìglie; 

7. Cicala, con 4 famiglie; 

8. Marini, con 5 famiglie; 

9. Grillo, con S famiglie; 

10. Grimaldi, con 5 famiglie; 

11. Negrone, con 3 famiglie; 

12. Lercaro, con 6 famiglie; 

13. LomelliQO, con 4 famiglie; 

14. Calvi, con 7 famiglie; 

15. Fieschi, con 7 famiglie; 

16. Pallavicino, con 5 famiglie; 

17. Cybo, con 6 famiglie; 

18. Promontorio, con % famiglie: 

19. De Franchi, con 84 famiglie; 
tO. Pìnelli, con 8 famiglie; 

21 . Sai vago, con 10 famiglie; 

22. Cattaneo, con 41 fainiglie; 

23. Imperiali, con 8 famiglie; 

24. Gentile, con 9 famiglie; 

25. Interiano, con 6 famiglie; 

26. Sauli; 

27. Giustiniani, con 18 famiglie; 

28. Centurione, con 8 famiglie. 

Gli Alberghi perdettero della loro impor- 
tanza dopo il secolo quintodecimo. 

ALBERI. — Fra le figure più uaitate in 
araldica sono gli alberi. I diritti fendali sui 
boschi e nomi di città e di famiglia aventi 
qualche analogia col nome degli alberi stessi, 
oltre alla simbolica speciale appartenente a 
queste figure, han dato origine alla intro- 
missione loi^o nelle arme. I più comuni sono 
il castagno, il ciliegio, il cipresso, il faggio, 
il fico, il frassino, il mandorlo ^ il melo, il 
moro, il noce, V olivo, V olmo, il palmizio, 
il pero, il pino, il pioppo, la rovere, il sali- 
ce, il sorbo, efcc. V-qq-nn. 

Essi pongonsi fruttiferi, sfogliati o secchi, 
fustati di smalto diverso, fioriti, caricati, di- 
ramati, noderosi, mozzi, piantati o terraz- 
zati, recisi, ritondati, sradicati, coricati, in 
banda, fasciati nel tronco, ecc. Lo smalto 
ordinario degli alberi è il verde, però si veg- 
gono anche d' oro, d'argento e d'altre tinte. 
La loro posizione normale è in palo colle r^-^ 



1 



ALB 



— 24 — 



ALB 



dici, nascosto in nna zolla (terrai jgato), o 
libere e. sparse (sradicato). Spesso si vedono 
sogli scudi i semplici tronchi^ i rami, le ra- 
dici, le foglie^ i fiori, i frutti. Y. questi nomi. 

AUÙSRO. — Specie di pioppo, accettato 
dair araldica fra le figure sue per indicare 
sublimità di concetto indirizzato ad imprese 
gloriose, forse a cagione della sua altezza. 

fflr- ALBERTO IL VALOROSO (Ordine d> 
— Istituito il 31 dicembre 1850 da Federico 
Augusto, re di Sassonia, in memoria del fon- 
datore della linea Albertina. Serve a ricom- 
pensare le virtù cittadine e le benemerenze 
verso lo stato. L*ordine forma cinque classi: 

1. Gran-Croci^ con sciarpa da destra a 
sinistra, e piastra ettagona al lato sinistro; 

2. Commendatori di prima classe, con 
croce al collo e piastra rombica; 

3. Commendatori di seconda classe^ come 
i precedenti, ma senza piastra; 

4. Cavalieri^ con croce d' oro alla botto- 
niera; 

5. Piccole- Croci, con croce d'argento alla 
bottoniera. 

La decorazione si compone d' una croce 
patente, col braccio inferiore più lungo, bian- 
ca bordata d' oro accollata d' una ghirlanda 
d* alloro di smalto verde, caricata d*un cer- 
chio azzurro orlato d' oro colle parole Alber- 
tus animosus e il ritratto di questo principe 
nel mezzo; sormontata dalla corona reale d'oro. 

Il nastro è verde, orlato di bianco, colori 
della coccarda sassone. 

ffr ALBERTO L'ORSO (Ordine d> — Or- 
dine istituito il 18 nov. 1836 dai tre sovrani 
Leopoldo Federico, Alessandro Carlo e En- 
rìco, duchi d' Anhalt-Dessau, Anhalt Bern. 
burg, e Anhalt-Coethen , a favore dei loro 
sudditi, benemeriti in qualsiasi ramo politico, 
civile o scientifico. Vollero con esso far ri- 
vivere l'antico ordine deir Orso, la cui isti- 
tuzione si fa rimontare a Sigismondo I verso 
il 1382; e il nome d'Alberto è quello del mar- 
gravio che fondò Berlino, uno degli antenati 
di casa d' Anhalt, e che era appunto sopran- 
nominato VOrso. Fu stabilito all'epoca della 
sua creazione che dovesse comprendere tre 
sole classi, cavalieri cioè, commendatori e 
gran-croci. Ma dopo Testi nzione delia branca 
di Ck)ethen (23 nov. 1847) si pensò di rifor- 
marne gli statuti, ciò che avvenne a Dessau 
nel 24 febb. 1850. In seguito a questa riforma 
l'ordine si compone di quattro classi: 

1. Gran- Croci, con medaglione d'oro ap- 
peso a una sciarpa passante da destra a si- 
nistra, e piastra al lato sinistro; 

2. Commendatori di prima classe, con de- 
corazione appesa al collo, e piastra; 

3. Commendatori di seconda classe, come 
i precedenti, ma senza piastra; 

4. Cavalieri, con decorazione alla botto- 
niera. 

Il nastro è di dolor verde cupo a larghi 
bordi color amaranto. Sul medaglione si vede 



rappresentato un orso, che è Tarma origina- 
ria della casa d'Anhalt: la divisa delTordine 
è: Temi Dio e segui i suoi comandamenti. 

Le persone che non hanno i titoli per po- 
ter essere ricevute nell'ordine, ricevono una 
medaglia d' oro o d' argento, secondo il loro 
merito. 

ALBRAG tOrdìne d)'. — Vedi Aubrac (Or- 
dine d'). 

ALCANTARA (Ordine d*). — Lo spirito d'in- 
dipendenza chemanifestossi sempre negli stati 
della penisola iberica, e che per lo spazio di 
circa otto secoli sostenne contro i Moii i 
discendenti di quel pugno di Visigoti che tra 
le gole inaccessibili dei Monti Cantabrici cer- 
carono un asilo alla propria libertà minaccia- 
ta; quello spirito d'indipendenza e di religiosa 
cavalleria che spingeva gli Spagnuoli contro 
i nemici del proprio paese e della propria 
fede, doveva tanto più mostrarsi nel secolo 
decimosecondo, inquantochè era l'epoca glo- 
riosa delle Crociate, e tutta Europa ferveva 
e s'agitava per la perdita d'Edessa e per il 
pericolo che minacciava Gerusalemme. Per 
la Spagna all' odio antico e nazionale, que- 
sto s'aggiungeva recente e comune, e si pre- 
paravano i tempi del Cid e le giornate di 
Tolosa. 

I nuovi cavalieri di Cala tr ava e di S. Gia- 
como della Spada tenevano le frontiere e 
guardavano i territori di Merida, d'Alarcos, 
di Cuenca e d'Albaracin, scaramucciando co- 
gli Almohadi e proteggendo le strade che me- 
navano ai^ pellegrinaggi, e specialmente a 
quello di S. Jago de Compostella. Ma i loro 
sforzi bastavano appena a porre un argine a 
queir orda, che, ristretta ormai entro i con- 
fini delT Andalusia, di Murcia e di Valenza 
sentiva già troppo il bisogno di prorompere 
e farsi un largo nelle pianure della Castiglia 
e deU'Estremadura. Molti gentiluomini accor- 
revano, ma sparsi, e senza ordine né disci- 
plina, non potevano far testa a lungo. 

Ciò vedendo Dom Suero e Dom Gomez 
Fernandez fratelli Barrientos stabilirono nel 
1176 (1156, secondo il P. Mendo (l)) di rac- 
cogliere quei prodi sotto una sola bandiera 
ed unire i propri ai nobili conati dei cava- 
lieri di S. Giacomo e di Calatrava. Nell'anno 
stesso fu fondato il convento di S. Giuliano 
del Pero, detto anche del Pereyro, o del Pi- 
rario, a motivo d' un pero che s' ergeva a- 
vanti la soglia di esso; e gran numero di 
gentiluomini v' accorsero, si sottomisero alla 
regola di S. Benedetto, e facendo voto di ca- 
stità, giurarono di difendere la fede e T im- 
macolata Concezione, e di non lasciar le ar- 
mi finché il Moro non fosse di là dallo stret- 
to. Dom Suero fu nominato Priore, e dopo la 
sua morte il fratello Gomez, che per aver 
dettati gli statuti, e stabilite le insegne e le 
cerimonie dell' ordine può riguardarsi come 

CI) De Ord. Milit., 28. 



ALC 



-26- 



ALC 



il vero fondatore, prese il titolo di Gran Mae- 
stro, sotto il protettorato di Ferdinando II re 
di Leon. 

Nel 1177 i Gayalieri di S, Giuliano del 
Pereyro ottennero Tapprovazione del vescoTO 
di Salamanca e la conferma di papa Alessan- 
dro Ilf, seguita sei anni appresso da quella 
di Lucio III risguardante le regole e statuti 
loro. Quei religiosi guerrieri, forti dell'appro-» 
Tazione del Pontefice, e di quelle del sullo- 
dato Ferdinando II e d' Alfonso Vili re di 
Castiglia, cominciarono ad attaccare ed a re- 
spingere gli Arabi all'altra sponda del Gua- 
dalquivir, e recar soccorso ai confratelli di 
Calatrava ed air esercito alleato dei re cri- 
stiani. 

Nel 1212 Alfonso IX re di Castiglia aven- 
do occupata la piccola città d'Alcantara nel- 
TEstremadura, la diede in custodia ai cava- 
lieri di Calatrava. Ma questi non bastando a 
difenderla, essendo costretti di distribuirsi 
nei vari castelli della frontiera, ne fecero 
cessione ai cavalieri di San Giuliano, a patto 
che restassero a loro soggetti; per la qual 
cosa questi ultimi lasciarono il loro nome 
primitivo e si chiamarono cavalieri d* Alcan- 
tara e del Trussillot da una rocca che avea 
loro donata Alfonso IX, e che scambiarono 
in seguito con l'altra di Megarella. Il castello 
del Pereyro fu da loro perduto sotto il re- 
gno di Dionigi di Portogallo al tempo della 
sua invasione nelle terre di Leon, né fu più 
possibile di ricuperarlo, che anzi fu dato ai 
religiosi deir ordine cisterciense e parte ai 
cavalieri di Cristo. 

L'ordine d'Alcantara si sottrasse in breve 
all'impero di quello di Calatrava, e Giulio II 
con bolla particolare dichiarò che i cavalieri 
del primo fossero affatto indipendenti dai ca- 
valieri dell'altro, ne questi osarono opporvisi. 
Trentasette Gran Maestri dopo Gomez si suc- 
cedettero sino a Dom Juan de Zuniga, che 
nell'anno 1495 rinunciò la sua dignità nelle 
mani del pontefice, allora Innocenzo Vili, il 
quale gli concesse la sacra porpora, e diede 
r ordine ad amministrare a Ferdinando Y il 
Cattolico, re di Castiglia e d' Aragona, nel 
1509, per cui il Gran Maestrato restò sempre 
nella corona di Spagna, con approvazione di 
papa Adriano VI (1523) alle conferme di A- 
lessandro IV e di Leone X. 

Possedeva quest' ordine quattro Priorati^ 
qnarantanove Commende e venti Governi 
detti da loro Alcadie^ con rendite considere- 
Toli sulla media di 248,114 ducati (1). I suoi 
membri appartenevano alla regola dei Cister- 
eiensi e professavano da principio la castità, 
ma poscia per indulto di Paolo III nel 1540 
ebbero facoltà d'ammogliarsi. Prima di que- 
st' epoca la loro professione era espressa co- 
sì: Domine Frater , Ego Frater mi- 

(1) Ginstiniaoo. Historie croDologicbe della vera 
origino di tutti gli Ordini equestri. — Venezia 167it — 
csp XXU, pag. 157. 



les -Ordinis Alcantarae^ profession^m facio 
Beo et Domino Magistro, et vobis, qui ejus 
nomine hic estis^ et promitto vobis obedien- 
iiam, castitatem coniugalem, et conversionem 
morum meorum de bene in melius, omni tem- 
pore vitae meae usque ad mortem, secundum 
regulam Sancii Benedica^ et modum tfivendi 
concessum kuic Ordini de Alcantara (1). 

Quanto alle loro vestimenta, essi indos- 
savano ai tempi del Gran Maestro Gomez 
r abito dei Cisterciensi, ma collo' scapolare 
molto piccolo, perchè non fosse d' impaccio 
nelle mischie. Più tardi, riuscendo esso an- 
cora troppo incomodo negli esercizi militari, 
fu sostituito da una tunica con cappuccio di 
lana bianca a grandi fascie rosse, per cui 
erano dagli Spagnuoli chiamati los caballeros* 
de las bandas, finché non mutarono anche 
questo costume in un gran mantello bianco 
sul cui lato sinistro era la croce dell'ordine, 
che, eguale sulle prime a quella rossa di Ca- 
latrava, fu poi nel 1411 per opera di Pietro 
De Luna, antipapa sotto il nome di Benedet- 
to XIII, cangiata in verde; conservando però 
l'antica forma. Ideile funzioni solenni questa 
croce era d'oro smaltata di verde e pendente 
sul petto per un nastro di seta dello stesso 
colore. 

L' antico gonfalone dei cavalieri di San 
Giuliano era d' oro caricato d' un pero di 
verde nel mezzo; ma dopo 1' unione di essi 
coi cavalieri di Calatrava, Dom Diego San- 
cio quarto Gran Maestro aggiunse all'insegna 
primitiva la croce gigliata di quest' ordine, 
con due ceppi al di sotto. Allorchò poi la ca- 
valleria d'Alcantara fu aggregata alla corona 
di Spagna, il drappo fu bianco cogli scudi ac- 
collati del Pereyro a destra, e di Castiglia- 
Leon a sinistra, sotto una medesima corona 
d'oro, e sostenuti dai suddetti ceppi muoventi 
dagli angoli inferiori del gonfalone; dall'al- 
tra parte di questo si vedeva la croce gigliata 
verde d' Alcantara. Esso era portato nelle 
guerre innanzi ai cavalieri da speciale com- 
mendatore, che era tenuto in gran pregio ed 
onoranza da tutti i membri dell' ordine. 

£ d' uopo aggiungere da ultimo che per 
essere ammessi a quest' ordine, conveniva 
provare una nobiltà di tre generazioni, per 
parte di padre e di madre; non aver sangue 
di Moro, ne di Giudeo; ne aver giammai a- 
vuto che fare coli' Inquisizione. 

Al presente l'ordine d'Alcantara non è più 
che un distintivo di nobiltà, e lo si ottiene 
presentando le prove richieste, che sono la 
nobiltà di razza e la figliazione per quartieri, 
quale si dimostra col pennone genealogico 
autenticato con certificato di nobiltà, conces- 
sioni di feudi, omaggi resi alla gentilesca, atti 
civili portanti qualificazioni nobiliari, docu- 
menti, e simili. 1 membri dell'ordine portano 
per decorazione una piastra d' oro di forma 

(1) MenneDii, Militarlum Ordinum origines, statu- 
ta, ecc. 



ALC 



-26 — 



ALI 



rombica caricata della croce verde gigliata 
sormontata da un trpfeo ed appesa per un na- 
stro dello stesso colore all'occhiello delPabito; 
nelle grandi cerimonie la sospendono al collo 
e portano ricamata sul sinistro lato una simile 
croce a modo di placca. 

ALCIONE. — L* araldica si è servita di 
quest' uccello per la sua simbolica a cagione 
delle tante fàvole inventate sopra di esso. 
Difatti gli antichi credevano che possedesse 
la facoltà di sedare col canto 1 flutti procel- 
losi del mare: 

Cum ionat alcyonea cantu^ nidosqu» natantei\ 
Immota gestal, sopitis fluctibus^ unda (1 ) 

Per la qual cosa ne fu fatto il simbolo 
della benevolenza, della tranquillità d*animo 
% del savio cittadino, che addolcisce col 
buon consiglio i tumulti dello stato. Inoltre 
era ferma credenza che il corpo di esso dis- 
seccato conservasse la pace della famiglia in 
cui lo si fosse tenuto. Si rappresenta sul suo 
nido nel mezzo dei flutti, e si dice flottante 
quando le acque che lo sostengono sono d*un 
altro colore. 

Massilhn (Isola di Francia). — D'azzurro, a un al- 
cione d* oro, flottante sopra un mare d'argento. 

ALDERMANNO [ing. Alderman], — Conque. 
sto nome collettivamente si chiamavano da- 
gli Anglo-Sassoni tutti i princìpi, conti, gover- 
natori di Provincie ed altre persone di alto 
grado. Noi pensiamo che anticamente si do- 
vesse dire adelmann, cioè uomo nobile, e che 
in seguito questo vocabolo si corrompesse e 
degenerasse in quello di alderman. 

Oggidì gli aldermanni non sono che in- 
dividui insigniti di certi privilegi e doveri 
nei corpi municipali. 

ALERIONE [fr. Alérion; ing. Eaglet; sp. A- 
guilucho mutilado]. — Aquilotto che si rap- 
presenta senza becco e senza artigli, a mo* 
dei merlotti; dai quali difl'erisce per avere le 
^ ali aperte e abbassate, e il corpo posto in 
palo, mostrante il petto. Quest'animale è d'in- 
venzione non molto antica nell'araldica, e il 
P. Duchesne (2) prova felicemente che ciò 
che noi chiamiamo alerioni erano altrevolte 
aquilette con becco e con artigli, distrutti 
poi dal tempo. E falsa V opinione di alcuni, 
che pretendono sian posti tanti alerioni nel- 
l^jarme quanti nemici abbattè chi ne fu l'au- 
tore, e ce lo prova il Ginanni: « Se ciò fosse 
non si troverebbe sempre quella simmetrìa 
di numero pari intorno a una croce, come 
4, 8, 16, ecc. Ed è mai possibile che quegli 
ne abbia vinti in numero da poterli disporre 
nello scudo secondo le regole del Blasone? (3)». 
Queste figure sono comunissime in Francia, 
dove si credono emblema di imperiali vinti 
e disarmati. 

Montmorency (Isola di Francia). — D'orp, alla croce 
dì rosso, accantonata da 16 alerioni d' azzurro. 

Lorena (Gasa ducale dì). — D' oro, alla banda di 

(1^ Silio Italico. 

(S) Ilistoire de la maison de Montmorency. 

(3) Arte del Blasone. AUrione. 



rosso, caricata da tre alerioni d' argento, posti nel 
sen^ della stessa. 

lET ALESSANDRO (Ordine d*). — Vedi Cor. 
done giallo (Ordine del). 

ffF* ALESSANDRO NEWSKI (Ordine di 
Sant'). — Nel 1240 Alessandro 'Jaroslawitz 
principe di Novogorod sconfisse gli SVedesl 
sulla sponda sinistra della Newa alla sua im- 
boccatura nel golfo di Finlandia; questa vit- 
toria e molte altre riportate intorno allo 
stesso fiume gli guadagnarono il nome di 
Alessandro Nevaski; egli mori monaco nel 1263, 
fu canonizzato ed il suo corpo venerato co- 
me reliquia a Wladimir. Pietro I il Grande 
avendo fondata la sua nuova metropoli sul 
luogo stesso della prima vittoria di Alessan- 
dro» il corpo di questo santo ed eroe dell'Im- 
pero Russo fu traslato a Pietroburgo , ed 
in suo onore fu nel 1722 istituito dallo Czar 
l'ordine che porta il suo nome. Ma egli però 
non io con feri mai mentre visse, e solo nel 
1725 Caterina I> lo accordò per la prima volta 
r 8 aprile 1725 al principe Menzikof, ciò che 
ha fatto pensare a più scrittori, che essa ne 
fosse stata la fondatrice. 

Quest' ordine è destinato a ricompensare 
ogni sorta di merito, e conferisce il grado 
di General-Maggiore agli ufiìciali che ne sono 
decorati; non ha che una classe, i cui mem- 
bri portano ad una sciarpa rossa che passa 
da sinistra a destra la decorazione. Questa 
è una croce patente color rosso carico, ac- 
cantonata da quattro aquile bicipiti nere in- 
coronate d'oro. Nel centro della croce v' è 
un disco azzurro col santo patrono a cavallo 
in oro e smalto. Ne' giorni dì cerimonia ve- 
stono un abito particolare e aggiungono una 
piastra al lato sinistro del petto, su cui è 
scritta in giro la divisa dell'ordine Pel ser^ 
vizio e per la patria in caratteri russi, e nel 
centro si vedono le cifre S e A (Sanctus Ale- 
xander) intrecciate. (1) 

ALETTATO [fr. Loré]. Dicesi de' pesci a- 
venti le pinne o alette di smalto diverso da 
quello del corpo. 

Petcatori (Ravenna) — M.ìreggiato d' argento, om- 
brato d'azzurro, a tre pesci natanti l'un sull'altro d'oro, 
aleitati d'argento, in atto di abboccare ciascuno un 
pesciolino d' oro; al capo d* azzurro. 

ALETTRIOMAGHlA. — Questo vocabolo in 
lingua greca suona guerra dei galli, ed è u- 
sato nel blasone per esprimere due galli af- 
frontati, in atto di combattere. 

ALFABETO SIMBOLICO. — Vedi Lettere. 

ALL — Le ali degli uccelli possono avere 
quattro differenti posizioni, le quali blaso- 
nando un' arma che le porti, conviene spe- 
cificare. Perciò dìransi ali spiegate quelle le 
cui estremità son rivolte verso gli angoli su- 
periori dello scudo, e si estendono a venta- 
glio in tutta la loro larghezza; spieganti o 
piegate quelle poste orizzontalmente, colle e- 
stremità volte verso i fianchi dello scudo; 

(1) Maigno. Dict. dei Ordres — Perrot. Gollectiou 
hist. 



ALI 



— 27- 



ALL 



abbassate^ le cui estremità guardano gli an- 
goli inferiori; chiuse^ allorehd sono raccolte 
aul corpo dell'uccello. — Si noti però che chi 
blasona un* arma dirà bensì: aW aquila dal 
volo chiuso^ ma non cosi degli altri uccelli, 
di cui la quarta posizione delle ali è consi- 
derata in araldica come quella a loro natu> 
rale. Per la qual cosa il semplice nome del- 
l' uccello, come rondine^ farà intendere ron- 
dine colle ali chiuse; mentre dicendo rondine 
volante si esprìmerà la rondine colle ali a- 
perte, di qualunque delle tre prime posizioni 
essa sieno. Si concluda adunque che queste 
non serTono che per la più nobile delle fi- 
gure blasoniche, Taquila, e per qualche altro 
uccello che si pone in maestà. — Le ali si 
pongono anche sole e staccate neirarme, for- 
mando in questo caso le due figure volo e 
semivolo, V-qq-nn. 

Isnardi fAsti). — D'argento, all'aquila spiegata e co- 
ronata di nero, Imbeccata e membrata di rosso. 

Agolantt (Firenze). — DI rosso, all'aquila dal volo oò- 
bassaio d'oro, caricata nel cuore d'uno scudetto rotoodo 
d'argento alla croce di rosso. 

Auila, re degli Uddì. — Di rosso, all'astore dal volo 
piegato d* argento. (1) 

Grundsret. — Di rosso, alla civetta colle ali chiuis 
d' oro. 

ALIAS. — Vocabolo latino che suona o/- 
4rimenti^ in altra maniera, diversamente, ed 
e usato in araldica per accennare quelle ar- 
me che si trovano in varie guise nominate, 
figurate, partite o smaltate. Per maggior chia- 
rezza presentiamo degli esempi di questa lo- 
cuzione nei blasoni seguenti. 

Dittriehstein (Boemia) Trinciato d'oro alia», d'argen- 
to, e di rosso, a due falcetto da vignajolo al naturale, 
manicate d'oro, addossate e messe in palo. 

Orni (Catalogna). Fasciato d'oro e di nero. Alia$: d'oro, 
a tre fascie di nero. 

Dixmude de Monibrun (Fiandra). Burellato d' oro e 
d' azzurro di 8 pezzi; alla croce di 5. Andrea di rosso 
fa/taf al cantone di rosso, caricato d'un leone d'argento). 

Forsans alias Forcez (Guascogna e Bretagua). — D'ar- 
gento, a tre civette di nero, imbeccate e membrate di 
rosso. 

*♦ ALICORNO. -- Vedi Liocorno. 

ALLACCIATO IN GIRO. — È detto del serpe 
che si morde la coda. È figura usitatissima ne- 
gli antichi monumenti, e tramandataci dagli 
Egizi, presso cui figurava come geroglifico 
d'eternità e di un essere nascosto ad occhio 
mortale. (2) 

SeotroU (Faenza). — Inquartato: nel 1."e 4.** d' az- 
zurro, alla testa d* aquila strappata d' argento; nel %P 
e d.^ d' azzurro, al serpente allacciato in giro d'oro. 

ALL' ANTICA [fr. A Vantique]. — Le co- 
rone con punte a raggi, ì pilei, le vesti 
d'antico costume, le lettere gotiche, ecc. di. 
consi air antica. 

ALLARGATO, [fr. Ouvert, épanoui]. — Ag- 

{\) Secondo Bara ed altri, 
[i) Creuzer. Simbolica. 



giunto del giglio araldico dischiuso e germo- 
gliante di bottoni, per cui dicesi altresì bot^ 
tonato. Questa diversità del giglio di Fran- 
cia non dipende che da una varietà di stile 
nel disegno, essendo sempre la stessa figura. 

Firenze (Cltti). — D'argento, al giglio allargato e bot- 
tonato di rosso. 

ALLEANZA (Arme di). — Vedi Parentela 
e Arme di). 

00* ALLEANZA (Ordina delV). — Creato 
nel 1527 dal re di Svezia Gustavo I Wasa, in 
occasione del suo matrimonio con la figlia 
dell* elettore di Brandeburgo. Quest' ordine 
non ebbe mai una grande importanza, e di- 
sparve colla morte del fondatore. 

ALLEGRO [fr. Gai]. — Allegro è il cavallo 
posto neir arma passante e nudo, cioè privo 
di tutti i finimenti. E simbolo del riposo che 
succede alla fatica. 

La Chevalerie (Maine). — Di rosso, al cavallo allegro 

d'argento. 

ALL' INGIÙ [fr. La pointe en bas]. — Si 
dice delle spade, dei dardi, lancio, ecc. colla 
punta rivolta verso il basso dello scudo. 

Pillof (Franca Contea). — D' azzurro, a tre ferri di 

picca d* argento, rivolti alV ingOi. 

ALL' INSt [fr. La pointe en haut]. — Di 
quelle armi che hanno la punta diretta al 

capo dello scudo. 

Spadularini (Ravenna). — D'azzurro, alla spada d'ar- 
gento, guarnita d'oro, rivolta all' insà e accompagnata 
da tre stello di sei raggi d oro, una ]iQ capo e due ai 
fianchi. 

ALLODOLA. — Quest' uccello che si pone 
neir arme fermo o volante ha le stesse signi- 
ficazioni della calandra. V-q-n. 

ALLORO. — Intrepidezza e virtù sono sim- 
boleggiate dall' alloro, forse a cagione della 
tanto conosciuta favola di Dafne. Se Talloro 
è d'oro in campo rosso indica che V autore 
di tal'arme ebbe animo intrepido e guerriero, 
e arditamente guadagnò insigni vittorie. Le 
ghirlande conteste delle fronde di questa 
pianta rappresentano la poesia e lo slancio, 
in memoria dell' uso antichissimo d* incoro- 
narne i poeti, e la grandezza, perchè d'alloro 
era il serto degli imperatori romani. E la più 
nobile delle figure vegetali usate nel blasone. 
Si trova sradicato, terrazzato, sostenuto, sco- 
ronato, ecc. Non è difficile vedere nell'arma 
i soli rami o le sole foglie. 

Laurm» de Peyrolee (Liuguadoca). — D'oro, al {auro 
eradicalo di verde; al capo d' azzurro, caricato di tre 
stelle del campo. 

Jeisé (Linguadoca). — D' argento, al {auro ncucente 
di verde; al capo d'azzurro, caricato di tre cuori d'oro. 

3fontgibaud (Limosino). D'argento àWalloro di verde , 
sostenuto da un crescente di nero. 

Gauthier (Isola di Francia). — D' oro, a due rami di 
lauro di verde, passati in croce di S. Andrea; al capo 
d* azzurro caricato di tre stelle d'argento. 

Leron (Berry). — D' argento, a tre foglie di lauro di 
verde. 

Spesso i rami d' alloro decussati sotto lo 



ALL 



— 28 — 



ALT 



scado ai troYano nelle arme municipali, e 
qualche Tolta anche in quelle gentilizie, per 
lo più unitamente ai rami di quercia. 

ALLUDENTI (Arme). — WeàiAgalmoniche, 
** ALLUMATO. — Francesismo, sinonimo 
di illuminato. V-q-n. 

* AL MACELLO. — Vedi massacro. 
ALMIRANTE. — Titolo delPammiraglio di 

Castiglia e d' Aragona. Vedi Ammiraglio. 

AL NATURALE [fr. Au naturel]. — Quan- 
do le figure inserite neir arme conservano 
il loro proprio colore vengono dette al na" 
turale. 11 colore naturale dell' uomo dicesi 
carnagione. Per una bizzarrìa dell'araldica i 
cervi smaltati di rosso si blasonano al natu^ 
rale, essendo «questo il colore che più s' ay- 
vicina a quello di tale animale; mentre per 
esempio la volpe non va per nulla soggetta 
a questa eccezione. Delle teste di moro non 
si nomina il colore, essendo compreso nella 
parola stessa, e non potendo essere altrimenti 
che il nero. 11 color naturale si può porre 
sopra metallo e sopra colore indifferentemen- 
te, senza ledere la legge della sovrapposi- 
zione degli smalti; esso si esprime nei dise- 
gni lasciando in bianco il pezzo e ombreg- 
giando la figura nei luoghi acconci. Se tutto 
lo scudo rappresenta imagini eflSgiate al na- 
turale, nel blasonarlo si finirà col dire: il 
tutto al naturale. 

Grani (Roma). — Di rosso, airaijaila spiegata al na- 
turale. 

Loro (Comune di Toscana). — Tre piante d*aIloro, 
sostenute da tre colline verdeggianti, sopna un cielo,. 
il lutto al naturale. 

* ALTA. — Attributo della spada o mazza 
colla parte offensiva rivolta verso il capo. 
Vedi all'insti. 

* ALTERATO. — Vedi Brisato. 
ALTERAZIONI. — Diconsi alterazioni quei 

cangiamenti portati dai vari stili alle figure 
araldiche primitive. Cosi per esempio i gigli, 
le rose, i vepri, i bolzoni, i raggi di carbon- 
chio, i rocchi di scacchiere, e tante altre, sono 
figure alterate. 

Per avere un' idea delle alterazioni aral- 
diche basterebbe dare uno sguardo alla in- 
teressante opera del Rey VHistoire du Bra- 
peau^ nella quale in 24 tavole si vedono ben 
311 forme di giglio una dall'altra differente, 
le quali tutte sono tratte da monumenti di 
varie epoche; ciò che giustifica in parte le 
tante e così discordanti opinioni espresse su 
questa figura. Infatti nessuno potrebbe scor- 
gere il fiore primitivo in questo fregio che 
r araldica chiama giglio, e che fu creduto 
un ferro di lancia, un fiore di ghiaggiuolo, 
un monogramma di Cristo, un'ape e persino 
un rospo, secondo l'impressione degli archeo- 
logi. 

Anche la rosa non si disegna in araldica 
siccome è in natura: furono contate le foglie, 
stabiliti 1 segni, tolto il calice, ed appare co- 
me un rosone da ornato. Chi riconoscerebbe 



il vepre in quella specie di candelabro a 
sette bracci, che figura sull'arma dei Crequy? 
' I monti sono stati ridotti a pilastrini lisci e 
I accuratamente ritondati, gli aquilotti ad ale- 
rioni, i merli a merlotti, le anatre ad ana- 
trelle, i sedili da cantina ad'amaidi. 

Le pantere sono convertite in figure chi- 
meriche vomitanti fiamme, i ferri da mulino 
in pezze di varia forma e di varia disposi- 
zione, le quintane in gonfaloni quadrati, i 
bolzoni in pezzi di ferro smussati. I serpenti 
allacciati in giro vennero spesso confusi co- 
gli aneli etti, le rocche (armi offensive) non 
si distinguono più dai rocchi (pezzi di scac- 
chiere), le punte di bordone sono identiche 
ai ferri di picca, le fonti sembrano rostri di 
nave, le visciole danno l' idea di piombini 
da muratori, i caducei hanno una grande 
analogìa coi fulmini alati. Ecco come l'igno- 
ranza degli artisti e il lavorio del tempo 
hanno travisato 1' araldica. 

L'alterazione può giungere a tal grado da 
permutare il campo nelle pezze e viceversa. 
Così noi vediamo la croce di Comminges, detta 
dai Francesi oteìles, essere presentemente una 
pezza, o meglio quattro pezze, laddove pri- 
mieramente non era che il campo dell'arma 
dei Comminges d* argento alla croce patente 
di rosso^ la quale allargandosi nei sigilli a 
poco a poco ha finito per riempire lo scudo 
e lasciarvi quattro spazi che hanno la figura 
di mandorle pelate. Quanti scudi portano a- 
quile decapitate o dismembrate, sol perchè 
lo scalpello del tempo e le vicende han mu- 
tilate quelle figure su qualche marmo! Noi 
stessi vedemmo sopra uno scudo di pietra a 
rilievo una stella al cui centro era un buco 
rotondo prodotto da un ferro sostenente un 
anello, e che ora è stato tolto; ciò che forse 
farà dire da qui a qualche secolo agli aral- 
disti essere una rotella di sperone. Altrove 
le peripezie hanno logorato talmente e in un 
modo ùnto regolare il vertice d'un capriolo 
da poterlo supporre brisato. 

Non parliamo poi delle figure bizzarre date, 
specialmente in Germania, ad aquile, leoni, 
grifi, delfini ed altri animali, che presentano 
la forma d' un rabesco più o meno figurato. 
Noi però, tranne le alterazioni cagionate dal 
tempo o dall'ignoranza, non deploriamo que- 
ste alterazioni araldiche, perchè per esse ci 
è dato spesso riconóscere 1* epoca e la na- 
zione delle arme sui monumenti e sui sigilli, 
il che non è di poco vantaggio per Taraldi- 
sta; ma nello stesso tempo facciamo voti per- 
chè col processo dei secoli non si finisca col 
fare un fogliame d' acanto invece d'un'aquila, 
una lucertola in luogo d' un leone, e un pi- 
pistrello dove dianzi era un dragone o un 
grifo: 

Non vogliamo inoltre trascurar di parlare 
di un'altra alterazione importante dell'aral- 
dica che ha avuto dei risultati non poco fu- 
nesti a questa scienza; vogliam dire deU'al^ 



ALT 



-»-- 



ALT 



terazione degli smalti. E certo che il blasone 
non e sorto colle sole sette tinture che si 
contano presentemente. Al nascere deiraral- 
dica oltre ali* oro, air argento, al rosso, al- 
l' azzurro, al Terde, al nero e alla porpora 
T* erano altri colori, come ce ne fan fede gli 
scritti di quei secoli, cioè il grigio, il ferro, 
l'aranciato, il sanguigno, il cannellato. Ma 
ben presto questi smalti scomparvero, il pri- 
mo cangiandosi in azzurro, il ferro in ar- 
gento, r aranciato e il cannellato in giallo 
oro, il sanguigno in rosso od in porpora. 
In alcune nazioni esiste ancora qualcuno di 
assi, in Inghilterra il sanguigno, il cannellato 
e l'aranciato, quest'ultimo in Olanda, in Po- 
Ionia il ferro e persino il bronzo, benché 
molto rari. Sin qui però Talterazioiie non sa- 
rebbe troppo lamentabile, perchè circoscri- 
Tendo il numero degli smalti, ha semplificato 
d'alquanto la loro teorica, e facilitati gli 
studi. Ma in seguito gli stessi smalti si sono 
confusi spesso fra loro a cagione della cat- 
tila qualità dei colori usati nella pittura 
delle armi, 

E d*uopo convenire che la porpora è stata 
sempre un colore poco comune neiraraldica, 
ma se ora si contano appena pochi esempi 
di scudi con questo smalto, è cosa indubita- 
bile che il rosso in moltissime arme lo ha 
sostituito. L'oro, allorché é di cattiva qualità, 
col tempo si cangia in verde, e finalmente 
r argento o diventa rosso o si fa nero. Per 
la qual cosa non poche arme che primitiva- 
mente erano regolarissime, constando di me- 
tallo e di colore, oggidì ci sembrano false. 

• ALTERNATO [fr. Alterne], — Diconsi al- 
ternate le pezze o figure che nelle armi si 
corrispondono alternativamente. Da alcuni 
scrittori poco esatti nel tecnicismo è detto 
alternato lo scudo inquartato con quarti e- 
guali nel \P e 4.°, 2.° e 3.° 

ALTEZZA [fr. Altesse, hautesse], — Titolo 
d'onore che appartenne ai vescovi di Francia 
sotto i re della prima e seconda razza. Nei sec. 
Xlll, XIV e XV il titolo d'Aìte^Jia era comune 
a tutti i re. Quelli di Francia lo portarono fino 
a Francesco I, quelli d'Inghilterra fino a Gia- 
como 1 e quelli di Spagna fino a Carlo V, i 
quali si fecero chiamare Maestà, Poco prima 
del 1630 i principotti d'Italia presero il tito- 
lo d' AUe;tJta. In Francia fu sempre portato 
dai duchi d'Orléans, i quali nel 1631 lo mo- 
dificarono in quello di AltejiJta Reale, mentre 
i principi di Condè si facevano chiamare Al' 
Uzza Serenissima, Il titolo di Serenissima 
Altejtjta Reale era dato dai cardinali quando 
scriveano al Delfino. Anche i duchi di Sa- 
voja prendevano il titolo d' Alte^jta Reale per 
ragione delle loro pretensioni sul regno di 
Cipro. — Tutti i principi elettorali dell' im- 
pero Germanico s'intitolavano AltejtJta Elet- 
totale; i principi della casa di Rohan avea- 
Do anch'essi il titolo à' Altezza e il card. Sou- 
bise vescovo di Salisburgo quello di Alte^^a 
Eminentissima. 



Presentemente l'etichetta delle Corti ha sta. 
bilito per principio che il titolo di AltezzaReaU 
o Imperiale appartenga a tutti i principi disce- 
si in linea retta da un re o da un impera- 
tore, mentre ai collaterali non si attribuisce 
che quello di Altezza Serenissima, Nondime- 
no un imperatore o re può a suo talento con- 
ferire l'uno l'altro di questi titoli, e Cario 
X Re di Francia al suo avvenimento al tro- 
no concesse per tal modo quello di Altezza 
Reale ai Duchi d' Orléans e di Bourbon che 
allora portavano il solo titolo d'Altezza sere^ 
nissima. Lo stesso praticò Federico Augusto 
re di Sassonia concedendo nel 1807 la stes- 
sa qualificazione a tutti i principi della sua 
famiglia. I granduchi e l'elettore d'Assia so- 
no parimenti appellati Altezze Reali^ ma i 
duchi e i sovrani d'un ordine inferiore ven> 
gono chiamati semplicemente Altezze Sere- 
nissime, — E cosa singolare che i Francesi 
danno af solo Gran Sultano il titolo di Haw 
tessey mentre con tutti gli altri principi usa- 
no del titolo di Altesse, ambedue le parole 
avendo la stessa etimologia e significato. 

ALTO BARONE [fr. Haut Baron], — Alti 
baroni si dissero in Francia i capi delle quat- 
tro principali baronìe, cioè Coucy, Craon, Sully 
e Beaujeu. Essi avevano, fra i molti loro pri- 
vilegi, quello di batter moneta, e anticamente 
il parlamento era presieduto da un alto Baro- 
ne. — Anche nel regno delle Due -Sicilie vi 
furono degli alti baroni. 

ALTOPASGIO (Ordine di San Giacomo d*). 
— Prima ancora che in Palestina si fondas- 
sero dai Crociati gli ordini spedalieri, sin 
dal 952 era stato istituito in Toscana ad Alto- 
pascio un ordine di canonici regolari chiama- 
ti di San Giacomo, che aveano l'incarico di 
accogliere i pellegrini, assistere i viandanti, 
mantenere le strade e i porti (1). 

In origine erano frati laici, costruttori di 
barche pei pellegrini al passaggio dei fiumi; 
per cui vestivano mantelli neri con cappuccio 
rosso, su cui effigiavano martelli con manichi 
a punta a mo' di succhiello (2). Quest' abito 
però è descritto diversamente da altri auto- 
ri, e il Moroni (3) afferma aver bastanti do- 
cumenti per asserire che il vero colore era 
il bigio. 

L'ordine avea un Gran Maestro residente 
in Italia, e un Commendatore generale pel 
regno di Francia. Pio li papa soppresse que- 
sta istituzione e nel 1459 ne applicò le en- 
trate all'ordine di Betlemme, da lui istituito. 
Tuttavia rimase lo spedale di San Giacomo 
presso Lucca, che fu poi unito all'ordine di 
San Stefano. I cavalieri d' Altopascio sussi- 
stettero in Francia sino al 1572 nel conven- 
to di S. Magloire in Parigi, e nel 1672 Lui- 
gi XIV fece menzione dei Cavalieri super- 
stiti. 

(1) Lami. Memorie della Chiesa FiorentÌDa. — Tom. 
1, pag. 306. 

(S^ P. Atanasio. — Candelliere d' oro. 
[3) Dizionario d' Erudizione, Voi. 11. 



ALZ 



- SD- 



AMA 



ALZATO [fr. Haussé]. — Sono aUate tut- 
te le pezze poste più in alto del loro luogo 
ordinario. Così una fascia che occupasse un 
posto superiore al terzo di mezzo dello scu- 
do, direbbesi alzata. Alitato è pure il caprio- 
lo quando col vertice tocca il lato superio- 
re, e colle estremità il punto di mezzo dei 
fiancbi dello scudo. 

AMAIDE [fr. Haméide o hamade], — Pez- 
za (posta dalla maggior parte degli araldisti 
fra le onorevoli) rarissima nelle arme, e con- 
sistente in una burella scorciata, ossia non 
toccante i lati dello scudo. 

Gli araldisti si sono perduti in conghiet- 
ture Buirorigine di questa figura. Gli uni cre- 
dono che rappresenti una barriera traforata 
di tre pezzi, simile a quelle che traversava- 
no le strade su cui si dovea pagare pedag- 
gio. Ma non tutte le arme hanno tre amaidi, 
che ve ne ha anche con due e con una sem- 
plicemente; inoltre ammessa questa supposi- 
zione, le ;amaidi sarebbero il campo ed il 

campo la pezza. Altri la 
fanno derivare dairarma 
di una famiglia inglese 
di questo nome che porta 
d^oro^ a una fascia scor- 
ciata di tre pezzi d* az- 
zurro^ o meglio a tre fa- 
scie scorciate d' azzur» 
ro. Questa fascia, secondo 
ravviso di Wpton, non ò 
altro che una stoffa rita- 
gliata. Finalmente la mag- 
gior parte degli araldisti la vuole derivata 
da un sedile di cantina atto a sostenere le 
botti, e che in Fiandra chiamasi hame^ voca- 
bolo originato da hama o hamula che nella 
bassa latinità significa un vaso da riporre 
il vino. 

In quanto a noi non vediamo in queste 
pezze se non delle fascie o burelle scorciate, 
(tanto più che sappiamo essere il vocabolo a- 
maide derivato dal gallico amasser, che vuol 
dire segare, d'onde fascia segata o scorciata) le 
quali entrando nell'arma d^Hamaydes hanno 
dato luogo a delle supposizioni per lo meno 
vane, mentre non possiamo comprendere co- 
me i blasonisti si siano data tanta pena per 
dare un'origine e un nome a questa figura, 
laddove di tante altre pezze scorciate, come 
pali, bande, sbarre, caprioli, croci, pergole, 
non si occuparono più che tanto. Però basta 
che uno scrittore emetta una sentenza sopra 
una questione qualsiasi, anche semplicissima, 
perchè ognuno si studi di dire la sua, e di 
farla accettare, ancorché egli stesso non ne 
sia pienamente convinto. E in tal modo che 
si mistificano le scienze. 

Tutti gli araldisti blasonano amaide (in 
singolare) tre di queste figure in un arma; 
ma perchè, come dicemmo, vi sono famiglie 
che ne portano meno di questo numero noi 
contiamo i pezzi e li consideriamo come al- 




Fig. 6. 



trottante fascie'scorciate. Vi sono amaidi on^ 
date. 

Auberticoitrt (Paesi Bassi). — D* armellino, a tre a- 
mattiti di rosso (vedi 6g. 6;. 

Baudin de Salon (Lorenaj — D'azzurro, a tr» amai- 
di d*oro, aocompagcate da tre losanghe vuote dello 
stesso. 

Bonwuloir (NormaDdia). — D' azzurro, al leone 
d'argento, attraversato da due amaidi di rosso. 

Le Chartier de Sédouy (Norma ndiaj, — D'azzurro, 
a un* amaide sostenente due pernici, e accompagnata in 
punta d* un tronco d'olivo fogliato di sei pezzi, il tut- 
to d' oro. 

Arquier (Provenza). — D'oro, al leone di nero, co- 
ronato dello stesso, attraversato da un amaide ondata 
d'argento. 

(Facciamo osservare però che più volen- 
tieri avremmo blasonato fascie scorciate nei 
qui riportati esempi, se questi non fossero 
stati recati per Tintellìgenza del lettore). 

♦* ABCANDOLA. — Vedi Losanga, 

** A MANDORLE. — Vedi Losangato. 

AMARANTO. — Fiore, simbolo delPimmor- 
talità presso gli antichi e d* indifferenza nel 
linguaggio dei fiori usato nei tornei. Nelle 
arme rappresenta, massime se e di rosso in 
campo d'oro, amore costante e fortunato. 

0Ei* AMARANTO (Ordine dell). ~- Usava- 
si in Isvezia consacrare un giorno dell'anno 
alle danze, alle feste ed al banctietti; questo 
giorno chiamavasi Wirtschaft o festa dell'o- 
steria, ed anche la Corte vi prendeva parte. 
Ma la regina Cristina, figlia di Gustavo A- 
dolfo, stimando troppo triviale quel nome, lo 
cangiò in quello di festa degli Dei, perchè 
le dame e i cavalieri che vi erano ammessi 
dovevano travestirsi da ninfe, pastori e di- 
vinità dell'Olimpo. In una di queste feste a 
cai assisteva Don Antonio Pimentelli mini- 
stro del Re di Spagna presso Sua Maestà 
Svedese, la regina comparve sotto il nome 
di Amaranto^ ossia impossibile, immortale, 
con un abito tutto tempestato di preziosi bril. 
lauti, che finito il ballo distribuì ai signori 
e dame presenti, istituendo un ordine caval- 
leresco, che fu detto Geschiltschaft, Ciò av- 
venne nel 1653, o secondo altri nel 1658 (1). 

Il ministro Pimentelli fu il primo decora- 
to. La cerimonia del conferimento delPordi- 
ne ci viene descritta da varii autori (2) nel 
modo seguente. La regina assisa in trono fa- 
ceva accostare i nobili che voleva crear ca- 
valieri, accompagnati dai loro padrini, pren- 
deva loro le mani e si facea giurare fedeltà 
e devozione alla corona, castità se erano an- 
cor celibi, promessa di mantener la vedovan- 
za se erano ammogliati. Dopo di ciò poneva 
loro sulle spalle un manto di velluto cremi- 
si con r insegna dell' ordine. Questa consi- 
steva in una medaglia d' oro con due A di 

(1) Tiroa. Histoire 'et costumcs des ordres reli- 
gieux civils et militaires. 

(2) Moroni. Dizionario d' Erudizione. — Dizionario 
storico portatile degli ordini religiosi e militari. 



AMA 



- 31 - 



AMM 



brillanti intrecciata e circondate da una ghir- 
landa d' alloro smaltata e la leggenda ita- 
liana: Dolce nella memoria. Questa decora- 
zione si appendeva a un nastro di taffetà 
color d* amaranto, o ad una collana d*oro ar- 
ricchita di gemme nelle grandi cerimonie. I 
cavalieri decorati furono trentadue, sedici 
gentil uomini, ed altrettante dame, non com- 
presa la regina. La loro divisa era Semper 
idem (Sempre lo stesso). 

L* ordine ebbe un' esistenza mollo effime- 
ra, ed alla morte di Cristina, avvenuta a 
Roma nel 1689, non si parlava già più di esso. 
AMATISTA. — L' amatista è emblema di 
Terecondia. 

Nei tornei si cliiamava amatista la porpo- 
ra, nome che e rimasto ancora in Inghilterra 
per le arme dei nobili titolati. 

sr AMERICANO DI SAN GIOVANNI (Or- 
dine). Essendo questo pid che un ordine ca- 
Talleresco una insegna di distinzione, ci re- 
stringeremo a riferirne la data della fonda- 
zione. Io scopo di essa e la forma della de- 
corazione. 

L* ordine americano di San Giovanni fu 
isUtuito il 1.0 maggio 1857 dalla città libera 
dì Grey-Town, già S. Giovanni di Nicaragua, 
per ricompensare i servigi resi a qualsiasi 
titolo alla repubblica, e per rimeritare gli 
stranieri che aveano appoggiate le sue la> 
gnanze in Europa contro il potere esecutivo 
di Washington, che V avea il 13 luglio 1854 
ingiustamente fatta bombardare. Vordine com- 
prende tre classi di cavalieri, di cui il sindaco 
ài Grey-Tovvn è il capo, e non può essere 
conferito che nel consiglio degli amministra- 
tori della città. In Europa il delegato della 
cittì atessa può staccar brevetti di nomina. 
La decorazione è una stella d'otto raggi po- 
mettati, caricata da una ghirlanda d' alloro 
di smalto verde, col motto Cives Urbis re- 
paratae memores. Intorno alla stella v'è una 
ghirlanda di quercia, e sopra una corona 
turrita, 

♦ A MERLETTI. -^ V. Merlettato. 

* A MERLI. — V. Merlato. 

• AMMATTONATO. ^ V. Murato. 
AMMIRAGLIO, [fr. Amirai; ing. Admiral; 

ted. Admiral; sp. Almirante]. — Questa parola 
pare sia derivata dall' arabo emir o amir-al- 
Mr^ cioè capitano o comandante di mare, e 
gii Europei l'appresero nei loro viaggi di Ter- 
rasanta.I primi che adottarono questo titolo fu- 
rono i Siciliani, presso i quali all'epoca dei re 
Normanni era considerato della massima im- 
portanza attesa la potenza marittima di quello 
stato e gli acquisti maravigliosi fatti nell'Af- 
fiica. Infatti il re Guglielmo per dare al fa- 
moso Majone di Bari, che a' tempi di re Rug- 
gero era Gran Cancelliere del Regno, una 
prova solenne della grande stima in cui lo 
teneva, innalzollo alla dignità di Grande Am- 
miraglio, o Ammiraglio degli ammiragli: es- 
sendo in allora tanto numerosa la flotta si- 



ciliana da dover essere comandata da pid 
capitani che aveano questo titolo. Il primo 
Grande Ammiraglio che s' incontri sotto il 
regno di re Ruggero fu Giorgio Antiocheno, 
che si firmava Giorgius Admiratorum Admi" 
ratus, e che riportò insigni vittorie nelle 
acque di Grecia, liberando Luigi re di Tran- 
cia dalle mani dei Greci che l' aveano preso 
mentre ritornava di Palestina. Più celebre 
fu Ruggero di Loria che nel 1283 sconfìsse 
Carlo il Zoppo Principe di Salerno. Il Tuti- 
ni (1) cita molte carte nelle quali sono no- 
minati molti ammiragli delle diverse città 
marittime del regno delle Due Sicilie, come 
Landolfo Calenda ammiraglio di Salerno, Li- 
solo Sersale ammiraglio, ed altri molti. 

I diritti e le prerogative del Grande Am- 
miraglio in Sicilia erano grandissime: coman- 
dava sul mare, sia in tempo di guerra, che 
di pace; la costruzione e disposizione dello 
navi reali era sua incumbenza; a lui il con- 
servare i lidi marittimi sotto l' obbedienza 
del sovrano; e lui tenere in sicurezza i porti 
del regno; gli altri ammiragli, i protontini, 
i calefatì, i comiti, i carpentieri e tutti i mi- 
noii ufficiali marittimi gli erano subordinati, 
ed egli esercitava su loro la giurisdizione ci- 
vile e criminale. A tal' uopo teneva partico- 
lar tribunale, ove i giudici creati da lui am- 
ministravano giustizia a tutti coloro che ne 
dipendevano, ed avea leggi particolari stabi- * 
lite sulla nautica. Inoltre il Grande Ammira- 
glio siedeva nei parlamenti alla destra del 
re dopo e a Iato del Gran Contestabile, ve- 
stiva purpurea veste e riteneva per sua in«> 
segna il fanale, come anticamente il Grande 
Ammiraglio di Francia. La sua autorità co- 
minciò a decadere quando il regno passò sotto 
la dominazione degli Austriaci, essendosi in- 
trodotti nuovi statuti, per forza dei quali il 
Grande Ammiraglio di Sicilia dovea dipen- 
dere da quello di Castìglia. 

Le repubbliche di Genova e di Pisa eb- 
bero anch' esse dei comandanti di mare sotto 
nome d'ammiragli. Quelli di Genova aveano 
anche il titolo di Capitani generali deW ar- 
mata di mare^ ed era loro conceduto il mero 
e misto impero e l'intera giurisdizione sulla 
fiotta. Nel 1276 i Genovesi aveano nominato 
una Credenza composta di 15 membri ai quali 
diedero facoltà intera su quanto concerneva 
la marina. Costoro ordinarono che non sa- 
rebbe considerato come ammiraglio, nò po- 
trebbe issare lo stendardo di San Giorgio chi 
comandasse a meno di dieci navi; e ciò per 
non porre a rischio la nazione con troppo 
deboli squadre. I nomi dì Spinola e Doria 
brillano nella storia dell'ammiragliato ligure. 
Fra i Pisani sono celebri quelli di Guinicello 
Sismondi, e di Rosso Buzzaccherini e del ve- 
neziano Alberto Morosini. 



(1) Deir origine o fondazione dei .^eggi di Napoli^ 
ecc. •*- Napoli 18U« 



AMM 



-32 — 



A^IO 



A Venezia gli ammiragli erano detti Ca- 
pitani generali di mare^ a Roma Prefetti dei 
dromoni papali^ o Drungari (1). Non ci oc- 
caperemo perciò di questi, essendo nostro 
solo scopo il considerare la dignità di Gran- 
de Ammiraglio^ come ufficiale della corona, 
ossia dal ponto di vista dell*eticfaetta. 

In Francia la carica d'ammiraglio faceya 
del titolare uno dei grandi dignitari del re> 
gno, e si assimìlaya al grado di maresciallo. 
Il primo generale di mare che portò questo 
nome fu Fiorenzo di Varennes, eletto da Lui- 
gi IX, il rianimatore della marina francese. 
Ma sino al 1327, anno in cui fu eletto ammi- 
raglio titolare ed effettiyo Pietro Le Megue, 
gii ammiragli di Francia non furono che o- 
norarì, e comandaTano alle armate per com- 
missione. Spesso Te ne furono due, 1 *ammi* 
raglio di Levante e quello di Ponente, ma 
nel 1669 questi due uffiziali furono ridotti al 
grado di vice-ammiragli sotto il comando d' un 
ammiraglio sapremo. Anche i grandi feuda- 
tari del regno aveano anticamente particola- 
ri ammiragli; in Bretagna, in Gnyenna e in 
Provenza questa dignità era riunita con quel- 
la del Governatore o Siniscalco; ma ciò non 
fu per molto tempo; la Bretagna però conser- 
vò sino alla seconda metà del secolo passato 
questa doppia carica. 

L*am mi ràglio comandava spesso le arma- 
te di terra, come fecero Bonnivet, Annebaut 
e Coligny, ciò che fa conoscere essere piut- 
tosto un titolo onorifico che un uffizio di ma- 
rina. Le sue prerogative erano così grandi, 
6he adombrossene il cardinale di Richelieu, 
e temendo l'influenza di sì alto dignitario, 
nel 1627 fece sopprimere il titolo e se ne at- 
tribuì le funzioni sotto quelli di Gran Mae* 
stro sovrintendente della navigazione. Dopo 
la sua morte la regina Anna d*Austria moglie 
di Luigi XIll si fece spedire un diploma di 
nomina a quella carica! Finalmente nel 1669, 
dopo r uccisione del Gran Maestro France- 
sco di Vendòme duca di Beaufort, Luigi XIV 
ricostituì il Grande Ammiraglio, riservando- 
si però la scelta e la nomina degli ufficiali 
e il diritto di dar gli ordini diretti ai capi- 
squadra. 

Malgrado queste restrizioni, le prerogati- 
ve erano sempre immense. Al Grande Ammi- 
raglio era devoluta la nomina degli ufficiali 
di giustizia deiram mi ragliato, il rilascio dei 
passaporti e congedi, il diritto di apporre il 
visto sui brevetti e gli stipendi accordati dal 
re, il decimo di tutte le prede navali, il terzo di 
quanto si cava dal mare o che il mare rigetta, 
il diritto d'ancoraggio e dei gavitelli, e tut- 
te le multe comminate dal Consiglio dell'Am- 
miragliato: prerogative tutte di cui il duca 
di Ponthièvre si spogliò definitivamente nel 
1759. 

11 distintivo deirammiraglio era dapprima 
(i; Vegezio. Do re militari — Parigi 1762. 



un piccolo corno d* oro, specie di fischio 
del quale si serviva per trasmettere gli or- 
dini ai marinai. Di notte un fanale dorato 
risplendeva a poppa della nave ove si trova- 
Ta; di giorno la bandiera reale sventolava 
suir albero maestro. Una compagnia di gen- 
tiluomini col nome di guardie dello stendar^ 
do circondava Tammiraglio in mare e nei por- 
ti. A terra era accompagnato da sessanta o 
ottanta spade scelte; talvolta il numero arrì- 
yava a cento. Dietro le sue armi portava due 
ancore d'oro accollate in croce di S. Andrea, 
colle travi d'azzurro seminate di gigli d'oro. 
L'ammiraglio Ghabot e motti altri ne porta- 
rono una sola in palo. 

Cinquantanove ammiragli si succedettero 
in Francia, sin che questa carica fa abolita 
dall'Assemblea Nazionale; fra essi sono degni 
di memoria r^iecola Ben eh et, Guglielmo Gtouf- 
fler, Gaspare di Coligny, Onorato di Savoja- 
Villars-Tenda, Carlo di Gontaut duca di Bi- 
ron, Enrico li di Montmorency-Damville e 
il duca di Beaufort. 

Nel 1805 Napoleone I ristabili V ammira- 
gliato, conferendo questa carica a Murat, che 
non s'intendea punto di marina, e lo stesso 
fece Luigi XVII I nel 1814 pel duca d'Angou- 
léme; il che prova che era un titolo senza 
attribuzioni. 

In Inghilterra il titolo di Grande Ammira- 
glio era altre volte riserbato ai prossimi parenti 
del re; ma la regina Anna ne dette la carica 
al principe Giorgio di Danimarca suo marito. 
L*ultimo Grande Ammiraglio d'Inghilterra fu 
il Duca di Clarence, di poi re sotto il nome 
di Guglielmo IV. Oggidì esiste a Londra u- 
na commissione superiore di vari membri che 
portano il titolo di lords dell' Ammiragliato^ 
e il cui presidente è il ministro della marina. 

Anche il cessato regno di Sardegna ha a- 
vuto i suoi Ammiragli, ma questi erano piut- 
tosto uffiziali militari che non dignitari del- 
la Corona. 

In Isvezia 1* ammiraglio era grande uffi- 
ziale, giudicava definitivamente tutti gli af- 
fari che concernono l'ammiragliato, le am- 
mende e le confische gli appartenevano, a- 
vea la decima di tutte le prese, il diritto 
d'ancoraggio, l* ispezione sugli arsenali ma- 
rittimi, la distribuzione di tutti i congedi al- 
le navi che partivano dai porti del regno, e, 
con altri quattro dignitari, era reggente na- 
to durante la minorità del re. 

Presentemente V ammiraglio non è che 
l'ufficiale supremo della marina. 

AMMIRAGLIO DEGLI AMMIRAGU. — Ti- 
tolo del Grande ammiraglio del regno di Si- 
cilia sotto i normanni. V. Ammiraglio, 

AMO. — Le armi che portano l' amo ci 
fanno intendere come i proprietari di esse 
godessero di diritti e privilegi sulla pesca. 
V. Pesca (Biritto di). 

KT* AMOR DEL PROSSIMO (Ordine dell'). 
•*- Istituito nel 1708 dair imperatrice Elisa- 



AMP — : 

belU Cristina prima di partire da Vianna 
per anirsi a Carlo VII, Arcidaca d'Austria a 
prsteadents alla guccesaioos di Spagna. La 
(iccorazioae era una croce d' oro colia leg- 
eeuJa Amor prosimi, appesa al patto per «n 
nastro rosso. Quost'ordice dod ebbe mai una 
grande importao'.a e fu in breve dimeotica- 
10. Vi pnteaoo aspirare i nobili d'arabo i sessi, 
AMFOLLà (Ordìae della SanU). — Ordi- 
ni supposto che si pretende essere stato isti- 
luilo circa il 496 da re ClodoTeo in occasio- 
ait ilei battesimo e dalla 
questi) ra io Rheims. Oli storici 
tm-sameote questo avvenimeato. I pid ere- 
iluli (1) vogliono che fosse creato ìq memo- 
ria del miracolo che diceai operato in quella 
cerimonia, di una colomba che recò a San 
Remigio 1' ampolla colt'olio sacro. Fayyo (2) 
■oerisce che i cavalieri erano solamente 
qnattro, cìoà i baroni di Terrìer, Belleane, 
Sonache e Louvercf , ì quali aveauo l' inca- 
rìco di Bostanare le quattro aste del batdac- 
chiDD sotto cui r arcivescovo consacrante 
portala il socio crisma; aggiunge che in 
qaesta occasione, vestivano di un mantello 
di taffetà nero, sopra un lato del quale ara 
ricamata nna croca partita d'orò a d'argen- 
to, sormontata da una colomba che tieue nel 
becco Dna' ampolla ricevuta da una mano di 
carnagione, e cba portava al collo una si- 
mile croce. E per provare ciò che agli narra, 
produce dagli atti che fan fede essersi tutto- 
ciò osservato nella consacrazione di Luigi 
SUI. Però Dalla descrizione (3) non solamen- 
te Don ai fa parola di questi baroni, ma ao- 
tì si dice essere le quattro aste del baldac^ 
chino sostenute da quattro religiosi dell' ab- 
baila di S. Remigio, vestiti di camice. In o- 
gni modo è certo che l'ordine dell' Ampolla 
di San Remigio ha esistito solo nell' ìm^ 
ginaiione di qualche scrittore. 
• i «OLIMO. — V. Mulinato. 
ANAGRAMIUTICHE (Arme).— Qualche s- 
raldista nn po' troppo minuzioso costitbì una 
ipecie di arme che ei potrebbe classificare 
ira le agalmonicbe parlanti, alludenti e ci- 
frate. Qnesta arme dette anagrammaiiche con- 
sistono in carte fignre il cui nome forma l'a- 
nagramma del cognome patronimico. Citia- 
mo l'esempio dell'arma dei duchi di Lorena 
che portano d'oro, alla banda di rosio, cari- 
tata da tre aierioni d'argento, in cui la pa- 
rola alérion costituisce l' anagramma di Lo- 
raine. È superfluo il fare osservare che solo 
il caso e la pedanteria dì chi vuole spiegar- 
ie, è cagione di queste arme; poichà nessu- 
no ignora la leggenda dei tre uccelli trafit- 
ti da Goffredo di Buglione sotto Ip mura di 
Gerusalemme, che formano l'impreia dei Lo- 



ri) Goltoffredo tol. 3. — Micheli —Tesoro Militare, 
il. 77 ter». — Mondo. — De Orlln, mllit. fol Ifl. - 
iluìllDlani. — HIsloriB cronologi eli», eco. [lag. SS. 

:ì> Hisiaire de Nsvsrra. i'og. 1399- 

13) CerioMnisle Krwcese. Tom. I. pag ES e 40B. 



— ANC 

ANATRELLA. — Le anitre, dette in aral- 
dica anatrelU, si pongono sempre di profilo, 
con l'ali chiuse, e prive di becco a di piedi 
alla maniera dei merlotti, di cui hanno le si- 
gnificazioni. Sonocomuuissime in Normandia. 

rrmonl tNonnandlo). — 1>1 nero, ■ tra antUrillt 
d'argento, 

ANCILE [fr. AnrHes\. — Voce derivata 
secon-lf) alcuni dal greco aVKW cubito, par- 
che r accile cingessi intorno a questo. Ser- 
vio, Vairone, Ovidio ed Isidoro lo fanno de- 
quBsì ab B 



osto s 



inticbis' 



che 



la credenza dei Romani fece cadere nella 
mani di Numa dal cielo, fu sempre tenuto 
da quel popolo in sacra venerazione. Esso è 
di forma ovale e fu adottato in araldica spe- 
cialmente dagli Italiani, che spasso lo cinse- 
ro di volute e cartocci, por cui dicosi accar' 
toeciato. V-q-n. 

ANCORA. — L' àncora ò composta di va- 
ria parti che si designano con nomi specia- 
li quando sono di differenti smalti: il tronco 
chiamasi stanga, la traversa trave, i rampo- 
ni uncini*, il canapo, quando ve n'ha uno, go- 
mena. La sua posizione ordinaria à in palo 
colla trave verso il capo; due ancore si pon- 
gono in- croce di S. Andrea. Quando ha !a 
gomena di smalto diverso, dicasi cordata. È 
simbolo di costanza, perchè resista a tutti 
gii sforzi delle onde quando è gettata ad ar- 
restare una nave. E inoltre geroglìfico di 
speranza cristiana, e fu preso sovente come 
memoria di luoghi ed illustri viaggi fatti per 
mare, o d'imprese an questo elemento com- 

Montneii dt la Volle {Plosrdis). — D'oro, «ll'a»- 

Du Foni de la Motli-Vallniili (Normsndlsl. — 
D'izigrro, oll'aneoro d'oro, accanlonala àt qDtttro »lal- 
I» della stssso. 

NiPiu (Oriesnese). — DI rosio, a due untore p«a- 
Hte In croce di S. Andrei d'ergento. 

l'oillanl di OMJtt. — D'atiurro, ill'ancora d'argen- 
ta. !s Irati di nero, somouUta da due roteile di spe- 

Due ancore decussate distro lo scudo sono 
il distintivo del Orando Ammiraglio; i TÌce- 
ammiragli ne portano una sola ìn palo, e il 
Generale delle galere in Francia portava, a- 
vanti la rivoluzione, un* ancora doppia [fr. 
grappìn] in palo. L'ammiraglio Chabot ed al- 
tri portarono una sola ancora dietro lo scudo. 
ANCORATO |fr. An- 
irig.Ancrée; sp. An- 
ctedo]. — Attributo del- 
le pezze le cui estremità si 
dividono in due becchi ri- 
curvi aìmìli agli uncini 
delle ancore. W sono pali, 

àrea ancorata. 1 primi so- 

croca ancorata sì vede di 



a. 



Affò - 

frequenta nellearme, piti nelle francesi. Posso- 
no essere caricate, dell'uno all'altro, legate, 
vuote, mulinale, ecc. Le croci di S. Andrea 
Ancorate sono pili rare. 

flamaa (Boreogin); — D'pro. all« eroe) ancorala di 
rosjo (V. llg. 7). 

Dté EcuTtt (FrancìB), — Di lerdo, alla croni anco- 
rato d' argenta, oon'cofa d' una stalla di nero nel 

Allfjrin fDcauvolaIs]. — Partila di rosso s d'argen- 
to, alla eroe» ancoTala deUvao lulfallro. 

Guallier {Bretagna). — DI nera, alta croce aiioarota 

Viry [Borgogna), — Di nero, alla croce ancorala a 



mulini 






PiriAni'i dt LailltuHt fProvenM). ~ D'azmrra. al- 
la croca ancorala e nuota d'argenta. 

firoglio IChlori;. — D'oro, alla croca di S. Andrea 

AHCDDINE. — SI spiega resistenza alla 
violenza altrui. Se però è d'argento in cam- 
po azzurro I' ancudine Hignifica impressione 
fatta in niente pura, tuttii assorta in contem- 
lilazioni celesti, (1) 

Kif I. ANDREA (Ordine di Sanf). - Ordine 
pUpremo di Russia, creato l'il dicembre del 
1698 dallo Czar Pietro il Grande, per onora- 
re l'apostolo delle Russie e stabilire nel suo 
stato un'iatitu/.ioae analoga a quelle degli al- 
tri sovrani d'Europa. Non si conferisce se non 
ai membri della famiglia soTrana, ai piincì- 
{li sti-anieri e ai piti grandi personaggi. 

L'imperatrice nella sua incoronazione ri- 
ceve la collana dell'ordine di S. Andrea, Per 
esservi ammesso è necessario essei- già de- 
corato dell'ordina di S. Alessandro Mewski, 
e i cavalieri dì esso, che formano una solu 
classe, hanno il grado di luogotenenti gene- 
rali e il diritto di portare la insegne degli 
ordini di S. Stanislao a di S. Anna, Portano 
appesa a un largo nastro az7,urro a tracolla 
una croce di Sant'Andrea d'azzurro coll'ima- 
gina dal Santo e le cifre S. A. P. R. (San- 
ctus Andreas PaCronus RussiaeJ, il tutto sopra 
un aquila bicipite di smalto nero colle ap- 
pendici d'oro. La piastra si porta sul lato si- 
nistro dell'abito. Na' giorni di cerimonia i 
cavalieri vestono un costarne particolare, e 
sospendono la decorazione ad una ricca col- 
lana d'oro composta di aquile bicipiti corona- 
nate e caricate dello scudetto di S. Giorgio, 
di piastre smaltate in rosso e oro caricate 
della croce di S. Andrea d'azzurro, e di scu- 
detU azzurri su cui ai vedono due P (Petrus 
primusj intrecciati, cinti di trofei e corona, 
li, il tutto unito per mezzo di anelli d' oro. 
Si ottiene difficilmente il psrmesso di porre 
dei brillanti sulla decorazione. La divìsa del- 
l'ordine i:per la fede e la fedeltà. 

La festa cade il 30 novembre (Il decem. 
bre del calendario gregoriano), ed ha Inogo 
con tutta la pompa immaginabile a Pietro- 
fi,! GtniQDl. — L'arie del blasone, alla vice anctdint. 



[- AHE 

bnrgo. 1 cavalieri domiciliati in questa cittd, 
in forza d'una legge dì Caterina 11, sono ob- 
bligati ad intervenirvi, pena 50 rubli a pro- 
fitto della chiesa in caso di mancanza. (I) 

BF' 1. ANDREA (Ordine di Sanf) di Scozia. 
V. Cardo {Ordine delj. 

AHELLATO [fr. Boucle; ing. BoMcWed]. — 
1." Attributo del collare dei cani o d'altri a- 
nimali con snello di smalto diverso; del bu- 
fala che ne porta uno infilato al naso ; e del 
sepolcro su cui veggonai gli anelli, che ser- 
vono ad aprirlo di smalto diverso. 

Dal Btifalo (Roma;. — Tnongolslo d Irosso a d'o- 

CaricJJlo sulla Ironie d'un noslro avolaizanls d'argenlo 
colla leggenda odo di nero. 

Sacrali (Forrara;. — D'azzurro, a unn pietra sepoU 
orale d'argento, amllata di due poiii di nero, e ac- 
compagnata da sei stelle d'ora poste in cinta. 

2.° Attributo della croce formata di anelli 
intrecciati. Questa voce è registata dal Play- 
ne (3). che ne dd anche la figura |fr. An- 

AHELLEITO [fr. Annellet; ing. Annulel; 
ted. Ring; sp. Anillejo\. — Figura araldica 
quasi sempre in numero e frequente nelle 
arme e contrassegno di nobiltà e di giuri- 
sdizione, perché rappresenta l'anello dei ca- 



Fig. 8. 

valieri; ed è brisuracbe distìngoe il quinto- 
genito d'una famiglia in Inghilterra. Si vedo- 
no anelletti accollati, intrecciati, ìnfiUati 
in un palo, ìu un bastone, intorno al collo 
d' un'animale, ecc. 

CfiiHot«-jur-Sadn( (cillà della Fiancia) — D'nmir- 
ro, a Ire amlleiii d'oro. 

Baurjfo/a (BorgogDuJ. — D' ailuiri', a Ire anillflti 

F'iry ;P.ov«nia). — Dt rosso, a Ire antlltlii d'u- 
ro. (V. llg, B], 

ANELLO. — V ha i' anello" episcopale, l'a- 
nello conjugale e 1" anello da cavaliere. Il 
primo è sempre d'oro, gemmato di smalto di- 
verso, ed ìndica alte cariche ecclesiaeticbe 

(1) Maigna. Dici, ancsol. de» Ordrei. — Psrrol. Col- 
lection bistorique. 

(S) irt héraldìqiie, [Sg. TS. 



"n 



ANE 



-35- 



ANd 



godqte dalla famiglia che lo porta. L* anello 
coniugale rappresenta la fede, la persereran- 
za e Tamor perfetto; se ò in campo nero in- 
dica matrimonio felice per fedeltà scambie- 
vole. L'anello da cavaliere era un distintivo 
dei senatori e dei legati sotto la repubblica 
romana; poi formò il particolare contrassegno 
dei cavalieri, in guisa ohe quella formula si 
comune aureo annulo danari era come Tat- 
to che comprovava la recezione d* un citta- 
dino in queir ordine. Dai cavalieri romani 
passò ai nobili italiani e stranieri; ed in Ger- 
mania specialmente gli anelli signatorii era- 
no di gran momento e se ne servivano an- 
che i sovrani. 

Per la qual cosa nel blasone V anello è 
simbolo di potere reale, di giurisdizione, di 
nobiltà e d'investitura di alte cariche. Il suo 
smalto ordinario è Toro; se ne trovano però 
anche d'argento, raramente di colore. Essen- 
dovene tre in un uno scudo possono essere 
intrecciati come osservasi nell' arme Borro- 
meo e Birago di Milano. 

Btaurt^aire (Sciampagna). — D'azzurro, b\V anello 
dVO) colla bordura denticolata dello stesso. 

ANELLO (Corsa dell'). >~ La corsa dell'a- 
nello, uno dei più brillanti esercizi cavalle- 
reschi dei secoli passati, fu inventata, non 
si sa bene in qual' epoca, per misurare i col- 
pi di lancia, e addestrarsi nelTaggiustatezza 
di essi. Certo prese molto voga quando co- 
minciarono a decadere le giostre ed i tornei, 
a questi in tal modo sostituendo meno peri- 
colosi trattenimenti. Questo giuoco consiste- 
va Del sospendere un anello di ferro verso 
il termine della lizza, e nel procurare, cor- 
rendo a briglia sciolta, di infilzarlo suU' e- 
stremità della lancia. Nessun cavaliere, per 
quanto valente e prode si fosse, sdegnava di 
scendere a questo esercizio, al quale, come 
ai tornei, assistevano e presiedevano le da- 
me e damigelle della più cospicua nobiltà. La 
destrezza vi era premiata imparzialmente, e 
spesso il premio era l'anello stesso, come av- 
venne nel torneamento celebrato in Garigna- 
no nel 1504, sotto gli auspici di Bianca di 
Savoja, per festeggiar le nozze del grande 
scudiero Lorenzo di Gorrevood. Le dame die- 
dero un ricco anello, invitando i cavalieri a 
correrlo. Ciascuno corse per ben tre volte, 
ma nessuno ebbe l'onore della vittoria. Allo- 
ra fu stabilito dalle dame che si facessero 
altre tre corse, e questa volta il sire di Bal- 
leyson e il sire di Croquemouches lo traspor- 
tarono entrambi in punta di lancia (I). 

Riferisce il Ménéstrier che un certo sire 
di Molien in Bretagna avendo per tre volte 
trasportato V anello in una corsa, i suoi di- 
scendenti presero per arma d'azzurro^ a tre 
ferri di lancia d* argento posti in pergola, 
appuntati in un anelletto dello stesso in cuo- 
re, colla divisa: Regardejr, peuple (2)r 

(1) Cibrarlo. — Della Economia politica del Medio E- 
▼8 Voi. Il, cap, 5. 
{%) Le veritable art da Blason. Pag. %b%. 



ANEMONE. ^ Fiore, simbolo del candore. 
Rarissimo nelle arme. 

ANFITTERO [fr. Amphistère]. — Serpente 
alato di cui la coda ravvolta in spire termi- 
na in un altra testa e spesso in parecchie; 
in questo caso si blasona serpentifero, do- 
vendosi specificare il numero delle teste. 
Questa figura chimerica si trova di frequen- 
te nelle arme ed era contrassegno ghibellino. 

Du Bourg Saintt-Croix (BresseJ. — D'azzurro, al- 
Vanfiuero d'oro. 

ANGELICA. — Sotto questo nome è cono* 
scinta la real corona d'Ungheria, corona che 
ha sempre eccitata la più viva curiosità in 
tutti quelli che si sono occupati di questo re- 
gno. Senza parlare della grande influenza re- 
ligiosa esercitata da essa sul popolo magiaro, 
è altresì un simbolo politico della massima 
importanza, perchè da quel popolo stesso d 
considerato come usurpatore chiunque non 
ne sia stato solennemente cinto. 

La corona è doppia, cioè formata d'un e- 
misfero interno e d'un cerchio che lo cinge 
esteriormente. La prima detta la Santa co- 
rona, perchè inviata dal papa Silvestro II a 
S. Stefano, tocca la testa di chi la porta ed 
è incrociata da due semicerchi gemmati e 
mettenti capo ad un globo sormontato da u- 
na croce latina pomata ed alquanto pendente 
dal lato destro. Nel davanti verso V alto in 
un quadrato ricco di perle e di pietre pre- 
ziose si vede la figura di Cristo in i smalto. 
I bordi della corona, anch'essi gemmati por- 
tano delle immagini rappresentanti gli apo- 
stoli Giovanni, Bartolomeo, Pietro, Andrea, 
Paolo, Giacomo e Tomaso; ma queste figure 
sono quasi interamente nascoste dal cerchio 
della seconda corona. Questa, detta la corona 
greca,, donata da Michele Dukas Parapinace 
imperatore d'Oriente al re Geysa I, è ornata 
nel mezzo d' un altra figura del Redentore 
sedente sopra largo seggio, cinta la testa 
d' aureola e in atto di benedire colla mano« 
e circondata da due albero tti di pino e da 
due monogrammi greci indicanti i nomi di Je- 
sus e di Christus; il tutto sopra una larga 
piastra d'oro circondata di perle. Nel centro 
del cerchio si vede un grosso smeraldo di fi- 
gura ovale, appuntato però nella parte supe-. 
riore e cinto di piccole perle. Ai lati di es- 
so sono rappresentati gli arcangeli Michele 
e Gabriele coi santi Giorgio e Demetrio, divisi 
da grosse gemme. Nella parte posteriore della 
corona ò scolpito il busto dell' imperatore 
Michele colla leggenda: Michael in Christo 
fidelis rex Romanorum Dukas, sormontato 
da uno zafiiro e accompagnat9 a destra 
dalla figura di Costantino Porfirogenito, e a 
sinistra da quella di Geysa, colle parole: Geo- 
bit2 fidelis rex Turhias (1). Altri santi mar- 
tiri compiono la figurazione del cerchio, che 
è rialzato alternativamente da punte trafora- 
ci) Gli Ungheresi erano chiamati Turchi dai Bi- 
zantini. 



Ayo 



— 36 — 



ANI 



te e cimate di grosse perle, e da piastre ri- 
tondaie, egualmente traforate e sormontate 
da una pietra preziosa. Ai bordi della coro- 
na pende una catenella d*oro i cui anelli a- 
deriscono a un fiore artificiale composto di 
pietre preziose. La santa corona si distingue 
dalla greca inquantoché l'oro di cui è forma- 
ta è di colore molto più cupo. 

Ed ora due parole di storia suirorigine di 
questa celebre reliquia nazionale, tante vol- 
te perduta e ricuperata da una nazione in- 
signe per lealtà e bravura. 

Silvestro II papa essendo nell'anno 1000 
sollecitato da alcuni ambasciatori polacchi 
d' inviare una corona benedetta al loro re 
Boleslao L egli già cedeva alle loro istanze, 
quando in un sogno credette di essere im- 
pegnato da un angelo a consegnarla agli Un- 
gheresi; ciò eh' egli fece regalandone il re 
Stefano II insieme col titolo di re apostolico. 
Cosi narra il Boldenyi (2); e pare che da 
questa visione dell'angelo ne sia venuta al- 
la corona l'appellazione d^ Angelica^ se pure 
ciò non fu per gli angeli scolpiti sul cerchio, 
il che è poco probabile. 

Quanto alla corona greca, questa fu do- 
nata nel 1072 da Michele Dukas a Geysa, co- 
me sopra dicemmo, per consolarlo della per- 
dita del trono, usurpatogli dallo zio Salomo- 
ne colla corona latina. Più tardi le due co- 
rone furono riunite e costituirono l'emblema 
unico della sovranità legittima in Ungheria. 

ANGELICI (Ordine dei cavalieri). — Y. 
Speron d* oro (Ordine dello), 

ANGELO. — Gli angeli sono posti dal bla- 
sone fra le figure chimeriche, come rivestiti 
di un corpo che non hanno. Si rappresenta- 
no ordinariamente in figura di giovinetti 
coperti di lunga tunica per lo più bianca, 
colle mani giunte e le ali steso e volte ver- 
so il capo dello scudo. Le ali però possono 
anche essere abbassate^ e si trovano angioli 
di profilo, affrontati, tenenti spade fiammeg- 
gitthti, o trombe, o fiori. Se ne incontrano 
pochi entro gli scudi e rappresentano amore 
a Dio; più spesso servono da tenenti, come 
neir arma dei Re di Francia. A volte sono 
figurati come fanciulli interamente nudi, che 
diconsi angioletti, e sovente si vedono le so- 
le teste alale. 

Limien (Picardia). — Di nero, a tre angeli d'oro, 
posti 2 e 1. 

L'Angellerìi (Isola di Francia.) — D' azzurro, all'an- 
gelo colle ali abbassate d'argento, tenente colla destra 
una corona di spine delio stc&so ; al capo di rosso, 
caricato di tre stelle d'oro. 

Angelini Mquilaj. — D'oro, a due angeli affrontati 
di rosso, e sormontati nel capo da una stella dello 
stesso. 

Schauenbourg-^Lìppe (Principato di). — Inquartato: 
nel 1.^ e 4.^ d' argento, alla rosa al naturale botto- 



{'i) La Ilongrie ancienne et modei'nc. Parile 1^ pag. 
S3. Panie li, pag. 8. 



nata e punteggiata d'oro; nel t.^ e B.^ di rosso, alla 
stella di sei raggi d'oro, soateoente un uccello posato 
di nero. Sul latto d' Holsteio. — Corona dei principi 
di Germania. — Tenenti: due angeli di carnagioDe, a- 
lati e vestiti di bianco, posti di fronte, e tenenti cia- 
scuno un ramo di palma di verde. 

* * ANGOLARE. — Inquartato angolare 
vale inquartato in croce di S. Andrea, ma 
non è da usarsi. 

ANGOLATO, [fr. e ing. Angle]. — Attri- 
buto delle croci accantonate da figure lun- 
ghe moventi dagli angoli dello scudo verso 
quelli della croce. 

Macehiaoelli (Firenze). — D'argento, alla croce d'az- 
zurro, angolata da quattro chiodi dello stesso. 

ANGOLI [fr. e ing. Angles]. — Sono le 
quattro estremità dello scudo, 'che corrispon- 
dono al canton destro e sinistro del capo e 
al canton destro e sinistro della punta. V. 
Cantone. 

ANGONE [fr. Angon; ing. Javelin of the 
Gauls]. — Specie di giavellotto composto di 
tre lame; una diritta a foggia di lancia nel 
mezzo, le altre due ricurve in mezzaluna ai 
lati. Di quest' arme si servivano nelle guerre 
i Franchi sotto la dominazione merovingica, 
ed era inoltre emblema del supremo potere. 
Ne abbiamo un esempio nell* abdicazione di 
Gontrano a favore del nipote Cuniberto (V. 
Adozione d'onore). Si vuole altresì che Tan- 
gone fosse in seguito convertito in iscettro (1), 
che figurasse sulla corona dei re e che in- 
fine divenisse il pezzo araldico conosciuto 
sotto il nome di giglio o fiordaliso. 

ANGUE. — V. Biscia. 

ANGUILLA. — Figura la sedizione, perchè, 
quando il pescatore vuol prenderla, intorbida 
r acqua. Si pone per lo più in fascia e ser- 
peggiante. 

Orsini ft\oma). — Blasonalo alla ooeé igalmonl- 
che (2). 

ANIKA [fr. Ame]. — Dicesi anima il motto 
che va congiunto alla figura d' un* impresa. 
V. Impresa. 

ANIMALI. — I geroglifici simbolici usati 
dagli Egizi ci danno in parte una spiegazione 
degli immaginosi trovati dell' arte araldica 
per rappresentare in effigie una virtù, una 
passione, un sentimento qualunque. Difatti 
vediamo che la maggior parte delle idee e- 
rano espresse da quel popolo ne' suoi monu- 
menti con ìmagini di uccelli, di coccodrilli, 
di serpenti, di leoni, di buoi e d' altri ani- 
mali. E chiaro è che più facile era il desu- 
mere tali simboli dai bruti, che da qualsiasi 
altro oggetto, come quelli che più rivelano 
un istinto particolare a ciascuno di essi, e 
che di tanto ci vincono neir acutezza dei 
sensi. Ecco in quel modo gli animali vennero 
a servire di segno ideografico nei templi e 



(1) Bitter. — Alfabeto araldico. 

(S) Gli Orsini non portavano 1' anguilla come em- 
blema di sedizione, ma semplicemente per la contea 
deir Angulllara, loro feudo. 



ANI 



-37 — 



ANN 



sui mattai, e Taraldica adottolli a siguificare 
ciò che non potea esprimere in diversa gui- 
sa. Infatti qual relazione non si trova fra 
gli egiziani geroglifici e le figure del bla- 
lODe! Il bue e la pecora, Ti bis e la cicogna 
erano tenuti dagli Egizi a simbolo di bene^ 
ficenza; e V araldica fa dei primi 1* emblema 
della ricchezza e del benessere acquistati da 
benefiche mani, e cogli altri due, che si nu- 
trono di serpenti, esprime la protezione di 
principi generosi per deboli sudditi contro 
potenti nemici. 

Nò meno dalla mitologia sira, fenicia, 
greca e romana puossi ripetere l'origine della 
simbolica animale usata in araldica. La co- 
lomba sacra a Venere a óagione della sua 
facilità ad amare, il gallo vigilante consa- 
crato a Mercurio Dio dei viaggiatori, dei mer- 
canti e dei ladri, il cavallo di Marte, il 
pavone di Giunone, la civetta di Minerva, ed 
altri mille, sono emblemi che trovano per- 
fetto riscontro nella ideografia araldica. . 

Nò questo basta; altri simboli furono tratti 
dalle superstizioni che anche i meno creduli 
personaggi, segnatamente nel Medio Evo, non 
poterono guardarsi d' accettare sulle facoltà 
divinatorie, igieniche e soprannaturali attri- 
buite ad alcune bestie veramente esistenti, 
come castori, anguille, alcioni, donnole, sa- 
lamandre, e ad altre che solo vivevano nella 
loro imaginazione, come fenici, basilischi, an- 
fltteri, liocorni, grifoni, ecc. Finalmente i 
eostami dei singoli animali diedero un'abbon- 
dante materia per le araldiche rappresenta- 
zioni. 

Gli animali sono le figure più nobili del 
blasone; essi si dividono in varie classi che 
nomineremo qui secondo la loro rispettiva 
importanza: quadrupedi, figure chimeriche^ 
uccelli, pesci (fra cui la balena e il delfino), 
rettili, insetti e molluschi (l). 

Gli animali possono essere affrontati^ ad- 
dos$ati^ alati^ illuminati, armati, fermi, sc" 
duti, accollati^ uscenti, contrauscenti^ pas^ 
santi, contrapassanti^ rampanti^ contraram- 
panti, spaccati^ correnti, coronati, decapitati, 
dismembrati, dentati, divoranti, diffamati, 
dragonaii, afferranti, chiusi, recisi, sangui' 
nosì, strappati, tormentati, evirati, linguali 
lampassati, mantellati, marinati, masche- 
rati, memorati, mostruosi, natanti, unghiati, 
orecchiuti, pascenti, posati, rapaci, riguar- 
danti, sormontati, sostenuti, accompagnati, 
attraversati, attraversanti, terr assali, osce- 
ni, al natf^rale, d' armellino, di vajo, scac- 
cati, (usati, losangati, fasciati, burellati, del- 
l'uno nell'altro, nascenti, in maestà, di pro^ 
filo, rivoltati, rovesciati, ecc. 

Nelle arme de^ Guelfi sono quasi sempre 
di colore non conforme alla lora natura; i 

fi) Sodo pregati i naturalisti a non meravigliarsi 
di questa classi ficaziooe; l'araldica rispelta le scienze, 
ma le accomoda a suo modo, cioò lo sccYrfi dalia loro 
parte rigida, metodica ed austera. 



Ghibellini al contrario li hanno al naturale 
e spesso rivoltati. Si vedono anche nell'arme 
le sole membra, cioò teste, zampe, artigli, 
code, busti recisi, strappati e sanguinosi. 

ANIMATO [fr. Anime; ing. Ani/nated; ted. 
Belebt; sp. Animado\ — Questo attributo ò 
definito dal Ginanni (1): cavallo con occhi di 
smalto diverso. Altri vogliono che cavallo ani- 
mato dicasi quello rappresentato col piede 
sinistro anteriore alzato da terra. Noi accet- 
tiamo le due opinioni unite intendendo per 
animato il cavallo che cogli atti e collo sguar- 
do dimostra queir ardire e quel desiderio di 
combattere che in lui sono simboleggiati. 

ANITRA. — V. Anatrella. 

ff|F* ANNA (Capitolo delle Dame di Sani*). 
— Questa istituzione non ò veramente un 
ordine di cavalleria, e noi la presentiamo qui 
unicamente per impedire che si dia alla sua 
insegna un valore ohe non ha. Il capitolo di 
S. Anna fu creato nel 1784 da Maria Anna 
Sofia, vedova dell' elettore di Baviera Mas- 
similiano lY, e riformato nel 1837 dalla prin- 
cipessa Adelgonda. Si divide in due classi, 
la prima di venticinque canonichesse con 
prebenda, e la seconda di trentatre, delle 
quali una dama della casa di Baviera ò prima 
presidente ed abbadessa (2). La residenza di 
questa comunità è a Monaco, dove le dame 
sono decorate d'un* insegna d'oro al lato si* 
nistro, appesa a un nastro violetto bordato di 
bianco; e a Wurtzburg, dove il nastro ò ce- 
ruleo doppiamente bordato di bianco e di 
giallo. Per esservi ammessi e necessario pre- 
sentar le prove di nobiltà. A torto si crede 
che questa associazione conferisca il titolo 
di contessa; questa opinione è causata da al- 
cuni brevetti in cui le insignite sono appel- 
late con quel predicato, perchè appartenente 
alla loro famiglia (3). 

ar I. ANNA (Ordine di Sani). — Istituito 
r anno 1856 da Faustino I imperatore d'Haiti 
al suo ritorno dalla guerra che avea intra- 
presa contro la Repubblica Domenicana. Pare 
sia stato soppresso dopo la caduta del suo fon- 
datore. 

KF* >. ANNA (Ordine di Sani*). — Fondato 
a Kiel il 14 febbrajo 1735 da Carlo Federico 
duca d'Holstein- Gotto rp, in onore della sposa 
Anna figlia di Pietro il Grande, e di Anna 
Ivanovna allora regnante in Russia. Era com- 
posto d' una sola classe con 15 cavalieri, ma 
passato poi in Russia con Pietro Fedorovitch 
figlio del duca, e in seguito imperatore sotto 
nome di Pietro III, fu fin dall'anno 1742 con- 
ferito dalla czarina Elisabetta al figliuolo del 
maresciallo di campo Cheremetief. Continuò 
però a considerarsi come ordine straniero, e 
sotto Caterina II il granduca Paolo I suo fi- 
glio lo conferiva ai suoi fidi, finché, salito 

(1) Arte del Blasone dichiarata per alfabeto. 

(2) Perrot. — Collection tiistoriquo des ordrea de 
cbevalerio civils et miiitairos. 

(3) Annuaire de la Noblesse. Année 1850. 



AlSN 



- 38 - 



ANN 



al trono, lo dichiarò ordine rasso nel 1796. 
Egli lo dÌTÌ8e in tre classi e ne fece la ri- 
compensa del mento civile e militare, stabi- 
lendo che chi fosse insignito dell* ordine di 
Sant* Andrea lo fosse anche di quello di San- 
t* Anna. Nel 1815 subì nuove modificazioni 
dallo czar Alessandro I, che vi aggiunse una 
classe destinata esclnsivamente alla milizia. 
Presentemente è V ordine che si conferisce 
pid facilmente agli stranieri che non servono 
l'impero. I cavalieri sono suddivisi come 
segpie: 

l.> classe: col grado di general maggiore, 
decorazione in sciarpa da sinistra a destra e 
piastra al lato sinistro; 

2.> classe: decorazione appesa al collo; 

3.« classe: decorazione più piccola alla bot- 
toniera; 

4.« classe per gli ufficiali: decorazione 
smaltata sul pomo della spada; 

5.a classe per semplici soldati, creata da 
Niccolò 1: medaglia di cuojo giallo al lato 
sinistro del petto. 

La decorazione consiste in una croce pa- 
tente smaltata di rosso a bordi d'oro, ango- 
lata di piccoli fregi dello stesso metallo, e 
coll'imagine di Sant'Anna nel cerchio. Il 
nastro è rosso orlato di giallo; la piastra a 
raggi d' argento con cerchio d' oro caricato 
di sottile croce rossa, bordato di rosso, con 
due angioletti nudi che sostengono una corona 
d' oro su detta croce. I pid vecchi membri 
dell'ordine ricevono una pensione; la festa 
solenne d il 3 di f ebbra jo; la divisa Amanti- 
bus pietatem^ jiMtitiamy fidem (1). 

* ANNIDATO. — V. Posato. 

ANNOBILOfENTO. — V. Nobilitazione. 

ANNODATO [fr. Noué; ted. Geknùpft; sp. 
Anudado], — Attributo: 

1.° delle pezze onorevoli il cui centro è 
formato come un nodo; 

2'^ dei leoni che hanno la coda allacciata 
a nodi e fiocchi, quando specialmente essa è 
biforcata e passata in croce di Sanf Andrea; 

Lussemburgo (Germania). — D' argento, al leono 
rampante di rosso, armato e coronato d'oro, lampassato 
d' azzurro, colla coda biforcata, annodata e passata in 
croce di S. Andrea. 

3." dei serpenti col corpo ravvolto e al- 
lacciato in spire; 

4.0 delle figure annodate da corde o na- 
stri, che meglio si diranno legate, V-q-n. 

ANNUNZIATA (Ordine supremo della SS.). 
— Nel 1362 Amedeo VI di Savoja, detto il 
Conte Verde, fondò l'ordine del Collare e 
lo pose sotto la protezione della Vergine e 
di tutta la corte celeste. Sembra che questa 
istituzione avesse orìgine dal dono fatto al 
Conte da una dama d*un braccialetto intrec- 
ciato di capegli, e a ciò alluderebbe anche 
il titolo di Laccio d* amore, che davasi all'or- 
dine stesso. Manca poi d' autorità V opinione 

(1) Maigne. — Dici, encyol. Ordres. — Cibrario. — 
Pescrlz. istor. degli ordini cavallereschi, 



di coloro, che fondando il loro asserto sul 
motto FBRT, stimano che Amedeo VI avesse 
voluto in tal modo onorare e tramandare ai 
posteri la memoria d* Amedeo V il Grande, 
suo predecessore, cujus fortitudo Rhodum 
tenuti. Quanto a noi crediamo che V omag- 
gio del braccialetto non fu che un^occasione, 
come la perdita del cintolo della contessa di 
Salisbury, mentre Amedeo volgea già nell'a- 
nimo dì stabilire un' insegna per ricompen- 
sare le virtù militari e conservare quei prìn- 
cipii di religiosa cavalleria che si andavano 
a poco a poco estinguendo. 

Il Conte Verde non si occupò di determi- 
nare gli statuti deir ordine; egli non fece 
che regolare la forma della collana di esso. 
Era questa d' argento dorato a nodi di Sa- 
voja formanti una specie di cordelliera, fra 
li cui anelli erano smaltate le lettere F, E, 
R, T. Sul significato di questo motto da molti 
fu discusso, ed alcuni, rigettando T interpre- 
tazione Fortitudo ejus Rhodum tenuit (1), si 
attengono a quella che dà il Guichenon (2) 
Frappez, entrez, rompes tout. Ultimamente 
il conte Cibrario (3) pensò, e forse non a 
torto, che lo si debba prendere nel suo pid 
semplice significato, cioè: porta, o sopporta^ 
volendo intendere porta questo nodo, o sop- 
porta per onor di Maria, 

Lo stendardo dell* ordine era rosso colla 
croce bianca, impresa di casa Savoja. 

Amedeo volle che i membri del coilare 
fosseiH) 14, non compreso il Gran Maestro, 
la qual dignità apparteneva al sovrano, ed 
obbligò questi cavalieri al servizio della re- 
ligione, della monarchia e dell'cnore. Nel suo 
testamento ordinò si fondasse in Pierre-Chd- 
tei nel Bugey un convento di quindici certo- 
sini, nel quale si dovessero tenere le assem- 
blee dell'ordine, testamento eseguito da Bona 
di Borbone di lui vedova nel 1392. 

Ma dopo la morte del fondatore, V ordine 
fu trascurato, e ciò per mancanza di statuti, 
fino all'avvenimento d'Amedeo VIII, il Duca- 
Pontefice, il quale stabili di rialzarlo e dargli 
un aspetto quasi interamente religioso. Co- 
minciò dunque dal formarne il regolamento e 
le leggi, in vigore delle quali fu vietato ai 
cavalieri di entrare in qualsiasi altro ordine, 
e furono obbligati portarne sempre il collare. 

(1) Anclìe noi, ci è d* uopo convenirne, pensavamo 
quella divisa Yoleaso rappresentare l'impresa di Rudi ed 
abbiamo sostenuta (|uesta opinione in un articolo sul- 
r Ordine Supremo, pubblicato nel Giornale Araldico 
Anno I. N.^ 3, come la miglioro. Ma più ^rdi abbiamo 
dovuto cedere ai forti argomenti che la storia ci pre- 
sentò in contrario, e ci attenemmo alia versione del 
Cibrario. Ci sia permesso però di dire che a torto al- 
cuni moderni scrittori si sono scagliati contro i* opi- 
nione del Sansovlno e che, per essere appunto la con- 
quista di Rodi una leggenda, poteva essere ammessa 
air onore della divisa, facendo 1' araldica altrettanto 
conto della favola come della storia: prova gli animali 
chimerici e le credenze sui costumi degli animali ac- 
cettate dal blasone. 

(2) Histoire généalogique do la R. Maison de Sa- 
voye, ecc. Lyon. 1660. 

(3) Notizia storica sull'ordine della SS. Annunziata, 



ANN 



39 — 



ANT 



Ciascnno doTea fare omaggio alla Certosa di 
Pierre-Chàtel d*un calice e di tutti gli orna- 
menti sacerdotali Decessarii per celebrare la 
messa; alla propria morte lasciare cento fio- 
rini nelle mani del Duca pel mantenimento 
di quella chiesa, e ordinare agli eredi cento 
messe pel riposo delT anima sua. A queste 
doTOTano assistere gli altri membri, e lascia- 
re in limosina ai Certosini gli ornamenti che 
si troTayano avere indosso. Le controversie 
sorte tra i cavalieri dovevano essere risolte 
dair ordine stesso. 

Amedeo prescrisse eziandio il loro abito di 
cerimonia per le funzioni di Pierre-Q))&tel, 
e voile che fosse bianco in principio, poi lo 
cangiò in nero. Nelle cerimonie di corte or- 
dinò il mantello cremisi a frangie e cordoni 
d'oi'o, ma in processo di tempo questo colo- 
re fu sostituito da altri; e primieramente fu 
azzurro foderato di bianco, quindi amaranto 
con galloni d' argento e fodera azzurra. La 
prìma assemblea di quest'ordine fu tenuta da 
.Amedeo Vili in Pierre-Chàtel, nel 1410. 

Sotto il Duca Luigi, e durante Tinfelicis- 
simo suo regno, V ordine del collare cadde 
per la seconda volta in disuso: ne i di lui 
successori, immersi nelle guerre civili, pote- 
rono arrestarne la rovina. Allora Carlo III il 
Boono si decise di riformarlo nuovamente, e 
nel 1518 a Chambery ne cambiò gli statuti e 
la forma del collare. Volle che ai cordigli di 
qnesto fossero aggiunte, in onore delle 15 al- 
legrezze della Vergine, quindici rose d' oro 
smaltata, altre di bianco, altre di rosso, e un 
bordo di spine egualmente d*oro. In fondo al 
collare fece appendere una ghirlanda di tre 
nodi, in mezzo alla quale pose Timagine del- 
r Annunziata; del cui nome volle s'intitolas- 
se per lo innanzi Tanti co ordine del Collare. 
Egli accrebbe inoltre di cinque il numero dei 
cavalieri e stabili il cerimoniale sugli statuti 
del Toson d'oro. 

Intanto coir entrare dell' evo moderno lo 
spirito religioso s'andava spegnendo e sotten- 
trava il sentimento politico. Tutte le istitu- 
zioni risentirono gli effetti di questo cangia- 
mento e le equestri segnatamente. 

Il perchè gli statuti dell'Ordine della SS. 
Annunziata furono in seguilo pili volte modi- 
ficati, prendendo sempre pili un andamento 
conforme agli interessi del tempo. Nel 1600 
la Bresse e il Bugey essendo stati ceduti ad 
Enrico IV re di Francia in cambio del mar- 
chesato di Saiuzzo, Carlo Emanuele I trasferi 
la residenza dell' ordine nella chiesa di San 
Domenico di Montmelian, e nel 1627 ordinò 
che le assemblee si tenessero nell' eremo di 
Camaldoli presso Torino. Ma queste assemblee 
divennero sempre più rare, finche Vittorio A- 
medeo II divenuto re di Sardegna non ne ri- 
formò per r ultima volta nel 1760 gli statu- 
ti, ed erigendolo al grado di primo ordine 
dello Stato non lo ridusse interamente ad or- 
dine secolare. Da quest'epoca esso prese un* 



importanza considerevole fra gli altri ordini 
d' Europa e non fu più concesso che ai pri- 
mi dignitari dello Stato ed ai principi ed alti 
funzionari stranieri. 

Oggi, come anticamente, i cavalieri non 
formano che una classe e portano la deco- 
razione già descritta appesa al collo per 
una catena d'oro intrecciata a nodi con smal- 
ti azzurri. Oltre a ciò dal 1780 in qua porta- 
no una piastra consistente in una stella a fo- 
gliami d'oro, con le lettere F, E, R, T incise 
nei quattro angoli e il mistero dell' Annun- 
ciazione nel mezzo. I membri decorati godono 
del titolo di Eccellenza e devono già essere 
insigniti dell'ordine dei SS. Maurizio e Laz- 
zaro, ed appartenere alla pili cospicua nobil- 
tà. S. M. il re d' Italia ne è capo sovrano e 
Gran Maestro; e la festa dell'ordine si cele- 
bra il giorno 23 di marzo. 

* ANNUVOLATO. — V. Nebuloso. 

ANTEHURALE. — Muro basso che copri- 
va le mura maestre delle fortezze, afiìnchò 
non si potessero accostare le torri, le scale, 
i gatti ed altre macchine nemiche, se non 
dopo gran fatica, alle mura interne. Antemu- 
rale era pure chiamato quel muro tortuoso 
che copriva le porte talmente da non lasciar 
vedere la loro entratura (1). L'antemurale si 
vede qualche rara volta nelle arme intorno 
ad un castello, e dicesi muragliato quando le 
commessure delle pietre sono di smalto di- 
verso. 

La Tour du Pin Montauban (Del fl nato). — Di rosso, 
alla torre d* argento, aloistrata d* un antemurale dello 
stesso, il tutto muragliato di nero. 

I. ANTENNA. — L* antenna delle navi fa 
presa per emblema di magnanimità, elevatezza 
d' animo e magnificenza. 

«. ANTENNA. — Specie di grossa lancia u- 
sata specialmente dai cavalieri italiani nei 
secoli di mezzo. 

* ANTIARMELLINATO. — V. Contrarmel- 
Itnato. 

* ANTIARHELLINO. — V. Contrarmellino. 
ANTICA ESTRAZIONE (Nobiltà d> -> V. 

Bazjta (Nobiltà di). 

ANTICA NOBILTÀ (Ordine dell'). — V. 
Quattro imperatori (Ordine dei). 

ANTICO. — Scudo detto anche triangolare 
a cagione della sua forma. V. Triangolare. 

ANTIHURO. — V. Antemurale. 

* ANTIVAJATO. — V. Contravajato. 

* ANTIYAJO. — V. Contravajo. 
ANTONIO (Croce di Sant*}. — V. Tau. 

I. ANTONIO (Ordine di Sani'). Etiopia. — 
Ordine apocrifo in cui tutto è falso, persino 
il suo fondatore, personaggio favoloso che 
svegliò l'attenzione dell'Europa nel sec. XIII 
e del quale si parla a lungo dal Ludolf (2) 
sotto il nome di Prete Janni. Ninno sa vera- 
mente di qual paese sia stato re: v'ha chi lo 

(1) Ferrarlo. — li costume antico e moderno di tutti 
ì popoli. Europa. Voi. X. Diss. lY. 

(2) Historia iethlopica. Franchfurt 1681, 



ANT 



— 40 — 



ANT 



ritiene per il gran Negus soyrano dell* Abis- 
Binia, altri per un re dell* India, della Tar- 
tarla o del Catai, che professava le dottrine 
di Nestorio; altri ancora per il Dalai-lama 
del Tibet, il Gran Pontefice dei Mongoli e 
dei Calmucchi (1). Ognun vede che dietro 
tali incertezze è difficile il poter stabilire con 
sicurezza 1* esistenza d* un ordine che dicesi 
da quel re istituito. Cionullostaute crediamo 
dover nostro il riferirne qualche particolare 
per r intelligenza del lettore e per il tema 
stesso dell* opera. 

L'ordiue dei cavalieri di S. Antonio dicesi 
fondato nell* anno dell* era cristiana 1370 
(altri dicono 370!) da un tal Prete Janni o 
Giovanni di Santo, imperatore d' Abissinia 
€ che vanta la Nobile discendenza dalla li- 
nea di David, e sotto al suo Impero conserva 
settantadue Regi tributarij, che gli corriapon. 
dono, ogni due anni, dae millioni, e d*avan- 
taggio; come pure ha tributario il Turco pel 
rivo del Nilo, che passa per la Palestina di 
grossa somma di danaro (2) ». Lo scopo di 
questa fondazione pare fosse la difesa della 
religion cristiana contro gì' infedeli, e i ca- 
valieri vestivano di nero con una croce gi- 
gliata d* azzurro sul petto, mentre i religiosi 
deirordine portavano la croce di S. Antonio 
o tau dello stesso colore. Filippo VII, figlio 
del precedente Imperatore, avrebbe ampliato 
e munito di grandi privilegi il nuovo ordine, 
e ordinato che la suddetta croce fosse orlata 
di sottilissimo filetto d* oro. Per un decreto 
dello stesso ogni padre che avea tre figliuoli 
dovea consegnare il secondo alla religione di 
S. Antonio, e questo decreto era cosi rigo- 
roso, a quanto ne dicono gli scrittori che ne 
trattano in buona fede, che gli stessi figli di 
re non n* erano esenti. Invece i medici e gli 
abitanti dell' isola (3) Meroe non poteano en- 
trarvi, ma erano vassalli del Grande Abate. 

Questi era il capo e gran maestro deiror- 
dine e veniva assistito da un consiglio di 72 
abati inferiori e 12 cavalieri. Egli godeva 
la sua dignità a vita e si succedevano alter- 
nativamente Grandi Abati monaci e Grandi 
Abati militari (4). Una gran croce azzurra 
di forma particolare distingueva il capo del- 
l'ordine, che avea sua corte particolare com- 
posta di commendatori, di serventi e d' ab- 
biati, e possedeva due milioni di rendita, e 
più ancora compresi i minerali di Meroe e i 
tributi pagati dagli Ebrei e Morì che passavano 
dairAfrica alla Mecca (5). In tempo di guerra 

fi) Fava. —Dizionario Universale Storico-mìtologico- 
geografico. 

(t) Giustiniano. — Historie crooologìche della vera 
origine di tatti gli ordini equestri e religioni cavalle- 
resclie. Gap. IV, pag. 70. 

(3) La regione di Meroe nella Nobia era dagli 
antichi chiamata isola, perchò credevano che ì due 
fiumi Nilo ed Astaboras» che la fiancheggiano, si riu- 
nissero al Sud. 

(4) P. Urrieta. — Istoria dell'Etiopia. Lib. I.cap. 6. 
pag. 705. 

(5) Giustiniano. Op, Cit, 7i, 7Q. 



innalzavano uno stendardo nero su cui da 
una parte era ricamata la croce dell'ordine 
e dair altra uno scudo caricato d* un leone 
rampante e tenente un crocifisso, colla leg- 
genda intorno: Vicit leo de tfibu Juda. 

Dopo simili fandonie riuscirà anche più stra- 
no il sentire che sin nel secolo scorso non 
eravi in Abissinia alcun sacerdote che non 
si dicesse religioso e cavaliere di S. Antonio, 
che non portasse sempre con sé un tau di 
ferro in mano, che non vestisse di pelle o 
di cotone giallo e che infine non si coprisse 
il capo con una callotta gialla o violetta, se- 
condo r istituto che professava: altri appar- 
tenendo airistituto dell* Abbate Tedo Haima- 
not, altri a quello dell* Abbate Eustasio (1). 
Quel che più ci sorprende si è che molti 
scrittori abbiano spesso confuso questo sup- 
posto ordine con quello rispettabilissimo di 
jS. Antonio di Vienna, V-q-n. 

s. ANTONIO (Ordine di Sanf) d*|Hainault. 

— Ordine cavalleresco militare istituito verso 
il 1382 da Alberto di Baviera, conte d*Olanda, 
di Zelanda e d* Hainault in questo paese, in 
occasione d'una epidemìa detta Fuoco di San- 
t* Antonio, che straziava i suoi stati. I due 
autori degli Annali d* Hainault pretendono 
che sia una continuazione deirordine appro- 
vato dal Pontefice Bonifacio Vili nel Viennese 
con una sua bolla; e ciò non manca di verosi- 
miglianza. I cavalieri appartenevano tutti alla 
nobiltà e si proponevano di difeni^ere la reli- 
gione cattolica; e v* ha chi disse essersi di- 
stinti in ispedizioni contro gli Infedeli in 
Prussia ed in Africa. Tenevano le loro as- 
semblee nella cappella di S. Antonio ad Ha- 
vré presso Mons, ove nel 1415 furono posti 
alcuni religiosi per assistere gì' infermi e i 
pellegrini La collana dolPordine era in fo'^- 
ma d* una corda da romito dalla quale pen- 
deva un bordone con un campanello. Questa 
cavalleria ebbe cortissima durata. 

3. ANTONIO (Ordine di Sani*) di Vienne. 

— Una istituzione analoga all'ordine di San- 
t* Antonio d' Hainault è quella di S. Antonio 
di Vienne nel DeLfìnato. Un tal Gastone e 
Gherardo suo figlio essendosi votati per il 
sollievo dei malati afflitti dal fuoco di S. An- 
tonio, stabilirono, non si sa precisamente Tan- 
no, ma probabilmente verso il 1005, un'ordine 
nel Delfinato sotto 1* invocazione di Sant'An- 
tonio (2). Nel 1121 fu fabbricato un oratorio 
nel luogo chiamato Saint-Desir de la Motte 
presso Vienne con priorato convertito in ba- 
dìa da papa Bonifacio Vili con bolla dell'an- 
no 1297 o, secondo gli annalisti d'Hainault, 
1298. I cavalieri appartenevano alla regola 
di S. Agostino e facevano voto di servire 
gl'infermi. Loro distintivo era un tau o croce 
di S. Antonio d* azzurro sopra una tonaca di 
color bigio scuro. 

(i) Dizionario storico portatile degli ordini religiosi 
e militari. Pag. 123. 

{%) Baronio. ~ Annali ecclesiastici. 



AOL 



— 41 — 



APP 



A OLTRANZA. — V. Oltranjga. 

* A ONDE. — V. Ondato. 

* A ONDE ACUTE. — V. Increspato, 

* A ONDE GROSSE. — V. Ondato inne- 
stato, 

APE. — Geroglifico deirindustria, dell'ar- 
tifizio, della fatica virtuosa, della regolarità, 
dell' eloquenza e dell* adulazione, a cagione 
della dolcezza del suo miele e della trafittura 
del suo pungiglione. G emblema della potenza 
d'amore, per la bellissima invenzione d*Ana- 
Creonte nell* Ode che comincia: 

Questlnsetto si rappresenta ordinariamen- 
te montante, colle ali mezze aperte, spesso 
screjsiatOf volante, al naturale, ecc. Il suo 
smalto più comune è l'oro. 

Qualche araldista (1) volle che la primi- 
tiva insegna dei Francesi fosse Tape, appog- 
giandosi alla scoperta dei giojelli trovati a 
Tournai nel 1653 nella tomba di Childerico I, 
e la cui forma ha molta analogia con quella 
deirape. Ma Tristan de Saint-Amand (2), Ri- 
band de Rochefoi-t (3), il P. Daniel (4), Mont- 
faucon (5), Sainte-Marthe (6) e molti altri 
distinti scrittori francesi hanno dimostrato 
felicemente che V ape non è mai stata inse- 
gna dei re di Francia, e che i giojelli della 
tomba suddetta non rassomigliano né a gi- 
gli, né ad api, e non sono né gli uni, né le 
altre. V. Giglio, Tuttociò però non ha impe- 
dito che Napoleone I non adottasse le api 
come tipo del giglio francese, e non ne se- 
mi na^<« e il purpureo suo manto, concedendole 
inoltre alle principali città del suo impero, 
che le collocavano nel capo di rosso. 

Baiterini (Roma), — D'azzurro, a tre api montanti 
d' oro. 

Piacenza {'città sotto Napoleone^. — Di rosso, alla 
lupa passante d* argento, sormontata da due quadrati 
dello stesso; al capo delle oiltà di 1.^ ordine delVIm- 
P^To napoleonico, che è cucilo di rosso, caricato di tre 
api disposte io fascia, montanti d' oro. 

aF" APE (Ordine dell'). — Sedicente or- 
dine di cavalleria fondato dalla principessa 
Lnisa Benedettina di Borbone, duchessa del 
Maine nel 1703, che non ebbe mai una seria 
esistenza e non lasciò di sé che traccie in- 
certe e prive di ogni importanza. 

APERTO [fr. Ouvert; ing. Open; ted. 0/*- 
fen; sp. Abierto]. — Attributo: 

].^ Belle torri, castelli, case, templi od 
altre fabbriche colla porta di smalto diverso. 
Noi però crediamo che si debba blasonare a- 
petto solo nel caso che sia dello stesso smalto 
del campo, ed ove fosse d' altra tintura si 
debba dir chiuso. Essendo poi dello stesso 

(1) Chlffiet — Annastesis Chllderici, 1655, col. 11 -- 
Laareau — Ab. Duboa — Ètabliasement dea Franca dans 
les Gaules, I, p. 608. 

(3) Traité du Lis. 1656. 

(3J Dissert. sor le tombeau de Chlldério. 

(4) Histoire de Franco, li, p. 127. 
f5] Monarcfa. fraog., I, p. 12. 

(6} Traité des Armoiries de France, p. 15. 



smalto deir edificio, non si nominerà afi'atto. 

Tour» fciità della Francia). — Di aero, a tre torri 
d* argento, murate, aperte e fìneatrate del campo. 

2.^ Delle melegranate che hanno un'aper* 
tura di color per io pid rosso. 

Maire (Normandia). — D' azzurro, a tre granato 
d* oro, aperte di rosso. 

3.° Dei compassi colle punte poste in ca* 
priolo. 

Ginnasi (Imola). — D* oro, al destrocherio di car« 
nagione vestito di rosso, tenente un compasso aperto 
ai naturale, le punte volte ali* insù; al capo di Fran- 
cia, soatenuto da una burella di rosso. 

4.0 Degli elmi senza affibbiature e colla 
visiera alzata, come sono quelli dei principi 
e dei sovrani. 

« APERTO IN FERRO DI MULINO. ^ Y. 
Mulinato. 

APERTURA D'ARMI. — Combattimento d'o- 
nore fra due cavalieri, non molto dissimile 
dal passo d* armi, che era in gran voga in 
Italia, e più ancora in Francia. Non vi erano 
ammessi che i nobili, che aveano ricevutala 
cavalleria e vi assistevano le dame ed i si- 
gnori più cospicui del luogo. Froissart (1) de- 
scrive un'apertura d'armi combattuta a Bor- 
deaux davanti a Messer Giovanni di Harpe- 
dane, dal signore di Larochefoucault e da 
Messer Guglielmo di Montferrant inglese, in 
cui corsero tre lancio a cavallo e ferirono 
tre colpi di spada, tre di stocco e tre di maz- 
za. In essa La Rochefoucault aveva un se- 
guito di duecento cavalieri, ed altrettanti e 
più il suo avversario. 

* A PIOMBO. — V. Perpendicolare, 

APOGRISARIO [lat. Apocrisarius]. — Gran- 
de ufficiale della corte dei re Carolingi, che 
col titolo di cappellanus et custos palata so- 
praiDtendeva non solo a tutti i chierici della 
corte, ma riferiva altresì al re tutti gli affari 
ecclesiastici. A lui successe il Grande ele- 
mosiniere, L'apocrisario faceva anche antica- 
mente le^ veci di cancelliere e guardasigilli. 
V. Cancelliere, 

AP0SFRA6ISBIA. — Arma incisa in un a- 
nello. Questi aDelli erano detti sigillar idi o 
tignatorii, e servivano a sigillare le carte 
contenenti affari particolari, prima dell' in- 
venzione dei sigilli e dei contrasigilli, avve- 
nuta tra il X e il XII sec. Dopo quest'epoca 
il sigillo fatto coir anello divenne più raro, 
ma fu nullostante usato, specialmente in Ger- 
mania, ove ogni nobile portava nell' indice 
della mano sinistra un anello su cui erano 
incise le proprie insegne gentilizie. 

APOSTOLICO.- Titolo dell'Imperator d'Au- 
stria, considerato come difensore della Chie- 
sa. Le sigle S. M. I. R. A. significano Sua 
Maestà Imperiale Reale Apostolica, 

APPALMATA [fr. Appaumée}. — Attributo 
della mano rappresentata in atto di mostrar 
la palma. Vuoisi simbolo di liberalitii. 

(1) Gronique de Franco, d' Aogleterre, d'Ccosse et 
d' Espagae. Voi. Ili, cbap. 49. 



APP 



.^ 49 — 



AQU 



lìaly di Dunsdale fi ngh 11 terra). — Spaccato d' ar- 
gento e d' oro, al leone rampante spaccato di nero 
sul primo e di rosso sul secondo, accompagnato in capo 
da due mani destre appalmate di rosso. 

APPANNAGGIO [fr. Apanage; ing. Appa- 
nage; ted, Leibgedinge grosser Herren; sp. 
Apanage]. — Vocabolo derivato dal latino 
barbaro apanagiutn indicante un assegna- 
mento annuo che si dava ai secondogeniti 
invece di una parte della signorìa che rima- 
neva indivisa presso il primogenito. Sotto i 
Merovingi e i Carolingi, i figli di un re de- 
funto si dividevano a porzioni eguali il do- 
minio dello stato; ma dai Capeti fu ricono- 
sciuta la sconvenienza di quest'uso e si sta- 
bilì che la corona restasse al primogenito 
senz* altri smembramenti, e che ai cadetti si 
darebbero alcune terre a titolo di fendo pel 
loro mantenimento. Le prerogative però di 
questi appannaggisti erano immense e si con- 
sideravano poco meno che sovrani. Perciò 
verso la fine del sec. XIII i loro diritti fu- 
rono ristretti e si decise che in mancanza di 
discendenti maschi gli appannaggi tornassero 
alla corona; in che anno precisamente ciò ac- 
cadesse e quale occasione ne fosse la causa 
non è facile il determinare, tantopiù che 
quanti ne scrissero, tutti dissentirono forte- 
mente neir opinione (1). A noi basta il far 
osservare con Hallam che Tuso degli appan- 
naggi, creando nei principi del sangue reale 
una nuova classe di potenti feudatari, era 
svantaggioso al sovrano potere e general- 
mente anche al popolo. Ciò fu compreso dalla 
fina politica di Richelieu, che ben sapeva 
sulle ceneri del feudalismo consolidarsi il 
trono di Francia; ond' è che sotto il suo go- 
verno i diritti d* appannaggio erano ridotti 
quasi a nulla. Da ultimo per una legge del 
^ novembre 1790 fu stabilito che per T av- 
venire non si darebbero più appannaggi, ma 
che i principi cadetti della famiglia reale sa- 
rebbero educati e mantenuti colla lista civile 
sino al loro matrimonio o sino ai Nentidue 
anni, età in cui riceverebbero un assegna- 
mento di rendite à''appannaggio stabilito dalla 
legge. 

APPANNAGGIO (Arme di). — Queste>rme 
appartengono ai principi cadetti di sangue 
sovrano, che prendono lo scudo di famiglia 
brisato da un segno particolare all'appannag- 
gio a loro spettante. Le arme d'Orléans, An- 
jou. Bourbon, Artois, Alengon, Berry, Aosta, 
Cumberland, Cambridge, ecc. sono arme d'ap- 
pannaggio. 

APPANNA6GISTA [fr. Apanagiste], — Pos- 
sessore d' un appannaggio. V-q-n. 

APPENDICL — V. Estremità. 

APPOGGIATO [fr. Appuyé; sp. Apoyado; 
ted. Gestul2\ — Attributo di uomo o ani- 
male che appoggi la mano la zampa ad 
albero, colonna, torre od altra figura. 



(1) Pothier— TrpilédosFlefs - 
dePrance. an 1283. — Pasquier — 
pap. 18. Lib. Vili. cap. SO. 



- Hcnault — Hìstolrc 
HecUercho$. Lib. I!, 



Yaldina fSicllia). — D'azzurro, al guerriero armato 
d' argento, impugnante nella destra uno scettro dello 
stesso, la sinistra appoggiata all'elsa della spada. 

Calcagnini (Ravenna). — Di rosso, al leone passante 
d'oro, la zampa anteriore sinistra appoggiata a una 
palla dello stesso. 

* APPOLLAJATO. — V. Perticato. 
APPUNTATO [fr. Appointé]. — Attributo 

delle figure che si toccano colle punte, come 
due caprioli appuntati in cuore, due spade 
appuntate in pila, tre spighe appuntate in 
pergola, due freccio appuntate in capriolo. 

Trauner (Germania). — Inquartato: nel i.^ o 4.® di 
rosso, al becco saltante d'argento; nel %^ e 3.^ d*ar« 
gento, a due caprioli appuntati d' azzurro. 

♦ A QUARTIERI. — V. Inquartato, 
AQUILA [fr. Aigle^ in blasone di genere 

femminile]. — Re degli uccelli, compagno di 
Giove, custode della folgore, insegna temuta 
un tempo per tutto il mondo, nulla potea con- 
tendere air aquila il primato sulle figure del 
blasone. Era anticamente, come tuttora, il 
simbolo della maestà e della vittoria, della 
forza e del potere sovrano, sia monarchico, 
sia popolare, condotta nelle battaglie da Ma- 
rio ed auspice delle campagne dei Cesari. 
Dopo aver figurato sugli stendardi di Ciro di- 
venne r insegna dei Lacedemini, degli Epi- 
roti e dell'Egitto sotto i Tolomei. Si narra 
che a Romolo, mentre gettava le fondamenta 
della sua città, essendo apparsa un'aquila, i 
Romani la presero tra le loro insegne; più 
particolarmente poi quando gli Etruschi fe- 
cero ad essi omaggio d'uno scettro sormontato 
d' un' aquila d'avorio quale simbolo della so- 
vranità cui si assoggettavano. L' aquila di- 
Tenne la vera e principale insegna di Roma, 
allorché Mario abolì tutte le altre per non 
conservare che questa, e lo fu definitivamente 
sotto gì' Imperatori. 

Nel Medio Evo l'aquila fu particolare em- 
blema della dignità imperiale; e i re di Ger- 
mania rivestiti di questa la portarono succes- 
sivamente sulle loro bandiere e sui loro scu- 
di. Ma allorchd essi, cercando un appoggio 
nei piccoli feudatari e proprietari di terre 
allodiali contro i grandi vassalli, comincia- 
rono a tributar loro concessioni di titoli [e 
di privilegi, l'aquila passò dallo scudo im- 
periale ai gentilizii, conservandosi però per 
qualche tempo nera sul campo d' oro. L* am- 
bizione dei nobili e le vicende delle fazioni 
guelfa e ghibellina ampliarono l'uso di quella 
nobile figura, cangiandone gli smalti e la po- 
sizione a seconda del partito delle proprie 
passioni, sicché presto fùr viste aquile d' o- 
gni colore e d' ogni foggia figurare ne' tor- 
neamenti e nelle battaglie. E peggio fu al- 
lorché avendo gl'imperatori adottata l'aquila 
bicipite, ed alcune illustri famiglie essendo 
riuscite ad ottenerne il privilegio, la prima 
si moltiplicò grandemente, cessando però d'e.s- 
sero considerata qual concessione imperiale. 
E ben vero che molti conservarono T aquila 
semplice quale V aveano ottenuta dall* impo- 



AQtf 



— 43 — 



AQU 



ratore, ma questi furono pochi e proaente- 
menta si considera come imperiale la sola 
aquila bicipite di nero in campo d* oro. 

Delle altre che coi diversi colori presero 
sJgDÌfìcazioni diverse, cercheremo di dichia- 
rar qui r interpretazione simbolica, qnale ce 
la diedero il Ginanni e la maggior parte de- 
gli araldisti italiani e stranieri . L* aquila 
d'oro in campo rosso servi a denotare un 
capitano abile e valoroso; T aquila rossa in 
campo d*oro generosità di pensiero drizzata 
all'amore del vero, al rispetto della ,virtù e 
al culto del valore. D'argento in campo d'az- 
zurro rappresenta nobile e candido animo, 
che trionfando perdona, e trae a sé i cuori 
eolla cortesia e colla clemenza; d' azzurro 
soir argento pensieri sublimi di virtù e d'e- 
quità. K aquila d' oro in campo d' azzurro è 
emblema della fama conseguita per la virtù, 
e d* azzurro in campo d'oro dimostra giusti- 
zia di prìncipe savio e accorto, intento alla 
conservazione dei suoi dominii. Se 1' aquila 
ò d'argento sul fondo rosso essa è simbolo di 
libertà e d* indipendenza; se al contrario è 
rossa in argento lo è della prodezza accom- 
pagnata dalla pietà. Quando è d'oro in campo 
Terde, o verde in campo d'oro vale speranza 
cristiana. Esempio rarissimo è l'aquila d'oro 
sul nero, la qnale egualmente che quella di 
nero in campo d* oro è geroglifico di valore 
è d' intrepidezza. D'argento sui verde, o vi- 
ceversa indica costanza, ma tal figura è poco 
usata. Al contrario usitatissima e l'aquila nera 
in campo argenteo, aimbolo di principe pru- 
dente e saggio che pone a prova la fede dei 
suoi ministri. L' aquila d' argento in campo 
nero, molto in voga ne* torneamenti del Me- 
dio Evo, ma ora quasi obliata, si traduceva 
desiderio di fama unito a un sentimento di 
mestizia, ed anche noncuranza de' pericoli 
dell'armi cagionata da un abbandono in a- 
more. Le aquile di metallo sopra metallo, o 
di colore sopra colore indicano un' eroica 
intrapresa, un fatto memorando, seppure l'ar- 
ma che n' è fregiata non è irregolare o fal- 
sa. Quelle di porpora o di qualsiasi smalto 
sopra la porpora, rarissime, denotano pruden- 
za; quelle poste al naturale desiderio di li- 
bertà, e finalmente quello d'armellino, di vajo 
e d'altre pezze blasoniche furono puramente 
dettate dal capriccio e inventate a caso, per 
cui non sono che un semplice distintivo di 
schiatta e non hanno significato simbolico. E 
d' uopo però mettere in guardia lo studioso 
dair accettare ciecamente questa simbolica; 
per quanto i colori possano avere una rela- 
zione coi sentimenti che si fanno rappresen- 
tare, non sempre a questo solo scopo furono 
posti nel blasone, e V araldista potrebbe in- 
correre in errori ben gravi, ove per inter- 
pretare lo smalto d'un'aquila o d'altra figura 
in un' arma, si fidasse semplicemente all' i- 
deografia che ne hanno dato gli scrittori d'a- 
raldica. Sa questo proposito vedasi alla voce 
Simbolica ciò che noi ne pensiamo. 



Attoaud (Contado Venessino). — Di rosso, all'afinlla 
dal volo abbassato d* oro, coronata dello atesso, mem^ 
brata e imbeccata d' azzurro. 

Martinmgo (Brescia). — D* oro, all' aquila apiegata 
di roffo, coronata del campo. 

Esit ("Casa ducale d'). — D* azzurro, all'aquila apio- 
gate A' argento, membrata, imbeccata e coronata d'oro. 

Martrain ^Alveroia) — U azzurro, air aquila apio* 

gata d' oro. 

Contadea fLinguadoca). — D'oro, all' aquila bicipite 

spiegata à' azzurro, imbeccata e armata di rosso. 

RP dì Polonia — Di rosso, all'aquila spiegata d'ar- 
gento, imbeccata, membrata, armata e coronata d* oro, 
caricata sul petto d'una banda dello stesso. 

Gerace (Città della Calabria^ — {^'argento, all'aquila 
apiegata di ros«o, coronata d' oro, gli artigli posati su 
due corna dello stesso. 

Preudhomme Mr'olsl — Di verdi, all'aquila d'oro, 
imbeccata e membrata di rosso. 

Payen (Artois). — D' oro, all' aquila spiegata di 
nerde,\mbecciiB e membrata di rosso, caricata sul petto 
di tre bande di vajo 

Valori CFIrcnzej. — Di nero, all'aquila dal volo ab- 
bassato (l'oro, caricata da 20 crescenti de' campo e 
da una crocetta potenziala di rosso nel cuore. 

Avogadro fLodij. — D'oro, all'aquila spiegata di nero. 

Le Gentil fNivernese;. — Di verde, all'aquila aplo- 
gata d'argento, imbeccata e coronata di rosso, afferrante 
nell'artiglio destro una spada ondeggiante dello stesso. 

Svevia fCasa reale dij, — D^argento, all'aquila apie^ 
gala e coronata di nero. 

Angonart (Artois). — Di nero, all'aquila à* argento. 

Duroni fLinguadoca). — D* oro^ alla banda d' as- 
zurro, caricata da tre stelle del campo, accompagnata 
da un' aquila bicipite spiegata d* argento in capo e da 
un cervo slanciato di nero in punta. 

Clari (Linguadocaj. — D' azzurro, all' aquila spie- 
gata di nero. 

Du Yerrier CPoit^uj. — D'argento, all' aquila spie- 
gata di vajo. 

L' aquila variò di significato col variare 
dei tempi e degli avvenimenti; e primiera- 
mente fu segno di imperiai concessione, poi 
indicò il partito antipapale nella guerra del- 
le Investiture, dei Ghibellini nelle strazian- 
ti fazioni d'Italia, e degli Imperiali sotto Car- 
lo V. Col volo abbassato, la testa rivoltata 
di rosso ed afi'orrante un drago di verde fu 
emblema politico dei Guelfi per concessione 
di Clemente IV. Fra i Normanni e loro di- 
scendenti era comunissima V aquila scacca- 
ta. Sul declinare del secolo XIII fu 1' aquila 
sveva l'impresa nazionale italiana in opposi- 
zione ai gigli di Carlo d' Angiò che rappre- 
sentavano il partito straniero. Finalmente es- 
sa fu l'arma dell'impero napoleonico, ben di- 
versa da quella dell'impero germanico e del- 
l'impero russo. 

Ond' è che ne'diversi stati e nazioni 1' a- 
quila è usata con diverso intendimento poli- 
tico. Gli stemmi tedeschi e italiani la porta- 
no por omaggio al Sacro Impero; i Francesi 
prima per esprimere virtù di grandezza, splen- 
dore, ecc., poi per concessione di Bonapar- 
te; gli Spagnuoli per l'austriaca dominazione, 



AQU 



>- 44 — 



AQU 



gli Americani qual simbolo di libertà, i Rus- 
si come sedicenti saccessori dell'impero Bi- 
zantino. 

In generale però V aquila è emblema di 
nobiltà di natali, forza, potenza, grandezza 
d'animo, vittoria, valore, prudenza, strategia, 
gloria, monarchia o dignità ereditaria tra- 
sferita ad nn solo; e, segnatamente allorché 
è spiegata, desiderio sublime, elevatezza di 
pensieri, disprezzo di basse coso, ecc. L' a- 
quila dal volo abbassato, piegato o chiuso in- 
dica spesso prudenza o rassegnazione; spie- 
gante o sorante, slancio sublime, meditazio- 
ne di grande intrapresa; nascente, desiderio 
di gloria; volante, chiarezza di fama, a cui 
parrebbe alludere il verso di Dante: 

€ Che sovra ogWaltro conCaquila vola, > 

L'animo cauto che esamina il passato a nor- 
ma dell'avvenire non potea esser meglio sim- 
boleggiato dall'aquila col capo rivolto, ne il 
valore frenato dalla prudenza da quella con 
mezzo volo spiegato e mezzo abbassato. 

Abbiam veduto l'aquila nera del Sacro Ro- 
mano Impero mutare in diversi modi di smalti; 
esponiamo ora le principali tra le infinite 
varietà di forma e di posizione, a cui ella fu 
soggetta. E primieramente riguardo alla po- 
sizione v'è l'aquila spiegata o dal volo spie- 
gatOi dal volo abbassato, o chiuso^ o piegato, 
affrontata, nascente, sorante, volante, uscen^ 
te, col capo rivolto, con meszo volo spiegato 
e me 220 volo abbassato, ecc. Rispetto alle al- 
tre pezze che l'accompagnano può essere at- 
traversante, attraversata, sostenuta, sormon" 
tata, fiancheggiata, addestrala, sinistrata, po- 
sata, accantonata^ accompagnata, ecc. 

Furono create aquile accollate, burellate, 
caricate, colle ali legate a trifoglio, corona^ 
te, diademate, dismembrate, fasciate^ decapi-' 
tate, imbeccate, membrate, linguate, armate, 
inquartate, losangate , mostruose, partite, 
' spaccate, scoccate, trinciate, scettrate, aff'er- 
ranti, collarinate, bicipiti, difffamate, illumi- 
nate, riguardanti, ecc. 

Vienna (Borgogna). — Di rosso, ali* aquila apiegata 
d'oro, armata d'azzurro. 

La Mothe (Guyenna). — Di rosso, all'aquila dal vo- 
lo abbaaaato d' argento, coronala dello stesso, riguar- 
dante un sole d' oro movente dall' angolo destro del 
capo. 

Agolanti (Firenze). — Di rosso, air aquila dal volo 
piegato d* oro, caricata nel cuore d' uno scudetto ro- 
tondo d' argento sopraccaricalo d* nua croce piena di 
rosso. 

Gonzaga (Mantovaj. ^ D'argonto, alla croce paten- 
te di rosso, accantonata da quattro aquile affrontate 
di nero; sul lutto Inquartato d i Doemia e di Gonzaga. 
Savona (città della Liguria). — Di rosso, al palo 
d'argento; al capo d'oro caricato d' un' aquila nascente 
di nero, coronata d* oro. 

Gautiot fFranca Contea). — D'azzurro, all'aquila «o- 
rante d'argento, coronala d'oro. 

Coulom ^Guascogna) . — D'azzurro, all'aquila d* ar- 



gento, imbeccata e memorata dì rosso, volante verso il 
fianco destro dello scudo. 

Ginevra (città e cantone della Svizzera) — Partilo 
d'oro, all'aquila coronata di nero, vacente dalla parti- 
zione, e di rosso, alla chiave d'oro in palo 

Siracusa (città della Sicilia) — D'azzurro, all'aquila 
d'oro, con mezzo volo destro spiegato e mezzo volo si- 
nistro abbassatOf afferrante un fulmine di rosso, cari- 
cata nel cuore da una torre merlata e banderuolata di 
tre pezzi dello stesso. 

Jousserant (Poltou). — Spaccato di rosso, e d* az- 
zurro, all'aquila dal volo alAtassaio d'argento, memora- 
ta e abbassata d'oro, attraversante 8\il tutto. 

Montivilliers, città di Normandia. — Di rosso, al- 
l'aquila d'oro, sostenuta da un coccodrillo d'argento. 

Hue de Coligny (Normandia;. — D'azzurro all'aquila 
d'argento, imbeccata -e armata d' oro, sormontata da 
due stelle d'argento. 

Loos, (Città di Fiandra).— D'oro, all'aquila bicipite 
di nero, addestrata in punta d'una chiave dello stesso, 
r ingegno abbasso, e sormontata d' un leone di nero, 
chiuso in una armilla dello stesso. 

La Rochenegli (Linguadoca). — D'argento, all'aquila 
spiegata di nero, posta sopra uno scoglio dello «tesso. 
Ls Jay (Isola di Francia). — D' azzurro, all' aquila 
d'oro, acoantonaia da quattro aquilotti dello stesso. 

Pellord (Berryj. — Di rosso, all'aquila bicipite d'o- 
ro accompagnata da quattro croci ricrociate e pieficoate 
dello stesso, due in capo e due in punta. 

Alidossi (Imola). — Blasonato alla voce accollato. 
Francoforte sul Meno, (Cittadella Germania) — Di 
rosso, all' aquila spiegata d' argento, coronata e colla 
ali legata a trifoglio d'oro. 

Sacro Romano Impero, ^ D'oro, all'aquila bicipite 
spiegata di nero, imbeccata^ memorata, armata, e dia- 
demata d'oro, linguattì di rosso, sormontcUa dalla ooro- 
na imperiale d'oro (1). 

Comini (Venezia). — Di rosso, all' aquila spiagata, 
inquartata d'oro e di nero. 

Frisia Occidentale (Principato di). — Di nero, all'a- 
quila d' oro, mostruosa di carnagione, coronata d' oro, 
sormontata di due stelle di sei raggi dello stesso. 

Polentoni o Da Polenta (Ravenna). — Spaccato d'az- 
zurro e d' oro, air aquila dal volo abbassato, spaccata 
d'argento noi primo e di rosso nel secondo. — Alias: 
Spaccata d'oro e di rosso, all'aquila dal volo abbassa- 
to deWuno all'altro, — Alias: Partito d'argento e di 
rosso, all'aquila dal volo abbassato partila del f uno al- 
l'altro. 

Con// (Roma). — Di rosso, all'aquila dal volo ab* 
bassato, scaccata d'oro e di nero, coronata d'oro. 

Cecoani (Napoli). — Trinciato di nero e d'argento, 
all'aquila spiegata, trinciata dalVuno nell'altro. 

Nomis (Toscana). — D'oro, all'aquila spiegata di 
nero, oollarinata d'un nastro d'azzurro, caricato da tro 
stelle del campo. 

Ganay (Borgogna). — D' oro, all' aquila diffamata 
di nero. 

Meyarie (Delfìnato). — D'argento, all'aquila di ne- 
ro, illuminata, imbeccata, e membrata di rosso. 

Bastard (Berry). — Partito d'oro, all'aquila dell'Im- 



(1) Quest'arma ha subito diverse modificazionf, che 
Don ò qui il luo^o d'accennare. 



ÀQU 



-45 — 



AQU 



ptro, uscente dalla partizione, e d' azzarro al giglio 
d'oro, Tiscente nella stessa guisa. 

Nolltnt (Normandia). -^ Di yerde, al capo cucito 
di rosso, all'aquila d*argeDto a//raoer<an(0 sul tutto. 

Grutehut (Sciampagna). — D'argento, air aquila eoi 
capo riffolto di rosso, imbteeata e membraia d'azzurro, 
caricala nel cuore d' uno scudetto d* argento alla fa- 
scia d'azzorro 

Saint-Failon (Guyenna). — D'azzurro, all'aquila 9pi$' 
gala d'argento, temnti col becco una campanella dello 
stesso. 

Baretge (Guyenna). — D'azzurro, all'aquila al natu- 
Tiilt, coronata d'oro, caricata in cuore d' un sole del- 
io stesso, e accoMtaia da due leoni alTrontati egual- 
mente d'oro. 

Bardon de Segonsac (Périgord). — D'oro, all'aquila 
di profilo di nero, imbeccata e armata di rosso, a/fer^ 
rtnte nn pesce del secondo, aiettato di rosso e posto 
io fascia, e addestrata in capo d* una crocetta di ros- 
so ; Dna riviera d* azzurro movente dal basso dello 
scudo. 

Beaucé (Bretagna). — D'argento all'aquila, spiegata 
di Doro, imboccata e memorata di rosso, attraversata 
da un bastone d'oro. 

Beaumont'Bressuire (Poitou). — DI rosso, all'aquila 
d'oro, chiusa in una cinta di 9 ferri di lancia d'argento. 
Il dominio imperiale sulla SveTÌa, Sasso- 
niSf Franconia, Lorena, Alsazia, Borgogna, 
Taringia, Westphalia, Boemia, Austria e sul- 
la maggior parte dell'Italia ha reso in que- 
sti paesi r uso deir aquila frequentissimo, e 
siDgoIarmente delia bicipite. Nel capo, nei 
quarti, sugli scudetti, nei cimieri, dietro gli 
scadi deirarme italiane Taquila nera in cam- 
po d' oro s' incontra ad ogni momento negli 
armolari, e le arme che portano aquile sono 
nella proporzione di 70 su 100. Queste aqui- 
le, in ispecial modo in 
Germania, sono molto al- 
terate dalla loro forma 
naturale ed appajono co- 
me figure ornamentali con 
corpo allungato, ali ango- 
lose e munite di penne 
rade e discoste fra loro, 
artigli e becco uncinati, 
coda a rabeschi e foglia- 
mi, e in generale spor- 
genze e fiocchi da ogni 
parte (V. figura 9). Non 
molto comuni sono le aquile in Francia, ma 
si trovano più frequenti nella Fiandra, Ar- 
tois, Picardia, Hainau, Sciampagna, come re- 
gioni più soggette alle tedesche dominazioni. 
Il tipo deiraquila francese e più dolce e più 
naturale, e forma un passaggio tra V aquila 
tedesca e Taquila napoleonica che è decisa- 
mente effigiata come la si trova in natura. La 
Spagna ha parecchia reminiscenze della do- 
mioazione austrìaca, e più ne avrebbe se la 
dinastia borbonica non T avesse fatta oblia- 
re. Il Portogallo e Tlnghiterra offrono pochi 
esempi d'aquile sulle arme; rarissimi la Sve- 
zia e Norvegia. 




Pig. 9. 



Accennammo già perchè i Russi ne fac- 
ciano pompa, al contrario dei Polacchi che la 
ritengono come emblema nazionale. L'Unghe- 
ria e paesi limitrofi portano spesso V aquila 
(ch*è r austriaca), non tanto però quanto i 
Prussiani che usano dell'aquila di Prussia e 
dì quella di Brandeburgo (l). 

Concludiamo col dire che T ambizione del- 
l'aquila ha fatto sì che chi non potè farla fi- 
gurare nel proprio scudo, volle almeno fre- 
giarne il cimiero, di modo che il numero 
delle aquile poste nelle arme è infinito. 

A volte si vedono sullo scudo le sole te- 
ste i soli artigli dell' aquila, o strappati, 
recisi^ o sanguinosi. 

Nadal (Provenza). — D'oro, a due teste cT aquila 
coronate di nero, accompagneUe d' un cuore di rosso, 
sostenente una croce dello stesso. 

Mondière ^Normandia). — D'azzurro, a tre teste d^a- 
quila strappate d'oro, quelle del capo affrontate. 

Bectoz (DelQnato). »- D'azzurro, al capo d'argento 
caricato di tre teste d^aquila di nero, linguale di rosso. 

Foniaine (Normandia). — Di rosso, a tre zampe 
d^aquila d'oro; al capo di vajo. 

Sirres (Guyenna). — Inquartato; nel ^.^ e 4.^ d'az- 
zurro, a due artigli d^ aquila d* oro; nel %.^ e B.^ di 
rosso, alla colomba d' argento portante nel becco un 
ramnscello d'olivo d'oro. 

AQUILA A DITE TESTE. — V. Aquila bi- 
cipite. 

AQUILA BIANCA (Ordine dell'). -- Alcuni 
ne fanno risalire T origine a Lech I gran prin- 
cipe di Poland (Polonia) nel secolo VI, il 
quale, a detta loro, Tinstituì allorché, facen- 
do scavare le fondamenta della città di Gne- 
sen, vi rinvenne un nido di bianchi aquilot- 
ti. Ma ciò non ci viene assicurato da alcun 
autorevole scrittore contemporaneo, o di po- 
co posteriore, nò di quest^ordine abbiam trac- 



(1) Qui cade in acconcio il descrivere la nuova a- 
quila prussiana che costituisco il principale attributo 
dell'Imperatore di Germania dal 1870 in qua. Essa ò 
di forma svelta ed elegante con collo alquanto lungo, 
testa proporzionata, becco adunco ed aperto, e lingua 
sporgente. Tanto il petto che la testa, il collo e le 
coscie sono ornati di folte ciocche di piume, che dan- 
no un'idea della criniera del leone araldico, e forma- 
no qua e là sporgenze ornamentali. Le ali interamente 
spiegate, con fusto angoloso, penne larghe alternato 
con pennini sottili, che sembrano I fili cornei dello 
penne stesse, terminano in due sporgenze a rabesco 
come nella coda. Questa consta d' un fusto da ornato 
da cui si dipartono fogliami e penne alterate a rabe- 
schi. Le zampe sono nude, sottili, ossose ed unghiate 
naturalmente. L'aquila imperiale porta nel petto Tar- 
ma di Prussia (d'argento colle ali spiegale di nero, al- 
lacciate a trifoglio d'oro, coronata dello stesso, tenen- 
te nella destra lo scettro, nella sinistra il mondo, e 
caricata nel cuore dalla cifra FR d'argentoj, ed è sor- 
montata dalla corona imperiale germanica, che consi- 
ste in un cerchio d'oro formato da quattro faccio gran- 
di e da quattro piccole alternate, auperiormente arro- 
tondate e fregiate di brillanti, di crocette patenti e di 
aquilette; quattro archi riccamente ornati muovono dal- 
le grandi faccio ed incontrandosi terminano in quattro 
foglie arrovesciate, su cui si sostiene il globo imperia- 
le d' azzurro, centrato e crociato d' oro. 11 tocco è di 
drappo d'oro, come pure le due larghe fascio che e- 
scono dalla corona e svolazzano intorno alla testa del- 
l'aquila. 



AQU 



— 46- 



AQU 



eia sino al scc. XIV, per cui colla plura- 
lità degli storici rigettiamo interamente que- 
sta favola e ci atteniamo a quanto di certo 
possi am porgere ai nostri lettori su questa 
istituzione. 

Nei 1325 si celebravano a Varsavia le 
nozze di Casimiro, figlio di Wladislao IV 
Lohietek, colla principessa Anna, figlia di 
Qedimino granduca di Lituania. Il re di Po- 
lonia in commemorazione di esse, dettò al- 
lora i primi statuti dell' ordine dell* Aquila 
bianca^ decorando i cavalieri d'una medaglia, 
su cui era effigiata l* aquila polacca, che si 
portava appesa al petto mediante un piccolo 
nastro azzurro. Dopo la morte del fondatore 
l'ordine toccò la sorte di tanti altri, cadde 
in dimenticanza, né fu rinnovellato che nel 
1705 da Augusto II re di Polonia ed elettore 
di Sassonia, per render memorabile la pace 
conchiusa col re di Svezia, e per rimunerare 
i principali signori, che più degli altri vi a- 
veano contribuito. Lo Czar Pieti*o il Grande 
e il principe ereditario di Moscovia vollero 
essere fra i decorati. Nel 1713 Augusto lo 
stabilì definitivamente ne* suoi stati, e diede 
la nuova insegna, che consisteva in una croce 
biforcata e pomata d' oro, smaltata di rosso, 
circondata d'un cerchio d^argento e caricata 
da una parte dell'aquila bianca (arma di Po- 
lonia) avente sul petto un' altra croce con- 
simile ornata dell' arma dell' elettorato di 
Sassonia, e dall' altro delle cifre A. R. (Au- 
gustus Rex) col motto: Pro fide, rege et le- 
ge ; il tutto sormontato da una piccola co- 
rona d'oro brillantata e pendente da un na- 
stro celeste. 

L* ordine acquistò considerevole impor- 
tanza durante il governo di Stanislao Ponia- 
towski, sotto il quale era stimato tra i primi 
d' Europa. Soppresso il regno di Polonia nel 
1795, r ordine fu nuovamente abbandonato, 
finche Niccolò I imperatore delle Russie non 
lo riunì nel 1831 agli ordini del suo stato, 
ponendolo di grado immediatamente inferiore 
a quello di S. Alessandro Newski. I cavalieri 
portano oggi per decorazione un' aquila bi- 
cipite smaltata e caricata della croce già de- 
scritta coir aquila bianca, pendente da una 
corona imperiale attaccata a un nastro d'az- 
zurro chiaro, e una piastra d' oro ad otto 
foglie con cerchio azzurro nel centro e croce 
bianca smaltata di rosso, sulla sinistra del 
petto. (1) 

AQUILA BICIPITE, [fr. Aigle à deux tites, 
éployée, au chef parti], — Figura chimerica 
rappresentante un' aquila a due teste, di cui 
r una guarda il fianco destro, e 1' altra il 
fianco sinistro dello scudo. SuU' origine del- 
l' aquila bicipite fu discusso assai da tutti 
gli araldisti ed eruditi italiani e stranieri. E 
primieramente il Cassaneo (2) sostiene averla 
scelta ad insegna Giulio Cesare dopo che 

(1) Maigne, Perrot, Génouillac e altri. 
fl) Catalogns Glorioe Mundi. 



un* aquila posatasi sul suo elmo uccise due 
corvi che la molestavano dalle due bande; 
aggiunge che quest' avventura è riferita da 
Svetonio nelle Vite dei Dodici Cesari, e che 
gì' Imperatori Romani ereditarono quest'em- 
blema come segno della loro dignità. 

Ma Svetonio (1) narra che questo fatto 
avvenne ad Ottaviano Augusto e non a Giu- 
lio Cesare, e che 1' aquila si posò sulla sua 
tenda, non già sul suo capo, e non parla di 
aquile bicipiti prese per insegne dagli Im- 
peratori Romani. Inoltre a confutare siffatta 
osservazione basta quel poco che ne scrisse 
il Manin (2), e che siam lieti di qui riporta- 
re. « Ma se ciò fu, come non occorre questo 
chimerico animale sulle medaglie e sui mo- 
numenti dei romani Augusti? > E infatti Carlo 
d' Aquino afferma non trovarsi l'aquila bici- 
pite in alcuna delle medaglie de' consoli e 
imperatori romani, né in altri monumenti an- 
tichi. « Giusto Lipsio » segue il preiodato 
autore < la osservò sullo scudo di un soldato 
della colonna Trajana. Ciò forse basta per 
appuntellare la riferita opinione? Come mai 
fra 1 tanti fatti su quella colonna scolpiti, 
r insegna imperiale non deve mostrarsi che 
in un solo luogo e sullo scudo d'un soldato? 
Non e forse più verosimile fosse quell'aquila 
bicipite simbolo di due legioni incorporate in 
una? ». E continua riportando l'opinione del- 
l' Epingo e d'altri che citano le oppresse le- 
gioni di L. Quintino Varo e le due aquile 
prese dai Germani ed insieme legate a per- 
petua ricordanza del loro trionfo (3). Ma la 
figura di cui si tratta non è costituita di due 
aquile accollate ed insieme congiunte, bensì 
d'una sola con due teste e colli moventi da 
uno stesso corpo. 

Meno inverosimili^ente si attribuisce l'in- 
venzione deiraquila doppia a Costantino, che 
r avrebbe assunta allorché nel 325 dell' era 
volgare trasferi la sede dell'imperio da Roma 
a Bisanzio, volendo mediante quel simbolo 
dimostrare che egli teneva sotto la stessa co- 
rona un impero che avea due capitali. Tale 
credenza passò in tradizione, e questa è ap* 
poggiata dall' Ariosto che nel suo Orlando 
Furioso rapporta le insegne di Leone Cazaro 
figlio dell' Imperatore Costantino IV Copro- 
nimo: 

* E per parer Leon le sopraveste 
Che dianzi ebbe Leon, s* ha messe in dosso; 
E r aquila de l*or con le due teste 
Porta dipinta nello scudo rosso. » 

Ma ciò che prova? Prova che nel sec. Vili 
tale era l' insegna che innalzavano gl'Impe- 
ratori d'Oriente, ma non che datasse da Co* 
stanti no I. Con pili criterio il Bellarmino fa 
discendere V origine dell'aquila bicìpite dalia 

(1) Vita Augusti. § XCVI. 

(2) Costume di tutte le nazioni e di tutti i popoli. 
Tom. il. pag, 579. 

(3) Tac ito. — Annales. Lib. I. § LXl. 



AQÙ 



-47 — 



AQU 



divisione deir impero fatta da Arcadìo ed 
Onorio figli del grande Teodosio, e il Tria- 
fiino canta: 

• li grande Impero eh* era un corpo solo 

AToa dne capi: un noli* aoUca Roma, 

E r altro nella naova. che dal volgo 

S' appella la città di Costantino; 

Onde r aquila d'oro In campo rosso, 

Indegna imperiai, poi si dipinse, 

E si dipinge con due teste ancora (1). » 

Questa opinione trovò caldiseimi partigia- 
ni, e il Ménéstrier pensa egualmente che 
l'aquila bicipite tragga la sua origine dalHm- 
pero d'Oriente. 1 due imperi diyisi eonserya- 
rono entrambi quell' emblema, e pare certo 
che Carlo Magno alla sua incoronazione im- 
periale (800) rabbia adottata come re di Ro- 
ma e pretendente al trono di Costantinopoli, 
come ce lo provano alcuni monumenti esi- 
stenti ad Aquisgrana. Anzi v* ha chi segna 
la nascita dell* aquila bicipite ali* epoca della 
traslazione della corona imperiale dai Romani 
ai Carolingi (2). 

Sappiamo che nel 1345 Lodovico il Ba va- 
ro, in occasione del suo matrimonio con Mar- 
gherita d'Olanda, adottò Taquila di cui par- 
liamo, forse per indicare l'accoppiamento delle 
due sovranità, come già fece Costantino. Ed 
egli pare sia stato il primo de* tedeschi im- 
peratori che adoperasse T aquila bicipite per 
ÌDsegna, non già Federigo II, come pretese 
il Reiske. Ludevrig riferisce che Tlmperatore 
Venceslao di Brandeburgo la usava nel 1397 
e ne dà il merito deirinvenzione agli antichi 
margravi di quella casa, mentre Gudeno di- 
mostra che fra i suggelli di Carlo lY non 
pochi ve ne fossero della detta aquila fregia- 
ti. Anche in alcune monete d'argento di Ro- 
berto, che fu imperatore nel 1400, v edesi tra 
due scudi di Baviera una piccola aquila bi- 
cipite. 

Ma r opinione più accreditata si è quella 
deir Bineccio e d* altri dotti, a sentenza dei 
quali il primo a fame V arma degli Impera- 
toli Germanici fu Sigismondo figlio di Car- 
lo IV, salito al trono dei Cesari nel 1410, non 
trovandosi prima di quest* epoca monumenti 
in proposito. Difatti se n' eccettui le monete 
di Roberto di Baviera che sono scarso e poco 
valevole argoioento, in tutte le medaglie, 
marmi ed altri oggetti antichi dell' Impero ; 
Germanico non vedesi traccia d^aquila a due 
teste. E se fu dimostrato che alcuni pochi se 
ne fecero particolare emblema, ciò non prova 
ch'essa pria dell'avvenimento di Sigismondo 
fosse r arma stabile ed ereditaria dei re di 
Germania. 

Di tante discordanti opinioni noi non vo- 
gliamo accrescere il numero; solamente ci 
sia permesso il far notare che l'aquila bici- 
fi) Italia liberata. Canto U. 
(t) Cai tari- Europa Gentilizia. — Aldrovandi. — 
Ornitologia. 



pite non divenne l'arma dell'Impero Germa- 
nico che sotto Sigismondo; Lodovico il Ba- 
varo e gli altri non avendola portata se non 
come. re, come imperatori ritenendo l'aquila 
semplice di nero in campo d* oro. 

Quanto air opinione del cavaliere Cesare 
Canta, che pretende T aquila di due teste a- 
ver origine del favoloso hanca delle tradizio- 
ni mussulmane, che dicevano rapisse V ele- 
fante e il bufalo, aggiungendo che primi a 
porla nelle medaglie furono i Turcomanni 
Ortocidi, che nel XIII sec. governarono la 
Siria, r Armenia e il Diarbekir (1), medaglie 
che il Marsden (2) dice d' aver vedute, ri- 
sponderemo soltanto con un fatto. Romano 
Diogene marito^deirimperatrice Eudossia fatto 
prigioniero alla battaglia di Mauzicert nel 
1071 fu riconosciuto dai Turchi per 1' aquila 
deir Impero Orientale che avea sul petto (3). 
Da ciò e facile osservare come molto tempo 
prìma del sec. XIII V aquila bicipite era già 
usata dai Bizantini. Inoltre le poche monete 
di bronzo di Malek-el-Salah-Mahmud del 615 
dell' Egira (1217 dell' e. v.) . impresse dell'a- 
quila a due teste non provano V invenzione 
di essa fatta dai Mussulmani, come le aquile 
dal capo partito trovate sulle porte della città 
d* Imperiola nel Chili non provano che essa 
città andasse mai soggetta al potere degli 
Imperatori Romani Germanici, avanti la sco- 
perta del Nuovo Mondo (4). Tanto sulle mo- 
nete deTurcomanni, quanto sulle porte d'Im- 
periola esse non sono che ornamenti di fan- 
tasia imagini de' misteH di quei popoli che 
hanno una somiglianza fortuita colle aquile 
dell'Impero, come il biscione de' Visconti con 
un' antica medaglia greca degli Eracleesi, 
come r arma dei Gonzaga collo scudo a cui 
s' appoggia un soldato della colonna Trapa- 
na (5). 

Caduto r impero d' Oriente nel 1453 per 
opera di Maometto II, 1' aquila bicipite restò 
solo agli imperatori tedeschi, finche lo Czar 
Pietro I il Grande, Granprincipe di Moscovia, 
si diede nel 1721 il titolo di Imperatore, pre- 
tendendo al trono di Costantinopoli, e prese 
per arma 1' aquila dei Bizantini. 

L' aquila bicipite si rappresenta, come 
quella semplice, a figura ornamentale, e può, 
come la prima, essere spiegata^ col volo ab- 
bassato^ attraversata^ attraversante^ sostenu- 
ta^ afferrante^ coronata^ diademata, caricata^ 
imbeccata, armata, membrata^ linguata^ ecc. 
Per gli esempi vedi la parola xiquila. — Non 
si trovano aquile bicipiti soranti, volanti, col 
volo chiuso^ mostruose, decapitate^ ecc. 

« AQUILA DAL CAPO PARTITO. — V. A- 
quila bicipite, 

.(1) Storia Universale. Documenti. Voi. VI. Gap, VII! 
§ 230. 

(2) Numismata Orientalia. Pag 153, 

(3) Ferrano — il costume antico e moderno — Im« 
pero d' Oriente. 

(4) Ménéstrier — Le veritable art du BlasonetTori- 
gine dea Armoiries. Cap. IV. pag. !211. 

(5) Hénéatrier. Op. e loc. cifc. 



L . 



AQU 



— 48 — 



AQU 



AQUILA DELL' IMPERO. — V. Aquila im- 
periale, 

BF" AQUILA D* ESTE (Ordine dell'). — 

Ordine istituito da Francesco Y duca di Mo- 
dena il 27 settembre 1855 per ricompensare 
le yirtù civili e militari nel suo stato. Cessò 
airannessione del ducato nel regno d'Italia, 
senza avere avuta nessuna importanza. 

KF" AQUILA DI BRAN0EBUR60 (Ordine del- 
l'). — V. Aquila rossa (Ordine delV). 

UT AQUILA DI PRUSSIA (Ordine dell). 
— V. Aquila nera (Ordine dell'). 

AQUILA D'ITALIA (Ordine dell'). — Gour- 
don de Gónouillac (1) ci fa conoscere i se- 
guenti particolari su quest'ordine, che noi 
crediamo apocrifo. Fu istituito il 15 febbra- 
jo 941 dal re d' Italia Ugo II, affine di per- 
petuare il ricordo del suo matrimonio con la 
principessa Elisabetta di Gonzaga e di Lom- 
bardia, figlia del conte sovrano di Lombardia. 
Gualtiero Gonzaga, primo marchese di Man- 
tova, viceré d' Italia, divenuto gran Maestro 
deirOrdine, ne rinnovò gli statuti nel 968 e 
gli diede numerosi privilegi. Dopo lunga du- 
rata quest'ordine disparve completamente. 

Dopo l^esposizione di queste date, di que. 
sti personaggi e di questi fatti, ci sembra 
inutile r insistere a dimostrare come que- 
st' ordine sia prettamente supposto. 

«r- AQUILA D' ORO (Ordine dell'). — V. 
Gran Caccia (Ordine della), 

AQUILA IMPERIALE [fr. Aigle de VEmpir]. 
^ Dicesi aquila imperiale l' aquila bicipite 
spiegata di nero^ imbeccata^ memorata^ e ar- 
mata d* oro^ sormontata dalla corona impe^ 
viale in campo d'oro. Fu però più fiate mo- 
dificata , ed incontrasi coronata alV antica 
in ambo le teste, diademata, senaa corona, 
linguaia di rosso, membrata di rosso, coro- 
nata di nero, tenente scettro, spada e globo, 
col volo abbassato, ecc. ma queste alterazioni 
van soggette ad essere blasonate, mentre la 
prima dicesi semplicemente aquila dell* Im- 
pero. 

Essa e l'emblema del potere imperiale ger- 
manico e fu dai Cesari concessa a molte fa- 
miglie che la inquartarono o la posero nel 
capo, nel cuore, ovvero Tacconarono, o ne 
posero per concessione nell' arma la sola 
metà uscente da una partitura, o finalmente 
la fecero figurare per cimiero. 

Estensi o £>' Este (Casa ducale). — Inqiiartatot nel 
1.^ e 4.^ dell* Impero, o d'oro, ah* aquila dell' Impero; 
nel J.° e 3.° d* azzurro, a tre gigli d* oro, colla bor- 
dura ìDchiavata d' oro e di rosso, per Ferrara antica; 
r inquartatura divisa da un palo di rosso, caricalo di 
due chiavi pontificio, una d' oro e V altra d' argento, 
legate d* azzurro e poste in croce di S. Andrea, sor- 
montata da una tiara d' oro; sul tutto d* azzurro, all'a- 
quila spiegata d'argento, imbeccata, niembrata e corO' 
nata d' oro, eh' è d* £«ta 

Pallavicini (Lombardia). — Cinque punti d'argento 
equipollenti a quattro di rosso; al capo d'oro, caricata 

(1) Dictionnairo des ordres, ecc. j 



d' Ma* aquila dell' Impero, coronata in ambo le /««te d'oro, 
sopraccaricata nel cuore dello scudetto dei Pallavicini 
colle pezze suddette. — Lo scudo accollato ó^Waqmla 
imperiale. 

Lochis (Bergamo). — Inquartato: nel 1.® d* oro, al 
crescente volto d' argento; nel %P d' oro, al castello 
al naturale, aperto del campo e sormontato dell'aquila 
spiegata di nero; nel 3.^ d* azzurro, al monte di tre 
cime di verde, movente dalla punta, sostenente un a* 
locco di nero; nel 4.^ scaccato di nero d' argènto. -— 
Corona da conte. Cimiero: l* agtii7a delC Impero. Lo 
scado accollato dalla croce di Malta. 

Bastard (Berryj. — Blatonato alla voce aquila. 

Troppo vi sarebbe a dire suU' aquila im- 
periale; ma la natura del nostro lavoro non 
ci permette d'oltrepassarne i limiti, spettando 
più ad un' illustrazione che ad un semplice 
trattato in ordine alfabetico la storia dell'ar- 
ma imperiale germanica. Solamente è nostro 
dovere il dar qui un'idea deirorigine dei suoi 
smalti e riferire le controversie degli scrit- 
tori su questo argomento. 

Cassaneo (1) dà a Giulio Cesare V aquila 
bicipite di nero in campo d'oro, e TAldro- 
vandi (2) 1* attribuisce ad Augusto, ma non 
bicipite. Il Cartari (3) al contrario afferma 
che r uno e V altro la portarono semplice 
d' oro in campo rosso. Il P. Gilberto de Va- 
rennes (4) e il Pietrasanta (5) sono d'accordo 
neir attribuire a Carlo Magno V aquila bici- 
pite d'oro in campo d'azzurro, mentre il Conte 
H. de Vieilcastel (6) mostra l'elsa della spada 
di quell'imperatore, che porta sul pomo un'a- 
quila semplice d' oro su fondo d' azzurro. 
Finalmente Orance Fine de Brianville (7) e 
La Colombière (8) scrissero che Ottone I il 
Grande di Sassonia avendo per arma le fa- 
scie d^ oro e di nero, diede al campo e al- 
l' aquila bicipite gli smalti della sua casa, 
cioè l'aquila nera in campo d'oro. Però l'aquila 
d' Ottone IV era d'oro, non nera, come rile- 
vasi da un manoscritto del 1214 citato dal 
Du Gange nel Glossario latino a pagina 352, 
ove, parlandosi della battaglia di Bouvines, 
si legge: Oltho timens recessit de campo, nec 
postea reversus est, nam equus cito mortuus 
est in campo, sed alius statim ei redditus esty 
et statim veloci fuga recessit, dimisso veosillo 
suo in campo, scilicet Aquila deaurata cum 
carru. 

Noi lascieremo tutte queste opinioni a di- 
sputarsi la palma, mentre slam certi che una 
nuova sentenza sopra di ciò non farebbe che 
accrescere la confusione da esse ingenerata 
su tal questione. 

fi) Opera più eopra diala» 

{%) Idem. 

(3; Prodromo gentilizio. 

(4) Boy d*Armes, ou l'art de bien former, charger, 
briser, tymbrer ecc. - Part. II. 

(5) Tesserae Gentilitiae. 

(6) Collection de costumes et d' armes ponr servir 
h l'histoire de Franco. • Planche 45. 

(7) Jeu d'armoiries. Pag. 111. 

(8) Science heroique. - Cap. I. 



AOtJ 



-«-. 



AQU 



i^ AQUILA MESSICANA (Ordine dell^. — 

Fondato dair imperatore Massimiliano I il 1.» 
gennajo 1865, e riformato il 10 aprile dello 
stesso anno. La decorazioDe consisteva in 
un' aquila tenente uno scettro alla destra, , 
sormontata dalla corona imperiale del Mes- 
sico, e pendente da un nastro verde bordato 
di carminio. Dopo la morte infelice dell'Im- 
peratore r ordine si estinse. 

* AQUILA MUTILATA. — Lo stesso che 
Alerione, V-q-n. 

«r AQUILA N£RA (Ordine dell'). — Or- 
dine supremo di Prussia che non si conferisce 
che ai sovrani, ai principi di sangue reale e ai 
personaggi nazionali e stranieri più eminen- 
ti. Fu istituitoli 1701, nel 18 gennaio, non feb- 
brajo come altri vorrebbero^ da Federico III 
marchese di Brandeburgo ed elettore deirim- 
pero, in occasione della sua incoronazione a 
re di Prussia sotto il nome di Federico I (17 
gennajo). I cavalieri erano in numero di 30, 
e portavano una croce patente biforcata d*az- 
znrro, bordata d'oro, accantonata da quattro 
aquile nere, imbeccate, membrate, legate a 
trifoglio e coronate d' oro (arma di Prussia), 
con un cerchio d*oro caricato dalle cifre in- 
trecciate F e R (Federicus Rete) nel mezzo 
della ci*oce. Questa pendeva per un anello 
d*oro da un nastro di color arancio, in onore 
della principessa d' Grange, madre del fon- 
datore, e si portava a tracolla da sinistra 
a destra. Portavano altresì i suddetti cava- 
lieri sul lato sinistro dell* abito una gran 
croce ricamata d' argento, caricata d* un' a- 
qaila nera sopra un fondo color d* arancio, 
tenente con un artiglio una corona d'alloro, 
e coir altro una folgore, per indicare il pre- 
mio e la pena, concetto spiegato ampiamente 
dalla divisa Suwn cuique. Gli statuti, la de- 
corazione e il numero dei membri rimasero 
sempre inalterati nello stato, benché solo nel- 
Tanno 1835 se ne contavano 85 stranieri, 
de' quali 54 sovrani e principi. I cavalieri 
godono tutti del titolo di luogotenente gene- 
rale, ed hanno il diritto di fregiarsi dell'in- 
segna di prima classe dell'Aquila rossa, che 
sospendono al collo. Il re è capo e Gran Mae- 
stro dell' ordine; i figli e fratelli di lui sono 
cavalieri nati, ed anticamente ne erano in- 
vestiti dopo la loro prima comunione; presen- 
temente ricevono 1' ordine all' età di dieci 
anni, vestendo 1* abito militare. (1) Quest'or- 
dine di cesi anche dell' aquila di Prussia, 

UT AQUILA ROSSA (Ordine dell'). — Or- 
dine fondato nel 1660 da Cristiano Ernesto 
margravio di Brandeburgo-Bayreuth sotto il 
nome di ordifhe della Concordia^ la cui de- 
corazione si portava appesa ad un nastro tur- 
chino. Il suo successore Giorgio Guglielmo 
lo riformò nel 1705, dandogli il nome di or~ 
dine della Sincerità^ o della Fedeltà o di Bay- 

(1) Storia degli Ordini Cayallereschi. - Milano 1837. 
Pag. 90. ^ Ifalgne.. Diction. encycl. des Ordres. 



reuih, e cangiando il nastro azzurro in uno 
rosso con filo d' oro tessuto a catenella ai 
due orli e nel mezzo. La decorazione consi- 
steva in una croce patente caricata nel een- 
tro d' un' aquila rossa, arma del margraviato 
di Brandeburgo; per la qual cosa nella rior- 
ganizzazione avvenuta nel 13 luglio 1734 per 
opera di Giorgio Federico Carlo, questi inti. 
tolò r ordine del nome di Aquila rossa o A- 
quila di Brandeburgo. Sotto il margravio Fe- 
derico s' accrebbe 1' ordine di dodici gran 
croci, ma sotto gli ultimi principi della linea 
di Bayreuth-Culmbaeh perdette molto del suo 
credito per la facilità con cui era stato con- 
ferito, ciò che obbligò nel 1777 (23 giugno) 
Cristiano Federico Carlo Alessandro a rifor- 
marlo interamente: in questa occasione si fu 
che il nastro fu cangiato in bianco con due 
orli ranci come si vede ancora oggidì. 

Nel 1791 il re Federico Guglielmo II di 
Prussia lo uni agli ordini de' suoi stati; e con 
diploma patente 12 giugno del seguente anno 
lo rese di grado immediatamente inferiore a 
quello dell'Aquila nera. La decorazione, meno 
qualche leggiera modifica, restò quale si era 
prima, unitamente alla divisa Sincere et con~ 
stanter, motto che ricorda le due antiche ap- 
pellazioni dell'ordine, della Sincerità cioè e 
della Fedeltà, Non vi era anticamente che 
una sola classe di cavalieri, ma il 18 gen- 
najo 1810 ve ne furono aggiunte due nuove, 
pili una medaglia di merito divisa in due se- 
zioni, delle quali la prima portava la meda- 
glia d' oro e una piastra, e la seconda, la 
medaglia d* argento senza piastra. Ma nel 
1814 la medaglia d' oro fu sostituita da una 
croce, formando cosi in seguito la quarta 
classe dell' Aquila rossa (18 gennajo 1830); 
mentre la medaglia d* argento, che portasi 
alla bottoniera col nastro dell'ordine, sussiste 
come decorazione generale. — L'ordine del- 
l'Aquila rossa viene destinato a ricompensare 
il merito, di qualunque genere esso sia. Ecco 
come sono costituiti presentemente i membri 
che ne fan parte: 

1.^ Cavalieri di prima classe: con decora- 
zione pendente da una tracolla passata da 
sinistra a destra, e una piastra a otto punte 
sulla sinistra del petto; 

2.® Cavalieri di prima classe: 

l.(k sezione, con decorazione appesa al col- 
lo, e piastra a quattro punte; 

2.* sezione, »con decorazione appesa al 
collo, ma senza piastra; 

3P Cavalieri di terjxa classe: con decora- 
zione alla bottoniera, e una rosetta sul na- 
atro; 

4.^ Cavaliari di quarta classe: con deco- 
razione alla bottoniera, ma senza rosetta. 

Non si può entrare in una classe superio- 
re, se non dopo aver appartenuto alla quarta 
classe. L'ordinanza 18 gennajo 1811 stabili 
che un cavaliere, passando da una classe in- 
feriore ad una superiore» porterebbe tre fo- 



AQtJ 



-SO- 



ARA 



glie di quercia ali* anello della croce (1). 

AQUILEGIA. — Fiore di 5 petali, che Ta- 
raldica riduce a tre foglie di una forma par- 
ticolare, ciò che ha fatto dire ad alcuni essere 
un fiore imaginario. 

* AQUILINO. — V. Aquilotto. 

AQUILONE. — Vento che si rappresenta 
nelle arme, ove si mostra raramente, sotto 
la forma d* una testa di fanciullo soffiante 
con forza e movente sempre dal capo, che 
indicherebbe il nord da cui spira l^aquilone. 
E simbolo di Tiolenza. 

Chassin de Rouffiat (Limosioo). — D' azzurro, alla 
quercia d'oro, accompagnata da due aquiloni d'argento 
moventi dagli angoli supremi. 

AQUILOTTO fr. Aiglette; ing. Eaglet; ted. 
Junger Adler; sp. Aguilucho]. — Quando in 
un campo o in una pezza tì sono due o pili 
aquile di fronte, o una sola posata, queste 
diconsi aquilotti, e possono essere imbeccati 
e memorati di smalto diverso, coronati, bici- 
piti, ecc. 

LafU9 (Koma) — Di rosso, 6 tre aquilotti spiegati 
d* argento, coronati dello stesso. 

Rollanti (Bretagna). — D'oro, a tre aquilotti bicipiti 
d* azzurro, memorati e imbeccati del campo. 

Dee Aeree (Isola di Francia). — D* argento, a tre 
aquiloni dal volo abbaeeato di nero. 

Sono simbolo della potenza e del fermo 
volere dei discendenti di seguire le traccie 
degli antenati (2). 

*■ ARAGNE. — Nome che gli antichi aral- 
disti italiani hanno dato al Ragno, V-q-n. 

ARALDICA [fr. Art héraldique; ing. He- 
raìdry; ted. Wapenhunde; sp. Blason\ — 
L* araldica era la scienza degli araldi. Dopo 
l'invenzione delle arme gentilizie, questi do- 
veano conoscere tutte le usanze e tutte le 
leggi che regolavano queste arme, studiare i 
diritti della nobiltà, V antichità delle fami- 
glie, le insegne e le livree che le distingue- 
vano, impedire V usurpazione dei titoli ed 
osservare il mantenimento delle prerogative 
dei gentiluomini. Era pure loro ufficio di con- 
servare i registri genealogici e gli armoriali, 
e blasonare le arme dei cavalieri alle bar- 
riere dei tornei; soli giudici competenti in 
fatto di blasone, stabilivano le leggi cui le 
arme doveano andar soggette, regolavano le 
figure che ciascuna famiglia poteva e doveva 
portare, e riconoscevano la regolarità delle 
prove genealogiche e dei titoli acquisiti. Dal- 
l'ufficio e dalle istituzioni di questi araldi si 
formò r arte araldica. 

Questa, che è molto più estesa che noi 
sembri a chi non n' è versato, ripete la sua 
origine dalla Germania, come la scienza del 
Blasone la trae dalla Francia. Benché lo Sco- 
sero e il P. Claudio Ménéstrier non facciano 
alcuna distinzione fra queste due sorelle, l'A- 
raldica e il Blasone, pure chi le considera 

CI) Maigne. Op. cit, — Storia degli Ordini caval- 
lereschi, pag. 92. 

(S) Galluppi. Dizionarìo araldico. 



studiosamente scorgerà in esse differenze es- 
senziali: chò r una ò il genio, ò la fantasia 
che crea, 1* altra è il sapere che interpreta, 
la dottrina jche approva o che censura se- 
condo i dettami del bello e del vero. L'arte 
araldica infine è stata creata ne' tornei e 
nelle crociate dal capriccio dei cavalieri, arte 
e capriccio frenati e sottoposti a vere regole 
dagli araldi per mezzo del blasone. Dopoché 
r araldica divenne jus dei re d' armi, essa 
procedette di pari passo col blasone, V uno 
sostenendo e consigliando 1' altra, questa i- 
spirando a sua volta le volontà del primo. 

Il Oinanni riassume V araldica e il bla- 
sone con queste parole: < Tutta quest' arte 
ossia scienza del Blasone è la cognizione di 
tattociò che spetta air arme, ed alle leggi e 
regolamenti di essa, lo che consiste: Nel 
Campo deir Arme, nelle Figure, che le com- 
pongono, nella disposizione di esse figure, 
negli smalti o colori loro, e negli ornamenti 
esteriori, che accompagnano le Armi. Da tutte 
queste cose, che sono Figure araldiche, vien 
composto il Blasone (1) >. 

L' araldica e queir arte che compone le 
bizzarre divisioni dello scudo, immagina es- 
seri fantastici, scruta nella mitologìa, nella 
storia, neir archeologia, nelle matematiche, 
nelle scienze fìsiche, nel costume dei popoli 
per trarne figure ed insegne, e traccia con * 
segni emblematici sugli scudi delle famiglie, 
delle città e delle nazioni le vicende, V ap- 
pellazione, i titoli e le particolarità di esse, 
mediante un mezzo conosciuto da tutti i po- 
poli, il simbolo, questo potente ausiliario della 
storia. Quale nazione vorrà rinnegare l'aral- 
dica, se questa colla sua muta epopea ne canta 
le gesta? qual famiglia oserà disprezzarla, se 
essa le parla continuamente de' suoi maggio- 
ri? quale storico schernirla, se per essa trova 
lumi e rimonta i secoli? 

Noi conosciamo persone che non credono 
air utilità deir araldica, o che dubitano delle 
verità che può esporre, afi'ermando essere una 
scienza fallace, in cui 1' uomo più cauto si 
perde in un mare di conghietture, che lo 
conducono al dubbio e da questo alP errore. 
Ciò è falso. L' araldica non inganna che Io 
studioso impressionato a trovare una notizia 
ove questa non esiste, ma apre le braccia e 
scopre i suoi tesori a chi unisce la fede alla 
ragione, lo studio al giusto discernimento 
della critica, V ardore alla costanza, la pru* 
denza al convincimento. Noi vogliam dire 
soltanto a chi si ride di questa scienza: stu- 
diatela, ma studiatela davvero, con pazienza, 
con volontà, approfonditevi in essa per quanto 
è in voi, e quando non sarete pili affatto pro« 
fani ad essa, negate l'utilità sua e la rinne- 
gheremo anche noi! 

II fiorire della scienza araldica durò sino 
al cadere del secolo XVII; in Germania ed 
in Inghilterra durò più a lungo, e le sue 

(1) Arte del Blasooe. Pag. SI, 



ARA 



- 61 - 



ARA 



leggi ancora tì si osserrano in gran parte, 
ciò che non accade in Italia, in Francia e 
nella Spagna. I tempi ed i costumi V hanno 
radiata dal novero delle iatitazioni, ma non 
potranno farne una scienza inutile perchè o- 
gnor più si rÌTeia l' importanza e necessità 
dello studio di essa. 

ARALDICHE (Figaro). -* Diconsi figure a- 
raldiche tutte quelle che sono state inventa te 
dall'arte araldica sui primordi della caTalle- 
ria, e per conseguenza sono nobilissime e 
molto considerate nel blasone. Bsse dìstin- 
gnonsi in 

!.• pejijte onorevoli; 

2.° pesz€ meno onorevoli; 

3.° partizioni^ ripartizioni e convenevoli 
partizioni; 

colle rispettiye moltiplicajtioni^ modificazioni 
e riduzioni, V. tutti questi nomi. 

Le figure araldiche si descrivono mediante 
ì termini particolari al Blasone. 

ARALDISTA [fr. Héraldiste]. — Dicesi tf- 
raldista colui che si applica allo studio del- 
laraldica e rende di pubblica ragione le sue 
cognizioni in questo ramo della storia. Il pri> 
mo che abbia scritto metodicamente di que- 
sta scienza è il famoso Bartolo di Sassof errato 
giareconaalto italiano che dettò verso il 1350 
il suo trattato De insigni is et Armis, stam- 
pato in seguito da Edoardo De la Bysse nelle 
sae note latine su Wpton. Innanzi a questue- 
poca non ai trova che qualche armolario o 
delle rime scritte sui tornei nelle quali gli 
araldi descrivono gli scudi dei cavalieri. 

Non ò nostro compito il dar qui Tenume- 
razione e far la rivista di tutti gli araldisti 
che si conoscono; tanto più che sarebbe im^ 
presa di non poco momento e per il. soggetto 
e per il numero. Chi desiderasse conoscere i 
nomi e le opere dei più antichi non ha che 
a scorrere il primo capitolo dell'opera di Me- 
néstrier Le veritable art du blason et V ori- 
gine des Armoiriesy stampata a Lyon Tanno 
1671. In esso il celebre araldista svolge ed 
analizza con metodo e chiarezza tutto il pro- 
cesso della scienza del blasone ne' suoi scrit- 
tori e nelle sue opere. Noi ci contenteremo 
di nominarne i principali, quelli cioè che 
fanno testo nelle discipline a cui ci applichia- 
mo, e che potrebbero chiamarsi gli autori 
classici deir araldica. 

1 padri della scienza sono, a nostro av- 
viso, il P. Ménéstrier, il Cartari, Wulson de 
la Colombiòre e Marcantonio Ginanni, un 
sommo archeologo, un grande araldista, un 
perfetto blasonatore e un compilatore infati- 
cabile. Fra gli araldisti italiani oltre i so- 
praddetti Bartolo, Cartari e Ginanni si distin- 
sero il Pietrasanta, il Campanile, il Rocchi, 
il Bombaci, il Grizio, il Laurenzano, il Fos- 
seto, il Beazìano, il Lespine, il Mazzucchelli; 
tra i Francesi Des Fossez, Le Febvre, Oliviero 
De la Marche, Le Feron, Bara, il P. Monet, 
M. YarenneS) Favre, Ségoing, Moreaa^ Favin» 



Gelliot, Palliot, Bigemont, Le Laboureur, Brì- 
anville, Scohier, P. Ansélme, De Saint Julien, 
Du Val, Du Cange, Chassaneuz, Vallemont, 
Fanchez, Teodore de Bry, Pautet de Parois, 
D'Hozier, Nolin, Royer de Prades, Trudon, 
Chevillard, Baron, De La Porte, Beaumont, 
Grandmaison, e recentemente il Bouton, e il 
Magny. Le altre nazioni han dato poca copia 
di scrittori araldici; pure non vogliamo tra- 
scurare di citare i nomi di Wpton. Spélmann, 
Seller, Ferne, Wirley, e specialmente Guillim 
inglesi; Diego de Valera, Hernandez de Men- 
doza, Sicile (benché abbia scritto in Fran- 
cese), Moreno de Vargas, Antonio Agostino 
e Guardiola spagnuoli; Hoepin, Fesch, Weber, 
e recentemente il Sacken e il conte Stillfried 
tedeschi. Che diremo noi dunque della nobiltà 
di questo studio, se persino un sovrano, Fe- 
derico d' Aragona re di Napoli, ne' suoi ozii 
d'Angiò non indegno applicarvisi ? (l). 

ARALDO [lat. Fecialis, caduceator^ heral- 
dus; gallese Herod; fr. Hérault, héraut; ted. 
Herold; ol. Herhaald; ing. Herald; sp. Serale 
do]. — Suir etimologìa di questa parola araldo 
dissentono gli scrittori. Alcuni la fanno deri- 
vare dal lat. heros^ eroe, perciò che Heroi 
erano i soldati veterani, a cui solamente eS" 
sere Heraldi conveniva (2); Diaz dall' antico 
alto ted. heriowalt, ufiSciale dell' armata, o 
anche dallo scandinavo haraldt; Borei dal 
lat. heruSy padrone, maestro; altri dal gal- 
lico haro^ rumore di guerra o dal franco-sas- 
sone her-haut, alto signore; Wachter dal ted. 
heere-ald^ uomo d'arme, o herre^houd^ fedele 
al suo signore (3), o infine heer^alt (nel basso 
ted. oldj^ uomo invecchiato in guerra. Noi- 
preferiamo attenerci all'opinione del Leibnitz 
che dice araldo^ essere originato dal gallese 
herod^ messaggiero che, coli' inserzione di 
una ly ci dà ì\ ieò. herold. Comunque sia e 
certo che gli araldi medioevali non difi'erivano 
da quelli dell'antichità se non per il nome. 
Presso i Greci i k^BUiai* (4) erano tenuti in 
si gran pregio che gli stessi magistrati e i 
principi si levavano al loro Apparire, e rispet- 
tosamente li salutavano. Achille, alla venuta 
dei messi di Agamennone, benché nel core si 
strugga di rabbia per la perdita di Briseide, 
esclama: 

e Messaggitìri di Giove e delie genti, 
Salvete, araldi, e v' appressate. Io voi 
Niuna colpa è con meco (5). 

(1) Si ha di lui fin nìanoscritto di blasone sotto que^ 
sto titolo: Cy commence toute maniere d' armoirie», el 
de terme 8 f doni on peut [aire et compoeer armes, mi- 
ees par ordre^ par le tree ha ut et Excel lent Prince le 
Roìj Dom Federich d' Arr<igon Roy de Sedie, eie. Il 
Ménéstrier parla di questo libro nella sua Veritable 
art du Blasofif pag. 30. 

(2) De la Frata. Hagionamentidi nobiltà. Lib. Il p. 66. 

(3) Cantù. Storia Universale. Voi. VI. pag. 90. — Da 
Cange. Glossario 

(4) Questa parola si fa derivare da Cer\iXt Gglio di 
Mercurio e di Pandrosa figliuola di Gecrope, e primo 
istitutore degli araldi greci. 

(6) Iliade d' Omero tradotta da Vincenzo Montié 
Lib 1, vers. 437. 



" 



ARA 



-55- 



ARA 



L* araldo era dunque inviolabile e sacro* 
di qualsiasi cattiva novella fosse apportatore; 
donde ne venne il proverbio: messaggier non 
porta pena. Egli portava la corona e uno 
scettro in forma di bacchetta ravvolta di lana 
e ornata di frutti, detta ir esione; ogni stato 
della Grecia avea i suoi, che sceglieva fra i 
guerrieri veterani, il cui valore e la cui le- 
altà aveano già subito più d' una prova. 

I Romani aveano tre specie di araldi, che 
chiamavano feciales, araldi di guerra, cadu- 
ceatores (o insigniti di caduceo), araldi di 
pace, e praecones o banditori. r>«uma stabili i 
feciali in collegio di venti membri, il cui 
capo chiamavasi pater patratus (il re d*arme 
del medio evo), ed erano tutti ascritti al pa- 
triziato, di cui portavano la toga. Il loro in- 
carico consisteva specialmente in dichiarare 
le guerre, stringere i trattati di pace ed os- 
servare che i Romani non intraprendessero 
che guerre legittime e giuste. Quando Roma 
si teneva oltraggiata da un popolo, uno dei 
feciali partiva immantinente e domandava 
soddisfazione per la repubblica, sia col ren- 
der ciò che fosse stato rapito, sia col conse- 
gnare i colpevoli. Se la soddisfazione era ne- 
gata entro il termine di trenta giorni, il fe- 
ciale gettava sulla frontiera nemica una picca 
tinta di sangue e dichiarava la guerra con 
una formola solenne. Ma essendosi ingrandito 
il territorio di Roma e le frontiere distando 
dalla capitale, si usava più tardi questa ce- 
rimonia per pura formalità in un campo fuori 
delle mura, detto ager hostilis (1). I trattati 
si facevano per mezzo del pater patratìis^ che 
portava con sé una selce con cui colpire la 
vittima che dovea essere sacrificata. 

Era inoltre ufficio dei feciali di prender 
cognizione delle ingiustizie fatte agli alleati 
del popolo romano, di tutelare la sicurezza 
degli ambasciatori stranieri, di annullare le 
tregue non vantaggiose alla repubblica e di 
dare in potere ai nemici quelli che le aveano 
fatte. Da ciò si può comprendere quale fosse 
la loro importanza. 

I praecones, mantenuti a spese dell'erario 
pubblico, erano i messaggieri dei magistrati, 
e si adoperavano a proclamare le leggi e le 
decisioni del senato, chiamare ciascuno per 
ordine allorquando si davano i voti nei co- 
mizj, nominare in pubblico i magistrati eletti, 
partecipare le citazioni dei tribunali, annun- 
ciare e stimare gli oggetti che vendevansi 
air incanto, stabilire il silenzio e il buon or- 
dine nelle cerimonie religiose, nelle cause 
giudiziali, nei funerali, nei giuochi e in al- 
tre pubbliche adunanze. 

Qual perfetto riscontro non si trova dun- 
que fra gli araldi antichi e quelli dei tempi 
di mezzo 1 Ai kirikes, ai feciali ed agli aral- 
di rincarico di dichiarare la guerra, ai cadu- 
ceatores edagli araldi T ufficio di rappresen- 

(1j Dictloonaire d' antiquité, psg. 16S. 



tare il potere sovrano innanzi allo stato, ai 
praecones ed agli araldi Tingerirsi nelle pub- 
bliche cerimonie e negli spettacoli. 

Gli araldi erano divisi in tre classi: ca- 
valcatori, aspiranti ed araldi, ai quali tutti 
presiedeva un re d*arme. I cavalcatori era- 
no come gli ajutanti di campo dei principi, 
di cui portavano le arme sul braccio destro; 
in questo stato facevano il noviziato e s'in- 
struivano sui doveri e sulle incumbenze de- 
gli araldi. Quando un cavalcatore passava al 
grado d* aspirante, si presentava al palazzo 
del suo signore, e dopo che questi gli avea 
imposto un nome, che era ordinariamente 
quello d* una provincia o d* un feudo, un a- 
raldo tenendolo colla dritta, gli versava sul 
capo colla sinistra una coppa, piena d'acqua e 
di vino, ciò che diceasi il battesimo degli a- 
raldi. Per qual ragione questa cerimonia s'in- 
troducesse ò molto incerto; se pure ciò non 
volea rappresentare essere il nuovo araldo 
considerato d'ora innanzi come della famiglia 
e godente di tutte le grazie del suo signore. 
Dopo il battesimo succedeva la vestizione. 
L'araldo pendeva una tunica regalata dal ca- 
valiere, la passava al collo dell' aspirante e 
la poneva in guisa che una delle maniche 
cadesse sul petto e 1' altra pendesse fra le 
spalle sul dorso, colle braccia passate dall' a- 
pertura dell'abito; così l'aspirante si teneva 
addobbato finche non fosse pervenuto al gra- 
do d'araldo. Egli portava lo scudetto del si- 
gnore sul braccio sinistro, mentre gli araldi 
lo portavano sul petto. La cerimonia del ri- 
cevimento degli araldi compievasi ordina- 
riamente in un giorno di torneo, all' inco- 
ronazione del re e della regina, al batte- 
simo, al matrimonio o al conferimento della 
cavalleria dei figli del loro signore, o an- 
che alla guerra. — Si badava che fossero 
nobili, o se non lo erano il re nobilitava 
e concedeva loro 1' arma che dovessero 
portare i suoi discendenti: soprattutto si pre- 
feriva sceglierli fra i cavalieri prodi e leali, 
ma privi di fortune, e spesso fra i soldati in- 
vecchiati nelle guerre; donde ne risultava 
che fossero doppiamente rispettati, e per la 
loro età gloriosa, e pel personaggio che rap. 
presentavano. Per conseguenza se qualche in- 
truso che pretendeva passar per araldo era 
riconosciuto, tosto lo si cacciava con insulti 
e spesso anche colla violenza. 

Gli araldi erano i cronisti di quei tempi. 
Dopo l'invenzione delle arme gentilizie, essi 
doveano conoscere tutte le usanze e tutte 
le leggi che regolavano queste arme, stu- 
diare i diritti della nobiltà , l' antichità 
delle famiglie, le insegne e le livree che 
le distinguevano , impedire l' usurpazione 
dei titoli e dei contrassegni d' onore, ed os- 
servare il mantenimento delle prerogative 
dei gentiluomini. Era pure loro ufficio di ri- 
cevere le prove dei nobili, conservare i re- 
gistri genealogici e gli armoriali su cui fa- 



ARA 



- OS- 



AKA 



eeyano dipingere e blasonare le arme rego- 
lari e legittime; nelle proTincie facevano in- 
chieste sui gentiluomini e Tisitavano gli ar- 
chiti delle famiglie e delle città. Soli giu- 
dici competenti in fatto di blasone, stabili- 
vano le leggi cui le arme dovevano assog- 
gettarsi, regolavano le pezze o le figure che 
ciascuna famiglia poteva e doveva portare, e 
riconoscevano la regolarità dei documenti ge- 
nealogici e dei titoli acquisiti. Le corti spes- 
so li consultavano in materia d* araldica, e 
s* attenevano scrupolosamente al loro giu- 
dizio (l). 

Fungevano inoltre da cerimonieri, e in 
tutte le grandi feste e spettacoli solenni, 
nozze e incoronazioni di re, battesimi di rea- 
li fanciulli, ricevimenti d' ambasciatori, tor- 
nei, caroselli, creazioni di cavalieri, ad essi 
spettava stabilirsi il cerimoniale e Tetichetta, 
presiedere al buon ordine, assegnare a cia- 
Bcono il proprio rango e provvedere a che 
nulla mancasse al decoro della circostanza. 
L*importanza degli araldi si rilevava mag- 
giormente nelle guerre. In una giornata di 
pugna assistevano sotto lo stendardo, passa- 
vano alla ricognizione dei cadaveri, offriva- 
no al nemico il cambio dei prigionieri, inti- 
mavano la resa alle fortezze assediate, e do- 
po la capitolazione di queste, essi entravano 
nella piazza guadagnata marciando innanzi 
al governatore; quindi era loro cura di pub- 
blicare la vittoria e di porne a notizia le 
corti straniere alleate. Anzi , ai tempi di Fran- 
cesco I re di Francia erano essi incaricati di 
presentare la dichiarazione di guerra, la qua- 
le compievasi nella maniera seguente. Otte- 
nata che avea Taraldo udienza dal re o ca- 
po deir esercito nemico, egli si presentava 
col sorcotto piegato ed appoggiato sul brac- 
cio sinistro; quindi domandava salvocondot- 
to, e poiché gli era accordato procedeva al- 
la lettura dell'intimazione; in seguito rive- 
sti vasi del sorcotto in segno che la guerra 
era rotta fra i due stati, e che egli si arma- 
va a nome di tutta la nobiltà del suo paese 
contro coloro cui era stata dichiarata, e par- 
tivasi (2). Di una consimile usanza si -tratta 
nel capo IX della famosa cronaca attribuita 
a Tarpino, quando narrasi che Carlomagno 
volendo presentarsi ad Aigolando sotto vesti 
mentite, onde esplorare il campo nemico, vi 
li recò senza lancia e collo scudo posto a 
rovescio sul dorso secondo Tuso degli araldi 
che intimavano la guerra. 

Però più spesso gli araldi erano deputati 
nelle negoziazioni segrete, per le pratiche di 
pace e di nozze, e per affari puramente per- 
sonali fra i sovrani. Di tal modo Teodorico 
re degli araldi di Savoja fu nel 1381 inviato 
ad Avignone presso il pontefice Clemente 
prò negodis domini^ come si esprime un 



fi) Graeoiogii. Bibliotheca juris gentiom. Europae. 
{%) P. Daniel. Bistoire de rran^ lY, W, S30. 



conto del Tesoriere generale di Savoja (1). 

Simili ai praecones deirantichità, era cu- 
ra degli araldi di radunare il popolo quando 
occorreva, bandire gli spettacoli e le corti, 
portar guanti e cartelli di sfida, assistere e 
dirigere i certami senza prender partito per 
alcuno dei campioni o delle fazioni, e punire 
gli sleali. Sopra quesf ultimo incarico degli 
araldi vedi Degradazione, 

Nelle pompe funebri dei re e dei principi 
del sangue gli araldi figuravano con grandi 
vesti violette in segno di corruccio, e col ca- 
duceo ricoperto di velluto dello stesso colore 
seminato di gigli ricamati d*oro; la medaglia 
del re appesa al collo e la testa scoperta. Il 
re d'arme aggiungeva una gran croce appe- 
sa al collo per un nastro paonazzo orlato 
d*oro. Due araldi assistevano giorno e notte al 
letto di parata nella camera mortuaria, e 
consegnavano Taspersorio ai principi, ai pre- 
lati ed altri grandi personaggi, che venivano 
a gettar Tacqua benedetta. Finalmente era- 
no gli araldi che deponevano nella real tom- 
ba la corona, lo scettro, la mano di giustizia, 
la spada e gli altri distintivi di potere (2). In 
tal modo dal battesimo ai funerali, l'araldo 
era il primo a salutare la vita del principe, 
e Tultimo a rendergli omaggio dopo la morte. 

Ne'tornei ed altri esercizi d'armi, ove più 
che altrove esercitavano la loro influenza 
gli araldi, questi sospendevano gli stemmi 
dei cavalieri perchè fossero riconosciuti, e 
se macchia non vi trovavano li blasonavano 
ad alte grida e a suon di corno, e lasciava- 
no entrare i giostratori nella lizza. Di questi 
se alcuno ve n'avea che facesse la sua pri- 
ma comparsa nei tornei, gli gridavano: i2i- 
cordatevi di chi siete figlio e non tralignate^ 
avvertendoli di quanto doveano alla nobiltà 
e prodezza dei loro antenati (3). Tutti gli 
sguardi degli araldi erano rivolti »ui combat- 
tenti, per poter poi rifeiire fedelmente i colpi 
dati e ricevuti, ed essere arbitri imparziali 
della zuffa. Riconosciuto il vincitore e rega- 
latolo del premio meritato, essi lo salutavano 
con grida ed elogi, fra i quali, come nei trionfi 
degli antichi Romani, non mancavano di me- 
scolarsi frizzi pungenti ed ammonizioni a 
non insuperbirsi. 

Nell'esercizio delle loro funzioni gli araldi 
erano rivestititi di un costume loro partico- 
lare. Se appartenevano a un sovrano, ne por- 
tavano le divise e lo scudo blasonato; gli 
araldi del re di Francia indossavano dei sar- 
cotti di velluto cremisino armeggiati sul pet- 
to e fra le spalle di tre gigli ricamati d'oro, 
e d'altrettanti su ciascun braccio, ove si leg- 
geva il loro nome araldico; un tocco di 

(1) Cibrario. Della Economia politica del medio evo. 
Lib. 1, eap. Vili. 

{%) Grandmaison. Dictionnaire héraldlque, alla pa- 
rola Poi d'armes. 

(3) Ménéstrier. Oroements des armoirles, G. X, 
p. 300. 



ARA 



-54 - 



ARA 



velluto nero gallonato d' oro copriva il loro 
capo e calzavano delle piccole scarpe, se in 
pace, e degli stivali, se in guerra. Gli aral- 
di di 'SaTOja vestivano quando d' azzurro, 
quando di rosso colle arme del sovrana sul 
petto; quelli di Spagna di giallo coirinquarto 
del leone e della torre; quelli d' Inghilterra 
d'azzurro, e spesso di rosso coi leopardi d'o- 
ro sul dorso. Un ampio abito di seta fasciata 
d' argento e di rosso con berretta d' oro a 
piume bianche disposte a cerchio sulla testa, 
e una bacchetta d' oro cimata da un globo 
crociato dello stesso metallo erano i distin- 
tivi degli araldi d'Ungheria. Questo costume 
si è conservato sino a questi tempi per le 
incoronazioni degli imperatori e imperatrici 
d'Austria a re e regine d'Ungheria (3). 

Gli araldi dei grandi signori e feudatari 
vestivano di solito cogli abiti che questi do- 
navano loro in occasione di grandi feste e 
solennità nei loro castelli; altri avevano le 
livree coi colori dei loro padroni, tutti poi 
si distinguevano per le arme che portavano 
sul petto. 

Già dicemmo che il re o il signore che 
battezzava un aspirante gli imponeva un 
nome. Questo nome era ordinariamente quel- 
lo d'un feudo, d'un castello, d'un ordine ca- 
valleresco, d'una provincia o dello stato me- 
desimo in cui serviva 1' araldo, come Fian^ 
dra^ Bouillon, Toson d*oro^ Hainauty Sicilia^ 
Savojay Ungheria, Aragona ed altri simili. 
In Francia gli araldi erano costituiti in col- 
legio, come i feciali di Roma, e avanti la ri- 
voluzione se ne contavano ventinove, che 
tutti portavano il nome d'una provincia del 
resLine: Borgogna^ Normandia^ Delfinato^ Bre^ 
tagna, Alen^on, Orleans, Angiò, Valois, Ber- 
ry, Angouleme, Gujenna, Sciampagna, Lin~ 
guadoca, Tolosa, Alvernia, Lionese, Bresse, 
Navarro, Péri g or d, Saint onge, Turenna, Al- 
sazia, Sciarollese, Rossiglione, Picardia, Ar- 
tois, Borbone, Poitou e Provenza. Ciascuno 
di questi avea sotto di sé degli araldi mino- 
ri o sollecitatori, e tutti erano sottoposti al 
primo araldo del regno o re d' arme, detto 
Mont'joie dal celebre grido di guerra dei re 
di Francia. V. Re d*arme. 

Similmente in Inghilterra gli araldi, detti 
anche duchi d* arme» perchè in quel paese 
quest'ufiScio era un tempo devoluto ai perso- 
naggi appartenenti a case ducali, gli araldi 
furono sin dal 1340 costituiti in collegio sot- 
to la presidenza del duca di Norfolk, conte 
maresciallo ereditano. Anche oggidì questo 
collegio si compone del Carter o re d'arme 
della Giarrettiera, Clàrenceuco, araldo delle 
Provincie meridionali , e Norroy , araldo 
delle Provincie settentrionali, più sei aral- 
di e quattro sollecitatori subordinati. 

Gli ordini cavallereschi aveano anch'essi 
i loro araldi che portavano il nome dell' or- 
Cd^ Ferrano. Costume antico e moderno. Voi. VII 
Part, II. Costume d'Ungheria di Francesco Rossi. 



dine, quali San Michele^ Santo Spirito, To- 
son d*oro, Holstein, ecc. ed assistevano alle 
grandi cerimonie. 

Gli araldi godevano in Francia del titolo 
di Monseigneur e le loro donne di quello di 
Dame; mentre erano tuttora cavalcanti o soU 
lecitatori si appellavano semplicemente Mes- 
sire, e Demoiselle le loro donne. 

Gli araldi francesi avevano otto soldi pa- 
risis da ogni cavaliere per attaccare il ca- 
schetto alle finestre al disopra dello scudo 
nelle vigilie dei tornei (1); di più era loro 
dovutp un diritto di buon'entrata da quei si- 
gnori che entravano per la prima volta nel- 
la lizza. Questo diritto consisteva nell' elmo 
stesso che veniva rilasciato agli araldi, ma 
con questa distinzione: che se un cavaliere 
avea pagato l'elmo per il combattimento alla 
spada, dovea ancora pagarlo per quello della 
lancia, laddove una volta pagato quest'ultimo, 
non era necessario altro tributo, ciò che di- 
mostrava l'assioma: la lancia affranca la spa- 
da, ma la spada non affranca la lancia (2). 
Inoltre le spoglie delle armature dei combat- 
tenti rimaste sul campo, come piume, nastri, 
fregi e pagliette d'oro, gemme, ecc. erano di- 
vise fra gli araldi e i menestrelli; il che non 
deve recar meraviglia considerati i tempi ed 
i costumi. 

Dopo il secolo XVII l'importanza degli a- 
raldi declinò assai; i genealogisti e giudici 
d'arme del re li sostituirono nelle questioni 
d'araldica (3), ed ai primi non rimase che la 
parte più servile del loro ufficio, quella di u- 
scieri e maestri delle cerimonie. Napoleone 
I ripristinando la nobiltà e l'etichetta di cor- 
te, creò eziandio degli araldi; i quali vesti- 
vano una tunichetta di seta azzurra lunga 
sin sopra il ginocchio, con ricami, galloni e 
larga frangia d'oro ai lembi e alle maniche 
cortissime. Sul petto portavano essi tre aqui- 
le d*oro poste 2 e 1 ed una su ciascun brac- 
cio, ed una larga cintura d' oro smaltata li 
cingeva alla vita. Il berretto era a buffi di 
color viola con galloni d' oro e piume bian- 
che, e il bastone distintivo color cremisino 
con cerchietti d'oro. Tutte le corti d'Europa 
hanno presentemente di questi araldi, che 
non sono altro che paggi o mazzieri di para- 
ta per le grandi solennità. 

ARANCIATO [fr. Grange; ing. Orangeco- 
loured; ted. Orangegelb; ol. Oranje; sp. Na-- 
raniado\ — Uno dei colori secondari dell' a- 
raldica, usato ora polamente dagli Inglesi e 
dagli Olandesi. Si sa che presso questa ultima 
nazione il colore arancio era la divisa dei 
suoi principi, di casa Grange-Nassau, e che i 
Fiamminghi portavano alla guerra ciarpe d'un 
color verde fosco oppure d'aranciato. Gli In- 
glesi Io usano nelle palle in luogo del nero. 



(1) Dictionnaire universe! historique et critiqne, etc 

(2) Ménéstrier. Ornements des Armoiries. %\, 

(3) De Vissac. Monde t^éraldique, 



ARA 



5& — 



ARC 



Nei disegni ed incisioni Taraneiato si di- 
stingile per linee diagonali da destra a si- 
nistra che slncrociano con linee yerticali. 

ARANCIO. — La pianta d' arancio spesso 
ti pone nelle armi fiorita e fruttifera di 
smalto diverso , e rappresenta desiderio di 






«'^. A'^ t"^" 




Fijf. 10. 

gloria e speranza certa. Verde e fruttifero 
d*oro in campo d'argento indica intendimen- 
to costante d'acquistare la libertà. (1) Quando 
si Tede piantata in un Taso o cassa di diffe- 
rente colore, dicesi incassato, 

IfEscrivan (Provenza). — D' argento, air arancio 
sradicato di verde, fruttifero d* oro, MOtttnuto da due 
leoni contrarampanti di rosso (V. fig. 10). 

La Motte de Vercours (Delflnato). — D'armelliuo, al- 
la pianta d* arancio terraziota di verde, fruttifera di 
tre pezzi d*oro. 

Poireeton (Lorena). — D* argento, alla pianta d'a- 
rancio di verde, incassata di nero; al capo d'azzurro, 
caricato d'un liocorno passante d'argento. 

** A RASTRELLI. — V. Contramerlato, La 
similitudine delle fascio con trarrne ri ate coi 
lambelli, detti da alcuni italiani rastrelli, ha 
dato origine a questo Tocabolo. 

ARATRO. — Simbolo di layoro assiduo e 
di virtuoso esercizio. 

Krogey. — D' azzurro, ali* aratro d* argento. 

ARÙTRARIE (Arme). — Secondo la clas- 
sificazione del Ginanni, arme arbitrarie di- 
eonsi quelle prese a capriccio senza merito, 
né diritto, per cui non banno alcun valore e 
serTono solo a distinguere le famiglie che le 
portano. 

ARBITRARIE (Posiiioni). — Sono arbitra- 
rie le posizioni di certe figure che si dipin- 
gono in qualunque giacitura. Cosi lo spade 
si possono porre alVinsù^ all' ingiù 9 in bandaf 
in fascia^ in croce di S, Andrea^ ecc.; le 
mezzelune volte, rivoltate^ montanti, rove- 
sciate; e Tia discorrendo. Queste posizioni 
non si debbono interpretare alla fatta di al- 
cuni, che credono poter cangiare la giacitu- 
ra di queste figure a seconda del proprio de- 
nderio; chi si ha per esempio tre torri di- 
sposte 2 e 1 non potrà ordinarle in fascia, 

(1) Gì Danni. Arte del IHasone^ 



ahi ha tre freccio in fascio, non potrà porle 
in palo, ecc., ma scelta una posizione la fa- 
miglia, a meno che un accordo sovrano non 
disponga altrimenti, doTrà conserTarla. 

ARBUSGELLL — U alloro, il cedro, il bian- 
cospino, il vinco^ la ginestra, la canapa, lo 
spino, Varancio, la vite, la canna, il vepre, 
il nespolo, il ginepro, il cotogno, V edera, il 
giuggiolo, il melagrano, il mirto, il rovo, 
l'avellano, ecc., che pongonsi di solito fiori- 
ti, fruttiferi, piantati sradicati, sono gli 
arbuscelli più usati nel blasone. V. i singoli 
nomi. 

ARCA DI NOÈ. -. Questa figura si pone 
nelle arme fluttiMnte sopra un mare, e ac- 
compagnata in capo da una colomba, portan- 
te nel becco un ramoscello d*olÌTo. É simbo- 
lo di rifugio in Dio contro le persecuzioni 
del mondo. 

V Arche (Llmosinoj e Plantavit de Margon (Lingua- 
deca). — D'azznro, all'orca di Noè d*orQ , fluttuante ao- 
pra un mare agitato d' argento, accompagnata in capo 
da una colomba volante dello stesso, avente nel suo 
bacco un ramoscello d'olivo del secondo smalto. 

ARCATO. [ fr. Arqué; ing. Arched; sp. 
Arqueeido], — Dicesi arcato un ponte avente 
gli archi di smalto diverso dai piloni e dai 
parapetti 

ARGICANGELLIERE [lat. Archicancellarius; 
(r, Archichancelier; ied , Erjtkahj»ler]. — Uf- 
fiziale del Palazzo degli antichi re di Fran- 
cia, capo degli altri cancellieri. V. CanceU 
liere. 

In Germania la dignità di arcicancelliere 
era ereditaria negli abati di Fulda (l). Lota- 
rio imperatore la conferi per la prima volta 
air abate Bertoldo, e Carlo IV con diploma 
del 1358 la riconfermò in favore d*Bnrico a- 
bate e suoi successori (2). L'ufiBcio loro era 
di incoronare le imperatrici di Germania, e 
questa cerimonia compievasi ponendo sul ca- 
po della regina la corona, ritogliendola e ri- 
ponendola una seconda volta (3). 

Nel regno di Borgogna T arcivescovo di 
Vienna aveva il titolo di arcicancelliere im^ 
periale del PaUuuso sin da tempi remoti, ti- 
tolo confermato primieramente dall'imperato- 
re Federico I in favore deirarcivescovo Ste- 
fano nel 1157, e quindi da Federico II con 
diploma 1214 airarcicescovo Umberto (4). Il 
dotto Chifflet (5) cita una carta di Lotario 
imperatore dell'anno 842, in cui Tarcivesco- 
TO A^ilmaro è chiamato archicancellarium 
Palata, Giova credere che questo Agilmaro 
sia stato il primo ad assumere questo titolo 
nella Borgogna. 

ARGIGONTE [lat. Archicomes; fr. Archi- 

(i; Christoph. Brower. Antiquitates Fuldenaea. Llb. 
I Gap. 15. 

{%} Goldastus. Constitut. Imperiai. Tom. I. pag. 844. 

(3) Olenschlagor In Aurea bulla, pag. 371. 

Ykl ioaones a Bosco et Sammartbani. Gallia Cri- 
sliana. 

(5) Historia Tornutiensi. Pag. 269. 



ARC 



-66- 



ARC 



comte]. — Titolo che in alcuni manoscritti 
antichi si dà al conte di Fiandra, la quale 
era appunto chiamata la prima contea del- 
l'Europa. Si legge infatti: 

FlandricUi Archicomes^ Francorum, rtge relieto, 
R*gii ad anglorum parte» jam tranatulerat (1). 

Il titolo d' arciconte è ancora men togato in 
Ludewig, in senso di conte alto e potente: 
Inter quos erant paecipui et excellentiores, 
in curia Rudolphi potentiores archicomites 
Comarchi ab Italis dietim de Na;toe^ praeclari 
satis in rebus bellicis (2). 

ARCIDUCA [lat. Archidux; ted. Enher- 
aog; fr. Archiduc; ing. Archduke; sp. Archi'' 
duque], — Questo titolo è antichissimo nel- 
l'Austria. Sotto Dagoberto re dei Franchi, Pi- 
pino si chiamala archidux Austriaca seu Au- 
strasiae inferioris. Nel 1156 i duchi d'Au- 
stria, che allora risiedevano nel castello di 
Kahlemberg, cominciarono a intitolarsi arci- 
duchi; ma questo titolo non divenne eredita- 
rio in quella casa se non dopo la promulga- 
zione della Bolla d'oro (1356), e fu riconosciu- 
to nel 1453 dagli elettori del Sacro Romano 
Impero per ordine espresso di Federico III 
imperatore. Anticamente apparteneva al ca- 
po della casa esclusivamente, ma quando gli 
Habsburg presero possesso delle corone di 
Boemia e d' Ungheria (1437, 1438) il titolo 
d'arciduca si estese a tutti i membri maschi 
e femmine della famiglia, che tuttora ne fan- 
no uso. 

L' arciduca d' Austria doveva domandare 
tre volte l'rnvestitura de'suoi stati all'impe- 
ratore, e se questo la ricusava, egli la tro- 
vava di pien diritto ne' suoi prÌTÌlogi, sen- 
za esser più obbligato a chiederla. Se al con- 
trario la domanda era accordata, l'imperatore 
veniva ad investire l'arciduca alle frontiere 
de'suoi dominii, e quest'ultimo la riceveva a 
cavallo, vestito di paludamento sovrano, con 
un bastone di comando nelle mani e sulla 
testa una corona ducale rialzata di fioroni 
d'oro, chiusa d'un tocco di velluto rosso a 
due seziqni e sormontata dal globo crociato. 

Grandi erano le prerogative dell' arcidu- 
ca d'Austria: decreto alcuno non poteva 
porlo al bando dell' Impero; come delitti di 
lesa maestà erano puniti gli attentati contro 
la sua persona; in lui il diritto di gravarci 
suoi popoli di ogni specie di imposizioni, di 
largire lettere di legittimazione per le cari- 
che imperiali esercitate ne' suoi stati , di 
creare o spogliare del loro titolo conti, ba- 
roni, cavalieri e gentiluomini, di impedire 
r affitto delle terre ai suoi vassalli (meno a- 
gli ecclesiastici), e infine di trasmettere alle 
donne del suo sangue, in mancanza d' eredi 
maschi, le sue terre, i suoi diritti ed i suoi 
privilegi. Si narra anche che se alcun prin- 

(1j Willelmus Britone. Philip. Lib. IV. 
fè) Historia rerum Noribergensium. Tom. Vili, 
pag. 71. 



cipe osava sfidarlo, egli poteva eleggersi un 
campione, purché questi fosse un suddito ir- 
reprensibile. Nelle guerre d'Ungheria doveva 
servire con dodici uomini d' arme vettova- 
gliati a sue spese; dal qual obbligo poteva 
esimersi, come pure da quello di assistere 
alle diete e alle assemblee. Noteremo da ul- 
timo che tutti gli stati dell' Impero Germa- 
nico doveano i loro soccorsi all'arciduca d'Au- 
stria ogniqualvolta questi li reclamava (1). 

Anche fuori della casa d'Austria si trova, 
benché raramente, il titolo d'arciduca. Rife- 
risce il Du Gange nel suo Glossario che in 
una carta del 959 si trova nominato un Bruno 
archiepiscopus Coloniensis, et archidux Lo^ 
tharingiae^ e Andrea de Yineas scrive che 
Carlo Vili re di Francia nella sua calata in 
Italia creò il conte di Montpensier, Gilberto 
di Borbone, arciduca di Cesa in Terra di 
Lavoro. 

ARCIDUCHESSA [lat. Archiducissa; ted. Erx- 
herzogin; fr. Archiduchesse; ing. Archduchess; 
sp. Archiduquesa], — Titolo della figlia o 
moglie d' un arciduca. V-q-n. 

ARCIERA (Nobiltà) [fr. Noblesse Archère].-- 
Nel 1448 circa Carlo VII re di Francia ordinò 
un corpo di franchi arcieri che erano esenti 
da qualunque imposizione, ma nel 1481 Lui- 
gi XI laboli, sostituendovi gli Svizzeri. I di- 
scendenti dei franchi arcieri si pretesero no^ 
bili, e formarono in tal modo la cosiddetta 
nobiltà arciera, che non ebbe mai alcuna im- 
portanza. 

ARCIGIUSTIZIERE [fr. Archijusticier]. — 
Titolo del supremo giustiziere io Inghilterra 
nel medio evo. Enrico II ne istituì tre nel 
1179, cioè i vescovi di Winchester, d'Ely e 
di Norwich (2). — V. Giif^stiziere, 

ARCmARESCIALLO [fr. Archirmréchal ; 
ted. Erjgmarschall]. — Capo e sovraintendente 
delle scuderie dell' Imperatore di Germania; 
questa carica era ereditaria nella casa degli 
elettori di Sassonia (3). Nella solenne inau- 
gurazione degli imperatori l' arcimaresciallo 
soleva presentare alla mensa dell' avena, e 
distribuirne a quanti ne volevano, per simbolo 
del suo ufficio (4). Nelle cavalcate precedeva 
immediatamente l'imperatore colla spada nuda 
in mano. 

ARCIMINISTRO [fr. Archiministre], — Il 
titolo di arciministro del Palazzo fu dato 
sotto Carlo il Calvo al duca Bosone fratello 
di Richilde Augusta, e a Suppone conte del 
Piceno sotto Lodovico il Giovane (5). Equi- 
vale a prefetto del palazzo, V-q-n. 

ARCIPIRATA [fr. Archipirate]. — Sinoni- 
mo di ammiraglio. V-q-n. Si trova questo 
vocabolo in molti manoscritti antichi. 



{\) Dictionnaire universe! historique etcritique des 
coOtumes, loia, ctc. alla parola archiduc. 

(2) Radulf. Do Diceto in Imag. Histor. 

(3) Sybenkres. Handbuch der ArchaBologie. 

(4) Do electione Masimiliaui il. 

(5) Du Gange. Giosaarium. 



ARC 



— 57 — 



ARG 



ARCISmiSGALCO [lat. Arehisenescallus ; 
fr. Archisénéchal], — Di tal titolo era deco* 
rato il delfino di Vienne nell'antico regno di 
Borgogna, come rilevasi da parecchie scrit- 
ture. Humbertus Dalphinus Vienn, Comes 
Viennae Palatinus^ Arehisenescallus Regno^ 
rwn Viennae et Arelatis (1). 

ARCITESORIERE [fr. Architrésorier; tod. 
Erzsc1ìat2meist€r], — Nell'antico impero d'Al- 
lemagna V elettore Palatino era rivestito di 
qoeata dignità, benché i principi di Baviera 
e di Ànnover gliela disputassero. L'unica sua 
funzione era di gettare al popolo monete d*oro 
e d'argento il giorno deirincoronazione del- 
l' imperatore (2). 

ARCIVESCOVILE (Croce). — É lunga trifo- 
gliata e gli arcivescovi la portano in palo 
dietro lo scudo come contrassegno della loro 
dignità. Il Colombière dà air arcivescovo di 
Parigi una croco gigliata, come capo della 
capitale del regno dei gigli; ma il suo sen- 
timento non è stato seguito. 

ARGO. — La posizione ordinaria dell'arco 
da scagliar freccio è nello scudo in palo, 
colia corda a destra. Può essere teso e in- 
Cuccato^ cordato di smalto diverso, ecc. In- 
dica ozio virtuoso, rappresentando gli esercizi 
cui si davano i cavalieri in tempo di pace, ed 
animo risoluto per la celerità con cui fa par- 
tire il dardo. Se però è d'oro cordato d'argento 
in campo rosso è l'emblema del potere guida- 
to da sana ragione e da retta coscienza. (3) 

Larcìù9r (Puilou). — D'azzurro, a tre archi d' oro, 
c'iTdaii d' argento. 

ArftKind (Alveroia). — D' azzurro, a un arco d'oro, 
ormato d* una freccia dello stesso. 

Larchet (Francia). — Spaccato d* oro e di rosso, a 
(lue archi leti e incoccati dell* uno ali* altro. 

ARCOBALENO. — L'arcobaleno si rappre- 
senta in araldica come una banda o una fa- 
scia centrata, di quattro colori, cioè d'oro, di 
rosso,- di verde e d' argento che non si bla- 
sonano. Quando il numero di questi colori 
cangia, conviene avvertirlo nel descriver 
r arma. Spesso si dipinge con tutti i sette 
colori del prisma, rosso» aranciato, giallo, 
verde, azzurro, turchino e violetto, ed allora 
dicesi al naturale. L' arcobaleno è simbolo 
biblico della riconciliazione, della pace, della 
sicurezza e della speranza cristiana, e in a- 
raldica ha altresì il significato di tregua. 

Larcher (Isola di Francia). — D' azzurro, alla terza 
ondata d'argento, sormontata d*on arcobaleno in faida, 

Fusconi (Ravenna). — D'azzurro, iWarcobalerui d'oro, 
di ro3so 9 di verde in landa^ sopra un mare al natu- 
rale nella punta. 

Bono (Palermo). — D'azzurro, all'arca di Noè d'oro, 
tosteouta dal monte dì tre cime dello stosso, e sor- 
montata da un arcobaleno cT orOj di rotto, di verde, 
df aziurro e £ argento in faecia, 

(1) Historla Dalpbio. Tom, 11, pag. 364. 

(2) Ondio. Manuel d' archeologie religieuse, civile 
et milltaire. 

(3) GiasDol. Arte del Blasone, 



ARCO CELESTE. — V. Arcobaleno. 

ARDENTE [fr. e ing. Ardent; ted. Feurig, 
sp. Ardiente], — Attributo delle fornaci, dei 
carboni accesi, delle fiaccole, o di una rupe 
in fiamme, come pure del fuoco stesso. 

Mackloide, — D'argento, alla rupe d'azzurro, ar- 
dente di rosso. 

ARDITO [fr. Eardi; ing. Bold; ted. Kuhn; 
sp. Valiente]. — Aggiunto del gallo che mo- 
stra la zampa destra alzata, come in atto di 
combattere. E simbolo di ardore guerresco. 

Le Cocq de Humhecke (Paesi Bassir — D'argento, 
al gallo ardito di nero, crestato, barbato, imbeccato e 
membrato di rosso. 

* A RETE. — Attributo che alcuni aral- 
disti italiani danno allo scudo losangato, o 
secondo altri al cancellato. A parer nostro a 
rete è un vocabolo poco usato che qualifica 
uno scudo o una partizione tutta coperta di 
una rete di smalto diverso dal campo. 

Rieti (Città dell' Umbria). — Spaccato; nel 1.® di 
rosso, al cavaliere armato d' argento, vestito di por- 
pora, che riceve una bandiera d'argento, fustata d'oro, 
svolazzante a destra, dalle mani d'una donna rivoltata 
d' argento, coronata all' antica d'oro; nel %.^ d'azzurro, 
a tre pesci notanti d' argento posti 9 e 1, il tutto at- 
traversato a rete d' argento. 

ARGATA (Ordine dell'). — V. Guindolo 
(Ordine del). 

ARGENTO fr. e ing. Argent; ted. Sielher; 
ol. Zilver; sp. Plato]. — Uno dei due metalli 
usati in araldica che si contrassegna nelle 
incisioni lasciando in bianco il campo o la 
figura di questo smalto. E dopo l'oro la tin- 
ta più pregiata nel blasone, perche rappre- 
senta la luce e 1' aria tra gli elementi , la 
luna tra gli astri, la perla tra le gemme, ed 
è simbolo della concordia, della purità, della 
clemenza, della gentilezza e della tranquil- 
lità d' animo. L' Alciato lo fa geroglifico di 
sincerità: 

At ainceri animi, et mentis stola candida pnrae, 
Hinc Slndon sacris linea grata virls. 

Sin dai tempi più antichi il bianco, che 
in araldica equivale all' argento, ha signifi- 
cato castità, fede, integrità di costumi; e per 
questo Cicerone (1) dice che particolarmente 
conviene a Dio; onde i sacerdoti antichi ve- 
stivano di bianco per dinotare che gli Dei 
amano le cose pure ed immacolate (2). Inol- 
tre gli Egizi usavano ravvolgere i corpi dei 
nobili defunti in bianchi lini (3); per la qual 
cosa è emblema di nobiltà di natali, e di di- 
gnità per le bianche bende dei re e le toghe 
dei candidati. 

L' argento serve eziandio a denotare l'e- 
loquenza d'un cittadino, l'umiltà e la santità 
d' un sacerdote, la verginità dì corpo e di 
cuore, la temperanza, la verità ed altre virtù 
cristiane, come pure 1' ^'allegrezza e l'abilità. 

(1) De legibos. Lib. II. 

\%) Plutarco. Vite parallele. Lib. d* Iside ed Osiride. 

(3) Svetoolt. Vita Glaudli Neronis Angasti. 



ARG 



~ 58 — 



ARI 



Sembrerebbe che con tanti significati V ar- 
gento debba produrre più confusione nell* a- 
raldista che non chiarezza; ma chi è versato, 
dirò meglio, chi è abituato alle stranezze e 
alle bizzarrie dell'arte araldica, scorgerà su- 
bito una differenza fra tutte queste idee sim- 
boleggiate dall'argento, a seconda dell'arme 
che lo portano. Accompagnato cogli altri co- 
lori può prendere speciali significati, come 
r argento col rosso è V emblema dell' alle- 
grezza, coir azzurro della vittoria, col verde 
della cortesìa, colla porpora della santità dei 
costumi, col verde dell' umiltà e della tempe- 
ranza, coir oro dell' eloquenza. Se lo scudo è 
d' argento pieno è simbolo della pace, della 
quiete d' animo, della vita ritirata e dell' a- 
more placido e felice. 

Afaneses (Majorca). — D* argento pieno. 

il Capaccio (1) parla di altri simboli che 
può offrire il bianco (araldicamente l' argen- 
to), come libertà perduta, a cagione della 
carta bianca che il vinto cede al vincitore; 
povertà, perchè Marziale chiamò motteggiando 
la veste di Attalo alba (!); perfetta malizia e 
ipocrisia, per le parole del Nazareno e di S. 
Paolo sepolcri imbiancati, macigni imbiancati; 
crudeltà, perchè i poeti finsero Medea colle 
mani ingessate; dolore, perchè il bianco era 
il lutto delle vedove greche, e simili altre 
sciocchezze, che volendo accettar tutte si fi- 
nirebbe col far rappresentare al bianco ogni 
vizio e ogni virtù, e per conseguenza [nulla. 
Queste riportate dal Capaccio non sono già 
veri simboli, ma metafore, usate da qualche 
popolo o per qualche circostanza, e che non 
si comprendono da tutte le nazioni; in una 
parola manca loro il termine più necessario 
air esistenza del simbolo, quello cioè di es- 
sere universale. Sino dai tempi dei Romani 
r argento figurava come colore di divisa, e 
tutti conoscono la squadriglia alba del Circo, 
squadriglia che come le altre si convertì po- 
scia in fazione. Nei tornei succeduti al circo 
le sciarpe e le divise d' argento erano por- 
tate da quei cavalieri che dimostrar voleano 
la gelosia, la tema, la passione amorosa (2); in 
seguito posero quel metallo sugli scudi colle 
significazioni suddette che furono a noi ri- 
portate fedelmente da Sicillo araldo, da Mé- 
nóstrier, da Ginanni e da altri. Per chi com- 
prende facilmente qual rapporto d' idee e di 
paragoni esista fra il bianco e le virtù più 
pure e perfette, l'innocenza, la clemenza, la 
pace, la cortesìa, la concordia che rappresen- 
ta, riuscirà forse più arduo l' indovinare la 
relazione che passa fra esso e l' idea di vit- 
toria e d' allegrezza. Ma eh' ei si rammenti 
della bianca veste del trionfatore romano, 
condotto da quattro bianchi cavalli, e seguito 
da tutto l'esercito biancovestito e dai captivi 

(1) Delle imprese Lib. 1. cap. XXX, pag. 83. 

(2) Goffredo di Croliaianza. Il linguaggio del nastri, 
fubh, nella Margherita, Strepaa araldica pel 1876, 



stretti d' argentei ceppi; eh' ei si ricordi di 
Bacco e delle Baccaati rappresentate in bian- 
chi lini, e vedrà ove l'araldica frugò 1 suoi 
simboli, ove gli emblemi. Lo specchio, che 
presso gli antichi era d* argento, e eh' è il 
geroglifico dell'abilità, ha consigliato la rap- 
presentazione di quest'astratto alla cavalle- 
ria del Medio Evo, e l'araldica l'ha fatta sua. 
E così via discorrendo. 

Nella stagione cavalleresca chiamavasi 
luna V argento che vedevasi sulle armi dei 
sovrani, perla quello che figurava su quelle 
dei gentiluomini, le quali denominazioni tut- 
todì si conservano nel blasone inglese. 

Dopo la cacciata degli Inglesi dalle ban- 
diere rosse, V argento fu sempre il colore 
nazionale della Francia, e per conseguenza 
dei Guelfi d'Italia, e dei Bianchi in partico- 
lar modo. Presso i Pontefici e nella repub- 
blica di Genova è stato sempre ;nolto consi- 
derato, come pure nella Spagna e nelle Due 
SiciUe sotto i Borboni, nel Portogallo e presso 
i re cristiani di Gerusalemme (1). — Nelle 
bandiere 1' argento serve ad indicare la ra- 
gione e la prudenza nel maneggiare le cose 
di guerra. 

Col sistema di Francquart il metallo di 
cui ci siamo ora occupati era contraddistinto 
nelle incisioni e disegni mediante il segno 
planetario della luna > ; col metodo delle ci- 
fre si distingueva mediante un A (alba color, 
argento^ argent)» 

ARGONAUTI DI SAN NICOLA (Ordine de- 
gli). — V. Naviglio (Ordine del). 

I. ARIETE. — Quest' animale è figura di 
glorioso principe. Allorché è d* argento la 
fondo rosso significa sprone all' onore e pa- 
zienza acquistata per giuste cagioni; magna- 
nimità in amore e virtuoso concetto se d'oro 
in campo d'azzurro (2). Apparisce di profilo e 
passante, ciò che lo distingue dalla pecora, 
che è sempre pascente. Può essere cornato e 
unghiato di smalto diverso, collarinato, eia" 
rinato, spaventato, saltante, affrontato. Si ve- 
dono anche le sole teste o i rincontri. 

Bligiers de Taulignan (Contado Venessino) — D'az- 
zurro, air ariete d* argento, cornato e unghiato d' oro, 
accompagnalo io capo da una ste'.la dello stesso. 

Barjac (LIoguadoca). — D* azzurro, all' ariete epa- 
ventato d* oro, collarincUo delio stesso. 

Seneret (Gévaudan). — D* azzurro, all' ariete pa* 
icente d' argento, collarinato e olarinato d* oro. 

Le Belin (Borgogna). — Di verde, a Ire art«/i d'ar- 
gento, i due in capo ealtanti e affrontati. 

Perrot (Bretagna). — DI nero, al rincontro d'ariete 
d' oro. 

s. ARIETE. — La macchina da guerra 
detta ariete posta nell'arme, dimostra perse- 
veranza e strategia. Si pone ordinariamente 
in fascia col capo dell' animale volto verso* 
la destra dello scudo. 

(i) Gio. Bau. df Croliaianza. Storia delle PandierQ 
da guerra. Libro II, cap. I. 
{i) GioaoQi, Arte del BUsoae, 



ARI 



— 59 — 



ARM 



Befti$ (f Ahingdon (loghiltorra). -* D' argento, a 
tre arieti da giuerra al naturale poste l'una sull'altra. 
— DJTÌsa: Virius ariete fbrtior, 

ARIETE (Correr T). — V. articolo seguente. 
ARIETE (Corsa dell'). — Questo giuoco me- 
dioevaleerauna specie di ^utnfana. V-q-n.Una 
stanga con un capo d^ariete ad un'estremità 
e una tavoletta all'altra era infissa su d'un 
perno alla meta della lizza, e il cavaliere cor> 
rendo a briglia sciolta doveva ferire colla 
lancia la tavoletta e passare incolume, il che 
di rado avveniva, perciò che toccata la stan- 
ga, questa girava sul perno con tutta la vic»- 
lenza propomonata alla corsa e percuoteva 
colla testa d*ariete le reni del malcauto cam- 
pione. Gl'inconvenienti gravi cui dava luogo 
questo giuoco fecero si che più volte fosse 
proibito dai vescovi (1). In una di queste prò- 
Bcrizioni dell* anno 1255 si legge: Insuper 
interdicimus levationes arietum super rotas, 
et ludos, quibus decertatur oh bravium exc" 
qu^ndum (2), nella quale si conosce essere 
r ariete fissato sul perno per mezzo di ruote, 
che la facevano girare. La corsa dell* ariete 
fa però sempre poco usata e non comparve 
mai tra i g:iuochi solenni. 

ARMAMENTO. — Y. Ricevimento dei ca- 
taUeri. 

ARMARE [lat. Armare; fr. Armer; in g. Arm; 
ted. Waffhen; sp. Armar], — Armare un gen- 
tilnomo equivaleva a crearlo cavaliere. 

ARMATO [ fr. Arme; ing. Armed; ted. 6e- 
mfpnen; sp. Armado]. — l.° Attributo degli 
irtigli delle fiere e degli uccelli rapaci, quando 
nno di soialto diverso da quello del corpo 
ìqìV animale. 

Borrel (Detfloato). — D'azzurro, al Uone d' oro, ar- 
mato e lampassato di rosso. 

Campeggi (Bologna). — Partito: nel 1.*^ d* oro, aU 
Y aquila bicipite spiegata di nero, membrata, armata, 
imbeccata e coronata del campo, us':enta dalla parti- 
zione; nel 2.^ d' oro, al cane rampante di noro. 

SfonieU (Linguadoca). — D' azzurro, al grifo d' ar- 
gento, armato e lampassato di rosso. 

2P Delle clave munite di punte di ferro, 
a delle frecci e di cui la punta è di diverso 
smalto del fusto; 

3.^ Del soldato, del cavaliere o di un sem- 
plice braccio coperti interamente dall' arma- 
tura. 

Amai de Sigoyer (Delfinato). — Di rosso, al dettro- 
cherio armato d'argento, movente da una nuvola dello 
stesso, e teoente una spada d'argento, impugnata d'oro. 
ARMATO DI TUTTO PUNTO [fr . Arme 
de toutes pièces]^ — Si dice d' un soldato, 
d' un cavaliere o d* un braccio interamente 
coperti di ferro. 

ARMATURA [tv. Armure; ing. Armour; 
ted. Volle Rùstung; sp. Armadura]. — Voca- 
bolo che determina il complesso delle armi 

(1) Kenoet. Glossarmm ad calcem Antiquit. Am- 
breàdea. 

(X) SUtttU ProTincialia Walter! Episcopi DuneU 
menaia. 



difensive che coprivano il corpo dei guerrieri, 
quali la corazza, Telmo, lo scudo, i bracciali, 
gli schinieri, la gorgiera, la panciera, le ma- 
nopole, la. maglia di ferro, ec. Nei bassi tempi 
questa armatura copriva interamente la per- 
sona, e diceasi armatura di tutto punto. 

In Francia i feudatari sotto la seconda di- 
nastìa, e tutti i cavalieri sotto la terza erano 
armati di corsaletto, di camiciuola, del giaco 
di maglia sopra questo e sul tutto del sor- 
cotto sopravesta. I cavalieri italiani nel 
sec. XIII aveano anch' essi giaco e sorcotto 
soppannato di vajo, con conciali e schinieri 
lavorati a squame, e manopole dì ferro di- 
sposte in modo che permettevano liberamente 
r uso delle membra (1). Tale era pure V ar- 
matura dei signori in Germania. 

Anche i cavalli aveano la testa, il collo 
e il petto difesi da armature di ferro a la- 
mine articolate, e la fronte armata d' uno 
spontone dello stesso metallo. Fregi e figure 
d* oro e d* argento ornavano e ricoprivano le 
armature degli uomini e dei cavalli, e sullo 
scudo distinguevasi la divisa del cavaliere o 
r arma della famiglia. 

L' armatura della testa era V elmo, sosti-^ 
tuito negli istanti di riposo dal caschetto, 
elmo pili leggiero, senza celata e senza gor- 
giera, e sotto Telmo ponevasi la cervelliera, 
cappello di lamina sottile per tutelare ognor 
più il capo e la nuca (2). 

ARMATURA DI TUTTO PUNTO [fr, Armw 
re de toutes pièces], — Nel XII secolo i cava- 
lieri cercarono di rendersi quasi invulnera- 
bili, congiungendo per tal modo tutti i pezzi 
della loro armatura, in modo che nessun ferro 
potesse penetrare fino al corpo. Elmo intera- 
mente chiuso, gorgiera, corazza, bracciali, 
avanbracci, manopole, panciera, maglia, co- 
sciali, schinieri e persino calzamenti di ferro 
a squame articolate facevano del guerriero 
un colosso di ferro, di cui solo il pugnale o 
la misericordia potevano cercarne le vie per 
giungere alla carne. 

L'armatura di tutto punto apparteneva ai 
prodi, ai cavalieri; ed e per ciò che sul sar- 
cofago del cavaliere ucciso in un combatti- 
mento a campo chiuso per una contesa d'o- 
nore si poneva la sua statua armata di tutto 
punto, avendo al fianco le armi di cui s*era 
servito, e il braccio sinistro incrociato sul 
destro. 

ARME ARMA [lat. Tessera gentilitia, 
stemma; fr. Armes]^ armoiries; ing. Arms^ 
tDeapons; ted. Wapen; sp. Arma], -^ Dicesi 
arma il complesso di tutte le figure, emble- 
mi, pezze, smalti, ornamenti, contrassegni 
d' onore che servono a far conoscere la no- 
biltà d' una famiglia o a distinguere una na- 
zione, una provincia, una città, una corpo- 
razione, ecc., e tal nome fu preso dalle ar- 
ci) Ferrari. Tiburga Oldofredi. Ed. mil. 1817 pag. 97, 
98, 176. 186. 

(2) Sumster. Enciclopedia militare, 



ARM 



- 60 - 



ARM 



mature su cui anticamente effigiar si solerano. 

Le opinioni dei dotti suir antichità del- 
l' arme sono molte e svariate. Alcuni danno 
il Tanto agli Egizi dell' invenzione di esse, 
perchè fecero uso dei geroglifici e delle pit- 
ture simboliche, che trovano qualche riscon- 
tro neir araldica. Essi si fondano special- 
mente sul passo di Diodoro siculo, che afferma 
avere Anubl e Macedone alla guerra marche 
di distinzione prese da certi animali, che e- 
rano altrettanti emblemi del loro valore (1). 
Il Bara aggiunge che Anubi portava un cane 
e Macedone un lupo (2). Inoltre gli Egizi a- 
veano particolari insegne che conducevano 
alla guerra, e delle quali se ne osservano 
alcune scolpite in un bassorilievo rappre 
sentante un trionfo sul muro interno d'un 
tempio di Medinet-Abu (Pantica Tebe) e che 
sembrano essere state il tipo dell' aquila ro- 
mana (3). Ma chiaro si scorge che coloro che 
fanno derivare le armi da queste insegne, 
confondono la storia delParaldica con quella 
degli stendardi. 

Il testo ebreo: Singulis per turmas^ signa 
atque veosilla^ et domos cognationum suorum 
castra metabuntur (4), ha fatto credere al 
Prado, a Cassaneo e ad altri, tra i quali i 
più fanatici furono i rabbini commentatori 
delle sacre carte, che agli Ebrei dovesse ri- 
montar l'origine dell'arme, talché ne furono 
a capriccio attribuite alle dodici tribd, a E- 
ster, a Giuditta, a Gedeone, a Sansone, a Elea- 
zaro, a Mosé, a Giosuè, a David, a Giuda Mac- 
cabeo e agli altri personaggi piU celebri del- 
l' antico testamento (5) . Gli stessi rabbini 
hanno preteso che Naason della tribù di Giu- 
da portasse un leone in campo verde, Eli- 
sam figlio di Ruben una testa umana in campo 
rosso, Ephraim una testa di toro in campo 
d' oro, Ahiezer figlio di Dan un serpente 

(1) Diodoro, Sìculo Lib. I, sect. t, pag. 183. 

(%) Blason d* Aroioiries 

(3) DenoD. Voyage eo Egypte; planches 119, 134. 

(^) Numeri, lì. v. 2. 

(5) Cassaoeo ha dato a David na' arpa d' oro in 
campo rosso, a Giosuè tre pappagalli verdi fo campo 
d'oro, a Giuda Maccabeo un drago rosso (n campo d'ar- 
gento. Secondo il Moreno de Vargas, Aser avrebbe por- 
tato un covone, Dan un drago, Zàbulon un vascello, 
Levi e Simeone uno scudo seminato di vasi, Ruben 
delle onde. Giuseppe un arco con Treccie. Fursten nel 
suo armoriale edito nel 1667 per far l'araldica antica 
quanto il mondo ha posto 1* arma di Adamo che sa- 
rebbe un triangolo radioso d' oro, caricato da tre lamed 
di nero sopra uno scudo dello stesso in forma di cuo- 
re; quindi quella di Noè colla colomba, il sole e la 
parola ebraica significante pace; di Giosuè con tre te- 
ste di toro d' oro, e poi di David, di Giuda Maccabeo, 
di Ester, di Giuditta, di Giaele, ecc Un armoriale te- 
desco stampato a Gand nel 1567 non si è peritato di 
dare uno stemma anche a Cristo, stemma blasonato Io 
tutte le regole. Esso è un inquartato: nel l.^^ le cin- 
que piaghe; nel t.^ seminato di stelle, con un globo 
crociato nel cuore, il sole nel primo cantone, la luna 
nel secondo; nel 3.** 1' arca di Noè aulle onde, sor- 
montata dall' arcobaleno; nel 4.^ Adamo ed Eva che 
gustano il pomo offerto dal serpente; e su tutto lo 
Spirito Santo. Lo scudo di Cristo è sormontato da un 
agnello pasquale, e accollato da una croce lo palo e 
da due chiati decussate | 



▼erde sopra un campo diaprato d* argento e 
di rosso. Essi hanno inoltre imaginato delle 
arme alle dodici tribd sopra espressioni 
metaforiche, di cui Giacobbe si servi per pre- 
dire a'suoi figli quanto dovea succedere dopo 
la sua morte (l). Perciò a Giuda fu dato un 
leone, per le parole: Catulus leonis Juda: 
ad praeàam fili mi ascendisti: requiescens 
accubuisti ut leo; a Zàbulon un' ancora: Za- 
hulon in littore maris habitabit, et in statione 
naw'um pertingens usque ad Sidonem; a Is- 
sachar un asino: Issachar asinus fortis ac" 
cubans inter terminos; a Dan un serpente: 
Fiat Dan coluber in via; a Gad un guerrie- 
ro: Gad accinctus praeliabitur; a Simeone e 
a Levi una spada: Simeon et Levi fratres^ 
vasa iniquitatis bellantia; ad Aser delle torte: 
Aser pinguis panis ejus; a Nephtali un cervo 
slanciato: Nephtali cervus emissus; a Benia- 
mino un lupo rapace: Benjamin lupus rapax. 
E siccome non poterono trovar nulla per Ru- 
ben nella maledizione che il padre gli sca- 
gliò, credettero bene di attribuirgli delle man- 
dragore in memoria di quelle che avea date 
a sua madre (2). Formarono poi le arme di 
Giuseppe e dei suoi due figli Ephraim e Ma- 
nasse sulle benedizioni di Mosò; cosi jdierono 
al primo il sole e la luna sopra un campo 
seminato di pomi d*oro: De pomis fructuum 
solis ac lunae; e a suoi figli una testa di toro 
e delle corna di rinoceronte: Quasi primoge- 
niti tauri pulckritudo ejus^ comua illius (3). 
Si aggiunga ohe oltre V emblema anche il 
colore del campo fu determinato, regolandosi 
per ciò sulle dodici pietre del razionale o 
ephod del gran sacerdote, come a Giuda il 
verde, a Ruben il rosso, a Issachar l'azzurro, 
a Zàbulon il verde e il giallo, a Dan il bianco 
e il rosso, ecc. (4). Gli autori che stanno per 
r alta antichità si dividono in due opinioni, 
che gli uni, come Favin, fanno rimontare 
r arme al principio del mondo, altri, tra'quali 
il Ségoing, si contentano di salire sino a Noè. 
Ma quanto si debba dar fede agli emblemi 
della Sacra Scrittura spiegati e commentati 
a capriccio ce lo prova il simbolo del leone 
applicato al demonio propter ferxtatem e al 
Nazareno propter fortitudinem^ air Anticri- 
sto: Et 08 ejus sicut leonis erat (Apocalisse) 
e a Dio, come vuole il Ruperto. San Grego- 
rio Magno dice che pel ruggito del leone: 
rugitus leonis et vox leaenae^ et dentes ca- 
tulorum leonum contriti sunt (5), s' intende 
la severità dell'uomo, per la voce della leo- 
nessa la loquacità della doma, pei denti dei 
lioncini r edacità della prole (6); ed alti*ove 
che il ruggito del leone significa la virtù di 
Cristo e la crudeltà del diavolo, la leena rap- 

(1) Genesi. XLIX. 

(2) Genesi. XXX, v. 14. 

(3) Deuteronomio, 33. 

(4) Du Gange. Dissertations. 
(6) Job. 4. 

(6) Morali sul libro di Giobbe, 5 






ARM 



-61 ^ 



AftM 



presenta U Chiesa e Babilonia (1). Non ci 
fermeremo a discutere sopra siffatte contro- 
Tersie, e passeremo a una terza opinione. 

Bombaci, La Colombière, Campanile, Wp- 
toD, Orìtio ed altri pensano che la prima i- 
dea delle arme sia Tenuta ai Greci. Èssi non 
mancano di citare Tidra dello scudo d*Aven- 
tino, 

Victoreg oatifUeU tquoB tatù» tìtrcule pulcro 
Pulcher ÀvetUinui^ clypeoque iniignt patemum 
Centum angties einctamqw gtrit terpmtibuM hydratn (t), 
e là marca di famiglia posta sul pomo della 
ipada di Teseo, per cui questi fu riconosciuto 
da Egeo, 

Cvfii pattr tfi caputo gladi* cognovU ebumo 
Signa 9UÌ gtneris (B), 

e il segno di suo nascimento portato da Ip- 
polito, 

Regale paroit aiperum iignit tour 
Caputo nfutgti g$ntÌ9 Actaea» deeut (i), 

e gli scudi dipinti degli Arcadi 

Et pictii Àreadu armia (Ò). 

e infine tutte le insegne citate da Eschilo 
dei sette eroi che combatterono sotto Tebe, 
da Pausauia per Agamennone, Idomeneo, Me- 
Belao, Bpaminonda ed altri, dagli Epigrammi 
Greci per Anassimene, da Valerio Fiacco per 
gli Argonauti, da Omero per Ulisse, da Ero- 
doto pei Carj, ecc. E tutte queste citazioni 
proterebbero soltanto che Aventino, Teseo, 
Ippolito e gli altri portavano sul loro scudo 
U rappresentazione delle gesta gloriose dei 
loro antenati, o qualche figura allusiva a una 
loro intrapresa. Del resto presso i Greci la 
itesaa incertezza di simboli che presso gli 
Ebrei. Omero àà ad Ulisse per impresa il gi- 
gante Tifeo, e Licofrone un delfino; Aga- 
oennone presso Omero avrebbe una testa di 
Gorgone, presso Pansania una testa di leone 
e altrove un dragone. Bara ci rappresentò le 
arme d'Ercole» di Minosse, di Priamo, d'An- 
ehise, di Polidamante, d* Antenore, di Dio - 
nede, di Giasone, di Tifi e d' altri eròi delia 
mitologia greca, dicendo di averle estratte 
da un'antico manoscritto per metà consunto. 
E probabile però che egli abbia viste queste 
arme proprio dove il manoscritto mancava! 
Chassanée afferma che Ettore portava due 
leoni d' oro in campo rosso e Alessandro Ma- 
gno un re d** oro sedente in campo azzurro, 
senza dire da qual manoscritto abbia cavato 
tali blasoni; soggiunge però che queste arme 
si davano la Grecia come premio ai soldati 
valorosi ed agli eroi (6). Questo è quanto più 
facilmente ci diamo a credere, perchè quanto 
air essere le arme ereditarie e fisse nelle fa- 
miglie « d' onde viene che i figli di tanti 
eroi non portassero le divise dei loro padri 

(1} Ibfdem. cap. 16. 
[%) Virgilio Eneide. Vii. 

(3) Ovidio. Iletemorfosi, VII. 

(4) Seneca. Hyppolitus. 

(5; Virgilio. Eneide. XII» 281. 

(6) C alalo gus gloriae mundi, diss. 99. 



e le marche gloriose delle loro azioni? d*onde 
viene, che airoccasione d'Elenoro introdotto 
senza emblema nel nono canto dell' Flneida, 
si dica che i giovani che non aveano nulla 
operato di insigne non portassero alcuna di- 
visa? Non avevano dunque quelle dei loro 
avi ? £ evidente quindi che erano persona- 

li (1) >. 

Plinio ci fa sapere come i combattenti di 
Troja portassero degli emblemi sugli scudi, 
come pure i Cartaginesi (2). Il succitato Bara 
dÀ altresì le arme di Nembroth, di Samothes, 
di Jubal, di Semiramide e d'altri assiri, medi 
e persiani, intendendo a far supporre che le 
insegne gentilizie non fossero sconosciute a 
quei popoli. Un gran numero di araldisti è 
à* avviso che i primi invontori delle arme 
siano stati i Greci, i Cari, i Traci, i Trojani, 
i Fenici, i Persi, i Babilonesi, e l'Araldo Si- 
cillo pare disposto a crederne autore Ales- 
sandro Magno, come il Pietrasanta gli As- 
siri. 

Una quarta opinione riaccosta 1' orìgine 
delle armi sino ai Romani, e particolarmente 
al sec. d' Augusto, il qual principe, al dire 
del Yegezio (3), diede delle marche alle sue 
legioni per distinguerle e fece dipingere di- 
versi simboli sugli scudi de' soldati. Gli aral- 
disti che sono di questa sentenza, ci danno 
il blasone delle coorti romane nel basso Im- 
pero come segue: 

Ercolani Nuovi: un* aquila d' oro posata sopra un 
ramo di verde, io campo di color zaflìro, bordato d'oro; 

Teodotiani Secondi: un toro d' oro passante a* piò 
d' un monte di verde, cimato da un busto di moro te- 
nente un pileo in una mano e una corda neir altra; 

Menapi Vecchi: un serpe d*oro, attraversato da 
UDO scudetto dello stesso, in campo verdei bordato di 
rosso e d' argento; 

Arcieri Galli delle bande giovani: d'azzurro bordato 
d'oro e di rosso, al globo dello stesso entree un cer- 
chio d* argento, sostenuto da due aquile e accompa- 
gnato dai ritratti dei due Imperatori, d'Oriente e d'Oc- 
cidente; 

Arcieri Galli delle bttnde vecchie: come sopra, ma 
col globo chiuso fra due cerchi, l'uno d'argento, l'al- 
tro di rosso, e un cartello scritto, rappresentante la 
legge; 

Celti Veterani: di rosso, a due draghi d*oro uscenti 
da un cippo in palo e contrarampanti; 

Bracati Vecchi: d'azzurro, a due corna d'oro uscenti 
da un cippo in palo dello stesso; ecc. 

I commentari di Panciroli formano una 
grande testimonianza per l'origine delle ar- 
mi dai Romani, nonché gli storici e i poeti 
che descrissero gli scudi dei loro personaggi 
con figure che hanno qualche rapporto col 
blasone; il P. Monet e il Grenier de Crasse- 
gnac s' appoggiano costantemente ad essi. Il 
primo di questi anzi si sforza di trovare delle 

(i) Ménéstrier. Le veritable art du blason,*p. 137. 

(t) Hisloria natur. XXV, 4. 

(3) De re militari. Lìb. 11, cap. 8. 



f 



ARM 



— 62 — 



AtlM 



fuBcìe, delle bande, dei pali, delle losanghe, 
dei fusi e dei bisanti sugli scudi dei soldati 
d'Augusto, là dove non tì sono che semplici 
fregi di capriccio. Gelenius (1) riporta T ori- 
gine delle arme alla repubblica romana. 

Si è Toluto inoltre spiegare per arme gen- 
tilizie le figure patronimiche delle genti ro- 
mane le specialità del corpo dei membri 
d* una famiglia, come la barba rossa dei Do- 
mi zi, quod insigne mansit et in posteria ejus* 
ac magna pars rutila barba fuerunt (2). Ca- 
ligola non vietò al Torquati, ne ai Cincin- 
nati, né ai Pompei le loro arme, benché Sve- 
tonio dica vetera familiarutn insignia nobi- 
lissimo cuique ademit Torquato torquem, Cin • 
cinnato crinem, Gn. Pompeis stirpis antiqua 
Magni cognomen (3), ma solamente volle in- 
tendere che si levassero dalle statue di Tor- 
quato e di Cincinnato le collane e le chiome 
che ricordavano le loro belle azioni, e si can- 
cellasse il titolo di magnus dalle iscrizioni 
del gran Pompeo. 

E questo stesso titolo ci è prova che non 
poteva essere un' arma. Di tal modo fu dato 
un corvo ai Corvini, un Ercole agli Antonii, 
un vitello ai Vituli, un toro ai Tauri, un fio- 
re ai Fiori, una pelle di leone colla clava ai 
CopoDi, un maglietto ai Malleoli, la costella- 
zione triones ai Trioni, la mezzaluna ai Lu- 
crezi, Giunone Sospite ai Proculi, ecc. (4) 
perché queste figure compariscono sulle me- 
daglie di quelle famiglie. Le arme di Giulio 
Cesare, di Lucrezia, di Veturia, di Virginia 
si trovano blasonate perfettamente nell* ar- 
moriale di Fursten 1 Un argomento trionfan- 
te per i seguaci di questa opinione sono le 
parole di Appiano nella Guerra di Sicilia^ 
che narra come Sesto Pompeo dopo una vit- 
toria sopra Augusto, si fé' chiamare figlio di 
Nettuno, e mutò il colore dello scudo. 

Ma tutte queste figure, simboli ed emble- 
mi non erano che semplici ornamenti, come 
gli scudi screziati degli Arcadi, o distintivi 
particolari, qualche volta allusivi ai senti- 
menti e passioni di chi li portava, come l'a- 
quila d' Aristomene, il drago d'Epaminonda, 
il toro di Seleuco, la farfalla e il granchio 
di Cesare, il leone armato di Pompeo, la 
afinge d'Augusto, la rana di Mecenate, la 
gorgone di Vespasiano; o marche di eserciti, 
quali ne vedemmo più sopra; o finalmente 
insegne di città e di popoli come la colom- 
ba di Babilonia, la civetta d'Atene, il sigma 
di Sidone, il lambda di Lacedemone, la lu- 
na degli Arcadi, l'aquila dei Romani, l'aquila 
e il sole dei Persi, il drago dei Parti, la cla- 
va dei Macedoni, il cavallo dei Cartaginesi, 
ecc. Spesso anche si confusero le arme coi 

(1) De admiranda sacra, ac civili magnitudine Co- 
loniae. ecc. Lib. 11. 

(2) Svetonio. Viia di Nerone, cap. 1. 

(3) Idem. Vita di Caligola, cap. 35. 

f4) Cittadini Celso. Trattato dell' antichità delle ar- 
mi gentilizie. 



tipi delle antiche medaglie, e di tal modo fu- 
rono prese per figure blasoniche la triquetra 
di Sicilia, la rosa di Rodi, il toro di Tburio, 
la testuggine dei Peloponnesiaci, il bue col- 
la testa rivolta dei Sibariti, il cavallo alato 
di Lampsaco, la mezzaluna di Bisanzio, V a- 
quila combattente col drago di Coleo, la pal- 
ma di Giudea, il Pegaso di Corinto, e tante 
altre (1). 

Tutti questi segni adunque non ci indur- 
ranno a credere che le arme gentilizie fisse, 
regolate ed ereditarie si conoscessero pres- 
so gli antichi, da.pprima perchè pochi passi di 
scrittori copimentati a piacere in luogo di 
esserne prova, ci forniscono anzi un' arma 
per abbattere tale opinione. Difatti se gli 
stemmi fossero stati usati dagli Egizi, dagli 
Ebrei, dai Greci o dai Romani, ben pid cer- 
ta notizia ce ne avrebbero dato gli storici, 
i poeti, e gli artisti dell'epoca, che una co- 
stumanza sifi'atta non vive la sua vita senza 
lasciar traccio di sua esistenza. Secondaria- 
mente conviene osservare che ammettendo 
presso gli antichi degli emblemi particolari 
a qualche famiglia, questi non sono però con- 
trassegni di nobiltà, come il moderno blaso- 
ne. Florentin de Thienrat lo dice chiara- 
mente: Che2 les ancienst les armoiries de- 
montraient V antiquité de la race, mais non 
pas la noblesse. 

Diodoro Siculo pare dia l'uso delle arme 
agli antichi Galli (2), Tacito agli AUemanni: 
scuta lectissimis coloribus distinguunt (3), e 
Strabone ai Pitti. Crisso portava sul suo scu- 
do l'assedio del Campidoglio e i Galli che pe- 
savano l'oro dei Romani, per far conoscere 
che discendeva da Brenno: 
Ipse tumens atavi Erenni se stirpe ferebat 
ChryxuSj et in titulos capitolia capta tenebat 
Tarpeioque jugo demens et vertice sacro 
Pensantes aurum Celtas umbone ferebat. (4) 
Ma chi vorrà dire che tutta questa rappresen- 
tazione di Campidoglio, di rupe Tarpea, di Gal- 
li colle bilancie sia un'arma gentilizia? Sarebbe 
come convenire che lo scudo istoriato d'Achille 
descritto da Omero fosse anch'esso uno stemma. 
E vero però che nella guerra di Mario i Cim- 
bri e i Teutoni portavano sugli scudi delle 
figure di animali feroci, ma giova credere 
che non fossero che ornamenti o insegne par- 
ticolari di quei popoli, non delle famiglie. 
Così pure dicasi delle armature dipinte dei 
Pitti, dei Galli e dei Germani, e delle inse- 
gne che portavano i Franchi e i Longobardi 
nei primi secoli dell'era volgare. Respingia- 
mo perciò parimente quest' opinione che ac- 
corda arme gentilizie ai popoli barbari, e pas- 
siamo a quella che ne attribuisce l'invenzio- 
ne a Carlomagno. 

Principal fautore di questa à l'Aldrovandi 

{\) Cickler. De typis simbolicis In nummis« 
(2) Bibliolbeca blstorlca. 
(3j De moribus Germani 
(4) Silio Italico. IV. 



ARM 



- tó 



ARM 



che riporta le arme airistitazione dei Pari e 
degli Officiali del Palazzo fatta da queir im- 
peratore, aggiungendo che questi diede loro 
delle marche d* onore per riconoscersi. Ma 
queste non sarebbero che contrassegni ono- 
rifici come spade, bastoni, chiari, e simili, 
che nulla hanno a che fare colle arme gen- 
tilizie di cui trattiamo. Che se l'istoria di San 
Luigi scritta da Joinville parla delle arme 
donate da Garlomagno ai risconti di Gouse- 
rans della casa di Commi nges, e tanti anti- 
chi romanzi riportano gli stemmi dei paladi- 
ni e dei caralieri della Tavola rotonda, co- 
me rìDquartato d'argento e di rosso d*0rlan- 
do, le tre corone d* oro in campo d*azzurro 
del re Arti), e tante altre, ciò non prora se- 
noDcbè l'imaginazione degli storici e dei poe- 
ti del Medio Ero che rederano 1 secoli tra- 
scorsi come quelli in cui rirerano, e sogna- 
Tano tutto il resto che non areano reduto. 
Il famoso romanzo di Mellusine fra gli altri 
ha fatto il cimiero di cinque o sei famiglie 
illustri, i cui personaggi sono da esso intro- 
dotti nelle sue giostre imaginarie, e dal qua- 
le ci furono date in seguito le armi che di- 
ceansi appartenere a quei prodi. Alle giostre 
di Gioranni bastardo di Saint- Paul, signore 
di Haubourdin il carallo del sire di Crequy 
era coperto delle arme dì Lancillotto del La- 
go alla banda di Benouchic, e quello del si- 
re di Ternant delle arme di Palamede, dai 
qTiali paladini si dicerano discesi (1). Si narra 
inoltre che nel 1334 Gioranni Brenier Pre- 
Tost Le Conte arendo proposto un premio al- 
la più bella o spiritosa compagnia, quella 
liella ria de la Sauch a Valenciennes riusci 
nncitrice rappresentando i prodi di Alessan- 
dro Magno colle loro lirree, dirise e stemmi 
e altre cose mysterieuses et pleines d* e- 
fprit (2)! Quante finzioni non furono create 
mirorigine dell'arme dei Visconti, dei Gram- 
moDt, dei Montmorency, degli Hastings, dei 
Medici, degli Habsburg e di tante altre illu- 
stri famiglie dalla cortigianerìa di storiografi 
ligi e renalil Ne noi per certo ci perderemo 
a confutarle, appagandoci di concludere che 
le arme attribuite ai personaggi dei primi 
secoli medioerali sono inrentate a capriccio 
da scrittori posteriori, giacché non un mo- 
numento ce se attesta in queir epoca V esi- 
stenza, l'aquila di Garlomagno non essendo 
che un* insegna di dignità, non un* arma di 
famiglia. 

FoQcemagne (3) promuore la questione se 
ai toimei orrero alle crociate assegnar deb- 
hasi rorigine delle armi, e si decide peij pri- 
mi. Infatti aranti alla prima spedizione dei 
Cristiani in Oriente troransi già esempi di 
stemmi, ed uno ne cita il P. Mabillon in un 
sigillo di Roberto I, conte di Fiandra, appe- 

(^) Olivier de la Marche. Memoires Liv. I, cbap. 19. 
(t) Onltreman. Histoire de Valenciennes* Cbap. 16. 
(5) Histoire de TAcadémie dea inscripitona. 



so a un diploma del 1072, su cui il conte è 
a carallo colla spada nella destra e nel sini- 
stro braccio lo scudo con un leone, et hic 
primus est, Comitum Flandrensium^ qui sym- 
bolum gentilitium praeferat (1). Abbiamo i- 
noltre da Guglielmo Malmesburiense che rer- 
so la metà del secolo XI Goffredo Martello I, 
conte d*Angiò, sfidò a singoiar battaglia Gu- 
glielmo il bastardo, duca di Normandia, al 
quale eecimia arrogantia color em equi sui et 
armorum insignia quae habiturus sit, insi- 
nuat. Non parliamo delle famose tappezzerie 
della regina Matilde moglie del sopraddetto 
Guglielmo, perchè le croci, mostri e fogliami 
che reggonsi sugli scudi dei caralieri in es- 
se rappresentati non sono arme gentilizie, 
ma figure di fantasia e d' ornamento, e più 
propriamente particolari divise. 

« Le prime traccie delle arme gentilizie 
si possono far risalire al decimo secolo; era- 
no nella loro infanzia, ma già esisterano, e 
se gli esempi che gli autori ne citano duran- 
te questo secolo riolano le regole dell* arte 
araldica è unicamente perchè queste regole 
non erano stabilite ancora; tutto rimanera 
neirincertezza, il suo linguaggio mancava di 
una certa stabilità, le sue figure erano tutto- 
ra in istato rudimentale. Nel torneo dato a 
Gottinga nel 934 da Enrico TUccellatore du- 
ca di Sassonia, poi imperatore di Germania, 
si redono figurare delle pezze di stofi'a dispo- 
ste precisamente nel modo in cui lo furono 
pili tardi le bande, le sbarre, i pali, le co- 
tisse; ri si riconoscono il losangato, il 6u- 
rellato, lo scaccato, ciò che sembra dare qual- 
che fondamento ali* opinione del P. Ménó- 
strier, dello Speiroann, e del Muratori che 
considerano le armi come renuteci dalPAUe- 
magna. Nel secolo XI il blasone esiste in 
Francia; i sigilli di Adalberto duca-marche- 
se di Lorena (1030 e 1037) in cui si rede Ta- 
quila dal rolo abbassato; quello di Roberto 
conte di Fiandra (1072) che è caricato di un 
leone; quello di Raimondo di Saint-Gilles 
conte di Tolosa (1088) colla croce ruota e 
pomettata ne fanno fede (2). » Anche il Wel- 
ser attribuisce ad Enrico l'Uccellatore 1* in- 
renzione delle arme facendo osserrare che 
ne* tornei d* Allemagna già si usarano scudi , 
dipinti con figure e partizioni regolate da 
leggi fisse e stabilite. 

Ma chi spinse quest'opinione, che pure ha 
il suo lato di verità, all'esagerazione fu il P. 
Ménéstrier. Questi ingannato dallo spirito di 
sistema, ha roluto prorare l'antichità dell'ar- 
me coir antichità dei tornei, e riportare co- 
sì il blasone al secolo decimo, perchè r* in- 
contra esempi frequenti di quei giuochi caval- 
lereschi. Ma noi pensiamo che tanto delle 
arme quanto dei tornei non si saprebbe as- 
segnare con giusta ragione 1* epoca precisa 

(1) De re diplumatica. Lib. II. 

(2) Bouillet. Atlas universe] d'bistoire et géograpbiei 



*- 1 



1 



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in cui &i sono definitivamente stabiliti, e ohe 
Tolendo pure ammettere T origine dei tornei 
nel decimo secolo, le prove che il Ménéstrier 
reca in campo per avvalorare questa opinio- 
ne sono tanto deboli e quasi puerili, che non 
ci potranno mai convincere che le arme gen- 
tilizie fossero gid conosciute in quel secolo, 
se da documenti più assicuranti non ce ne 
venga certezza. 

Difatti, dire con lui che i pali, i caprioli, 
le pergole, le gemelle, i saltieri, le terze, il 
cancellato, le pezze merlate e palizzate sono 
parti di lizze e di steccati, che le bande e le 
fascie sono le sciarpe che vi si portavano; 
che gli smalti sono gli stessi dei giuochi 
del Circo; che i cimieri, lambrequini, burlet- 
ti, supporti e altre figure accessorie erano 
in uso ne' tornei, benché apparissero nelle 
arme qualche secolo dopo il decimo collo 
sviluppo dell'arte araldica, tuttociò è un vo- 
ler cercare in una fonte solamente ciò che 
si trova per tutto, e voler dare un senso par^ 
tlcolare e ristretto a ciò che ne ha di ben 
pili generale o che ne ha affatto. Così ragio- 
na il Grandmaison (1), né s'inganna, perchè 
si può ammettere quest'origine di figure aral- 
diche da tornei senza perciò provare che nel 
principio del secolo decrmoprimo già esistes- 
sero, dacché anche nei secoli successivi si 
facevano questi militari esercizi, e quelle fi- 
gure potevano ben avere in tal modo un 
principio più recente. Quel che ne pensiamo 
poi sul vocabolo blasone che il Ménéstrier 
vuol far derivare, come ogni altra cosa perti- 
nente all'araldica, dai tornei, vedasi la voce 
blasone, in cui noi neghiamo assolutamente 
quanto da due secoli gli araldisti, dietro le 
traccie del sullodato Ménéstrier, si son dati 
la parola di ripetere. 

Avanti al secolo decimoprimo non esisto- 
no arme, perocché né monumenti, ne mano- 
scritti, né monete, questi testimoni de'costu- 
mi e dell'età, ne recano una prova valevole 
e sufficiente, ed anche nella prima metà del 
secolo XI sono ancora incerte e non del tut- 
to stabilite. 

Difatti, Guglielmo Malmesburiense parla 
dell'insegna che Goffredo Martello avrebbe di- 
« chiarato di portare nel suo duello col Bastar- 
do di Normandia, e questa dichiarazione 
sarebbe riuscita inutile se queste insegne 
fossero state la sua arma gentilizia fissa e 
da tutti conosciuta. 

Ben disse il Bouillet che nel X secolo e- 
sisteva un blasone, ma un blasone rudimen- 
tale, ed é quanto noi confessiamo se egli in- 
tende con ciò le divise e le imprese perso- 
nali che i signori prendevano per riconoscer- 
si nei tornei e che cangiavano o deponeva- 
no a capriccio. Quanto alle fascie, bande, 
burelle e scacchi di stoffa che si vedevano 
nel torneo di Gottinga, siam certi che nes- 

(1) Dictionaire héraldiquo. (otroduction. 



suno vorrà accettare queste vesti in tal mo- 
do frastagliate e dipinte per arme gentilizie. 
Se il P. Ménéstrier ci sembra essersi in- 
gannato col riportare l'origine delle arme ai 
tornei noi non contrastiamo però l'influenza 
degli stessi sullo sviluppo ed organizzazione 
regolare del blasone ; ma attribniamo una 
ben altra importanza alle Crociate che can- 
giarono le divise personali e gli emblemi di 
fantasia in arme gentilizie e regolate da ap- 
posite leggi e disposizioni. < Perocché fin 
quando il signore stette nelle proprie terre, 
o là intorno, mestieri non ebbe d* alcun di- 
stintivo; ma venuto in lontano suolo, e con- 
fuso colla moltitudine de'Crociati, sentì biso- 
gno d'un segnale, che Io facesse discernere 
dagli altri, coperti come lui dair armatura. 
Ciascun cavaliero pertanto assumeva un co- 
lore conforme ai sentimenti e alle fortune 
sue, od un'insegna esprimente qualche glo- 
l'ioso suo fatto personale accidente. Da que- 
sti distinto n e' torn eamenti e nelle battaglie, 
adoperavasi a renderlo glorioso; poi riportato 
in patria e sospeso nella sala d'arme dell'a- 
vito castello, veniva dalla fanciullezza mo- 
strato ai figli, come trofeo d' inclite gesta, 
che con nuove doveano illustrare. Furono 
dunque, siccome monumento e titolo di no- 
biltà, conservati gelosamente questi testimo- 
ni del lustro antico dai signori anche quan- 
do avessero perso o dovuto cedere i feudi do- 
mestici, per tramandare un nome che diven- 
tava una nuova proprietà consacrata nella 
storia (1). » 

Alberto d'Aix dice chiaramente: Ad ipsos 
muros horribiles Antiochiae^ unanimiler in 
splendore clypeorum coloris aurei, viridis, 
rubei^ cujusque generis et in signis erectis 
auro distinctis. 11 cronista, come si vede, 
non parla che di colori, perché gli è certo 
che le figure non erano ancora usate nelle 
arme che raramente alla prima spedizione 
dei Crociati, e che furono prese in seguito 
nella Palestina per imprese compiutevi e per 
ricordo di qualche fatto memorabile. (Y. A^ 
galmoniche). A sostenere questa opinione non 
sono più congetture, ma documenti e monu- 
menti numerosi e passi di scrittori, talché 
é innegabile che le arme hanno avuto il lo- 
ro nascimento nelle spedizioni d' oltremare. 
Anche il Malliot opina che fossero inventate 
dai crociati per riconoscersi. 

Le arme adunque presero l'idea dagli an- 
tichi emblemi personali, cominciarono a pro- 
dursi irregolari ed imperfette nei tornei, 
ebbero vita e sviluppo nelle Crociate e si 
perfezionarono ancora nei torneamenti, o- 
ve furono inventate leggi ed istituiti araldi 
perché queste facessero con ogni lor possa 
osservare e rispettare. Dalle Crociate nacque 
Parte araldica, dai tornei la scienza del bla- 
sone. É questa la nostra teoria. 

{\) Cantù. Storia Universale. 1.» edis. oapolet. Voi. 
VI, pag. 86. 






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Gli autori che assegnano Tepoca deirori> 
gine delle armi al secolo X o al susseguen- 
te sodo il Ménéstrier, lo Spel man, il Fouchet, 
il Chifflet, il Furetier, Mario Equicola, il Mac- 
cbiaTelli, Pietro Pitheo, Filippo Morello, il 
Muratori, i Sammartani ed altri, cbe si divi- 
dono per due opinioni, cioè gli uni ne dan- 
no il Tanto ai tornei, gli altri alle crociate. 
Paolo Giovio riaccosta quest'origine sino ai 
tempi di Fedeiico Barbarossa, aggiungendo 
che nelle guerre suscitate dai torbidi delle 
due fazioni dei Guelfi e Ghibellini i guerrie- 
ri dei due partiti presero delle insegne spe- 
ciali per distinguersi, che furono poi gli stem- 
mi. Ma tal parere non merita la pena di es- 
sere combattuto, avendo tante prove delTesi-^^ 
stenza delle arme innanzi a quell'epoca. 

Ma le varie armi che le famiglie han- 
no portato in diverse epoche e quelle che 
i fratelli hanno portato nello stesso tempo 
differenti le une dalle altre farebbero sup- 
porre che nei primi secoli queste arme non 
erano ancor definitivamente rese erelitarie, 
6 che i ca'valieri le sceglievano a piacere. 
Difatti nel 1251 Guglielmo di Sassenage 
portava due cigni accostati da due cotisse 
cancellate^ e più tardi i suoi discendenti pre- 
sero il burellato d*argento e d*a32uro di die- 
ci pfiji^ al leone di rosso coronato^ armato e 
lampassato d*oro attraversante sul tutto. Aim^L. 
ro di Poitiers avea un sole e un crescente^ 
mentre la sua famiglia portò in seguito d*a;;- 
:urro a sei bisanti d'argento, al capo d'oro. 
Eudo Alleraan signore di Champs portava 
^«iranno 1265 una banda costeggiata da sei 
pgli^ Omaro Alleman un grifo passante^ 0- 
'ìone Alleman un giglio aperto e bottonaio: 
Guido Alleman nel 1307 quattro gigli col lam- 
^dlo a quattro pendenti; gli Alleman d*Uria- 
ge un* aquila^ gli Alleman d'Arbent in Eres- 
se un leone. Infine Siboldo Alleman vescovo 
di Grenoble avendo nel 1455 radunato tutti 
i personaggi dal nome Alleman sino al nu- 
mero di ventitre, risolse d' accordo coi pa- 
renti che per l'avvenire tutti porterebbero 
Tarma degli Alleman di^ Vaubonnoìs di ros- 
so seminato di gigli d* oro alla cotissa d*ar- 
genio (1). 

Ma questa diversiti di stemmi in una stes- 
^ famiglia nasce dalle brisure dette primor- 
diali che cambiavano cosi sovente aspetto da 
Don lasciar scorgere la loro derivazione. Però 
tei secolo XI ed anche nel secolo XII V ar- 
aa era difatto arbitraria e non passava ai 
«discendenti, se non nelle case illustri, come 
quella di Tolosa, che è il primo esempio del- 
le armi ereditarie. Verso 1' anno 1230 cioè 
sotto il regno di Luigi IX ro di Francia ces- 
sarono d* essere personali ed a capriccio in 
tutte le case nobili di Francia, d' Italia e di 
Germania, e mediante gli elmi, i cimieri, i 
lambrequini e i supporti cominciarono a for- 
ti) Méoéfttrter. Art da Blason. Pag. 172 e segg. 



mare veramente il distintivo nobiliare delle 
famiglie. 

Il Ménéstrier, fedele al suo sistema, dice 
che le arme ebbero principio in Germania, 
che da questo paese passarono in Francia 
coiruso dei tornei, e furono portate in Sici- 
lia e nel regno di Napoli dagli Angioini, e 
che gli Spagnuoli le appresero dai Francesi 
che passarono nella penisola iberica a com- 
battere i Mori (1). Ma se ciò fosse non si os- 
serverebbe quel carattere di nazionalità che 
distingue il blasone dei vari! popoli, che è 
giustificato ove se ne riporti il piimo uso in 
Terra Santa, nella quale tutti i principi fran- 
cesi, tedeschi, italiani, inglesi, danesi appre- 
sero questo blasone e lo introdussero nei lo- 
ro stati. 

Non si è meno discusso per V occasione 
che diede origine alle arme, che per il tem- 
po. Il presidente Chassanée sta per le in- 
segne da guerra, basando il suo asserto sul- 
l'aquila romana passata nello scudo degli im- 
peratori, sul cavallo dei Sassoni posto nell'ar- 
ma della casa di Brunswich, e sopra altri 
emblemi dalle bandiere negli stemmi trasfe- 
riti. Il P. Pietrasanta e Le Laboureur le vo- 
gliono derivate dalle vestimenta, come ac- 
cennerebbero la pergola, il gherone, il man- 
iellato, il cappato, il calzato^ la fascia^ la 
bahana ed altre pezze e convenevoli parti- 
zioni. Il Du Gange vuole che oltre Varmelli- 
no e il vajo anche gli altri smalti fossero 
anticamente panni e pelliccie, per cui si ac- 
costa airopinione dei sopraddetti (2). L*Upton 
ed altri autori inglesi le fanno originare dal- 
le armature a cagione dello squamato, ohe 
dicono essere un giaco, delle losanghe vuote 
che pretendono siano delle maglie di corazza, 
del capo, della fascia, della campagna, della 
banda, del palo che spiegano rappresentare 
Telmo, r usbergo, la panciera, il balteo e la 
lancia. Oliviero Vróe le cava dai sigilli (3), 
e tutti gli altri dagli emblemi e figure che 
si ponevano sugli scudi militari. E da crede- 
re che tanto gli stendardi, quanto gli abiti e 
le armature abbiano contribuito a suggerire 
la composizione dell'arme perché di tutti ab- 
biamo esempio nelTapplicazione delT araldica, 
e perchè non si può dare spiegazione di mol- 
te pezze e partizioni senza ricorrere a quel- 
le. L'opinione poi d'Oliviero Vrée noi rigettia- 
mo interamente, essendo che i sigilli furono 
usati prima del sec. XI senza stemmi di sor- 
ta, e dopo l'istituzione dell' araldica, di essi 
furono fregiati, poiché racchiuder doveano il 
distintivo delle famiglie e delle città che dal 
detto secolo in poi furono le armi ; per la 
qual cosa la sfragistica ebbe molti rapporti 
coir araldica, ma questa per nulla fu dipen- 
dente da quella. 

Le arme sui primordi della nuova scienza 

(1) Opera citata. Cap. IV. 

(2) Dissorlations sur Joinville. 

(3; Les sceaux des Comtes de Fiandre. 



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furono semplicissime, e pressoché tutte d'un 
solo smalto, come appare dal sopraccitato pas- 
so d'Alberto d*Aix, o di due alternati (spac- 
cato^ partito^ trinciato, inquartato, ecc), con 
poche figure, tutte esprimenti qualche azione 
gloriosa il cognome della famiglia. In se- 
guito per le concessioni, le parentele, i feu- 
di, gli appannaggi, le digniti, le pretensioni, 
le adozioni, le armi s' ebbero lo scudo rin-- 
quartato, innestato, abbassato sotto uno o più 
capi, fiancheggiato, caricato di scudetti, at- 
traversato, brisato, tanto che in Germania 
furono contati sino 64 quarti, senza contare 
gli stemmuli posti intorno allo scudo. Anche 
d'ornamenti onorifici si Tolle sfoggiare, e si 
Tidero dieci o dodici elmi coi rispettiTi ci- 
mieri e lambrequini, corone sullo scudo, su- 
gli scudetti, sugli elmi e sui mantelli, padi- 
glioni, supporti, trofei, contrassegni di digni- 
tà, decorazioni, divise, gridi di guerra e fre- 
gi d'ogni sorta abbellire ed illustrare il bla- 
sone d' una nobile casa. Pessimo abuso che 
alterò il carattere primitivo dell' araldica, e 
pose spesso in non poco imbarazzo gli aral- 
disti che se ne occuparono. S' avverta dun- 
que che le arme più semplici sono conside- 
rate le più antiche, quelle più complicate le 
più nobili, benché non si possa negare no- 
biltà alle arme dei re di Francia, dei Viscon- 
ti, dei re di Portogallo, d'Olanda e del Bel- 
gio e a tante altre che si fanno distinguere 
per la loro semplicità. Ma v* è un proverbio 
in araldica che dice: chi ha più, ha meno. 

L'arma consta di otto parti, Tuna dall'al- 
tra perfettamente distinte: lo scudo, il tim- 
bro (elmo, cimiero, burletto, corona dell'elmo, 
lambrequini, cappelli), la corona, il manto 
(panno volante, mantello o padiglione), i sup- 
porti (^sostegni o tenenti), i contrassegniamo- 
nore (chiavi, spade, bastoni, bandiere, anco- 
re, cannoni, trofei, decorazioni, ecc.), gli or- 
namenti (rami, ghirlande, lacci d'amore, cor- 
delliere, fregi — sostegni, ecc.) e le leggende 
(divisa, che spesso consta di corpo e d' ani- 
ma, e grido di guerra). Non sempre, anzi ra- 
ramente, in un'arma si riuniscono tutte le 
otto parti indicate, ma tutte le armi devono a- 
vere al meno lo scudo sormontato da corona o 
da elmo. Intorno a qualche scudo o sul manto 
si osservano qualche volta stemmuli o pic- 
coli scudi che fan parte dei contrassegni d'o- 
nore, perché rappresentanti o feudi e diritti 
di dominio, o l'origine da qualche illustre e 
principesca famiglia. 

Le arme possono essere di varie sorta che 
nomineremo come segue: abaviche, agalmo- 
niche, d'alleanza o parentela, alludenti, arbi^ 
trarie, artifijsiali, assuntive, brisatc, cifrate, 
commemorative, di comunità, di concessione, 
di confederazione^ degradate o scaricate o 
diffamate, dimandanti, o d* inchiesta, di do- 
minio, di donazione^ d* elesione, enigmatiche, 
d'eredità, ereditarie, false, di famiglia o gen- 
tilizie, di fazione, femminili o di donna, di 



feudo, d'impero, d'impiego, irregolari, legit- 
time, materne, moderne, municipali, nazio- 
nali, di nobilitazione, d'origine, di padro- 
nanza, parlanti o cantanti, di patrimonio, 
personali, di pretensione, di privilegio, proa- 
viche, pure e piene, regolari, di scelta, sim- 
boliche, sociali, di sostituzione, sovrane, spe- 
ciali, di successione, topografiche, tradiziona- 
li, ufficiali, di unione, vere, ecc. per le quali 
tutte vedi alla rispettive voci. 

ARME (Cavaliere d*) [fr. Chevalier d'ar- 
mes]. — Gentiluomo investito della cavalle- 
ria sul campo di battaglia senz'altro cerimo- 
nie che il dono della spada, lo schiaffo, l'ab- 
bracciata e il giuramento di fedeltà (1). Nel- 
la Sicilia la forma del militare apparato era 
colle spalliere e il manto di zjBndado, la spa- 
da guernita in argento, la sella col freno o 
gli sproni dorati, e un pajo di vesti di qual 
colore si fosse, eccetto che scarlatto, e senza 
soppanno di vajo (2). 

ARMEGGIARE. — V. Bagordare. 

ARMEGGIATO [lat. Stemmatus; fr. Armoi- 
rié; ing. Painted coats of arma]. — Diconsi 
armeggiate le vesti, stoffe, bandiere, arazzi, 
gualdrappe su cui é dipinto o ricamato lo 
stemma del proprietario, sia pienamente o in 
tutta l'estensione del panno, sia entro lo scu- 
do in mezzo o in un canto della stoffa stos- 
sa. Un antico esempio di gualdrappe e sor- 
cotti armeggiati lo abbiamo in un sigillo di 
Tommaso conte di Lancaster, vivente verso 
il 1314. Negli antichi dipinti Riccardo II d'In- 
ghilterra ha r abito inquartato di Francia e 
d'Inghilterra; e il Principe Nero il sorcotto 
dello stesso, più il lambello a tré pendenti 
d'argento posto sul petto (3). In Francia sot- 
to Carlo V portavansi dai gentiluomini vesti 
armeggiate, come si rappresenta Bouchait 
conte di Vendóme armato di ferro colla cotta 
d'arme blasonata d'un leone rampante sul 
petto e sulle maniche (4). Nella stessa epoca 
anche le dame vestivano tuniche partite del- 
le armi del marito a destra e del padre a 
sinistra, e nelle tavole di Montfaucon si può 
vedere Isabella di Bourbon La Marche, sposa 
in seconde nozze d^l sopraddetto conte di 
Vendòme, con una vesta armeggiata di Bour- 
bon a sinistra, e di Vendòme a destra. 

La moda d'armeggiare le vesti durò cir- 
ca un secolo. La statua sepolcrale di Mar- 
gherita di Beaujeu morta nel 1336, e quella 
di Maria d'Hainaut moglie di Luigi I di Bour- 
bon epenta nel 1344, ci provano che tale mo- 
da erasi già introdotta sotto il regno di Fi- 
lippo di Valois; essa però non si generalizzò 
che sotto Carlo V, e cessò verso il 1470. Ai 
tempi di Carlo VII parve rivivere questa co- 
stumanza, ma solamente per le gualdrappo 

(1) Franco Sacchetti. Novella 153. 

(2) Chron. Siciil. ad 132?. 

(3) Smith. Selectious of the ancient costume. 

(4) MontfaucoD. Uonumeots do la monarchie Tran- 
9aise. 



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dei caTalli, e in molte pitture antiche si Te- 
dono GioTanni d'Orléans figlio di Carlo duca 
d'Orléans e di Valentina Visconti, o Carlo di 
Francia duca di Normandia sopra cavalli bar- 
dati di gualdrappe armeggiate. Anche sotto 
il regno di Luigi XI abbiamo un esempio di 
Teste blasonata nella figura di Michele Gio- 
renale degli Orsini che porta una cotta in- 
teramente armeggiata degli Orsini, però con 
molte rose e un gran numero di bande. 

Recentemente nei balli in costume che il 
re Ferdinando II di Napoli diede nella Reg- 
gia (li questa cittd, molte dame castellane 
portayano le loro vesti armeggiate dello 
stemma della famiglia o dello sposo (l). 

Le bandiere si armeggiano in due diverse 
guise: col coprirle interamente dell' arma, 
come i guidoni che si veggono negli stemmi 
di Baviera, di Francia e di Prussia e in molti 
stendardi d' Inghilterra e di Spagna; o collo 
scudo posto ordinariamente nel centro di es- 
se, come osservaci sn la maggior parte dei 
Tessilli sovrani d* Europa. 

Nelle arme gentilizie sono spesso armeg- 
giati i maatelli, i lambrequini, i cimieri, e 
persino i supporti, come nei seguenti esempi 
si potrà accertarsene. 

tigne (Baioaut). — D' oro, alla banda di rosso. — 
Lo scudo sormonfato da una coroDa da principe e cir> 
coodato da un mantello principesi^o armeggiato di bande 
d'ero e di rosso. 

Bretagna (Duchi di). — D' armelllno pieno. — Lo 
scodo trimbrato d* un elmo di torneo coronato d'oro e 
a^roo d' on camaglio armeggiato dello scudo (2). 

Montrenard (Francia). — Di vajo; al capo di rosso, 
fincato d' un leone uscente d* argento, accostato da 
J'je elmi deUo stesso. — Lo scudo inclinato, timbrato 
U no elmo di torneo, sormontato da uno testa da 
frav, da cui ponde una cappellina armeggiata dello 
ssndo (3ì. 

Matiow (Prussia) — D' argento, a due fascie di 
rosso. — Ln scudo timbrato dell'elmo comitale ornato 
d- '.sml.r»'ni;inl degli smaltì dell'arma — Cimiero: due 
cerii.1 di bi.ralo armeqg'ate^ ossia d* argento caricate 
■i«j (ine fasrie di ro«so. 

Ihitanq ^Germania;. — Partito innestato palizzato 
•Ito p di rosso. — Elmo da conte sormontato ppr 
itmiero da un allo berretto armeqgiUn, coronAto e ri- 
nr-4to di tre piume di struzzo nero. 

Saitu-Leger de Doneraile (Irlaridaj — D' azzurro, 
MRcellato d* Argento, al capu <l' oro. — Corona da vi- 
ro&te. Supporti: due grifi d' o o, colie aU d' azzurro 
caD^eilate d'argento. Cimiero: un grifo d'oro. Divisa: 
t'ivf et òof». 

Botfle (Gran Bretagna). — Trinciato merlato d'ar- 
gento e di rosso. — Corona da conte. Supporti: due 
leoni armeggiati dello scudo. Cimiero: una testa di 
>eone armeggiata, uscente da una corona d' oro. 

Dicesi pure armeggiato qualsiasi altro og- 
getto fregiato d' arma. Quest' uso di porre lo 

(I) Mìnichini. 11 Blasone delle dame, l* ediz. pag. 
1*, Dota 1. 

il) Dal Ménestrier. Art du Blason. pag. 370. 
l3) Dal Ménestrier. Opera Citata, pag. 172. 



stemma sopra tende, libri, mobili, utensili, ecc. 
è molto antico. I testamenti e gli inventari 
manoscritti del XIV e XV sec. sono ripieni 
di oggetti blasonati: Unam crucem parvam 
argenti cùm pede roiundo armandatum de 
burdo cum armis de Barra abbatis (1), e al- 
trove: Item una cortina magna serica roiata 
et armurata armis de Court enay (2), e: Item 
unum missale bonum, notatum, et sufficìens^ 
completum et bene illuminatum cum serra^ 
toriis argentei, armigeratis lupi et leonis (3), 
e in altra carta: Et sunt armatijsnti circum- 
quaque ad arma nostra (4), ecc. 

* I ARMEGGIO. — « Prendesi da alcuno per 
le figure che entrano nel campo dell' Arme, 
o per r Arma medesima (5) ». 
« ARMEGGIO. — V. Bagordo. 
ARMELLINATO [fr. Hermine componnée]. 
— Armellino di diverso smalto che Targento 
moscato di nero. Si blasona: armellinato d*oro 
su a^aurro, ecc. Questa pelliccia è usata 
molto raramente nel blasone. 

Court d'HeyteMbury (Gran Bretagna) — Palato: tre pez- 
zi armellinati di nero tu oro, tre pezzi d'azzurro; al capo 
d' oro, caricato d' un' aquila spiegata di nero, soprac- 
caricata in cuore di duo caprioli d'argento; al cantone 
dello atesso, caricato d' una mano sinistra appolmata 
di nero. 

Beuville (Normandia). — Armellinato cf argento tu 
rotto, al giglio del primo. • 

I. ARMELLINO. — Animale che si pone 
nelle armi o passante o corrente, ed è sim- 
bolo di continenza, a cagione deir estrema 
sua pulitezza e della cura che pone di non 
maculare il candido suo pelame. 

Vannet, (città di Bretagna). — Di rosso, al Tarme/- 
lino al naturale, passante, accollato d'un mantelletto 
d' armellino, Toderato d* oro e svolazzante. 

t. ARMELLINO [lat. Pellis muris pontici; 
fr. Hermine; ing. Ermine; ted. Hermelinen; 
ol. JSermelijn; sp. Armino]. — Uno dei campi 

'usati dalTaraldica, e il pri- 
mo delle pelli ccie o fodera- 
ture. Consiste in un fondo 
bianco seminato di piccole 
macchiette nere aventi la 
tpsta a trifoprlio e la codetta 
spartita in tre; ma si tro- 
vano anche di altt e forme, 
come a fiocchetti, a cro- 
cette, ecc. Figura la pel- 
liccia dell* armellino, ani- 
maletto della famiglia delle 
mustelidi, che nelT inverno è d* una candi- 
dezza abbagliante, e i fiocchetti di cui è cos- 

(1) Invent. ann. 1419 ex Tabiil. monast. Montisoli- 
vi. — Du Cango. Glossario. 

i%) Invent. Ecclesiae Noviom. ann. 1419. — Du 
Cenge. Glossario. 

(3; Invent. ann. 1377 ex Tabul. S. VIcL Masail. — 
Du Cange Glossario. 

4) Tost. Guill. de Meleduno archiop. Senon. ann. 
1376. — Du Cenge. Glossario. 

(S) Ginanni. L'arte del Blasone dichiarata per al- 
fabeto. 




AflM 



- 68 — 



ARM 



^arsa sono formati della punta della coda di 
esso che è sempre nera o con pezzetti di pelo 
d' agnello nero di Lombardia, artisticamente 
acconciati dai pellicciai. Il P. Monet (1) dice 
che ]' ermellino è la spoglia d'un sorcio del 
Ponto di pelame bianco a mosche nere. 

La pelle d' armellino è stata sempre im- 
piegata come foderatura, e ha goduto di gran- 
de stima presso tutti i popoli a cagione della 
finezza sua e della sua estrema bianchezza. 
I re ed i principi ne foderavano i loro manti 
di cerimonia, e i grandi signori nel Medio 
Evo ne han fatto delle cotte d'arme che por- 
tavano negli eserciti. K siccome nei primi 
tempi queste pelli si attaccavano insieme colle 
code nere pendenti, da ciò forse con più pro- 
babilità è venuto T'uso di far 1' armellino 
bianco coi fiocchetti neri (2). Le vesti d'armel- 
lino cosi composte erano in uso anche presso 
gli antichi che le chiamavano pelles sylve- 
strium murium consarcinatae (3). In seguito 
per fare queste vesti più unite si tolsero le 
code e furono sostituite dai fiocchetti di pelo 
nero. 

Il Brianville assicura che il nome d' ar- 
mellino deriva dalle pelliccie che si facevano 
in Armenia, che gli antichi Galli chiamavano 
Hermenie, e gli Armeni Hermins^ d'onde il 
vocabolo hermine, come zibellino si chiama 
la pelliccia che veniva da Zebel in Palesti- 
na (4). Difatti gli Armeni avevano delle ve- 
stimenta tutte loro particolari che i Greci 
chiamavano pyo'ttfi^ , perchè erano fatte di 
pelli di mures che nascevano in quel pae- 
se (5), comprendendo gli antichi col vocabolo 
mures tutti gli animali del genere delle mu- 
stelle. Alenino dice che Berta figlia di Car- 
lomagno portava attorno al collo una pelle 
oh' egli denomina murina, cioè una pelle di 
mures pomici (6). Il Colombière ingannato 
da questo nome s'indusse a credere che que- 
ste pelli appartenessero a una specie di ratto 
marino (7), non ricordando che gli antichi 
chiamavano per antonomasia Pontus il Mare 
Eusino, oggi Mar Nero, sulle rive del quale 
appunto abbondavano gli ermellini, di cui 
gli Armeni facevano traffico. Ville-Hardouin 
si serve spesso del vocabolo Hermines per 
Armeni, e Du Gange esclama: « Il n'y a per- 
sonne qui ignore que les hermines sont les 
rats de Pont des anciens, mures Pontici; 
mais Ville-Hardouin seul nous apprend pour- 
quoi la France et tonte V Europe les appeU 
lent hermines (8) >. Anche Froissart (9), Tu- 
debod (10) e V autore della vita di Luigi il 

(1) Traité de la pratique des armolries. 

(2) Du Cange. nìssertalions sur Joinvllle. 

(3) Ammiano. Lib. XXXf. 

{\) Jeu d'arnaes et d'armoiries, pag. 42. 
(6) iuliiis Pollux. Llb VII, cap. 16. 

(6) Hist. Frane. Tom. Il, pag. 192. 

(7) Science Heroiquo. Pag 43, 46. 
(8} Notes sur Ville-Hardouin. 

(9) Cronique. Tom. IV, e. 79. 

(10) Lib. Il, pag. 783, 784, ecc. 



Grosso (1) si servono dei termini Hermenie, 
Hermenii per significare V Armenia e gli 
Armeni. Si vede in tal modo quanto sia giu- 
stificata r opinione che fa derivare le pellic- 
cie d' armellino dal Ponto e dall' Armenia. 

Pretendesi che il primo ad usare Tarmelli- 
no nelle armi sia stato Giovanni lY duca di 
Bretagna in occasione delPistituzione dell'or- 
dine delTarmellino, del quale animale abbon- 
dava quel paese al dire d' Wpton (2); ma lo si 
trova in un sigillo del 1218 appartenente al 
duca Pietro Maaclerc (3); e questa pelliccia 
sempre rimase sullo scudo brettone non solo, 
ma benanche nelle arme delle principali fa- 
miglie del ducato di Bretagna, nel quale è 
considerata come lo smalto più stimato ed an- 
teposta airoro ed all'azzurro, che pure sono gli 
smalti favoriti della Francia. Il Ménestrier 
ci fa sapere che pili d'ottanta famiglie di quel 
paese portavano a' suoi tempi 1' armellino (4). 
Altrove si usa di frequente, ma si incontrano 
di essa pili ese'mpi in Francia, in Inghilterra 
e nello Fiandre che nelle altre nazioni. 

L' armellino si usa tanto come metallo 
quanto come colore, potendosi sovrapporlo si 
a questo che a quello, senza alterare le legcri 
del blasone; giova notare però che s'accorda 
più comunemente col rosso. Essendo usato 
solamente nelle vestimenta de' sovrani, degli 
alti magistrati e de' grandi signori, dimostra 
dignitd, nobiltà, preminenza d' onori e giuris' 
dizione. 

Co'dgne (Orleanose). — D'armellitw pieno (v. fig 11; 

(Normandia). — D' armellino, al capo indentalo 
di rosso. 

Turgot (Isola di Francia), — D*armellino, inferrialo 
di 10 pezzi di rosso. 

Arguinvilliert (Francia). — D' armellitio, squamato 
di rossa. 

Bochel (Isola di Francia). — D'armelUno, ogni fioc- 
chetto sostenuto d' un crescente di rosso. 

Coesmes (Bretagna). — Di rosso, cancellato d' ar- 
mellino, 

. Labina dt Baussen (Fiandra). — DI rosso, seminato 
di plinti d' oro, alla croce d' armellino. 

De Chabannea (Pórigordj. — Di rosso, al leone d'ar- 
mellino, armato, laropassalo e coronato (C oro. 

Fox (Gran Bretagna). — D' armellino, al capriolo 
d'azzurro, caricato di tre teste e colli d'arraellino d'oro. 

I. ARMELLINO (Ordine dell'). — Giovan- 
ni IV il Valoroso, duca di Bretap^na fondò 
nel 1365 (secondo altri nel 1381 (5) ) un or- 
dine cavalleresco in memoria delle vittorie 
da lui riportate su Carlo di Blois, e a fine di 
rimunerare la fedeltà di venticinque gentil- 
uomini che lo aveano più efficacemente asse- 
condato durante la guerra.. Egli lo intitolò 
dell' armellino, e lo rese accessibile agli uo- 
mini ed alle donne, che portavano una col- 

(1,1 Gesta Ludovici Vi. Cap. 6. 
(^) De militari officio. Lib HI. 
(3) Lobineau. Ilisr. de llretagne. 
(i) La veritable art di: blason. Cap. V, pag. 278. 
(5) Maigne. Dictionnaire encyclopódique des ordrcs 
de cbevalerie Civita et militairès. Pag. 77. 



ARM 



-efl- 



ARM 



lana d'oro da cui pendeva la figura di quel- 
r animale colla leggenda A. M. V, à ma vie, 
Qaesto motto non ha alcuna relazione coll'ar* 
mellino, e tuoIsì sia un grido di guerra dei 
dachi di Bretagna (1). 11 costume di cerìmo- 
nia dei cavalieri consisteva in un gran man- 
tello di damasco bianco foderato di seta co- 
lor incarnato con cappuccio simile. La du- 
rata di quest' ordine fu molto breve, e pare 
sia stato incorporato in quello della Spiga 
che fu istituito nel 1448. 

i. ARHELLINO (Ordine dell'). — Istituito 
nel 1465 da Ferdinando I d' Aragona re di 
Napoli, in memoria, dicono gli uni, del ge- 
neroso perdono da lui accordato al cognato 
Marino Mariano duca di Sessa e principe di 
Rossano, che avea congiurato in favore di 
Gioranni d* Angiò (2); in onore, con più fon- 
damento pensano gli altri, della virtiì d* Ip- 
polita Sforza moglie d* Alfonso duca di Ca- 
labria, figlio primogenito del re, e chiamata 
h Francesco Tuppo donna di pudicizia inau- 
dita. Infatti l'infelice duca Marino fu stran- 
golato in Castelnuovo, e il suo cadavere, rin- 
cMqso in un sacco, gettato nei mare (3); e 
troppo è nota 1* indole sospettosa e crudele 
di re Ferdinando, per credere eh' egli avesse 
potato rispettare una testa, quando ne avea 
fatte cader tante. L' ordine fu dunque isti- 
tuito in onore d' Ippolita Sforza, e V arrael- 
lino che ne formava l'impresa simboleggiava 
la candidezza ed il pudore di essa (4). 

La collana che portavasi dai cavalieri fi- 
ma in Qu medaglione d'oro caricato da un 
ermellino di smalto bianco e la leggenda 
ikcorum; la divisa dell'ordine era Malo mori 
iuaw foedari, cioè: preferisco morire che es- 
sere macchiato, divisa che s* adattava ai co- 
stumi deir armellino e alla virtù della prin- 
cipessa Ippolita. 

Il numero dei cavalieri era fissato a 27 e 
?i leggono sul ruolo degli insigniti i seguenti: 

1. Alfonso, daca di Calabria, primogeoito del re; 

2. Ercole d' Kste, duca di Ferrara, genero del re; 

3. Galeazzo Sforza, duca di Milano; 

I- Alessandro Sforza, principe di Pesaro; 

5. Roberto Sanseverino, principe di Salerno; 

6. Francesco Del Balzo, duca d* Andria; 

7. Giulio Antonio Acquaviva, duca d' Atri; 

8. Trojano Caracciolo, duca di Melfi ; 

9. Antonio Plccolomini, duca d' Amalfi, nipote di 
Pio II papa; 

10. Orso Orsini, conte di Nola e duca d' Asolo; 

11. Antonio Della Rovere, duca di Sora, nipote di 
^isto IV papa; 

11 Pietro Guevara, marchese del Vasto, gran si- 
aiicalco del regno; 

(1) Du Gange. Dissertatìons sur Joinville. 

i2l Giannone. Dell'istoria civile del regno di Napoli. 
Ub. XX, cap. III. § 2. - l'ontano. Do bello Neapoli- 
lano. Lib. I. 

:3). G. B. Marzano. Memorie storiche intorno alla 
•'Uì'-giia Marzano. § XK — Porzio. La congiura dei 
Uroci. Lib. ili, § 30. 

li) U. M. Morcaldi. Ordine dell* Aimellino di Na- 
P'i, pi]bblicato nel Giorn. Arai., Anno li, N.^ 10. 



13. Inigo D'Avalos, gran cameriere; 

14. Alfonso D' Avalos, marchese di Pescara, OgUo 
del precedente; 

15. Onorato Gaetani, conte di Fondi; 

16. Ferdinando Guevara, conte di Belcastro; 

17. Alfonso di Guevara; 

18 Marino Caracciolo, conte di S. Angiolo; 

19. Giacomo Caracciolo, conte di Burgenza; 

20. Virginio Orsini; 

21. Giovanni Giordano, fìglio del precedente; 

22. Roberto Orsini, conte d' Alba e di Tagliacozzo; 

23. Diomede CaraiTa, conte di Maddaloni; 
21. Scipione Pandoni, conte di Venafro; 

25. Andrea Da Capua, Aglio del conte d' Altavilla; 
20. Galeazzo Caracciolo, signore di V'ies; 

27. Domizio Caracciolo, governatore di Calabria; 

28. Galeotto Caraffa, signore di Tiriolo; 

29. Guevara di Guevara, governatore di Benevento; 

30. Luigi d* Aqtiino, signore di Castiglione; 

31. Alberigo Caraffa; 

32. Giacomo CarafTa della Spina, signore di Castel- 
vetere (1). 

Il Gran Magistero dell'ordine apparteneva 
nella corona di Napoli, e i membri tenevano 
le loro adunanze nella cl^iesa di S. Michele 
che esisteva nel castello deir Ovo a breve 
distanza dal Palazzo Reale (2). Oli statuti si 
conservano nella biblioteca della Badia della 
SS. Trinità dì Cava de' Tirreni, e noi non 
sapremmo far meglio che dar qui un ristret- 
tissimo sunto dei trentratré capitoli di cui 
si compongono. 

1. L* ordine ò posto sotto V invocazione del santo 
arcangelo Michele, e la festa si celebra il giorno 29 
di settembre, nel quale ai cavalieri è proibito accudire 
ad esercizi mondani, meno le giostre in caso di ne- 
cessità, ed ò loro ingiunto di consumar questo giorno 
in opere di pietà. 

2. Il giorno 8 di maggio, festa deirapparìzione del 
detto arcangelo, è solennizzato come il precedente; ed 
al cavaliere che mancasse a* suoi obblighi ò imposto 
di fjp celebrare trenta messe pel riposo dei confra- 
telli defunti, e domandar perdono del proprio fallo nel 
capitolo, o di imbandire un banchetto a noye poveri in 
onore dei novi ordini di angeli. 

3. Devono i cavalieri digiunare, confessarsi e co« 
municarsi nella vigilia del 29 settembre, e secondo la 
propria volontà far elemosine ai bisognosi. 

4. I membri dell* Ordine sono in dovere di obbe- 
dire alla Chiesa Romana, e difendere e propagare la 
cristiana religione. 

5. I pupilli, gli orfani, le vedove, ed altre impo- 
tenti persone hanno un appoggio nel fratelli dell'Ordine. 

6. Ove un cavaliere cadesse nelle mani dogli In- 
fedeli, gli altri devon far di tutto, o col danaro o colle 
armi, secondo il consiglio del capo dell' Ordine, di ri- 
scattarlo. 

7 Cerimonie della creazione d' un cavaliere. La 
vestizione ha luogo nella chiesa dell'Ordine, celebran- 
dosi la messa solenne di S. Michele, ed essendo pre- 
senti il re un suo vicario, i cavalieri, il cancelliere 



(1) Pacca- De ordinibus et soc. miljtr 

(2) Morcaldi. Art. ciluto. 



ARM __ 

m«D. daTano a. guerrieri benemeriti per pr^ 
de«e ed .Un,tn imprese (1): am,illas ex aZ 
'^un^Z'":"""''" "' ""P^-'oribus donaci 

hum^'J Z"/"'"'"^"' 9uod antiqui 

humeros cum brachii, armo* vocabant (2) 

Anche le .pose ne portavano d'oro, dargej: 
to da,o„o o di ferro ai collo eJ alle boc- 
cia p. e 1 vincitori dei giuochi del circo ne 
ricevevano m premio (4). 

Non tutti danno quesV origine ai cosid- 

niv, e ' l:T " *"'<=-'-»°<' i canapi de'le 
navi, e a Firenze per matasse di lana o di 

seta, come emblema delle arti dd la^joli é 

bi II S ••''"r'-*''^ •-""• anche'rno- 
bili. Il Gmanni dice che iniicano autoriti 
forza e conservazione (5) ««"writa, 

CI capo d ,r,.n... crieat. da «„a e, «ce di J» ■ 
di rtr "■ ^'"""" " "'"'• - "•''-• • '- "-.«' ■ 

Co//urà (Messina). — D'azznrrA « h 

a.t-eraate da J .e.^ ^::::'Z:T7- 
«I cap. dell- Impero. "^ '* '" P"'"! 

f «"f A- - V. Armerista. 

* ARMORIALE. — V j«_. 

aiuifSE (lat. Armatura; fr ffi,^»^ -. ■ 

fensive cCcZrìLo7""''° "*"" "''"'• <?'- 
«ore. V. Armaìura ""■"""^ '"' «'»^«- 

rara nel bla«or,« . ? ^ "^■""^ ""olto 
smalto diver^' " '"'^ ''"^'•*' -'•<^'''« di 

Toul "'^nT"- ~ "' """• •"•■"•P" d'oro 

d.^rsi^^d^to'^i-di"-"'--^' 

:er;„:;;rerdrnr'^'-"'"-- 

«II. frombola d-areir . , ^"^""''"'^ *" "i rosso. 
t,.«« a' * • ""■'""* '•■"»« selce d'oro- si.1 

tutto d a^^u^^o alla manica mal taeiiat, h- 

petto femmineo, for^o ah art'il?- "°°/°i'° ' 
voltojo, e orecchie d'^r o eS' ' '".'* '^■''^- 
citd a cagione della fSa Cont'llttn 'v.™'''': 
non crediamo che «ia .fo* ^"""""ooiò noi 
in questo senso i^., ^*f P""*^ "«"^ arme 
i nobii di por;e an^m?''/"'''" <"•« «'««"o 
«ni loro cimEVS s X^ s^ur "°^ 
-o-.ac ,P„acia,. - o- oro. a „. t;:^ „,3o. 

leT^^ag"',?"""' "' "»""' -'-- - Amsterdam 



72^ 



ART 




rarissima, p,u ambile nelle arme tedeo. 
che rappresenta probabilmente quel .ra- 
che anticamente i soldati d-nnaSt;. 

diaU gettavano sugli assai. 

tori per attrarli a sé, o fois^ 

anco un rampone d'arreo]. 

baggio delle nari. Si vede ne- 
fi£ « ^^' stemmi sotto le forme eh» 

presentiamo nella figura 1-^ 

' Pato i coltelo':;;'*" '"'"' '•«"•^'*<'' ''^«-^ 

ARROVESCIATO. _ v ff.v . 
: ARTE ARALDICA. _ V aZm 
ARTIFIZIALI (Figure) rfpT/rr 
-W^]. - Dioonsi\Sl|'i^Jl^*'^' "'■"/■• 
ope-a della mano deWi „ '' "«f ^r" '^'"^ ^°"" 
tiiiz.e abbondano di ta i "17i ^? '"'"" '^^"- 
dalla Pietà dall. • .'' «"'''emi introdottivi 

^ione al lVue"a^o'"al? ''■""^' '""'' '"<="- 
caccia e di pesca d» * ?"•'""• ''''• •^'"«i ^' 

nimenti o dal «u ' . ■*•"""• ""?'' »"^- 
guono in: '^ "Pnccio. Esse si dislin. 

Chiavi, cr:rp:p, rSe^r?- ^"'''' *"'^^' 

e^t nT tair ''^ "-^^^^^^^ -- ^^^ 
-di^9^^^^^^^ 

'^ Bt diritti di pedaggio fbarr Ln. 
ti, barche, remi torri Ko ^^*'^'^*?'^®» pon- 

«■•Pici, gioghi, ruoCferr dr»oTn' "''''*."• 
zappe. rasteUi, falci, mete? ecc.r' ''''^• 

r-.tpt^:"S^Se.^;-fc.ru-: 

da caccia, ecc.)* 6u*nzagii, corni 

,,4; ^^ '^-■«'' '^« P-<^a (reti. ami. barche, 

I -Ì° StVlaCnth^*"''"' °'*^'^"'' 
d- armi e d' armatm-» f ^ t" ^ °«^°' «o"-*» 
«i'ii. padiglionT !nl ' '""^'' *""""■". ^e«- 

-i%£srr:st7.-omi"i;r;;"-n^^ 

maniche mal tagliate, incensieri." cordonar' 
S. Francesco, chiodi della Passio»? ''' 

di spine, ecc.); ^-assione. corone 

iiniXo^tr'cir"' ''^^' ""«' «^P«' -io- 

cordftef'r^i^arittr"?' ^°"'^"<'> --i 

«ole. graffi, ecc.); ' '"''"*°*' ^«'«' »>U3- 



10." Di' icittue (ifere armillarì, iqnadre, 
(ompaui, libri, calamai, penne da scrivere, 

11." D' arti e mettieri (martello, ancudine, 
iscii, trivello, mantice, vaglio, tanaglie, lap- 
pa, cszinola, ecc. ecc.); 

112.° Utensili e suppellettili (sedie, vasi, 
caldiije, anfore, lacerne, forbici, ecc. ecc.); 
Va." Vesti e lóro accessori (abili, mantelli, 
it'iarpe, gaanti, Gbbie, calzari, merletti, fa- 
ide, collane, braccialetti, ecc.); 

ARnCLIO. — Gli artigli degli ttccelli, e 
ipscialmente quelli deli' aqnila, ai trovano 
il' ordinario di smalto diverso dal corpo, dì- 
C40<ÌO9Ì aguiUi nera, {tomaia <r of o, ecc. Se 
Foa posti isolati nell' arme, reciti o strappati, 
ligaificano prudenza, ed essendo rossi in 
cirapo d' argento valgono operazione pronta 
ed atta a far risplendare gli effetti della ca- 
rità e dell' Amore verso il Creatore e verso 
h creatura (1). 

ChoòTon di Sotikae (ilvsrais). — D' morra, *1 
Ire arligl, d.' grifo dello 



• A SUCCHI. — V. Scaccato. 

ASCIA. — Specie d'accatta che iuontrasi 
qualche volta in araldica, emblema di lavoro 

Srmi ia rubra (Borgogna). — D' azzurro, ill'aicio 
d'trgentg, manicala d' oro. 

Grigny (Fiandra). — D' oro, a tra a>cj> di nero po- 
lle ì e 1, le due del capo affrontati, 

Pltiiii {Bretagna). — D' ora, a cinque aicii di ne- 

A3CU D'AAHI [ fr. Nache d'armes; ing. 
BMleaxe; teil. Axt; n^.Sacha\ — ArmaoS'en- 
iiTa molto in uso nel medio evo, che consi- 
iteva in nn manico asaai pìccolo, munito d'un 
ferro a scure da una parte e à' nna punta 
dall'altra. Le ascie danesi erano le più rino- 
•«. (2). 

Nello scudo l'ascia d'armi ha il ferro trin- 
ctaota a destra e la punta a sinistra. E em- 
blema di forza e di valore. 

Bna-CaUtUant (PrOVeDza). — D' azzurro, all'aiiMa 

ftawitiitr (Alveraia). — D'aiturro. all'oJria Sarmi 
i' irgsDta, inantcìla di nero, patta in banda e accan- 
Imua da quattro losangae d' argento. 

Zia Boi (BrelagnaJ. — D'argento, a due aicie d'armi 
sJiIoiKili di aero 

• ASCIA DI GUERRA. — V. Ascia d'armi. 
ASCIATO [ fr. Aplani; ted. Mit der Axt 

bfhaut; ing, Leveled; sp. Allanado]. -~ Tronco 
d'albero digrossato a colpi di scure. Raro in 
araldica. 

■ A SEGA. — V. Spinato. 

' A SERPI. — V. Serpentifero e serpen- 

Hr ASUTICO DELLA MORALE UNIVER- 
SALE (Ordise). — Istituito dalla sultana mo- 
lila Alina d'EIdìr durante il suo aoggiarno 
in Francia. Gli statoti ne furono autorizzati 



! — ASS 

il 6 laglio 1835 e approvati poco tempo dopo 
dalla corte ,di Roma. Lo scopo di queat' or- 
dine era di ricompensare le belle azioni e le 
virtù, ed era accessibile alle persone d'ambo 
i Beali e di tutte le nazioni. Comprendeva 5 
classi di membri; cavalieri onorari, cavalieri, 
ufficiali, commendatori e gran croci. Ebbe 
termine colla morta della fondatrice, avve- 
nuta nel 1851. 

ASINO. — Quest'animale che rappresenta 
r umiltà, la pazienza e la mansuetadioe, si 
mette nell'arma di ^rotilo e passante, oppure 
reciso nel mezzo e sanguinoso. Raramente 
vi ai vede la sola sua testa. L' asino però è 
una delle figure meno frequenti nel blasone, 
I perchè aebbene simbolo nobile ed onorevole, 
si ebbe sempre a schifo di esser rappresen- 
tati da quel disprezzato animale. 

ASPIDE. — Serpentello velenosissimo, che 
simboleggia la saggezza e la prudenza, forse 
perchè era dagli Egizi posto «ul capo de'Ioro 
Nnmi, e segnatamente di Tsrmuti. Indica pu- 
re che chi lo prese per insegna fu ministro 
fedele ed incorruttibile. 

• A SPINAPESCE. — V. Increspato. 

ASPIRANTE |fr. PourtuivaM darmes; io.^. 

Suitor of armi], — Si chiamavano aspiranti 

quei che ei destinavano alla nobile scienza 

degli araldi, ed erano soggetti ai cavalcatori. 

Essi prendevano per lo più dei nomi fanta- 

. aticì e dì buon augurio, come Pìeno-cammi- 

■ no. Vago-cuore, Verdelucente, La Verdura, 

l BeUemhiante, Viva~il-re, Mano-amica a si- 

I mili; la cotta d' arme era loro posta in ma- 

: niara che il davanti cadesse ani braccio si- 

; niatro (I), ove portavano l'arma del loro sì- 

' gnore. Il loro tirocinio dorava per lo meno 

I sette anni prima di poter entrare in qualiti 

: di araldo, ed essere ascritto at collegio del 

re d' arme. V. Araldo. 

*' ASPRE. — Nome che nn antico araldo 
inglese, al riferire di Colombière, dava al- 
l'argento nelle armi. V. Smalti. 

' A SQUAME V. Squamato. 

ASSALITORI [fr. Assaillants]. — Dicevansi 
assalitori i cavalieri che nei tornei corre- 
vano ad investire quelli che difendevano il 
campo, i quali erano detti tenenti o tenitori. 
V-q-n. 

ASSICELLATO [fr. Douvé; tad . Oebretchen, 
Geschienen; ol. Geblokt ; sp. Dueìada]. — 
Scudo scaccato ; di cui i pezzi sono più 
lunghi che larghi, come 
si pub vedere nella flgn- 
ra 13. Nel blasonare que- 
sta convenevole parti- 
zione conviene numerare 
te Ale dall' alto al bas- 

di quindici, il numero dì 
essi deve essere accen- 
nato. L'assicellato é molto 
raro e solo in qualchear- 
flB' '9. ma tedesca lo si trova. 

[D Dicttonnaire da Rlcbelet. Art. pounuivant. 



da. 



i le file 



disposto secnnilo il aen- 

flo della banda, come gì 

; Teda nella figura 14. Nel 

blasonarlo è necessario 

contare le filo, ed anche 

I i pe7zi se Bono in pic- 

I ' colo numero, lì figura ra- 

rÌEisiron nell'araldica ita- 

fìg. li.. liana e francese. 

AsiicDllatO in fascia. — Scudo scaccato, 

i cui pezzi sono pili larghi che lunghi. Nel 

blasonare quesla lìgura ai numetano le file 

dall'alto al basso, a i pezzi se sono in minor 

qnantitd di quindici. 

Aaiicellato innestato. 

— Scudo amcellato io cui i 
pezzi sono epostati in mo- 
do che gli smalti non si 
coutrappongono più inte- 
ramente. Pub essera an- 
che assìcellato innestato 
in fascia, in banda e in 
isbarra (vedi fig. 15.) 

Assicellato in sbarra. 

— Scudo assiceliato in cui 
"B '"■ le file sono diapoata nel 

senso della sbarra, e può essere anche in- 
nestato, coma Tedesi nella fig. 15. 

ASSIOGRATIA. -- Vocabolo formato dalle 
parole greche ò.\ia, dignità è ypii^a, scrivo, 
ed indica la scienza che s'occupa di studiare 
r orìgine e la storia dei tìtoli e della digni- 
tà. V. Dignità, Titoli. 

ASSORTITO [fr. Assorti]. — Diesai dal- 
l' elmo ornato de' «noi lambrequini, 

Gondi iPIrenzeI- — U' oro, a due clave di nero, 
plssate io croce di S. iiidrea e legata d'aiiurro. — 
Lg Bcud» sermonUti) dall'elmo da nobile, atiorfila del 
lambrequini d' ora e di nero, a elisalo da un daitro- 
cheno irmalo e impugnante una clava. 

• ASSOTTIQLUTO. — V. Affuttato. 

•• ASSDHE. — Vocabolo barbaro che, al 
rifarira dì Colombière (I), davaai da alcuno 
all' argento nelle armi. V. Smalti. 

ASSONTIVE (Arme) [fr. Armoiries congni- 
ses]. — Sono lo arme assunte per qualche 
gloriosa impresa, e tolte ad altrui in combatti- 
mento. Tale fu la biscia dei Visconti che Ot- 
tone dicesi togliaaBe al saraceno Voluce dopo 
averlo atterrato. Queste arme debbonai re- 
putare nobilissime, e certamente delle più 
antiche. 

ASTA. — Specie di lancia che nel blasone 
è contrassegno di guerra e sìmbolo dì valore. 

Ilayir ( Normandia). — Di nero. » Ire ailt d'argento. 

ASTA BROCCATA [fr. Lance courtoise]. -~ 
Aata guernita in punta di tra brocchi o stec- 
chi di farro, della quale si faceva uso dagli 
antichi cavalieri nella giostre e nei tornei 

(I) Sciencj beroTque. cap. 4. 



ì — ATT 

oTe non si cercava d'uccidere 1' avversario, 
ma solamente di farlo sta fife ggiare. 

ASTORE. — Quesf uccello, che fu l'inse- 
gna dnl famoso Attila re degli Unni, dimo- 
stra magnanimità, sagacia, pensieri sublimi 
molti alla ricerca di nuovi acquisti, roa non 
è comune nella armi. 

ASTRI. ~ Il sole, la luna, le stella, le 
comete, le costellazioni ai pongono negli scudi 
a denotai's gloria, altezza, splendore. 

• ATLANTI. — V. Tenenti. 

' k TORBICELLE. -- V. Torricellato. 

• A TRIFOGLIO. — V. Trifogliaio. 
ATTACCATO ffr. Entrelacé\. — Attributo 

delle chiari e d' altri oggetti i cui anelli 
s'intrecciano, e le cui punte al uniscono. 

Clufiy, (ciuà di Borgogna). — IT aiznrro. a due 
cblavi addoMate. cogli anelli a losanga ponieltall o al- 
toccali d' oro. 

ATTORCIATO. — V. Attorcigliato. 

■ ATTOBaGLIAUEHTO. — Sinonimo poco 
lodato di burletto. V-q-n. 

ATTORCKLUTO [ fr. Cable; ing. Cablée; 
ted. Umgewendt; ep. AroUado\. — Attributo 
delle pezza composte di due corde intrecciate, 
che lasciano scorgere il campo tra i vuoti 
di essa. La croce attorcigliata é molto comune 
in Inghilterra per quel cha na dice l'Wpton, 
ma a noi non venne fatto di T 



esempio. 

ATTORHEARE. — V. Torneare. 

ATTORNIATO [ fr. TortiUè; ing. Tieisled; 
ted, Umgeschlingt; sp. Enroscado]. Attributo; 

1." Delle teste di moro colla fronte cinla 
d'una benda intrecciata di smalto particolare. 

Paure (Dreise). — D'argenlo al capriolo d'aiiurro, 
accompagnato da in tuli di moro, Morliaiiale del osmp». 

S." Delle fionde e dalle corde attorciate 
su di sé stesse. 

3." Dei rami e arbnacelli avviticchiati in 
croci di S. Andrea. 

** Noi non accettiamo pei'ò questo vo- 
cabolo per esprimere, coma face il Ginanni, 
i serpenti e la fiamme ondeggianti in palo. 

ATTRAVERSANTE (fr. Brochant]. — Di- 
consi attraversanti quelle figure che negli 
scudi passano sovra di altre di diversa for- 
ma, o sopra partizioni e convenevoli parti- 
zioni. Le pezze attraversanti più comuni sono 
la fascia, la divisa, la banda, la cotissa, il 
bastone, il filetto di baslardigia, la croce di 
S. Andrea, e la croce. Tra gii animali sono 
spesso attraversanti il leone, i'aquila, il grifo 
e il liocorno, ma in generale tutte le figure, 
massime se lunghe, posaono esserlo. Qualche 
volta il capo è attraversante sulla bordura. 

Havvi persino V attraversante suW attra- 
versante, come un grifo che passi sovra una 
fascia posta sul partito, ecc. 

Dicesi anche alla francese broccanle. 

Canini (Itumo e Fironie). — Bandita d'argento e 



alla fa.- 



HUrtu: 



iSlirio). - 



ATT 



— 75 — 



ATT 



La Baume (DelGnato). — DI rosso, a tre pali d'oro. 
alia banda di nero, attraversant$ sul tutto 

5(2 vo^'o-ffaccont^' (Piemonte). — Di rosso, alla croce 
d' argento e un battont d' azzurro, attraoersante sul 

tulio. 

SatCjja-'Busca (Piemonle). — Di rosso, alla croce 
ancorata d' oro e un contra-filetio di nero, attraver^ 
tante sul tutto. 

Bragadini (Venezia^. — Spaccato d'argento e d'az- 
zurro, alla croc9 di rosso, aUraveriante sul tutto. 

Brebbia ,'Milano) — Spaccato d'oro e d'azzurro alla 
croce di S. Andrea d'argento, attravertante sul tutto. 

Rossi (Ravenna). — Fasciato d'argento e d'azzurro, 
iìltone d'oro, attraversante sul tutto; al capo di Francia. 

Doria (Genova e Roma). — Spaccato d'oro e d'ar- 
gento, air aquila bicipite apiegala di nero, imbeccata, 
membrata, armata e coronata del primo, attraversante 
sul tutto. 

Ceritr (Alvernia). — Di nero, seminato di gigli 
d' argento, al grifo dello stesso, attraversante sul tutto 

Brunelli (Contado Venessino). — Partito di rosso e 
di verde, al liocorno furioso d' argento, attraversante 
sulla partizione. 

Àbbenepoli (neggio di Calabria). — D'argento, a tre 
pali di rosso e un lambello d'oro, attratersanle in capo. 

Burgsdarf ('Sassonia). — Interzato fn palo di rosso, 
d'argento e d'azzurro, alla fascia d'azzurro, attra- 
tersante soli' interzato. 

Desvem (Catalogna). — D' oro, alla banda ondata 
d'azzurro e un pioppo sradicato di verde, attraver- 
sante sul tutto. 

ly Avoust f Parigi). — D* oro a due leoni illeopar- 
diii e rivoltati di rosso, posti V uno nel f .® cantone, 
l'altro nel 4.^ e tenenti ciascuno una lancia polacca; 
alla bordura composta d' oro e di rosso, e il capo di 
rosso, seminato di stelle d'argento e ottraverseMte sul 
tolto. 

Il quarto franco^ il cantone e lo scudetto 
non 8i dicono attraversanti, perchè la loro 
naturale giacitura è sopra le altre figure dello 
scado. La pezza attrayersante ò V ultima ad 
essere nominata nel blasonare uno scudo, ma 
precede sempre il capo e la bordura, a meno 
che anche queste non siano da essa attra- 
versate. 

ATTRAVERSATO [fr. Broché; ing. Debrui- 
sed; sp. Atraversado]» — Diconai attraversate 
le figure su cui passano le pezze broc canti. 

Non y' ò regola stabilita perchè blasonar 
si debba V attraversante o V attraversato t ma 
ciò dipende dalla chiarezza della descrizione 
dell'arma; però è più araldico V attributo at^ 

traversante, 

Moccia (Napoli). — Di rosso, al Icone d'oro, aflro- 

tersato da tre bande d' azzurro — o: — di rosso, al 

leooe d' oro, e tre bande d' azzurro altraversimti sul 

luUo. 

ATTRIBUTI [fr. Attributs; ted. Eigenscha-- 
ften; ing. Aitribute; sp. Attributos], — Di- 
tojiù attributi araldici quegli aggettici o par- 
ticipi che servono a far conoscere la posizio- 
ne, la giacitura, le modificazioni, le altera- 
zioni, le specialità che distinguono le figure 
del blasone allo scopo di d»re un' esatta e 



chiara descrizione d'un arma blasonata. Niuna 
scienza, niun' arte è forse così ricca di vo- 
caboli tecnici quanto V araldica: i sostantivi 
sono dia essa cangiati in addiettivi, come da 
sonaglio sonagliato, da leone illeoniio, da 
battaglio battagliato^ da corda cordatOt da co- 
ti ssa cotissato, mentre i participi sono presi 
spesso come nomi, ad esempio crescente, u- 
scente, ecc. La conos<'/enza di questi attribu- 
ti forma il primo pregio d*un perfetto blaso- 
natore. Noi ne daremo qui V enumerazione 
à\y\diQTiàQ\i IH attributi particolari allo scudo 
alle pezze araldiche, alle figure accessorie^ 
ai qiHidrupedi, agli uccelli, ai pesci^ ai ser- 
penti, ai corpi della natura, ai corpi umani, 
ai vegetali e agli oggetti artificiali noìV elenco 
seguente: 

jf.^ Attributi particolari allo scudo e alle 

figure araldiche. 

Abbassato — Abbracciato — Abbrancato — Accan- 
tonato — Accerchieiialo — Accollante — Accollato 
— - Accostato — A cometa — Addentellato — Adde- 
strato — Aguzzato -* Alzata — Ancorato — Angolato 

— Annodato — A rete — Assicellato — Attorcigliato 
-^ A zig-zag — Bandaio — Dasato — Biforcato — 
Bipartito — Bisantalo — Bordato — Bordonale — Bri- 
sato — Burellato — Calzato — Campeggiato — Can- 
cellato — Canepato — Cappato — Capriolato — Cen- 
trato — Gomignolato — Composto — Confinante — 
Contrabandato — Contracappato — Contracapriolato 

— Contracomposto — Centra - doppio - embricato — 
Centra - doppio - intagliato — Centra - doppio - merlato 

— Contra - embricato — Gontrafasciato — Contrafiam- 
meggiante — Contragradato — Contra -inchiavato — 
Contra- Intagliato — Contramerlato — Contramerlettato 

— Gontraneboloso — Con tranoderoso — Gontraondato 

— Gontrapalato — Gontrapotenzlato — Contrapposto — > 
Contrasbarrato — Gontrascaccato — Gontrasmaltato -^ 
Contravergbettato — Contrfnfiorito — Contrinnestato 

— Contrioquartato — Coricato — Costeggiato — Co- 
tissato — Gramponato — Crescentato — Crocettato — 
Crociato — Cucito — Decussato — Dentato — Den- 
tellato — Depresso — Diaprato — < Diviso a lumaca 

— Diviso a trifoglio — Diviso in capriolo — Doppio 

— Doppio - ancorato — Doppio -capriolato — Doppio 
-embricato — Doppiomerlato — Embricato — Falcato 

— Fasciato — Ferito — Fesso — Fiammeggiante — 
Fiancheggiato — Finestrate — Fiorente — Fiorenzato 

— Fiorito — Fitto — Forato — Forcato — Forchet- 
tate — Franto — Frecciato — Fusate — Gemellato 

— Gigliato — Ginocchiato — Globale — Gocciato — 
Grembiato — incappato — Incassato — Incastrante — 
Inchiavato — Inchiodato — Increspato — Indeutato 

— Inferriate — InQoralo — Infranto — Ingoiato — 
Innestato — Inquartato -^ Intaccato — Intagliato — 
Intarsiato — Interzato — Intrecciato — Losangato — 
Lunato — Mancante nel taglio — Mantellato — Ma- 
reggiate — Marginato — Merlato — Merlettato — 
Moscato — Mulinato — Muragliato — Nebuloso — 
Noderoso — Ombrato a filetto — Ondato — Orlato 

— Padiglionato — Palato — Palificato — Partito — 
Patente '— Paternostrato — Per filato — Periato — 
Pieflccato — Pieno — Pitagorico — Plintato — Po- 
matc> — Ppmettato -*> potenziato — Quadripartito — 



ATT 



— 76 — 



AUB 



Rabescato -^ Ramponalo ^- Rastellato -^ Reinterzato 

— Petioolato — Ricrocettato — Ricrociato — Rifesso 

— Ripartito — Ripieno — Ripotenziato — Rispaccato 

— Ritagliato — Ritondato — Hitrinciato — Rombeg- 
giato — Rotto — Sarchiato — Sbarrato — Scaccato 

— Scaglionato — Scaglionettato — Scalinate — Sca- 
nalato — Scliiacciato — Schiantato — Scorciato — 
Semicalzalo — Semicappato — Semigrembiato — Se- 
mimantellato — 'Seminato — Semipartito — Semipo- 
tenzlato — Semispaccato — Semitagliato — Semitrin- 
clalo — Serpentifero — Serpentino — Sfioccato — 
Sinistrato -^ Smaltato — Sostenuto - Spaccato • Sparso 

— Spartito — Spezzato — Spinato — Spostato — 
Squamato — Stellato — Tagliato — Tigllato — Tim- 
brato — Traforato — Triangolato — Trifogliato — 
Trinato — Trinciato — Tripartito — Troncato •— Ver- 
gbettato — Vestito — Vuoto. 

2P Attibuti particolari alle figure acces" 
sorie dello scudo. 

Aperto — Assortito — Chiuso — Cimato — Cir- 
condato -^ Cordonato — Coronato — Decussato — 
Fioccato — Foderato — Frangiato — Frastagliato — 
Gallonato — Graticolato — In maestà — In profilo — 
In téìrza — Legato — Ornato — Rialzato — Sostenente. 

3P Attributi particolari ai quadrupedi. 

Accoppiato — Addormentato — Addossato — Af- 
frontato — Aggruppato — Allegro — Armato — Arre- 
stato — Arricciato — Bailonato — Bardato — Bru- 
cante — Calpestante — Chiuso — Cigliato — Clarinato 

— Codardo — Collarinato — Combattente -— Con tra - 
nascente -^ Contrapassante — Contrarampante — Con- 
trasaltante — Controscente — Contròlevato — Coricato 

— Cornato — Corrente — Decapitato — Degradato — 
Difeso — Diffamato — Di fronte — Di profilo — Disar- 
mato — Domato — Dragonato — Evirato — Fermo — 
Forsennato — Furioso — Galoppante — Giacente — 
Gualdrappato — Guardante — Guinzagliato — Uleonito 

— Illeopardito — Imbrigliato — Impennato — Inalberato 

— Incatenato — Incognito — In difesa — Informato — 
Inferocito — Ingolante — In maestà — In riposo — 
Lampassato — Leopardato — Levato — Mecohiato — 
Marinato — Mascherato — Mostruoso — Musolierato 

— Nascente — Nascosto — Nato-morto — Osceno — 
Pascente — Passante — Pensieroso — Raccolto — 
Ramifero — Rampante — Reciso — Rinculato — Sa- 
liente — Sanguinoso — Scorticato — Sedente — Sel- 
lato — Slanciato — Spaventato — Squillato « — Tor- 
mentato — Unghiato. 

4P Attributi particolari agli uccelli. 

Afferrante — Alato — Annidato — Ardito — Bici- 
pite — Cantante — Crestato — Diademato — Dis- 
membrato — Golato — Gorgierato — Illuminato — 
Imbeccato — Incappucciato — Linguaio — Membrato 

— Occhiuto — Perticato — Posato — Riguardante 

— Rotante — Sanguinoso — Scappucciato — Scettrato 

— Sonagliato — Sorante — Speronato — Spiegante 

— Spiegato — Strappato — Volante. 

5P Attributi particolari ai pesci. 

Aiettato — Boccheggiante — Caudato — Curvo — 
Natante — Pinnato — Spasimato — Squamoso — TI- 
monista. 

6.^ Attributi particolari ai serpenti, in- 
settij conchiglie ecc. 

Allacciato in giro — Contrastrisciante -^ Divorante 



Montante — Orecchiato — Screziato — Serpeggiante 

— Squamóso — Strisciante. 

7P Attributi particolari ai corpi della na- 
tura (astri, meteore, monti, mare, fuoco, ecc). 

Agitato — Ardente — Cadente — Calmato — De- 
crescente — Eclissato — Erboso — Figurato — Flut- 
tuoso — Levante — Montante — Ombrato — Oriz- 
zontale — Radioso — Scintillante — Scorrente —> 
Tramontante — Zampillante. 

8.^ Attributi particolari al corpo umano. 
Appalmato — Appoggiato — Armato — Attortigliato — 
Barbuto — Bifronte — Crinito — Decollato — Impu* 
gnante — Lagrimante -— Orecchiato — Sedente — Vestito. 

9.^ Attributi particolari ai vegetali. 

Allargato — Bocciolato — Diramato — • Diseccato 

— Fibrato — Fiorito — Fogliato — Fronduto ^- Frut- 
tifero — Gambuto — Gbiandifero — Granito — No- 
doso — Nudrito — Pampinato — Piantato — Pomifero 

— Ramificato — Scoronato — Secco — Sfogliato — . 
Sfrondato — Spinoso — Sradicato — Terrazzato 

10.^ Attributi particolari alle figure arti- 
ficiali. 

Acceso — Affibbiato — Affustato — All'antica — < 
Air ingiù — Air insù — Anellato — Aperto — Arcato 

— Attaccato — Banderuotato — Battagliato — Ca- 
stellato — Caterattaio — Cerchiato — Contrapiantato 

— Coperto — Cordalo — Cordonato — Diruto — • Fab- 
bricato — Finestrate — Fluttuante — Fortificato — 
Fumante — Fustato — Gomenato — Guarnito — 
Guernìto — Imboccato — Impugnato — Incoccato — 
Incompiuto — Infiammato — Infilzato — In poppa — 
Manigliato — > Marcato — Mattonato — Murato — Na- 
vigante — Rintuzzato — Rotto — > Rovinato — Sara- 
cioescato — « Smontato — Smussato — Spuntato — ^ 
Sviluppato — Svolazzante — Tegolato — Tenierato — 
TeTazzato — Teso — Torrlcellato — Trimerlato — 
Tuonante. 

Si avverta che di tutti gli attributi qui 
riportati molti si riferiscono a diverse classi 
di figure, come aperto che s' appropria ai 
compassi, agli elmi, alle melegranate e alle 
torri, bicipite attributo dell* aquila, del gallo, 
del cane e del serpe, terrajtjtato che s^ad- 
dice agli alberi e ai fabbricati, e simili. 
Inoltre vi sono attributi che convengono ge- 
neralmente a quasi tutte le figure dello scu- 
do, e sono accompagnato, ordinato, ben or- 
dinato, male ordinato, sostenuto, addestrato, 
sinistrato, Vuno sull'altro, delVuno all'altro, 
dtìVuno nell'altro, movente, sul tutto, sul tut- 
to del tutto, disegnato, sormontato, coronato, 
tenuto , passato in croce di S. Andrea, attra- 
versante, attraversato, situato, rinserrato, 
messo -legato, cimato, circondato , piegato, 
riversato, rivoltato, sostenente, uscente, vol- 
to, caricato, ecc. 

AUBRAG (Ordine d*). — Quest' ordine o- 
spitaliero fu fondato verso il 1 120 da un Al- 
lardo Adelardo, Visconte di Fiandra. Es- 
sendo stato questi aggredito da malfattori 
sul monte d'Aubrac o Albrac presso la cit- 
tà di Rhodez nella Francia meridionale, fece 
voto di fabbricare in quel luogo un ospizio 
per proteggere i viaggiatori, ove il Cielo lo 



AUN 



- «- 



AVE 



avesse a quel periglio sottratto; il qual tc to 
essendo stato esaudito, egli non tardò a com- 
pierlo. Questo fatto è da altri diversamerite 
narrato: secondo essi il Tisconte Adelardo a • 
irebbe su quel monte ayuta una visione, in 
cai Dio gli ordinaTa di erigere quiyi uno 
stabilimento a conforto dei pellegrini, ordine 
a cui egli avrebbe immediatamente obbedito. 
L' ordine si compose di cinque classi di 
membri: cavalieri cui era affidato Tincarico 
di guidare i viandanti, purgare la terra dai 
malfattori e difendere l'ospizio; sacerdoti che 
ammioistravano i sacramenti e il servi? io 
dÌTÌno; frati chierici e laici addetti al ser- 
TJzio interno; oblati con la cura dello stabi- 
limento e r amministrazione delle rendite e 
dame che curavano le infermità e che, assi- 
stite da ancelle, aveano cura del letto e del- 
le Testi dei pellegrini, cui solevano pietosa- 
mente lavare i piedi. Tutti vestivano una 
sottana nera fregiata da una croce biforcata 
di taffetà turchino, posto sul lato sinistro del 
petto; in coro aggiungevano una cocolla pu- 
re nera con larghe e lunghe maniche. 

Nel 1162 Pietro vescovo di Rhodez appro- 
TÒ r ordine, ed assegnò ai suoi membri una 
regola, tratta in gran parte da quella di S. 
Agostino- Per essa tutti doveano vivere in 
comunità, osservare il silenzio in luoghi e 
tempi determinati, assistere i poveri e gl'in- 
fermi, condurre vita celibe, non possedere co- 
sa alcuna in particolare e prestare un'obbe- 
dienza cieca ai voleri del superiore. Le donne 
si tenevano in un appartamento separato. Nello 
stesso anno papa Alessandro III ne confermò 
gli statuti; gli concesse molte indulgenze e 
Tolle esservi ascritto. Altre approvazióni eb- 
be r ordino d' Aubrac dai pontefici Lucio 
HI nel 1181, Innocenzo III nel 1216, Onorio 
HI nel 1226, Innocenzo IV nel 1246, Clemen- 
te IV nel 1267 e Nicolò IV nel 1289. 

L'istituzione rese numerosi servigi, ma in 
seguito, essendosi le strade a poco a poco 
ripristinate in sicurezza, lo scopo dell'ordine 
scomparve e più non restò dell'ospizio d'Au- 
brac che un abbazia di religiosi agostiniani, 
le cui rendite erano considerevoli, posseden- 
do il solo capo circa 40000 lire d'entrata, e 
15000 ciascun membro. Per gl'infermi l'ospe- 
dale spendeva 6000 lire ogni anno. 

Inoltre le ricchezze dell'ordine accrebbe- 
ro pei doni fattigli dai re d'Aragona, dai con- 
ti di Tolosa, di Rhodez, del Valentinois, di 
Comminges, d'Armagnac, dai signori diCamil- 
lac, di Castelnau, d'Estaing, di Roquelaure e 
da molti altri. 

Nel 1297 l'ordine ebbe una vertenza coi 
cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme. 
Questi avevano ottenuto da papa Bonifacio 
Vili nna bolla che dichiarava l'ospizio d'Au- 
bi*ac commenda dell'ordine gerosolimitano; 
nia questa bolla fu poco dopo revocata. Aq- 
cbe Oliviero di Penna, Gran Maestro de'Tera- 
plarì avea ricorso nel 1310 a papa Clemen- j 



i te V perchè s'incorporasse V ospedale al suo 
ordine; ma nulla ottenne. In ultimo gli stes- 
si ospitalieri di S. Giovanni fecero nuove i- 
stanze a Giovanni XXII onde ottenere la tan- 
to desiderata unione, che non ebbe mai ef- 
fetto. 

Nel 1419 l'arcidiacono di Tolosa, Raimon- 
do Meyrosi, commissario apostolico di Mar- 
tino V, stabilì che i religiosi e le religiose 
non sorpassassero il numero di settanta, de' 
quali quaranta fossero sacerdoti, venti chie- 
rici addetti al servizio e dieci donne, e che 
tutti portassero l'abito dell'ordine. 

Un rilassamento avvenne in processo di 
tempo nella comunione dei beni e nei voti, e 
gli abusi entrarono anche qui come in ogni 
altra istituzione di simil fatta. Luigi XIV de- 
putò pertanto nel 1694 Paolo Filippo Lezay de 
Lusignan, vescovo di Rhodez, a prenderne 
informazioni, ma questi parve conservarsi 
neir inazione. Finalmente Luigi Gastone di 
Noailles, che un anno dopo ottenne il gover- 
no d'Albrac, conoscendo i suoi sforzi disci- 
plinari affatto vani a raffrenare la corruzio- 
ne, sostituì agli spedalieri i canonici regolari 
della riforma di Chancellade, i quali ne pre- 
sero possesso a'24 di Giugno del 1697, dando 
termine cosi ad un ordine più religioso che 
cavalleresco, i cui benefizi furono molti, ma 
i cui vizi furono ancor piiì. I suoi beni pas- 
sarono più tardi alla Scuola militare di Pa- 
rigi. (I) 

AUNGHIATO [fr. Anche], — Attributo di 
pezze o partizioni tagliate a unghia, ossia 
formate di una linea curva. 

Sc^mbach (Germania). — Dì rosso, alla banda aun* 
ghiata d'argento, caricata da due pesci atfrontat! d'az- 
zurro. 

AUNGHIATURA [fr. Anchure]. — Dicesi 
del taglio a unghia. V. Aunghiato, 

AURATI (Ordine dei cavalieri). — V. Spe- 
ron d'oro {Ordine dello), 

ffjr* AUREA. — Fazione o squadriglia de- 
gli antichi giuochi del Circo, istituita da 
Domiziano insieme colla pwrpwr^a. Durò bre- 
ve tempo, e da essa vuoisi dal Ménéstrier e 
da altri che sia derivato lo smalto d'oro del 
blasone. V. Squadriglie. 

AURIFIAMMA / v n ^c 

AURIFLAMMA { ^' Ortfiamma. 

I. AVELLANA. — Le frutta dell'avellano 
pongonsi nell'arme per lo più unite tre per 
tre, ed hanno le stesse significazioni della 
pianta. 

1. AVELLANA [fr. Aveline]. — Croce com- 
posta di quattro nocciuole o avellane nei loro 
gusci, congiunte insieme per le estremità ro- 
tonde. E questa la croce che sormonta il glo- 
bo imperiale e figura qualche volta anche ne- 
gli scudi. 

AVELLANO o nocciuolo. — Arbuscello che 

(1) Moroni. Diz. d' erudizione. — Mafgne. Dlct. dea 
ordres, e te 



AVE 



— 78 — 



AVI 



figura sempre fruttifero e iodica una Tirtiì 
celata e segreto amore. 

AVENA. — Le spighe ed i cotodì d'ave- 
na rappresentano impresa troppo ardua é pe- 
rigliosa. 

Bonina (Castroreale). — DI nero, al leone d' oro« 
tenente colle zampe anteriori una spiga (Vavena d'ar- 
gento. 

AVENA (Ufficiale dell'), — la Inghilterra 
era un gentiluomo scudiere di stalla che for- 
niva l'avena ai cavalli regi e avea 260 lire 
di stipendio. Erano sotto la sua giurisdizione 
cinque cocchieri, cinque postiglioni, cinque 
staffieri, dodici lacchè e quattro ^portantini. 
Inoltre a lui era affidato il governo dei ca- 
valli da corsa che il re manteneva ad Ray- 
Marchet. 

<. AVIS (Ordine d'). — Verso il 1143 pa- 
recchi gentiluomini portoghesi sotto gli or- 
dini di D. Fernando Monteyro si associa- 
rono per combattere le frequenti scorrerie 
dei Mori, e formarono una specie d' ordine 
militare che chiamossi la Nuova Milizia, ap- 
provato poco appresso dal re Alfonso Henri- 
quez e da lui protetto ed arricchito di terre e 
privilegi. D. Ferdinando Roizio Montello su- 
periore di questa istituzione conquistò la città 
di Mafra ove si stabilirono i nuovi cavalieri (l), 
e ove nel 1162 l'ordine acquistò V aspetto re- 
golare che mantenne per molti secoli. Quattro 
anni dopo, nel 1166, avendo Gerardo l'Intre- 
pido sorpresa in un assalto notturno la città 
d'Ebora o Evora neirAlem-Tejo il re Alfonso 
la presidiò dei suddetti Militi, che presero il 
nome di Fratelli d'Evora o Confratelli di 5. 
Maria d'Evora. Abitavano nella Badìa di S. 
Michele presso questa città (2) ove si eser- 
citavano nelle armi. Finalmente cangiarono 
un'uliima volta appellazione e presero il no- 
me di Cavalieri d' Avis o di S. Benedetto 
d'Avis, allorché sotto Alfonso II (3), o come 
meglio altri vogliono, sotto Sancio I (4), con- 
quistarono od eressero il castello d'Avis pres- 
so Evora, di cui tuttora si vedono le ruine. 

Il primo Gran Maestro dell' ordine pare 
sia stato un Pietro che negli atti qualifica- 
vasi per figlio del re, proles regis, e pari di 
Francia, par Francorum (5). Un tal Giovanni 
Girita, abate cistercense di Tarova, e dele- 
gato dal Vescovo d' Ostia, s' avvisò di dare 
ai cavalieri una costituzione religiosa, come 

(1) Mennenli, Militnriura Ordinurn crigines, slatina, 
aymbola et insignia. — pag. 51. 

,''2) Giustiniano. Ilistoric cronolog. della vera ori- 
gine di tiiiri gli ordini equestri, ecc. Venezia. Combi 
e La Noù 1672 Pog. IW. 

(3» Mnigrjo. Diction. l'ncyclopèdique des OrdreV de 
Chevaierio ecc. — Giustiniano. Op. cit. pag. 149 — 
D. Antonio Brandon. Monar. LusJt. L. Il, e. I, pag. 3. 
— F. de Hados. Ilist. de las Ordines. Toledo, 1572. 

(4) Diction hlst. portatif des ordres réligeux et mi- 
lit. — Bossi. Stona della Spagna. Milano 1822. T. 
VII, pag. 362 — Onorato da S. Maria. Dissert. stori- 
che e critiche sopra la Cavalleria. Brescia, nizzardi. 
1761. Pag. 268. 

(6) Diction. Hist. Pori, des Ordres, eie. 



di quei tempi era uso, e li sottopos'e alla re. 
gola di S. Benedetto. Ecco il sunto di questi 
statuti: votarsi alla difesa della religione cat- 
tolica' contro i Mori, vivere nel celibato e 
nell'obbedienza de'superiori, praticare la ca- 
ritil, ospitare i pellegrini, mangiare in comu- 
ne, osservare il silenzio, portar armi senza 
ornamenti e non ispogliarsi mai d'un piccolo 
cappuccio d' uno scapolare nero, distintivi 
dell'ordine. Dovevano pure giurare nelle roani 
d'un abate di Cistello d'esser fedeli al Papa, 
al re ed all' abate generale de' Benedettini; 
e quando incontravano un monaco' di questa 
religione io accompagnavano rispettosamente; 
anzi, se un cavaliere era governatore d'una 
piazza forte a nome deli' Ordine, venendo a 
presentarsi un religioso cistercense, gliene 
doveva rimettere le chiavi e il comando per 
tutto il tempo che vi faceva soggiorno. Come 
quello de' Templari l'ordine d'Àvis era dunque 
religioso e militare, e la^ua organizzazione fu 
più volte modificata. 

L'ordine fu approvato da papa Celestino III 
nel 1192, e confermato dal suo successore 
Innocenzo III nel 1204 (l). Finché v' ebbero 
Mori da combattere esso prestò grandi bene- 
fizi alla patria ed all'umanità, ma in seguito 
si ridusse alla vita del chiostro. Grandi rie 
chezze acquistò nel 1213 per mezzo di Ro- 
drigo Garzia VII di Aca Gran Maestro di 
Calatrava che fece dono ai cavalieri d' Avis 
di molte terre possedute dal suo ordine nel 
Portogallo; per la qual cosa grati i cavalieri 
si sottomisero al magistero di Calatrava, dalle 
cui leggi fu regolato l' ordine d' Avis fino 
al 1385, nel qual anno Giovanni VII, Gran 
Maestro d'Avis e figlio naturale di Pietro Vili 
ro di Portogallo, si sottrasse all'autorità del- 
l' ordine spagnuolo (2). Questa successione 
cagionò grandi discordie fra le due istitu- 
zioni, e molti sovrani si intromisero per com- 
porre le parti; ma la querela non potè sopirsi 
ne coi negoziati, ne colle armi, onde fu por- 
tata innanzi al Concilio di Basilea nel 1431, 
da cui fu approvata e confermata la riunio- 
ne (3). Questa decisione però non ebbe mai 
effetto, e i cavalieri d'Avis furono poi sem- 
pre indipendenti da quelli di Calatrava. Anzi 
quando Filippo II unì nel 1579 il Portogallo 
a' suoi stati non toccò punto quest' articolo, 
e Io stesso fecere i suoi successori. Ma il Papa 
non volle più conceder all'ordine d'Avis che 
semplici amministratori, e nel 1550 Paolo III 
unì la dignità di Gran Maestro alla corona 
di Portogallo. 

Il re Giovanni diede all' ordine per inse- 
gna una croce gigliata di verde accantonata 
negli angoli inferiori da due uccelli neri af- 



(1) Non Innocenzo IV, come scrisse il Bossi, per- 
chò questo Pontefice regnò dal 12Ì3 al 1254, Io stesso 
autore dicendo che la conferma usò nell'anno 1204. 

(2) Mennenl Op. cit. pag. 51. 

(3) Lougellini. Origines Ord. CalatroTa. Alcantara, 
Avis. Colonia, 1641. 



AVI - 7fl - 

fronlati (I). Il P. Michieli però nel suo Te- 
soro Militare dice che questa croce fu con- 
cessa da papa BoDifacio IX vivae vocis ora- 
cu/o, ma però senza gli uccelli. Questi sono 
chiaramente un*embiema parlante del castello 
à'Avis (latino at^t>, uccello), che prese que- 
sto Dome perchè due aquile apparvero men- 
tre si poneva la prima pietra delle sue fon- 
damenta (2). In guerra i caTalieri marciavano 
sotto Io stendardo dell* ordine, fregiato da 
UDa parte della croce verde in campo d*oro, 
e dair altra di due scudetti accollati, a de- 
stra di Portogallo, a sinistra d^Avis (di rosso 
alle torre d'oro, fiancheggiata da due aquile 
affrontate di nero, e sostenute da due ceppi 
dello stesso) y colla corona reale sopra di es- 
si (3). 

Per essere ammesso all'ordine d* Avis il 
postulante dovea far le prove di sedici quarti 
di nobiltà, coli* autenticazione del Consiglio 
Reale di Portogallo. Nel sec. XVII possedè- 
Tane i cavalieri quarantadue commende, per 
ottenere alcuna delle quali era necessario a- 
ver prima militato contro griofedeli per cin- 
que anni. Le rendite dell* ordine si calcola- 
vano a 77350 ducati (4). 

Nel 1789 la regina Maria I intraprese la 
riforma dell* ordine d* Avis, ne ottenne la 
secolarizzazione, ne assegnò le rendite ad 
officiali veterani e lo trasformò in un ordine 
del merito militare, quale rimane ancora og- 
gidì. I cavalieri sono divisi in tre classi 
come segue: 

1.» Gran Croci, in numero di sei, che por- 
tano la decorazione in isciarpa da dritta a 
sinistra, e la piastra sul lato sinistro del petto, 
2.a Commendatori, in numero di quaran- 
tanove, colla decorazione a tracolla e piastra 
alla sinistra, 

3.a Cavalieri ({lu numero illimitato), colla 
decorazione pendente dall* occhiello deirabito. 
V* ha inoltre il Gran Maestro che è il so- 
Trano, ed un Gran Commendatore. La eroe 3 
è come Tantica, ma il braccio inferiore è un 
po'più allungato e lo smalto verde è bordato 
d'oro. Sulla piastra si vede un cuore infìam* 
mato, che ricorda la devozione di donna 
Maria pel cuor^di Gesd, sotto la cui prote- 
zione la regina pose i tre ordini di Porto- 
gallo. Il nastro è verde. L'abito di cerimo- 
nia consiste in un manto bianco colla croce 
ricamata sulla spalla sinistra. 

BF- t. AVIS (Ordine d') del Brasile. — 
Non è che una diramazione del precedente. 
Giovanni VI di Portogallo, costretto a rifu- 
giarsi nel 1807 nel Brasile dopo Toccupaziono 
de' suoi stati per le armate francesi, conferì 
a molti coloni il cavalierato d* Avis, corno 
pare quelli di Cristo e di S. Giacomo della 
Spada. Tornato in Europa, i Brasiliani non 

M) ìfeodo. De Ordin. Milir. pag. 3\, 

[t] Dictioo. hist. portatif, ecc. 

(3) Giustiniaoo. Op. cit. pag. 51. 

(4} Ibidem, pag. 160. 



AZZ 



vollero che i tre ordini uscissero più dal loro 
stato, ed il governo impiegò quello d* Avis 
per ricompensare tutti i servigi resi alla na- 
zione, non introducendovi alterazione alcuna, 
se non che il nastro verde fu cangiato in 
uno egualmente verde ma orlato di color rosa. 

AVVOLTOIO. ^ Fu sacro a Marte antica- 
mente, e quindi preso dai poeti a simbolo di 
cupidigia e di crudeltà. Erodoto disse che da 
Ercole Tavvoltojo fu stimato emblema di giu- 
stizia, perchè non uccide per pascersi, ma si 
contenta di carne morta. Per la qual cosa un 
letterato ne fece un* impresa per 1* entrata 
d* un viceré a Napoli, accompagnandolo col 
motto: Justitiae vindeoo (l). In araldica restò 
a rappresentare un uomo di guerra prode ed 
ardito più per sete di bottino^ che per onore 
o sentimento d* amor patrio. E molto raro 
nelle armi e può essere imbeccato, memora- 
to, sonagliato, incappucciato, ecc. 

VauUier (Normandia). — D' oro, all' avvoUojo so- 
rante di nero. 

* A ZIG-ZAG. ~ Taglio o partizione d*uno 
scudo in forma della serpentina colla quale 
si effigia il fulmine. E figura usata qualcbe- 
volta dai Tedeschi, ma viene sempre confusk 
coir inchiavato, increspato, od altra simile 
partizione. 

AZZA. — Specie di scnre usata nel medio 
evo dai cavalieri, e formata d* un corto ma- 
nico di legno attraversato verso 1* estremità 
superiore da un ferro che si allarga a mez- 
zaluna da un Iato, mentre dall* altro prende 
la forma di martello o di puntale. In araldica 
è emblema di forza e di valore. 

AZZA (Ordine dell'). — Verso il 1149 a- 
vendo i Mori stretta d* assedio la città di 
Tortosa in Catalogna, e per scarsezza dei di- 
fensori e per la penuria dei viveri ridotta 
questa allo scoramento, le donno della for- 
tezza assediata, vestita la maglia, si slancia- 
rono sullo mure armate di azze difendendo 
con mirabile eroismo le proprie famiglio e i 
propri tetti non solo, ma fugando bensì Toste 
degli Infedeli e liberando Tortosa dal rovi- 
noso assedio (2}. Venuto a sentore di ciò Rai- 
mondo Berengario conte di Barcellona volle 
che le coraggiose donne venissero d* allora 
in poi distinto sotto il nome di Dame del" 
V Hacha o delV Azza, altrimenti dette del 
Passatempo (3), e che formassero un* ordine 
di cavalleria a similitudine di quelli degli 
uomini. Ne di ciò fu pago, che volle onorarle 
di particolari privilegi, quali la precedenza 
sugli uomini in tutte lo pubbliche assemblee, 
r esenzione da ogni imposizione e gravezza, 
il diritto d* ereditare tutti gli ori. argenti e 
gioje dei mariti, (4) ecc. Vestivano esse una 
lunga tunica con largo ed acuminato cappuc- 
ci) Capaccio. Delle Imprese. Lib. lì, pag. ISt. 
(9) Uortel de Luna. Hist. Tortosa. Lib. I, cap. 29 
(3) Giustiniano. Hist. cronolog. degli ordini miht* 
Cap. 76. 

(i) Giustintan. Op. cH* 



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-80- 



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ciò, ot' era effigiata un* azza di panno rosso, 
creduta da altri una face (1), forse a cagione 
deir omonimìa che riscontrasi nel vocabolo 
hacha, che vale in ispagnuolo per torcia e 
per scure, 

AZZURRO [fr. Ajtur; ing. Asure; ted. Blau; 
ol. Blaauvo; sp. Azul ]. — Uno dei cinque 
colori usati nell* araldica, che si rappresenta 
con tratteggi orizzontali, ossia paralleli al 
lato superiore dello scudo. Anticamente ai 
contrassegnava in Italia con un T (turchi- 
no), in Francia con un Az, in Germania 
con un B (blav ). Secondo il sistema di 
Francquai t il suo segno era -fc (2). Il voca- 
bolo azzurro trae origine da una parola a- 
raba o persiana: Coeruleum pigmentum quod^ 
dam Persae et» Arabe s lazurd vocant^ Greci 
recentiores Xa^cSpc-* , nos azur, prima rejecta 
(3). Insieme col vocabolo gueules la voce 
azur è il termine più anticamente usato in 
Francia; lo si trova spesso nominato nei ma- 
noscritti del XUI sec. 

Au chef des rtms vi chevauchant 
Un che Valter preux et saichant 
Dor et de gueules fu bandez 
Lambiaux d> azur et bezantez (k). 

L* azzurro fu colore dalla maggior parte 
^ei popoli adottato come de' più conosciuti 
dairantichiti ed il più atto a ridursi su stoffe 
e sugli scudi. Infatti si conosce che Ramse- 
te III re d'Egitto spiegava in guerra e in 
mare bandiere azzurre e rosse (5). Gli anti- 
chi pittori solevano rappresentare Giunone, 
dea dell' aria, vestita d' azzurro, e Nettuno 
e le Nereidi, divinità marine, dello stesso 
colore. Chi s* immaginava d' esser figlio di 
Nettuno o di qualche ninfa dell' Oceano, A- 
chille e Sesto Pompeo fra questi, indossava 
abiti di color turchino, e Augusto diede in 
dono una veste tinta in verde-azzurro a Mar- 
co Agrippa che avea disfatta l'armata navale 
di Pompeo (6). 

Presso i Galli il color azzurro era il pre- 
diletto, e le donne in ispecie vi erano affe- 
zionate: Adhibita uxore multo fortiore et 
glauca (7). Anche i Franchi al tempo della 
loro conquista indossarono vesti di quel co- 
lore, sia che già il loro gusto vi propendesse, 
sia che volessero in tal modo cattivarsi l' a- 
nimo dei yinti (8). Altri credono che la sim- 
patia sempremai dimostrata dai Francesi per 
r azzurro non abbia altra causa che la loro 

(1) Mendo. De Ordinibus milìtaribns, jll 19 
(2j Segno planetario di Giove, col qual nome era 
conosciuto ne* tornei, ed è tuttora designato in Inghil- 
terra io smalto azzurro. 

(3) Bocbard. Phaleg. Lib. Il, cap. \% 

(4) lUmes sur le Tournoy de Ghauvency. 

(5; Jal. Archeologie navale. Tom. I, pag 108. 

(6) La Margherita. Strenna araldica. Ann. I 1876 
Il linguaggio dei nastri per Godredo di Crollalanza, 
pag. 26. 

(7^ Ammiano Marcellino. Lib. XV. cap. 12. 

(5) Bullet. Dissertations sur le bleu de nos Rois 
pag. 106. 



devozione a S. Martino che divise il suo 
mantello ceruleo col povero, e che si uffizìa 
dalla Chiesa in drappi azzurri, come confes- 
sore, secondo il rituale francese: In festis 
sanctorum Martini, Benedicti^ Lupi ed alio- 
rum confessorum, ornamenta caerulei colo^ 
ris (1). Comunque sia, Clodoveo dopo la sua 
conversione, volendo sostituire agli emblemi 
del paganesimo quelli della sua nuova fede, 
volle adottare il colore del vescovo di Tours 
per suo distintivo e per la bandiera di Fran- 
cia (2). A questa innovazione nulla fu can- 
giato dai suoi successori, e 1' azzurro restò 
sempre nella bandiera del re, nelle sue ve- 
stimenta, nel sno pennone, nelle livree della 
sua casa e nel fondo della sua arma, dopo- 
ché sorse l' araldica. Eginardo scrisse che 
Carlomagno vestiva alla francese, cioè con 
un sajo azzurro: Sago veneto amictus erat (3); 
e la cronaca di Romualdo aggiunge che an- 
che il suo mantello era azzurro: Amphibalo 
veneto amictus erat (4). L'imperatore Carlo 
il Calvo è effigiato in una celebre bibbia del 
sec. IX in tunica azzurra come re di Fran- 
cia, e paludamento di porpora come impera- 
tore. In un' ordinanza di Luigi il Giovane si 
prescrive che 1' azzurro sia il colore della 
tunica, del mantello e dei calzari nella con- 
sacrazione di suo figlio Filippo li; e il conte 
di Boulogne, figlio di quest' ultimo è dipinto 
in una invetriata della cattedrale di Char- 
tres in tunica del suddetto colore- San Luigi 
è rappresentato in tutte le pitture e invetria- 
te, a Chartres, a Rheìms, a Rouen, a Pou3- 
sy, ecc. sempre con mantello turchino (5). 
Insomma in ogni epoca, e sotto tutti i sovrani 
di Francia si trovano prove incontestabili 
dell'uso dell'azzurro nelle vestimenta di quei 
re, e Enrico IV, che prima di salire al trono 
non portava la livrea francese, la prese su- 
bito entrato in Parigi, come inerente alla so- 
vranità di Francia (6). Troppo lungo poi sa- 
rebbe il riportar qui la storia dell' azzurro 
sulle bandiere e pennoni di Francia; per cui 
noi rimandiamo i nostri lettori ai libri che 
diffusamente ed eruditamente ne trattano (7). 
A noi basta di aver provato come dopo tutto 
ciò l'azzurro dovea per necestità entrare nel- 
r araldica francese quale smalto principale. 
Difatti, sorto il blasone e con esso le armi, 
il linguaggio dei colori e le divise, i re di 
Francia seminarono i loro gigli su campo az- 
zurro; e tosto la nobiltà dei dintorni di Pa- 
rigi dipendente immediata del sovrano affettò 
tal colore nelle proprie livree. 

(1) Bénétoii. Euseignes mililaires, pag. 116. 
l'i) G. B. di Crollalanza. — Storia delle bandiere da 
guerra. Lib. (I, cap. S 

(3) Vie de Charlemagne, cap. 23 

(4) Du Gange. Glossarium alla voce Amphibalum. 

(5) Rey. Histoire du Drapoau, des couleurs et des 
insignes de la Monarchie Tom. U Lib. XI Cap. 11. 

(6) Réy. — Op. cit. Ibidem. 

(7) Vedi Rey Op. cit. — G. B. di Crollalanza. Sto- 
ria delle Bandiere da Guerra. — Béncton. Ensoignes 
militaires. — Gallaod. Enseigoes et fiteodards, ecc. 



Kit 



-81 -^ 



kit 



Ne'tornei s'introdusse l'azzurro a rappre- 
sentare il firmamento e l'oceano, ossia l'aria 
e l'acqua, come il Terde fu simbolo della ter- 
ra, Toro dei sole, l'argento della luna, il ros- 
so del fuoco, il nero della notte. Il Méné- 
strier ed altri fanno derivare questo smalto 
nei tornei dall'antica fazione del Circo detta 
xeneta (dal lat. loeneius^ verdemare, celeste), 
cioè vestita d' azzurro; e infatti se si consi- 
dera la relazione che passa fra le antiche 
squadriglie dei giuochi romani e i colori a- 
raldìci usati nei tornei, tale credenza sem- 
brerà giustissima (1). I giostratori che osten- 
taTano turchina divisa volevano esprimere 
animo a grandi e sublimi cose parato, amo- 
re squisito e gelosìa (2). Accoppiato coir ar- 
gento significava vittoria. Nello svolgersi e 
perfezionarsi del linguaggio dei colori 1' az- 
zurro prese molte altre significazioni, e il P. 
Anselmo (3) gli dd gli attributi di lealti, fe- 
deltà e buona riputazione. I guerrieri volle- 
ro con esso esprimere la vigilanza, la fortezr- 
?a, la costanza, l'amor di patria, la vittoria 
e la fama; i sacerdoti l'amor celeste, la de- 
vozione e la santità; i trovadori la poesia; i 
principi la nobiltà, la ricchezza e pensieri 
alti e sublimi; i magistrati la giustizia e la 
fedeltà; le donne la castità e la verecondia. 
Agg^iungasi il buon augurio, la fede, la ma- 
gnanioQità, la bellezza e la calma dell'animo 
anch'essi rappresentati dallo stesso colore, e 
si vedrà quanto nobile ed importante sia Taz- 
lorro considerato nell'enigmatica arte aral- 
(iica dalla positiva scienza del blasone. Nel- 
la bandiere esprime strategia e giudizio di 
^erra. 

Dicemmo già dell'importanza dell'azzurro 
RelVaraldica francese; aggiungeremo che ivi 
é considerato come lo smalto più nobile e 
pregiato, come quello che figura sullo scudo 
delia casa reale, tanto che lo si antepone al- 
l' oro atesso, benché non sia de' metalli. La 
frequenza di questo colore nelle armi di Fran- 
cia è quasi sorprendente; abbiam calcolato 
ch'esso vi stia nella proporzione di 85 su 100. 
L'isola di Francia specialmente, il Berry, il 
Borboncse, TOrleanese, la Sciampagna, l'Al- 
Ternia, il Delfinato, l'Anjou e la Provenza si 
distinguono sopra le altre provinole per la 
frequenza dell'azzurro nelle loro armi. Meno 
la Normandia, il Poitou, la Guyenna, la Gua- 

M) Ytài a propotito di ciò V articolo Le Quadri- 
glie di Goffredo di Crollaianza n^lla Margherita, stren-' 
M araldica pel 1876. 

{%} Ginanui. L'arto del Blasone. 

(3) Palais d* booneur, pag. 11. 



scogna ove predomina il rosso degli Inglesi, 
r Artois e la Picardia in cui è frequente il 
verde dei Fiamminghi, la Borgogna, la Franca 
Contea, la Contea di Bar e la Contea di Ne- 
vers ove l'azzurro dei re va del pari col ros- 
so dei duchi, e finalmente la Linguadoca, e 
i paesi di Foix, di Comminges e di Béarn o- 
ve il rosso sente della relazione cogli Ara- 
gonesi e Navarrini. Però anche^in queste 
Provincie l' azzurro è tra gli smalti più usi- 
tati. I ducati di Bretagna e di Lorena, che 
hanno nn' araldica molto distinta dal resto 
della Francia, hanno eziandio molta consi- 
derazione per l'azzurro. 

In Italia 1' azzurro fu piuttosto distintivo 
di parte guelfa, benché lo si trovi spesso an- 
che sugli scudi de'Ghibellini. Del resto lo si 
trova qua e là in grande proporzione, ma 
non più in una provincia che in un* altra. In 
Savoja essendo la livrea della sovrana di- 
nastia, è molto considerato, ma non quanto 
il rosso, prediletto dai Piemontesi. Più usato 
è in Inghilterra, vuoi per il ricordo dell'ori- 
gine franco-normanna, vuoi per il lungo pos- 
sedimento e la successiva pretensione della 
corona inglese sul suolo di Francia. In Germa- 
nia vi è discretamente distribuito, e così pu- 
re in Isvezia, ove è il campo del blasone 
reale. Ne'Paesi Passi V azzurro figura assai, 
ma poco nella Spagna, nel Portogallo ed in 
Polonia. Ultimamente la Grecia ha mostrato 
gran simpatia per questo colore, ed in Ame- 
rica gli Stati Uniti, V Uruguay e la repub- 
blica Argentina lo hanno per il nazionale (1). 

Gli Inglesi chiamano l'azzurro giove quan- 
do figura nelle armi dei sovrani, jtaffìì'o ove 
sia posto negli scudi della nobiltà. Uno scu- 
do tutto d'azzurro senza alcuna figura si bla- 
sona: d*ajgurro pieno. 

La Barge (Loreoa). — < D'azzurro pieno. 



(1) Da nostri calcoli risulta la seguente approMsI- 
mali va proporzione dell* uso dell' azzurro nelle arme 
dei diversi stati: 



Francia interna. 

Borgogna. 

Normandia 

Guyenna, Poitou, ecc. 

Bretagna .... 

Pioaidia, Artois 

Lorena .... 

Gran Bretagna 

Mnguadoca, Béarn ecc. . 

Italia . . . . 

Paesi Fiamminghi , 

Svezia, Germania . 

Portogallo 

Spagna . . . . 

Navarra, Aragona, ecc. . 



6 



^82-^ 



É. — Questa lotterà esprìmeva il bianco^ 
innanzi l'invenzione dei tratteggi; presso i 
Tedeschi e gli Inglesi l'azzurro (blau^ blouu). 
Questi ultimi significavano il violetto (brun). 
con un Br. Altri, che contrassegnavano le 
tinte in ordine alfabetico, con un B voleva- 
no indicare l'argento. Nel simbolismo araldi- 
co fu qualche volta adoperata questa lettera 
per esprimere bontà^ belleixa. Spesso si po- 
ne nelle armi come iniziale del nome patro- 
nimico. 

Bonincontro. — D'argento, alla B maiuscola di ros- 
so; col capo dolio stesso, alla croce del primo. 

BAGGEIiLERIA [lat. Baccalaureatus ; tv, 
Bachelerie; ted. Baccalaureai; ing. Bachelor- 
ship; sp. Bachillerato]. — L'ordine dei bac- 
cellieri. Citiamo ad esempi: Dov'era il fiore 
della baronia e della baccelleria di Fran- 
cia (1); 

Le fior dt France, ei la BoQhelerie (2). 
Et puis manda aa gent et sa bachtdlerie (3) ecc. 
BACCELLIERE [lat. Baccalaureus; fr. Ba- 
chelier; ted. Baccalaureus, Ehrenmann; ing. 
Bachelor, Knight; ap. Bachiller]. — La Cru- 
sca definisce: graduato in armi ed in lette- 
re. Suir etimologia di questo vocabolo molti 
hanno discusso, eppure la questione non è 
ancora decisa. Interessando essa ad un tem- 
po la storia e la filologia, noi verremo bre- 
vemente esponendo le opinioni degli eruditi, 
e tenteremo di ridurle ad una dizione accet- 
tabile e conciliativa. Revanu lo fa derivare 
da baculus o bacillus, aggiungendo che ai 
baccellieri si poneva in mano un bastone o 
una bacchetta come simbolo della loro auto- 
rità. Poco differisce da questa sentenza THau- 
teserre, il quale vuole che cosi fossero chia- 
mati dai bastoni con cui nel loro tirocinio si 
esercitavano nella scherma (4). 

Il Cujacio stima che i baccellieri fossero 
così nominati qiuist Buccellarii, qui poste- 
riori aetate erant milites^ corporis custodes 
sive protectores, qui patronis suis assistunt 
semper (5). Lo stesso pensa Boutillier. Il Me- 
nage, il Fauchet e il Du Cange vi scorgono 
una sincope di bas chevalier^ perchè 1 bac- 
cellieri erano appunto cavalieri di un grado 
inferiore ai banderesi. Orderico Vi tal dà que- 
sta definizione: Custodes itaque laudabili jam 
fide probatiy Heliae candidarti jusserunt tu- 
nicam indui (6). Il Dominici riferisce Taltra: 



(1) 6io. Villani. Cronaca. Lib. 8, cap. 65. 
(9) Roman de Garin. 

(3) Chrouique de Bertrand Du Guesclin. 
(ì) Comptes de Provence. Lib. % cap. 8. 

(5) Lib. de Feudis. X, cap 5. 

(6) HìstQria Eccies. anno Ch. 1100. Lib. 10. 



Ex eadem pugnandi ratione inditum nomen 
BacallariiSy sive protectoribus (1). Più giusta 
è forse la credenza dell'Alciati, che, da bac- 
ca laurea, ramo d'alloro di cui si decorava- 
no gli scolari che ricevevano il primo grado, 
cava il latino baccalaureus, baccelliere. Final- 
mente Gasparo Oniroalo, araldo di Navarra di- 
ce baccalarios bacculis roboreis seu clavis pu- 
ris debere certare^ eosque dignitate scuiariis 

potiores (2). 

Che si deve pensare di tante e cosi di- 
scordanti opinioni? Noi cominceremo daireli- 
minare quella del Cujacio e del Boutillier, 
essendoché i baccellieri non furono mai guar- 
die del corpo, ma semplicemente cavalie- 
ri che non aveano abbastanza rendite « 
vassalli per condur questi alla guerra sotto 
bandiera propria. Inoltre i baccellieri non si 
creavano, ma nascevano tali, per la qual co- 
sa cade anche T argomento di Revano, non 
essendosi mai investiti nobili al grado della 
baccelleria con un bastone. Ne punto i paggi 
ed i donzelli si esercitavano al maneggio 
della spada o della lancia mediante bastoni, 
come pretenderebbe l'Hauteseire. Da ultimo 
faremo osservare che il titolo di baccelliero 
dovette nascere nelle armi prima che nello 
università, e che i cavalieri non si corona- 
vano d' alloro come gli scolari. Resta l' opi- 
nione di Fauchet e degli altri che leggono in 
bachelier le due voci bas chevalier. Quanto 
ha di giusto questa versione? Tutto, e lo pro- 
viamo col dare un'idea della natura dei bac- 
cellieri. 

Nella milizia i cavalieri si distinguevano 
in due classi : banderesi e baccellieri. I ban- 
deresi erano i baroni che marciavano sotto 
bandiera loro propria, che con ducevano vas- 
salli alla guerra, che aveano il diritto di al- 
ta e bassa giustizia nei loro feudi, che po- 
tevano far sormontare i pinacoli dei loro ca- 
stelli di banderuole, che possedevano un gri- 
do per distinguersi nei combattimenti, e che 
godevano di rendite considerevoli e di nume- 
rosi benefìci. I baccellieri non aveano grido 
di guerra, non potevano ornare di banderuole 
4e loro torri e combattevano sotto le insegna) 
dei banderesi in qualità di uomini d*arme (3;. 
Possedevano però anch'essi feudi, e diritto ili 
giustizia: come appare dal seguente passo: Ou^ 



(1) Traile du Pranc*alen. Ch. 15. 

(2) La Roqne. Tratte de la Noblesse. Ch 9, pa- 
gina 27. 

(3) Gli uomini d*arme erano nel Medio Evo genti- 
Inomini col seguito di uno scudiero e di una dozzina 
di soldati piedoni. Più tardi anche gli ignobili furono 
chiamati gente d'armi. 



BAC 



-83- 



BAC 



tre Us Seigneurs dessusdits y a audit pays 
ancutis autres Seigneurs^ qui ne soni Com- 
tes^ Vicomptes^ Barons, ne Chastellaines^ qui 
ont chasteauic, forteresses, grosses maisons^ 
placest qui soni parties de Comptes^ Vicom- 
tezy Baronies^ ou Chastellenie desdit pays : 
et tels s*appellent Bacheliers, et ont bien t el- 
le et semblable Justice, comme ont ceux, dont 
Us soni partis^ etc. (1) Erano dunque sufTeu- 
daUrì, e ben li chiama Guglielmo di Poìtou 
Milites mediae nobilitatis (2). Narra Remigio 
Fiorentino che la Toce baccelliere venne dai 
nostri scrittori antichi adoperata per uomo 
segnalato e famoso in guerra; ma ciò è er- 
roneo, come è falsa l'asserzione dì coloro che 
pretendono il baccelliere dopo alcun bel fatto 
d'armerenisse creato cavaliere (3).Tanto i ban- 
deresi quanto i baccellieri erano ascritti al* 
l'ordine della cavalleria, ma i primi erano più 
considerati per il loro potere a preferenza de- 
gli altri, bas chevaliers. Ogni giovane che rice- 
vera il cingolo militare e faceva la sua prima 
campagna era chiamato baccelliere. Si dava 
parìnaente questo nome a colui che combatten- 
do per la prima volta in un torneo restava 
padrone dei campo, e altresì a quelli fra i 
Tessilliferì che non avendo ancora Tetà ri- 
chiesta per ispiegare la propria bandiera, 
marciavi^no sotto la bandiera degli altri (4). 
Da ciò si intende che la qualità di baccel- 
liere era in certo qual modo riguardata come 
'un noviziato perchè am;he un baccelliere* di 
feudo potea diventar banderese, quando fosse 
giunto a possedere sufficienti feudi e vassalli. 
A proposito di ciò riferisce Froissart che il 
re Carlo il Saggio avendo affidato la luogote- 
nenza generale dei suoi eserciti al celebre 
Bertrando Du Gnesclin, questi volle scusar- 
sene dicendo ch*egli non era se non baccel- 
liere; titolo che deve intendersi qui per ca- 
detto, novtjfio, essendo la famiglia Du Gue- 
»clin delle baronali della Brettagna. In una 
cronaca del sec. XI, scritta da Raoul Glaber, 
monaco di S. Benigno di Dìgione, \à dove 
parla delle lotte che dovea sostenere contro 
il demonio, dice che un giorno questi fu veduto 
coiTer pel chiostro gridando: Oii est^il tnon 
hacKelier? ossia: dov*è il mio novizio? Nei dia- 
letti di Picardia, di Sciampagna e di Borgo- 
gna e nelle antiche poesie francesi bachelier 
significava giovane, e bachelette giovinetta. 
Il Menage appostò tal vocabolo nei MSS. Pi- 
cardi e nel vecchio Roman de la Bible. È 
dunque certo che bachelier equivaleva a bas 
chevalier^ e che per estensione fu dato a tutti 
quelli che facevano qualche noviziato, sia 
nelle armi, sia nei chiostri, sia negli studi, 
e persino nella vita, come appare dairinter- 



(1) Consaetado Andegavensis, art. 63. 

(3) Vìe de Gnillaume ìe Conqueraut, pag. 207. 
(3} Grao Dizionario Teorico Militare, pag. 68. 

(4) DictioDoaire noiversel bistorique et critiquedos 
coQUunes, ecc. 



pretazione di bachelier in giovane e bache" 
lette in giovinetta. 

Il Du Gange volle che da principio detti 
fossero baccalarii certi fittajnoli coltivatori 
di terre composte di più mansi (1) e dette 
baccalarie. Ma queste non han punto relazio- 
ne coi baccellieri, e il Du Gange è in con- 
traddizione colla sua opinione del bas cheva^ 
lier. Il baccelliere, benché non avesse ban- 
diera sua propria, poteva però alzare sulla 
sua lancia un drappo triangolare a coda ar- 
meggiato dei colori e delle figure del suo scudo 
e che dicesi pennone. Quando aspirava a dive- 
nir banderese, si presentava al principe col 
pennone in mano, e faceva la domanda per 
mezzo d'un araldo, pregandolo di crearlo ban- 
derese, attesa la nobiltà di saa estrazione, i 
servigi resi allo stato dai suoi antenati e il nu- 
mero sufficiente di vassalli posto sotto la sua 
giurisdizione. Allora il principe o capo d'arma- 
ta tagliava la coda del pennone e ne faceva u- 
na bandiera quadrata, poi la rimetteva al po- 
stulante dicendogli: € Ricevete Tonore che il 
vostro principe vi fa oggi; siate buon cava- 
liere e portate la vostra bandiera per la glo- 
ria del vostro lignaggio (2). > 

Trovasi in un'antica poesia francese: € ec- 
co i doveri d' un baccelliere che aspira ad 
essere fregiato delle piume dell'alta cavalle- 
ria (3): deve andar cercando i combattimen- 
ti, fuggir la pigrizia e l'avarizia, incompati- 
bili con la prodezza tale è la regal via 

che insegnerò al baccelliere che vorrà sali- 
re a pili alto grado. > 

In principio non erano baccellieri che le 
persone militari, ma in seguito col sorgere 
della nobiltà di toga (V-q-n.), questo grado si 
conferi anche ai magistrati e agli uomini di let- 
tere, che neir investitura s' inginocchiavano 
innanzi al re, il quale li batteva colla spada 
nuda sull'omero e diceva: < Sii cavaliere in 
nome di Dio >, e quindi: € Avanza, cavalie- 
re > (4). Da questa nuova specie di baccel- 
leria derivò il grado del baccellierato che si 
conferiva agli studenti licenziati, del quale 
noi non ci occuperemo, come materia estra- 
nea al nostro compito. 

I baccellieri militari ebbero esistenza so* 
lamente in Francia, e caddero nell'oblio quan- 
do Garlo VII istituì le prime ordinanze di 
cavallerìa. 

BACCELLO DI GINESTRA (Ordine del). — 
Istituito nel giorno di Pentecoste dell' anno 
1234 da S. Luigi re di Francia in occasione 
del suo matrimonio con Margherita di Pro- 
venza. Egli lo conferi primieramente a Filip- 
po suo primogenito e a Roberto suo nipote, 
quos milites novos Qenistillae fecit. Il nume- 

(1) Poderi eoo case. 

(3) Du Gange. Dissert. IX sur Joinville. 

(3) Quest'espressione baule checalerie per slgoifi- 
care lo classe dei banderesi, dà ancora ragione alla 
versione di b(Khelier in bas cheocUier. 

(4) Diction. univera. bist. et crit. dee coutumesi etc. 



BAC 



— 84 — 



RAG 



ro dei cavalidrì fu stabilito a cento, e non 
poteva aspirare all'ordine chi non fosse prin- 
cipe, duca o gentiluomo della più alta nobil- 
tà. Il collare si componeva di baccelli di gi- 
nestra smaltati al naturale e intrecciati con 
gigli d' oro chiusi in losanghe forate dello 
stesso metallo. Dal collare pendeva una croce 
gigliata d*oro. Si vede la descrizione esatta 
di questa collana in un antico registro della 
camera dei conti di Parigi, dell' anno 1393, 
ove si trova un conto reso da Carlo Poupart, 
argentiere del re, nel quale si nota la spesa 
fatta per la collana del re stesso e per quel- 
le che furono inviate al re d'Inghilterra, «1 
duca di Lancaster, al duca di Glocester e al 
duca di Yorck. I cavalieri vestivano di bian- 
co con un cappuccio violaceo. L*ordioe %' e- 
stinse sul passaggio dal XIV al XV secolo. 

BACINETTO [lat. Galea; fr. Bassinet; ted. 
Flacher Helm], — Secondo V Alleu (1), era 
un casco senza visiera e molto leggiero, il 
quale non serviva che al riposo. Un cappuc- 
cio di maglia di feiTO o camaglio inviluppa- 
va la testa sotto di esso ed era attaccato al- 
l'usbergo « Il se rejetoit derrière, dice Fau- 
chet, aprés que le chevalier s'étoit òté le 
heaulme, et quand il vouloit se refraichir 
aans òter tout son harnois, ainsi que Ton 
volt en plusieurs sépultures (2). > Chiamava- 
si bacinetto perchè avea la forma emisferica 
d'un bacino, e sotto Carlo V di Francia por- 
tava una punta aguzza alla sommità (3). Qual- 
che volta fu anche fornito di visiera, come 
appare da scritti del sec. XIII: Et clers ba- 
cines à visieres (4). I principi e sovrani lo 
sormontavano colla corona d'oro, e lo fregia- 
vano d' arabeschi e figure dello stesso me- 
tallo (5). 

BACIO. — Il bacio, considerato sempre 
come segno d' amore e di rispetto, fu intro- 
dotto nel sistema feudale fra gli atti di o- 
maggio che praticavansi dal vassallo al suo si- 
gnore. Questi porgeva la destra a baciare al 
suo soggetto inginocchiato. Il baciamano fu 
anche usato in Francia ed in Ispagoa nella 
coronazione dei re, nei grandi ricevimenti, 
e nelle nomine a grandi dignità. E noto che 
don Pedro di Portogallo fece dissotterrare la 
salma della bella Ines de Castro e collocar- 
la sul trono colla corona in capo, e costrin- 
se i grandi a renderle tutti gli onori dovuti 
ad una regina, e fra gii altri a compiere la 
cerimonia del baciamano. 

Nei tornei il vincitore era baciato in vol- 
to dalla sua dama, e nella creazione dei ca- 
valieri, il re il principe dava un bacio fra- 
terno sulla bocca del candidato. 

(1; Elude sur les casqtie». 

(2) Antiquitòs gauloises et fran;:aise3. 

(3) Cronique franQaise mss. nella Biblioteca Mem- 
miana. — Ducange. Glossarium mediae et InQmae la- 
tinitalis. 

(4) Gnillel. Guiart. arni. 1970. 

(5) Conipte de Stcph. de la Fontaine argentier du 
Boy, alla camera dei conti di ('arigi 1353. 



I BADILE. — Ponsi nelle arme per lo più 
manicato di smalto diverso, e denota fatica 
guerriera e vita attiva. 

BA6LIV0. -^ V. Bailo, 

BAGNATI. (Cavalieri). — V. Bagno (Or- 
dine del). 

BAGNO (Ordine del). — Parecchi autori 
fanno rimontare l'origine di quest'ordine in- 
glese alla dominazione dei primi Anglo-Sas- 
soni; altri vogliono che Riccardo II V abbia 
instituito neir occasione della conquista 
d'Irlanda, creando cavalieri nella cattedrale 
di Londra il 28 marzo 1377 i quattro rego- 
li che governavano queir isola e che egli 
avea sottomessi alla sua obbedienza. Ma il 
più certo si è che quest'ordine fa fondato da 
Enrico IV re d'Inghilterra in occasione del- 
la sua incoronazione, nel 1399. Questa è l'e- 
poca che ne assegna il Royal- Calendar. Qmb.tì^ 
to alla causa dell* istituzione e del titolo di 
quest'ordiue ecco quanto ci riferisce Gugliel- 
mo Camden (1), a cui attinsero tutti gli sto- 
rici inglesi. Trovandosi un giorno re Eorico 
nel bagno fu avvertito da' .suoi cortigiani che 
due vedove, maltrattate dai suoi ministri, re- 
clamavano giustizia. Udendo ciò, il re uscì 
airistante dal bagno, dicendo: la giustizia es- 
sere da preferirsi ai piaceri del corpo, e ri- 
mandò le vedove consolate ed esaudite. Io 
memoria di questo fatto egli fondò 1' ordine 
in questione, e lo conferì primieramente a 
quei gentiluomini cha avevano intercesso al, 
re per le lagnanze delle due dame. 

Altri scrittori asseriscono che lo stesso 
re creò l'ordine del Bagno in memoria d'un 
bagno ch'egli prese con 35 scudieri, dopo a- 
ver vegliato tutta notte, e che questi scu- 
dieri furono i primi decorati. Il Mennecio 
porta il numero di questi cavalieri a 46 (2). 
Ma comunque sia, è fatto certo che molto 
prima di quest'epoca s'usava creare cavalie- 
ri mediante la cerimonia del bagno, onde 
questi erano detti bagnati. Il candidato si 
faceva anzitutto radere la barba, poi entra- 
va in un bagno dal quale usciva per metter- 
si in letto. Poco dopo egli si alzava, e gli al- 
tri cavalieri gli facevano indossare una ve- 
ste verde con cappuccio^ e lo conducevano 
alla cappella ove passava la notte in pre- 
ghiere. Alla mattina susseguente si celebra- 
va UDa messa solenne, alla quale il postulan- 
te doveva assistere prima di tornare a letto. 
Il re, quando lo credeva conveniente, man- 
dava i cavalieri a destarlo, e questi lo ve- 
stivano di una tunica rossa stretta alla vita 
mediante una bianca cintura, e così abbiglia- 
to lo presentavano al principe, che l'abbrac- 
ciava, lo toccava colla spada nuda sull'ome- 
ro, e gli allacciava gli speroni d'oro ai tal- 
loni, creandolo in tal modo cavaliere (3). Il 



(1) Briianniae dcscrlptlo 1586. 

(i) Millt. ordinimi origjnes. etc, pag. 54. 

(3) Moroni. Dizionario d'erudizione, alla parola 6oyFio. 



BAG 



-85- 



BAO 



monaco di Marmoutier Dalla vita di Goffro- 
do eonte d'Aogìò che sposò Matilde figlia 
d' Enrico.! d' Inghilterra, riferisce che Gof- 
fredo andò a trovare Enrico a Rouen per es- 
ser fatto cavaliere colla cerimonia del bagno. 
Qoesfnso di crear cavalieri passò d'Inghilter- 
ra in Francia, e di qui in Italia, come ce Io 
prnra il Sacchetti nella sua Novella 153. Nel 
1547 poi tutti sanno che il celebre Cola di 
Rienzo fu fatto cavaliere bagnato. 

Da questa cerimonia del bagno nelle crea- 
zioni dei cavalieri noi crediamo abbia avuto 
origine V ordine di cui parliamo, benché gli 
statoti di esso dicano che fu cosi chiamato 
per significare purità di cuore e anima mon- 
da da ogni bruttura, doti necessarie ad un 
perfetto milite (1). Difatti gli atti deirammis- 
aione in quest* ordine poco differiscono da 
quelli che si usavano nella creazione degli 
antichi bagnati. Veniano assegnati due scu- 
dieri al candidato, e questi si presentava ac- 
compagnato da essi al palazzo del re; sa 
giungeva innanzi Torà del pasto, dovea ser- 
vire il sovrano della prima portata. Do- 
podiché gli scudieri lo conduoevano in u- 
Da camera, ove verso sera un barbiere lo 
radeva, nel mentre che gli altri cavalieri lo 
ammonivano sulle leggi di cavalleria e sui 
doveri che avrebbe contratto entrando nel- 
l'ordine. Sulla soglia molti gentiluomini can- 
tavano e ballavano, assistendo al bagno del 
candidato, il quale era poscia messo in latto 
per asciugarsi, e rivestito di saja rossa al- 
r eremita, era condotto alla cappella perchè 
regnasse tutta notte coi due scudieri, coi sa- 
cerdoti, con un cavaliere che compieva le 
fanzioni di padrino e con una sentinella. Allo 
spuntar dell'alba Taspirante al cavalierato si 
confessava, ascoltava mattutino e messa e si 
comunicava. Per la seconda volta tornava in 
Ietto coprendosi d'una gran coltrice di drap- 
po d'oro, detta dagli Inglesi sigleton, e vi ri- 
maneva finché i cavalieri e i suonatori non 
entrassero, d^ordine del re, nella sua stanza 
per isvegliarlo e vestirlo. La cerimonia del- 
la vestizione era assai lunga; ogni cavaliere 
gli poneva indosso una parte del costume del- 
l' ordine, e tutti lo faceano salire sopra un 
cavallo bardato di bianco e di nero, col qua- 
le si avviavano alla reggia preceduti da un 
paggio o araldo che portava sopra un 'cusci- 
no Telmo, la spada e gli sproni. L'accompa- 
gnamento veniva ricevuto con gran solenni- 
tà dal Gran Ciambellano, dai marescialli e 
dagli uscieri, e da questi introdotto presso il 
re, cbe attendeva seduto su! suo trono e cir- 
condato da tutti i signori della sua corte. Il 
candidato inginocchiavasi davanti al princi- 
pe, cbe gli cingeva la spada, mentre gii a- 
raldi gli adattavano gli speroni. Da ultimo il 
re abbracciavalo, gli dava la collata e re- 
solo buon cavaliere lo baciava in volto. Al- 

11) Pictiono. bistoriqoe portatif des ordres, ecc. 



lora tutti si recavano di nuovo alla cappella, 
ed ivi il novello cavaliere giurava sull'altare 
di sostenere e difendere i diritti della Chie- 
sa e di proteggere le vedove ed i pupilli, in 
fede di che votava a Dio la propria spada 
e mangiava una zuppa di vino. AlP uscire 
dalla cappella gli si toglievano gli sproni dal 
primo scudiere trinciante, il quale lo minac- 
ciava di spezzarglieli sui talloni ove facesse 
cosa indegna d'un leal cavaliero. Alla mensa 
il nuovo insignito era servito dai suoi com- 
pagni, ma non mangiava, non beveva e re- 
stava immobile; ricondotto però in camer^o- 
teva pranzare, e spogliarsi degli abiti di ce- 
rimonia, di cui faceva dono al re d' arme o 
ai suonatori, meno il cappuccio che spetta- 
va di diritto alla sentinella della veglia. In- 
fine rive<9tivasi con un giustacuore celeste a 
maniche strette e con un cordone di seta 
bianca che gli pendeva dalla spalla sinistra 
(e che era sciolto da una dama ove si fosse 
procurato fama) e rivolgeva al re queste pa- 
role; Sire, io vengo a rendervi umili grazie 
per r onore e favore accordatimi e per la 
bontà che vi piacque dimostrarmi col crear- 
mi cavaliero del rispettabilissimo ordine del 
Bagno. — In tal modo prendeva congedo da 
chi lo avea investito, e la cerimonia era com- 
piuta (1). 

Il Cibrario si sforza di cercare in qualche 
modo il significato simbolico di queste ceri- 
monie, e dice il bagno dover rappresentare 
la nettezza che deve sempre congiungersi al- 
lo stato di cavaliere, la veste bianca dinota- 
re la purità e la castità, le calze di colore 
oscuro ricordare la terra orìgine e fine di 
tutti gli uomini, onde gli onori non montas- 
sero il cavaliere in superbia (2). 

I re d'Inghilterra presero T abitudine di 
creare cavalieri del Bagno il giorno della 
loro incoronazione, il giorno del loro matri- 
monio o di quello di qualche altro membro 
della famiglia, e in generale in ogni circo- 
stanza straordinaria (3). I cavalieri portava- 
no un nastro rosso ad armacollo, e la loro 
impresa era uno scudetto di seta azzurra, ca- 
ricato di tre corone d'oro col motto: Tria in 
uno, che alcuni vogliono rappresenti le tre 
virtù teologali o i tre regni d' Inghilterra, 
Scozia ed Irlanda. Ma convien notare che le 
virtd teologali non hanno V attributo di tre 
in uno; e che ai tempi d* Enrico IV la Sco- 
zia formava ancora uno stato indipendente. 
Il più probabile si é che le tre corone e il 
motto alludesseiH) alla SS. Trinità sotto la cui 
protezione era posto l'ordine. 

Coir introdursi della riforma religiosa in 
Inghilterra, Tordine del Bagno fu in breve di- 
menticato, e solo nel 1725 (18 maggio) Gior- 
gio I lo rinnovò modificandolo quasi intiera- 
mente. Sotto la reggenza del principe di Gal- 

(1) Moroni. Opera cit. Dictionn, hist. portatir, ecc. 

(2) EcoDoroia politica del Medio Evo. I, 38^. 

(3) Moreri. Dictionnaire histori(|U9. 



BAG 



— 86 — 



BAI 



les nel 1815 queat* ordine equestre fu con- 
Tertìto in una specie di distintivo pei meri- 
to civile e militare; finalmente la regina Vit- 
tona il 24 maggio 1847 gli diede una nuo* 
Ta costituzione. 

Presentemente i membri si dividono in 
tre' classi: 

l.a classe: gran croci in numero di 72; 

2.« classe: commendatori in numero di 130; 

3.a cÌRsae: cavalieri (knights companions)^ 
di cui il numero é illimitato. 

Pare però che i limiti della prima e se- 
conda classe non siano strettamente osserva- 
ti, dappoiché noi troviamo che nel 1833 que- 
sbordine contava 60 Gran Croci militari, 16 
Gran Croci civili e 10 onorari stranieri. Nel- 
r anno successivo, oltre a quattro principi 
della famiglia reale, si contavano 61 Gran 
Croci nella milizia, 20 nel civile e 9 stra- 
nieri; di pili 150 commendatori, 12 de' quali 
al servizio della Compagnia delle Indie 0- 
rientali, e 16 commendatori onorari stranie- 

ri (1). 

La decorazione consiste in una croce bi- 
forcata di rosso, orlata e pomettata d'oro, ac- 
cantonata da quattro leoni passanti dello 
stesso e sormontata da una corona chiusa. 
Nel centro della croce s'osserva uno scudet- 
to ovale, caricato d' una rosa e d' un cardo 
posti fra tre corone, col motto in giro: Tria 
juncta in uno, che in questo caso può bensì 
alludere ai tre regni uniti. Sotto lo scudetto 
in un nastrino si legge la divisa del princi- 
pe di Galles: Ich dien (Io servo). I Gran 
Croci portano questa decorazione ad armacol- 
lo con piastra d'oro; i Commendatori la por- 
tano al collo con piastra d* argento; i Cava- 
lieri r appendono alla bottoniera. Il nastro ò 
rosso per tutti. I militari circondano lo scu- 
detto ovale della croce con una corona d'al- 
loro. 

BAGORDARE [fr. Behourder, bokorder, 
border]. — Correre a cavallo per le città fa- 
cendo giuochi e prove di valore. V. Bagordo, 

BAGORDO o BAGORDIO [lat. Bohordicum, 
bufurdium, buhurdicium; fr. Bohourt, bé- 
hourt^ behordeis, bohordeis, bouhordis; ted. 
Waffenspiel; sp. Bohordo; guascone Boffor^ 
do\. — Cavalcata di nobili cavalieri pom- 
posamente adorni d' armi e di sopravve- 
sti che festeggiavano qualche giorno solen- 
ne col far mostra della destrezza e arditez- 
za loro. Il bagordo differiva dal torneo, per- 
chè non si faceva in uno steccato, ma nelle 
vie e nelle piazze con bizzarre scorrerie e 
belle scappate di cavalli, simulando battaglio 
ed attacchi d' assalto. In Francia nel medio 
evo il giorno della prima domenica di quare- 
sima, detta bois-hourdi/y si solevano fare del- 
le lotte con bastoni, che appunto chiamavansi 
bouhours, Comme le jour des brandons t- 



(1) Perrot. Goliectloo bistorique des ordresdecbe- 
Valerio civìls et milit. 



ceulos compaignons tenant bouhoura en leur 
mains, desqueU ilz s'esbatoient V un cotìtre 
Vautre, ecc. (1). Da questi giuochi venne pro- 
babilmente il bagordo il quale fu più usato da- 
gli Italiani che dalle altre nazioni. Nel 1269 
se ne fece uno a Roma per onorare l'inaspet- 
tato arrivo di Carlo d' Àngiò, ed è descritto 
dal Saba Malaspina. Ne parlano anche il Vil- 
lani e il Muratori (2). Dicevasi anche armeg- 
gio, armeggiare. 

BAILO [lat. Bajulus^ balivirus, ballirius; 
fr. Bailliy baillif; ted. Amtmann; ing. Bailiff; 
sp. Baile^ — I frat/t, o balii^ o balivi, o ba- 
glivi erano ufficiali regii che amministrava- 
no la giustizia a nome del sovrano, quasi 
missi Dominici. La voce balio deriva da bail 
che significava anticamente guardia o tutela, 
ed ha per origine, secondo Du Cange, baiulus^ 
parola della bassa latinità che valeva tutore. 
Erano i baili in origine commissari mandati 
dai re di Francia nelle provinole per rendere 
ragione delle lagnanze portate contro gli 
abusi del potere e le concussioni dei grandi; 
le facoltà loro conferite erano quasi le stesse 
degli antichi conti (3). 

Quest' ufficio non divenne regolare che al 
principio della terza dinastia. I baili abusaro- 
no però in breve del potere, ed i re furono 
costretti a restringerlo, come provano le ordi- 
nanze di S. Luigi e di Filippo il Bello. Si 
cominciò dal toglier loro la sopraintendenza 
alla riscossione dei tributi, poscia l'ispezio- 
ne dei comandi' militari. Rimasero quindi 
semplici uffiziali di giustizia. Nel 1413 co- 
minciavano ad avere sotto di so de' luogote- 
nenti, che Carlo Vili fissò al numero di due 
e Luigi XII volle fossero graduati e non po- 
tessero essere rimossi a beneplacito de'baili. 
Dal 1560 per un'ordinanza di Carlo IX fu- 
rono considerati come ufficiali di toga corta, 
e conservarono alcune prerogative politiche 
oltre all'amministrazione della giustizia. An- 
che gli imperatori di Germania ebbero i loro 
baili, e tutti sanno che i tre cantoni svizze- 
ri (WaldstdttenJ furono retti da questi com- 
missari imperiali, fino alla rivolta che seguì 
il giuramento del Grùtli. 

V'erano anche in Francia altri baili, det- 
ti di veste lunga o piccoli òa/tV, che ammi- 
nistravano la giustizia signorile; e qualche 
volta Si diede il titolo di bailo al custode di 
un castello ad uso di prigione. 

Anche la repubblica di Venezia aveva dei 
baili o consoli alla corte degli imperatori 
d'Oriente, oltre a un ambasciatore ordinario, 
detto anch'esso bailo^ che rimase in Costan- 
tinopoli anche dopo V occupazione degli Ot- 
tomani colla facoltà di reggere civilmente i 
sudditi di Venezia ivi dimoranti. Quest'ufficio 

{^i Lit. remiss. ann. 1434 io Reg. 172. Cbartopb. 
reg. eh. 509, pretto il Ducange, Glossariam mediao 
et inflmae latinitatfs alla voce Bobordicum^ 

(2) Rerum llallcarum. Tom. Vili. L. II. Gap. 17. 

(S) Brusael, Trailo de3 Oefs.Lib. Il, oap. 35. 



BAI 



— 87 — 



BAL 



distintissimo durara due anni, e il bailo per- 
cepiva dai suoi amministrati un mezzo per 
cento sopra il valore delle merci che intro- 
(Incevansi in Costantinopoli, e l'uno per cento 
sa quelle che si esportavano. Dovea rendere 
esatto conto della sua magistratura ai Revi- 
sori alla Scrittura^ ai Provveditori sopra i 
conti e ai magistrati delle Rason vecchie (l). 
NelPordìne di Malta diconsi baili o bajuli 
conventuali i capi delle varie lingue, e pren- 
dono diversi nomi, come segua; 

1. In Provenza, Gran Commendatore; 

2. In Alvernia, Maresciallo; 

3. In Francia, Ospitaliere; 

4. In Italia, Ammiraglio. 

5. In Aragona, Draperius^ poi Gran Con^ 
servatort; 

6. In Germania, Gran Baglivo; 

7. In Castiglia, Cancelliere; 

8. In Inghilterra, Turcopolerius. 
Inoltre neirordine di S. Stefano di Toscana 

secondo la riforma 22 dicembre 1817, dice- 
TSDsi bali (voce equivalente a baili) i cava- 
lieri che in ordine gerarchico venivano su- 
bito dopo ai priori. 

BAILONATO [fr. Baillonné]. — Termine 
araldico usato per blasonare gli animali che 
hanno un bastone o un osso in bocca. 

Bedog fLingnadoca^. — D'oro, al cane di nero, bai- 
ìonato d'un osso dello stesso; al rapo innestato d'az- 
zurro, caricato d'un crescente d'argento tra due stelle 
dello stesso. 

BAJULO. — Diconsi bajuli capitolari nel- 
rOrdine di Malta quei cavalieri che posseg- 
gono baliaggi; bajuli conventuali i capi delle 
otto lingue, che hanno residenza nel conven- 
to della religione di Malta (2) V. Bailo, 

BALGANIFERO. — V. Baldacckinifero. 

BALDACGHINIFERO [lat. Balcanifer], — 
Era il primicerio e vessillifero dei cavalieri 
Templari. Primicerius eorum et vexillifer, 
guem balcaniferum vocant (3). 

BALENA. — Simbolo di utile travaglio. 
Vien disposta in fascia, squamosa e timonista, 
E rarissima nelle arme. 

BALESTRA [fr. Ar^aZ/t^]. —Strumento of- 
fensivo di guen*a, il cui nome deriva dal 
greco RaXkKà t lancia, perchè serviva ad u- 
so di saettare. Bra fatta d* un fusto di legno 
chiamato teniere, con un arco d' acciajo in 
cima, che si tendeva mediante un nervo od 
una corda. Portavasi in guerra dalle milizie 
leggiere (4). Ve n*erano di piti fatte. La ba- 
lestra a bolzoni era molto più forte e gran- 
de delle altre; la balestra a staffa era quella 
di cui si tirava la corda mediante uno stru- 
mento di ferro fatto a guisa di staffa e si 
caricava col piede; la balestra a tornio si ca- 
ricava con una manovella e serviva a sca- 
gliare due o tre verrettoni per volta; la ba- 

(1) Mutioelli, Lessico Veneto, pag. ii. 
(2j Morooi. Dtzionario d'erudizione. 
(3) Matth. Paris. De Giade Templarum. 
14} Gran Dlzioaario Teorico Uilitare. 18i7, 



lestra prediera scagliava pietre, e dicevasi 
più propriamente balista. Famose erano le 
balestre liguri e provenzali che si forniva- 
no di corde di canapa femmina, la quale si 
credeva più forte, come appare dagli statuti 
di Marsiglia (1). Aveano grido di eccellenti 
balestrieri i Catalani e i Genovesi, come d*ar- 
cieri gli Inglesi. La balestra fu introdotta in 
Francia da Riccardo Cuor di Leone (2) e vi 
fu 'usata sino alla metà del secolo XVI. 

Nelle arme si rappresenta ordinariamente 
in palo, cordata o tesa e tenierata di smalto 
diverso dall* arco. Spesso si vede anche ar- 
mata della sua freccia o di bolzone, e dimo- 
stra un guerriero prestante, valoroso e riso- 
luto di vincere o morire. Si vede però rara- 
mente nelle arme dei nobili, perché arma ado- 
perata dalla borghesia e dai semplici soldati. 

Per fin da Jalaucourt (Lorena). — D'azzurro, a tre 
bciientre d'oro 

BALI. — Voce equivalente a bailo o bali- 
vo. Dicevansi bali i cavalieri dell' ordine di 
S. Stefano che, dopo la riforma 22 dicembre 
1817, venivano subito dopo ai priori. V. Ste^ 
fano (Ordine di San). 

BALIAG6I0 [lat. Bajulivatus; fr. Bailliage; 
ted. Amtmannsstelle; ing. Bailiwich; sp. Bai- 
lia\. — Paese sotto la giurisdizione di un 
bailo. Le provi nei e francesi furono in antico 
divise in baliaggi e in siniscalcatt, relativa- 
mente airelezione dei deputati agli stati ge- 
nerali, il baliaggio fu V odierno circonda- 
rio elettorale, base adottata nelle due ultime 
convocazioni degli stati generali 1614 e 1789. 
11 baliaggio comprendeva due o più siniscaU 
e a ti. 

BALIO. — V. Bailo. 

BALISTA |lat. Ballista; fr. Baliste; ing. 
Balista; sp. Ballesta]. — Macchina da guer- 
ra di cui servivasi nel medioevo per gettar 
pietre, piombo ed altri corpi pesanti, come 
dardi d'una grossezza prodigiosa del peso al- 
le volte di 60 libbre, della lunghezza di tre 
piedi, nove pollici e nove linee (3). S* intro- 
dusse in Francia nello stesso tempo che la 
balestra e vi si conservò fino al secolo XV. 
Anche in Italia fu in grandissimo uso negli 
assedii. 

In araldica è simbolo della violenza degli 
attacchi, e può avere anche le significazioni 
della balestra. V. Balestra. È però rarissima 
nelle armi. 

BALIVO. — V. Bailo. 

BALTEO [lat. Balteus^ balteum; fr. Bou-- 
drier; ted. Wehrgehdnge; sp. Tahali]. — Cin- 
tura di cuojo che portavasi dai cavalieri e 
dai soldati ora attraverso del corpo e penden- 
te dalla spalla destra sul fianco sinistro, ora 
intorno alle reni, e alla quale attaccavasi la 
spada. Dal balteo vuoisi derivata la banda 
araldica, e secondo altri la fascia. 

(1) Jal. Archeologie navale. Il, 321. 

(f ) Guiart. Philippide. Ch. 2, vers. 313. 

(3) Gran Dizionario Teorico Militare 19^7| 



BAL — 1 

BALTRESCA. — V. Berlesea. 

' BALZANA. ~~ Vocabolo italiano, equiva- 
leota in araliiica alto spaccalo, ossia scudo 
diviso orÌ7zoDtalraeiite in due parti eguali. 
Et arma marchioftatus ìfontisferrati est bal- 
lano, scilicet media desuper rubea, alia me- 
dia de nibtus alba ad illunx, qui habet Mon- 
tferratum (ì). Kel Blasona ai dice; Ferrara 
porta la balaana di nero e d' argento; ma 
più araldicaniente ei descriverà: porla tpàe- 
eato di nero e d'argento. V. Spaccato. 

BAHOA [fr. Bande; \ng. Band; ted. Bande, 
Schild-Cehdng; ol. Regterschuinbalk; ip. Ven~ 
da\. - Pewa onorevole di prim'ordine, che dalla 
destra del capo scende alla sinistra della punta, 
occupando la ter/a parte dello scudo (V. fig. 
J8), o, secondo il Grandmaison i due settimi 
della larghezza di esso. Lo spazio della ban- 
da passa sul canton destro del capo, snl pun- 
to destro del punto d' onore, su parte del 
punto del capo, su parte del punto d'onore, 
su metà del fianco destro, sul cuore, su ma- 
ta del fianco sinistro, su parta del bellico, 
sul punto sinistro del bellico, su porzione 
della punta e sul canton sinistro della pun- 
ta. Sì lestringe perà allorché nello scado n» 
appajono più d'una in maniera che la banda 
vengono ad esser larghe quanto gli spazi po- 
sti fra di esse. Perciò dae bande hanno cia- 
scuna la quinta parte della larghezza dello 
scudo, tre la settima parte e quattro la nona. 
11 Oi'andmaisoD però dice che due bande 
hanno ciascuna i due settimi dello scudo, 
tre una parte e mazza delle sette di esso (2). 
Ij' arma pQÙ bensì esser caricata da più di 
quattro bande, ma in questo caso esse pren- 
dono il noma di cotìsse. La banda può ease- 
ra diminuita della >ua larghezza anche stan- 
do sola nello scudo, e si riduce alla metà col 
nome di eclissa o banda in divisa, ad un 
terzo col nome di bastone, ad un quinto col 
nomo di fiUtto. Due Slatti molto vicini pren- 
dono il Dome di gemella, tre di terta in ban- 
da. Tutte queste riduzioni della pezza prin- 
cipale sono figure meno onorevoli, ma pure 
avute molto in pregio nel blasone e da no- 
bili famiglie illustrate. Udo scudo coperto di 
bande in numero pari e di due smalti difesi 
bandaio. V-q-n. 

La banda è forse, dopo la croce, la pezza 
che più si modifica, e noi daremo più sotto 
le sue alterazioni più conosciute. Quanto alle 
sue partizioni interne la banda può essere 
loiangata, fttslata, bordala, composta, eolis- 
sala, contrapolenjiata , seaccata, trinciata , 
spaccala, partila, dell' uno all' altro, orlata, 
inckiavala, cancellala, diaprata, gretnbiala,9c. 
Dicesi cucita se è di colore sopra colore o 
di metallo sopra metallo. Rispetto alla posi- 



1. Script. I 



:ol. SII, Chfo 



(t) bìctl«aaiìre bérildique, aita me* bande. 



I — BAN 

zione pad esaere affata od abbassata. La bande 
caricale sono quelle che formano quasi il 
campo di altre figure, e qui devesi notare eha 
il numero tre è il più ordinario nella cari- 
catura della banda, ponendosi le tre figura 
una nel canton destro del capo, un'altra nel 
cuore e la terza nel cantone sinistro della 
punta. Le bande si considerano anche rela- 
tivamente agli altri coi^i dello scudo, e quindi 
prendono il nome di accompagnale, accosta- 
te, ingollate, sostenenti, attraversanti, altra- 





Badm (GrsaducBla dl|. — 




D'oro, >lla banda di Tono. Ved 




ng. 18. 




SlTO'ibavrg (Cittk d' lisa 




tt.J. — D' urgente, «lit ionrfo 




di russo. 








alla banda di nsro. 




FirrrUi (Lombardia) . — 




D'arganto, a due bandt di rosso 


ng. ie. 


ifancino (Slailia). — Spac- 


calo d'oro, * due baait d'Si- 


ig; e d'itrurrd, a 


dae pesci d'argento In paio. 


Privali [BreUgna 


. — D' argonlo, a due batuU di 


Gualandi (PI»;. - 


- D'argent*, a Ire band* di rouo 


BtIloS (PissfdiaJ. 


— 0' argenU, a quaUr* band 



Andrada (Porlogallo). — D' oro, alla banda d' az- 
zurro, ingoltala da due tesle di leone d' argento. 
Da Faart fOelGoalo). — D'argento. «Ila bandi d'ai- 

Richiir il la Rothilonìcliamp (Guadalupa). — D'ai- 
lurro, all' aquila d'argentr, Imbeccala s unghiata di 
rosiD, alla banda compoMa d' oro e di roaao. 

Normanna In Sicilia jBe). — D' aiiurro. alla tatbJn 
icaccofa d' argento e di foasa, di dtx /Ut. 

Girard So(n[.Poi (Delfloalo) — D' azzurro , alla 
band» tcaccala d' argento s di nera, di fra (Ha. 

Fallita {Aib(>}. — D'azzurro, alla banda futala d'oro 
e di roaio. 

jUangianCi (U( 



Alamanni (Fireoie). — ■ Trinciato d'a 
rro. alla Aoiida dilV uno all' o/lro. 
AlbiT^i (Bologna). — D' «iiurrs. 



diih (Ba 
o; nel 1. 
argenlo e 
rgento a 


Olii di Walerparli 
4." di ne», a 
Sila bordura deli 

due band». V una 


In Irlanda). — 

ire maaaaorl d 

alesso: nel 1^ 

i- oSMrro . l'al- 


(Inghilterra) - D'a 


genio 


a tre band, ai- 


( (Veneii 
n« (Carma 


). — Di raaso, alia 
bda ondata d' aiiu 
gnola) — m rosso. 


banda d'argenU 

alla banda d'ar- 


r.efl(a da 
li (Aijlsi 


tre caprioli 
— L'oro, a 


»ban 


npo, 

da di verde, co- 



Sp" -.,. 

Titola da quattro bisanli do) campo. 



BAN 



-89« 



BAN 



Gwndazzi (Napoli). — Di rosso, alla banda d' ar- 
gento, earieaia da tre aquilotti spiegati di nero; alla 
filiera dello stesso. 

Bandoni (Pistoja). — DI rosso, alla banda d'oro, oa* 
ricala da tre campane di nero. 

Sicastri (Puglia). — Di nero, alla banda d*oro, ca- 
ricata da sei fusi del campo. 

Nacearelli (Salerno). — D'azzurro , alla banda d'oro, 
caricata da otto torte di rosso. 

CatMi (Faenza). — Di verde, alla banda d*argeuto, 
Mn'ca/a da duo lepri correnti di nero. 

Firrarotto (Messina) D'azzurro, alla banda d'oro, 

eoateggiata da cinque cicale dello stesso; tre lo capo 
e due in punta. 

Campitello (Napoli). — D'azzurro, alla banda d'ar- 
geoto, Moatentnte un leone leopardito d'oro, cotttggiaUi 
m punta da tre rese dello stesso. 

Pcuqualino (Palermo). — D'azzurro, alla banda d'oro, 
kMenenti due colombe d'argento, affrontate ed imbec- 
cantisi. 

Amta-Frimo (Messina). — D'oro, a quattro fascio 
eacite d' oro più oscuro, alla banda d' azzurro, aitro" 
UTtanlt sul tutto. 

GratiU (^Napoli e Sicilia). — Partilo: nel l.^d'oro, 
a due pafi di rosso, e una banda d* azzurro, caricata 
d'oo giglio d*oro, allraearaan<« sul tutto; nel t.^ d'oro, 
a OD albero di verde, cimato da un' aquila spiegata di 
nero, coronate d'oro, tenente nel becco una torcia d'ar- 
gento, accesa e fumante di rosso. 

Anntiley (Irlanda). — Palato d'argento e d* azzur- 
ro, alla banda di roaso aUra99ri€ints, 

BusehiUi (Cbieri). — Spaccato di roseo e d'argento, 
alla Òonda di nero, caricata di tre stelle d'oro, al<ra- 
ttnante sul tutto. 

DH Giudice (Genova). — Partito di rosso e d* az- 
zurro, alla banda d' argento attra99r$ante; e il capo 
d' oro. caricato dall' aquila nascente spiegata di nere, 
imbeccata e coronata d* oro. 

Giuta (Napoli). — Inquartato d'argento e di rosso, 
alla banda d* azzurro, caricata da tre stelle d* oro e 
attnetr$ant9 sul tutte. 

Jfo«ca (Sicilia). — D' azzurro, a due bande d* oro, 
la prima ears'cula da una moaca di nero e attravtrtaia 
in capo da un lambello a tre pendenti di rosso, col 
giglio del secondo, posto al caoton deatro delia punta. 

Santacroce (Bar letta j. — D' argento, a tre band$ 
di rosso, attravertate da una fascia d* azzurro, alias di 
Terde. 

Regnier (Pioardla). — D* azzurro, alla banda d' ar- 
ndlino; inquartato di roaso, alla croce ancorata d'oro. 

Boiode (Auois e Salntonga). — D* ermellino, alla 
banda di porpora, 

Saint-Pardon (Alvernia). — D' oro, alla banda co- 
UMtua d' argento e d' azzurro. 

Sottra (Francia). — Di rosso, sUa banda di vojo, 

VilUprouvé (Anjou). — * DÌ rosso, alla banda d' ar- 
gento, occoaloiu da due cotisse d* oro? 

i^trry (Sciampagna). — D'argento, alla banda di 
uro, accom]Hi(;na/a da due leoni di rosse. 

VirgilB (Linguadoca). — D'azzurro, alla banda d'ar- 
gento, sormontata da tre gigli d' oro. 

La Baime (Bresse). — Di rosso, alla banda d* ar- 
genta, orlata d* oro, aocompagnata da sei bisanti d'ar- 
gento in cinta. 



Aott«fMi« (Limosino). — D'argento, alla banda ea- 
jata di rosso e d* oro, accompagnata da tre crescenti 
d* azzurro, due in capo ed uno in punta. 

Pinel (Normandia). ^- D' oro, alla banda di rosso, 
altravenata da un leone di nero. 

Le Dorai (Clttk del Limosino). — Di Francia, alla 
banda abbaaata di roseo, caricata da tre leoni d* ar» 
gente. 

Augentller (Lorena). -* D'azzurro, alla banda d'ar- 
gento, caricata da tre conchiglie di rosso, e aocompa-- 
gnata ds novo plinti d' oro. 

Eortux (Città di Normandia; . •— Di Francia, alla 
banda composta d* argento e di rosso. 

Esmoutiers (Normandia). ^- D* argento, alla banda 
d' azzurro, cancellata d' oro. 

Bonardi ^Provenza;. — Di rosso, a tre bande d'oro, 
ripiene di nero. 

Bingham (Baroni di Clanmorris in Irlanda). — D'az- 
zurro, alla banda d'oro, costeggiata da due filetti dello 
stesso, e accompagnata da sei puntali di diamante d'ar- 
gento, posti tre in capo e tre in punta. 

Veepuoci /'Firenze^. — Di rosso, alla banda cucita 
d* azzurro, seminata di vespe d* oro. 

S6 (Catalogna). — D'oro, alla banda di rosso. 

Pieten (Baviera). — D' argento, alla banda di nero. 
caricata di tre bisonti d' oro. 

Dai tanti esempi da noi riportati ben si 
può comprendere qaanta e quale sia la fre- 
quenza e Pimportanza della banda e sue mo- 
dificazioni nelle armi gentilizie d* Europa, e 
più non ci resta a dire sopra questa pezza o- 
noroYole se non quanto rìsguarda 1' origine 
di essa e le sue particolarità storiche e sta- 
tistiche nelle varie nazioni e singole Provin- 
cie. Secondo l'opinione più generalmente ac- 
cettata si vuole che la banda ripeta la sna 
introduzione neir arme dalla forma del bai- 
tee o cingolo militare che usavasi dagli an- 
tichi caTalieri, e in memoria del quale, fu 
dair araldica posta fra le pezze onorevoli co- 
me contrassegno d* onori e dignità militari. 
I Tedeschi che la chiamano Bande o Schild- 
Gehdng (pendaglio dello sondo) pare si sotto- 
scrivano a questa opinione. Altri la credono 
originata dalle banderuole, ed altri, non sap- 
piamo con qnal fondamento, dalle colonne 
degli edifici, chiamandola colonna a sgembo, 
(Ove mai fùr viste colonne a sghembo so- 
stenere edifizi?). Noi accettando T opinione 
del balteo, crediamo però che anche le ciarpe 
ne abbiano suggerita V idea, e lo proviamo 
con questo, che in Francia, ove la milizia 
portava ciarpe bianche, è molteplice la banda 
d*argento; in Ispagna, nelPInghilterra e nel- 
r Olanda, ove i guerrieri si fregiavano di 
nastri a tracolla rossi, azzurri e ranci, rosse, 
azzurre e rancie sono le bande che vi si ve- 
dono in più numero. Non possiamo poi ac- 
cordare verun conto alPavviso di coloro che 
pretesero la banda rappresentasse chi primo 
salì una breccia. 

In Italia la banda fu tra i distintivi di 
parte guelfa, ed è molto frequente a Vene- 
zia, forse per allasiono ai molti canali di 



BAN 



— 90 — 



BAN 



questa città, siccome i pali dei Paesi Bassi, 
dicoDo alcuni araldisti; ma non rappresente- 
rebbero più probabilmente e pili nobilmente 
le stole d' oro dei cavalieri di quella repub- 
blica? In Firenze eziandio tì alludono alla 
Società della Banda. Nella Francia il partito 
degli Armagnaccbi che si distingueva per le 
bianche sciarpe die origine ad una grandis- 
sima quantità di bande d' argento. Anche 
quelle d'altri smalti vi sono in gran numero; 
specialmente nella Franca Contea, ove 60 so- 
pra 100 armi sono munite di questa pezza. I 
Tedeschi non ne fanno queir uso che le al- 
tre nazioni, e approssimativamente le armi 
colle bande vi stanno nella proporzione di 20 
su 100. Molto più sono usate dagli Inglesi, 
specialmente qweìÌQ spinate^ le ondate e quelle 
accostate da due filetti. Nella Spagna ricor- 
dano r ordine delia Banda, ma non vi sono 
però in gran numero. 

La banda fu anche detta impropriamente, 
benda, ciarpa^ cingolo e dal Campanile è re- 
gistrata anche sotto il nome di fascia ca- 
dente (1). 

Le seguenti figure sono tutte modificazioni 
della banda, ossia bande colle linee alterate, 
e sono considerate d' egual pregio alle sem- 
plici. 

Banda centrata. — V. Banda piegata. 

Banda contradoppiomerlata. — Non è fi- 
gura molto frequente. 

Banda contramerlata. — La banda mer- 
lata nella parte inferiore è molto rara. 

Jouglat (Aivernia) — D'azzurro alia banda contra- 
merlala di tre pezzi d' argento, accostata da 5 stelle, 
3 10 cupo e 2 in punta. 

* Banda dentellata. — V. Banda mer- 
lettata. 

Banda di fusi — Dicesi quella che è com-, 
posta di fusi accollati per le estremità. La 
banda di fusi coricati si distingue dalla pri- 
ma perchè i fusi sono accollati in questa per 
le loro punte laterali. 

Foicarini (Venezia). — D* oro, alla banda di fusi 
d* azzurro. 

Kerckhove (Germania). — D'argento, alla banda di 
5 futi di nero. 

Banda di fasi coricati. — V. Banda di 
fusi. 

Courcillon de Dangeau (Maine). ' — D' argento, alla 
bsmda di fusi coricali di rosso, a im leone di nero cor • 
rente lungo la banda. 

Banda doppiomerlata. — Banda merlata 
da ambo i lati, ma coi merli opposti gli uni 
agli altri. 

Ranieri (Perugia^. — D' azzurro, alla banda dop- 
piomerlata di sei pezzi d* argento. 

* Banda fusellata. — V. Banda di fusi. 
Banda (Gemella in). — Y. Gemella in 

banda. 

Banda gemellata. — Y. Gemella in banda. 
Banda gradinata. — Banda di cui la li- 

(1) Famiglie napoletane, pag. %bk. 



nea superiore è tagliata a mo* dei gradini 
d'una scala. É figura rarissima nel blasone. 
Gradenigo (Venezia). — Di rosso, alla banda gradi' 
nata d' oro. 

Banda increspata. — Banda piuttosto fre- 
quente nelle armi. 

Colloredo del Friuli (Marchesi di) — Inquartato: 
nel 1/^ e 4.*^ di nero, alla fascia d'argento; nel 2.^ e 
3.'^ d'argento, alla banda increspala di nero. Sul tutto: 
di nero, alla fascia d' argento, caricata d* un* aquili 
bicipite del campo, imbeccata, membrata e coronala 
d' oro. 

Sari (Sciampagna) — Di rosso, alla banda incre- 
spala d* argento. 

Banda indentata. — Ne troviamo pochi 

esempi. 

Saint-Christophe (Alvemia). — D' oro, alla banda 
indentata d' azzurro. 

Banda in divisa. — Y. Cotissa, 

Banda innestata. — Lo stesso che Ban- 
da nebulosa. Y-q-n. 

Banda mancante. — Banda interrotta e 
spezzata nel mezzo. Benché registrata dal 
Grand maison e da altri; non ci è stato pos- 
sibile trovarne esempio. 

Banda merlata. — Munita di merli da 
fortezza nella linea superiore. 

Brunetti (Italia). — Partito: nel l.*^ spaccato d'ar- 
gento, all' aquila spiegata di nero, imbeccata e mem- 
brata d'oro; e di rosso, alla banda d* azzurro, bordata 
d' argento; nel 2.^ trinciato di nero, a tre stelle d'oro 
ordinate in banda, e di nero a tre rose di rosso, gam- 
bute e fogliate di verde, ordinato in banda; con una 
banda merlata di un pezzo e due mezzi d' oro, attra- 
versante sul trinciato. 

Banda merlettata. — Banda fornita di pic- 
cole punte o pizzi a guisa di merletto. 

Couturiè (Bretagna). — D'azzurro, alla fronda mer- 
lettata d'oro. 

Banda nebulosa. — La banda ondata a 
gran rilievi formanti come le volute delle nu- 
bi è rarissima. 

Londa (Comune in Toscana^ — D' azzurro, al ca- 
priolo d' argento, caricato da tre rose di rosso, e at« 
traversato da una banda nebulosa d* oro. 

Banda nodosa: 

Juslingen (Signorìa in Isvevia) r- D* azzurro, alla 
bandfi nodosa d' argento. 

Banda ondata. — E fra le più comuni mo- 
dificazioni della banda. 

Galeofa (Sicilia). — D* azzurro, a tre bande ondate 
d* argento, attraversate In capo da un lambello di rosso. 

Booti e-Wilbraham f Baroni di Skelmersdale nella 
Gran Bretagna). — Inquartato: uri 1.^ e ì/^ d^argento, 
a tre bande ondate d' azzurro; nel 2.*^ e 3.'^ di ro3so, 
al capriolo d' argento, caricato di tre crocette patenti 
e fìtte del campo, e accompagnato da tre peUini d'ar- 
gento, 8 in capo ed 1 in punta. 

Basire (Normandia). — D'azzurro, alla banda of?- 
data d' argento. 

Banda piegata. — Banda cnrya o centra- 
ta. É molto rara. 

Banda ritirata, -^ Banda di cui una estro- 



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— 91 - 



BAN 



miti non tocca il lato dello scado. Dieesi banda 
ritirata in capo quando tocca solo l'angolo de- 
stro del capo e giunge sin Terso metà dello scu- 
do; Tìcerersa è ritirata in punta; ritirata sotto 
t7 capo quando dal canton sinistro della punta 
arriya sino alla regione superiore, senza però 
toccare il lato del capo; ritirata sopra la 
punta quando dal canton destro del capo 
giunge sino alla regione infima, vale a dire 
sino al bellico. Le bande ritirate sono molto 
usate in Italia. 

Delfi (Bologna;. — D* oro, alla croce di S. Andrea 
abbassata d'azzurro, caricata da 9 stelle d*oro, accom- 
pagoata in capo da un aole di roaso, e da tre bande 
del secoodo, caricate ciaacuDa da una stella d' oro e 
ritirate mi capo. 

Lodoviti (Bologna). — Di rosso, a tre bande d*oro, 
ritirati nel capo. 

Carieeima (Sicilia). — Di rosso, alla crocetta po- 
tenziata d* oro posta in capo, e tre bande dello stesso, 
ritirate nella punta. 

Castrone (Sicilia). — D* oro, al leone di nere, pas- 
unte su tre bande dello stesso, ritirate netta punta. 

Banda scanalata: 

Gordi (BomagnaJ. — Di r osso, alla bartda ecanalata 
d* argento, accompagnata io capo da una colomba dello 
stesso. 

Banda scalinata. — V. Banda Gradinata. 

Banda spinata. — Questa pezza è comunis- 
sima in Inghilterra, per quanto è rara in Italia. 

Stuart baroni di Blantyre (Scozia). — D* argento, 
alla fascia scaccata d* argento e d' azzurro di tre Ale, 
accompagnata in capo da una rosa di rosso, e attra- 
versata da una banda epifuUa dello stesso. 

Forteseue baroni di Glermont (Inghilterra;. — Di 
nero, alla banda epinata d* argento, accostata da due 
filetti delio stesso 

Noir (Delfìoato;. — DI rosso, alla banda epinata 
d' argento. 

Banda torta. — É il contrario della ban- 
da piegata o centrata^ ed ò anch* essa molto 
rara. 

Schambach (Germania). — Di rosso, alla banda torta 
d' argento, caricata da due pesci-rospi affrontali d'az- 
zurro. 

BANDA (Ordine della). — Ordine istituito 
nel 1332 da Alfonso XI re di Castiglia e di 
Leon a Bargos, e cosi denominato perché i 
caTalieii portavano un sastro di seta rossa 
largo quattro pollici a tracolla dalla spalla 
sinistra al fianco destro, o, secondo altri, 
sol braccio destro annodato sotto V ascella. 
Fa perciò detto anche ordine della Sciarpa, 
Non Ti erano ammessi che i cadetti di fami- 
glia nobile e decaduta che avevano servito al- 
la corte per IO anni o militato contro i Mori 
per altrettanto tempo. Chi voleva essere a- 
scritto cavaliere deponeva le armi sull'altare 
della cappella deir ordine e passava la notte 
in orazione. Il dimane, durante la messa so. 
lenne, il Gran Maestro lo cingeva della Banda 
e io dichiarava cavaliere. I cavalieri si ob- 
bligavano di prendere le armi contro i Morii 



di mantenere la fede al re e di costringere 
a tacere chi sparlasse di lui. Inoltre doveano 
astenersi dal dir menzogna o dall' adulare, 
conversare coi saggi e costumati, non van- 
tarsi delle loro imprese, non mangiar cibi 
grossolani e bevendo pronunciare il nome di 
Gesd. Non potevano i cavalieri andare a 
corte su mule, pena un marco d*argento, ma 
sempre a cavallo. Era loro interdetto parlare 
con borghesi; e se il facevano, doveano ri- 
manersi a casa per un mese. Se poi erano 
sorpresi ad adulare o beffare alcuno, erano 
tenuti ad andare a piedi per un mese e di 
restare in casa per un altro mese. Si radu- 
navano tre volte air anno in armi e cavalli, 
e ogni anno dovean battersi alle canne, una 
volta per settimana correr V arringo, ogni 
domenica trovarsi alla corte per battersi due 
contro due alia presenza del re. Ai tornei 
non doveano giostrare più di trenta contro 
trenta, né correre pili di quattro volte, e chi 
nelle quattro corse non avea rotta la lancia 
era obbligato a pagar le spese del torneo. Il 
lutto d*un confratello defunto durava un me- 
se, e tutti doveano astenersi dal giuocare per 
altri tre mesi. Mancando, cadevano in pena. 
Se uno di essi si ammogliava, i compagni gli 
facevano visita e regalavano ciascuno di qual- 
che presente la sposa. Il più curioso fra tutte 
queste pratiche era che se un nobile avesse 
usurpato il diritto di portare la Banda, do- 
vea battersi con un cavaliere, e, se lo vin- 
ceva, era anche egli cavaliere di diritto. 

L' ordine fu approvato da papa Giovan- 
ni XXII, che volle esserne Gran Maestro, e 
nella sua vita leggesi che portava spesso una 
banda di pelle di pardo. Giovanni I re di 
Castiglia ampliò nel 1379rordine della Banda, 
creando cento cavalieri il giorno della sua 
incoronazione, e Ferdinando I lo trasferì an- 
che in Aragona circa il 1412. Ma Tistituzione 
fu negletta (come doveva esserlo una istitu- 
zione basata su principi! cosi futili e di poco 
momento) e quindi abolita. Nei primordi del 
sec. XVIII volle re Filippo V ripristinarla, 
ma la restaurazione non ebbe effetto che per 
pochi anni, e fu dimenticata (1). 

Arma delV Ordine della Banda. — D'oro, alla banda 
di rosso, ingollata da due teste di drago di verde. 

BANDA (Ordine equestre femminile del- 
la). — Sondo nel sec. XIV la nobiltà spa- 
gnuola al servigio di Giovanni I di Castiglia, 
gli Inglesi assediarono la città di Palencia, 
ma furono respinti dalla bravura delle gen- 
tildonne di quella città. Saputa la qual cosa 
Giovanni concedette loro gli stessi privilegi 
deir ordine della Banda, e volle che quelle 

(1) Caramuele. Epist. V. Part. 9 Num. 2373 « 
Soranzo. L'idea del Cavaliere, pag. 167 — Mando De 
Ordin. Milit., pag. 32 — Michieli. Tea. Milit. pag. 49 

— Giustiniani. Hlstorie cronologiche, pag. 238 — Ti- 
roD. Histoire et cosiumes des ordres religieux, civiia 
et militatrea. — Cibrario. Ordini cavallereschi, li, 33% 

— Morooi, Dizionario d* erudizione* 



BAN 



-^92 — 



BAN 



eroine si decorassero d'una sciarpa d'oro po- 
sta a sinistra (1). 

BANDATO ffr. Bande; ing. Bendi/; ted. 
Bandwei; sp. Vendado], — Avviene sovente 
che Io scudo sia diviso con diagonali da 
destra a sinistra in numero tale da non po- 
tersi distinguere quale sia il campo e quali 
le pezze che lo caricano. Questo scudo è tut- 
to coperto di quattro, sei od otto bande di 
due smalti alternati, in modo che se al can- 
ton sinistro del capo havvi una banda di 
metallo, al canton destro della punta ve ne 
sia una di colore, e viceversa; poiché questa 
convenevole parttjgione dessi considerare co- 
me se fosse stato soppresso l' ultimo spazio 
del campo a un fondo caricato di due o più 
bande, tanto che una di queste, in luogo di 
stare isolata, tocchi con uno dei fianchi la 
parte inferiore a destra dello scudo. 11 ban- 
daio è ordinariamente composto di sei pezzi 
o bande, il qual numero non si accenna nel 
blasonarlo; bensì non lo si trascurerà allor- 
ché i pezzi saranno in numero di quattro o 
di otto. Se sono dieci o dodici, si dirà cotis- 
sato^ cioè formato di cotisse, diminuzione 
delle bande. Abbiam detto che soli due smalti 
concorrono a formare il bandato, però qual- 
che volta se ne trovano di smalti tutti dif- 
ferenti, come si vede nelle arme Bolani di 
Venezia e Achinger di Polonia, che blasone- 
remo pili sotto. Anche le pezze onorevoli e 
gli animali possono essere bandati, trovan- 
dosi capi, fascie, pali, leoni dotati di questo 
attributo. Le linee rette del bandato possono 
anche modificarsi e dar luogo così al bandato 
innestato^ increspato, ondato, centrato, mer- 
lato, ecc. Quanto alla maniera di blasonare 
questa partizione, si nominerà prima lo smal- 
to del pezzo posto nel canton sinistro del 
capo, come quello che a tutti gli altri, seb- 
bene in isghembo,è sovrapposto; quindi si dirà 
lo smalto del pezzo susseguente, e il numero 
delle bande se é maggiore o minore di sei. 
— Il bandato é comunissimo in tutti gli sta- 
ti d' Europa e pili specialmente nella Fran- 
cia e neir Italia. In questa contavasi fra i 
distintivi di parte ghibellina. Fu anche detto 
impropriamente bendato da benda (banda). 

QhisìiBTi (Bologna e Jesi). — Bandato d' oro e di 
rosso. 

Picardìa (Provi Dcia di Frane iaj — Bandato d'oro e 
d' azzurro. 

Malyìferl {ftressò). -^Bandolo d'argento e di rosso. 

Recourt (Artois). — Bandaio di vajo e d' oro, al 
capo del secondo. 

Fietchi (Genova). — Bandato d' argento e d' az>- 
zurro. 

Emo (Venezia). — Bandato di rosso e d' argento, 
di quattro pezzi. 

Polhetm (Germania). — Bandaio d* argento e di 
rosso, d' otto pezzi. 

Torchefelon (Delflnato). — Di rosso, al capo bandato 
d* azzurro e d* armellino. 

(1) Moroni. Dizionario d' erudizione. 



Gambacorti CPisa). — D' azzurro, ai leone bindolo 
d' argento e di nero, d' otto pezst. 

Bolani (Venezia). — Bandaio di 6 pezzi, verde, oro, 
azzurro, argento e roseo. 

Achinger (Polonia). — Bandaio di 4 pezzi, nero, oro, 
rosso e argento. 

Caeeant (Isola di Francia). — Bandato d* oro e di 
verde, le bande di verde caricate ciasr.una da una for- 
mica di nero; al capo d* oro, caricato d* un* aqaila di 
nero. 

Dalle fSciampagna). Bandato d*oro e di rosso, d' 8 
pezzi; spaccato di rosso, a tre artigli d* aquila d' oro. 

Bandato centrato. — Bandato a linee cur- 
ve disposte a semicerchio coi dorsi volti ver- 
so il canton sinistro della punta. Partizione 
molto rara. 

Castagna fRoma). — Bandato cerUrato d'oro e di 
rosso; al capo dei secondn, caricato d* una castagna 
fogliata d'oro, e sostenuto da una riga d'argento. 

Bandato ondato. — Bandato con linee ser- 
peggianti a- guisa di onde. É la più comu- 
ne modificazione del bandato. 

Bonelli (Barletta). Bandato ondato d'argento e d'az» 
zurro. 

* BANDEG6IAT0. — - Dissero alcuni scrit- 
tori per Bandato. • 

* BANDELETTA. — Nome che qualche a- 
raldista dà alla banda che occupa la sesta 
parte dello scudo, ossia alla cotissa. 

BANOERESA [fr. Bannerete; ing. Banne- 
rete; sp. Senora abanderada], — Vedova d'un 
banderese ed ereditaria della signorìa e dei 
privilegi del marito. Al primo appello mili- 
tare essa dovea far marciare i suoi uomini 
d' armi con la propria bandiera, e il genti- 
luomo che la rappresentava, di qualunque 
grado fosse, prendeva il posto e il grado vo- 
luto dalla qualità del feudo. 

BANDERESE [lat. Vexillarius, ing. Banne- 
ret; sp. Senor abanderado], — Questa voce è 
fatta derivare dal Pasquier (1) e dal Rodigi- 
no (2) dal vecchio franco ban^ che significa in- 
timazione di raccogliersi sotto una bandiera per 
correre o guerreggiare. Pid probabilmente ha 
origine da bandiera, bannière, perchè ì ban- 
deresi aveano il diritto di alzare bandiera 
propria. I banderesi erano signori apparte- 
nenti all' alta nobiltà, abbastanza ricchi per 
mantenere almeno trenta uomini d' arme e 
condurli alla guerra sotto la loro bandie- 
ra. Secondo alcuni autori erano gentiluomini 
che possedevano grandi feudi, che davano 
loro il diritto di alzare una bandiera qua- 
drata, a differenza dei semplici baccellieri 
che non poteano usare se non di un vessillo 
a coda, che dicevasi pennone. Fillet dice che 
chi avea un certo numero di gentiluomini 
vassalli, era di diritto banderese. Ragueau di 
Bourges invece sostiene nel suo Indice che 
il banderese dovea arere un castello con 24 
fochi almeno, ossia 24 capi di famiglia che 



(1) Rechercbes sur la Franco. Lib. 8. e. 3Q. 
{%) Lect. antiq. Lib. 15 cap. 17. 



BAN 



- 93- 



BAN 



gli prestassero omaggio. Tutti poi concordano 
nel dire che il bandereso doyea essere gen- 
tiluomo di nome e d' armi. 

La cerimonia del riceTtmento o ereazione 
dei banderesi è così descritta dal Da Gange : 
< Il cayaliere che aspiraya a questo onore 
si presentaya innanzi al principe, tenendo 
in QDa mano la lancia alia quale era attac- 
cato il pennone delle sue armi inyiluppato, 
e U faceya la sua dimanda, o per bocca d'un 
araldo, o da se stesso, e lo pregaya di far- 
lo bauderese, vista la nobiltà della sua na- 
scita, 1 aeryizi resi allo stato da'suoi mag- 
giori e il numero suflSciente di vassalli su 
cui dominava. Allora il principe o capo del 
Tarmata, sviluppando il pennone, ne tagliava 
la coda e lo rendeva quadrato, rimettendolo 
poscia fra le mani del cavaliere e dicendogli 
facendogli dire dagli araldi queste parole 
simili: Ricevete Tonore che il vostro prin- 
cipe yi fa oggi ; siate buon cavaliere e portate 
la vostra bandiera air onore della vostra 
razza (1) ». In un antico manoscritto ove si 
troya il cerimoniale osservato quando si fa. 
eeya un banderese, si dice che T aspirante 
deyo presentarsi dal Contestabile, o altri Ma- 
rescialli o a quello che è Luogotenente del- 
rOst pel Principe che incaricano gli araldi 
(ii tagliar la coda del suo pennone (2). Più 
spesso queste creazioni si facevano nei tornei, 
nelle battaglie e nelle feste pubbliche, ed 
eraoo sempre accompagnate da grandi solen- 
nità, stimandosi il grado di banderese come 
il più onorevole nella cavalleria (3). 

Quanto air origine dei primi banderesi o 
banneriti^ il Moroni la fa risalire a Costantino 
quando questo imperatore scelse cinquanta 
cavalieri a custodire il Labaro (4). Ma per 
Don andare tanto lontano, è certo che i primi 
banderesi che appariscono nella storia di 
Francia non sono anteriori al regno di Filippo 
Augusto, cioè verso il 1190. Altri ne fanno 
venire 1* istituzione di Bretagna (5). In due 
classi si distinguevano i banderesi, cioè in 
cavalieri e scudieri. Questi ultimi, che pos- 
sedevano feudi con diritto di bandiera, por- 
tavano sproni d*argento per distinguersi dai 
cavalieri banderesi che li portavano d' oro. 
Un banderese poteva comandare ad altri di 
minore importanza, e v'erano banderesi di 
prima, seconda e terjta bandiera. Quei della 
prima si schieravano sotto quelli della secon- 
da^ e questi sotto quelli della terza, che mar- 
ciavano indipendenti o sotto il comando d'un 

M) Dissertalion IX sur l'histoire de Joinville. 

(t) DtctioD. uDiyersel bist. et critique des couto- 
me$, ecc. 

f3) Froissart. Anaaics. Lib 2, e. 127 - RastaDus, 
Les termes de la loi — Pitboo. Comtes de Champagne. 
Liv. 1 — Spelmano. Glossarle ss Loiaean. Traile dea 
ordres de la haute Doblesse, Liv. 6 — Selden. Yitul. 
HoQorar. Part. % cap. 1> 

(4) DnsionarU d'erudizione. 

(5) Ooorato da S. Maria. Dissertazioni atorlco-cri- 
tiche sopra la Cavallerìa antica e moderna, secolare 
e regolare. 



conte, visconte o barone di gran feudo. Questa 
gerarchia è chiaramente stabilita nei registri 
delle antiche mostre o rassegne militari di 
Francia; e s'ebbero baroni e banderesi, il 
visconte di Thouars nel 1442 per esempio, 
che riunirono trentadue bandiere sotto il loro 
stendardo. Il grado del banderese e stabilito 
chiaramente da un*antica composizione fran- 
cese in versi stampata a Caen dal signor di 
Brieux : 

V ordrt de Bfnnaret eU plus que Chevalier, 
Gomme apre* Chmalier accor suit Bacìalierf 
Puis apre* Dachelierf Ecuyer d» manièrij 
Que apre* le Due ou Roi, $it toi^our* la Banniere, • 
La gerarchia del banderese rispetto agli 
altri nobili rilevasi anche da un antico istru- 
mento del 1485 citato dal Du Cange nel suo 
Glossario: Ad quod Concilium celehrandum 
omnes et singuli Episcopi^ abbates, capitula^ 
clericus, et comites^ barones^ banerii, bacca-- 
larii, domini, milites et olii nobiles. 

In origine il titolo di banderese era per* 
sonale,* e colui che Tavea ottenuto non lo 
dovea che alla sua spada ed al suo valore; 
ma poi divenne ereditario in quelle famiglie 
che possedevano feudi e vassallaggi tali da 
poter alzar bandiera (1). Però questo titolo 
era sempre annesso al feudo, e si perdeva 
vendendosi o in altro modo alienandosi il 
il benefìcio. Stando ad un antico cerimoniale, 
nn banderese aver dovea sotto di se cinquan- 
ta lancia, oltre ad un numero proporzionato 
d'arcieri e balestrieri; cioè 25 per combattere 
e 25 di riserva colla bandiera. Yarii autori 
dicono che bastava comandasse a 30 uomini 
d'arme de'quali ciascuno, oltre a'suoi famigli, 
avesse due cavalieri per servirlo, Tuno ar- 
mato di arco, e Taltro di mazza o d'accetta ; 
per conseguenza trenta uomini d'arme facea. 
no per lo meno novanta cavalli, che tutti 
doveano essere mantenuti, alle spese del 
banderese. Il soldo che questi toccava in 
guerra era il doppio di quello del baccelliere ; 
un .cavalier banderese prendeva due volte 
lo stipendio d'un banderese scudiere, che era 
di 30 lire tornesi al mese, secondo un docu* 
mento del 1425 (2). Ai soli cavalieri bande* 
resi spettavano il titolo di messire o mon- 
seigneur (messere, monsignore), gli speroni 
dorati, il grido di guerra, le banderuole qua* 
drate sui castelli, gli abiti di velluto, le fo- 
dere di polliccie più preziose, e i fregi d'oro 
sull'armatura. Gli, scudieri banderesi non po- 
tevano usurpare queste prerogative, finché 
non avessero ricevuto la cavalleria. 

L'ordine dei banderesi scomparve dalla 
Francia, quando Carlo VII istituì le compa- 
gnie d'ordinanza. In Inghilterra Tìstituzione 
dei banderesi é antichissima, e vogliono alcu* 
ni, con poco fondamento però, attribuirla a 
Conano luogotenente di Massimo e coman* 

(1) La Roque. Traile de la Noblesse. Ch. IX, 
(%, La Roque. ìbidem. 



BAN 



— 94 — 



BAN 



dante le romane legioni in Britannia nel 383, 
sotto r impero di Graziano. Questo generale 
ribelle divise tntto il paese da lui conquistato 
in 40 cantoni che distribuì a 40 cavalieri col 
potere di riunir sotto la bandiera loro tutti 
gli uomini del cantone capaci di portar Tar- 
mi, e li sottopose gerarchicamente a tre capi 
che chiamò mathibers, dando a loro, dicono 
gli scrittori, il nome di banderesi, che avreb- 
be poi dato origine al moderno di baronetti. 
Vedi q-n. Checché ne sia, i banderesi si pre- 
sentano molto presto nella storia d*Inghilter- 
ra, ed è certo che di là passarono in Francia 
• sotto Filippo Augusto. 

In Italia i banderesi furono noti come 
Tassalli condotti in guerra dai re di Francia, 
almeno sino dal tempo di Giovanni Villani 
che ne parla nella sua Cronaca; ma non eb- 
bero mai parte nelle istituzioni militari ita- 
liane, dalle quali lo stato libero delle repub- 
bliche li escludeva. In seguito furono chia- 
mati banderesi i capi-rioni o banderaj delle 
città italiane, cioè quegli eletti dal popolo 
che portavano il gonfalone della loro contra- 
da. Ma di questi non ci occuperemo, non 
essendo di cavalleresca istituzione. 

Gli Spagnuoli ebbero anch*essi dei bande- 
resi, che chiamavano ricos hombres de se- 
nera, ma pare che non fossero se non baroni 
di alto grado che aveano sotto la propria 
giurisdizione e bandiera altri baroni vassalli. 

BANDERESE (Volo). — V. Volo banderese, 

BANDERUOLA [fr. Giroueite; ing. Flag^ va- 
ne, weathercock; ted Welter hahn; sp. Veleta], 
Le banderuole di metallo che si pongono sulle 
torri per indicare la direzione del vento, e- 
rano anticamente di esclusivo diritto dei gen- 
tiluomini. L'idea ne venne forse dalle bandiere 
che si inalberavano sulle fortezze conquistate, 
o dai voli bandere!«i che si ponevano sull'el- 
mo (1). Vi fu anzi un tempo in cui per acquistare 
il diritto della banderuola, bisognava aver sca- 
lato pel primo le mura d'una piazza assediata 
e piantatavi la bandiera in un posto eleva- 
to (2). Le banderuole erano dipinte ed armeg- 
giate e si facevano quadrate sopra i castelli 
dei banderesi e triangolari sopra quelli dei 
semplici gentiluomini (3). La banderuola delle 
torri, come pure quella delle navi è ammessa 
in araldica sopra un vascello o un edifìzio, 
che» sormontati da simile ornamento, dìconsi 
banderuolati. 

BANDERUOLATO ffr. Girotte»^]. - Attri- 
buto delle torri, delle chiese o delle navi ci- 
mate da banderuole. 

Belforl (Alsazia). — D'aziurro, olla torre d'oro, fi- 
nestrata del campo, murata di nero e bande molata 
d'argento, accostata da nn B o da un F di nero. 

Sante» (Città di Francia). — Di rosso, alia nave 

(1) Gnrne de Saint>Paiaye. Mémoires sur 1* ancien- 
ne Chevalerie. Voi. I. Part. 4. Notes de Nodier; no- 
ie 36. 

(i) Rey. Histoirc dii Drapean. Voi. 1. Lib. H. Ch. X. j 
(3) Le Laboureur. Origine des armoiries. Pag. 93. I 



d'oro equipaggiata e banderuolata d'armellino, fluttuan- 
te sopra un roare al naturale; al capo d' armellino. 

BANDIERA [lat. Signum, vexillum; fr. Ban- 
nière; ing. Banner; ted. Fdhne; sp. Bande- 
rd\, — Nome generico che comprende tutte 
le insegne di drappo che si usano dagli eser- 
citi, dalle chiese, dalle corporazioni, ecc. Più 
propriamente la bandiera è un drappo attac- 
cato per lo lungo ad un*asta, sul quale stan- 
no dipinti i colori e gli emblemi della na- 
zione, d«lla citti della famiglia cui appar- 
tiene. Cr edesi derivata questa voce dal te- 
desco band, nastro, banda, striscia di drap- 
po portata dai soldati sul vestito, a distin- 
guere coi vari colori le diverse milizie. Il 
vocabolo bando per bandiera fu usitatissi- 
mo in Italia nel Medio Evo. Le bandiere tras- 
sero origine dalla necessità di distinguere a 
certa distanza il corpo al quale appartiene 
una truppa e di offerire agli individui che la 
compongono facilità di riunirsi al loro capo 
nel caso di essere dispersi. Non ò del nostro 
tema, né della brevità del nostro lavoro il 
far qui la storia delle bandiere. Chi fosse 
bramoso di conoscerla troverà pascolo alla 
sua giusta curiosità consultando gli autori 
che ne hanno diffusamente trattato (1). 

Le bandiere si distinguono in stendardi, 
pennoni, gonfaloni, cornette, vessilli^ guidoni, 
fiamme, ecc. dei quali tutti si potrà vedere 
la spiegazione alle singole voci. La bandiera 
propriamente detta era quadrata nel medio 
evo ed apparteneva di esclusivo diritto ai 
banderesi. V^erano poi le bandiere nazionali 
spiegate da un' intera nazione, come V ori- 
fiamma dei Francesi, lo stendardo giallo col- 
Taquila bicipite nera dei Tedeschi, ecc.; bau-* 
diere reali proprie solo dei sovrani, come la 
bandiera azzurra gigliata d* oro dei re di 
Francia, la bandiera gialla con quattro pali 
d'oro dei re d'Aragona, ecc.; bandiere de* ca" 
valieri che erano armeggiate dei colori e de- 
gli emblemi dello scudo gentilizio; bandiere 
ecclesiastiche con figure di santi o simboli 
saeri; bandiere comunali, come la bianca con 
croce rossa dei Lombardi, la bianca con gi- 
glio rosso di Firenze, la rossa di Pisa, la 
spaccata rossa e bianca di Lucca, la rossa 
con croce d'oro di Messina, la rossa con tre 
terzifogli d'argento d'Orléans, la bianca con 
(5roce azzurra di Marsiglia, la bianca con 
croce rossa e pugnale d'oro di Londra, ecc.; 
bandiere feudali appartenenti ai signori dei 
grandi feudi, come la bandiera d' armellino 
di Bretagna, la bandiera scaccata di nero e 
di bianco di Normandia, la bandiera rossa 
con scala d'argento degli Scaligeri, ecc.; ban- 

(1) Vedi Rey. Histoire du Drapeau. Paris. 18.S7 — 
Beneton. Enselgnes de guerre. — Galland. Des an- 
ciennes enseignes et estendarts de France< 1637 — « 
Sepet. Le Drapeau de la Franco — Leque9. Le Dra- 
peau national. 1873 — Bouillé. Les Drapeaux frangais. 
1875 — Cav. 6. B. di Crollalanza. Storia delle ban- 
diere da guerra, in corto di pubblicazione, ecc. 



ÈA» 



^95- 



BAN 



diere sociali innalzate da una milizia di va- 
rie nazionalità, o da una fazione o da una 
corporazione, ad esempio la bandiera bianca 
con croce rossa dei Crociati, quella bianca 
con aquila rossa atterrante un drago di ver- 
de dei Ghibellini toscani, e i tanti bandie- 
raggi delle contrade e dei mestieri a Milano, 
Firenze» Roma, Siena, Lucca, Pistoja, Marsi- 
glia, Parigi, Gand, Bruges, Liegi, Ipres, Lil- 
le, Arras, Saint-Omer, Esdin, Gravelines, 
Beaupaume, Augusta, Lione, Besan^on, ecc.; 
bandiere marittime poste sulle nari per ri- 
conoscerne la nazionalità; bandiere militari 
spiegate da certe bande, truppe e compagnie 
di ventura, come quella d^Aiberico da Barbia- 
Do, di Braccio da Montone, di Akvood, di 
Uguccione della Faggiuola, di Xaintraille, di 
La Tremouille, ecc.; finalmente bandiere de- 
gli ordini cavallereschi fatte in forma di 
gonfalone. 

In guerra precedeva la bandiera di devo- 
zione, poi quella del re, dei grandi vassalli, 
dei signori, dei banderesi, e infine i penno- 
ni dei baccellieri (1). Il perdere la propria 
bandiera acquistava nota d'infamia, come e- 
ra atto di gran gloria il conquistarne sul ne- 
mico o il piantare la propria sugli spaldi d'u- 
na fortezza assediata. 

In araldica la bandiera è molto usata, e 
vuoisi considerare se è posta nelle armi den- 
tro lo scudo o fuori. Se è posta dentro sim- 
boleggia sommo ordine, gloriosa conquista o 
dominio incontrastabile. Nel medio evo chi 
godeva del privilegio di far leva di troppe, 
inseriva sovente una bandiera fra gli em- 
blemi dell'arma sua; e le città che volevano 
dar prova di simpatia e d' attaccamento ai 
loro signorì si valevano delle insegne di que- 
sti per farne il loro blasone. Un braccio im- 
pugnante una bandiera si considera come 
simbolo di potere sovrano; per la qual cosa 
non pochi principi dei secoli XII e susseguen- 
te se lo attribuirono e ne fecero uso nei si- 
gilli e nelle arme (2). Se la bandiera è posta 
sopra un castello è contrassegno di feudalità; 
se è posta sopra una nave indica una vitto- 
ria riportata per mare. Si disegnano anche 
le bandiere nello scudo piegate, sviluppate 
svolazzanti a destra o a sinistra, tenute da 
leoni, da agnelli pasquali, da figure umane, 
attraversanti^ poste in trofeo, caricate di mot- 
ti, ecc., come si può vedere dai seguenti e- 

aempi. 

Bandiera fFriuli). — Di rosso, alla bandiera d'ar- 
gento, funata d'oro tvolazsante a destra, 

Benadi (Ualia). — Spaccato d'azzurro e d'argento, 
alla bandiera dell'uno airaltro, posta in bando, e evi- 
luppata a einistra, 

Bibbiena (Comune di Toscana). ^ Di rosso, al leo- 
00 d'argento, tenente una bandiera dello stesso; cari- 
cato d'un giglio di Firenze del campo, e svolazzante a 
nnitlra. 

(1) Bouillé. Les drapeaux frangais. Pag. 118. 
{t} D. Devainea. Dictloonaire de Diplom. 11, 267. 



Pieve S, Stefano (Comune di Toscana). — D'argen- 
to, al ponte merlato, d' un solo arco al naturale, mo- 
vente da una riviera d'azzurro, o sostenente una figu- 
ra di S. Stefano, tenente una bandiera d* azzurro svo- 
lazzante a sinistra, 

lÀvomo (Città di Toscana). — Di rosso, al castello 
di due torri d'argrnto, aperto, finestrato e murato di 
nero, battuto dal mare del secondo, fluttuoso di nero, 
movente dalla punta, con la bandiera ài rosso, fustata 
dì nero, caricata del molto FIDES dello stesso, pian- 
tata sulla prima torre, e soiluppata a sinistra. 

Byng conti di Strafford (Inghilterra). — Inquartato: 
nel 1.'^ di nero, al leone d'argento; nel J." e 3.® d'ar- 
gento; nel 4.^ di nero; sul tutto una bandiera d'Inghil- 
terra posta in sbarra e attraversante. 

Besancenet (Sciampagna). — Spaccato: nel 1.' d'az- 
zurro, alla bilancia d'argento, nel 2.' d'oro, a due ban- 
diere di rosso, poste in croce di S. Andrea sopra una 
spada di nero in palo. 

Ma l'importanza nelle arme devesi consi- 
derare in quanto queste servono d*ornamen- 
to esteriore agli scudi. E dicemmo d' orna' 
mentOy perchè è la parola consacrata dal bla- 
sone, benché non sia esatta, essendo la ban- 
diera un contrassegno d*onore o un ricordo 
di illustri fatti, e non un semplice abbelli- 
mento. Queste bandiere si pongono, o accol- 
late dietro lo scudo, o sostenute dai supporti 
e tenenti, oin cimiero. I cavalieri che in a- 
perta campagna toglievano dalle mani del 
nemico qualche loro vessillo, erano dal so- 
vrano ricompensati col privilegio di addos- 
sarne altrettanti allo scudo gentilizio. Valga 
r esempio del conte di Cabra, vincitore dei 
Mori nel 1483, che ottenne dal re il favore 
di porne nove, chà tante in una sola batta- 
glia ne avea conquistate. In Ispagna quosVu- 
80 di accollare bandiere e. anche troppo co- 
mune, perchè vediamo i Toledo portarne IO, 
i Valdefuentes 12, i Portocarrero 15, i Cor- 
dova marchesi di Comares 64 ! Le più fre- 
quenti bandiere accollate sono quelle dei Mo- 
ri, Turchi, Saracini, ed indicano le crociate 
e le guerre sante imprese dalla cristianità 
contro grinfedeli e i pirati. In Italia portano 
bandiere dietro il loro scudo i Colonna, i 
Conti, i Cesarini, i Mortillaro, ed altri. Mol- 
te famiglie, specialmente sovrane, pongono 
delle banderuole o guidoni armeggiati nelle 
mani dei tenenti, o fra le zampe dei suppor- 
ti, come si può vedere neirarma di Prussia, 
di Baviera, del Belgio, di Lippe-Detmoldt, dei 
Borboni di Francia, dei Merode del Belgio, 
dei Paumgarten di Germania, dei Bruco d'In- 
ghilterra, ecc. Finalmente si pongono anche 
le bandiere in cimiero, il che praticano mol- 
tissimo i Tedeschi. In Danimarca le famiglie 
Wulstan, Moltricke, Huitfeld, Hacher porta- 
no banderuole sull'elmo; in Germania le por- 
tano gli Erbtruch, i Piezen, i Meuntzenberg, 
i Mansfeld, i Pappenheim, i Rechberg, i Til- 
ly, i Waldburg, gli Erpach, i Geyer, e molti 
ancora. 

BANDIERA D'ALLEANZà[fr.£anniér<? d'ai- 



BAN 



- 96- 



6àR 



liance]. — Diconsi bandiere d" alleanza quel- 
le che si pongono accollate intorno allo scu- 
do per rappresentare le parentele colle fa- 
miglie dei cui emblemi sono armeggiate. Ne 
offriamo un esempio. 

Emawitl» (Sicilia). — Di rosso, al leoDe d*oro, te- 
nente colle zampe anteriori una bandiera d'argento, ca- 
ricata da una croce di rosso, svolazzante a sinistra, 
accompagnata dal motto Signifer vis el clemeniiat posto 
in orlo di nero alla bordura composta d* argento e di 
rosso di 12 pezzi, caricalo ciascun pezzo d'argento da 
un leone di rosso, e ciascun pezzo di rosso da un ar- 
tiglio alato d'oro, armato di spada d'argento. — Coro- 
na da marchese. — Elmo posto di fronte con lambre- 
quinl di rosso, d'argento e d'oro. — Lo scudo accol- 
lato da 8 bandiere d'alleanza: la l.a a destra inquar- 
tata d'oro, a due bande ondate d'azzurro, e d*azzurro, 
air aquila spiegata e coronata d'argento (Gaetani), la 
2 a d'oro, a tre pali di nero (Alliata); la S.a d' oro. a 
cinque foglie di ^co di verde, fibrate d'oro, poste in 
croce di S. A. (Suarez de Figueroa); la 4.a scaccata 
d'argento e di nero (Stripepoli)\ la 6a a sinistra d'oro, 
a tre bande d'azzurro, abbassate sotto una riga dello 
stesso, sormontata da un grifo di nero passante (Gri- 
feo)\ la 6.a d'azzurro, a tre artigli alali d'oro (Becca- 
dellt); la 7.a d'azzurro, alla fascia d'oro accompagnata 
da tre stelle dello stesso (Diana); la 8. a di rosso, al 
cane rampante d'argento, coUarinato d'oro (Vanni). 

BANOIERALE. — \, A bandiera. 

BANDOLIERA. — V. Balteo. 

* BANNERETTO. — V. Banderese. 

* BANNERITO. — V. Banderese. 
BARBAGIANNI. — Uccello simboleggiante 

prudenza. E rarissimo nelle arme. 

Dodeman (Normandia). — D'azzurro, al barbagianni 
perticalo sopra un ramo di nero. 

BARBATO [fr. Barbe; ing. Bearded; ted. 
Bdrtig; sp. Barbado], — Dicesi ; 

l.^Del gallo e del delfino quando la loro 
barba è di smalto diverso dal corpo. 

Monlreuil (Isola di Francia). — D' oro, a tre galli 
di nero, barbali e crestati di rosso. 

Daniil (Alvernia). — Di rosso, al delfino d'argento, 
crestato, orecchiuto, o barbato d'azzurro. 

2.^ Della croce le cui estremità sono for- 
mate a barbe di dardo. Questa croce, notata 
dal Playne (1), è rarissima. 

3P Della croce a coda d* armellino che 
sembrano appunto barbe. In questo senso il 
vocabolo è poco usato. 

4.^ Delle teste umane, ma di queste si 
dirà meglio barbute. 

BARBIO. — Pesce che appare nello scudo 
in palo, di profilo e curvo come il delfino. 
E frequentissimo nelle arme francesi, e spe- 
cialmente in quelle di Borgogna e di Franca 
Contea, forse in omaggio alla illustre casa 
di Montbard, che li porta nel suo stemma. 
E simbolo di segreto consiglio. 

Montbard (Borgogna). — D' azzurro, a due barbi 
addossati d' oro. 

Harchius (Fiandra). — D' argento, al barbio di ros* 
80 posto in palo. 

(1) Art héraldlqite, pag. 81. 



Barfleur (Città della Normandia). -^ £>i rosso, al 
barbio riooltalo d* argento e sormontato da un giglio 

d' oro. 

Bar (Ducato di). — D'azzurro seminato di crocette 
ricrocettate e fitte d' oro, a due barbi addoeeaii dello 
atesso. 

Bariti (Isola di Francia). — D'azzurro, a tre barbi 
d* argento, posti in sbarra. 

Kippenheim (Alsazia). — Di rosso, a tre barbi d'o- 
ro, posti in pergola f le code nel centro. 

Areny (Catalogna). —Partito: nel 1.<^ d'oro, al leo- 
ne di rosso, coronato del campo; nel S.^ d'azzurro, a 
tre barbi d'oro, posti in fascia l'uno sult^ altro. 

BARBUTA [lat. Cassis\ fr. Barbio; ing. 
Dod, quickset; ted. Kleiner Helm; sp. Cascò]. 
— Arma difensiva del capo, d* acciajo o di 
ferro, senza guarnimento sulla fronte, e sen- 
za cimiero; solo le milizie tedesche Tadorna- 
vano d' una criniera d*onde il nome. Aveva 
una ventaglia da potersi aprire e chiudere 
al bisogno (1). — Benché elmo de' semplici 
soldati, era però portata qualche volta anche 
dai cavalieri, al dire del Villani: / tutti ar- 
mati di corazza e barbute, come Cavalie- 
ri (2). Anche i sovrani se ne cingevano il 
capo: €t ultimo Rea cum multa gente supìi'a 
parvum roncimum^ armatus sic ut alii cum~ 
barbuta (3). 

BARBUTO [fr. Barbu]. — Attributo delle 
teste umane con barba. 

Barberino di Mugello (iComune di Toscana). — D'az- 
zurro, alla testa umana di carnagione, crinita e bar- 
buta di nero, posta in fronte. 

BARCA. — Le barche, poste nell'arme co- 
me contrassegno del diritto di passaggio sui 
fiumi, diconsi fluttuanti, fornite, ecc. ed han- 
no anche le stesse significazioni delle navi 
e dei vascelli. 

Gall}fe (Normandia). — Di nero alla barca (ornila 
d* oro. 

Barga ^Comune di Toscana). — D'azzurro alla bar- 
ca al naturale, avente la vela d* argento attaccata ad 
un pino di verde posto a mo' di albero, e fluttuante 
sopra un mare al naturale. 

BARDA [lat. Phalerae ; fr. Barde; ing. 
Bard; ted. Pfedeharnisch; sp. Barda], — Ar- 
matura di cuojo cotto di lamine di ferro o 
di rame, colla quale si coprivano la groppa, 
il collo e il petto dei cavalli da guerra. Il 
primo a bardare in tal modo 1 cavalli delle 
milizie italiane fu il famoso condotti ere Al- 
berico da Barbiano verso la fine del secolo 
XIV (4). 

BARDATO [lat. Stagulis instructus; fr. 
Barde; ing. Barded; ted. Geruhst; sp. Bar* 
dado]. — Attributo del cavallo rivestito di 
bardatura. 

La Chambre (Francia) — D'oro, al cavallo bardato 
di nero. 

(1) Grassi. Dizionario Militare. 

(ì) Giovanni Villani. Cronache. II, cap. 77. 

(3) Hockaemium in Engelberto Episc. Leod. -*-* 
Gap. 36. 

(4) Theaaur, alla voce Fneiberreo. 




BAR 



-««7^ 



BAR 



BiRDATURA. — Sinonimo di barda. Dice- i 
si però anche delT arnese completo dei fini- 
menti d*an cavallo da sella o da tiro. 

BARILE. — Rappresenta V uomo affabile 
ed amico di tatti, perchè distribaisce il Ti- 
no che dà la gajezza. Si pone per lo più ca- 
ricalo ossia in fascia, e cerchiato di smalto 
diverso. 

Barillcn (Poitonj. — Di rosso, a tre 6an7i d* oro, 
cerdiiati di nero. 

Brulon (Poitoa). — D'argento, a cinque barili di 
nero po»ti in. banda e intrecciati da una striscia dello 
stesso. 

BAIOLETTO. — V. Barile. 

AARONAGGIO [b. lat. Baronia; fr^Baronna- 
gè; ing. Baronale; ted. Freikerrschafi; sp. 
Baronia], — Grado o giurisdizione di baro- 
ne. Dicesi anche il corpo dei baroni d*uno 
stato. 

BARONATO. -. Grado di barone. 

BARONE [ b. lat. Baro, varo ; y. ted. Fa- 
ron; franco Bahr; teut. Ber; fr. Baron; ing. 
Baron; ted. Baron, Freiherr; sp. Baron, va- 
ron; fiam. Ber\ — Sull'origine della voce ba- 
rone varie e discordi sono le opinioni degli au- 
tori. Il Valosio la fa derivare da breon o bren, 
titolo che si dava ai capi dei popoli Galli e Vin- 
deliei; il Besoldo (1) dal tedesco baren equiva- 
lente al latino filii, liberi, perchè spesso si 
cbiamavaoD baroni i primogeniti delle gran- 
di famiglie, e signore libero, franco vuol di- 
re il titolo Freiherr usato dai Tedeschi per 
barone. Altri ^dicono che baro è alterazione di 
tir, e adducono in argomento il romanico varo, 
nomo grave, possente. Infatti , e il Menage ne 
contiene, nella bassa latinità baro era abla- 
tivo di m'r, ossia equivaleva a virg, e signi- 
ficava uomo prode e valente, d*onde ne venne 
che coloro che aveano posto presso il re dopo 
una battaglia erano chiamati barones, o i più 
bravi dell'armata (2). A questa opinione s'ac- 
costa anche Mezeraj (3), dicendo che i re di 
Francia erano sempre circondati da un certo 
numero di braves ou barons che si aspone- 
ano per lui a tutti i pericoli. In significato 
di uomo forte, potente, superiore, ecc. vi so- 
no ancora le voci bahr o barhn (franco), vd- 
haran (slavo) e 06^os (greco). Ci sembra dun- 
que questa la opinione pid accettabile, tanto 
più se ricordiamo che in Italia baro equiva- 
leva anticamente a capo-banda d* armati, e , 
se confrontiamo i bravi o baroni franchi coi 
Ifuài delle popolazioni germaniche. Le altre 
credenze si posspno associare a questa, o ri- 
gettare interamente. I farones, di cui parla 
il Cibrario (4), o capi di fare, potrebbero non 
esser altro che i barones o varones. lì ten- 
tone ber^ usato sino al XIII sec. in molti at- 
ti francesi sarebbe una corruzione del fran- 
co bahr, d'onde ne venne Vaubert o haut-ber 

(1) Tbesaur. alla voce Teiherren. 
(S) Saint Allais. Ancienne Prence. Baron. 
(3) Tratte de rorigine dea Praiigoi.i. 1668. 
[i; Economia politica del Medio Evo. 1. S8. 



che significava alto barone o feudo dipenden- 
te direttamente dalla corona (l). Non possia- 
mo dar credito infine all'opinione di coloro che 
derivano barone da baner o bannière, per- 
chè, dicono essi, i baroni seguivano o porta- 
vano la bandiera reale. La radice è ben sti- 
racchiata, ci parel 

É certo che la voc'e barone è antichissi- 
ma, ed abbiamo in S. Agostino (2): Ubinam 
est Caesaris corpus praeclarum, ubi appara- 
tus deliciarum, ubi multitudo dominorum, u- 
bi caterva baronum, abi acies militumì Osser- 
va però il Garpentier annotatore del Glossa- 
rio di Du Gange, che queste parole possono 
essere di qualche impostore più recente, la 
qual osservazione non ci sembra afi'atto in- 
sensata. Ma certo, verso Tanno 567, nella mo- 
narchia francese scusava già questo titolo dai 
leudi ed antrt^tioni conquistatori, i quali ot- 
tennero dai re terre a benefizio immediata- 
tamente dipendenti dalla corona. Ecco la de- 
finizione che ne dà il Du Gange nel suo Glos- 
sario: Barones àicii Vassalli qui tenent ter- 
ras suas immediate de rege per servitium 
militare et alia feudorum consueta servitia. 
Ed altrove: Baronum etiam apellatione do- 
natur majores vassalli, qui non a Rege, sed 
a majoribus Baronibus nude pendebant. Ec- 
co quindi due classi di baroni, maggiori e 
minori, gli uni dipendenti dal re, gli altri dai 
maggiori baroni. Barone adunque era un ti- 
tolo complessivo, ed anzi più anticamente non 
si dava che ai grandi feudatari della corona 
di qualunque grado fossero. Ferrico duca di 
Lorena nel 1267 si faceva chiamar barone (3); 
neir assemblea di Bonneuil nel 856 tutti i 
grandi dello stato vi erano appellati baroni, 
fossero pure vescovi, conti, duchi o principi 
del sangue (4). Dirò di più, anche i re si glo- 
riavano del titolo di barone: antichi storici 
danno questo appellativo a Luigi Vili re di 
Francia e a Tebaldo re di Navarra. jBo- 
rone, in significato di Signore, si dava an- 
che ai santi: Il fit des vef4S devant le benoit 
corp du Saint Baron Saint Jacques, dice 
Froissart neljia sua Gronaca; e in Italia erano 
comuni le espressioni di barone San France^ 
SCO, barone S. Filippo, glorioso barone S» 
Michele e persino barone Domeneddio. 

L^istitùzione dei baroni si diffuse in Fran- 
cia, in Germania, in Inghilterra ed in Italia, 
come vedremo qui sotto, notando che il se- 
colo d' oro del baronaggio fu il decimo pri- 
mo io cui i grandi signori aveano eretto un 
edificio di potenza quasi sovrana. 

Baroni francesi. — Abbiamo veduto che 
in Francia i baroni avean rimpiazzato i leu- 
di, e che formavano la prima classe di vas- 
salli, i più ricchi, i più potenti, cioè quelli 
che non aveano sopra di sé che il re. Dovea- 

fi) Satnt-Allais. Op. cit, 

(2) ^e mo i8 ad Pratre:» in Eremo. 

(3) (ara di Guglielmo vescovo di Metz, del 1S67é 
(4/ Samt'Aliaia. Op. ct7* 



BAR 



— 98 — 



BAR 



no quindi possedere almeno una cittd mura- 
ta, fondare un*abbazia o priorato, e aTere due 
castellante con alta, mezza e bassa giusti- 
zia (1). Si legge nel libro I, cap. 25 dei Sta- 
bilimenta S, Ludovici che il barone avea 
diritto di giustizia murtri, raptus, et inci- 
sioni, seu mulieris grtwidae tmlneratae. Nel- 
lo stesso libro al capo 4 sono altresì registra- 
ti questi casi di giustizia: ìraison, rat, arson^ 
murtre^ encis et tous crimes où il y a pe- 
rii de perdre vie ou memore, la où Von fé- 
soit bataille. I baroni invece non potevano 
esser giudicati che da altri baroni (pari). A- 
Teano diritto di fier^ e di mercato, di zecca 
e di voto ai parlamenti (2). Fra le altre pre- 
rogative quella di servirsi in guerra delle 
fortezze e castelli dei loro vassalli non era 
la meno importante (3). Potevano inoltre to- 
gliere ai benéficiarii i loro predii e teni men- 
ti, però dietro giusto compenso (4), il che pa- 
re non facessero troppo coscienziosamente. Il 
re non poteva metter bando .sulle loro terre 
senza il loro consenso (5); ai baroni il dirit- 
to d' investir cavalieri, diritto che fu loro 
tolto in processo di tempo, come appare nel- 
la vita di Giovanni I Sire di Joinville che, 
avendo donato nel 1317 il cingolo militare a 
un Giacomo de Non, dovette chiederne il 
permesso al* re Filippo il Lungo (6). I baro- 
ni conducevano i loro vassalli alla guerra 
sotto bandiera loro propria, 'e quando il re 
dichiarava il bando ai grandi feudatari, que- 
sti facevano gridare il retrobando [arrière- 
ban"] nei loro domi ni i. 

Da quanto si è detto si può ben compren- 
dere quanta fosse V importanza del barònato 
in Francia; molti baroni erano di sangue 
reale; altri traevano la loro origine dalle più 
antiche famiglie conquistatrici della monar- 
chia. L'autore della P^atique de Frdnce dice 
che il titolo di Barone era tanto in onore che 
alla tavola dei baroni ninno poteva assider- 
si che non fosse cavaliere o prelato d' au- 
torità. Luigi IX non mancava mai di te- 
stimoniare ai suoi baroni la stima che ave- 
VA della loro nobiltà; e si narra di lui, che 
avendogli Tebaldo re di Navarra chiesto in 
matrimionio sua figlia Elisabetta, egli rispo- 
se non la concederebbe che a consenso de' 
suoi baroni. Questa considerazione per essi 
passò sino all' imperatore. Federico II, che 
li volle arbitri delle differenze sorte fra 
lui e il papa Innocenzo IV (7). L'importanza 
dei baroni generò ili loro l'abuso del potere, 
edivennero'per servirci delle parole di Cibra- 

rio, « durissimi tiranni ai militi, che teneano 

• 

(1) Pr. Le Maire. Antlquibés d'Orléans. 

(2) S. Aliala. Op. cU, 

(3) Du CBDge. Disser/ation 30 spr l'histoire do Join- 
ville, 

(4) Du Gange. Gloasarlum mediae et iD6mae ]ati- 
nitatla. 

(5) Stabilimenta S. Uidovloi. Lib. I. cap. 84. 
* (6) Saint Ailais. Op. ciV. 

CJ) Saint-Allals. Op. cU, . 



da loro terre in feudo; ai rustici, che gemea- 
no sotto al giogo della servitù (1) » Spoglia- 
vano i loro suffeudatari de'castelli e dei beni, 
sotto pretesto di fellonia o malvolere; strazia- 
vano i servi per averne danaro o per rapirne 
le donne, assalivano e spogliavano i viaggia- 
tori, sottoponendoli poi ad ingenti riscatti; 
guen*eggiavansi gli uni gli altri per parziali 
vendette o per ambiziose ed avide vedute; in. 
fine si ridevano del re, a nome del quale e- 
rano giudici nelle loro terre, sprezzando! co- 
mandi sovrani, servendosi del loro diritto di 
giustizia e di tortura per giuridici assassini!, 
imponendo tasse, tributi, balzelli, pedaggi e- 

sorbitanti su tutto, e (lo diremo, benché 

ad onta della nobiltà, a cui noi stessi appar- 
teniamo) persino sulle primizie delle spose 
dei coloni ! Questo quadro vergognoso dell'al- 
ta nobiltà nel medio evo è pur troppo vero, 
ne a noi'ò permesso per idea di partito od 
altro attenuarne, o solamente tacerne le brut- 
ture. Fedeli al nostro dovere d' istoriografo 
coscienziosi, porremo sempre i vizi a lato 
delle virtd. I baroni del triste secolo XI ne 
aveano ben una: il valore -^ valore forse 
non troppo patriottico, poiché le guerre mi- 
cidiali d' allora aveano raramente a fine la 
difesa delia patria, ma piuttosto quella dei 
beni, o la sperenza d'acquistarne; ma pur sem- 
pre valore, indomabile, cieco^ inconscio d* o- 
stacoli, o di pericoli, e pur cortese e gene- 
roso. Nel sec. XIII i prigionieri non si sgoz- 
zavano, né si bruciavano come al tempo del- 
le guerre che dissero sante ! 

Il titolo di barone adescò tanto f grandi 
che v'ebbe persino chi lasciò il titolo di 
principe per prender quello; ciò che fece il 
Sire di Bourbon nel 1200. Altri loi accoppia- 
vano con quello di pi'incipe, di duca, di con- 
te, ecc. come Filippo conte di Savoja, nobi- 
le barone e principe (1269), Alto barone Ro- 
berto duca di Borgogna (1272), signori di 
Gradai baroni e principi (1192), ecc. Il qua- 
lificati*^ di barone era dato anche ai princi- 
pi della casa reale, che si gloriavano d* un 
tìtolo sì eminente, il quale era per conse- 
guenza collettivo, ed equivaleva a quello di 
magnate, di grande, di primo vassallo, di al- 
to signore e di nobile potentissimo. Basti per 
convincersi di ciò il dare uno sguardo alla 
nota dei baroni francesi sotto Filippo Augu- 
sto lasciataci dal Chartularium Regis, e ri- 
portata dal Glossarium Juris Gallici. 

I baroni tenevano nei loro castelli feu- 
dal! una corte come quella del re, composta 
di marescialli, siniscalchi, .scudieri, prevosti, 
balivi, giustizieri, ufiìciali del tesoro, consta- 
bili, gentiluomini di camera e di bocca, pag- 
gi, ecc. Il grida di guerra dei Montmorency: 
Dieu nide au premier bar ori, chretien, quello 
dei BeaufiTremont: Bieu aide au secdnd ba- 
ron cretien e i titoli di hauts barons dato ai 

(1) Cibrario. Op. cit. ì, 160. 



BAft 



— Ò9 - 



BAR 



signori di Ooucy, di Sully, di Graon e di Beau- 
jen, ci fanno intendere come esìstesse una 
gerarchia neiristesso baronato, prova inne- 
gabile deir estensione e dell' importanza di 
esso. 

Non tutti ammettono tanti baroni in Fran- 
cia quanti il Catalogò sopracitato ne rife- 
risce; e contano solo come baronali le case 
di Narbonne, Beaujeu, Coucy, Sully e Graon; 
altri solo gli ultimi quattro. Il Gran Coutu- 
mière de France del 1598 (1) non ne dà che 
tre: Bourbon, Coucy e Beaujeu, altri infine 
la sola casa di Montmorency (2). Ma queste 
erano le famiglie cfae{>ortaTano il titolo d'al- 
ti baroni^ essendo tutte le altre rivestite del 
semplice appellativo di barone. 

V'ebbero aùche signori, i quali non pos- 
sedendo ne baronie, né porzioni di baronìa, 
ottennero d*esserè infeudati sotto questo ti- 
tolo delle terre che aveano in beneficio. Ciò 
fu òetto possedere per baronìa^ e questi nuo- 
vi baroni doveano avere almeno una ca- 
fltellania con omaggio al re, a un duca o ad 
nii conte alto barone (3). E questa la secon- 
da classe di baróni, da noi chiamati pili so- 
pra baroni minori^ e detti anche baroni di 
provincia, mentre i grandi vassalli erano ba- 
roni del reame: Quindi nel XIV sec. si co- 
minciò a riguardare i baroni c.ome signori 
feudali inferiori in dignità ai duchi e ai con- 
ti; e in seguito questo titolo divenne sì co- 
rnane, che quelli che T ottenevano erano ri- 
guardati come inferióri dì rango ài genti- 
luomini dialitica estrazione, comeche non tito- 
lati, i quali non voleano ceder loro il passo. 
Aveano però la preminenza sui castellani, 
sui banderesiy sui cavalieri :e sugli acudie- 
ri (4). , - . 

Quando i duchi, i marchesa e i conti vol- 
iera usurpare i diritti della sovranità ces- 
sarono di farsi chiamar baroni, la baronia 
non essendo capace di sovranità, perche di- 
pendeva direttamente dai re o dai duchi, 
marchesi e conti. D^allora in poi baronìa s'in- 
tese per TAssallaggio della corona, e i re non 
eressero più contee, marchesati e ducati, sen- 
za la clausola: a condizione di tenerli in ba- 
roma.. Nelle lettere d* appannaggio dei prin- 
cipi del sangue si diceva che questi appan- 
naggi doY'eano tenersi in comitatum et ba- 
roniam, 

Revin dice che la dignità di barone non 
era ne personale^ nò mistat ma reale, cioè 
inerente al feudo, perchè non si potesse 
smembrarlo, il che era vietato dalie assise 
del Conte Goffredo nel 1185, e non è per- 
messo da Luigi IX se non ,nel caso in cui 
il padre non avesse fatto divisione fra i suoi 
figli, n cadetto d'un barone non poteva tene- 
re una parte della baronìa del primogenito, 

fi) Lib. s; cap. 27, pag. 182. 

[t) Giovanni Le Coq. Quaestio 244. . 

(3) Saiot-Allais. Opera di, 

(4) Saiot-Allajs. Op. cit. 



ciò che dicevasi fratellaggio {frérage'], ma . 
solo quando il padre Tavea ordinato (l). 

I primi a scalzare dalle fondamenta la po-r 
tenza dei baroni furono i Comuni. « L'ordi- 
namento delle leggi e delle consuetudini feu- 
dali (è il Cibrario che parla) ayea già cir- 
coscritta fin dai tempi di Corrado il Salico 
r avidità e la prepotenza de' baroni; ma le 
leggi son cosa morta-, quando non v'ha brac- 
cio che le faccia eseguire. Però sul declina- 
re del sec. XI i nobili minori di qualche ca- 
rtello, angariati dai grandi valvassori, rifug- 
girono ne' comuni, che si levavano all' indi- 
pendenza, e colà animassi ne*primi gradi del-' 
la repubblica, faceano a questo fine qualche 
volta anche stretta lega coi re; oAde i baro- 
ni, travagliati da tante parti, rovinati dalle 
crociate, dalle quali all' incontro i comuni ri- 
traevano, occasione o comodità d'allargare il 
loro commercio; costretti di vendere a brani 
a brani, o Almeno di impegnare con poca 
speranza di riscattò 1' antico retag^ip degli 
avi; forzati a vendere per moneta ai loro 
sudditi carte di franchigia, a dismettere par- 
te di giurisdizione, scaddero dall' antica po- 
tenza, e furono in progresso di tempo soven- 
te obbligati a farsi ' ricevere cittadini, e a 
comprar case nelle città, in cui i loro avi 
aveano signoreggiato (2). > I principi, cui so- 
pra tutto la potenza dei baroni era pericolo- 
sa ed Invisa, non tardarono ad accorgersi 
che nell' abbassamento di essi stava la spó,-' 
ranza di mantenersi nel seggio, e per più 
secoli ogni loro atudio fu di s6emarne il po- 
tere o coll'astuzia o coll'aperta guerra, eì fa- 
vorirono i Comuni. In ispecial modo s' avvi- 
narono i sovrani di circoscrivere la giurisdi- 
zione dei baroni, non permettendo loro di 
render giudizio se non in affari di poco ri- 
lievo, ' riserbandosi quelli di maggior momen- 
to che si dissero liti della corona^ o cause • 
regie; soppressero i duelli giudi2iarii e il si- 
stema di giurare in sei, otto o dodici com- 
pagni {conjuratores)^ che aveva per scopo di 
abbreviare i giudizi mentre al contrari.0 li 
falsava (3) In tal modo' -la potenza dei baro- 
ni a poco a poco decrebbe, come pure quella 
del clero, fra cui v' erano dei vescovi, degli 
abbati e dei priori qualificati baroni. 

In Bretagna al tenipo dei Duchi, vi erano 
nov.e baroni, che erano chiamati per eccel- 
lenza gli antichi signori, cioè: il sire d' A- 
vaugour, il visconte di Leon, il sire di Fou- 
gères de Porrhoet, il sire di Vitro, il viscon- 
te di Rohan, il sire di Chftteaubriant, il ba- 
rone d'Ancenis, il sire di Raix, e il sire di 
la Roche-Bernard. Questi conservarono- sem- 
pre le loro prerogative sui nuovi marchesi, 
conti e visconti, e nel 1575 il parlamentò di 

0) Saint-AUais. Op. oit. 

{%) Della Economia Politica del Medio 'Evo. 1,1 59-1 60. 

(3) Gibrano. Opera cit. Pag. 60 — Robertson; Sto- 
ria 'del regno dell' imperatore Carlo Y^ 1, pag« 159 e 
segg. 



BAtL 



-100- 



BAR 



Bretagna dichiarò che il nuovo marchesato 
di Espinay non porterebbe alcun pregiudizio 
di rango, onori, diritti e preminenze del ba- 
rone di Vitré. € £n Bretagne > dice il Co- 
lombière, < le titre de baron est avantageux 
en ce qui lui seul donne rang, séance et droit 
de présider et d'assister dans Tordre de la 
noblesse, auz Etats-Góneì^aux de la dite prò- 
vince. » 

Nel Delfinato le antiche baronie, come 
Glermont, Sassenage, Bressieu, Maubec, pre- 
cedevano le altre dignità; ciò che s'osserva- 
va in Linguadoca, in Borgogna, nel Béarn, 
e hell'Artois alle Assemblee degli Stati. 

Carlo il Malvagio, re di Kavarra, conte 
d'Evreux e. signore di Cherbourg, creò baro^ 
ni nel 1366 i borghesi di quest'ultima città, 
d'onde venne il proverbio' Pai r-d-^aron. An- 
che i borghesi d' Orléans ottennero questa 
qualificazione, nulla più che una vana con- 
cessione dei principi per renderseli ligi. 

Il titok) di barone fu soppresso in Fran- 
cia colla legge del 1789. Napoleone lo rista- 
bili nel 1808, ma modificandolo nelle sue pre- 
rogative; fu da esso concesso ai generali di 
brigata, colonnelli, prefetti, presidenti delle 
corti reali, procuratori generali e vescovi, e 
seguiva immediatamente a quello di conte. 

Baroni inglesi. — Altrettanto sviluppo e 
considerazione ottenne il baronaggio in In- 
ghilterra. In questo regno il titolo di baro- 
ne fu usato per la prima volta sotto Canuto 
il Grande nel 1030; ma solo alla venuta dei 
Normanni cominciò a stabilirvisi definitiva- 
mente. Il thane danese e il valvassore nor- 
manno si fusero nel barone inglese. Nella 
loro investitura non erano cinti di spada. Le 
prerogative di essi erano grandi come in 
Francia. Re Giovanni concesse loro molti 
privilegi nella Magna Carta, consistenti nel 
diminuire i rigori della legge feudale, e in 
determinare gli articoli ivi ammessi o dive- 
nuti in pratica arbitrari ed ambigui. Vi fu- 
rono stabiliti i canoni degli eredi in un feudo 
militare, cioè per un barone cento marchi. Non 
pagavano i baroni il diritto di scutaggio se 
non per tre casi contemplati dal Diritto feu- 
dale: la prigionia del re, la creazione a ca- 
valiere del suo primogenito e le nozze di sua 
figlia maggiore. I grandi baroni erano chiama- 
ti a consiglio con speciale mandato; i baroni 
inferiori coli' invito dello scerifib. Il re non 
poteva porre le mani sulle terre d'un barone 
a titolo di credito ove il barone non posse- 
desse tanti beni e castelli sufiicienti per e- 
Btingnere il debito. 

L'ufilcio dei baroni dopo il 1067 fu di se- 
dere coi pari alla Camera alta; privilegio che 
fu loro di non poco scemato da Enrico III, il 
quale, perchè v'erano in troppo numero, sta- 
bili che soli v*intei*venissero gli invitati dal 
re. Aveano giurisdizione d'alta e bassa giu- 
stizia, e il diritto di tenere una forca di 
quattro pali* Nominavano tre cappellani, a* 



veano lo stesso rango che i vescovi, e si fa- 
cevano chiamare Veracemente Signore^ Si- 
gnoria, Per essere barone pari bisognava di- 
pendere dal re per baroniam integrami che 
consisteva in tredici feudi nobili e un quar- 
to. Ogni feudo nobile era di almeno 20 ster- 
line, il che ascendeva a 400 marchi. Carlo II 
concesse ai baroni di portar corona sopra i 
loro stemmi. 

Nella Scozia si cominciò a creare «alcuni 
baroni da Malcolm III solamente nel soc. XI. 

Baroni tedeschi. — In Germania la paro- 
la barone fu più presto un titolo d'onore che 
di dominio; non vi era annesso un feudo, 
sibbene si poteva accoppiare l'uno e l'altro. 
Davasi sin dal IX sec. ai principali dello Sta- 
to, ai consiglieri e a quelli che seguivano la 
persona del sovrano. Baroni e Cavalieri del 
Sacro Romano Impero erano i principi re- 
gnanti del pari che i semplici castellani. 

Vi erano poi nel Delfinato (Francia) due 
grandi baronie, quella di Menoillon e quella 
di Montauban, i cui signori erano assoluta- 
mente indipendenti e non riconoscevano che 
l'imperatore di Germania sopra di loro. L'u- 
no e l'altro furono da tal modo in possesso 
delle loro terre per circa trecent' anni, fin- 
che la baronìa di Montauban fu acquistata 
dal Delfino Umberto I, stipite della casa del- 
la Tour du Pin, e morto nel 1307 (l). 

Baroni italiani. — L'Italia seguì nel ba- 
ronaggio l'uso germanico per quella egemo- 
nia che r impero, anche negli stati indi- 
pendenti, s' era acquistata in questo paese. 
Presso noi il titolo di barone che negli an- 
tichi tempi era dato indistintamente ai san- 
ti, agli uomini di qualità, e dalle donne ai 
mariti, servì a denotare i signori che posse- 
devano feudi o no, e che godevano di spe- 
ciali privilegi nelle cose di stato. I baroni 
castellani aveano cominciato dall' esercitare 
la loro giurisdizione sulle citta presso le quali 
i loro castelli erano costrutti; ma molti co- 
muni assalirono quei vicini importuni, li di- 
scacciarono dai loro possessi, e convertendo 
questi in beni comunali accrebbero la pro- 
pria potenza. Ciò nell'undecimo e nel princi- 
pio del dodicesimo secolo. (2) In Savoja i ba- 
roni abbandonarono i loro castelli per la cor- 
te, e tali furono i Challand, i Grandson, i 
De La Chambre, i Sanmartino, i Provana, i 
Rivalta, i Ceva, i Lucerna, ed altri (3). 

I baroni romani non prendevano V inve- 
stitura dai Papa, né prestavano omaggio di 
fedeltà, ma avevano la giurisdizione eredita- 
ria nei loro feudi (4). Nelle provincie meri- 
dionali la dignità di barone fu tra le prime, 
e conservò sempre una grande importanza 
politica. Ivi i baroni non pagavano al re che 
i tre ajuti di cavalleria come in Inghilter- 

(i) Saint- Al iais. Opera citata. 

{i) Muratori. Antiqull. (tal. Voi. IT, pag. 159. 

(3) Cibrario. Opera cit. Voi. I, pag. SSd. 

(4) Horoni. Dizionario d'erudizione. 



BAR 



— IDI - 



BAR 



ra (1). La loro giarìadizione consisteva nel 
mero e misto impero, che invano re Rugge- 
ro ToUe loro togliere, laddove invece vi riu- 
scì Federico II (2). 

Baroni spagnuoli. — In Ispagna non vi 
ebbero mai dei baroni propriamente detti, 
ma in compenso i ricos-homhres li equivale- 
Tano. Solo in Navarra si usava qualche vol- 
ta il titolo di varon; e Carlo il Bello nel 
1325 unì questi due appellativi nella perso- 
na di Alfonso suo cugino, creandolo \aron 
y RicO'homòre de Navarra. 

Baroni fiamminghi. — Che il ber di Fian- 
dra equivalga al baron della Francia è cosa 
indubitata. Il ber nella decadenza del feuda- 
lismo fu un grado di nobiltà inferiore a quel- 
lo di visconte e superiore a quello di castel- 
lano e cavaliere. 

Baron-baronnant. [vocabolo fr.] — Titolo 
estinto, che pare non abbia esistito che nel 
Qaercjr, e di cui non si conosce bene il valore 
(3). E facile però supporre dalla parola stessa 
che fosse un barone avente giurisdizione sovra 
altri baroni minori. 

Barone borghese [fr. Baron bourgeois]. 
— I borghesi di Chérbourg e d^Orléans avea- 
no il titolo di baroni, V. più sopra alla voce 
Baroni francesi. 

Barone castellano. — Il Muratori chiama 
barones cctstellenses quelli che possedevano 
castelli (4), a differenza dei baroni, che por- 
tavano questo titolo solamente per onore o 
concessione. 

Barone conservatore [ing. Baron preser- 
ver]. — I baroni d* Inghilterra, a tutelare i 
privilegi promessi loro nella Magna Chartaì 
elessero 25 fra loro, che si disuserò conser- 
vatori^ e che in caso di inosservanza alla 
medesima, potevano ammonire il re stesso, 
il quale, se recidivo, aveane i castelli assa- 
liti, e i beni soggetti a ogni sorta di violen- 
za, eccetto che sulla persona di lui, della re- 
gina e dei figli. 

Barène dei 5 porti [ing. Baron of the fi- 
ve ports], — Cosi si chiamavano in Inghil- 
terra i governatori dei cinque porti che guar- 
dano la Francia: Basti ugs. Dover, Hyth, Rum- 
ney e Sandwich. A questi se ne aggiunsero 
in seguito altri tre Rye, Winchesley e Sea- 
ford. Questi baronati appartenevano a signo- 
ri d' antica nobiltà che si erano distinti sul 
mare, ed aveano ottenuto molti privilegi dai 
primi re. Questi baroni dei 5 porti erano nel 
principio del sec. XYIII: Ashburnham ad Ha- 
stings, Aylmor a Douvres, Bui-chett a Sand- 
wich, Boteler a Hyth, Brewer a Rumney, 
Southwell a Rye, Hayes a Winchesley e Nai- 
lor a Seaford. Il Barone d*Hastings dovea al- 
lestire 21 navi, con 21 uomini per ciascuna; 

(1) Palmeri. Somma delia Storta di Sicilia. Gap. XXI. 
pag. 185. 

et) Palmeri. Opsta cit. Gap. XXVII, pag. 357. 

(3) Gumsìtós philologiques. Pag. 117. 

(4) Aotiquit. fui. Voi. l coi. ^%k. p. 



quello di Rumney 5 navi con 24 nomini in 
ogni nave; quello di Hyth 5 navi, armate o- 
gnuna di 21 uomini; quello di Douvres 21 
navi equipaggiate ciascuna di 21 uomini; quel- 
lo di Sandwich 5 navi con 105 uomini in tut- 
to. I baroni di Rie, di Seaford e di Winche- 
sley erano dipendenti dei 5 porti. Neirinco- 
ronazione dei re d*Inghilterra i baroni dei 5 
porti, detti anche custodi dei porti di mare 
aveano il prÌTÌlegio di sorreggere il baldac- 
chino sul capo del monarca e di assisterlo al- 
la sua destra nel solenne banchetto. 

Barone dello Scacchiere [lat. Dominus 
Scacarii; ing. Baron of the Exchequer; fr. 
Baron de V Echiguier], — Baroni dello Scac- 
chiere erano quelli che sedevano in Inghil- 
terra e in Normandia al tribunale dello scac- 
chiere, presieduti da un primo barone dello 
Scacchiere, (ì). Anticamente aveano questa di- 
gnità a tempo, poscia da Enrico III, o da E- 
doardo I furono eletti a vita (2). 

Barone del Parlamento [ing. Barone of 
the Parliament], — In Inghilterra il barone 
che aveva diritto d' assistere e di votare al- 
la Camera alta, era detto barone del Parla^ 
mento. 

Barone del re [ing. Baron in the hing's 
name], —' Dicevansi baroni del re quei si- 
gnori inglesi che dimoravano alla corte e a- 
veano baronie soggette al sovrano. 

Barone del S. R. Impero. — Titolo ono- 
rifico che rimperatore di Germania concede- 
va ai signori ligi. V. più sopra Baroni te- 
deschi. 

Barone di contea [ing. Baron of the shi- 
re]. — Titolo dei maggiori vassalli inglesi 
nelle singole contee [ing. shires]^ che dipen- 
devano dal re e da lui liberamente tenevano 
il feudo. 

Barone di provincia. — V. pid sopra Ba- 
roni francesi. 

Barone di reame. — V: piiì sopra Baroni 
francesi. 

Barone elemosiniere [ing. Baron spiri" 
tual]. — Titolo dei prelati inglesi che ten- 
gono la loro chiesa come baronia del re. 

Barone per brevetto [ing. Baron by Writ], 
— Nel sec. XIII, Enrico III re d'Inghilterra 
concedette brevetti e patenti di baronato a 
molti nobili, che si dissero baroni per bre- 
vetto, o per creajione^t o per elezione. 

Barone per creasione. — V. Barone per 
brevetto. 

Barone per elesione. ~ V. Barone per 
brevetto. 

Barone per patente [ing. Baron by Let" 
ters Patent], — V. Barone per brev^to. 

Barone per tenuta [ing. Baron by Tene- 
re]. — Baroni per tenuta erano in Inghil- ^ 
terra i lordi spirittuzli che tenevano a titolo 
di baronia certe terre dipendenti' dal re ed 
aveano ingresso e voto alla Camera alta, 

(1) Nìger. Liber Scaoari. Part. 1. 
(i) SpelmaoD. Aspilo^la, 



BAR 



— 102 — 



BÀS 



Barone spirituale. — V. Barone elemosi' 
niere e Barone per tenuta. 

Barone terriero. — Titolo italiano dei ba- 
roni che possedevano grandi distese di terra. 

BARONESSA [fr. Baronne; ing. Baroness; 
ted. Baronesse, Freifrau: sp. Bafonesa]. — 
Moglie d'un barone, o signora d'una baronia. 
In Inghilterra una baronessa avea diritto di 
farsi portare la coda da un uomo in presen- 
za d'una viscontessa. 

BAR0NETTA66I0 [ing. Baronetage]. — E 
il corpo, l'ordine, il grado dei baronetti. V-q-n. 

BARONETTO [fr. e ing. Baronnet]. — Il 22 
maggio 1611 Giacomo I re d'Inghilterra isti- 
tuì la dignità dei baronetti dietro consiglio 
del suo cancelliere Bacone di Verulamio, che 
fu il primo ad esserne insignito, primtcs ba- 
ronetorum Àngliae. Però la qualificazione di 
baronetto non è di data cosi recente, e Kny- 
gthon ne parla sin dall' anno 1296. Neil' or- 
dinanza di Giovanni l per l' istituzione del- 
l'ordine della Stella si legge: Seront assis à 
la dite table d*honneur les trois princes^ troie 
baronnets et trois bacheliers, Tomaso de la 
More nella vita di Edoardo dice: Capitur Co* 
mes I^ancastriae, Barones et Baronetti Com^ 
militones ejus, et Milites 95, Finalmente un 
passo dello Statuto di Riccardo II cosi si e- 
sprime : Soit^il Erchevesqike ^ Evesque , Ahbéy 
Prior^ Bue, Connte^ Baron, Baronet^ Chi- 
valer de Countée, Cittitien de Citte, ecc. Ma 
s'inferisce facilmente che V antico baronetto 
equivaleva al titolo di banderese, alla quale 
opinione s'accosta lo Spelmann (1). Giacomo 
I adunque o creò una nuova classe di baro- 
netti, o riformò gli antichi dando loro un gra- 
do fra i baroni e i cavalieri. Si obbligarono 
pertanto alcuni personaggi notabili e facolto- 
si ad acquistare -questo titolo mediante lo 
sborso di lire sterline' UGO; ond'è che questi 
nuovi nobili non ebbero mai una grande im- 
portanza, e non potevano sedere che alla Ca- 
mera bassa. Carlo I creò baronetti anche nel- 
la Nuova Scozia, e nel 1823 se ne contava- 
no nel Regno Unito 661, tutti qualificati Sir, 
Portano nell'arme loro uno scudetto d'argen- 
to con mano di rosso per contrassegno del 
loro grado. 

BARONIA [lat. Baronia-; fr. Baronnie; ing/ 
Barony; ted. Baronie; sp. Baronia], — Si- 
gnoria o fèudo d'un barone. Era la prima si- 
gnoria dopo la sovrana, e dipendeva immedia- 
tamente da questa. Le baronie non ammette- 
vano divisione fra gli eredi, tranne nel ca- 
so del fratellaggio, V. Baroni francesi. 

In Inghilterra chiamavasi capo di baro- 
nia (caput baroniae) un castello retto eredi- 
tariamente come il reame, che non poteva de- 
volversi alle donne, se non in mancanza d'e^ 
redi maschi, e in questo caso andava alla 
primogenita, provvedendo alle altre figlie 
giusta il bisogno (caeteris filiabus aliunde 
satisfactis), 

(1) Roiulis Parlameotariis. MS. 



Dicesi anche baronia [bamage, baronna- 
gè] l'ordine dei baroni, il baronaggio. Il re 
Carlo con tutta sua baronìa entrò in Fi- 
renze (1). 

* BARRA. — Dal francese darre, alcuni 
dissero barra in luogo di sbarra. 

BARRE. — Barre è sinonimo di afpbiatu- 
re dell'elmo. 

I. BARRIERA [fr. Barrière; ing. Barrier; 
ted. Barriere, Pfahlwerk; sp. Barriera, pa- 
lijzada]. — Steccato di legno posto in mezzo 
alla lizza per lo lungo nei tornei. I cam- 
pioni correvano a cavallo, ciascuno da una 
parte della barrierra , e scontratisi , con- 
tinuavano la corsa, facevano il giro dello 
steccato e venivano ad incontrarsi ancora 
verso la metà della lizza. Dicevasi anche 
barriera lo steccato o le palizzate che cir- 
condavano il campo chiuso. 

j. BARRIERA, [fr. Barrière], — Figura a- 
raldica rappresentante un pezzo dello stecca- 
to che circondava le lizze nelle giostre e nei 
tornei. Non è molto comune nelle armi. 

Barkhau9 (Isola di Francia). — D'argento, all'albe- 
ro terrazzato di verde; alla barriera di rosso, attra- 
versante sul tronco. 

BASATO [fr. Base; ing. Established; sp. 
Basado], — Termine blasonico attribuito al- 
le colonne, agli edifìci e ad altri oggetti po- 
sti sopra una base a. pi ed estallo. Dicesi anche 
del palo- campagna perchè in questa figura il 
palo sembra una colonna avente la campagna 
per base. 

BASILISCO. — Delle tante favole attribui- 
te dagli antichi a questo animale, l' araldica 
ne accettò' una per simboleggiare chi coirin- 
nocenza spense la falsa calunnia; imperocché 
i maghi celebravano l' efficacia del suo san- 
gue, da so innocuo, per distruggere i vene.- 
ftcii. (2)i La forma di questo rettile, in verità 
esistente, ma posto fra le figure chimeriche 
per la sua imaginaria struttura varia secon- 
do le opinioni dei tempi e il capriccio degli 
artisti: ordinariamente però Iq si vede rap- 
presentato con corpo squamoso, coda da ser^ 
pente, testa da gallo o da falcone, al dir del 
Poerius, illuminato spesso di .smalto diverso 
. e sormontato il capo da un' escrescenza car- 
nosa in forma di corona (onde fu detto da- 
gli antichi Cocatrix rex serpenìium), e con 
due, quattro o otto zampe da uccello. I Ghi- 
bellini di Germania e d'Italia lo presero fra 
le loro insegne, ed ò più usato come cimie- 
ro che come figura caricante Io scudo. 

Bai (Catalogna). — D'oro, a un btuìliico colla coda 
serpentirera di verde. 

BASTARDI [basso lat. Bastardi; teut. Ba- 
start; fr. Bdtards; ing. Bastards; ted. Bastar- 
den, Hurenhinder; sp. Bastardos], — Bastar- 
do è parola che da taluni si vuol derivata 
dal gr. ^a^<$*ap(.s , meretrice, ma con più 
ragione, secondo altri, dal teut. bastarti 

(1) Gio. Villani. Cronache. Llb 7,'eap. SI. 
(3) Plinio. Storia naturale, tib. XXIX. Ccp. 4. 



BAS 



— 103 — 



BAS 



vocabolo composto di baSf basso e di starti 
sorto, (in sassone steortj, cioè sorto dal basso 
a mo*di un rimessiticcio (1). Anticamente 
questo nome non area nalla di turpe, e sap- 
piamo che Guglielmo il Conquistatore si fir- 
maTa: Ego WiUelmus cognomento Bastardus, 
come si rileva da una sua lettera ad Alano 
conte di Bretagna; e il Dunois si firmava: le 
bastard d* Orleans. < Nelle famiglie dei signori 
d^talia i bastardi stavano a quasi pari grado 

coi figli legittimi; Nella partizione degli 

spazzi di Giovan Galeazzo, padre dell' ultimo 
duca, il suo bastardo Gabriele aveva avuta una 
parte a un dipresso eguale a quella dei figli 

legittimi; Lionello d*Este e dopo di lui Bor> 

so, Tuno e laltro bastardi di Nicolò III, ven- 
nero chiamati alla signoria di Ferrara e di 
Modena in pregiudizio dei loro fratelli mag- 
giori, nati da legittimo matrimonio; e la suc- 
cessione della casa della Scala erasi trasmes- 
sa dal principio sino alla fine di bastardo in 
bastardo. Santi Cascese era stato di fresco 
chiamato al governo di Bologna come figlio a- 
dulterino di un Bentivoglio, e Federico diMon- 
tefeltro, che sapevasi non essere figliuolo del 
conte Guido di cui portava il nome, veniYa 
riconosciuto per signore d'Urbino (2). > 

Fra i Goti e i Franchi i bastardi poteya- 
no eredare. dal padre; cosi Thierry o Dìede- 
rìco, figliuolo naturale di Clodoveo, ereditò 
una parte delle conquiste di suo padre, e Gu- 
glielmo il Conquistatore, figlio di Roberto I, 
duca di Normandia, e di Arietta, figliuola di 
un peliicciajo di Falaise,' entrò al possesso 
dei domioii dì suo padre. Vero è che uno sta- 
tuto di Luigi IX del 1270, al capitolo 130, si 
dichiara che il bastardo non pu^ aver prete- 
se suir eredità del padre, e che in Francia 
gr ilIegLttiìni non potevano fare testamento, 
ma tutt'al.pitì legare 5 soldi, fa loro erediti 
spettando al loro signore per diritto di ma- 
nomorta o di hafitar<dagg%o. Ma V annotatore 
di Ducange, Carpentier, ci fa sapere che ai 
bastardi il padra poteva legare la duodecima 
parte del 9no avere, ed anche la metà, in 
mancanza di figli legittimi, Taltra metà spet^ 
tando ai {)arentx collaterali. Anticamente 1 
bastardi dei re, riconosciuti dal padre, avea- 
Do la qualità di principi, e i bastardi dei prin- 
cipi quella di gentiluomini. Ma nel 1600 fu 
stabilito che i bastardi non potessero consi- 
derarsi nobili, se non aveano ricevuto lette- 
re speciali. 

In Germania i bastardi erano chiamati 
fanciulli del re [Koenigs-Kinder] (3) e pote- 
vano succedere al padre, come il marescial- 
lo di Sassonia. In. Inghilterra la legislazione 
non riconosceya altri figli legittimi se non 



(1) Baioouard. Glossar. Roman, voce Bastarci. Voi. I; 
pag. 192. 

(S) Sismoodi. Storia dello repubbliche italiane. Tom. 
VI, pag. 169. 

S\ Ualtansi.Glossarh), col. 1113 alla voce Koen/gs- 
r. 



quelli nati dopo il matrimonio. Nel 1236 il 
clero inglese avendo proposta a questo ri- 
guardo Tammissione della legge romana, che 
è la legittimazione per mezzo del matrimo* 
nio, la nobiltà vi ai oppose eolla nota rispo- 
sta: Nolumus leges Àngliae mutare. Però i 
bastardi dei re vi erano considerati* ed avea- 
no titoli e parie, come James Fitz-Roi, Duca 
di Grafton, James Fitz-James, Duca di Ber- 
vick. In Iscozia la legge romana era stata a- 
dottata, e i bastardi vi erano legittimati me- 
diante il matrimonio dei genitori. In Ispagna 
essi non furono mai dichiarati incapaci d'e- 
reditare. La bastardigia di Enrico di Tran- 
stamare non impedi punto a questo prìncipe 
di aspirare e pervenire al trono di Castiglia. 
BASTARDIGIA [fr. Bdtardise; ing. Bastar^ 
dy; ted. Unaheliche Gehurt; ap. Casta de 
bastardos\ — Y. Bastardi, 

BASTARDIGIA (Brisara di) [fr. Brisure ds 
bdtardise], — Di con si brisure di bastardigia 
quelle pezze o figure che servono a contras- 
segnare in una famiglia i figli naturali dai 
legittimi. Le più comuni sono il filetto di ba^ 
stardume^ il bastone scorciato in isbarra e 
il qantone sinistro, qaest' oltimo più raro. Il 
filetto è per T ordinario di nero, di rosso o 
d'argentot benchò io si trovi anche di verde.. 
Le altre due brisure sono quasi sèmpre, di 
rosso. Il nero pare non fosse molta onorevo- 
le nelle brisure di bastardigia, perchè il Du- 
nois, dopo la sconfitta degli Inglesi, .ottenne 
di cangiare il filetto nero in uno d' argento, . 
come poi lo portarono i Longueville suoi di- 
scendenti. L* uso di brisare le arme dei fi- 
gliuoli illegittimi ò invalso specialmente in 
Francia e njella Gralk Brettagna. II Boerìo di- 
ce che in Francia i bastardi di nobili erano . 
dichiarati nobili e portavano Tarma del pa- 
dre cuni' aliqua tamen di/ferentia (cum tàe^ 
nia scilicet diagonali) (1). Giordano, bastardo 
di Giovanni I ré di Portogallo, brisava Tarma 
del padre con un filettò in isbarra; e lo stes- 
so faceva Davide di Borgogna, bastardo di 
Filippo il Buono, l figli illegittimi dei' Conti 
di diandra solevano portare sullo scudo, il 
quarto di Fiandra, e il resto o vuoto o a ca- 
priccio. In Borgogna sovente i bastardi si 
servivano d'un mezzo capo abbassato per bri- 
sura; in Portogallo toglievano la bordura al- 
lo scudo reale, e in Ispagna univano Tarùia 
del padre e della madre se anche questa e- 
ra nobile, come fecero due figli di Giaimo I 
d'Aragona, che questi ebbe di Teresa Yidau- 
ri, e che furono capostipiti delle case d*Bze- 
rica e d'Aiei'via, 

Orltans-UmquevilU. — Di FraDCia, al filetto di ba- 
ttardigia d'argento. 

Fitzroy di Southamjiton (Inghilterra;. — D'Inghil- 
terra al battone scoreiato in •«torra, compotto d'argon- 
tor e di verde. 

Beauclerck duchi di St, Alban» (Inghilterra). — 

[i) In Decis. t)7. num. 1S, 



I 



i 
1 



EViDghilterrt, il ba$lon> tcorciato <« ibarra d[ rosai, 
caricalo di tre roie d'argeolD. 

Cura <KI Kaitu. natarati di Ltàigi XIF. — DI Fran- 
da. al ballon» teorelalo in ibarra di roaso. 

BASTtà [fr. BattiUe, bastìde; ing. Bastile; 
taà. Battei; sp. ^ojtionj. — Bastia, o bastita, 
o bottiglia è Toce derivata dal Franoosa Mtir, 
fabbricare, onde bdtiment, bdti, bastide, bastil- 
le. Tanto it Dncan^^e che il Meoage acrìssero 
essere state le bailie steccati, e prima di loro 
nel Vocabolario della Cmaea fu detto essere 
la bastia steccato, riparo fatto intorno alla 
città, o enereiti, composto di legname, sassi, 
terre, o simil materia. 11 Cibrano le eoofoode 
coi battifolli, dicendo cbs erano torrette di 
legno mobili che si costruivano intorno alle 
città prese d'assedio (1). Ma la bastia non era 
che una piccola fortezza di forma quadra, chiu- 
sa iotorno da un fosso o da un terrapieno e mu- 
nita spesso di torri agli angoli. L'inrenzioDe 
na è dovala ai Francesi, cbe l' introdussero 
in lUlia nel secolo XIII (2). 11 Porcellio (3) 
dice che i Lombardi usavano costrurle di bi- 
tume e di assi; ma è chiaro che anch'eglì le 
confoode colle torri d'assedio. 

Le bastie vedonsi qualche Tolta nelle armi, 

Firriivi (Borgogna). — Sy argento, ilio baitiglia 
di roaio. 
_ BASTIGLU. — V. Bastìa. 

* BASTIGLUTO. ~ Attributo dèlie pezze 
merlate solo nella parte inferiore. E un fran- 
cesismo cavato dal bastillé e siDonimo di con- 
tramerlato. V-q-n, 

BASTITA. — V. Bastia. 

BASTONE [fT.Bdton; iag. Stik; ted. Stab; 
sp. Boston]. — Pezza araldica che consiate 
in una banda che non ha che il terzo della 
sua larghezza ordinaria, ossia la meti della 
cotiasa. Anticamente dovea essere ud bastone 
da comando o da generale d'armata, poichà 
difatti dimostra che chi ne fregiò il proprio 
■cado fu comandante d'eserciti. Come la ban- 
da.esso fu distintivo di parte (guelfa, segna- 
tamente attraversante o scorciato, forse per- 
chè molto in uso fra i principi della real 
casa di Francia. Fu anche adoperato come 
brisura, come in questo esempio dei 

Soini(o.Haccon(|)i. — Di SSTOja, «I bailont sUraver- 

U bastone può avere quasi tutti gli attri- 
buti della banda, ma e pili sovente <iftrai!«r- 
sattte, accompagnalo, ecc- 

Atee tarde 111 ^Hlmlni). — Di rosso, si leoDo d' ora, 
allrmrnut) da un baiiant d'auurro, a la bordura lo- 
chlavats d'srgenio e di aero. 

Comachd (IbdIs di PraDDls}. — D' srgsnla, si ba- 
$tont di rosso, e il capo d'auurro. 

Chalani (Brease). — D'argento, il capo di roti*, al 
sul tutto. 



(I) Della Economls polUIcs del Uedlo Evo. Tol. I 
pag, 3St. 

(SI CormoDtalBne. Uémorlalsur la ItrttBiMtlOD per- 
tuauente et piaiagJire. 

(3} CotameDiarii del C. Jacopo ticclDiuo, drtlo Scl- 
ploDs EmtlIsDì). 



Baiiion (ProvsDia). • 



-« battimi d'o- 



jello 



' Oli Spagnuolì chiamano boston il paio 
dimiouito d'un terzo. 

Bastona contrafiammeg^aiiM. — Dicesì 
eontra/iammeifffiante il bastone che ha delle 
fiamme ai lati alternativamente. 

Priaidlntr (Gerinaiila). — D'argento, al battona con- 
trafiammisgianii di roiso. 

Bastone merlettato — Bastone coi bordi 
denticolati a guisa di merletto. 



F. (ArK 






I di C 



al bailoM mtrletlala < 

Bastono noderoso — Bastone con nodi e 
gruppi come i rami d" albero. 

Barriiri (Llnguadoca). D'azturro, al bmlone nadfroio 
d' oro, accampagrvitn da Irò sfolte dello itasao, tei. 

Bastone scorciato in banda [fr. Bdton 
péri en bande]. — Bastone 
scorciato, che serve quasi 
sempre di brisui'a. 

Bourbon Condi (Princls). — 




Di Frai 






in banda di rosso, (V. Bg. I7|. 

Bastone seorciato in 
sbarra [fr. Bdlonpérien 
barre]. — Bastone scor- 
ciato, ma posto diagonal- 
mente da aini'stra a de- 
stra. È quindi più propria- 
mente un filetto scorciato. Serve sempre di 
brisura di bastardigia. V. Bastardigia (Bri 
di). 
BASTONE DA COHAKDO [lat BacuUim im 
peratorium; fr. Bdton de commandement]. - 
bastone da comando qua- 
□ que vei'ga o mazza che serva di distinti- 
vo di dignità civile, militare o ecclesiastica. 
11 bastone fu sempre, sino dagli antichi tem- 
pi un segno di comando, o un attributo di 
dignità di carica. Omero parla di bastoni 
militari portati dai capitani; i primari magi- 
strati di Roma portavano bacchette d'oro, d'a- 
vorio o di quercia per farsi distinguere nel- 
la loro dignità. Lo scettro stesso altro non 
è che un bastone contrassegnante 1' autorità 
sovrana (I). 1 primi monarchi francesi oltre 
lo scettro portavano anche un bastone coper- 
to di lamine d'oro che fu poi sostituito nel 
sec. XIV dalla mano di giustitia (2). la Fran- 
* eia il bastone fu sempre distintivo dei gene- 
rali d' armata. Il duca d' Anjou, che fu poi 
Enri'^o III, ricevette il comando dell'esercito 
cattolico per l'assedio della Rochelle da suo 
fratello Carlo IX mediante un bastone. 11 Oiu- 
lini (3) dice che il bastone era anche usato 
nelle investiture dei vicari imperiali. 

(t) Smitli. DictioDsr; of. greek ad Roman Anti- 
qnitios, 

(IJ Dictionnalre unlTersel hlatoriqus et critlqae des 

(3) Uemorio spettanti alla storia, al governa, edal- 
la descrizione della citih e della campagna di Hilans 
ne'secDll baaai. Tom. III. psg. 1S«. 



BAS 



-- 105 — 



BEF 



Nelle armi si fa d'oro, d^argento, di nero, 
d*azzTirro, o di nero colle estremità bordate 
d'argento, ecc. 

Fltmming (Plandra). — InquarlatO: nel 1.^ e 4.^ 
d' oro, al bo9tont da comando di Dero« colle estremità 
d'argenta, poato in banda; nel %^ e 8.° di nero, al 
corno di caccia d' oro. Sul tutto d' azzurro* alla volpe 
rampante d*argento, tenente nelle zampo anteriori una 
roota da mulino di rosso, e coronata d*oro. 

Bastone da eerimctnìa. — É questo una 
bacchetta di legno o d'aTorio di piccolo dia- 
metro, lunga forse tre palmi e tutta ricoper- 
ta di Telluto nero, la quale usavasi dai gran 
cerimonieri dell« corte di Francia sotto i Va- 
lois e i Borboni per contrassegno della loro 
dignità. Sotto rimpero napoleonico questo ba- 
stone fu cangiato in una grossa bacchetta 
dorata, di forma poco diversa dalla primiti- 
Ta. 11 Gran Maestro delle Cerimonie area il 
diritto d^ accollare lo scudo della sua arma 
con due di questi bastoni posti in croce di 
S. Andrea. Raramente si» vede come figura 
caricante il campo o le pezze onorevoli del 
blasone. 

Bastone da gran maestro. — Sotto Tan- 
tìea monarchia francese i Gran Maestri del- 
la casa del re faceano uso d*un bastone ver- 
miglio seminato di gigli d' oro e terminato 
ad una delle estremità da una corona r^ale 
d'oro a rilievo. Napoleone conservò questa 
marca di dignità nella sua nuova corte, so- 
stituendo ai gigli le api, ed alla corona rea- 
le quella imperiale. Due di questi bastoni ac- 
collati in croce di S. Andrea dietro lo scu- 
do erano il contrassegno onorifico dei Gran 
Maestri, né crediamo si possano trovare en- 
tro lo scudo stesso. 

Bastone da maresciallo. — Distintivo dei 
marescialli di Francia, consistente in una 
mazza o bastone coperto di velluto azzurro, 
bordato d' oro alle estremità, e seminato di 
gigli, stelle o api (secondo Tepoca) parimen- 
te d'oro. Solamente sotto Enrico IV i mare- 
scialli cominciarono a porre due di questi ba* 
stoni in croce di S. Andrea dietro Io scudo. 
Si trovano anche come figura nello scudo 
stesso, come nell* esempio seguente, in cui 
si Tede un bastone da maresciallo prussiano, 
ebe è d* argento seminato d* aquilette nere, 
e bordato di nero alle estremità. 

BlUcher di Wahlstatl (Prua^ia). — Inquartato: nel 
1" e ^.^ di Pruaaia; nel 2.® d'oro, alla corona di lau- 
re di verde, legata di rosao; alla spada nuda d'ergen- 
te, guarnita d'oro, posta in banda, e al bastoni da ma- 
rtidallo di Prussia, poato in sbarra; nel 3.^ d' oro, 
Illa croce patente di nero, bordato d'argento; aul tut- 
to di rosao, a due chiavi d'argento, addossate in. palo. 

Bastone del governatore di Roma. — 11 

bastone da comando usato dal governatore di 
Roma era lungo circa tre palmi, ricoperto di 
Telluto cremisi con due fregi di metallo do- 
rato alle estremità, e cordone con fiocchetto 
dello stesso colore intrecciato d^oro (1). 

(1) Moreoi. DUieoarie d' erqdiziooe ecclesiastica. 



Bastone pastorale. — Y. Pastorale, 

Bastone priorale. — I priori portavano 
per loro contrassegno onorifico dietro lo scu- 
do un bastone di forma quasi uguale a quel- 
la dei bordoni da pellegrini. I cantori avea* 
no anch' essi il loro bastone, ma V estremità 
di questo era formata come una mazza. 

BASTONE DA PELLEGRINO. — V. Bordone, 

BASTONE FERRATO [fr. Bàton ferré]. — 
Arma dei cavalieri degli antichi tempi della 
milizia, consistente in una lunga mazza fer- 
rata in cima, che si maneggiava a tondo. Fu 
molto in voga sotto Giovanni il Buono re di 
Francia. 

BATACCHIATA. — V. Battagliata. 

BATTAGLIATA [fr. Bataillée], — Dagli a- 
raldisti si usa questo termine per esprimere 
la campana quando ha il battaglio di smal- 
to diverso. 

La Corte (Guyenna e Guascogna). — Di nero, alla 
camparM d'argento, bcUtaglieUa di verde. 

Bellegardt (Fiandra). — D* azzurro, alta campana 
d'argento, battagliata di nero. 

BATTELLAGGIO [blat. Batelagium; {T,Fret\ 
— Tributo feudale sui battelli. Da questo può 
essere derivata T introduzione di molte bar- 
che nel blasone. 

BATTESIMO DEGLI ARALDI. —V. nella vo- 
ce Araldo 

BATTIFREDO [fr. Beffroi; ing. Belfri], — 
Torre stabile di legno, che gli antichi italiani 
fabbricavano per guardia e difesa di qualche 
posto tenendovi sentinelle, che all'accostar- 
si de' nemici davano il segno colla campana 
posta in cima della stessa torre (1). Si usa 
raramente nell'arme. 

BAVIERA [fr. Yisiére\ — Voce antica e 
significa quella parte mobile dell'elmo che co- 
priva il volto e particolarmente gli occhi (2). 
V. Visiera, 

air BAYREUTH (Ordine di). — V. Àquila 
rossa (Ordine dell'), 

BECCACCIA. — Quest'uccello si trova qual- 
che volta neirarme come emblema di pere- 
grinazione. 

Bégassoux (Bretagna). — D' argento, a tre beccac- 
eis d'oro. 

* BECCATO. — V. Imbeccato, 

* BECCHEGGIATO. — V. Imbeccato. 
BÉCCO. — V. Capro, 

BECCO DI CORVO [fr. Bec de corbin o faw 
covi], — Specie di alabarda corta, di cui il fer- 
ro ricurvo avea molta somiglianza col becco 
d'un corvo. Era portata dalla compagnia dei 
Cento Gentiluomini del re di Francia, detti 
perciò becs de corbin, che nelle solennità 
marciavano ai lati del re, con quest*arma 
sulla spalla (3). 

* BECCUTO. — V. Imbeccato. 
BEFFREDO. — V. Battifredo. 

(\) Graasi. Dizionario militare. 
(2) Oito. Dizionario Archeologico. 
(3; Gaiitzin. La Russie du XVII sièc dans aes rap- 
porta a?ec l'Europe Occideotaie. Paris, 1855. Pag. 161. 



BEL^ 



— 106 — 



BER- 



A 


B 


C 


D 


E 


F 


C 


H 


1 

m 


K 


L 


M 


N 





P 



Fig. 18. 



BELLICO f fr. Nombril; ing. Navel; ted. 
Nobel; sp. Ombligó], — Uno dei punti dello 
scudo diviso in quindici parti (16 colla punta 
bassa), Dìfatti condotte quattro linee orizzon- 
tali, e due perpendicolari in uno scudo, que- 
sto risulterà composto di quindici spazi o 
caselle, di cui V undecima, cominciando a 
contare dal canton destro del capo da destra 
a sinistra, sarà il punto del bellico: ^&^o tro- 
vasi immediatamente sotto il cuore, e sopra 
la punta, ed è fiancheggiato dai cosiddetti 
punti destro e sinistro del bellico. Il punto L 
della figura 18 rappresenta la parte dello 

scudo di cui si tratta. 

II bellico è il centro 
della fascia abbassata^ e 
il pvnto ove termina Ta- 
pice del capriolo abbassa- 
to e del capriolo riversa- 
to. Molte sono le figure 
che si pongono nel belli- 
co, ma questa posizione 
raramente si nomina, con- 
siderandosi piuttosto la di- 
visione dello scudo in no- 
ve parti: capo, canton de^ 
stro e sinistro del capo, cuore, fianco destro 
e sinistrp% punta e canton destro e sinistro 
> della punta, OYe il Jbellica scompare, essen- 
do occupato in parte dal cuore e in parte 
dalla punta. Perciò benché ia . terza figura 
della posizione 2 e 1 sia posta sul bellico, si 
dice invece ordinariamente 2 in capo ed 1 in 
punta, anche prendendosi qui la parola punta. 
per parte inferiore dello scudo.. Si nomina 
però il bellico in una complicazione di figu- 
re tale dà destar confusione nel blasonarle 
altrimenti, oppure allorché la pe2za caricante 
è uno scadetto, coss^ rarissima perchè questo 
per il solito presceglie il cuore o il punto 
d* onore. 

Il nomò di bellico, od ombelico fu dato a 
questo punto da quelli che han voluto para^ 
gonare lo scudo al corpo un)an.o. 

** BENDA. — Nóme che fu dato da alcu- 
ni alla banda.' Ma è da rigettarsi. 

* * BENDA PENDENTE. - V. Pendente, 
♦* BENDA SINISTRA. — Voc^bolp male 
usato in luogo di sbarmy come inalo si usa 
benda per banda, 

** BENDATO Scudo diviso a bende,' 

ma si dirà molto meglio bandato (scudo di- 
viso a bande), 

** BENDELLA. — Diminutivo di benda 
(banda), dato perciò alla cotissa. 

** BENDELLA SINISTRA. — Nome dato da 
alcuni alla traversa diminuzione della benda 
sinistra (sbarra), 

** BENDELLATO. — Da bendella (cotissa), 
è detto malamente per cotissato. 

** BENDELLATO A SINISTRA. -- Da ben- 
della sinistra (traversa), è detto da alcuni 
per traversato. - • , 



BENEDETTO D'AVIS (Ordine di San). -^ 
V. Avis (Ordine d*), 

BENEDIZIONE DELLA SPADA. — Gerimo- 
nia religiosa e cavalleresca, il cui scopo e- 
ra d.* insegnar Tuso che doveva fare la gio- 
ventù della spada, che perla prima volta ve- 
niva consegnata ai paggi quando stavano per 
passare scudieri. Il candidato era condotto aU 
l'altare da suo padre e da sua madre, i qua- 
li col cero in mano presentavano un* offer- 
ta. Il sacerdote celebrante prendeva da sul- 
l'altare una spada ed un cingolo, li benedi- 
ceva e ne cingeva il giovane che da quel 
momento cominciava a portarli (1). 

KT BENEFICENZA (Ordine della). ^ Isti- 
tuito recentemente, dalla regina Isabella II di 
Spagna. E destinato a ricompensare le per- 
sone meritevoli per opera di pietà, per assi- 
stere i poveri e gli infermi, per le elemosi- 
ne e liberalità a scopo di beneficenza. Vi sono 
ammessi anche gli stranieri. 

BENE ORDINATO [fr.- Bien ordonné^. — 
Le posizioni 2el — 2 & 2 — 2, le2 os- 
sia in croce di S. Andrea, 3, 2 e 1 — 3, 3 
el— 2, 2,2e2 — 3, 3e3— 4, 3, 2el — 
4, 3 e 4 ~ 4, 4, 3 — 4, 3, 3 e 2 — 4, 4, 4 
e 1 — 4, 4, 3, 2 e 1 — 4, 4, 3, 3 e. 1 - 4, 
3, 4, 3 e 2 diconsi posizioni bene ordinate, 
perchè secondo esse vanno disposte le figure 
nel blasone. Se, in luogo di giacere in que- 
sti modi, son poste 1 e 2 — l e 3 — 2e3 — 
1, 2 é 3, ecc. si diranno male ordinate. Però 
la locuzione bene ordinato non si usa nel bla- 
sonare le arme, e serve solamente a classifi- 
care le positure di questo genere. 

BER — Nome che si dà iu Fiandra ai 
baroni, V. sotto la voce barone al paragrafo 
baroni fiamminghi, 

. BERNARDO (Ordine di San).' — Ordine ap< 
parentemente apocrifo, e che tutt'al più de- 
Ye essere stato una diramazione dell* ordine 
d'Alcantara o di Calatrava. É certo però che 
un Gran' Maestro di S, Bernardo. Ì\x fatto de- 
. capitare da Pietro il Crudele di Castiglia (2). 
AHro non si conosce sii questo argomento. 

BERRETTA. — Questa voce derivata dal 
turco ber età, o bar età, e da cui anche i Te- 
deschi formarono il lor barret, indica una 
specie di tocco di velluto che portaTasi an- 
ticamente dai nobili. Mólti imperatori bizan- 
tini, specialmente Basilio II (come rilevasi da 
una miniatura d*un salterio greco in perga- 
mena del sec.X. esistente nella biblioteca di 
San Marco a Venezia) portarono la berretta 
di drappo d'oro, arricchita di perle e pietre 
preziose, e fregiata di 2 o 4 cordoni d' oro 
scendenti sugli omeri. Dopo Giustiniano, di- 
venne Tornamento del capo degli imperatori. 



(1) Ferrarlo. Il Costume antico e moderno. Tom. 
X. Pag. 112, 113. 

(S) Bpssi. Storia della Spagna. Tom. VII, cap. XXIV: 
§• *». ■ - 



BER 



- 107-. 



BIA 



Anebe in Francia fa usata da molti re del- 
la prima e seconda dinastia, e da alcuni an- 
cora della terza. Carlomagno, Luigi IX e Car- 
lo VI sono eflSgiati in qualche vecchia pittu« 
ra colla berretta d'oro sulla testa. Nel medio 
OYO la berretta di yelluto era riservata ai 
prìncipi e ai cavalieri. 

fierreiia da confalonlere. — L'ornamento 
da testa dei confalonieri di Firenze era un 
berrettone rosso, rivoltato d'armelli no, secon- 
do TAmmirato. Vedesi per timbro sulle arme 
di molte famiglie fiorentine. 

Berrotta da presidente [fr. Mortier]. — Al- 
lorché i re di Frància abbandonarono il Pa- 
lazzo di Parigi per farne la residenza del 
Parlamento, essi cedettero il mortier ai pre- 
sidenti di questo', forse per farli segno di 
maggior rispetto. Il mortier si vede sopra 
gli scudi dei Gran Cancellieri di Francia, d'o- 
ro con rivolti e galloni d^armellino; su quelli 
dei Primi Presidenti, di velluto nero a due 
galloni d^oro; e su quelli dei semplici Presi- 
denti con un jiolo gallone dello stesso drap- 
po. La forma di esso quando è quadrata, e 
quando cilindrica e alquanto allargata nell' e- 
stremità superiore, fintro lo scudo si vede 
raramente come figura, e noi non ne trovam- 
mo che Tesempio- seguente. 

Meyer de Kuonan (Fraocia e Svizzera). — J)i ros- 
so, alla berretta dapfé<i'den^0d'ar|;ebto, rivoltata d'ar- 
mellioo. * . , 

BERRETTO FRIGIO — É noto che i Romani 
volendo affrancare alcuno de* loro schiavi, 
gli facevano, portare un cappello rosso (Pi- 
leus), simbolo della libertà che loro concede- 
vano. Nel 93 i rivoluzionari franced Tadot- 
tarono, 'e -il pittore David gli dledeT la forma 
del berretto usato dagli antichi Frigi,* per or- 
narne il capo alla statua della libertà. Il cor- 
no ducale di Venezia gli somiglia un poco 
nella forma, ma questo ò solido, mentre il 
berretto repubblicano è leggiero e cedevole. 

Repubblica Argentina ( America Meridionale). Spac- 
cio d'azzurro e d'argeulo, al berretto frigio di rosso, 
pesto aopra un bastone al naturale, tenuto da una Te- 
de Quda di carnagione; il tutto- attraversante in palo 
sullo spaesato. 

BERRETTO REPUBBLICANO. ~.y. Berret- 
to frigio. 

BERRETTO ROSSO.— V. Berretto frigio. 

BERTEFREDO. V. Battifredo. 

BERTESCA [ fr. Bertesche ]. -- Specie di 
battifredo^ o torretta di legno posta nei luoghi 
più alti delle fortificazioni per osservare il 
nemico e combatterlo al coperto colle bale- 
stre. Si vede qualche volta sui castelli nelle 
arme. 

BESTIE. — V. Animali. 

BETIFREDO. — V. Battifredo, 

BETLEMME (Ordine di Nostra Signora dì). 
— Istituito il -18 gennajo 1459 dal papa Pio 
II, che impose ai cavalieri di combattere gli 
Infedeli, e -difendere V isola di Lemnos, che 
il suo predecessoi'e Calisto III avea tolta ai 



Turchi (1). I cavalieri doveano abitar Pisola 
e portavano un mantello bianco con croce 
rossa. Dote deirordine erano i beni del San- 
to Sepolcro, di Saxia, di Santa Maria dei Cro- 
ciferi e di S. Giacomo d'Altopascio, ordini a- 
boliti dal pontefice. Leiboitz ne pubblicò la 
bolla di fondazione (2). Quando i Maomettani 
riconquistarono Lemnos, Tordine s' estinse, e 
i suoi beni passarono all'ordine gerosolimita- 
no per comando dlnnocenzo VII nel 1484 (3). 

** BEVILE. — Vocabolo che si ritiene 
tragga origine dal francese bèvue^ errore, 
mancanza, e si usa da alcuno per indicare 
le pezze rotte o mancanti. V. Rotto. 

BIAGIO (Ordino di San). — Istituito dai 
re d'Armenia comtemporaneamente a quello 
del Tempio. I cavalieri si distinguevano in 
ecclesiastici che predicavano, e in guerrieri 
che combattevano grinfedeli. Appartenevano 
alla regola di San Basilio e portavano un a- 
bito bianco con croce rossa e V imagine- del 
patrono San Biagio. Quesf ordine non ebbe 
che un'esistenza effimera (4). 

BIANCO. — [ fr. Blanc; ing. Wkite; ted. 
Weiss; sp. Bianco']. — Questo colore con- 
fondendosi neir araldica coli' argento , noi 
rimanderemo i nostri lettori a questo vo- 
cabolo per r uso di esso nel blasone. Però 
ci permetteremo di aggiunger qui alcune os- 
servazioni archeologiche e simboliche più pro- 
prie ad esso che non al metallo da cui è'rap- 
pres^tato. 

I sacerdoti egizi, greci e romani vestiva- 
no puramente di bianco, per denotare la re- 
ligione e la fede, di cui Virgilio dice: cana 
fides (5) e Orazio canta: 

a Te epe» et albo rara 'fides colit 
« Velata panno » r6). . 

Avanti che s'introducesse l'uso,' o mèglio 
l'abuso della porpora, i condottieri di popoli 
ed i re vestivano di bianco, ciò che espri- 
meva dominio, egli Bgizi involgeano in bian- 
che bende i cadaveri dei nobili. La pace fu 
sempre simboleggiata col bianco. 
« Pav candida prtmum 
Duxit afaturot sub juga curva boves » (7). 

E che anche la felicità si dimostrasse con 
questo colore ce lo prova 1' uso dei Traci di 
segnare con bianche, pietruzze i giorni fau- 
sti della loro vita, donde venne ì\ dies albo 
signanda lapillo dei Romani. — Era inoltre* 
il segnale della gioja e dell'allegrezza, e gli 
antichi vestivano di bianco nei banchetti, 
ed in bianche vesti celebravano i Baccanali. 
Se la tunica e il velo delle Vestali era bian- 
co, ciò. non era che per indicare la purità 

^1) Stefano Borgia. De bello turcis inferendo. Roma 
1774 Pag 18. 

(%) Cibrario. Ordini Gavallerescbi. II 360. 

(3) Moroni. Diz. d'eradizione. 

(4) Cibrario. Orflioi cavallerescbi, Il 310. 
(6) Eneide I. 

(6) Ode 33. Lib.I. 
(7).Tilwllo.EIe0ia3. 



BIC 



— 108 



BIF 



deiranimo e la castità. Finalmente le bian- 
che toghe dei postulanti una magistratura 
(candidati) e dei trionfatori romani ci dico- 
no abbastanza perchè questo colore fosse te- 
nuto a simbolo d'autorità e di vittoria. 

Di tutti questi emblemi consacrati dall'u- 
so e dall'antichità l'araldica fece suo prò e sin 
dai tornei. I cavalieri che si mostravano in 
bianche divise voleano denotare la fede, la 
pace dell'animo e la felicità. (1) Nelle armi 
dimostrò nobilt^l, religione, dominio, pace, 
allegrezza, castità e vittoria con tutte le altre 
significazioni di cui si è parlato alla voce 
argento. 

Aggiungeremo che il bianco fu sempre il 
colore nazionale dei Francesi sino alla ri- 
voluzione, e che nelle guerre civili fu sem- 
pre particolare al partito del re, come nella 
fazione degli Armagnacchi e Borgognoni, nel- 
le guerre sante e nella Fronda. In Italia fu 
distintivo dei Bianchi; in Inghilterra dei du- 
chi di York, i cavalieri della rosa bianca. 
Nelle bandiere il bianco è simbolo della pru- 
denza e della ragione con cui si maneggia la 
guerra. 

♦ * BICCHIERI SENZA PIEDI. — La Ghie- 
za, confondendo forse vair con verre, oppu- 
re lasciandosi ingannare dalla figura di que- 
sta pelliccia^ ha molto infelicemente chiama- 
to il vajo^ bicchieri senjta piedi. Questa locu- 
zione da cui ogni buon araldista deve guar- 
darsi, fu approvata ed usata da parecchi al- 
tri, specialmente francesi, che scrissero in- 
differentemente vairs e verres sans pieds, 

BICIPITE [ fr. Au chef parti; ted. Zveik- 
opfig; sp. A dos cabe:ias^, — Dicesi di quel- 
la animale che mostrasi nelle arme con due 
teste. Quest' uso pare sia stato introdotto 
njeiraraldica ad imitazione dell'acuita bicipi~ 
te. V-q-n. 

Si vedono dei leoni, dei cani, dei galli, 
delle pecore ed altre bestie bicipiti. 

Gu9mini (Italia). — 0' azzurro, al leone bicipite 
d' oro. 

Curti (Venezia). ^ Spaccato; nel 1.^ partito d' ar- 
gento, al cane bicipite rampante al naturale, e di ros- 
so, al castello d'argento, sormontato da un'aquila spie- 
gata di nero; nel t.^ abarrato di rosso e d* argento; 
col capo dello scudo d'oro, caricato dell'aquila spiega- 
ta di nero. 

Vertaìlles (Città di Francia). — D'azzurro, a tre gigli 
d'oro; al capo d' argento, caricato d* un gallo bicipite 
di rosso uscente dalla partizione. 

Aleetandri (Firenze^. — D' azzurro, alla pecora bi- 
cipite passante d'argento. 

I BIFORCATA [fr. Patt^e à huits pointes; 
ing. Forhed], — Dicesi biforcata \& croce 
scorciata^ patente e coi bracci che finiscono 
in due punte aguzze formate da un'incisione 
triangolare fatta sulle estremità di essi a 
guisa di forca bidente. Questa sorte di croce 
è detta anche di Malta o di S. Stefano^ per- 

(1) G. di Grollalanza, Il linguaggio dei nastri. 



che tale la portano i cavalieri di questi due 
ordini. Ond' è che si vedono moltissimi capi 
caricati di essa, come puossi osservare nel- 
l'arma dei Fasi, dei Pignatti, e d'altre fami- 
glie. Quei cavalieri la portano anche accol- 
lata dietro lo scudo; e qui non possiamo ta- 
cere il nostro • malcontento per il malvezzo 
ingenerato fra loro di non fare apparire che 
tre bracci di essa fuori delio scudo, cioè l'in- 
feriore e 1 due laterali, tralasciando quello 
su cui cade la corona. Benché il timbro deb- 
ba coprire- necessariamente gran parte del 
braccio superiore, pure è male il non fkrne 
apparir punto sull' arma per la sola ragione 
che Telmo o la corona ne nascondono la me- 
tà. Sarebbe il caso che Raffaello non avesse* 
affatto dipinto la seggiola della sua Madon- 
na, dietro la considerazione che non se ne 
vedrebbe che un braccio e piccola parte del- 
la spalliera! 

Malta (Ordine sovrano di). — Di rosso, alla croce 
biforcala d'argento. 

Buffeoant (Francia). — D'azzurro, alla croca bifor» 
cala d'oro. 

s BIFORCATA [fr. Fourcoue; ing. Forked; 
ted. Gabelfórmige; sp. Horcada\ — É bifor^ 
cata la coda dei leoni nella maggior parte 
delle armi ove si vede quest* animale in Al- 
lemagna. L'origine di quest'uso rimonta a Fe- 
derico Barbarossa, il quale volendo rimeri- 
tare la lealtà e il valore di Ladislao II re 
di Boemia, che gli aveva prestato man forte 
nella guerra contro i Milanesi, gli concesse 
per arme, in luogo d' aquila che prima s* a- 
vea, un leone, emblema del suo coraggio 
e della sua grandezza d*animo. Ma il pitto- 
re, a cui* fu affidata la cura di dipingerlo 
sugli stendardi dell' esercito boemo, aven- 
dogli fatto una coda piuttosto piccola e na- 
scosta fra le zampe di dietro, i soldati, ne 
presero motivo a riderne, e s' andavano ri- 
petendo fra loro: É dunque una scimia che 
l'imperatore ha concesso a re Ladislao? Il che 
obbligò Federico d'ordinare che si facessero 
due code in luogo di una, passate e ripassa- 
te in croce di S. Andrea^ annodate con fioc- 
chi di pelo ed elevate verso il dorso, perchd 
tutti le potessero vedere (1). 

E da credersi che all'avvenimento di Car- 
lo IV di Boemia al seggio imperiale (1355) o 
sotto gl'imperatori successivi Venceslao e Si- 
gismondo, anch'essi entrambi di casa boema, 
i principi tedeschi per segno di devozione 
duplicassero le code ai loro leoni, se pure 
ne aveano sul loro scudo. É però certo che 
nella seconda metà del secolo XIV e nel pri- 
mo periodo del susseguente i leoni a due co- 
de erano in gran moda! 

Presentemente nella Germania sono rari 
i leoni ad una coda sola, come rarissimi in 
Francia e nelle altre nazioni sono quelli col- 

(i) Ménéatrier. Art du blason. Pag. S68. — Du Bre- 
vias Lib, 1!^. 



la eoda biforcata. In Italia re n'ha qualcuno 
probabilmente portato dagli stessi Tedeschi 
nelle frequenti loro discese. 

i?o6fnttt (R.^ di). — Di rosso, al leone d' argento, 
colla coda òiforcaia, annodata e passata in croce di S. 
Andrea, e incoronata d*oro. 

AttiO'ùarmtUÈdt (Granducato dì)- '- D* azzurro, al 
leone Irarellato d' argento e di rosso colla coda bifor^ 
caia e passata in croce di S. Andrea, tenente una spa« 
da nuda al naturale e impugnata d' oro» e incoronato 
dello stesso. " 

MiUtiio o MiUutio (Sicilia). — DI verde, si leone 
d' oro, colla coda biforcata e passsta in doppia croce 
di S. Andrea, tenente colle zampe anteriori uno scu* 
dotto d'argento, caricato da 5 gigli d* azzurro posti S, 
1 e). 

Mottfort VAmawry (Isola di Francis;. — Di rosso, 
al leone d'argento, colla coda biforcata, 

BIFROHTE [fr. A deuon faces; ted. Mit zwei 
Gesichiem; ep. Bifronte '\, — Anticamente 
si usava scolpire erme rappresentanti le 
teste di due personaggi unite insieme, che 
alcuna analogìa delle loro opere o del loro 
ingegno faceva desiderare di vedere insie- 
me rappresentate. Nella villa Albani a Roma 
esiste una di queste erme bifronti in mar- 
mo lunense di grandezza naturale in cui si 
riconoscono le teste di Seneca e di Posido- 
nio, ed una in marmo greco maggiore del 
Tero rappresentante Saffo e Ck>rinna. 

L'araldica imitando tutto, e da tutto to- 
gliendo occasione di personificare le idee, u- 
8Ò più volte nelle armi busti bifronti compo- 
sti della testa d*un giovane e di quella d* un 
vecchio. Bviden temente questa figura addita 
Taiitore dell'arme per uomo che allo slancio 
giovanile sa accoppiare la prudenza e la sag- 
gezza della veechiaja, virtù queste che più 
di ogni altra si desidera di vedere appajate. 
» BIGUETTATO. — Dal francese biUeté, 
usasi da alcuno per plintato (1). 

♦ BIGLIETTO [fr. Billette], — Sull'etimo- 
logia di questa parola francese discordano gli 
autori. Gli uni vogliono abbia origine dal vo- 
cabolo anglo-latino bilia, che nel nostro i- 
dioma vale supplica. Guglielmo Thorn scrive: 
Porrectae fuerunt billae et petitiones Bornia 
no regi (2). Credono essi che i plinti rappre- 
sentino appunto dei biglietti di supplica ai 
sovrani per ottenere concessioni, favori, ecc. 
altri fanno derivare il vocabolo da billeta, Se- 
cundum quod continetur in quadam billeta 
inter sigillum et scriptum ante consignatio» 
nem affiqpa (3). Non sappiamo poi come e per 
qual ragione Spelman lo cavi da libellus , 
mentre più facilmente gli si sarebbe presta- 
ta la parola greca ^i0\ijov , se assoluta- 



ci) L* armoriale MS. del 131S intitolato: Les nomt 
tt anne* dM Chevalitn qui furent à /iom« au couron- 
nment dt Vempereur Htnry VUp dà la voce embillio- 
té invece di billeté. 

(2) Histoire de Knigton; cap. 41, peg. 2721. 

(3) Monasticum anglican. Tom 1, pag. 664. 



- I» -. ftp 

mente nei plinti volea scorgere dei ^U»^- A 
noi però sembra più ragionata e chiara 1* e- 
timologia della voce billette dal francese bil- 
let, viglietto, cartolina galante, e l'origine di 
questa figura dai biglietti amorosi posti dai 
cavalieri sulle arme in onore delle loro da- 
me. V. alla -voce Plinto quel che noi ne pensia- 
mo circa all'origine e air etimologìa, accon- 
tentandoci qui di aver giustificati in tal mo^ 
do quegli araldisti italiani che si servirono 
della parola biglietto. 

BIGORDO [fr. Béhourdi^; ted. Pike; sp. 
Pica]. — Sorta di lancia colla quale antica- 
mente armeggiavasi nelle feste chiamate ba» 
gordi (I). V. Bagordo. 

BILANCIA. — Fin dai tempi anteriori al- 
r èra volgare, la bilancia fu simbolo della 
giustizia, deireqnità. Pitagora diceva: State- 
ram ne traHsilito; Temide T avea per attri- 
buto, e si vede frequente nelle medaglie ro- 
mane. Vi sono alcuni che pretendono non per 
altro aver Luigi XIII ottenuto il soprannome 
di Giusto, che per esser nato sotto la costella- 
zione della bilancia. — Nelle armi è emblema 
di giustizia, neutralità, prudente amministra- 
zione o retto giudizio che misura le parole 
e i passi. La bilancia d'argento in un quar- 
to-franco di rosso posto a sinistra era il con- 
trassegno onorifico dei presidenti e procura- 
tori generali della corte di cassazione nel- 
rimpero Francese. 

Baudin dt Saint- Poi (Guyenna). — D'argenlo, alla 
bilancia di nero. 

Zauynoc. (Borgogna). — DI rosso, a due bilaneitt 
l'una sull'altra, d'oro. 

BILIOTTATO. — Termine blasonico signi, 
ficante uno scudo o una figura aspersa di 
macchie e tempestata a guisa di goccia. 

* BIPARTITO. — V. Partito. 

* * BIPARTITO DIAGONALE A DESTRA. ^ 
V . Trinciato. 

* « BIPARTITO DIAGONALE A SINISTRA. 

— V. Tagliato. 

* * BIPARTITO IN BANDA. -^ V. Trin- 
ciato. 

* * BIPARTITO IN FASCIA. — V. Spac- 
cato. 

* * BIPARTITO IN ISGHEMBO. — V. Trin- 
ciato. 

* * BIPARTITO IN ISGHEMBO SINISTRO. 

— V. Tagliato. 

* * BIPARTITO IN PALO. — V. Partito. 
« » BIPARTITO IN SBARRA. — V. Ta- 
gliato. 

* * BIPARTITO ORIZZONTALE. — Y. Spac 
cato. 

* * BIPARTITO PERPENDICOLARE. — V. 
Partito. 

BIPENNE [lat. Bipennis; fr. Guisarme; ted. 
Streitaset; sp. Hacha de dos cortes]. — ^ Scu- 
re a due tagli usata anticamente. Per la sim- 
borica V. Scure. 

(1) Gran Dizionario Teorico liilitare« 



SIS 



— no — 



BIS 



BI|ANTATO [fr. Besanté; ing. Besanty; 
sp. Besantado]. — Termine blasoDico che si- 
gnifica scudo seminato di bisanti. Dicesi al- 
tresì della bordura, della banda e del lam- 
bello quando, queste pezze sono caricate da 
8 bisanti, che ordinariamente in questo caso 
sono sovrabrisure. Nella bordura si caricano 
due per lato; nella banda tutti di seguito nel 
senso di questa pezsa. Allorchò il lambello 
btsantato è di tre pendenti, 5 bisanti si pon- 
gono sulla lista ed uno in ciascun pendente; 
se è di quattro, 4 sulla lista e 4 nei penden- ' 
ti; se di 5 o più, tutti nella lista. Vi sono 
però lambelli bisantati irregolarmente, ed al- 
lora conviene blasonare la posizione dei pez- 
zi. Lo scudo bisantato è molto raro. 

Bezanne» (Sciampagna) D*azzurro, bisantato d*o- 

ro, al leooe d'argeiilo. 

Du Pletsii de Jarzé (Maloe). — Intiu'artato: nel l.o 
e 4.^ di rosso, al rincontro di cervo d' argento, sor* 
montato da due crescenti, Tuno sull'altro, dello stes- 
so; nel 2-0 e 3^ d'argento, alla banda di fusi di rovso; 
alla bordura di nero, btMantata d'oro. 

-BISANTE [fr. Bésant; ing. Besant; tèd. 
Flitter, Flidern, Pfenning; ol. Besant, Pen- 
ning; sp. Besant]. — I bisanti sono figure 
rotonde q piatte cgme le torte^ da cui diffe- 
riscono per essere i primi di metallo e le se- 
conde di colore. Benché il Maigne (1), citan- 
do l'esempio dei bisanti dei Poitiers, che in 
origine «rano vasi [iv,pots]^ voglia far sup- 
porre "che dai vasi avesse origine la figura 
di cui parliamo, pure noi non possiamo atte- 
nerci a questa opinione. Difatti il nome stes- 
so ci rivela aver sua origine dai bisantii o 
bi;tantini, monete coniate nel Medioevo a Bi- 
sanzio ed il cui uso si estese in Francia, in 
Italia, in Inghilterra, a Cipro e fra i Saraci- 
ni, come rilevasi da antichi scrittori: Sodeer 
dou soy quatre besants sarrazinas (2). E in 
Join ville: Qr devejs entendre que le soudan 
fit crier en son camp qu'il douneroit un be- 
.jant d'or pour chachune t^te de chrétien 
qu*on lui apporteroip (3). E lo stesso Join- 
ville narra che il riscatto domandato dal Sul- 
tano d'Egitto per la liberazione di Luigi IX 
fu di 800,000 bisanti che equivalevano allora 
a 400,000 franchi. Herbelot però dà un'altra 
etimologìa alla voce bisante e la fa derivare' 
da un vocabolo arabo, che significa uovo 
d* oro (4). 

Simone Ligoli dice che il bisante valeva 
un fiorino (5); nel 1309 però appare che il 
suo valore in metallo era di Lire It), cente- 
simi 46 e millesimi 70, e il suo valore vero 
in fromènto era di Lire 24, 79 cent. (6). In 
Francia erano usati come moneta sin dai 
tempi di Luigi VI: Les besants n'o'nt été en 

(1] A)}regé méthodique de la sclence des Armoiries, . 
pag; 1A0. 

(2j Assise de Jerusalt'ni. 

(3) Vie do Saint Louis, eh. %B. 

(4) Bibliotbéque orient^ile. 
(6) Viaggio ai Monte Sinai. 

- (6) Gibrario. Economia -politica del 11. E. Ili, 851. 



usage en France que depuis Louis le Jeune^ 
qui le premier fit en personne la guerre aux 
infideles (1). Leggesi nel cerimoniale della 
consacrazione dei re di Francia, che questi 
erano obbligati di offerire 13 bisanti d'oro 
all'altare, e che Enrico II per ub1}idird a que- 
sto uso inventerato, in un tempo in cui più 
non avean corso quelle monete, ne fece co- 
niare 13 espressamente pel )^iorno della ce- 
rimònia, le quali furono chiamate bizantins e 
valevano circa un doppio ducajko la pezza (2). 
Anche il re d^Inghilterra dava ogni anno con 
gran cerimonia un bisante d'oro alla chiesa 
di Cantorbery. A Cipro i bisanti si faceano 
anche d'argento, e si diceano copolluti. Ag- 
giungeremo che i Tedeschi chiamano, i bi- 
santi araldici Pfennige ossìa denari;' onde è 
evidente che essi -non sono se non, vere mo- 
nete. Solo ' contro quésta opinione potrebbe 
addursi il pretesto che, oltre ai bisanti d'o- 
ro e d'argento, si vedono qualche volta nel- 
le arme dei bisanti d'armellino e di vajo (3), 
e che sarebbe difficile spiegare delle monete 
di pelliccia. Ma questa spiegazion'e è facilis- 
sima. Non si vedono fpfse nelle arme dei 
leoni azzurri, degli alberi d'orOr delle aquile 
verdi, delle stelle .nere, eccJ Ora non v' ha 
liulla di sorprendente che vi siano anche 
delle monete d' armellino, .che si può consi- 
derare argento caricato di macchie nere, o 
delle monete di vajo, che si può eziandio 
considerare argento caricato di pezzetti az« 
zurri. E nelle due pelliccie dominando il me- 
tallo^ più spesso si blasoiutno per tale che 
per colore; dalla quale circostanza nàsce che 
le monete di vajò o d'armellino si blasonano 
bisanti e non torte. Le pezze rptonde di por- 
pora invece, in cui domina più il colore, si 
blasonano torte. 

Quanto air introduziono dei bisanti nelle 
arme, convìen credere che rimonti alla pre- 
sa di Costantinopoli fatta dai Crociati; e in- 
fatti sin dal sec. XIII v^eagono nominati nel- 
r araldica. Nella descrizione manoscritta del 
torneo di Clamecy, celebrato nel 1285, si leg- 
gono questi versi: 

D'or et 49 gueules fu bandez 
Lan^iaux d'azur et bezantez» 

Gli autori attribuirono a questa figura 
molti simboli: alcuni vi denotarono la ric- 
chezza, altri la generosità e'il liberale ajuto. 
Il Oinanni (4) dice che indica le funzioni 
di maestro di casa, tesoriere o segretario del 
re, la parte presa alle crociate e il diritto di 
batter moneta ne'proprii dominii. Altri' arai" 
disti vollero vedervi un contrassegno degli 
elemosinieri della corona di Francia; ma vi 
sono tante arme gentilizie con bisanti e in 
Francia e fuori, che questa opinione non ò 

(1) Du Peyrat. De Ta cbapelle de nos rois. Liv. Ih 

(2) 'Grandmaìson. Diotionnaire* béraldiqim. 

(3) Playne. Art. hóraldique. Pag. 30. 

(4) Arte del' blasone dichiarata per alfabeto, alla 
vocB bisante. 



ÉIS 



-111 - 



BIS 



nemmeso discutibile. Qualche Tolta i biaau- 
ti iudicano stipendii militari, come nell'arma 
Michiel di 'Venezia, e spesso custodia delire- 
rarìo pubblico, o del tesoro d^una corona. Il 
Cartari dice che « sogliono servire per con- 
trassegni di soggezione e tributo (1) >. 

I Melun di Francia hanno per tradizione 
che i bisai^ti che portano sul loro scudo rap-> 
presentino le monete date in finta elemosi- 
na dalla principessa Clotilde al loro caposti- 
pite Aureliano, quando questi faceva il mez- 
zano fra Clodoveo e la principessa (2). Altri 
infine asseriscono che i bisanti dei Melun so- 
no mole [meuUs]^ e che V arma d parlante. 
Fra tante opinioni la più accettabile ci sem- 
bra quella del diritto di batter moneta, diritto 
un tenapo posseduto da quasi tutti i feudatari 
d'alti e bassa giustizia; ma ammettiamo però 
che molti bisanti che si vedono nelle armi 
non siano monete, ma altre figure alterate, 
come mole, palle, piatti, pomi, rotelle, ecc.. 

Non poche volte i bisanti servono di bri- 
aura, e pili j>articoIarmente in Inghilterra e 
in Francia. In quest'ultima nazione sono fre- 
quentissimi i bisanti d' ogni genere; se ne 
vedono molti anche in Italia. e nelle altre na- 
zioni; in Ispagna sono comuni sulle bordure, 
e gli Spagnuoli se ne servono per distingue- 
re il numero dei. loro castelli.- 11 bi sante è 
una di quelle figure che non giova affaticar* 
si dì troppo per rintracciarne nel blasone. Il 
bisante d'argento è da alcuni chiamato piata 
dallo ^Mgnuolo belante de plata^ bisante d'ar- 
gento. Qualche araldisfa dal francese platas 
(cbe pare viene dal suddetto vocabolo spa- 
gnuolo) ha fatto piatti^ credendoli appunto 
tondini o scodelle d' argento. Sono attribu- 
ti dei bisanti: caricato^ figurato^ dentato^ ao- 
compagnato^ ecc. 

Cacciaguerri (Siena). — D'azzurro, al bisante d'oro; 
il capo, dentato dello stesso. 

Michiel (TeoezJa). — Fasciato d'azzurro e d'argen- 
tOf ^a prima fascia caricata -da 6 bisanti, la seconda da 
5, la terza da 4, la .quarta da 3, la quinta da 3 e l' ul- 
tima d' 1, tutti d*oro. 

Wildt (Baroni di' Truro in Inghilterra). — D'arncel- 
lloo, alia croc'e di nero, caricata nel cuore d*iin bisonti 
d'argento '(brisura); al capo del secondo, caricato da 
3 Qccelh fermi al naturale. 

Guilla (Catalogna). - — Di rosso, al bisants d* oro, 
caricato d*ona volpe saltante di nero. 

Silva de Bendufft (Portogallo). — Di rosso, a sei 
bisonti d* oro posti 3 e 3 in palo, e caricalo ciascuno 
da tre fascio di nero. 

Rodsz (Città di Linguàdoca). -^.Dl rosso, a tre bi-' 
tonti d'oro (Sei). 

Espinoy (Fiandra francese). ~ D'azzurro, a tre bi- 
sonti d'oro m banda. 

Strr$ (Ni?eroese). ^— D'azzarró, a sei bisanti d*oro, 
3, 8 e 1. . 

GamcUn (Isola di Francia). — Di rosso, a tre bisanti 
d'oro, fiffwrati d'argenta. 

(I) Prodromo gentilizio, pag. 96 

{%) Mónéstrier. La veritable art du biason. Pag. UO 



Uhart (Navarra francese). — Dt rosso, a tre Usanti 
d'argento, caricati ciascuno da una stella di rosso. 

Chartres (Città di Francia). — Di rosso, a tre bi- 
sonti d'argento, ciascuno dentato di 5 pezzi a destra, 
caricato d*un giglio a sinfstra. di tre torte in palo e 
d'una cifra geroglifica, il tutto di nero; al capo cuci- 
to di Francia. 

Carbonnel (Normandia). — Spacrpto di rosso e d'az- 
zurro, a tre bisanti d'armellino {t e 1). 

Melun (Isola di Francia). — D*aziurro, a 7 &i«àn/i 
d'oro, 3, 3 e 1; al capo dello stesso. 

Anfray (Normandia). ^ Dt rosso, a 8 bisanti d'oro 
in cinta; allo, scudetto di nero, caricato da tre cre- 
scenti d'oro, e- bordato dello stesso • 

Poiliers, (Deltlnato). — D'azzurro, a 6 bisanti d'ar- 
gente, 3, !2 e 1; al capo d'oro. 

Cambi (Toscans). — D'argento, a tre caprioli d'az-. 
zurro, accogopagnati in capo da tre^turte dello stesso; 
quella a destra caricata d'un bisan^A d'argento sovrac-' 
caricala d'un giglio di Firenze di rosso, quella di mèz- 
zo caricata da un giglio d'oro, e quella di sinistri» ca- 
ricata d'un bisante d'argento sovraccaricato d'una cro- 
ce .di rosso; in punta una quarta torta d'azzurro, cari- 
cata d'una torta, bisante partita di rosso e d'argento e 
sovraccaricata d'una gambp partita dell'uno all'altro (1). 

Bisan te-torta' [fr. Besant-tourteau ; sp. 
Besant y torta\, — Fusione del bisante colla 
torta^ esso non differisce dal primo se non 
perchè $ partito^ spaccato jo inquartato di 
metallo e di colore, e va sempre posto sopra 
un campo di colore. Se è partito il metallo de- 
ve stare a destra e il colore a sinistra; se 
è spaccato, il primo nella parte superiore e 
Taltro neirinferiore; se inquartato, il metal- 
lo nel 1.^ e 4.°, il colore nel 2.? e 3.°'J se in- 
quartato id croce di S. Andrea, nei quarti 
superiore ed inferiore deve esser posto il nra- 
tallo, e. nei laterali il colore. Invertendo que- 
ste posizioni si avrebbe ja torta^-bisante. I 
bisanii-torte sono piuttosto rari in araldica 
e 8*incontrano più facilmente nelle arme spa- 
gnuole. 

Bonvisi (Toscana). -- D'azzurro, alla stella a 8 rag- 
gi d'oro, caricata d'un bisanie-torta inqìsartato in cro- 
ce di S. Andrea d'argento e di rosso. 

* BISANTINO. — Vocabolo usato dal Bom-* 
baci e da qualche altro araldista in luogo di 
bisante. V-n-q. 

BISCIA [fr. Bisse], — Specie • di serpente 
molto usato in araldica e che si pone ondeg- 
giante in palo, la testa posta in fascia, di 
profilo e volta a destra. Le biscie si vedono af- 
frontate^ coronate, linguate^ vomitanti^ di- 
voranti y e^c. La biscia viscontea è in atto 
di divorare un fanciullo nudo che le esce à 
metà dalla bocca, e che gli araldisti s*accor- 
dano a chiamare uscente. La biscia simbo- 
leggia il vero repubblicano che pel bene del- 
la patria colla sua mòrte dona agli altri la 
vita. Indlea pure perspicacia, prudenza e vi- 



(1) È chiaro cbe tutte queste torte e questi bisanti 
non sono nò monete, né pani| ma bensì scudetti tondi 
roteile* . 



ms 



- 112- 



fiLA 



gilanza. Il Grandmaison (1) dice che la biscia 
divorante doq si -deve più chiamare bisseima, 
guivre o givre^ ossia vipera. 

VitconLi (Milano . — D'argento, alla biicia d'azzur- 
ro, divorante un bambino nudo .di carnagione e coro- 
wUa d'oro. 

Berne rf« Graxkpri (Nivernese).]— Di rosso, alla W- 
9Cia d'oro. 

Colbert ^sola di Francia). — D'oro, alla biscia ^co- 
lubro) d'azzurro. 

Berion (Sainlonge). — D'oro, alla biscia coronata e 
attortigliala di 7 spire di rosso, vomitante tre fiam- 
me del medesimo. 

BISCIONE. — Sinonimo di biscia, ma per 
antonomasia s'intende più comunemente per 
rimpresa dei Visconti. 

* BLASONAMENTO [fr. Blasonnement; ing. 
Blajionry\, — Vocabolo poco in uso che si- 
gnifica descrizione, spiegazione d* un arma. È 
più nota la Toce bUisone, 

BLASONARE, [fr. Blasonner; ing. Blazon; 
ted. Wappen erkldren; sp. Élasonar], — Bla- 
sonare un'arma è il descrivere lo scudo, gli 
smalti, le figure e gli accessori nella loro 
posizione» nel loro numero e nei loro attributi 
secondo le leggi e i termini proprii del bla- 
sone. Vi sono due diverse maniere di blaso- 
nare; una propria dei Tedeschi e degli Spa- 
gnuoli, che consiste nel nominare in primo 
luogo le figure e terminare col campo; Tal- 
tra usata dai Francesi e dagli Inglesi, per cui 
si comincia dal campo e si procede a descri- 
vere le pezze, le figure, il loro numero, la lo- 
ro situazione e gli smalti loro. Le figure e- 
steriori si blasonano in egual modo in en- 
trambi i metodi. Oli Italiani blasonavano an- 
ticamente alla foggia dei Tedeschi; ma oggi 
ò invalso Tuso anche presso di noi d'esplica- 
re le arme col secondo metodo, come il più 
facile e quello che procede più ordinatamen- 
te e senza confusione di sorta. Parleremo dun- 
que in primo luogo di questo, essendo pur 
quello da noi adottato. 

Metodo di blasonare alla Francese. — Le 
leggi principali del blasonarne nto secondo i 
Francesi sono le seguenti: 

1.^ Quando lo scudo è pieno, ossia senza 
figure, non si ha naturalmente da nominare 
che il campo. — Es. L* argento pieno o sem- 
plicemente d'argento. 

N. B. Vi ha chi blasona anche la forma dello sca- 
do dicendo per es. porta un sannitico^ un ovale, una 
parma^ uno ecudo epagnuolo, un accartocciato, ecc. Ma 
ciò 6 inutile, perchè la forma dello scudo non è fissa, 
ma arbitraria e a capriccio dell'artista. Solo convieno 
descrìverla quando si (ratta di spiegare un monumen- 
to, un'incisione, una pittura autentica che possono ri- 
velare l'epoca, lo stile, ecc. 

2.® Se lo scudo è caricato da figure (senza 
alcuna partizione), si comincia a blasonare 
il campo, poi la figura principale, cioè quel- 
la che occupa il centro, accennandone la na- 
ti) DictioQDaire héraldique, alla toce Bisso. 



tura, lo smalto, gli attributi e la posizione 
coi termini propri dell'araldica e senza alcu- 
na superfluità; se essa è accompagnata da al- 
tre si fa altrettanto con queste. Esempi: 

Saint GelaiM (Francia). — D' azzurro, alla croce 
scordata d'argento. 

Capano (Napoli). — D'argento, alla banda di rosso, 
caricata da tre gigli d'oro. 

Biffi (Toscana). — D*oro, alPaquila spiegata di nero, 
coronata d'argento 

Remetan (Genova). — D'azzurro, al leone coronato 
d*oro, lampassato di rosso, attraversato da una banda 
composto di rosso e d'argento. 

Miccicchi (.Sicilia). — Di rosso, al braccio destro 
armato al naturale impugnante una palma d' oro, e Ire 
stelle del medesimo, ordinate nel .capo. 

Zanchi (Ravenna). — D'azzurro, alla torre d'argen- 
to, merlata di tre pezzi e banderuotata dello stesso, 
murata, aperta e finestrata di nero, poggiata di verde, 
accostata da due crescenti rivolti d'argento. 

Osservazioni: 

a) Il capo, la campagna e la bordura ven- 
gono blasonati in seguito a tutte le altre 
figure. 

Sanbonifacio (Veronaj. — D'oro^ all' aquila bicipite 
spiegata di nero; al capo d'argento, caricato d'una cro- 
ce di rosso. 

Portogallo (^.^ dì). — D'argento, a 5 scudetti d'az- 
zurro posti in croce di S. Andrea e caricato ciascuno 
da 5 bisanti del campo posti in croce di S. Andrea; 
alla bordura di rosso, caricata da 7 torri d'oro. 

Brocant du ^reuiV (Francia). — D'oro, all' oli^ di 
verde, accostalo da due crescenti di rosso; alla cam- 
pagna d'azzurro, caricata d'un luccio d'argento 

b) Ove il capot la bordura e la campagna 
fossero attraversati, le figure attraversanti 
sono nominate dopo di loro. 

Vendóme (Francia). — D'argento, al capo di rosso, 
con un leone d'* azzurro, armato, lampassato e coro- 
nato d'oro, attraversante sul tutto. 

Cole di Enniikillen (Inghilterra). «^ D* argento, al 
bue passante di nero; alia bordura dello stesso, bisan- 
tata d'oro e attraversata nel 1 .^ cantone da un cantoo- 
franco d'azzurro all'arpa d'oro. 

Zapparuechi (Ravenna). — D'azzurro alla campagna 
di verde, con una zappa di nero, manicata d' oro, po- 
sta ìù banda e attraversante sul tutto. 

e.) La bordura pòi viene sempre blasonata 
dopo la campagna o il capo, a meno che 
non sia abbassata sotto di questo. 

Villateca (Spagna). — Di verde, al destrooberio 
d'argento tenente una banderuola d* oro, svolazzante a 
sinistra; alla campagna d'argento, murata di nero e la 
bordura d' oro, caricata da 16 anelli incatenati due a 
due di rosso. 

Gozzadini ;Dolognaj« — Trinciato di argento e di 
rosso, alla bordura di nero, bisantata d'oro di 1S pez- 
zi, abbassata sotto il capo cucito d'azzurro, caricato da 
tre gigli d' oro, divisi dal lambello a quattro pendenti 
dello stesso. 

d.) Anche il quarto-franco^ il cantone e 
la cinta sono le ultime figure a nominarsi in 
uno scudo ove, manchino però Jlì capo, la 
campagna o la bordura* 



BLA 



- 113 - 



BLA 



Trovar* (Poitoo). — D' oro seminato di gigli d' az- 
zurro: al cantoQ franco di rosso. 

Lamoignon (Francia). — Losangato d* argento o di 
nero; al franco quartiere di armellioo. 

Novarin de Longchampt (Contado Venessino). — 
D'azzarro al giglio d'argento, sormontato d'un lambelln 
dello stesso; alia cinta d'oro, dentata esteriormente. 

e.) Quando tì sono più figure principali 
di natura» diversa poste una sopra Paltra, ò 
la superiore che ai deve nominare per prima. 

Snmtùn la Ytrrièrt (Francia). — D' azzurro, al 
cervo slanciato d'oro io capo, e un pesce rivolto dello 
stesso io punta. 

3.^ Lo scudo interamente coperto di pezze 
a smalti alternati, si blasona come segue: 

a.) Nel palato si nomina prima lo smalto 
del primo pezzo a destra; 

b.) Nel fasciato lo smalto del primo pezzo 
superiore; 

e.) Nel bandaio lo smalto del pezzo cbe si 
troTa sul canton sinistro del capo; 

d.) Nello sbarrato lo smalto del pezzo che 
oecupa il primo cantone; 

e.) Nel capriolato lo smalto del primo pez- 
IO superiore; 

f.) Nello scaccato Io smalto del primo pez- 
zo, posto nel primo cantone; 

g.) Nel ffrembiato lo smalto del pezzo pid 
Ticino al fianco destro e alla linea del capo; 

h.) Nei punti equipollenti lo smalto del 
primo punto a destra superiormente; 

i.) Nel losangato e nel f usato lo smalto 
del pezzo posto airangolo superiore a destra; 
'k.)Nel triangolato io smalto dei triangoli 
aienti il Tertice Tolti Terso il capo. 

4.^ Quando lo scudo ha delle partizioni, 
si blasona ciascuna di esse come se fosse 
sola, ossia si procede alla descrizione delle 
figure e smalti di ciascuna come facente scu- 
do da sé. Quanto air ordine da seguire per 
blasonare le partizioni, eccone le regole: 

a.) Se lo scudo ò partito^ si dice: Di 

(a) , partito di (b) ; oppure partito 

di (a) , e di (b) ; o ancora Par- 
tito: nel iP di ... .(a) , nel 5.« di (b) 

(V. fig. 18). 

Se è spaccato, o trinciato, o tagliato, si 
dice: Spaccato^ o trinciato, o tagliato di ...(a).., 

e di (b) ; oppure Di (a) , spacca- 

fo, trinciato, o tagliato, di (b) ; o an- 
che Spaccato^ o trinciato, o tagliato, nel iP 

di (a) e nel 2P di (b) (V. ùg. 

19, 20 e 21). 



i 




flg. 18 



fìg. 19 





ng. 20 flg. 21 

b.) Se lo scudo è addestrato o sinistrato, 

si dice: Di (a) , addestrato o sinistrato 

di (b).... (V. flg. 22 e 23). 



T 



/ 



/^ 



cv 



4 



ng. 22 flg M 

e.) Lo scudo spaccato-semipariito, semi- 
partito^spaccato, partito-semispaccato e semi- 
spaccato^'partito Ta blasonato come segue : 

Spaccato rft.....(a)..., semipartito di (b)...., e 

di....(c).... (V. fig,2i); Semipartito di (a) 

e di (b) , spaccato di (e) (V. fig. 25); 

Partito di (a)...., semispdccato di (b).... 

e di (e) (V. fig. 26) ; Semispaccato di 

(a) e di (b) , partito di (e) 

(V. fig. 27). 





flg. 24 



flg. 25 





flg. 26 flg. VI 

d.) Grtnt^r^a^t seguono quest'ordine: In- 
ternato in palo, in fascia, in banda, in sbar^ 

ra di (a) di (b) e di (e) 

(V. fìg. 28, 29, 30 e 31). 



£ 




flg. 28 



flg. 29 




flg. 80 




BLA 



-- 114 - 



BLA 



d.) Per gì* inquartati^ se tutti i quarti so- 
no differenti, si blasona: Inquartato: nel iP 

di (a) ; nel 2P di (b) ; nel 3P di 

(e)....; nel 4P di (d) (V. fig. 32 e 33). 



iJU 


/ 


C 


l 




fig. 32 



fig. 33 



Se al contrario i quartieri 1.*^ e 4 °, 2P e 
3.^ sono uguali, essi si blasonano: Inquartato 
nel IP e 4P di ....(a)...; nel 2P e 3P di ...(b)... 
(V fig. 34 e 35). 









fig. 34 



fig. 35 



I quattro quarti non avendo figure si bla- 
sonano: Inquartato di (a) , di (b) , 

di (e) , e di (d)..... (V. fig. 32 e 33), 

se sono differenti, Inquartato di (a) 

e di (b) (V. fig. 34 e 35), essendo e- 

guali i quarti a due a due. 

Finalmente se Vinquartato ba uno scudet- 
to sul tutto, si finisce col blasonare questo. 

Esempio: 

La Tour d'Auvergne (Francia). — Inquartato, nel 
1.0 e 4.0 d'azzurro, seminato di gigli d' oro, alta torre 
d* argento, murata di nero; nel tP d*oro, a tre torte 
di rosso; nel dP cotissato d' oro e di rosso; sul tutto 
partito a destra d'oro, al gonfalone di rosso, frangiato 
di verde; a sinistra di rosso, alla fascia d'argento. 

f.) Quando il numero delle sezioni dello 
scudo so.rpassa le quattro, si contano i tratti 
o linee che le hanno formate, e si dice: Par- 
tito d* i, di 2, di 3, ecc. e spaccato di 5, 5, 
4, ecc., ciò che forma o dà 6, 8, ecc. quar- 
ti; nel iP di e cosi si procede a blaso- 
nare ciascun quartiere separatamente, colPor- 
dine segnato nelle ^g, 36, 37, 38, 39 40, 41', 
42 e 43. 



i 


z 


8 


A 


s 


4 



fig. 36. 



fig. 87 



z 



fig. 38 



4 



8 



fig. 89 



i 


1 


3 


* 


s 


6 


7 


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12 


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♦ 


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fig. 40 



fig. 41 



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2 3 


4 


5 


6 


7 


8 


9 


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2 


3 4 


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6 7 


8 


9 


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41 


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13 


44 


^5 


16 


« 


18 


19 


20 



fig. 42 



fig. 43 



Osserva2Ìone. Avviene spesso che nello 
scudo segnato dalla fig. 39, i quarti 1-7, 2-8, 
3-5, 4-6 siano rispettivamente eguali; cosi pu- 
re nella fig. 41 spessissimo i quarti 1-6-11-16, 
2-5-12-15, 3-8-9-14, 4-7-10-13, sono eguali 
oppure tutto il gran quarto 1, 2, 5, 6 é eguale 
a tutto il gran quartoll, 12, 15, 16, e il gran 
quarto 3, 4, 7, 8 è eguale al gran quarto 9, 
10, 13, 14. In questi casi i quarti eguali si 
blasonano insieme, per es. Inquartato: nel 
IP e 4P contrainquartato: nel iP e 4P di 
ecc. 

g.) Lo scudo può essere poi novellamente 
internato, partito^ trinciato, inquartato^ ecc. 
nei suoi quarti, loccfaè costituisce vari grup- 
pi che si devono considerare e blasonare se- 
paratamente come nella fig. 44, che si blaso- 
na: Inquartato: nel i.' trinciato di (1).... 

e di (2) ; nel 2P contrainquartato, di 

....(3)..., di ....(4)...., di .....(5) e di ....(6).... 




Fig. 44. 

(oppure di ......(3 e 6) ^ di (4 e 5)...., (se i 

quarti sono uguali a due a duo); nel 3," m- 

ter^ato in fascia, di (7)...., di (8) , e 

di (9) ; nel 4P partito di (10) , 

semispaccato di (11) e di (12) 

Tutte le altre partizioni e sotto partizioni 
si pònno regolare a questa legge. 



6la 



- 115 — 



6LA 



5.0 Quanto al blasoDamento delle figxtre e- 
sterne, esso è libero e si eseguisce a proprio 
caprìccio, purché sieno sempre rispettate le 
regole araldiche ed usati i termini del bla- 
sone. Si dice d' uno scudo che ò timbrato 
del tale elmo ^ della tale corona^ sostenuto 
dai suoi supporti o tenenti^ accollato delle de^ 
carasioni, circondato dal padiglione o man- 
tello. Come si Tede, prima si nomina il tim^ 
6r0, poi i supforiij poi le decorazioni e da 
ultimo il manto. La divisa e il prido di guer- 
ra, se ve ne sono, si accennano separata- 
mente e dopo ogni altro ornamento, dicendo: 
t7 motto è 

Oltre a queste regole generali per blaso- 
nare un*arma, ve ne sono altre destinate ad 
accrescere la chiarezza, la brevità, la preci- 
sione della descrizione, e sono le seguenti: 

A. Si deTe nel blasonare schivare per 
qnanto si può di ripetere spesso lo stesso 
smalto, l'araldica fornendo delle locuzioni a- 
datte a fuggire tale cacofonìa, quali sono 
dello stesso^ del campo, del primo, del secon^ 
do, ecc. 

Mollenberg (Baviera.) — D'azzurro, alla torre d'ar- 
gento, sormontata da un cresceote cl«/io t («sto (azzurro). 

Fizicat (Lionese). — D' oro, al grifo rampante di 
rosso, sostenente colle zampe davanti uno scudetto 
d' azzurro, caricato d' un giglio del campo (oro); alla 
bordura d'azzurro, seminata di gigli d'oro. 

Ford (Inghilterra). — Partito di rosso e d* oro, a 
dne iìande di vajo attraversanti; al caoton destro dei 
tecmdo (ors), caricato d' un levriere corrente di nero. 

B. Per brevità sì vuol tralasciare di bla- 
sonare i quarti di famiglie o paesi molto co- 
nosciuti in araldica, dicendo solamente di 
Francia, di Gerusalemme, di Savoja, d* An- 
jou, di Bourbon, di Francia antica, di Vi- 
sconti, di Medici, ecc. o lo scudetto princi- 
pale d' una famiglia in questione, come per 
esempio illustrando Tarma Gonzaga, sarebbe 
inutile ripetere ad ogni istante d" oro, a tre 
faide di nero, laddove riuscirebbe più co- 
modo e facile dire di Gonzaga. 

Santaccìomba (Siollia). — D'azzurro, a tre colombe 
ferme d'argento, la prima tenente col becco un ramo- 
scello d'olivo di verde; partito d*AraQona. 

CiUfogna (Voghera). — Di rosso, al leone d'oro, at- 
traversato dalla fascia d* azzurro, caricata da una ce- 
lta del secondo, e il capo dell'Impero. 

Dtl/inato (Provincia di Francia;. — Inquartato: nel 
1." e 4.0 di Francia; nel S.o e 3.o d* oro, al delfino 
d'azzurro. 

C. Quando uno scudo si blasona in due 
differenti guise, fra un blasone e V altro si 
pone la parola alias. V-q-n. 

D. Quando lo smalto del campo o d* una 
figura non si conosce o è incerto, si sosti tui- 
we con un punto d'interro gazione (T). 

Cojordan (Mìrepoix). — Di ....?, all'aquila spiegata 
ili ....?, attraversata da una banda di ....? 

E. Nelle descrizioni dei blasoni, gli attri- 
buti e gli smalti si dividono mediante «tr- 
gole (.). 



Trieet (Fiandra.) — Di nero^ a due corni d*argea- 
t09 guerniti e imboccati d* oro» legati di rosso» in 
capo» e in punta un levriere corrente del secondo» 
collarinsto delio stesso. 

F. Le descrizioni delle partitore, dei quar- 
ti, dei capi, delle bordure, delje campagne, 
degli scudetti, dei cantoni si dividono con 
vm punto e virgola (;). 

La Haye (Bretagns). — Bandaio d'oro e d'azzurro^ 
al cantone di rosso, caricato d'un giglio d'argento. 

Gadouot (Borgogna e Sciampagna). — Di rosso, a 
due spade d'argento, guarnite d' oro poste in croce di 
S. Andrea; al capo cucito d' azzurro, caricato da tre 
stelle d'oro. 

Griften (Assia). — Partilo: nel 1.*^ d'azzurro alla 
fascia d'argento; noi 2." d'oro pieno. 

Quarques (Provenza). — Inquartato: nel 1.^ e 4.^ 
d'oro, a due pali d'azzurro» nel 2." e 3.^ contrinquar- 
tato in croce di S. Andrea d'oro e d'azzurro. 

Q. 1 due punti (:} si pongono dopo gli at- 
tributi partito, inquartato, spaccato, ecc. e 
prima dell'espressione nel i.^ e 4.^, ecc. 

Jullien de Villeneuve (Borgogna e Forez).- -^ Spac- 
cato* nel 1.*^ d' azzurro, al leone d* oro lampassato e 
armato di rosso; nel 2.^ di rosso al palo d'argento. 

H. Il punto (.) si pone quando è finita la 
descrizione dello scudo e si passa a quella 
dello scudetto. Si pone anche alla fine della 
descrizione d*ogni gran quarto, e se 1' arma 
è molto complicata, giova ancor più Tandare 
a capo in ogni partizione. . 

Piochard de la Brulerte ^Borgogna). — Inquartato: 
nel 1.° e 4.^ d'azzurro, a tre stelle d'argento; nel 2.^ 
e 3.^ di rosso, all' aquila d' argento. Sul tutto d' oro, 
alla banda di rosso. 

I. I numeri si pongono in cifre solamen- 
te quando esprimono la posizione delle figure. 

Ambuosa (Firenze). — D'azzurro, con otto gigli d'oro, 
posti 3, 3 e 2. 

K. Invece di dire nel i.^, nel 2.^ ecc. si 
può ilire anche al i.^, al 2.^, ecc. ed anche 
il i^, il 2.^, ecc.; ma questi due metodi non 
sono da usarsi. 

L. Quando in uno scudo complicato si do- 
vrebbero ripetere troppo spesso le espressioni 
nel i.^ e 4.", nel 2.^, ecc. si potrà usare pel 
partito: a destra o a sinistra e per lo spac- 
cato: superiormente o inferiormente. 

M. Quando un* arma è divisa in partizioni 
fomanti arme da so e che si conosce a chi 
appartengono, si dovrà specificare, ponendo 
fra parentesi V espressione che è di..,. 

Rogier de Rosières de Beaufort (Limosino e Anjou). 
— Inquartato: nel 1.® e 4.^ di argento, alta banda 
d* azzurro, accompagnata da sei rose di rosso, in cinta 
(che è di Rogier de Rosières); nel 2.® e 3.^ cotissato 
d'oro e di rosso, di 10 pezzi (che è di Turenne), 

N. É noto che nei primordi delP araldica 
i cavalieri usarono dipingere le loro cotte 
d* arme delle imprese loro favorite, imprese 
che passarono poi sui loro scudi. Ora è chia- 
ro che dairespressione porta la cotta d'oro, 
di rosso, ecc. o porta lo scudo d' argento 
al ecc. ne venne il moderno joorto d'o^ 



BLA 



- 116 -^ 



BLA 



ro, di rosso, d'argento, ecc. Le figure e i co- 
lori che s'innalzarono nelle bandiere dai no- 
bili feudatari diedero alla lor Tolta origine 

al motto spiega o innalza la bandiera di 

e quindi innalza di essendo passate det- 
te figure e colori sulle armi di famiglia. Si 
eliminino (per brevità) le parole porta, innal- 
za^ spiega e si avranno le moderne espres- 
sioni: di azzurro, di verde,. d* oro, ecc. 

0. Invece delle espressioni al leone, alla 
banda, alla croce, a tre losanghe, ecc. «Icu- 
ni usano invece con un leone, con una ban- 
da, colla croce, con tre losanghe, ecc. 

P. Nel blasonare le figure esterne si soglio- 
no anche fare le descrizioni parziali dei pez- 
zi indipendentemente dallo scudo e Tuna dal- 
l'altra dicendosi: Cororux da ; Elmo da.,..; 

Lambrequini di e di ; Supporti ; 

Decorazione ; Mantello da ; Motto 

Tutte queste leggi da noi esposte devono 
essere fedelmente seguite, se non si vuol ca- 
dere nel pericolo di non farsi intendere, co- 
sa per altro facilissima nella descrizione di 
certe arme complicate e bizzarre, che richie- 
dono ogni possibil chiarezza. Ecco un esem- 
pio di arma completamente blasonata col me- 
todo francese. 

Saeoja (Casa reale di). — Inquartato: Il primo 
gran quarto contrainquartato: nel 1.** d' argento, alla 
croce potenziata d*oro, accantonata da quattro crocette 
dello stesso (che è dt Gerusalemme); nel 2.^ burellato 
d'argento e d'azzurro di otto pezzi, al leone di rosso, 
lampassato a coronato d* oro, attraversante (che è di 
Lusignano); nel 3.^^ d'oro, al leone di rosso, armato e 
coronato del campo (che è d'Armenia); nel 4.^ d'argen- 
to, al leone di rosso, armato e coronato d'oro, lampas- 
flato d'azzurro, colla coda biforcata (che è di Luxem- 
bourg^. 

Il secondo gran quarto partito: nel 1.^ dì porpora, 
al cavallo allegro e rivolto d' argento (che 6 di Wo- 
stpbalia); nel 2.^ fasciato d'oro e di nero, di 8 pezzi, 
al crancelino di verde, posto in banda sul tutto (che 
è di Sassonia) ; la partizione innestata in punta d' ar- 
gento, a tre puntali di spada di rosso (che è d* An< 
gria;. 

Il terzo gran quarto partito: nel 1.^ d'argento, so* 
minato di plinti di nero, al leone dello stesso, arma- 
to e lampassato di rosso (che è delCbablais); nel S.^ 
di nero, al leone d' argento, armato o lampassato di 
rosso (che é d'Aosta). 

Il quarto gran quarto partito: nel 1.^ di rosso, al- 
la croce d'argento, attraversata in capo da un lam- 
bello d'azzurro (che è del Piemonte); spaccato di cin- 
que punti d'oro, .equipollenti a quattro d'azzurro (che 
è del Genovese); nel 2.^ d' argento, al capo di rosso 
(che è di Monferrato). 

L'inquarlatura innestata In punta d' argento, all' a- 
quila col volo abbassato e coronata di noro (che è 
della Contea di Nizza). 

Nel punto d'onore uno scudetto d'argento, alla cro- 
ce di rosso, accantonata da quattro teste di moro, at- 
tortigliate d'argento e messe di proQlo (che è di Sar- 
degna). 



Sai tutto in cuore: d'oro all' aquila spiegata di ne- 
ro coronata dello stesso, e caricata sul petto d' uno 
scudetto ovale di rosso, alla croce d'argento (che è di 
Savoja). 

Corona reale di Savoja — Elmo d' oro aperto, po- 
sto di fronte — Lambrequini d' oro e d' azzurro — 
Supporti: duo leoni d'oro, colla testa rivolta — Deco- 
razioni: la collana dell' Ordine Supremo della SS. An- 
nunziata, e i cordoni degli Ordini di S. Maurizio e 
Lazzaro, della Corona d' Italia e di Savoja — Mantel- 
lo reale. 

Metodo di blasonare alla tedesca. — I Te- 
deschi e gli Spagnnoli, come già dicemmo, 
cominciano invece dal nominare la figura 
principale coi suoi attributi e figure accom- 
pagnanti e terminano col campo, come nei 
seguenti esempi. 

Pyrmont (Wesphalia). — Una Croce ancorata ros- 
sa iu campo d'argento. 

Canisar (.Spagna). — Tre giunchi verdi, legati di 
rosso In campo d'argento. 

Ove questa maniera riesce pili oscura si 
d negli scudi con grandi inquartamenti, poi- 
ché in questi i Tedeschi non procedono co- 
me noi, cominciando dal primo quarto supe- 
riore a destra proseguendo verso sinistra; ma 
bensì dividendo i quartieri a gruppi, classi 
o sezioni, ora nominando in prima quelli 
posti nelle file di mezzo, ora gli scudetti in 
cuore, ed ora procedendo coU'ordine regola- 
re. Da ciò risulta che Taraldista confuso fra 
tanti diversi sistemi non sa a quale attener- 
si, ne quale quarto intendere per quello bla- 
sonato sotto il num. 1, 2, 3, ecc. — Bs.: i 
conti d'Hanau che portano partito di due e 
spaccato d'uno, collo scudetto sopra il tutto, 
blasonano i loro sei quarti nella stessa guisa 
che i Francesi, nominando per ultimo lo scu- 
detto. Al contrario i conti di Nassau che hanno 
sette quartieri e uno scudetto, blasonano per 
quinto lo scudato, considerandolo come un 
altro quarto posto fra il quarto e il sesto. I 
conti di Salms che alzano partito di tre e 
spaccato d' uno numerano i quarti come si 
vede nella fig. 45. 



4 



T 




Fig. 45 

Diamo ancora alcuni esempi di blasona- 
menti tedeschi: nella fig. 46 è quello dei conti 
di Stolberg; 



BLA 



— 117 — 



BLA 



1 


2 


3 


9 


10 


4 


5 


6 


11 
9 


7 


8 


10 


11 



Fig. i6 
nella figura 47 quello dei conti di Waldec; 



1 s 8 

4 5 4 

3 9 1 



Fig. 47 

NelParma di Pmssia i quarti si |coniincia- 
DO a blasonare dai due pali di mezzo, quin^ 
di il terzo a destra, il quarto a sinistra, il 
quinto a destra, e così di seguito, nell'ordine 
accennato dalla fig. 48. 



5 


8 


1 


» 


4 


6 


11 


9 


7 


8 


10 


18 



Fig, 48 

Finalmente nell'arma inquartata deiranti- 
co regno di Boemia si usa cominciare dal 
sopra-scudetto poi si nominano i quattro quar- 
ti dello scudetto, nel cuore, i sei posti nel 
capo, i quattro della fascia, e da ultimo i no- 
ve della punta, con salti a capriccio e con 
una mescolanza di tutti i sistemi da far per- 
dere il capo (1). 

Tanto basti per togliere a chiunque la to- 
lenta di blasonare alla moda dei Tedeschi. 

E per invogliare qualsisia del blasonamene 
to francese, diremo col Cartari, che pure fu 
esperto blasonista italiano: « Soli i Francesi 
descrivono perfettamente le armi perchè es- 
si soli hanno i termini propri dell' arte, per 
mezzo dei quali si forma la descrizione delle 
armi con chiarezza e brevità, che sono i due 
fini pretdsi in ciò dagli Araldi. Gl'Italiani ap- 
presso dei quali mai sono stati introdotti i 
termini proprii di quest' arte, nel descrivere 
le armi sono al più gran segno confusi; e ra- 
de volte avviene che si descriva da essi 
un* arma in modo tale, che possa perfetta- 
mente intendersi e comprendersi senza erro- 
re (2). » 

(1) Chi volesse accertarsi di quanto asseriamo dia 
uf eccbiata all'opera tedesca Di$ durchlàuchiige Welt, 
sUmpata ad Hamburg, 1701. 

(t) Prodromo gentilizio. Pag. 414-415, 



Infatti eccovi un blasone descritto da cer- 
ti araldistì che vogliono conservare tutto il 
purismo italiano: Scudo diviso una volta per 
lo lungo^ e due volte per traverso orisjion^ 
talmente, il che forma 6 quartieri; il primo 
quartiere a destra superiormente è d* argen- 
tOy il secondo d'tuzurro; il primo del centro 
d' azzurro^ il secondo d* argento; il primo 
inferiormente a destra d* argento V ultimo 
d'azzurro, E tutto ciò si poteva dire in po- 
che parole: partito d' uno, spaccato di due, 
d* argento e d* azzurro. Nella prima guisa bla- 
sonarono quasi tutti gli araldisti italiani del 
seicento e del settecento; nella seconda quel- 
li che hanno ora un po'di buon senso da ca- 
pire che rimitazione dallo straniero diviene 
una necessità, quando a noi mancano ancora 
gli elementi necessari per rendercene indi- 
pendenti (1). 

BLASONATO. -^ € Diconsi blasonate quelle 
arme che furono spiegate coi termini propri * 
deirarte araldica (2). » 

BLASONE [lat. Stemmatum scientia; fr.B/a- 
son; ing. Blazon; ted. Wappenhunde; sp. 
Blasoni, — Il blasone ò la scienza che inse- 
gna a comprendere il significato delle arme 
nelle sue diverse figure, le proprietci, le leggi 
dell'araldica e la descrizione perfetta di qual- 
siasi arma. Qual dififerenza corra fra esso e 
r arte araldica, già fu detto a questa voce. 
V. Araldica, 

Blasone fu anche detto impropriamente e 
poeticamente per arma; come t blasoni degli 
antenati, polveroso blasone, il blasone de" re 

di Francia ed anche per nobiltà, come: 

il. blasone non fa la virti^ 

Tanto si d voluto dire e tanto dimostrare 
Buir etimologia di questo vocabolo, che pre- 
sentemente r araldista ò costretto a tenten- 
nare prima d'appoggiarsi ad una delle tante 
opinioni emesse da due secoli a questa parte, 
da Mónéstrier sino ai moderni. 'E poiché ab- 
biamo nominato Mónéstz'ier, comincieremo a 
considerare la sentenza di costui, e di tutti 
quelli, e sono pur molti, che Than servilmen- 
te e ciecamente imitato. 

Il P. Ménéstrier, fedele al suo sistema di 
voler vedere tutta l'araldica sorgere dai tor- 
nei, naturalmente anche tal vocabolo fa de- 
rivare ^a essi. BdASEN, scrive egli, est un 
mot allemand qui signifie sonner du cor, et 
si Von a donne ce nom à la description des 
armoiries, c*est que anciennement ceux qui 
se presentoient aux lices pour le tournoy 
sonnoient du cor quand'ils approchoient , 
pour faire savoir leur venue, Les herauts, 
aprés avoir reconnu s*ils étoient gentilshom^ 
mes, sonnoient de leur trompe pour aver^ 

. « 
(t; Vidi «ti qaé9to argomento il nostro Discorso a- 

pologetico sali* araldica. — Pisa Tip. Araldica 1876, 

e l'altro nostro opuscolo intitolato: Genesi e Storia del 

linguaggio blasonico. Pisa 1876. 

(2) Ginanni. L* Arte del Blasone dichiarata per à}* 

fabeto. 



BLA 



— 118 — 



BLA 



tir les maréchaux et leurs aydes, et puis ih 
blasonnoient leurs armoiries:c*est à dire qu'a- 
prés avoir sonné de leurs trompes ils cria- 
ient à haute vois et decrivoientles armoiries 
de ceux qui se presentoient. (1) E per prova- 
re che oel X secolo si usava in tal modo, 
reca in citazione uno squarcio delle rime del 
torneo di GhauvencT, che fu celebrato tael 
1285! 

In tal modo il Ménóstrier prova il suo si- 
stema colla sua etimologia e la sua etimolo- 
gia col suo sistenia; da questo argomento si 
pub giudicare qual grado di fede meritino 
Tuno e T altra. Noi non vogliamo menomare 
i meriti del dotto araldista che siamo i pri- 
mi a riconoscere, ma quella ostinazione si- 
stematica e sistemata di ridurre tutto ad un 
principio adottato per qualche fonte indub- 
biamente innegabile di verità induce il cri- 
tico a procederò molto cautamente dietro i 
suoi passi,' ciò che ' non fecero il Ginanni e 
molti altri scrittori del secolo passato e del 
presente stesso. Il Ménéstrier appoggia altresì 
la sua asserzione sulle corna portate dai no- 
bili tedeschi come cimiero, dopo essere stati, 
dice egli, blasonati due volte nei tornei e in 
tal maniera riconosciuti gentiluomini. Noi 
concediamo di buona voglia che gli antichi 
cavalieri suonassero il corno al loro ingres- 
so nelle lizze, concediamo che a quel suono 
gli araldi ne esplicassero le arme, ma non 
possiamo ammettere che le corna di cimiero 
prendano origine da quest'uso, né che la pa- 
rola blasone, venga dal tedesco blasen. Igno- 
rava dunque Taraldista francese che i Galle- 
si, i Celti, i Bretoni, i Franchi, i Boj, i Cim- 
bri, i Teutoni e tanti altri popoli del Nord u- 
savano fregiarsi T^lmo di simili corna, come 
simbolo di forza e di potenza, in un* epoca 
in cui non esistevano tornei regolati ove i 
nobili facessero le loro prove, nò arme da 
blasonare, ne araldi che le blasonassero, e 
per conseguenza nemmeno bUisoni? E nella 
sua ingenuità citando i nomi di quelle fami- 
glie che furono negli antichi tornei e che 
presentemente hanno per cimiero le eorna, 
il Mónéstrier si è dimenticato di mentovare 
quelle altre, che anch* esse si distinsero in 
quelle prove, e su* cui elmi ciò nullostante 
non si vede ombra di corni! 

C* est des Allemands^ continua egli, gue 
les FranfoiSy les Espagnols^ et les Anglois, 
ont emprunté ce terme de Blason, pour si- 
gnifier la description des armoiries. (2) Ma 
noi sappiamo che blasonner in francese si- 
gnifica onorare, lodare. Les habitans disent 
pour louanger et blasonner leur Ville (3), o 
anche inveire, accusare, maledire : Il leur 
commandm d'honorer les Barnes et DemoiseU 

(1) Le verìtabU art du blason et l'origine des Ar- 
mories, pag 18(. 

«) Op. ct7. pag. 168. 

(3) Favyn; Thèatre d* bonnear. Lire 2. chan. 13 
pag.' 439, ^ 



les, ne permettre et souffrir d^en ouyr bla- 
sonner et mesdire (1), che lo spagnuolo bla- 
son indica azione gloriosa, millanteria e il 
parlare eccessivo: El capitan general ostantò 
valerosos blasanes (2), e che in Inglese '&/a- 
£e vale divulgare, blajting, pubblicazione, bla- 
zer ciò che fa rumore e blajton celebrare, 
spiegare. Il Ménéstrier stesso ne conviene e 
cita parecchi esempi francesi e spagnuoli ma 
aggiunge che essi derivano tutti da blasen^ 
suonare il corno, perchè pretende che per bla- 
sonare, per lodare, per celebrare, per inveire 
e per descrivere una cosa la si pubblica e on 
la fait sonner: del che ci sia permesso di du- 
bitare, ammettendo che si possa descrivere, 
celebrare, imprecare, e lodare anche senza Ta- 
juto del trombettiere e del banditore. Perchè 
invece non trovare un'origine a tutti questi 
vocaboli neir antico tema blas o blat^ che 
genera nella lingua greca bldpto^ blas fé mèo, 
blas femia^ Mas femos e blapsifemos, nella lati- 
na blasphemo, biasimare, blatero, blaterati^, 
blatare^ nella francese blasonner e blason~ 
neur^ nella tedesca blasen^ nell'Inglese bla- 
ze^ blazer e blazon^ e nella spagnuola blason, 
i quali vocaboli tutti danno l' idea d'inveire, 
ciarlare, celebrare, suonare, spiegare, divul- 
gare, niillantai:e con grido, rumore e fama? 
Ora noi crediamo che, come il tedesco bla- 
sen^ (ma non da questo) il vocabolo blasone 
derivi appunto dal tema blas comune a tante 
lingue, poiché infine il blasone non è altro 
che V esplicazione delle arme (a suon di trom- 
ba .0 senza) per divulgare e' celebrare. . 

Perchè poi npn si creda che noi a caso 
abbiamo qui posto i vocaboli ^vQcìòldpto, bla- 
sfeméo^ ecc. e il latino blasphemo che signi- 
ficano inveire, imprecare, sfidare, e il fran- 
cese blasonner nel senso stesso) è necessario 
citare un costume molto in voga nelle giostre 
e nei tornei. Ecco quanto ne scrive il Libert 
nella sua Histoire de la Chevalerie ^n Fran- 
ce (3). « La joute était le genre de combat le 
plus grave. C était un duel, où les arvnes 
courtoises et les lances de rochet étaient sou- 
vent échangées contre les armes de combat. 
Un de fi le précédait ordinairement et deter- 
minait les armes qui devaient étre employées, 
Lorsqu* il y avait armes à outrance, e* était 
en general entre des ennemis ou des guer-^ 
riers de nations di/ferents» Vhonneur natio- 
nal était alors en quelque sorte engagé^ et 
Von pouvait penser qu* un tei combat valait 
la vie d' un homme. Il y avait souvent ^des 
joutes hors des tournois. Tel chevalier, per- 
mission obtenue^ publiait joule à tout venant; 
il suspendait les ècus de paix et les écus de 
guerre^ et ceuoo qui seprésentaient désignaient 
eux-mémes, en touchant les uns ou les autres, 
sHls voulaient combattre au glaive de guerre 

(1) Gronique de Louis II de Bourbon. 
(8) Rodrigue Mendez Silva. Pobiacioo de Espaoa, 
pag. 7. 
I (3) Cbap. XIV, pag. 133. 



BLA 



- 119 - 



BOM 



(H$ de paix, > Quando il cavalidre ayea sfi- 
dato TaTTersario* toccandone colla pnnta del- 
la lancia Io scudo da guerra (ciò che dice- 
tasi imprecare a tutta oltranza)^ l'araldo bla- 
fldnaTa Tamia offesa come per dichiarare che 
r oltraggio non sarebbe lavato che col san- 
gue deiroffensore.E tosto-procedevasi al duel- 
lo a morte. Di tali esempi sono pieni i pas- 
si delle antiche istorie di torneo e dei ro- 
manzi e poemi medioeTali, e non saremo cer- 
to noi quelli che li porremo in dubbio. Non 
abbiamo dunque inconsideratamente tratta la 
voce blasone dal tema bìas^ perchè con tutti 
i vocaboli da questo generati troTa sufficien- 
te e piena spiegazione. Difatti blasen indica 
che la descrizione delle armi fatta nei tor- 
nei dagli araldi era celebrata (blaze^ blazon^ 
Maser, blasonner) a suon di tromba o di cor- 
no (giacche blasen in tedesco significa soffia- 
re, e più particolarmente soffiare in qualsia- 
si strumento a -fiato), ^^f^ro, blatare, blason^ 
che Valgono parlare con rumore, con vanto, 
indicherebbero le grida degli araldi nel de- 
scriTere é celebrare le arme; e finalmente 
blàpto, blasphémo e blasonner qualifichereb- 
bero la sfida a tutta oltranza. Ecco pertanto 
la parola blasone che ha ereditato tutti i sen- 
si racchiusi nella radice blas. 

Con tale spiegazione non saremmo costretti 
a credere che gli Italiani e gli Spagnuoli ab- 
biano tolto a prestito tal vocabolo dai France- 
si e dagli Inglesi, né che questi alla lor vol- 
ta r abbiano rubato alla lingua ed ai costu- 
mi allemanni. Però noi non pretendiamo che 
non si possa dare etimologia più soddisfacen- 
te della nostra; ma finché non ve ne sarà 
una più plausibile di quella del Ménóstrier, 
noi ci guarderemo bene dall'accettarla. 

Qaanto alle altre opinioni, di minore im- 
portanza, le acceuAeremo il più brevemente 
che per noi sia possibile. Moreno de Vargas 
fa derivare blasone da una parola latina, bla-^ 
^ son, che secondo lui significherebbe ramu- 
scello. € Blason en latin significa lo que en 
^Ynance Bamo Verde de Albor; y corno tra" 
yan las insignas y figuras rodeadas col las 
guimaldas ó festones de ramos verdes, segun 
avemos dicho, hasiendo sus ramas y lineas 
de forma que todas iunctas hasian una re^ 
presentacion de arbol naturai, por esto la^ 
maron tambien Blasones.' (1) » A questa in- 
terpretazione noi ci restringiamo a far os- 
servare, col Ménéstrier stesso, che blason 
fion è mai stata parola latina, e molto meno 
in senso di ramo verde. 

Menage pretende che abbia origine dal 
lat. latio (del verbo ferre), per la ragione 
che gii scudi ^a portavano^ e che nel blaso- 
nare le arme si dice porta di^ ecc. Aggiun- 
ge che questa etimologia non deve recar me- 
raviglia, perchè preponendo un B, si forme- 
rebbe la parola blatio e quindi blason, come 

(1) De la Dobleza: dls. 10. 



dal rugitus fu fatto il francese bruit. Ma, 
con buona licenza dell* erudito Menage, sia- 
mo costretti a dichiarare che tale opinione 
non merita nemmeno di essere discussa. 

V'ha chi scorge il blasone nel vecchio ter- 
mine francese blason^ sinonimo di bouclier, 
scuùo, che si trova adoperato qualche volta 
nei poemi del Medio Evo. E certo questa sa* 
rebbe Tetimologia che. più d*ogni altra soddi- 
sfarebbe, se' non cadesse il dubbio che la de- 
rivazione non fosse avvenuta in modo con- 
trario, cioè che gli scudi fossero appunto 
chiamati blasons, per cagione delle arme o 
blasoni, che vi figurano. 

Finalmente il paleografo Qrandmaison nel. 
la introduzione ài suo Dictionnaire Héraldi- 
que^ -dopo avere anch' egli rigettata V etimo- 
logia di Ménéstrier, ne ofl^re un*àltra che seb- 
bene erudita non ci soddisfa gran che. Egli 
dice che il Poljptique delPAbate Irminon ci 
offre in parecchi luoghi la parola blasus, ap- 
partenente al latino dei bassi tempi; e che 
Guérard nel Glossario particolare con cui ha 
arricchito quella pubblicazione, dichiara si- 
gnificare un* arme da guerra. Ma il Grand- 
maison è costretto a cfonfessare che Guérard 
U crede un' arme offensiva^ e non un* arme 
da difesa, cpme sarebbe uno scudo, su cui si 
dipingono gli stemmi. È vero però che egli 
aggiunge che se si cpnsidera il tedesco biat\ 
radice probabile di blasus, e che vuol dire 
foglia di metallo, è facile credere che anche 
lo scudo fosse chiamato blasus. 

Da ultimo v* ebbero anche alcuni detrat- 
tori delParaldica che fecero derivare la pa- 
rola blasone dal greco fìAalnlu che signifi- 
ca delirare, farneticare, considerando come 
stravaganze, caprìcci e deliri della fantasia la 
scienza araldica! 

hLk^OmSTk[(t. Blasonnaire]. — Sinòni- 
mo di areUdista, ma è detto specialmente di 
chi perfettamente conosce e -descrive le ar- 
me. Furono eccellenti blasonisti o bUsonato- 
ri d*arme il Wulson la Colombière, il Méné- 
strier, il Grandmaison ed altri. 

♦ ♦ BLATTA. — Vocabolo latino, dato da 
alcuni pochi in araldica alla goccia di san^ 
gue. V-q-n. 

BOCCHEGGIANTE [fr. Pàmé; ing. Stoooned; 
sp. Agonisante], — Attributo dei pesci, e più 
specialmente del delfino rappresentato colla 
bocca aperta e gli occhi chiusi, in atto di a- 
gonizzare. 

Blennerhatatt (Inghilterra e Irlanda). — DI rosso, 
al capriolo d* armellino, accompagnato da tre delfini 
boccheggianti d*azzufro. 

BOCCIOLATO. — V. Botionato. 

BOLZONE [fr. Bougon; ted. KronboUen], 
— Grossa freccia da balestra con una capoc- 
chia o ferro smussato in luogo di punta, u- 
sata nel medioevo. Si trova qualche volta in 
arme tedesche sotto varie forme. 

BOMBA. — Trovasi raramente nelle ftrme, 
come contrassegno di imprese guerresche, e 



BOR 



— 120 — 



BOR 



per lo pid infiammata di smalto diverso. 

Saldimi ^Faenza e Provenza). — D' azzurro, alla 
bomba d*oro, infiammala di rosso, movente dà un mare 
d'argento, e sormontai j da tre stelle del secondo. 

BORBONE (Ordine di). -: V. Cardo (Ordi- 
ne del), 

BORDATO ffr. Bordé ; ing. Bordée; ted. 
Gesdumt; sp. Tocado], — Dicesi di quelle pez- 
ze che hanno di smallo diverso i margini con- 
finanti col campo. Quando questi margini si 
estendono anche alle estremità toccanti i lati 
dello scudo, ossia quando girano tutto intor- 
no alla pezza, questa allora dicesi ripiena, 
V-q-n. B necessario dunque notar bene la dif- 
ferenza che passa fra questi due attributi. 

Anche certe figure si veggono qualche 
volta bordate^ come gonfaloni, caldajo, gigli, 
crescenti, ecc. — Secondo il Pietrasanta (1) 
le pezze di colore bordate di metallo sopra 
colore, o viceversa, erano anticamente senza 
bordo, che vi fu aggiunto in seguito per non 
contravvenire alle leggi dell' araldica, che 
vietano di porre colore su colore, o metallo 
su metallo. — Il bordato fu anche detto mar- 
ginato. 

Le Clero de Vezint (Maine e Anjou). — D*argenU», 
alla croca di roaso, bordata d* una spinalura di nero, 
e cantonata da quottro aquilotti dello atesso, imbec- 
cati e membrati del secondo. 

Du Couyaie (Bretagna). — Di nero, alla faida d'ar- 
gento, bordata .di rosso. 

Albergati (Bologna). — D' azzurro, alla banda di 
rosso, bordala d*oro. 

Knobeledorf (Sllesia). — Di rosso, alla ebarra d'ar- 
gento, bordala d'azzurro. 

Bégouin (Bretagna). ~ Inquartato: nel l;^ e 4. ® 
d'argento, al giglio di rosso, bordato di nero; nel 2.^ 
e 3«^ d^argento, al crescente di rosso, bardato di nero. 

♦ BORDATURA. — Voce usata dal Cartari 
e da altri per bordura, 

* BORDO. — V. Bordura. 
BORDONAGGIA [ fr. Bourdonnasse ]. —- 

Grossa e corta lancia incavata, usata dagli 
Italiani ilei sec. XIV e XV. Filippo de Comi- 
nes parlando delle bordonaccie usate alla bat- 
taglia di Fornovo dice: < qui ne valoient guè- 
re, et estoient creuses et légères, qui ne pe- 
Boient point une javeline, mais bien pein- 
tes (2).. » 

BORDONATO [ff. Bourdonné; ing. Pomet- 
ty; sp. Bordonado\ — Aggiunto di una pez- 
za scorciata, ritondata alle estremità, e que- 
ste fornite d'un globulo, alla foggia dei bor- 
doni da pellegrino. Sono rari i pali, le fascie 
o le bande bordonate, ma s'incontra di fre- 
quente la croce. 

Bochas (Provenza). — D* oro, alla croca bordonata 
d'azzurro; al capo del medesimo, caricato d'una stella 
del primo. 

Basat (Città di Guyenna). — D' azzurro, alla croce 
d'argento, bordonata nell'estremità inferiore, fitta del- 
lo stesso, e cantonata di quattro stelle d'oro. 

(1) Tesserae gentilitlae. 

(«) Memoires. Lib. VII. cb. i%. 




Pig. 49 



BORDONE. — Bastone proprio dei pelle- 
grini, posto nello scudo ìd> palo, e qualche 
volta la sola sua punta, che fu spesso [scam- 
biata per ferro di lancia air antica. É con- 
trassegno di pellegrinaggio, ed è molto fre- 
quente nella Guascogna, nella Bretagna e 
nella Linguadoca. • 

Pelegry (Guascogna). — D'azzurro al bordone d'ar- 
gento, accompagnato da tre conchiglie dello stesso. 

La Bourdonnaye (Bretagna). — DI rosso, a tre pun- 
le di bordone d'argento. 

BORDURA [fr. Bordure; ing. Bordure; sp. 
Bordo; ted. Schilds-Rand^ Einfassung], — La 
bordura è definita dagli araldisti: pezza ono- 
revole di l.o ordine in forma di cintura o 
gallone che circonda lo scudo, di cui occupa 

la sesta parte. (V. ùg, 49j. Se 
essa apparisse più larga, non 
sarebbe che il campo, e la pezza 
interna formerebbe lo scudetto. 
Diminuita chiamasi filiera ospi- 
natura^ ma in questo caso è 
denticolata o spinata. 

Quanto alla sua origine il 
Pietrasanta che la chiama pre- 
texta, intende voler significare 
r orlo purpureo di quelle bianche toghe dei 
magistrati romani per cui dicevansi appunto 
pretextati. Ma che dirà egli quando la bordu- 
ra invece d* essere di porpora o di rosso, è 
d'argento; d*oro, d'azzurro, di verde o di ne- 
ro? Il Bombaci si sottoscrive all'opinione del 
Pietrasanta aggiungendo poterne inferire che 
chi porta la bordura nello scudo, discende da 
personaggi che si distinsero nella magistra- 
tura. Ma quale nobile famiglia non ebbe ma- 
gistrati nel suo grembo? e quante pur Teb- 
bero senza ritenere la bordura? Altri scrit- 
tori, fra'quali il Ménéstrier (1), fanno deriva- 
re la bordura dagli abiti e dalle cotte d'armi 
orlate ne' margini; se merlata dalle mura del- 
le fortezze e se dentata dagli steccati degli 
accampamenti. Senza voler combattere que- 
ste opinioni a noi sembra più semplice vede- 
re in essa ll'contorno di cuojo, di stoffa o di 
metallo, di cui orlavansi anticamente gli sca- 
di de'cavalieri. Di fatti i Tedeschi la chiama- 
no Schilds-Rand o Einfassung^ vale a dire 
margine, orlatura dello scudo. É chiaro poi 
che il vocabolo bordura deriva da bordo^ col 
quale viene chiamata da qualche araldista. 

La storia ci rivela che il primo a far mo- 
stra di bordura fu Roberto I duca d'Anjon, 
che ne pose una rossa attorno all' arma di 
Francia. Il suo esempio fu imitato in breve 
da molti, specialmente nella Linguadoca (2), 
d'onde passò nella Spagna, in Italia, in Borgo- 
gna dalla quale pare l'apprendessero i Tede- 
schi, e in Normandia da cui fu poi portata in In. 
ghilterra da Guglielmo il Conquistatore. Fu 
considerata particolarmente come brisura, e in 

(1) Le veritable art du blason, Pag. 295. 

(2) Cartari. Prodromo gentilizio. Pag. 650, 



BOR 



— 121 - 



BOR 



ispeeial modo in Franeia ove rimase a con- 
trasegno dei terzoj^eniti se semplice^ e d*altri 
cadetti se kùantata^ spinata o composta. Gli 
Inglesi 4*hanno spesso spinata; inchiavata la 
preferiscono gritaliani. Presso gli Spagnuoli 
ritiensi a grande onore il portare la bordura 
composta delle arme reali, cioè di Gastiglia e 
di Leon, ed anche di Borbone e di Gerusa- 
lemme; ciò che per le altre nazioni è il ca- 
po, per la Spagna è la bordura. Frequenti 
pure sono ì'yì le bordure caricate da un mot- 
to o da 8 figure, come castelli, anelli di ca- 
tena, bisanti, crocette, ecc. 

Si Tolle applicare alla bordura una sim- 
bolica speciale, ed è perciò che alcuni araU 
disti la fecero segno di protezione^ di favore 
e di ricompensa, forse a cagione della pre- 
texta suddetta. Ma non sappiamo quanta fede 
Bì possa dare a questa emblematica inventa- 
ta a capriccio. — Fu chiamata eziandio or~ 
laiuroy margine, bordo, contorno^ bordatura^ 
ma il blasonista deve schivare questi voca- 
boli che non sono tecnici, e in ispeeial mo- 
do r ultimo, che non significa se non orlo 
delle scarpe, legname che riveste V ossatura 
delle navi 

Nel blasonare un'arma, la bordura si no- 
mina ordinariamente dopo tutte le altre figu- 
re; in qualche caso però è necessario blaso- 
DarJa prima. V. sotto la voce Blasonare — 
metodo di blasonare alla francese; legge 2.; 
osservazioni a), b) e e). 

Attributi della bordura sono d'fessere m- 
chiavata, abbassata , bisantatOy contracompo^ 
sta^ scaccata, contrascaccata^ vajata, stellata, 
ripiena, composta, inquartata, attraversata, 
occhiuta, cramponata, seminata^ accantonata, 
handata, caricata, ecc. Il Colombière nel suo 
Recueil des pieces^ ecc. porta l'esempio di u- 
Bo scudo di nero, al capo d^armellino, colla 
bordura,, delV uno ali* altro. Vi sono poi altri 
attributi che ne alterano le linee, e che ve- 
dremo più sotto. 

Brvqé* fFìsndra). ' — D'argento, alla bordura di roaso. 

Pino9 (Sicilia). — D'oro, a tre pine di verde; alla 
bordura di rosso. 

Ttrit (Catalogna;. — D'azzurro, al leoee d'oro^ te- 
Deole DD8 croce latina dello ateaso; alla bordura d'o- 
ro, caricata del motto di coro: HVJVS YinTVTE 
OMNIA TERES. 

(hlida (Catalogna). ' — Di roaao. alla terza in banda 
d'oro; alla bordura cucita d' azzurro, ««mt'ncUa di ca- 
stelli d'oro. 

Muptot (Sicilia). — Otto punti d'oro, equipollenti a 
sette d'azzurro; alla bordura di rosso, caricata da se- 
dici anelli di catena, intrecciati due a due, del primo. 

Terta (Spagna), — Di rosso, al capriolo d' oro, ac- 
compagnato in capo da due tau d'argon to, e in punta 
da on leone d' oro; alla bordura cucita d* azzurro, bt- 
vaUata d'oro. 

Baion (Caatiglia). — Scaccato d'argento e di nero, 
di 15 pezxi; alla bordura di rosso, caricala da otto cro- 
cette di S. Andrea d'argento. 

Haro (Portogallo). — D'argento, all' al]i)ero di verde, 



accompagnato da due lupi passanti di nero ; alla òor- 
dura di rosso, caricala da otto crocette di S. Andrea 
d' oro. 

Malautla (Rimini). — Inquartato: nel 1.^ e 4.^ di 
verde, a tre teste muliebri di carnagione, crinite d'o- 
ro; nel %.^ e 3.° d' argento, a tre abarre seaccate di 
nere e d'oro di due file; alla bordura dello tcudo (1) 
incMaPota d'argento e di nero. 

Furtfmberg (Germania). — D'oro, all'aquila apie- 
gata di roaao, imbeccata e membrata d' azzurro; alla 
bordura nebulosa d'argento e d'azzurro. 

Ssvs. — Fasciato d' argento e d'azzurro; alla bor- 
dura contro'composta dei due smalti. 

Gt*$man (Castiglia). — D'azzurro, a due caldaje Tu- 
na sull'altra, barellate di sette pezze, quattro scaocate 
d'oro e di rosso di due tratti, e tre d* argento; 1 ma- 
nichi egualmente acaccati, e cinque serpenti di verde lin- 
guati di rosso, uscenti dalie caldaie; alla bordura com- 
potta di Castiglia s di Lsxm. 

Oriola (Portogallo e Prussia;. — D'argento, a b lu- 
pi passanti di nero, posti 1 1 e 2; alla bordura d'oro, 
ripiana d'azzurro, caricata sull'azzurro d' otto crocette 
di S. Andrea di rosso. 

Porta (Sicilia). -^ Di roaao, alla torre merlata di 
quattro pezzi d'oro, chiusa e finestrata di nero, sormontata 
da un'aquila, apiegata d'oro; alla bordura composta d'o- 
ro, di nero, d'argento e di roaso, di sedici pesci. 

Màlxst fCstalogna). — Inquartato in croce di S. 
Andrea: nel 1.^ e i»^ d' oro, alla mano appalmata di 
carnagione; nel t.^ e 8.^ d* azzurro, al volo abbassato 
d'oro; alla bordura dello scudo msrlsUatai inquartata 
in eroos di S. Andrea, delVuno alCaltro. 

Decite (Città del Nlvernese). — D* oro si leone di 
nero; alla bordura crttmponata d'argento e di roaso. 

Manas (Guascogna). — D' azzurro alla croce d* ar- 
gento; alla bordura dello stesso, caricata di tredici 

torte di nero. 

Blackman (Inghilterra). — D' armali ino a tre leoni 
rampanti d' argento; alla bogdura d' oro, seminata di 
crescenti d'azzurro. 

Schlothetm (Saasonia). — Di nero, alla bordura di 
argento. 

Bordura indentata. --^ Bordura guernita 
di denti di sega. 

Savcja-Soissons. — Di Savoja, alla bordura inden- 
tata d'azzurro. 

Bordura interrotta — Bordura formata di 
pezzi quadrati separati gli uni dagli altri, co- 
me se fosse stata spezzata e sconnessa. 

Cabrerà (Sicilia). — D' oro, alla capra saliente di 
nero; alia bordura interrotta dello stesso. 

Bordura merlata. — Bordura munita di 
merli quadrati. 

Canillac (Alvernia). — - D 'azzurro, al leone d' ar- 
gento, armato e collarinato di rosso; alla bordura mer^ 
lata d'oro. 

Bordura scanalata. — Spinala ma colle 
punte volte in dentro. Oli araldisti dicono ohe 
se ne trova qualche esempio in Inghilterra. 



ii) Si dice bordura dello scudo quella che in un 
inquartato, partito o spaccato, circonda tutte le parti- 
zioni, a differenza di quelle che circondano una par- 
tiziooe aola. 



BOR 



— 122 



BRÀ 



Bordura spinata. — Bordura guemita di 
punte sottili e arrotondate nelle coste. 

Ruthout (Nortwick in Inghilterra). — Di nero, a due 
leopardi d* oro, 1* udo suii* altro; alla bordura tptndta 
d' oro. 

BOREA. — Questo vento è qualche Tolta 
figurato in araldica sotto la forma d*una te- 
sta che soffia, spesso circondata di nubi. Si 
pone sempre nel capo, e più specialmente nel 
secondo cantone in atto di soffiare verso il 
cuore dello scudo. E simbolo di violenta pas* 

sione. 

/Cortei (Spagna). — D' azzurro, a una montagna al 
naturale, sormontata da una stella sotto raggi e sini- 
strata d'un obelisco di marmo, sormontata nel secondo 
cantone dal vento Bore<it 11 tutto d'argento. 

BORGHESE-NOBILE [fr. Bourgeois-noble], 
— Questo titolo bizzarro, formato di due pa- 
role che sembrano escludersi, i consoli di 
Perpignano avevano ael XIII sec. il diritto 
di conferirlo, con tutti i privilegi .della no- 
biltà. Tutti gli anni, il 16 di giugno, i cin- 
que consoli in esercizio convocavano i bor- 
ghesi nobili che erano stati primi o secondi 
consoli, e in questa riunione che non dovea 
contare meno di 14 membri, si creavano due 
nuovi borghesi nobili, che per questo solo 
fatto, godevano essi e i loro discendenti tut- 
ti i privilegi della nobiltà (1). 

* BORGOGNA (Croc^ di). — Così viene 
anche chiamata la croce di S. Andrea, per- 
chè particolare insegna della' casa sovrana 
di Borgogna, che la prese per omaggio al suo 
patrono S. Andrea. V. Croce di S. Andrea, 

BORGOGNOTTA [fr. Borguignotte]. — Ar- 
matura del capo fino alla celata, ma colla vi- 
siera sagli ente all'infuori e coi guanciali mo*. 
bili. Furono poi tolti ad essa i guanciali e la 
visiera, ed invece fo^munita d'una cresta de- 
stinata a protegger gli occhi e di due pia- 
stre chiamate orecchioni che servivano a di- 
fender le orecchie (2)* Fu inventata in Bor- 
gogna, e i Borgognoni la portarono in Italia. 
Ne andavano armati i donzelli, i p&ggii i ser- 
genti e gli armigeri a piedi. Cadde in disuso 
nel sec. XVII (3). 

BORSA. — La borsa legata d* oro nello 
scudo di rosso indica parsimonia prudente 
sostenuta con decoro (4). La borsa aperta 
significa liberalità; chiusa, lodevole economia. 
• Sanion ( Normandia ). — 0* azzurro, a tre borse 
d' oro. 

Busacca (Messina)* — Spaccato: nel 1.^ di rosso, 
alla borta d'oro, Itgata deUo stesso: nel t.^ d'azzurro, 
a tre gigli d'oro, ordinati in fascia, sormontati ciascu- 
no da una corona all'antica del medesimo. 

BOTTA. — Pesce di fiume, detto anche pe- 
sce rospoy cefalo di fiume, muggine o boUri' 
sCf che si vede qualche volta nelle arme. 

{\) Curiosités philologiques. géograflques et etbno- 
logiques. — . Paris, 1855. Pag. 118-119. 
(i) Alleu. Etndes sur les casques. 

(3) Gran Dizionario Teorico Militare. 

(4) Gioannl. L'Arte dei Blasone. 



Chaboi (Pottou e Borgogna).— D'oro, a ir9 bptu di 



rosso. 



BOTTE. — Si pone per lo più cerchiata di 
smalto diverso. V. Barile. * 

BOTTIGEU.O. — y. Barile. 

BOTTIGLIA. -- La bottiglia à il distintivo 
del Gran. Coppi ere di Francia, che ne poneva 
ai Iati dello scudo due caricate dei gigli d*oro. 
Raramente si vedono bottiglie entro lo scudo. 

BOTTIGLIERE. — V. Coppiere. 

1. BOTTONATO [fr. Boutonné; ing. Butto- 
ny; ted. Knospig"], — Aggiunto delle rose e 
d*altri fiori che hanno nel centro* un bottone 
di smalto "diverso. É detto anche d*un rosajo 
con boccioli, e più propriamente dei gigli a- 
perti, da cui escono bottoni attaccati a lun- 
ghi stami. 

Gotofrey (Pranoia). — Di rosso, a sei rose d* ar- 
gento, boltofMte d* oro, 3, 1 e 1. 

Mareolini (Fano). -^ D* argento, al rosajo al natu- 
rale, bottonaio di rosso; al capo di Francia, sostenuto 
da una riga di russo. 

•*«. BOTTONATO [fr. Boutonné]. - V ha 
chi disse molto infelicemente bottonato per 
trifogliato V-q-n. 

BRACCIALE [lat. Brachiale; fr. Brassart; 
ing. Brassets; ted. Armrustung], — Parte 
deirarmatura che copriva il braccio dei guer- 
rieri. In araldica é simbolo di valore. 

fff* BRACCIALE (Ordine del). — Nel 1814 
quando il conte d*ArtoÌ3 fece il suo ingrèsso 
in Bordeaux era accompagnato da una guar- 
dia d'onore, i cui membri portavano un brac- 
ciale o ciarpa di color verde al braccio sini- 
stro. Più tardi furono autorizzati a sostitalre 
il bracciale con un medaglione ovale, sor- 
montato d* una corona reale, e caricato della 
lettera L (Louis) ripetuta quattro volte e cir- 
condata della leggenda: Bordeaux, 12 mars 
1814; questa medaglia era da essi attaccata 
all' occhiello delP abito con un nastro verde 
ornato di lista bianca su ciascun orlo (1). Al- 
cuni scrittori pretesero che questo meda- 
glione designasse un* ordine di cavalleria, ma 
non era in realtà che una decorazione di cir- 
costanza. Disparve alla rivoluzione di Luglio. 

BRACCIO. — Il braccio umano comparisce 
spesso nelle armii e prende il nome di destro» 
cherio e sinistrocherio. 

Braccio destro. — V. Destrocherio. 

Braccio siniatro. — V. Sinistrocherio, 

BRACCO. ^ Cane comune in araldica, che 
si pone per lo più passante. Per la sua sim- 
bolica V. Cane, 

BRANCA. — Le zampe dei leoni, degli or^ 
si, dei cinghiali e d*altre fiere diconsi brar^^ 
phe. Esse si pongono in fascia^ in palo^ mo^ 
venti dai fianchi dello sòudo, passate in 
croce di S. Andrea, piegate in capriolo o in 
capriolo riversato, in banda^ attraversanti^ 
armate, recise, sanguinose, sradicate o strap- 



(i) Maigne. Dlction. enciyclop. des ordres de Cbeva- 
lerie, 



BRÀ 



— 123 -r 



BRI 



paté, disarmate^ appalmate d* nn* altra tinta, 
ecc. Erano molto usate dai ghibellini, e ai 
spiegano fortezza di yaloroso capitano. 

Brancaccio (Napoli). — D'azzurro, a quattro òron- 
tk9 di Itota d*oro, mo99nU dal flaocbi dello scudo, Set. 

Bramoia (Calabria). — D* oro, alla branca di liont 
i» fiuda di rosso. 

Roiponi (RsTeona). — D'oro a due branch$ di l^on* 
d' azsarro, ncite di rosso e po««oi« i» croc« db' S. At^ 
érta. 

Plania (Svizzera e Inghilterra). -^ D* argeulo, alta 
branea S ono recita di nero, appalmata di rosso. 

BRANDISTOCCO [fr. Brin d'estoc]. ^ Arme 
MQ asta simile alla picca, ma eoi ferro pid lun- 
go e l' asta pid corta, qUasi una lunga spada 
posta in cima a un bastone. 

BRANDO [fr. Brand; ted. Degen]. — Spada 
lunga, grossa e tagliente, che si maneggiaya 
anche a due mani dai eaTalieri. Fu poi- intesa 
poeticamente per ogni sorta di spada. 

BRAQUEMART. -^ Spada corta *dei Fran- 
cesi, con impugnatura a oroce, che feriva di 
doppio taglio e di punta. 

BRETWALD. — Titolo di alcuni re po- 
tenti di razza sassone neirBptarchia inglese, 
il quale suona in- italiano governatore, capo 
supremo della Bretagna. 

ftr BREVETTO (Abiti a) [f r. ffabits à bre- 
vet]. — Luigi XIV a fine di distinguere i 
principali suoi cortigiani, iuTentò certe ca- 
sacche azzurre ricamate d* oro e d* argento ; 
la permissione di portarle era una somma 
grazia per uomini guidati dalla vanità, ed 
era ambita quasi come la collana deirOrdine. 
Questa casacca era attraversata da un foalteo 
da cui pendeva la spada (1). 

BRICGIANO (Ordine). — V. Brigida (-Or- 
dine di Santa). 

BRIGIDA (Ordine di Santa).-- Fondatodalla 
Santa di questo nome colla regola di S. Agosti- 
no nel 1368 e approvato dal papa Urbano V. I 
cavalieri portavano una croce azzurra biforca- 
ta sopra una lingua di fuoco, e doteano difen- 
dere la religione contro gli eretici, seppellire 
i defunti, servire gl'infermi, assistere le ve- 
dove e proteggere i pupilli. L' Ordine si e- 
stinse nel sec. XVI, quando la Svezia ab- 
bracciò la religione riformata (2). Però gli 
storici più serii dicono non avere mai esi- 
stito, e ne attribuiscono la credenza a qual- 
che passaggio male interpretato delle Rive- 
lazioni della pretesa fondatrice. 

BRICrliIA. — La briglia del cavallo rap- 
presenta dominio sulle proprie passioni, pru- 
dente amministrazione di governo e tempe- 
ranza. Vuoisi pure farla contrassegno d'illu-; 
strì viaggi. 

V BteailU (Brabàote^. — Di rosso, alla, mano ar- 
mala d* argento, tenente una briglia di nero. 

BRISARE [fr. Briser; ing. Bruise; sp. Rùni- 
per]. — Questo vocabolo che e importato dal 

(1) Ferrario. Costume antico e moderoo. Francia. 
(1) MoroDi. Dizionario d' erudiziooet 



Terbo francese briser^ rompere, spezzare, d 
divenuto teònieo neir araldica, insieme coi 
suoi derivati brisato e brisura. Di cesi brisare 
o rompere un* arma il cangiarne in qualche 
modo le figure, o la disposizione, il numero 
e lo smalto loro, a fine di contradistinguere 
i diversi membri o rami d* una famiglia. Le 
figure o i cangiamenti che servono di di- 
stintivo si dicono brisure, e le arme rotte in 
tal modo prendono il nome di brisate. 

i. BRISATO. — Aggiunto delle arme alte- 
rate in varie maniere a fin di distinguere i 
membri o le linee diverse d* una stessa fa- 
miglia. Sono brisate le arme d* Orléans, An- 
jou, Alengon, Berry, Condé, Conti, Montpen- 
sier, Piemonte, Savoja-Busca, Savoj&-Cari- 
gnano, Savoja-Vaud, Austria-Charollais, Gal- 
les, Cambridge, Cumberland, ecc. V. Brisura, 
t. BRISATO [fr. Bm^;ted. AbgespitM;%^. De- 
spuntado\ — Capriolo spezzato nel suo vertice. 
Andrtzel (Francia). — Di nero, a tre caprioli britati 
d* argento. 

BRISURA [fr. Brisure; ing. Rebatement; 
ted. Wappenòruch; sp. Rotura àe las armas]. 
— Nel tecnicismo blasonico brisura vuol 
dire alterazione d* un' arma a fine di distin- 
guer^ i rami d*una famiglia, o le linee ba- 
starde. Quasi tutti gli autori sono d* accordo 
a fissar V epoca dell* origine delle brisure al 
regno di Luigi IX re di Francia. Ma taluni, 
che si sforzano sempre di rimontare i secoli 
e basare le loro asserzioni neiroscurità e nel- 
r incertezza dei tempi antichissimi, fanno ri- 
salire r origine delle brisbré ad un* epoca 
molto più remota. I più discreti né danno il 
vanto a Roberto I d* Anjou, il quale avrebbe 
nelP 870 aggiunto air arma di Francia un 
orlo violato a fiamma. Ma se si considera che 
le brisure, essendo una modificazione delle 
arme pure e primitive delle famiglie, i^on 
han ragione d* esistere prima che' queste 
stesse arme non siano divenute fisse ed ere- 
ditarie, sarà facile il comprendere che quella 
bordura non era già una brisura, ma sem- 
plicemente una pezza araldica, che il conte 
d' Anjou volle aggiungere alla propria arma, 
in un* epoca in cui tutti i cavalieri sceglie- 
vano e modificavano gli emblemi a loro po- 
sta. Difatti r invariabilità delle arme genti- 
lizie datando dalle Crociate (1096<1270), la 
prima introduzione delle brisure in esse non 
può essere, d* origine piti antica. É vero però 
che nel sorgere deir araldica i nobili d* una 
stessa casa avendo fra loro armi diverse, e i 
discendenti di essi conservandole come par- 
ticolari ai diversi rami, queste potrebbersi 
considerare come brisure primordiali. 

Potremmo offrire numerosi esempi di fa- 
miglie che divise in vari rami, ciascuno di 
questi possiede un*arma affatto dissimile dalle 
altre, in modo da non poter supporre che 
siano fuorchd -brisure primordiali; ma ci re- 
stringiamo a citare i seguenti. Ginanni ci fa 
conoscerò come i Traversari di Ravenna ab- 



»/• 



BRI 



— 124 -. 



BRI 



biano tre arme distinte appartenenti a tre 
rami discesi da tre fratelli di quella nobile 
famiglia. I Federici, i Feys, i Fulgori, i Rossi 
tutti discendenti dai conti di Piossasco hanno 
arme diverse, che nuUostante non sono yere 
hrisure. Gli Estensi, i Welf, i Malaspina, i 
Pallayicino d' uno stesso ceppo, portano gli 
uni un* aquila, gli altri un leone, i terzi uno 
spino fiorito, gli ultimi cinque punti equipol- 
lenti, senza accordarsi nemmeno pei colori. 
Sette figli di Bonifacio marchese del Vasto 
ebbero sette arme diflferenti, che passarono 
ai loro discendenti delle linee Savona, Sa- 
luzzo, Glavesana, Ceva, Busca, Gortemiglia e 
Loreto. 

In Francia le brisure primordiali sono mol- 
teplici. Citiamo parecchi esempi di arme dif- 
ferenti che appartengono a rami d'una stessa 
famiglia. I Bastard 4, i Bigot 10, i Grenier 4, 
i De la Houssaje 9, i Saint-Martin 7, i D'Ar- 
ras 7, i Barbi er 10, i Bérard 10, i Le Bre- 
ton 11, i De La Motte 20, ecc. Infine che si 
dirà dei Bernard, i quali contano nell^ loro 
estese diramazioni ben 49 arme del tutto dis- 
simili, e senza alcuna brisura? 

Pare dunque certo che le prime brisure 
apparissero sui primi anni del sec. XII, e che 
nel XIII fossero già generalizzate, special- 
mente In Francia. Ce ne fan prova i sigilli, 
che sin dal 1190 si trovano con armi brisate 
da bastoni od altre figure, come ce ne ofi're 
esempio tra gli altri quello di Siger castel- 
lano di Gand, pubblicato dall'erudito Duche- 
sne (1). 

Non ò a credere che V uso delle brisure 
sia stato dettato dal capriccio, o per una sem- 
plice questione di grado e d' etichetta; esse 
furono consigliate dalla necessità. Nei com- 
battimenti che si facevano ad armature chiuse 
era estremo il bisogno fra i membri d' una 
stessa famiglia di distinguersi con segnali 
particolari, e poiché tutti aveano Tarma stessa 
colla stessa livrea particolare della loro casa, 
doveano di conseguenza adottare contrasse- 
gni speciali pei quali si riconoscessero. A ciò 
non bastavano i favori delle dame, perchè 
spesso dello stesso colore figuravano sui giachi 
. di diversi cavalieri (benché questi si dispu- 
tassero sovente 1' onore di portar soli il co- 
lore della propria bella); a ciò quindi suppli- 
rono le brisure. Per esse T esercito distin- 
gueva facilmente i propri capitani dai figli o 
parenti loro; per esse si conservava la ge- 
rarchia nobiliare anche a fronte della gerar- 
chia militare. In seguito crebbero d* impor- 
tanza per gli appannaggi e i maggiorascati, 
cosicché il solo capo avea il diritto di por- 
tare r arma della sua casa pura e senza al- 
terazione di sorta, chiamandosi gentiluomo 
di nome e d* arme; mentre i suoi figli (com- 
preso lo stesso primogenito, vivente il padre) 



(1) Genealogie 4e la Maison de Guisnes. Pag. 460 
e 466. 



aveano le arme brisate o quelle del feudo di 
cui possedevaxK) il titolo. I figli naturali poi 
erano obbligati a portare sul loro scudo una 
sbarra^ una traversa^ un filetto di bastardume 
altro contrassegno della loro illegittimità. 

Né si creda che questa deliberazione riu- 
scisse odiosa ai nobili illegittimi, imperocché 
in qualunque armoriale vediamo il ricordo 
dei reali e principeschi amori nelle sbarre 
dei Maine, dei Bevéren, dei Cortez, dei ba- 
stardi d'Orleans, di Longneville, di Lussem- 
burgo e di tanti altri, che si credevano ono- 
rati di possedere il sangue e le arme dei 
loro signori. 

L' importanza delle brisure va legata con 
quella della feudalità, e dove pid questa si 
rivela, altrettanto le brisure sono frequenti. 
In Francia ed in Germania, questi due paesi 
si gelosi dei loro maggiorascati, le brisure 
sono comunissimo, revelandosi nella prima 
sullo scudo, neir altra sul timbro. Però in 
Allemagna si usava più di rado, mentre avea 
luogo tra i fratelli eguale distribuzione di be- 
ni, e ciascheduno assumeva il titolo princi- 
pale della famiglia. La Spagna e i Paesi 
Fiamminghi, sebbene in minore quantità, non 
mancano di brisure. L'Italia, la etti araldica 
è stata improntata su quella dei Tedeschi^ 
dei Francesi e degli Spagnuoli, conservò il 
tipo di queste tre nazionalità per le sue bri- 
sure: nel Lombardo-Veneto sono brisati i ci- 
mieri, nella Savoja e nel Piemonte gli scudi, 
come pure nelle Provincie meridionali, ove 
le bordure brisanti hanno il primo posto. La 
Toscana e gli Stati della Chiesa sono forse 
le uniche provinole, ove le brisure scarseg- 
gino. Neir Inghilterra esse stannp in ragione 
deir importanza delle parie, e vi sono leggi 
regolatrici, che un nobile non ardirebbe d'in- 
frangere. 

Questo pel Medio Evo e pei tempi moderni 
sino al secolo scorso; presentemente le bri- 
sure hanno perduto della primitiva importan- 
za, col decadimento del sistema feudale e 
colla soppressione degli appannaggi: non esi« 
estendo più i motivi che 1' aveano fatte adot- 
tare, esse non rivivono più se non nelle fa- 
miglie sovrane e in qualche casa potente ed 
illustre. Ma non per questo cessa 1' utilità 
dello studio su questa parte dell'araldica, poi- 
ché oserei dire che la conoscenza delle bri- 
sure é un lume non disprezzabile della sto- 
ria e della archeologia, per non parlare della 
genealogia, ad ajuto della quale é indispen- 
sabile. Nessuno ignora il fatto citato da Spel- 
mann sulla querela tra Edoardo d' Hastinga 
e Reginaldo Grey nella quale .il primo per 
dimostrare che era il più prossimo parente e 
r erede legittimo della casa d'Hastings, recò 
in campo 1' uso fatto dai suoi antenati d' un 
lambello a tre pendentif segno di primogeni- 
tura in Inghilterra come vedremo in seguito. 

Leggesi nell'ordinanza di Luigi XIV del- 
l' anno 1696, articolo 5. < Pour remedi^r qu^ 



SRI 



125- 



BRI 



àébats jjui pourraient soudre (comme o« Va 
cu souvent advenir du passe) touchant V ai" 
nesse et pori des armes pleines, voulons et 
ordonnons qu^ les fils ainés de toutes tnai- 
sons (méme les fils axnès du vivant de leurs 
pères) soient tenus de mettre en leurs ar- 
moiries quelque brisure en la forme accoutu- 
me, à la distinction des ainés, et de- conti' 
nuer ielle .brisure aussi longtemps que les 
branches des ainés durent^ afin de pouvoir 
reconnaitre et discemer les *descendents de 

m 

V une et de V autre branche^ à peine de cm- 
quante fforins . ...» Da questo editto ai può 
comprendere come le brisure non fossero cosa 
di poco momento; difatti le stesse famìglie 
soTrane non solo vi erano soggette, ma anzi 
più delle altre doreano sistemarrisi. 

Carlo il Temerario Duca di Borgogna bri- 
aava le arme del padre con un lambello d*ar- 
gento; lo stesso facea Filippo d'Austria conte 
di Charolais. I duchi d' Angiò re di Sicilia 
conservarono il lambello; n&ì\ a Germania nna 
differenza di timbro distingueva i figli delle 
case di Brandeburg, di Sassonia, del Palatina- 
to del Reno, di Brunswick, di Boemia, di Wùr- 
temberg, di Jùlich dai loro genitori e sovrani, 
e in Inghilterra i duchi di Cornwall, di York, 
di Glarence, di Lancaster, di Northumberland, 
di Kandale brisavano* le loro arme. Infine le 
tante linee della casa reale di Francia d'Or- 
léans, Anjou, Bourbon, Alenyon, Gondé, Conti, 
Angoulème, Vermandois, Borgogna, Artois, 
Provenza, Berry, Montpensier, Vendòme, si 
distinsero per brisure particolari. 

Alla morte del padre, il primogenito la- 
seiaya la sua brisura per prendere V arma 
gentilizia pura e piena; cosi pure air estin- 
zione d* un soTrano o d* una famiglia sovra- 
na, succedendo un membro o un ramo di es- 
sa, questo abbandonava le sue arme brisate, 
come fecero Luigi XII d* Orléans, France- 
sco I d* Angoulème, Enrico IV di Borbone, 
Luigi XVIIl di Provenza (secondogenito), Car- 
lo X d* Artois (terzogenito), e Carlo Alberto 
di Savoja-Carignano. Quest* uso delle bri- 
sure nelle famiglie sovrane vige anche og- 
gidì, e noi vediamo il principe di Galles, e 
i duchi di Gumberland e di Cambridge figli 
della regina della Gran Bretagna romperò 
con lambelli l'arma della dinastia. 

Veniamo ora al modo di brisare le arme. 
Ben disse il Bouillet che le migliori brisure 
sono quelle che alterando meno le pezze pri- 
mitiye, le conservano riconoscibili. Quindi 
noi, non occupandoci di quelle arme brisate, 
che cangiando interamente e gli emblemi e 
la livrea della casa, non conservano più al- 
cuna traccia di quelle da cui sono staccate, 
parleremo solo delle brisure che V araldica 
ba approvato e che ogni blasonista può rico- 
noscere. La brisura nello scudo si opera in 
nove maniere. 

1. Cangiando le figure e conservando gli 
smalti; 



2. Cangiando gli smalti e coneeryando le 
figure; 

3. Permutando gli smalti; 

4. Alterando il numero delle figure uguali; 

5. Alterando la disposizione delle figure; 

6. Alterando la forma delle figure; 

7. Ommettendo qualche figura; 

8. Aggiungendo altre figure; 

9. Aggiungendo allo scudo partizioni o in- 
quartature. 

I. Cangiamento delle figure. Questa ma- 
niera di brisare, incontrastabilmente la più 
antica, era una delle più confacenti ai co- 
stumi dei tempi, e nello stesso tempo la più 
ardua a riconoscersi pei blasonisti. Infatti 
per essa si conservava la livrea della fami- 
glia, ed un ricordo della casa da cui si era 
usciti, ma coir andare del tempo tale bri- 
sura gettò in non lieve imbarazzo gli archeo- 
logi costretti a indovinare che Toro e T az- 
zurro delle bande di Borgogna o dello scac- 
calo dei Vermandois era la divisa dei re di 
Francia, dai quali queste due potenti fami- 
glie discendevano. Dopo il sec. XIV questa 
maniera di brisare le arme divenne meno 
frequente, a sommo conforto degli studiosi 
d* araldica. 

Gimtl fPérigord). — 1. Palalo d'argento e d'az- 
zurro di 8 pezzi, alla banda di rosso attraversante. — 
2. D' azzurro, a quattro contracotisse d'argento, attra- 
versate da una cotlssa dì rosso. 

Balbi (Venezia). — 1. D* oro, al capro di nero. — 
t. D' oro, a una leena di nero. 

II. Cangiamenti degli smalti* Anche que- 
sta brisura ha T incouTeniente di essere, o- 
scura, perchè essendovi molte famiglie che 
hanno le stesse figure con colori differenti, 
ciò non può che ingenerare confusione. Per- 
ciò l'uso ne divenne raro ben presto. 

Questa maniera di brisare è comunissima 
in Fiandra e nei Paesi Bassi, come vedremo 
in seguito. 

Ciermont. — 1. (Delfloato) Di rosso, a due chiavi 
passate in croce di S. Andrea d' argento. — 2. (?>a- 
voja). D' oro, a due chiavi passate in croce di S. An- 
drea di nero. 

Mailly, — 1. (Artois). D' oro, a tre maglietti di 
verde. — ?. (Borgogna*. Di rosso, a tre maglietti d'oro. 
— 3. D' oro, a tre maglietti di nero. — 4. D* oro, a 
tre maglietti d' azzurro. 

Durand (Périgord). — Di rosso, all' aquila d* oro. 
» Durand de Landonie, D'argento, all'aquila di rosso* 

III. Permutazione degli smalti, — Questa 
maniera di cui si trovano frequentissimi gli 
esempi consiste nel cambiare la posizione del- 
le tinte, conservandole però nelle loro inte- 
grità e colle figure che costituiscono Tarma 
primitiva. Tale brisura porge meno inconve- 
nienti delle prime due, ma non è ancora per- 
fetta; però ha rutile di conservare la divisa 
della famiglia. 

L* uso di brisare permutando gli smalti 
li rivela più frequentemente in Italia, e spe- 
cialmente a Venezia. 



BRI 



1S6 - 



Bill 



Bon (Venezia). — 1. Partito d' argento e di rosso. 

— 2. Partito di rosso e d* argento. 

Candiano (Venezia). — 1. Spaccato d'oro e di ros- 
so, al leone dell* uno air altro. — S. Spaccato di rosso 
e d' oro, al leone dell* uno ali* altra 

fìamburea (Francia). -^ 1. Di rosso, a tre fascio d'oro 

— t.fìamburet dt Poirtutillt. D' oro, a tre fascio di 
rosso. 

Werdenbsrg (Svizzera). — 1« D' argento, al gonfa- 
lone dì rosso. — %. Di rosso, al gonfalone d' argento. 

Capece (Napoli). — 1. Di nero, al leone coronato 
d* oro. — S. Capece Sconditi. D* oro al leone di nero, 
armato e lampassaio di rosso. 

lirooke (ingtiilierra). — 1. D' oro, alla croce mer- 
lettata, parlila di rosso e di nero. — 2. D' oro, alla 
croce merlettata, partita di nero e rosso. 

IV. Alterajiione del numero delle figure 
uguali. — Questa brisura si opera in due 
maniere, vale a dire o diminuendo il numero 
accrescendolo. La prima è la più usi tata e 
si presta molto facilmente alle InTestigazioni 
degli araldisti, alterando pòchissimo V arma 
primitiva, e conservando tutti gli smalti. Ci- 
tiamo per esempio la casa di Foiz che porta 
tre .pali d' oro in campo rosso, mentre la casa 
d'Aragona, da cui essa discende ne ha quattro. 

Aloigny (Poitou) — 1. Di rosso, a 6 gigli d'argen- 
to. — 2. Aloigny Rochefort. Dì rosso, a 8 gigli d' ar- 
gento. 

Sono rarissimi gli esempi del secondo caso, 
ma non affatto irreperibili nell'araldica fran- 
cese ed inglese oto qualche volta si vede che 
una famiglia avente tre o piU figure, ne se- 
mina lo scudo pei rami secondari. 

1. .dare (Inghilterra). — D' oro, a tre caprioli di 
rosso . 

2. Pitnbroke (Diramazione dei Giare, in Inghilterra). 
— Capriolato d' oro e di rosso, di 10 pezzi. 

V. Alterazione delle posisioni delle figure. 
1 — Consiste nel cangiare la situazione o la 
giacitura d'una figura, come un leone posto 
rampante, o sedente, o passante o rivoltato; 
oppure una cometa ondeggiante in fascia o 
in palo, o un' altra qualsiasi pezza posta nel 
capo o nella punta, montante o rovesciata, 
volta o rivoltata, ecc. É una delie bri aure più 
facile a riconoscere. 

. VI. Alterazione della forma delle figure. 
— Questa brisura trova un vasto campo da 
estendersi nelle varie modificazioni a cui 
vanno soggette le pezze araldiche, potendo 
una pezza semplice essere alterata nella sua 
forma in numerose maniere. 

La Baume (Francia). — 1. D' oro, alla banda d'az- 
zurro. — 2. La Baume di Montrevel, D'oro, alla banda 
increspata d' azzurro. 

Si può anche operare tale brisura sopra 
un animale facendolo reciso, dismembrato, a- 
lato, dragonato, mostruoso, o, viceversa se 
esso si trova già avere quegli attributi. Si 
brisa finalmente una rosa facendola gambuta^ 
una losanga riducendola forata o vuota, un 
giglio bottonato^ una lancia spezzata o rin^ 



tuzzata, una stella accrescendone o dimi- 
unendone 1 raggi, e cosi via. E d*uopo però 
avvertire che questa sorta di brisura è poco 
in uso. 

VII. Omissione di qualche figura. — Que- 
sta maniera di brisare si opera nelle arme 
costituite da varie figure diverse delle quali 
alcuna si lascia dai cadetti. La figura om- 
messa però non è mai la principale, ne quella 
che occupa il cuore dello scudo. 

Vili. Addizione di altre figure. — Se ne 
eccettui la permuttuione degli smalti, tutte 
le varie sorta di brisure delle quali abbiamo 
parlato scomparvero già da molto tempo dal 
campo dell' araldica, o per lo meno ai ridus- 
sero allo stato d* eccezione, per lasciare il 
posto alle brisure propriamente dette^ che 
consistono appunto neir introduzione di al- 
cune date figure nelle arme pure e piene 
delle famiglie. Sorte esse, diremo quasi in- 
contrastabilmente, -nel sec. XIII, come ce lo 
rivelano i sigilli e i monumenti dell' epoca, 
si diffusero in breve in ogni nazione, ricono-» 
sciutane T importanza ed utilità loro. Difatti 
esse non alterano affatto l'arma primitiva se 
non per l'aggiunta di figure, già riconosciute 
per convenzione com^ pezze da brisura^ con- 
servando gli emblemi, la livrea della casa e 
facilitandoli riconoscimento deirorigine delle 
varie famiglie agli araldisti. Le principali e 
più conosciute pezze da brisura sono le se- 
guenti: 

1. Il lambello, la brisura più nobile ed 
usitata, distintivo in Francia del secondoge- 
nito (Orléans), e nelle altre nazioni del prin- 
cipe ereditario vivente il padre (Piemonte, 

Galles, Asturie). V. Lambello. 

Piemonte (Principato di). — Di Savoja, al lambtllo 

d' azzurro in capo. 

2. La bordura, distintivo dei terzogeniti 
(Anjou, Alen(on). V. Bordura. 

Saooja-Nemoure. — Di Savoja, alla bordura com- 
posta d' oro e d' azzurro di 8 pezzi. 

3. Il bastone scorciato in banda, proprio 
di vari rami cadetti. V. Bastone scorciato in 
banda. 

Antignate^Courlon (Sciampagna). — D' azzurro, al 
leone d' argento, armato e lampassato d' oro, tenente 
un giglio dello stasso, e caricato da due bastoni «cor- 
ciati in banda di rosso, posti l* uno sul collo, 1* altro 
sulla coacia sinistrs. 

4. Il bastone scorciato in sbarra, brisura 
di bastardigia (Maine; Toulouse). V. Bastone 
scorciato in sbarra. 

5. La cotissa. V. Cotissa. 

Mandagot (Lodève). -— Partito d' azzurro, al leone 
d* oro e di rosso, a tre pali d' armelhno; alla ootitea 
di verde attraversante sol tutto. 

Savay'a-Racconigi. — Di Savoja, alla coiitea attra- 
versante d' azzurro. 

6. La banda^ rarissima come brisura. 
Stuart (Ramo di Blaniyre, la Scozia). — D'argento, 

alla fascia acaocata d'argento e d'azzurro di tre ranghi, 



6rt 



•^ÌSfl-^ 



ÈK\ 



MrmonUta da una roaa di rosso; il tntto atiraversato 
da Doa banda spioata di rosso. 

7 II fiUtto in sbarra, briaura di bastardi- 
gU. V. Filetto 

SaoqfO-Ttnda^ColUgno, — DI Savoja, al /lisl/o m 
fèorra di oero. 

Sat^a-Buica. -—Di rosso, alla croce ancorata d*oro, 
attraversata dal fUttto in tbarra di nero. 

8. n cantane. V-q-n. 

Bwrffogn$'Montagm (Francia). — Di Borgogna anti- 
ca, brissto d'un oanton$ d'armelHoo. 

9. La cinta. Y-q-n. 

AigrifmlU (Limoges). — D' azzurro, a tre atelle 
d' oro; al capo cucito di rosso; l* arma brisata d* una 
cinta attraversaote sol tatto d'argento, caricata da 1 1 
torte di nero. 

10. li terzi foglio. V-q-n. 

11. Il cinquefoglie. Y-q-n. 

12. La stella. Y-q-n. 

Dt Blaquitr (Irlanda). — D* armellino, al leone di 
aero, brisato d*una 9t$Ua d'otto raggi d'argento solla 
spalla. 

13. Il crescente o mejssaluna. Y. Crescente. 

P§rcjf (Ramo di Btverley in Inghilterra). — Inquar- 
tato.- neH^ e 4.® contrlnqnartato a quarti uguali a due 
a doe, d' oro al leone dì nero, e di rosso a tre pesci 
io pale d'argento, te i; nel %.^ e 3.^ di azzurro, a 5 
losaDg&e accollate in fascia d* oro; lo scudo brisato 
d' un crttctnte montante d' argento, posto solla cro- 
ciera. 

14. Il giglio. Y-q-n. 

15. La rosa. Y-q-n. 

16. Il bisante. Y-q-n. 

Yorke (Ramo d*iiardwic/u^ nella Oran Bretagna). — 
D'argento, alla croce di S. Andrea d' azzurro: brisata 
d'un bitanit d'oro. In cuore. 

17. La torta. Y-q-n. 

Yamitek (Ramo di HunUngHeld, in Irlanda). ~ D'ar- 
gento, a tre corni da caccia di rosso, legati di nero; 
briiato d'una torta di russo, in cuore. 

18. Il plinto. Y-q-n. 

19. La rotella di sperone. Y-q-n. 

20. Vanelletto. Y-q-n. 

21. La conchiglia. Y-q-n. 

Montmorenci- Lavai (Frsncia). — D'.oro, stia croce 
di rosso, accantonata di 16 alerioni d'azzurro; brisato di 
5 conckiglit d'argento, caricate aulla croce. 

22. La crocetta. Y-q-n. 

23. La losanga. Y-q-n, 

Leigh (Inghilterra). — Di rosso, alla croce spinata 
d'argento; brisato d'una losanga dello stesso posta nel 
i.® cantone. 

21 Lo scudetto, specialmente caricato anl- 
U spalla d*un animale. Y. Scudetto. 

2o. Il merlotto. Y-q-n. 

26. La croce ancorata. Rarissima come 
brisara. 

Oneste figure, ebe sono le più nsate per 
brisnre, si possono porre di colore sopra co- 
lore, e di metallo sopra metallo senza infran- 
gere la prima legge del blasone. 

IX. Partizioni e inquartature. — Questo 
genere di brisnre nacque dai titoli feudali di 
cui erano insigniti i rami cadetti delle fami- 



glie, specialmente francesi. Itì Tarma delTap- 
panneggio é inquartata o altrimenti partita 
con quella pura e primitiva, per la qual cosa 
la chiarezza, di questa brisura non lascia nul- 
la a desiderare . Innumereyoli esempi po- 
tremmo dare di essa, ma. ci accontentiamo 

di mentoTare la seguente arma: 

Coligny (Francia). — I. Di rosso, all'aquila d'argen- 
to, imbeccata, membrsta e coronata d'azzurro. — t»Co- 
lign^Chatillon. Inquartato nel l.o e 4.° di Coligny; nel 
1^ e 3.^ d'azzurro, a tre ferri di lancia cadenti d'ar- 
gento (arma del feudo di Chatillon). 

Alcuni cadetti inquartano eziandio Tarma 
della madre o delTaTola paterna o della mo- 
glie, come fecero i Ferlet de Fuite, i Motte- 
Ango (inquartato di Polleve e di Rohan, allo 
scudetto partito di Ango e di Lezeau), i Bour- 
bon-Saint-Paul (inquartato di Bourbon e di 
Luxembourg), gli Orlóans-LongueTille (in- 
quartato di Longueyille e di Bourbon), ecc. 
Altri si distinguono per un capo^ per una 
concessione particolare al loro ramo, per un 
innesto, per uno scudetto e simili ripartizio- 
ni. Questa brisura è ancora in Toga. 

Oltre le suddette sono da notarsi anche 
due altre maniere di brisure, voglio dire dei 
cimieri e dei supporti. In Germania la brisu- 
ra si fa consistere nella differenza di timbro, 
lasciandosi intatto lo scudo gentilizio; però 
si fa uso altresì delle inquartature. Il Méné- 
strier dice che molti fratelli avendo fatto la 
loro comparsa nei tornei con arme uguali, 
ma cimieri differenti, è rimasto in Germania 
Tuso di brisare per mezzo di questi (1). 

I supporti si brisano esclusivamente nel 
regno della Gran Brettagna, caricando le loro 
spalle delle brisure che sono sullo scudo, co- 
me si può vedere nei seguenti esempi. 

Barririgtcm (Irlanda). — D'argento, a tre caprioli di 
rosso, sormontati da un lambello d' azzurro. — Corona 
da visconte. — Supporti: due grifi d'oro, coricali cia- 
scuno sulls spslis d'un lamhtUo d'azzurro. 

Hùbhouie (Ramo di Broughton; in Inghilterra/ -^ 
Partito d'azzurro e di rosso, a tre crescenti montanti 
d'argento, sul tutto, e sormontati ciascuno da una $tel- 
la radiosa dello stesso. ^ Corona da barone. — Ci- 
miero: una corona turrita, partita degli smalti del cam- 
po, e sormontata da una tttlla radiosa d'oro. -^ Sup- 
porti: due cavalli di nero, brisati d'una ttella d'argen- 
to sulla spalla. 

Boyle (Ramo di Shannonf in Irlanda). — Trinciato 
merlato d* argento e di rosso; brisato d* un cretcentt 
montante d* argento in capo. — Corona da conte. — 
Cimiero: una testa di leone, partita merlata d' argento 
e di rosso. ~r Supporti: due leoni, quello s destra par- 
tilo merlato di rosso e d'argento, quello a sinistra par- 
tito merlato d'argento e di rosso; entrambi brisati aul- 
la spalla d'un crttctnte d'argento. 

Spesso si brisano i soli supporti, lascian-* 
do gli scudi intatti. 

Eden d' Auckland (Gran Bretagna). — Di rosso, al 
capriolo d' argento, caricato da tre conchiglie di nero» 

(i) Le veritable Art du Blason. Pag. 176, 



BRI 



- 128 — 



BRI 



é accompagnato da tre covoni d'oro. — Corona da ba> 
rone. — Cimiero: un braccio armato, tenente un covo- 
ne. — Supporti: due cavalli d* argento, caricati aaUa 
spalla, quello a destra d'an giglio d' oro. V altro d' una 
iorre dello stesso. 

Villi fri di Clarmdon (Gran Bretagna). — D'argen- 
to, alla croce di rosso, caricata da 5 conchiglie del 
campo e da un crescente montante dello stesso nel ca- 
po. -^ Corona da conte. — Cimiero: un leone d* ar> 
genio. — Sopporti: due aquile nere, coronate d*oro, e 
caricate sui petto da una crocetta d'argento. 

Marsham di Romney (Gran Bretagna). — D'argento, 
al leone di rosso, rampante Tra due cotisse d' azzurro 
— > Corona da conte. — Cimiero: testa di leone. — 
Supporti: due leoni d'azzurro, collarinatl di corone d'o- 
ro, e caricati ciascuno di 6 crocette ricrociate di .? 

Neiringhilterra sono molto in voga le pea- 
Jteda brisura^ specialmente il cantone, lo scu- 
detto, i crescenti, le stelle, le rotelle di spe^ 
rone, i merlotti, e gli anelletti. Anticamente 
brisavano spesso gli Inglesi permutando gli 
smalti. 

In Ispagna la principal brisnra è la bor^ 
dura; però tì si trovano anche brisure di al- 
tri generi, come aggiunte di figure, modifica- 
zioni di forma, cangiamenti di smalti, ecc. 
Ad esempio i Riera portano d' oro alla ban- 
da ondata d' azzurro, cerchiata d' argento; i 
Riera de Gasa-Riera portano d*oro alla banda 
innestata ondata d'azzurro, caricata di nove 
stelle del campo, poste 1, 2, 1, 2, 1, 2. I Na- 
Yarra-Cortez rompono Tarma di Navarra con 
una banda d'argento. 

In Fiandra, nel Brabante e nei Paesi Bas- 
si quasi tutte le brisure consistono nel man- 
tenere le pezze e cangiare gli smalti. 

Il De Franquen ci ofl're nell'introduzione 
della sua interessante opera nobiliare (1) un 
esempio che non Togliamo tralasciare di ri- 
portare. 

1. Wcuanaer ^Paesi Bassi). — Di rosso, a tre ore- 
scenti d'argento. 

2. Polanm (Paesi Bassi). — Di nero, a tre crescenti 
d*argento. 

3. Duyvefìvorden (Paesi Bassi). -^ D*oro, a tre cre- 
scenti di nero. 

E queste tre famiglie sono tutte dello stes- 
so sangue. Inoltre le varie linee delle case di 
Enghien, di Hornes, d'Arsehot, ecc. si distin- 
guono fra loro per la sola mutazione dei co- 
lori. 

Già dicemmo come l'Italia non abbia stile 
proprio per le brisure, come non lo ha nep- 
pure per tutta l'araldica, frutto anche questo 
delle straniere dominazioni; aggiungeremo 
che qui le leggi delle brisure si osservano 
ancor meno che nelle altre nazioni, e si o- 
perano per lo più a scelta e capriccio del ri- 
formatore dell'arma. É nella Francia che la 
brisura ha goduto del suo massimo flore, ed 
ò ancora nella Francia che si conserva tutta- 

(1) Recueil historique, généalogique, cronologique 
et nobiliaire dea mataooa dea Paia-Bas. — Pag. 61. 



via dalle illustri famiglie, benché più neglet- 
tamente che nei passati tempi. E dunque nel- 
raraldicd di quella cavalleresca nazione ohe 
noi consiglieremo V araldista di studiare la 
storia, la giuiisdizione e 1 progressi delle bri- 
sure, come in quella della Germania devesi 
quasi esclusivamente studiare la simbolica 
dei cimieri. 

Ora esporremo il pili brevemente che per 
noi eia possibile quali fossero le brisure per 
le quali i vari cadetti distinguevano il loro 
grado di famiglia. Secondo il Gassaneo (1) in 
Francia si attribuiva: 

al secondogenito il lambello, 

al terzogenito la bordura semplice^ 

al quartogenito la bordura dentata^ mer" 
letteta, bisantata o scanalata, 

agli altri cadetti il bastone più o meno 
largo, oltre la bordura. 

Il Golombiòre distribuisce le brisure in In- 
ghilterra come segue (2): 

al primogenito (vivente il padre) il lam-' 
bello a tre pendenti, 

al secondogenito il crescente, 

al terzogenito la rotella ^i sperone, 

al quartogenito il merlotto (altri invece 
dicono una stella), 

al quintogenito Vanelletto, 

al sestogenito il giglio, 

al settimo la rosa doppia, 

all' ottavo la crocetta ancorata o ricrO' 
data, 

al nono un fiore d' otto foglie. 

Lo stesso riferisce lo Spelmann (3), che 
dà gli esempi di cinque brisure di questo ge- 
nere poste nelle arme de'figli di Tommaso 
Beauchamp conte di Warwich, morto nel 
1360, Arme dipinta in un' antica finestra di 
S. Maria di Warwich. Ma il P. Varennes (4) 
non approva le surriferite distinzioni, dicen- 
do che i cadetti non sono obbligati a pren- 
dere certe date brisure; aggiunge però che il 
lambello a tre pendenti conviene ai secondo- 
geniti, quello a quatro pendenti ai terzoge- 
niti, e via crescendo. Inoltre non tutti gli a- 
raldisti s' accordano nel dare una brisura ai 
primogeniti di Francia ; anzi molti negano 
che questi tenessero armi brisate. Ma l'ordi- 
nanza 1696 da noi più sopra riportata in par- 
te, li smentisce pienamente, ed oltracciò sap- 
piamo che il Delfino brisava 1' arma paterna 
dei tre gigli d'oro in campo d'azzurro con un 
bastone composto d'argento e di rosso, cari- 
cato da un delfino d'azzurro; oppure inquar- 
tava l'arma di Francia con quella del Delfi- 
nato. Però è certo che non si osservano trop- 
po queste brisure speciali, poiché vediamo ar- 
me di linee secondogenite brisate indifferen- 
temente con lambelli, bordure, cotisse, cath^ 
toni, crescenti, inquarti, e cosi dicasi degli 

(1) Catalogus gloriaa mundi. 
{%) Science heroVque. Cap. XI. 
(3) Aspllogla. 
/4) Le Boi d'armes. Part. lY. 



BftO 



— 129 — 



BUR 



altri rami. Solo neirisghilterra e nelle case 
sovrane si osservano scrapolosamente queste 
distinsioDÌ, le quali poi si suddividevano e 
moltiplicavano nelle cantrabrisure^ delle qua- 
li parliamo a questa voce. V. Contrabrisura. 

La brisura venne anche chiamata rottura 
e accidente. 

Brisara dì bastardigia. — V. Bastardigia 
(Brisura di). 

Brisura primordiale. — V. Primordiale. 

« BROGGANTE. -^ Francesismo usato qual- 
che volta per attraversante. V-q-n. 

BROCCHIERE [lat. Parmula; fr. Brouchier; 
ing. Buchler], — Piccola rotella di ferro, os- 
sia scudo adoperato nei secoli di mezzo, e co- 
sì chiamato da una punta di ferro acuta che 
areva nel mezzo, atto anche a ferire (1). 

» BROME. — V. Mano. 

BRONZO. — Metallo usato qualche volta 
Odile arme di Polonia. 

Janina fPolonla). — Di rosso, allo scodo rotondo di 
bronzo. 

BRUCANTE. — Attributo araldico della ca- 
pra sopra saliente e con erba o foglie in 
bocca. 

BRUNO. — Detto anticamente per nero. 

Costui portava il scudo divisato 

Di bruno e d'oro, e un drago )ier cimiero (9). 

♦ BRUTTURA [fr. Saleté]. — Vocabolo u- 
sato da alcuni, specialmente da Grotto del- 
l'Ero, per intendere araldicamente l'oscenità 
del leone. V. Osceno. 

BUE. — 11 bue apparisce nello scudo di 
profilo, passante e colla coda pepdente, ciò 
ehe lo fa distinguere dal toro, che si rappre- 
senta colla coda rivolta sul dorso (3). Si rap- 
presenta però anche furioso^ pascente, colla- 
rinato^ squillato, cornatOf unghiato, ecc. E 
simbolo di pazienza, di fatica sopportata con 
rassegnazione e di assiduità al lavoro. Essen- 
do d'oro in campo d'azzurro vuol dimostrare 
fatica d*un nobile indirizzata a gloriosi ac- 
quisti; e, d* argento in campo rosso, pensieri 
mansueti in animo giusto e caritatevole (4). 
Il bue coronato è emblema della pace (5); 
il bue furioso simboleggia la pazienza che 
soverchiamente stancata prorompe. 

Spesso nelle arme si vede la sola testa del 
bae, di profilo, o di fronte Crincontro). La 
testa di bue può essere coronata, cornata di 
smalto diverso, ecc. Il bue è una figura fre- 
quente in araldica. 

Ondodéi (Pesaro). -^ Di verde, al bue {passante) d'oro. 

Bucelli, — D' argento, h\ bue furioso di nero; alla 
t rdura spinata dello atesso. 

Bengre (Borgogna). — D' oro, al bue di nero, cor- 
^0 del campo. 

(1j Daniel. Hist. de la milice frangaise. Tom. 1, 

Ub VI. 

[l) Bojardo. Lib. T. Cant 11. 

(3^ Grandmalson. Diction. liéraldique. 

(i) Gioanni. L*arte del Blason«?. 

(5) Capaccio. Trattato delle Imprese. Ltb. 11. 



Le Beuf (Bretagna). — Di rosso, al bue d'oro, col- 
la coda biforcala passota tra lo gambe o rimontante 
in palo. 

Vassous (Contado Venessino). — D'argento, al bue 
di rosso, unghiato e cornalo di nero, squillato d* az- 
zurro, e sormontato d'una stella di rosso posta tra le 
corna. 

Beaumond (Gnyenna e Guascogna). — D' azzurro, a 
due buoi d'oro f Vuno passante sull'altro. 

Calf (Normandia). — D' azzurro a tre buoi d' oro, 
alla bordura di rosso. 

Couillibeuf (Normandia). — D'azzurro, alla testa di 
bue d'argento, cornala d'oro. 

Tingry (Francia). — D' argento, a tre teste di bue 
di nero. 

Douvier fNormandio). — D'argento, al rincontro di 
bue di nero, cornato d'oro; al capo di rosso. 

BUFALO. — Ha le stesse significazioni del 
toro, e quando nello scudo v'ò la sola testa, 
questa è per Tordi nario anellata di smalto di- 
verso. 

Choainart ^Normandia). — D* azzurro, a tre bufali 
iV oro. 

VcU Bufalo (Roma). — (Blasonato alla voce Anel- 
lato). 

♦ ♦BULLETTA. — Vocabolo poco usato 
per plinto. V-q-n. 

BURATTO [fr. Faquin], — Specie di Sa- 
racino, che teneva nella sinistra lo scudo e 
nella destra un bastono. Se il cavaliero non 
colpiva questo fantoccio nel petto, esso gi- 
rava rapidamente sopra un perno e percuote- 
va col bastone il malaccorto cavaliere. V. Sa- 
racino. 

BURELLA [fr. Burèle; ted. Steig; sp. Ti- 
rilla]. — Dìconsi burelle le fascio diminuite 
in numero pari, ordinariamente di sei, o di 
otto, qualche volta anche di quattro. Se sono 
in numero di 5 o di 7, allora diconsi tran- 
gle. I Tedeschi che chiamano la fascia strasse, 
strada, hanno dato alla burella il nome di steig, 
sentiero, facendo in tal modo conoscere la di- 
minuzione per mezzo del vocabolo. In uno 
scudo, di sei burelle ciascuna ha '/z» Va ® '/-b 
d'una delle 8 parti d'altezza dello scudo. Se ve 
ne sono 8, ciascuno ha V: d'una delle 8 parti 
(1). Le burelle possono essere attraversate, 
attraversanti, caricate, ecc. Alcuni le chia- 
mano fasciole. Il vocabolo burella viene dal 
latino birrus, burellus, lista di drappo o di 
panno. 

Charrières (Limosino). •— D'argento a sei burelle 

di rosso. 

Page (Normandia). — D'azzurro, a quattro burelle 
d'oro, attraversate da un leone di nero, armato e lam- 
passato di rosso. 

Avoine (Normandia). — D'argento, a quattro burel- 
le di nero, la prima caricata da 5 bisanti d'oro. 

Collari (Normandia). — D'argento, a quattro burelle 
di nero. 

Burella indentata — Burella colle linee 



l 



(I) Grandmaison. Dictìonnalro hèraldique. — 
lembert. Grande Enciclopedie méthodiquet ecc. 

9 



D' A- 



tìUR 



— 130 - 



BUI* 



a denti di sega. É rara come le due altre 
modificazioni della burella, che segaono. 

Barella ondata — Barella serpeggiante a 
onda. 

Burella spinata — Barella coi bordi a 
spine. 

BURELLATO. [fr. Burèlé], — Scudo co- 
perto di 10, 12 pid fascie, con due smalti 
alternati. Allorché è barellato di più di 10 
pezzi, si deve accennameli numero nel bla- 
sonarlo. Questa conveneTole partizione è mol- 
to frequente nelle arme, segnatamente in 
quelle francesi ed italiane, e può essere at- 
traversata, caricata^ ecc. Si Tedono rara- 
mente animali o altre figure burellate. In 
alcuni scrittori si troTa fasciolato in luogo 
di burellato, ma non è da usarsi. Il Colom- 
bière porta runico esempio da noi visto d'un 
burellato di 14 pezzi (1). 

Barret (Guyenna). — Burellato d*oro e di rosso. 

Braquemont (Normaodia). — Burellato d' oro e di 
rosso, attravenato da un capriolo d'argento. 

Valence ^sola di Francia). — Burellato d' argento 
e d*azzurro, a 9 merlotti di rosso, in cinta snirargen- 
10, 4, 2, 2 e 1. 

Montigny (Sciampagna). — Burellato di 1S pezzi di 
rosso e d*oro. 

Heste (Casa principesca in Germania). — D'azzurro, 
al leone burMato d'argento e di rosso. 

Barellato ondato. — Burellato con linee 
serpeggianti. 

Bertrola (Spagna). — Spaccato: nel l.'^ d'azzurro, a 
tre scelle d'oro; noi %.^ burellato ondato d'oro e d'az- 
zurro, attravenato da una nassa d' argento. 

Capece-Galeola (Napoli). — Burellato ondato d'ar- 
gento e d'azzurro, al lambello di tre pendenti di ros- 
so, attraversante in capo. 

BURGRAVIA. — Moglie o figlia d*un bur- 
gravio. Donna investita d'un burgraviato- V. 
Burgravio. 

BURGRAVIATO [fr. Burgraviati ted. Burg- 
grafschaft], — Dignità di burgravio. Signoria 
posta sotto la giurisdizione d' un burgravio. 
V-q-n. I principali burgraviati furono quello 
di Norimberg, da cui discesero i margravi di 
Brandeburg, quello di Magdeburg, di Fried- 
berg, di Stromberg, di Zorbeck e di Reineck. 

BURGRAVIO [fr. Bur grave; ted. Burggraf.] 
-— Voce formata dal ted. hurg, castello feu- 
dale e grafy conte, l burgravi, castellani perpe- 
tui e giudici a nome dei margravi (2), capitani 
o amministratori di città per V imperatore, 
spesso muniti di diritti giuridici tanto in ma- 
teria civile che in materia criminale, e qualche 
volta incaricati d'assoldare e d'istruire le mi- 
lizie imperiali, riuscirono a rendere il loro 
nflScio ereditario, ed alcuni furono sovrani 
della città a loro afiSdata. Si chiamarono an- 
che burgrichter (giudici di castello), bur^ 

• 

(1) Rocueil des pieces et exemples. ecc. 

(2) Speculum Saxonicum. Lib. 111. Art. 62. §. 5. 



gwógte (intendenti), burgmdnner (castella- 
ni) e weichgrafen '(conti di città). Alcuni di- 
scendenti di essi conservarono sino al se- 
colo passato questo titolo e ricevevano inve- 
stitura dairimperatore. Burgravii furono an- 
che chiamati i governatori di un castello ap- 
partenente a pili coeredi, eletti da questi e 
d air imperatore approvati (l). 

Bargravio di Boemia (Gran). — Presiden- 
te della Reggenza di Boemia, capo dei diciot- 
to luogotenenti del re. Il suo ufficio era quello 
di Gran Giustiziere, o Gran Cancelliere (2). 

Burgravio di Gnrlandia (Gran). — Mini- 
stro del Principe di Gurlandia, o Gran Giu- 
stiziere (3). 

Burgravio di Prussia (Gran). — Era il 
secondo ministro del Consiglio di Stato di 
Prussia. Le sue funzioni erano quelle di Gran 
Giustiziere (4). 

BURLETTO [fr. Bourlet, bourrelet, tourtil, 
tresque, torque ; ing. Wreath; ol. Wrong; 
ted. Fallhut; sp. Rodete]. — Vocabolo de- 
rivato dal basso lat. borrelius , collare , 
fune. Rotolo di nastri ripieno di borra e 
intrecciato dei colori dello scudo o pre<<i 
a capriccio, che si poneva sulla sommità 
deirelmo onde smorzare i colpi che i guor- 
rieri riceveano nella testa, ed anche per or- 
namento e per nascondere la parte dei lam- 
brequini che stava attaccata all'elmo. Benché 
il Ginanni creda che fosse un distintivo dei 
semplici cavalieri e dei baroni, pure possiamo 
asserire che era comune a tutti i nobili, e 
che nessun titolo vi è inerente. E detto an- 
che cercine. Nelle armi non si blasona, se 
non quando è di colori diversi dai lambre- 
quini, il che è caso rarissimo. 

BUSTO. — Non è difficile trovare negli 
scudi busti di uomo e di donna. Si pon- 
gono ordinariamente di fronte, e si specifica 
la posizione quando sono di profilo. Sono lo- 
ro attributi: crinito, coronato, vestito, arma^ 
to, nudo, ecc. 

Grammont (Franca Contea). — D'azzurro, a tre òu- 
9ti di regina di carDagione, coronati d'oro. 

Limages (Città di Francia). — Di iFosso, al busto di 
S. Marziale d*oro, accostato da un S e da un M gotici 
dello stesso; al capo cucito di Francia. 

BUTARINO. — Dicevansi butarini a Ve- 
nezia que*patrizi, che nei primi due anni del- 
r ingresso al Maggior Consiglio liberi erano 
di variare colà da un banco alPaltro, dopo il 
qual tempo doveano scegliersene uno fisso (5;. 
Questa voce deriva dal veneto butar, butar- 
se, gettarsi, poggiarsi di volo. 

BUTICULARIO. — V. Coppiere. 



(1) Conversa tions Lexicon. 

(2) Li Sovrani del Mondo. Tom. I, pag. 65. 
(d) lì Sovrani del Mondo. Tom. IV, pag. 49. 

(4) Li Sovrani del Mondo. Tom. IV, pag« 54. 

(5) Mutinelll. Lessico Veneto. 



- 131 - 



G. — Prima dell' invenzione dei tratteggi 
la lettera C nelle armi rappresentava spesso 
l'azzurro (Caeruleum (l), celeste (2). Secondo 
alcuni araldisti che segnavano gli smalti per 
progressione alfabetica, significava il rosso. 
Un antico araldo inglese colle cifre GY volle 
intendere il cytrine^ nome da lui dato ali'o* 
ro; e colle cifre CO il caccine^ col quale iu- 
te oAsTa il i*osso. 

Secondo V alfabeto simbolico, C si vedeva 
qualche volta nelle antiche imprese a rap- 
presentare costanza, candore, clemenza, ecc. 

Qualche volta questa lettera si trova nel- 
le arme come iniziale del nome della fami- 
glia della città cui lo stemma appartiene. 

CACCIATORE [fr. Veneur; ing. Huntsman; 
ted. Jdger; sp. Cazador]. — UflBciale regio 
signorile, incaricato delia caccia coi cani 
venazione. I cacciatori della casa del re 
erano tutti gentiluomini e dipendeano dal 
Gran Cacciatore. 

Cacciatore (Gran) [fr. Grand veneur; ing. 
Qreat Huntsman; ted. Oherjdgermeister; sp. 
Gran Cojtador]. — L'ufficio di Gran Caccia- 
tore in Francia è molto più antico del titolo, 
che risale solo ai tempi di Carlo VI. I pre- 
decessori di questo re aveano un Maestro cac- 
ciatore [Maitre veneur]^ e il primo che sia 
conosciuto sotto questo titolo è un Goffredo, 
sotto il regno di Luigi IX nel 1231. Molti de* 
suoi Buccessorì ebbero la stessa qualità, ag- 
giunta a quella di Maestro delle acque e fo- 
reste Gran forestiere. Luigi d* Orgelin fu 
creato il 30 ottobre 1413 Gran Cacciatore e 
Governatore della Caccia del Re, e Giovanni 
di Berghes, signore di Cohen e di Marguil- 
les fu il primo onorato del titolo di Gran 
Cacciatore di Francia, per lettere 2 giugno 
1418. 

11 Gran Cacciatore prestava giuramento 
di fedeltà nelle mani del re, e dava le prov- 
tìsìo^ agli ufficiali di caccia, sui quali avea 
la aovrintendenza. Nelle caccio del cervo e- 
gH presentava al re un bastone per battere 
e allontanare i cespugli, ed offriva allo stes- 
so il piede destro posteriore delPanimale at- 
terrato (3). 

Il Gran Cacciatore di Francia portava nel- 
l'arma per contrassegno di sua dignità due 
corni da caccia d* oro, posti ai lati dello 
scudo. 

(t) Ciaccone. Catalogo delle armi della nobiltà ge- 
novese — Ughelli. Italia Sacra. 

(2) Mugnos. Teatro genealogico delle famiglie no- 
^ili litolate feudatarie ed antiche nobili del fldelissimo 
Hegao di Sicilia viventi ed estinte. 

(3) Saint-Allais Diclioonaire encyclopédique de la 
Doblesse. 



Nella Germania Tufficio di Gran Cacciato- 
re dell'Impero era ereditario nella casa del- 
r elettor di Sassonia, come Margravio di 
Misnia. 

Anche gli altri stati d'Europa ebbero i lo- 
ro Gran Cacciatori, i cui uffici e privilegi e- 
rano simili presso a poco a quelli del Gran 
Cacciatore di Francia. 

** GAGGIATRAPPOLA. — Voce derivata 
dal francese chaussetrape^ e usata dal Carta- 
ri per tribolo, cavallo di Frisia» V. Tribolo. 

CADENTE [fr. Tombant]. — Attributo delle 
freccio poste col ferro in giù; delle stelle a 
cinque raggi, aventi un raggio volto verso 
la punta;delle mele, delle pine e d'altri og- 
getti rovesciati. 

Peisiel fWestfalia, Prussia e Livonia). — D'argento, 
al palo d' oro, caricato d*ana freccia cadente del cam- 
po; 11 palo fiancheggiato da due falciole al naturale, 
manicate d'oro. 

** CADENTE. — Sinonimo male usato di 
scudo inclinato. V-q-n. 

CADETTL ^ Figli maschi nati dopo il pri- 
mogenito. In 1 spagna l'uso nelle grandi fa- 
miglie è che uno dei cadetti prenda il nome 
di sna madre. Secondo la costumanza di Pa- 
rigi, i cadetti delle famiglie cittadine divi- 
devano egualmente col primogenito; in altre 
costumanze i primogeniti aveano quasi tutto. 

Il Menage cava la voce cadetto dal basso 
lat. capitetum, significante piccolo capo di 
famiglia. In Guascogna si diceva capdet, e 
talvolta capmas. In senso assoluto il cadetto è 
Tnltimo di tutti i fratelli. Ramo cadetto è il 
ramo d*nna famiglia disceso da un cadetto. 

CADETTI (Arme dei). — V. Brisura. 

CADUCEO. — Verga alata di Mercurio, ac- 
collata da due serpenti intrecciati e affron- 
tati in maniera che la parte superiore del ' 
loro corpo descrive una curva. Anticamente 
era simbolo della concordia, della pace, della 
felicità e deireloquenza. Dicevasi anche ca- 
duceo il bastone degli araldi. In blasone rap- 
presenta la persuasione, la fama chiara, la 
tranquillità, l'ordine pubblico e la buona con- 
dotta. La verga ò emblema del potere, i ser- 
penti della prudenza e le ali della diligenza 
e della sollecitudine, qualità necessarie per 
riuscire nelle imprese. 

Brenae (Linguadoca). — D'azzurro, al caduceo d'oro. 

CALAMAIO. — Il calamaio fornito della 
sua penna indica gratitudine e memoria dei 
benefizi (1). 

CALANDRA. — Uccello che si pone ordi- 
nariamente fermoy e qualche volta volantCé 

(1) Ginanoi. Arte del Blasone. 



GAL 



- 132 - 



GAL 



Rappresenta pietà di patria di un buono e 
fedel cittadino (1). 

Calandri ni (Sciacca). — D'azzurro, alla banda d'o- 
ro, caricata da Ire calandre di nero. 

GALATRAVA (Ordine di). — Don Sancio 
III re di Gastiglia avendo conquistato sui Mo- 
ri la città forte di Galatrava, limitrofa dei 
reami di Gastiglia e di Leon, ne confidò il 
governo e la difesa ai cavalieri Templari; ma 
questi poco tempo dopo credendosi in troppo 
debol numero per sostenerla, la rimisero al 
re. Allora Sancio, che avea bisogno di tutte 
le sue truppe per tener la campagna contro 
i Saraceni, dichiarò che darebbe Galatrava a 
chi fosse tanto forte e coraggioso da intra- 
prenderne la difesa. Un monaco cistercense 
deir Abbazia di Fitero in Navarra, chiamato 
Fra Diego Velasquez, gi<i soldato in gioven- 
tù, propose a Don Raimondo suo abbate d*of- 
frire al re di sostener Tassedio coi suoi vas- 
salli ed a sue spese. Sancio accettata la pro- 
posizione, i due monaci raccolsero in Navar- 
ra circa 20000 uomini, fra*quali molti Fran- 
cesi e gentiluomini Gastigliani, ed entrarono 
in Galatrava (2). Il re di Gastiglia creò ca- 
valieri nel 1158 questi monaci e gentiluomi- 
ni, ed ebbe origine T ordine di Galatrava. L*a- 
bate di Fitero diede ad esso la regola di S. 
Benedetto e le costituzioni di S. Bernardo. I 
voti che dovevano fare i cavalieri erano po- 
vertà, obbedienza e castità, cui nel 1652 fu 
aggiunto Taltro di sostenere il mistero della 
Immacolata Goncezione. 

Erano obbligati i cavalieri di dormir ve- 
stiti, di non servirsi che di abiti di lino con 
uno scapolare ad uso de* Gistercensi, ma per 
dispensa di Benedetto Xill restarono solle- 
vati da questi oneri, e portarono in seguito 
una croce gigliata rossa sulKabito bianco. Fu- 
rono poi partecipi di tutti i privilegi accor- 
dati ai religiosi di Gistello e all'Ordine di S. 
Jago, ed ebbero approvazioni e conferme dai 
papi Alessandro IH (1 174), Gregorio Vili (1 187), 
Gregorio XIII (1575), Pio II e Giulio li (3). Il 
pontefice Paolo 111 Tanno 1540 concesse loro 
di maritarsi per una sola volta: Secundis nup- 
tiis exclusis. 

Essendo nel 1163 morto Raimondo dì Fi- 
tero, i cavalieri elessero Don Garcia Redon 
per primo Gran Maestro secolare, il che non 
impedì che non restassero soggetti alla giu- 
risdizione deli' Ordine dei Gistercensi e alla 
visita dell'abate di Morimond in Francia (4). 

I cavalieri riportarono molte splendide 
vittorie sui Mori, e tolsero loro molte fortez- 
ze, finchà nell'anno 1193 furono quasi intera. 

{\) Ginanni. Op. cit. 

(2) Vertot. Uistoire des Chevaliers hospitaliers de 
S. Jean do Jerusaìem. Amsterdam. 1732. Tom. I, pag. 
116, 116. 

3) Gerolamo Mascarona. ipologia dell* Ordino di 
Galatrava. — Barbosa. Summa Apostolicanim decisio- 
nos collect. 306. 

(4) Dicti<^imaire hiatoriqiic poitatif des ordres ré- 
ligieux et mllitalroa. 



mente disfatti ad Alarcos. Gonseguenza della 
sconfitta fu la perdita di Galatrava, e ciò fu 
cagione che i cavalieri in Aragona s'elegges- 
sero per Gran Maestro il commendatore di 
Alcanitz. D'onde uno scisma che cagionò tor- 
bidi e gare (1). La sede dell'ordine fu quin- 
di trasferta a Girvelos, e noi 1198 a Salva- 
terra, e si dissero perciò Cavalieri di Salva- 
terra, Ma essendo stata ricuperata dai Mori 
nel 1210 la piazza di Salvaterra, Don Ruiz 
Diaz Gran Maestro portò V ordine a Gurira, 
d'onde ritornò a Galatrava nel 1212, anno in 
cui il re Alfonso la ritolse agli infedeli. 

L'anno seguente l'ordine militare d* Avis 
in Portogallo s'assoggettò all'ordine di Gala- 
trava, e nel 1218 i cavalieri di S. Giuliano 
del Pereyro o d'Alcantara, sorti da cavalieri 
dell'ordine calatravense si sottomisero alla vi- 
sita, correzione e riforma del Gran Maestro 
di Galatrava. — I Gran Maestri ebbero in se- 
guito gran parte, anzi troppa parte negli af- 
fari di Spagna, per cui, morto l' ultimo nel 
I486, e disponendosi i cavalieri ad una nuo- 
va elezione, Ferdinando ed Isabella fecero 
ad essi giugnere una bolla di Innocenzo VIII, 
colla quale questo papa riservava a se la no- 
mina dei Gran Maestri, ed eleggeva pel mo- 
mento Ferdinando ad amministratore dell'Or- 
dine. Garlo I (Garlo V imperatore) ottenne 
dal papa Adriano VI che il Gran Magistero 
fosse riunito alla corona di Spagna (2). 

Don Gonzales Yailez istituì nel 1219 un 
ordine religioso di Galatrava per le donne, col- 
la stessa regola e colla croce rossa sull'abi- 
to bianco. 

Le rendite dell'ordine religioso e militare 
di Galatrava erano considerevoli; esso avea 
nel principio di questo secolo 86 commende, 
6 conventi d'uomini e di donne e due milio- 
ni d'entrata annua. Nel secolo XYII il bilan- 
cio attivo dell'ordine era il seguente (3): 



Commenda dì Galatrava 


scudi d'oro 


4000 


p di Castellanos 




2000 


V di Alrnagro 




1000 


> di Mudella 




4500 


» di Gastllscras 




4500 


• di Almnrudiel 




1500 


» di Carion 




1800 


» di Toroba 




1300 


* di Vuldepenas 




3500 


» di Montauchelos 




1500 


> di Fueotes 




1000 


» di Moral 




7500 


> di Gortal 




S600 


• di Portoplano 




1600 


» di Alcolea 




1400 


> di Ballesteros 




1300 



(1) Dictionaire historique portatif des ordrea réll- 
gieux et militaires. 

(2) Tommaso Sanchez. De rebus Hispan. Lib. IV, 
cap. 20. — Michiell. Tesoro militare, pag. 26. — Mon- 
do. De Ordinlbus Militaribus. 

fS) Delia Deacrlttione e dellt Costami di tutti li 
stati, pag. 186, 187. 



CAL 



- 133 - 



CAL 



CommeDda di Daniel scudi d*oro S700 

» di Pozuela Acunas » 100 

» di AlmadoDor del Campo » 1700 
V di Hedera Manriquez de 

Lara » SOOO 

» di Manzanares » 6500 

• di Cordova » 2500 

• di Pena de Martos » ? 

» di Sorita > 5000 

• di Viveros > 3400 
» di Velmez » 7000 

> di Valega » 1100 
« di Toledo » ISO 

• di Talavera > MO 

• di Piaceneoa • 3300 

• di Sevilia e Nobal • 3000 
B di Canaverai » tOOO 

> di Lepra » 1500 
Priorato de la Fuente » 1000 

> d'Asuqnesa » 600 

> di S. Benito de Poroura » 1000 

> di S. Benito de Toledo > 600 
t di Corite » 200 

Sagrestia deli*Ordine » 2i00 

Qaest* ordine, che ottenne il soprannome 
di Yaloroso, innalzava in occasione di guerra 
uno stendardo di seta bianca colla croce gi- 
gliata rossa, accantonata al piede di dne cep- 
pi d'azzurro da una parte, e dairaltra Tima- 
giD6 deirimmacolata. Dopo 1* annessione del 
Gran Maestrato alla corona di Spagna, Tor- 
dine non fu più che un pascolo di ambizio- 
16 aspirazioni pei cortigiani spagnuoli. Ora i 
eaTalieri sospendono una medaglia d* oro 
fatta a losanga e caricata della solita croce 
ad un nastro rosso posto a tracolla. 

** GALCX. — Sinonimo di punta dello scu- 
do (l). 

• CALCXATO. ^ V. Calj^ato, 

CAIiGIO (Ginoco del). — Giuoco di pallo- 
se molto in Tòga in Italia e specialmente a 
Firenze. I giovani, per lo più gentiluomini, 
si dlTideano in due bande, vestite di due 
diversi colori, come gialli e rossi, verdi e 
turchini, e comandata ciascuna da un Prin- 
cipe del Calcio^che eleggeva gliofSciali, man- 
dava ambasciatori al campo contrario, e di- 
chiarava la guerra alla banda avversaria. 
Nel laogo di combattimento si inalberavano 
bandiere al suono di musica guerresca, e da 
ciascuna parte si collocavano quattro uomini 
gli uni rimpetto agli altri, e distribuiti per 
modo che nessuno venisse a trovarsi allo 
spalle d*un altro. In tal guisa ciascuno avea 
spazio per fare il suo colpo ogni volta che 
U palla gli veniva dinanzi ai piedi. Fra ru- 
na e Taltra parte era un intervallo di 50 
passi. La parte presso cui, a un punto deter- 
minato, si rimaneva da ultimo la palla, era 
la parte perdente. Accadeva di rado che i gio- 
catori partissero dal giuoco senza avere le 
gambe insangiiinate. 

(1) Cartari. Prodromo gentilizio. Pag. liO. 



CALDAJA. — É simbolo di vittoria navale, 
quando da essa escono delle fiamme, perchè 
rappresenta quei proiettili che usavansi anti- 
camente per incendiare le navi. Le caldaje 
sono comunissimo nella Spagna e nel Porto- 
gallo, perchè quivi i Ricos-hombres faceano 
portare dietro di so nelle guerre delle cal- 
daje per nutrire i proprii soldati e costitui- 
rono la cosiddetta nobiltà di caldaja (bacce- 
lieri), a differenza della nobiltà di bandiera 
(banderesi) (1). Pertanto molte famiglie, fra 
cui Lara,* Pacheco, Manriquez, Veiles, Velo- 
sos, Yillagomez, Herrera, Aca, Quezadas, Ouz- 
man, posero nelle loro arme queste figure come 
contrassegno di una illustre ed antica nobiltà. 
Si vedono spesso burellate^ scaccate, od al- 
trimenti partite. In Francia e nel mezzogior- 
no d'Italia s'incontrano qualche volta, ma ra« 
ramante in Germania e in Inghilterra. 

Pacheoo (Spagna). — D'argento, a due caldaie fa- 
tciatt indentate d'oro e di rosso, a sei serpenti aacen- 
ti da esse, 3 e 3. 

Beauligori (Maine). — D'azzurro, a cinque cùldaje 
d'argento. » 

CALDAJA (Nobiltà di) [sp. Nobleza de eaU 
der6\. — Genere di nobiltà spagnuola com- 
posta di ricoS'hombreSt che faceano portare 
delle caldaje air esercito per nutrire i loro 
soldati. 

CALICE. — Figura rara in araldica, sim- 
bolo di obbedienza, prontezza, zelo per la fe^ 
de cattolica, amore in Dio. D' oro in campo 
azzurro significa anima beatificata dalla gra- 
zia divina (2). 

CALMATO. — V. Calmo. 

CALMO [fr. Calme], — Aggiunto del ma- 
re tranquillo e senza onde. Rappresenta pas- 
sione a stento e non interamente frenata. 

Pasque (Perigord). — D'azzurro, al Cervo d'oro, u- 
scente da un mare calmo d'argento. 

CALPESTANTE. — Dicesi d'un S. Giorgio 
a cavallo che atterra il drago. 

CALVARIO (Croce del). — V. Croce. 

* CALZA. — É la figura del calzato. V-q-n. 

CALZA (Compagnie della). — Questa so- 
cietà, che molti chiamano ordine, e vogliono 
fondato nel 737 dal doge Malamocco in Ve- 
nezia, cominciò appena eletto il doge Miche- 
le Steno (1400). Molti giovani gentiluomini, 
adunatisi in varie brigate, fecersi a celebra- 
re questo avvenimento con passatempi e fe- 
ste. Furono detti Compagni Cavalieri della 
Caljta, perchè portavano una gamba vestita 
d' un calzone con un' impresa a vari colorì, 
partita, capriolata, .fasciata, scaccata, rabe- 
scata, stellata, con aquile, con quadrupedi, 
e persino con motti, portandola poi nei gior- 
ni di festa ricamata d'oro, di perle e di pie- 
tre preziose. Usavano giubbe di velluto, o di 
drappo d'oro, con^maniche stagliuzzate e riu- 
nite con serici nastri, e un mantello di da- 



(1) Rechercbes historiques sur les dignitós. 1808. 

(2) Ginanni. Arte del Blasone. 



GAL 



- 134 — 



CAM 



masco di tabi eremisi ricamato d* oro, con 
cappuccio acuminato, che, rovesciato sulle 
spalle, mostrava la stessa livrea della calza. I 
capelli erano conservati lunghi e folti, ed al- 
lacciavansi con reticelle e nastri di seta; il 
berretto di velluto rosso o nero pendeva so- 
pra Torecchio destro. Finalmente adoperava- 
no i Cavalieri Calceati scarpe appuntate e per- 
forate, guernite d' anelli d' oro e di gemme. 

Anche le dame faceano spesso parte di 
queste compagnie, e si distinguevano per 
l'impresa che portavano sopra una manica. 

Scopo deiristituzione era il sollazzo e lo 
sfoggio del lusso e dell'eleganza; lasciamo ad 
altri il credere che i cavalieri della Calza 
si proponessero di difendere la Chiesa contro 
gl'Infedeli e Venezia contro gli stati rivali. 

Le compagnie più famose si chiamarono 
dei Sempiterni^ dei Floridi, de gì* Immortali, 
dei Perpetui, dei Pavoni, dei Semprevivi, 
dei Felici, dei Principali, dei Liberali, degli 
Sbragazai, dei Fraterni, dei Potenti^ dei Fau- 
sti, degli Accesi, dei Cortesi e dei Reali. Es- 
se dipendevano tutte dal tribunale del con- 
siglio dei Dieci, avendo a giudice il magi- 
strato dei provveditori di Comune, ed essen- 
do assistite da un cappellano, da un segre- 
tario, da un notaio e da un nunzio, vestiti 
in modo particolare. 

Dopo essere state dimenticate per qualche 
anno, le compagnie della Calza riapparvero 
nel 1460, ricostituite da gentiluomini vene- 
ziani che istruivano i giovani negli esercizi 
della milizia. Disparvero però interamente 
verso la fine del secolo (1). 

GALZARETTO. — Coturno che giunge sino 
alla metÀ della gamba e frequente sulle ar- 
me spagnuole. 

Calafaìfud (Spagna). — D'oro, al calzi retto scaccalo 
d*ar{;ciito e di nero. 

CALZATO [ fr. Ckaussé; ted. Umwerfen- 
Pì/ramiden; sp. Cahado], — Partizione dello 
scudo formata da due linee, delle quali l'unct 
parte dall' angolo destro, V altra dalP angolo 
sinistro del capo e vanno a congiungersi nel 
centro della punta, costituendo un triangolo 
isoscele di colore sopra metallo, o di metallo 
sopra colore, avente la base nel capo e 
il vertice nella punta. Vedi fig. 50. È il 

contrario del mantellato, 
e da alcuni araldisti si 
credette potesse partire 
dai fianchi dello scudo; 
ma in questo caso si di. 
rebbe cahato-abbassato , 
come cappato-ahato de- 
ve blasonarsi il mantella- 
to che giunge solo alla 
metà dello scudo. Il cal- 
cato è una figura piutto- 
Fig. 50. sto rara, ed è più facile 

(ij Mutinelli. Lessico Veneto. — Menneaio. Miiit. 
Ord. Orjgines. Statuta, etc. Pag. 50 —Giustiniano. Ili- 
storie cronologiche della vera origine di tutti gli Or- 
dini equestri, pag. 79, 80, 




trovarlo rifondato, cioè colle linee un po'cur- 
ve. Si blasona: di 1...... calzato di 2 

Allorché il calzato è costituito da tre smal- 
ti, si dice interzato in caha, V-q-n. 

Du Boi» (Brabante). — Spaccato: nel 1.^ di oero. 
al leone d'oro armato e lampassato di rosso, accosta- 
to da due bastoni nodosi «1 naturale; calzato d'oro, a 
due trifogli del campo; noi ^.^ d'azurro alla banda di 
nero, caricata da tre stelle d* oro e accompagnata da 
due rami di quercia dello stesso. 

Waldkirch (SvizzeraJ. — Di nero, all' anello d'oro; 
calzato rit ondalo d'argento. 

Galsato-abbassato [fr. Chaussé^baissé]. 
— Partizione costituita da due linee, quasi 
semprecurve, che dal centro della punta con- 
vergono alla metà dei lati dello scudo. E ra- 
rissima. 

CAMAGLIO [fr. Camail]. — Mantellina ai 
uso degli elmi, e che si vede qualche volta 
nelle armi antiche, facendo le veci di lam- 
brequini (1). 

CABfALEONTE. ~ Questo rettile è V em- 
blema deirabilità e dell' adulazione. Di que- 
sti simboli ci fan ragione i seguenti versi. 

B Tiene il Camaleon la bocca aperta, 
E d'aura si nudrisce; 
Si cangia spesso e vari! color prende, 
Fuor che '1 bianco e 'l vermiglio. 
Cotal di popular aura si pasce 
L'adulator mal sempre; 
Divora; e imita ogni costume, eccetto 
Il candido e *l sincero (2). » 

Questa figura è più comune nelle impre- 
se che non negli scudi. 

CAMELLO. — Simbolo della pazienza, del- 
la discrezione, e della prudenza, perchè sop- 
porta con rassegnazione le fatiche, ma non 
riceve maggior peso di qiìel che potrebbe por- 
tare. Si rappresenta passante^ inginocchiato, 
musoUerato, ecc. Spesso se ne pone nello 
scudo la sola testa. 

Borromeo (Milano). — Inquartato, aanchpgglato ri- 
tondoto, ed innestato ritondato in capo ed in pnnta: 
nel 1.® di rosso, olla corona d' oro in sbarra; nel %^ 
d'argento, a due treccie di rosso, moventi in sbarra 
dall' angolo sinistro del capo, annodate e passate in 
croce di S. Andrea; nel 8.^ d' argento, a tre anelli 
intrecciati di rosso; nel 4.^ di rosso, al freno d*argen- 
to, in banda. Il fiancheggiato di rosso, caricato a de- 
stra d* un liocorno d' oro, spaventato da un' ombra di 
sole rad. osa d'oro, orizzontalo a destra, caricata della 
biscia d' azzurro, attortigliata in banda; e a sinistra 
caricata d'un camello d'oro, inginocchicUo in nn cane- 
stro dello stesso sostenente un pennacchio d* argento 
e d'azzurro sulla schiena. Il capo ritondato d' argento, 
caricato dal motto HVxMlLITAS di nero, coronalo d'oro; 
e la punta ritondota d' argento caricata d* un cedro 
d* oro, gambuto e fogliato di verde, posto in fascia. 
Sul tutto; partito: nel 1.^ bandato di vajo e di verde; 
nel 2.^ fasciato di rosso e di verde, alla traversa d'ar- 
gento attraversante. 



(1j Mcoéstrior. Le voritable art du Plason, Pjg. 373. 
(2) Marquale. Emblemata, 



I • ■• 



CAM 



-135- 



CAM 



Soéck (Brabante). — Di rosso, a tre Ut te di co- 
rnei/o al naturale. 

CAMERARIO. — V. Cameriere. 

CAMERIERE. — V. Gentiluomo di camera. 

CAMERIERE (Gran) [lai. Cubicularius; fr. 
Grand Chambrier; ing. Great Camberlain; 
ted. Qross Kammerdiener; sp. Gran Cama- 
rero], — Titolo d*uno dei primi gentiluomi- 
ni d'ana corte. Quasi tutte le corone d'Buro- 
pa hanno od ebbero un gran cameriere. II 
Gran Cameriere di Francia era altrevolte 
non solo distinto dal Gran Ciambellano, ma 
gli era superiore in potere. Egli firmava i 
diplomi, ayea la soprintendenza della came- 
ra del re, delle sue vesti e dei suoi mobili. 
I gentiluomini di camera, il maestro della 
guardaroba^ i paggi del servizio privato era- 
no sotto i suoi ordini. Per molto tempo ebbe 
il passo d*onore sul Contestabile, e nel 1224 
ottenne di giudicare coi Pari di Francia. Te- 
neya la sua carica a feudo ed omaggio del 
re, come lo riconobbe nel 1270 il conte d'Eu 
Terso Laigi IX, e avida la sua giurisdizione 
alla tavola di marmo del Palazzo di Pari- 
gi. (I). Infine possedeva rendite e censi su 
Parigi ed altre città dell'Isola di Francia, e 
specialmente sui rigattieri, pellicciai, calzo- 
lai, sellai, guantai, ecc. (2). 

Dopo la morte di Carlo duca di Bourbon 
u\ 1527» Francesco I donò la carica a Car- 
lo d'Orléans suo figlio, ma al decesso di que- 
sto principe (1545) egli soppresse affatto il ti- 
tolo di G^an Cameriere di Francia^ e vi so- 
sti tni due Primi Gentiluomini di Camera^ il 
cai num^i'o fa poscia portato a quattro. 

Ecco la lista dei Gran Camerieri di Fran- 
cia : 

\. Taltooe, sotto re Dagbberto (3). 

1 Vaodalmaro, sotto Gontrano (4). 

9. Reginaldo I, sotto Luigi il Bonario (6). 

I. Tanculfo, sotto lo stesso (6}; 

5. Bernardo, duca di Settimania (7); 

6. iDgel ranno, conte sotto Carlo 11 Calvo (8,>; 

7. Teodorico, sotto Luigi II (9^; 

8. Maurino, sotto Ugo Cspeto; 
9 Rainaldo, anno 105S; 

10. Talerano o Galerando, an. 1065-1085; 

11. Guglielmo. 1085; 
li. 71done, IIOe-1181; 

13. Alberico I, 1137-11^8; 

14. Manasse, 1130; 

15. Ugo. 1134; 

16. Vldone, di nuovo, 1136; 

17. Matteo 1, 1139-1152; 

(1} .Saint-Allais. Dictionnaire |encyclopédìque de la 
.Voblesse. 

(2) Registro memoriale della Camera dei Conti Not. 
G. foglio 137. 

f3ì Ratperlus. De Casibus S. Galli. Gap. I. 

\\) Predegario. Cap. 4. 

5) Vita Ludovici Piì. ann. 817. 

(6) Ardone. Vita S. Benedicti Annianensis 

17) Vita Ludovici Pif. 

(8) Annales Francorum Bertinfani. ann. 875. 

(9j Ibidem. 



18. Alberico n< 116t; 

19. Matteo II, 1174; 

20. Reginaldo 11. 1166; 

21. Rodolfo, 1186; 

22. Matteo IH, 1190 e 1207; 

23. Gualtiero, 1190; 

24. Ursio, 1309; 

25. Bartolomeo de Roy, 1206. 1210, 1217, 1226; 

26. Gian de Beaumont. verso il 1230; 

27. Gian de Nanteuil, 1240-1248; 

28. Alfonso de Brienne, 1258, morto 1270; 

29. Erardo sire di Valéry, 1i7l, m. 1877. 

30. Roberto 11 duca di Borgogna, 1287; 

31. Giovanni 11 conte di Dreux, m. 1309; 

32. Luigi I duca di Bourbon, 1312, m. IdVt; 

33. Pietro I di Bourbon, m. 1356. 

34. Luigi 11 di Bourbon, m. 1410; 

35. Filippo di Borgogna, conte del Nivernese, 1410, 
m. 1415; 

36. Giovanni IH di ChMon, 1416, m. 1418; 

37. Guglielmo sire di GhAteauvillain, 1419, m. 1439; 

38. Carlo I di Bourbon, m. 1456; 

39« Giovanni II di Bourbon, 1456, m. 1488; 

40. Pietro II di Bourbon, 1488, m. 1503; 

41. Carlo HI di Bourbon, 1527; 

42. Enrico d'Orléans e d*Angoalème poi re Enri- 

co II, 1527. 

43. Carlo duca d'Orléans, 1527, m. 9 settembre 
1545 (i;. 

Il Gran Cameriere di Francia portava per 
distintivo esterno dell'arma due chiavi d*oro, 
cogli anelli desinenti in corona reale, passa- 
te in croce di S. Andrea dietro lo scudo. 

In Germania erano Gran Camerieri eredi- 
tali deir Impero i principi di Hohenzollern, 
che aveano posto e voto alla Dieta. 

In Ispagna il Gran Cameriere del re fa- 
ceva da Monterò de espenesa, cioè era inca- 
ricato di chiudere la camera del re, di cu- 
stodirne la chiave e coricarsi in una stanza 
attigua a quella di S. M. 

CAlfIGIA. — V. Giaco. 

C/IMEO ( Ordine dei ). — V. Porcospino 
(Ordine del). 

CAMOSCIO. — Si rappresenta colle quat- 
tro zampe riunite e pronte al salto, la testa 
alzata e in atto di stare all' erta. Quesfa- 
nimale si vede qualche volta nelle arme di 
Germania, ove indica diritto di caccia. 

CAMPAGNA [fr. Champagne; ing. Cham- 
paign; ted. Schildes-Fuss; sp. Campana]. — 
Pezza onorevole posta da quasi tutti gli a- 
ral disti fra quelle di primo ordine, formata 
da una linea orizzontale posta nella parte in- 
feriore dello scudo, in modo che la pezza sia 
un terzo di questo. La campagna è una pez- 
za poco importante e poco frequente nel bla- 
sone; invece e molto comune il piano, che è 
una campagna diminuita deUa metà. Il piano 
e la campagna chiusi da una linea irregolare 
con sinuosità ed ombreggiature, diconsi ter- 
razzo terreno se rappresentano la terra, 

(1) Da Gange. Glossar ium. 



CAM 



- 136 — 



CAM 



e riviera se figurano deiraequa. Queste mo- 
dificazioni sono comunissime. 

Alcuni vollero dare un simbolo alla cam> 
pagna, e dissero che rappresentava il cava- 
liere ferito nelle gambe; non ci fermiamo su 
questa opinione, ed esprimiamo il nostro con- 
vincimento che la campagna non debba ave- 
re una simbolica speciale, ma solo aia stata 
posta negli scudi o per sostener torri, ani- 
mali ecc., o per capriccio. 

La campagna può essere semplice (questo 
attributo si tace), attraversata, caricata^ scac- 
cata, fasciata^ cucita^ ecc. 

Latiami (Orvieto;. — D'oro, alla lupa di nero, colla 
testa rivolta, passante sopra la campagna di rosso. 

Orgerollet d$ Saint Polques (Bortooesei. — Di ros- 
so, al leono d'oro, nascente dalla campagna dello stosso. 

JUatharel (Francia). — D'azzurro alla campagna cu- 
cila di rosso. 

Keglevics di Buzin (Unghoria). — D* azzurro, alta 
spada d'argento in palo, la punta in alto, accostata da 
due leoni coronati d'oro, sostenenti con una branca la 
spada, ooiraitra una corona d'oro, posta fn capo; al- 
la campagna d* argento, caricala di due lascio di 
rosso. 

La Caritè (Città del Niverncac). ~ D' azzurro a 
tre torri d' argento, sormontato ciascuna da un giglio 
d'uro e disposte sopra la campagna tc-iccata d'argen- 
to e di rosso, dì tre filo. 

Quadl di Wyckeradi (Wurtcmberg, Prussia e Pae- 
si Bassi). — Inquartato: nel 1.^' e 4.*' di rosso, a due 
fascio contramorlate d* argento; nel 2.^ o 3/' d'oro, al 
liocorno di nero; alla campagna fasciata d* argento e 
d'azzurro di quattro puzzi; la rascia superiore d'azzur- 
ro, scaccata d'argento di tre Q!o. 

Una campagna rossa, con tutti gli altri 
corpi tòlti dair arma della famiglia, era la 
pena che gli araldi comminavano a chi e- 
ra convinto di menzogna (1). 

Campagna gigliata [ted. Glefige Schildes- 
Fuss]. — Campagna formata nel mezzo della 
linea di separazione a mo' di giglio. Si tro- 
va raramente in Germania. 

Campagna gradinata [fr. Champagne pi-^ 
gnonnée; ted. Stufi gè Schildes-Fuss]. — E 
meno rara della precedente e s' incontra più 
facilmente nella Germania superiore. 

Campagna obliqua [ted. Scrdg-fuss], — 
Pezza che appartiene quasi esclusivamente 
all'araldica tedesca, ed è formata da una linea 
che partendo dal centro della punta, pone ca- 
po alla metì circa d' uno dei fianchi dello 
scudo. Quindi se va al fianco destro dicesi 
campagna obliqua destra, o sinistra se la sua 
posizione è al fianco sinistro. Si considera in 
generale come una campagna spostata, e por- 
tatasi più verso un lato che verso l'altro. Quan- 
do la linea che la chiude e sinuosa, la figu- 
ra dicesi poggio; se inoltre mostra delle a- 
sperità e delle ineguaglianze, o meglio se è 
formata di linee rette, curve ed irregolari 
con ombreggiamenti, allora si chiama roccia, 

(1) Cartari. Prodromo gentilizio. 497. 



Giova osservare però che il poggio e la roc' 
eia sono comuni anche in Italia ed in Francia. 

Campagna obliqua dentata | ted . Zachige 
Schrdgfuss]. — Si trova solo qualche volta 
fra i Tedeschi, come tutte le altre alterazio- 
ni (Iella campagna obliqua. 

Campagna obliqua destra [ted. Rechte 
Schrdgfuss]. — V. Campagna obliqua. 

Campagna obliqua gigliata [ted. Glefige 
Schrdgfuss]. — Rara. 

Campagna obliqua gradinata [ted. Stù^ 
fige Schrdgfuss]. — • S' incontra solo qualche 
volta in Germania. 

Campagna obliqua merlata [ted. Afit Zin^ 
nen Schrdgfuss]. — Molto rara anche in Ger- 
mania. 

Campagna obliqua sinistra [ted. Linke 
Schrdgfuss]. — V, Campagna obliqua. 

Campagna tigliata [ted. Linden Fuss]. — 
Campagna colla linea superiore foggiata a 
foglia di tiglio. Si vede usata, ma di rado, in 
Germania. 

Campagna trifogliata [ted. Kleefuss]. — 
Campagna, usata nelle armi tedesche, colla 
linea superiore piegata a trifoglio. 

CAMPANA. — Le campane sono poste nel 
blasone per rappresentare vocazione allo sta- 
to religioso e fama chiara. Si veggono bat- 
tagliate^ sostenute, bordate, attraversate, ecc. 

Sola (Citte del Napoletano). — D' azzurro, alla 
campana d'argento, maniccUa o baltagliata di nero^ac- 
compagnata da sei api dello stesso, disposte in cinta. 

Bellegard (Guascogna). — D'oro, alla campana d'az- 
zurro, battagliala d'argento, accompagnata da due lupi 
di rosso. 

Caillan (Linguadoca). — Di rosso, alla campagna 
d argento. 

Saint-Jean (Unguadoca). — D'azzurro, alla cambia- 
ria d'argento, sostenuta da due leoni d'oro. 

Saint'Attier (Perigord), — D' argento, a tre cam» 
pane di nero, battagliate d'oro. 

CAMPANA (Nobiltà di) [fr. Noblesse de 
cloche^ de bèffroy]. — Si chiamava così in 
Francia la nobiltà municipale (V-q-n.) perchè 
gli uflSciali della comune si riunivano al suo- 
no della campana del Palazzo di Città. 

CAMPANELLA. — Ha la stessa simbolica 
e gli stessi attributi della campana. V-q-n. 

Reppelin (Del'ìnatOy'. — D'argento, a novo campa- 
nelli di nero, (3, 3 e 3) e un leone di rosso attraver- 
sante sul tutto. 

CAMPANELLATO. — V. Clarinato. 
CAMPANILE. — Simbolo di giurisdizione 
ecclesiastica. 

* CAMPATO [fr. Champcf]. — Scudo ripie- 
no d'un solo smalto senza pezze o figure. É 
vocabolo inusitato, e si dirà meglio pieno [fr. 
sans devise], V-q-n. 

* CAMPEGGIATO. — Lo stesso che cam- 
pato. V-q-n. 

CAMPIONE [fr. Champion; ing. Champion; 
ted. Held; sp. Campeon]. — Chiamavasi an- 
ticamente campione una persona che soste- 
neva un combattimento singolare per un" al- 






CAM 



-.137 — 



CAN 



tra; uso Tenuto dal Nord, ed introdotto coi 
giudùi di Dio, 

Dicevansi anche campioni i giostratori, 
che tenevano il campo o che yenivano ad 
assalirlo in nome e a gloria delle loro belle. 

Campione del re [ing. Champion of the 
King], — Questuerà in Inghilterra un cava- 
liere, che immediatamente dopo V incorona- 
ziooe del re, entrava a cavallo e armato di 
tutto pnnto nella sala di Westminster, e get- 
tando il suo guanto a terra presentava la sfi- 
da a chiunque avesse osato negare, che il no- 
Tello coronato fosse legittimo re d^Inghilter- 
ra. Gli storici ricordano osservata questa 
cerimoDla sin dal 1377 nella coronazione di 
Riccardo II, in cui il cavaliere Giovanni 
Dimmock entrò campione in virtù d*un dirit- 
to annesso alla terra da lai posseduta di Seri- 
velbi nel Lincolnshire (l). 

CAMPO [fr. Champ; ing. Field; ted. Feld; 
sp. Cttmpo]. — Chiamasi campo il fondo del- 
lo scudo, sul quale si disegnano le figure e 
le pezze dell* araldica. Questo vocabolo sem- 
bra Toler alludere al campo di battaglia, 
su cai i cavalieri facevano le loro prove di 
valore. Esso é semplice o composto secondochè 
consta d*un solo o di più smalti. Benché mol- 
ti araldisti credano che il campo non possa 
essere formato che da una sola tinta, noi 
riconosciamo esatto un campo composto, cioè 
diviso in convenévoli partizioni, come lo 
scaccato^ il fasciato, il palato, il burellato, il 
hsangatOy ecc. Dicesi anche fondo. 

Campi si chiamano anche tutti gli smalti 
che possono coprire io scudo, e sono due 
pelliccie, Yarmellino e il vajo colle loro mo- 
dificazioni contrarmellino, armellinato, con- 
trovajot vajato^ gran vajo, minuto vajo^ vajo 
rovesciato, vajo affrontato, vajo in palo, ecc., 
sette smalti, cioè due jn etalli, 1 ' oro e V ar- 
gento, e cinque colori, il rosso, Va:r;turro, il 
verde, il nero e la porpora, a' quali nell* 0- 
fanda aggiunger si deve Varanciato. In qual- 
che arma fatta ad impresa, il campo è al na- 
turale, ciod color di cielo con nuvole e pro- 
spettiva, ma ci affretteremo a soggiungere 
che questo campo non é molto araldico, e che 
vi si dovrebbe sostituire V azzurro pieno ed 
unito. 

Campo gangriento [vocabolo sp.] — Gli 
Spagnaoli chiamano il campo rosso campo 
sangriento, cioè sanguinoso, perchè simbolo 
di battaglie e di stragi. (2) 

CAMPO CHIUSO [fr. Champ clos; ted. 
Dunkelfeld; ing. Lists for combats; sp. Cam- 
po cerrtido^ — Spazio di terreno cinto tutto 
air intorno di steccato, nel quale si face- 
vano i combattimenti singolari, le giostre 
e i tornei. In Francia un* ordinanza del 
1306 richiedeva che il campo fosse lungo 
SO passi e largo 40, circondato da una dop- 



(t) Oict. uniTersel hist. crit. dei coùtumes, lois, ecc. 
(S) Méaóstrier. Le veritable art du Blasoo, p. S49. 



pia fila di barriere, che lasciassero fra loro u- 
no 'spazio di quattro piedi, ove stavano i 
trombettieri e i servi dei combattenti. — 
Chiamavasi anche campo franco [fr. champ 
frane] per le franchigie concesse dalle leg- 
gi agli spettacoli militari di questo genere. 

CAMPO FRANGO. ^ V. Campo chiuso. 

CANAPA. — Pianta che si trova qualche 
volta nelle a^mi. 

Yalperga (Piemonte). — Fasciato d*oro e di rosso, 
alla pianta di canapa di venie, /forila d'argento, attra» 
ver*ant6 sul tutto. 

CANARIO. — Uccello che si pone nelPar- 
me di profilo e fermo; spesso si mostra la so- 
la testa collarinata di smalto diverso. 

Treikau (Prussia). — D'argento, a tre tette di ca^ 
nario d'azzurro, collarinate del campo. 

CANCELLATO [fr. Fretta; ol. Latwerk; ing. 
Fretty; ted. Gitter; sp. Cancef]. — Si dice 
d' uno scudo o d* una pezza caricati da tre 
cotisse in banda e tre in isbarra intrecciate, 
e che lasciano degli spazi vuoti ed eguali in 
forma di losanga, detti rombi. Quando il nu- 
mero delle cotisse è di quattro o di otto, 
questo numero conviene sia blasonato; se 
giunge fino a dieci, si dirà inferriato; se le 
pezze che formano il cancellato sono scor- 
ciate, la figura prende il nome di cancello. 
Quando il cancellato è caricato di teste di 
chiodi nelle intersezioni, si dirà inchiodato 
di smalto diverso. Colombière (1) ci offre 
r,esempio d* uno scudo d^argento, cancellato 
di rosso in banda e d'azzurro in sbarra, ed 
un altro d'oro cancellato alternativamente di 
rosso e di nero, da ogni lato di cinque pez- 
zi. Vi sono poi croci, fascio, pali ed altre 
pezze cancellate. 

Il cancellato è molto comune nelParaldi- 
ca ingle.ne e francese, raro nellltaliana, spa- 
gnuola e tedesca. Il Ménéstrier lo fa deriva- 
re dalle barriere dei tornei, opinione che noi 
accettiamo pienamente. 

Du Hallay de la Jiorderit (Bretagna). — D'argen- 
to, cancellato di rosso. 

Lxi Motte Rouge (Bretagna). — Di nero, cancella- 
to d* oro. 

Anglebermer {fieaxìce). — D'azzurro, cancellato d'oro. 

Surgères (Poitou^. — Di rosso, cancellato di vajo. 

Crecant d'Humières (Picardia e ArtuisJ. — D'argen- 
to, cancellato di nero. 

La Moutsaye (Bretagna). — D'oro, cancellato d'az- 
zurro. 

Meanard (Poitou). •— D* argento, cancellato d' az- 
zurro. 

Sombrin (Artois). «- Di rosso, cancellato d* ar- 
gento. 

Verdun (Normandia). — D'oro, ccmcellato di nero. 
^ Coeames (Bretagna). — Di rosso, cancrllato d' ar- 
mellioo. 

Longueau ^Solampagna). — D* azzurro, cancellato 
d'argento. 

Saint Venant fCittè della Fiandra francese). ^ D'az- 

(1) Recueil des pièces et exemples, ecc. 



CAN 



— 138 — 



CAN 



zurro, eanctllato d' oro, i rombi caricati da gigli del 
secondo. 

Ambrois (Delflnato). — D' argento, cancellato di 
rosso, inchiùdalo d'oro; alla banda d' azzurro, caricata 
da tre gigli d'oro, sul tutto. 

Anselmi (Firenze). — D' azzurro, cancellato d* ar- 
gento, d'otto pezzi. 

Netterville (Irlanda). — D'argento, alla croce di ros* 
80, cancellata d'oro, * 

Bernaige de Mauve (Fiandra). — Fasciato di rosso 
e d'oro, le fascie di rosso cancellate d'argento. 

Cancellato di lancio [fr. Frette de fan^ 
ces]. — Cancellato in cui le cotisse sono so- 
stituite da lancio intrecciate. 

Bidon (Normandia). — D' azzurro, cancellato di sei 
lancie d'oro, i rombi caricati da leoncelli dello stesso. 
CANCELLIERE [b.lat.Canc^Z/arm^; fr. Chan- 
celier; ing. Chancellor; ted. Kanzler; sp. Can- 
ciller]. — Supremo ufficiale della giustizia. 
Questa voce deriva dai cancelli del foro, 
presso i quali i Cancellieri amministravano. 
Jam^rum cancellorum potestas, dice Tertul- 
liano. Gli imperatori di Costantinopoli aveva- 
no un Gran Cancelliere [gr. M^tt$ Adj^cf- 
;^T1»], che era altresì ministro della polizia, 
e vestiva una tunica di seta purpurea, con 
manto della stessa stoffa a ricami e fibbie 
d* oro, e berretta piramidale di panno rosso 
ornato di galloni e di fregi d' oro (1). Quasi 
tutti gli altri stati d' Europa ebbero i loro 
cancellieri che furono detti per lo più Gran 
Cancellieri. 

Cancelliere di Francia. — Capo della giu- 
stizia e di tutti i consigli del re. Era presi- 
dente nato del Gran Consiglio, ed ove lo a- 
vesso voluto, poteva anche presiedere tutti i 
parlamenti e le altre corti. Egli era la boc- 
ca del re e Tintorprete delle sue volontà. Nei 
letti di giustizia il Cancelliere sedeva sotto 
il re in una sedia a bracciuoli, coperta del- 
r estremità del tappeto azzurro gigliato che 
era ai piedi del principe. Suoi uffici erano di 
vegliare a tutto ciò che concerneva Tammì- 
nistrazione della giustizia nelH utero reame, 
di renderne conto al re, di prevenire gli a- 
busì, di rimediare a quelli già prevalsi, di 
far giustizia alle querele sporte dinanzi a 
lui contro i giudici dai sudditi francesi, di 
redigere, secondo i desideri del sovrano, le 
nuove ordinanze, editti, decreti e lettere pa- 
tenti, e di affidare gli uffici giuridici ai can- 
didati e postulanti (2). 

L*ufficio di Cancelliere in Francia è anti- 
co quasi come la monarchia; ma il titolo ò 
meno remoto. Anticamente i Cancellieri non 
erano che scrivani, segretari o notai. Sotto 
la prima razza il Referendario [lat. Referen- 
darius; fr. Référendaire] compiva le funzio^ 
ni di Cancelliere di Francia, ed il primo a 
portare questo titolo fu Aureliano di Melun 



(1) Ferrarlo. Costume antico e moderno. Grecia. 

(2) Saint-AUais. Dictlonnalre encyclopédique de la 
Noblesse, 



sotto Clodoveo I. Hincmar dice che egli por- 
tava r anello signatorio del re, e che era 
Consigliarius et legatarius regis. L' autore 
delle Gestes des Francis lo chiama anche 
Legatarium et missum Clodovei^ e Aymoin 
Famtliarissimum regi. Baldovino e molti al- 
tri sotto Clotario lei suoi successori sono 
chiamati da Gregorio di Tonrs Referendarii, 
Saint-Oaen, che fa Referendario sotto Dago- 
berto I e Clodoveo II è qualificato in molte 
carte dell'abbazia di S. Dionigi Regiae digni^ 
tatis Cancellarius. Tutti gli altri durante la 
prima razza hanno il titolo di Referendarii, 
meno Roberto Gerulus annuii regii sotto Clo- 
tario III e Grimoaldo Cancellarius sotto Tier- 
rico li (1). 

Da Carlomagno in poi quelli che faceva- 
no le funzioni di Cancellieri o Referendarii, 
ricevettero i varii titoli di Arcicancellieri, 
Gran Cancellieri, Sovrani Cancellieri^ Arci- 
notari^ Apocrisari e Arcicappelani, perchè 
tutti i Cancellieri della prima e seconda raz- 
za furono ecclesiastici. 

Finalmente sotto la terza dinastia i primi 
segretari del re si dissero Gran Cancellieri 
di Francia e Primi Cancellieri^ ma dopo 
Baldovino Cancelliere sotto Roberto, pare che 
non rimanesse altro titolo che quello di Can- 
celliere di Francia [fr. Chancelier de Fran* 

ce] (2). 

Il Cancelliere fu ab origine nominato dal 
re; ma in seguito fu eletto per scrutinio se- 
greto in Parlamento presente il re stesso. 
Guglielmo di Dormans fu il primo di tal gui- 
sa eletto nel 1371. Luigi XI però revocò que- 
sta disposizione, e si riservò ciò che fu sem- 
pre osservato dai suoi successori, il diritto 
di scegliere il Cancelliere di Francia (3). 

Benché 1' ufficio di Cancelliere sia stato 
sempre riempito da persone distinte per me- 
rito e per nascita, di cui la più parte sono 
qualificati cavalieri, pure anticamente que-^ 
sto grado non recava con so la nobiltà. In- 
fatti è noto che Pietro de la Forèt, Cancel- 
liere del regno di Giovanni, avendo compra- 
to la terra di Leupelande nel Maine, chiese 
ed ottenne dal re lettere di nobiltà per 
godere dell* esenzione del diritto di franco- 
feudo. I Cancellieri nobili si qualificavano 
messeri [fr. messires], e gli altri maestri [fr. 
maitres]. Ultimamente tutti i Cancellieri por- 
tavano il titolo di cavaliere e di monsignore 
[fr. Monseigneur], 

11 Cancelliere di Francia, sotto il regno 
d^Enrico I e de* suoi successori fino a quello 
di Luigi VIII, sottoscriveva tutte le lettere 
e carte del re, unitamente al Gran Maestro, 
al Gran Cameriere, al Gran Coppiere e al 
Contestabile. Ma dal 1320 in poi si limitò a 
porre il suggello. Egli eleggeva altresì anti- 



(1) Saint- Allais. Op. cit. 
[V) Saint-AUais. Op, cit. 
(3) P. Daniel. Histoire de Prance. IV, 603, 




CAN 



- 139 — 



CAN 



eameiìte i consiglieri al Piccolo Castelletto 
insieme con quattro consiglieri del Parla- 
mento e col PreTOsto di Parigi. Il suo po- 
tere 8* estendeva altrevolte anche sulle zec- 
ehe, per un decreto di Filippo IV nel 1346, 
ma questo privi legio gli fu tolto da Car- 
lo V delfino e luogotenente del re Gio- 
Tanni nel 1356. Carlo VI stabili nel 1407 
che gli affari del goyerno, durante minorità, 
assenza od altri impedimenti del re, sareb- 
bero decisi da un consiglio composto della 
regina, dei principi del sangue, del Conte- 
stabile, del Cancelliere e dei consiglieri del- 
la eanoellerìa. Francesco I dichiarò in Par- 
lamento eh* egli non avea nessuna giurisdi- 
zione potere sul Cancelliere di Francia; 
Tolle che il Connestabile prestasse giuramen- 
to nelle mani di esso, e lo gratificò del di- 
ritto d'indulto, come capo della giustizia (l). 

L' abito di cerimonia del Cancelliere era 
un robone di yelluto rosso, foderato di sa- 
tino, colla berretta [fr. mortier] d' oro, bor- 
data di perle. Il Cancelliere Voisin sedette al 
Parlamento nel 14 marzo 1715 con toga vio- 
letta alla piccola seduta, e con toga di vel- 
luto rosso alla grande udienza (2). Narra Vii- 
laret che nell'ingresso di Carlo VII in Rouen 
oel 1449 il Cancelliere Giovenale degli Or- 
lini era vestito in àbito reale , cioè veste, 
manto e cappuccio di scarlatto, foderato di 
minuto vajo; le spalle erano ornate di nastri 
d'oro; due paggi lo precedevano conducendo 
per la briglia una bianca chinea coperta di 
Tellnto azzurro seminato di gigli d'oro e por- 
tante un cofano di velluto guernito d' oro 
massiccio ove erano contenuti i sigilli del 
re (3). 

Anticamente il Cancelliere portava il lut- 
to e assisteva alle esequie dei re; ma da mol- 
to tempo egli era esente da tutto ciò, volen- 
do intendere che la giustizia deve sempre 
connervare la sua sereniti. Nel 1290 egli non 
area di onorario che sette soldi parìsis al 
giorno oltre al i^itto alla corte per sé e i 
suoi. Nelle quattro feste principali dell' anno 
aTea doppia paga e 20 soldi quando era a 
Parigi (4); 

Al parlamento il Cancelliere precedeva il 
Contestabile. Il re non poteva spogliarlo del- 
la sua dignità, se non togliendogli i sigilli e 
facendogli intentare un precesso. Portava per 
ornamento esteriore della sua arma in cimie- 
ro una figura di regina, rappresentante la 
Francia, tenente nella destra uno scettro, nel- 
la sinistra il gran sigillo; e dietro lo scu- 
do due mazze d*argento dorato poste in cro- 
ce di S. Andrea. 

Presentiamo Telenco di tutti i personaggi 
che spstennero la carica di Cancellieri in 
Francia, da Pipino il Breve in poi. 

(1) Saint- Allals. Op, dt. 

(2j Saint-AUais. Op, cit, 

(3) Ferrarlo. Costume antico e modensp. Francia. 

(i) DicUoo, bist. et critiqoo des coOtume^, iois, eie. 



I. Sotto la seconda stibrii, 

i.o Sotto Pipino 

Crodingo, anno 752. 
Egio, 753, 755. 
Widmaro. 753, 75V. 760. 

Bonifacio, arcivescovo di Magooza. Arcicancellie' 
re, 76?. 

Francone, 754. 
Volfardo, 760. 
Adalalfo. 765. 
Beddilone. 759, 760, 76G. 
Iterio o Luterlo, 767, 768. 

2.^ Sotto Carlomanno 

Maglnario. 768. 

5.° Sotto Carlomagno 

Lailbarto, 768. 

Iterio {di nuow), 768. verso 790. 
Bartolomeo, 769. 

Radono, abate Vedasteno, 778 — verso 808. 
Arcibaldo, circa nell'anno 798. 
Engeiraono, arcivescovo di Metz, anno ? 
Geremia. 781 . 
. Ildeboldo, arciv. di Colonia, 788, m. 818. 
Autperto abaie, anno ? 
Liutgrado o Lutvardo, anno 768. 

4.® Sotto Lodovico il Pio 

Elia Elicazaro, abate, circa 8^4 e 837. 

Mileardo, 818. 

Lodovico, 819. 

Pridegiso, 820 — verso 83). 

Regemrrido. arciv. di Vienna e Arcicaocelllere, 818. 

Tendo, 8dt. 

Ugo abate, dall'anno 836. 

Irmiogero, 839. 

5.0 Sotto Lotario Imp, 

Ilduino, abate di S. Germano, verso 840. 

6.^ Sotto Pipino re d'Aquitania 

Ilduino {di nuooo) 
Aiderico. 
Dodone. 
Ermoldo. 

7." Sotto Lodovico il Germanico 

Giimoaldo. 



date incerte 



Ratlareo. 

Regimberto. 

Adalberto. 

Luitberto. 

Uberto. 



. date incerte 



8P Sotto Luigi II imp. figlio di Lotario 

Trar^temlro o Druclemiro, verso 859. 

9,^ Sotto Carlo il Calvo 
Ebroino. 

Lodovico, 840, 866. 

Gozelino, fratello del precedente, e successore. 
Bertrao, 849. 
Filippo, verso 860. 

iOP Sotto Luigi il Balbo • 
Gozelino, predetto, 877-879. 



eAN 

iiS^ Sotto Carlomanno 

Valfardo, 882-884. 

i5.° Sotto Carlo il Grosso 

Liutvardo vescovo di Vercelli, 884. 
Liutp>)rto vescovo di Magonza, verso 886. 

Ì3P Sotto Odone 
Ebolo. 887. 
Gualtiero, verso 890. 
Adalgarlo, verao 893. 

i^.o Sotto Carlo il Semplice 

Folco, arclvesc. di Reims 898, 900. 

Ernusto, 900. 

Maculo, vescovo. 

Ascherico. 

Erveo, arciv. di Reims, 922. 

Ruggero, arciv. di Treviri. 

Liutvardo vescovo di Vercelli (di nuovo) 

i5.^ Sotto Arnolfo imperatore 

Teotmaro, arcicappellauo. 

Ì6S^ Sotto Zventiboldo^ re di Lorena 

Ratpoto, arcivescovo. 

Ermanno, arcicappellano. 

Ruggero, arciv. di Treviri (di nuovo) 

i7,^ Sotto Lodovico, secondogenito d* Arnolfo 
Ratpoto, {di nuovo) per tutto li regno. 
i8P Sotto Rodolfo 

Abbone, vose, di Solssons, 923. 
Ansegiso, vescovo. 
Teodorico, arcivescovo. 

i9.° Sotto Luigi il Cieco, figlio di Bosone 
Ragenfredo. 
Alessandro, arciv. di Vienna. 

20.^ Sotto Luigi d* Oltremare 

Enrico, vescovo, 841. 

Ugo, 944. 

Artaldo, arciv. di Reims. 

Alessandro, arciv. di Vienna (di nuovo) 

2iP Sotto Lotario 

Artaldo, (di nuovo) 954. 
Odolrico, arciv. di Reims. m. 9/1. 
Adalberone, arciv. di Reims, 971-986. 

22.^ Sotto Luigi V, 

Lo stesso Adalberone, per tutto il regno. 

II. Sotto la terza stirpe. 

i.o Sotto Ugo Capeto 

Adalberone, suddetto, 987. 

Gerberto. 

Rinaldo, vesc. di Parigi. 

Rogero, protooanoelliere. 

2."^ Sotto Roberto 

Abbone, Abate di Fleury, 996, m. 1004. 
Francone, 1004. 
Arnolfo, arciv. di Reims. 
Baldovino. 

5.0 Sotto Enrico I 
Lo stesso Paldovino, 1031. 



— 140 — 



OAN 

4.0 Sotto Filippo I 

Gervasio, arciv. di Reims. 1059, 
Baldovino, 1061-1067. 

Pietro, Abate di S. Germain en Laye, 1067-1071. 
Guglielmo, 1073 e 1074. 
Goffredo, vesc. di Parigi, 1075-1092. 
Rogero, 1074. 1079 e 1080. 
Ursino, 1090. 

Uberto, 1091 e 1092. (Ambaldo, vlcecaucelliere, 
1095). 

Arnolfo, 1097. 

Gisleberto, 1106. 

Stefano, vescovo di Parigi, dal 1106-1108. 

5.0 Sotto Luigi il Grosso 

Stefano, 1108-1116. 

Stefano de Oarlaode, 1126, 1188. 

Simone, verso il 1130. 

Fulcardo, verso il 1119. 

Ugo, verso il 1129. 

Algrino. 1134, 1139. 

^.0 Sotto Luigi il CHovane 

Natale, 1139 e 1140. 
Gadurco o Getolco. 1140-1147. 
Liderico, verso il 1142. 
Bartolomeo, an. 1147. 

Baldovino, che parti col re per Terra Santa. 
Simone, 1150, 1151, 1152, 1153. 
Ugone de ChampQeury, vescovo di Soissons, 1151. 
ro. 1175. 

Rogero, verso 1154. 

Ugo di Pozzuoli. 1178 e 1179. 

7.0 Sotto Filippo Augusto 

Ugo, suddetto, 1160-1185. 

Ugo de Bethisy, 1186. 

Ugo d*Althies, vlcecancelliere, 1201. 

g.o Sotto Luigi Vili 

Guerlno, 1123-1226. 

P.o Sotto S. Luigi 

GueriDO, suddetto, 1226, abdicò 1227, m. 1230. 

Filippo d'Antongy, custode del Gran Sigillo. 

Giovanni Allegrin, 1240. 

Nicolao, Cappellano del Palazzo e Custode del Si- 
gillo, 1249. 

Egidio, arcivescovo di Tiro, Guardasigilli in Palesti- 
na, 1253. 

Giovanni d* Aubergenville, vescovo d' Evreux, m. 
1256. 

Card. Rodolfo Grosparmy, Custode del Sigillo, 1258 
e 1260. 

Simone di Brion, Custode del Sigillo; sino al 1261, 
card, e papa (Mart. IV). 

Filippo de Gaturce, cancelliere. 1269. 

Matteo, abate di S. Dionigi. 

Simone di Clermont, sire di Nesle, Custode 'del 
particolare sigillo, 1270. 

iO.o Sotto Filippo V Ardito 

Pietro Barbette, arciv. di Reims, 1270, m. 1300. 
Enrico di Vezely, 1279. 

Pietro Challon, decapo di S. Martino di Tours, ^981, 
1282, 1283. 



CAN 

1ÌJ> Sotto Filippo il Bello 

Ciao di Yasson, 1292. 

Stefaao di Suisy. arcidiacono di Bruges, 1302«130i. 

Guglielmo di Crespy, arcidiacono di Parigi t893. 
Riounciò f296. 

Pietr* Flotte, cavaliere d'Aivernia, 1300-1 SOS. 

Pietro di Hornay, vesc. d*Autun, 1302-1306. 

Pietro di Beileperche, Tese. d'Autan 1206-1307. 

Pietro Des Gresses, per poco. 

Guglieimo di Nogaret, custode del Sigillo 1807, 
ciDcell. 1308-1309. 

Egidio Ayoelin, arciv di Narbona, 1309-1313. 

Pietro De la Ile, 1313-1314. 

i2.^ Sotto Luigi X 

Stefano de Hornay, 1314-1316. 

i5.o Sotto Filippo V 

Pietro d'Arabley, 1316 1317. 

Pietro des Ghefs, sino al 1321. 

GioTaoDì de Chercbemort, sino alla morte del re. 

Ì4J> Sotto Carlo IV 

Pietro di Roderlo, sino al 1323. 

Giov. di Cbercbemont (di nuovo) 1323-1328. 

i5.o Sotto Filippo VI 

Matteo Perrand, 1328-1329, poi ool 1330. 

Pietro di Marigny, 1329. 

Goglielmo de Sainte-Maure. 1329, m. 1334. 

Pietro Roger (poi papa Clemente VI). 

Guido Baudet, 1334-1337. 

Stefano di V Isaac, per poco. 

Goglielmo Flotte, 1339. rinunciò 1347. 

Firmino Coquerel, sino al 1349. 

Pietro de Foreste, Card. 1352-1357. 

16.0 Sotto Giovanni il Buono 

Egidio Aycelln II 1367-1360. 

Gian de Dorman, card. 1361 sino alla morte del re. 

y7.o Sotto Carlo V 
Lo stesso, sino al 1371. 
Guglielmo de Dorman 137M373. 
GioTanni > 1873, in cui muore. 
Pierto d'Orgemonl, 1373, rinuncia 1380. 

jf^." Sotto Carlo VI 

Uilooe de Dorman, 1380, rinuncia 1383. 

Pietro de Gye, 1383, rin. 1388. 

Arnaldo do Corbey, 1388-1398 in cui desUtuito — 
Rimeiso 1400. destituito 1405 — Rimesso 1409, ri- 
nane. 1412, m. 1414. 

Iterlo de Martreuil. ? 

Nicola de Bois, 1398-1400. 

Gian de Montagu, 1405-1409. 

? Carlo de SaToisy, 1409. 

Eiutacbio do Laistre 1413-1414 —^Poi 1418-1420. 

Enrico Le Corgne de Marie, 1413, ucciso 1418. 

Gian Le Clero, 1420. rinunc. 1424^ 

i9.^ Sotto Carlo VU 

Card. Luigi di Lussemburg, pel re d' Inghilterra, 
UÌI-U35. 
Tomaso Hoo, ea?. Inglese, 1435-1449. 
Roberta Le Ma«on 1418-1421. 



- 141 - 



CAN 



Martino Gouges de Cbarpaignes. vose, di Clermont 
U21-1425, poi 14^5-1428. 

Rinaldo di Cbartres, arciv. di Reims e card., 1424- 
1425, poi 1428-1 4 i5. 

Guglielmo Giovenale degli Orsini, arciv. di Reims, 
14Ì6-1461. 

50.0 Sotto Luigi XI 

Pietro de Morvillicr 1461-1465. 
Giovenale {di nuooo) 1465-1472. 
Pietro d'Oriolle, 1*72-1483. 

Si.o Sotto Carlo Vili 

Guglielmo de Rochefort, 1483-1492. 
Adamo Pumeo 1492-1494. 
Roberto Brlgonnet, arcW. di Reims 1495-4497. 
Guido de Rocbefort 1497. 

5^.0 Sotto Luigi XII 
? 1507. 

Gian de Gannay 1507-1512. 
Stefano Poncber, vose. d*Orleans 1512-1515. 

33.^ Sotto Fr(^ncesco I 

Antonio du Prat sino al 1535. 

Antonio du Bourg, 1535-1538. 

Matteo de Longuejone, vesc. di Soissons 1538 e 
1544. 

Guglielmo Poyet, 1538, carcerato nel 1541, espul- 
so 1.542. 

Francesco do Montbolon, 15&3. 

Francesco Errault. 1543-1544- 

Frano. Olivier 1545-1560. 

S4fi Sotto EnHco II 
Il suddetto. 
Gian Bertrand card. 1551-1559. 

25P Sotto Francesco II 
Frao, Olivier, [di nuovo), 

26!^ Sotto Carlo IX 
Michele de rHdpital 1560' 1568. 
Giov. de Morvlllier vesc. d'Orleans, 1568-1671. 
Card. Renato Birago milanese, 1573-1578. 

27.^ Sotto Enrico III 

Filippo Huranlt, 1583-1588. 

Fran. de Montholon, 1588-1589. 

Card. Carlo di Borbone- VendOme, 1589. 

28,^ Sotto Enrico IV 
Lo stesso, 1590. 
Filippo Hurauit, 1590-1599. 
Pomponio de Belile vre, 1599-1607. 
Nicola Brubrt de Sillery 1607-1616. 

29.^ Luigi XIII 

Guglielmo Da Vair. 1616, poi 1617-1621« 

Claudio Mangot, 1616-1617. 

Carlo d'AIbret, Duca di Lnines, 1621. 

Mederico de Yic d*Brmenoville, 1622. 

Lodovico le Fevre de Caumarttn, 1 622-1 C23. 

Stefano d'Aligre 1624-1626. 

Michel de Marillac, 1626-1630. 

Carlo de l' Aubespine marchese de Chateauneuf 
1630-1633 — Poi 1650-1651. 

Pietro Segnier 1635-1650, poi 1651-1652, poi 1656- 
1672. 



CAN 



- 142f — 



CAI< 



30fi Sotto Luigi XIV 

Ifalteo Mole presid. del senato di Parigi. 1651- 
1666. 

Stefano d'Aligre li. 1674-1677. 

Uicbele Le Telller, 1677. 

Luigi Bocherat 1685-1699. 

Luigi Pbelipeaux de Ponlchartraio 1699-1714. 

Daniel Francesco Voisin 1714-1717. 
3i.'> Sotto Luigi XV 

Enrico Frane. Daguesseau 1717-1718. 

Marco Renato Le Voyer d*Argenson 1718-17S0. 

Gius. Giov. Batt. d*Armenon\ille, 1728-1 7S7. 

Geroìano Luigi Chauvelin 1727-1750. 

Cristiano Guglielmo Lamolgnon de Blaocmesnil, 
1750. 

G. B. de Macault, 1750-1757. 

// rt tiene i S/(/i7/i, 1757-1761. 

Nicola Renaio Berrier. 1761-1762. 

Paolo Spirito Feydean do Brou, 1762. 

Recato Carlo de Maupeon vicecancelHere. 9 ott. 
1763 (1). 

L'ufficio di CaD celliere di Francia fu ri- 
pristiDato da Napoleone sotto il titolo di Arci- 
cancellierey che fu l'uffiziale dello stato civi- 
le deirimperatore, e de'principi e principesse 
dell^ famiglia e del sangue. Le sue attri* 
buzioni regolate da uno statuto del 30 marzo 
1806 passarono dopo la restaurazione al Can^ 
celliere di Francia, creato presidente della 
camera dei Pari. 

Cancellieri deW Impero Germanico. — 
L'elettore arcivescovo di Magonza era Arci- 
cancelliere o Gran Cancelliere [ted. Erskan- 
jsler] dell'Impero; ne compiva le funzioni o da 
se stesso, o per mezzo del Vice-Cancelliere; 
incoronava l'Imperatore, presiedeva alle as- 
semblee elettorali , dava i salvacondotti e 
passaporti per Berg, Darmstadt ed Assia fino 
a Frankfort. L'elettore Arcivescovo di Treviri 
era Arcicancelliere dell'impero per le Gal li e, la 
Borgogna e l'Arelate. L'elettore Arcivescovo di 
Colonia era Arcicancelliere per V Italia; ma 
questi non erano che vani titoli senza alcu- 
na giurisdizione. Finalmente l'abate di Ful- 
da era Gran Cancelliere dell' imperatore, a 
cui imponeva la corona nell'elezione e gliela 
toglieva se abdicava o era deposto. Il distin- 
tivo dei Cancellieri dell'impero era uno scu- 
detto azzurro caricato d' uno scettro d' oro, 
come lo portarono i Brandeburgo divenuti 
Gran Cancellieri di Germania. 

Gran Cancelliere d'Inghilterra [ing. Lord 
high Chancellor], — È il primo uffiziale pub- 
blico al quale spetta di diritto la presidenza 
della Camera dei pari, ed è nel tempo stesso 
il capo della giustizia e presidente d'una cor- 
te di cancelleria [ing. Court of chancery] (2). 
Il lord cancelliere era per legge € il custo- 
de della coscienza del re d'Inghilterra » L'o- 
micìdio commesso sulla sua persona era qua- 
lificato delitto di alto tradimento. 

(1) Qui tarmina la lista portata dal Glossario del 
Du Cange, aumentato dai Benedettini. 

(2) CoDTeraatloDa lexicon. 



Gran Cancelliere di Castiglia [sp. Gran 
Canciller de Castille}. — Questo titolo era 
per lo più assunto dall'arcivescovo di Toledo 
Primate dei regno di Spagna. Presiedeva al- 
le udienze delle principali corti di Giustizia, 
e tutti i decreti reali erano letti da lai e si- 
gillati col gran sigillo. Un notaro maggiore 
[sp. Notario mayor] componeva e redigeva 
tutti gli atti negli affari di poeo momen- 
to (1). 

Cancelliere della Casa, della Corte e del' 
lo Stato d' Austria. — Era il primo ministro 
dell'Impero d'Austria, o le sue funzioni a un 
dipresso eguali a quelle del Cancelliere di 
Francia. 

Cancellier grande. — Titolo che davasi 
a Venezia a un personaggio della cittadi- 
nanza o bassa nobiltà, eletto a vita dal Mag- 
gior Consiglio, con largo stipendio, con tutti 
i privilegi dei patrizi, meno il voto nei Con- 
sigli. Era capo di tutti i segretari, sottoscri- 
veva i pubblici atti, avea la precedenza sopra 
i senatori e gli altri magistrati, eccetto i 
Procuratori di S. Marco e i Consiglieri. Ve- 
stiva di porpora; la sua elezione era festeg- 
giata come quella del Doge, e avea eguali 
pompe funebri. Davasi a lui l'appellativo di 
Domino, e al Doge quello di Domino ^Domi- 
no (2). Ecco la serie dei Cancellieri Grandi 
di Venezia. 

Corrado Ducato, 1S68 (13 luglio). 

Tanto de' Tanti, 1281. 

Nicolò Pistorlno. 1393. 

Benititendi Ravagnino. 1352. 

RafTaello Caresini, 1365. 

Pietro Rossi detto Quaranta, 1390. 

Desiderato Lucio, 1394. 

Giovanni Vido, 1396. 

Nicolò di Ghirardo, 1402. 

Giovanni Piumazzo, 1405. 

Francesco o Fabrizio BearJano, 1428. 

Francesco della Sega, 1439. 

Alessandro delle Fornaci, 1470. 

Febo Cappella, 1480. 

Luigi Dardani, 1510. 

Francesco Pasuol, 1511. 

Giampietro Stella, 1616. 

Nicolò Aurelio, 1523. 

Girolamo Dedo, 1524. 

Andrea de Franceschi, 1529. 

Lorenzo Rocca, 1551. 

Francesco Ottoboni, 1559. 

Andrea Prigerlo, 1575. 

Giovanni Formanti, 1580. 

Andrea Surian, 1586. 

Domenico de Vico, 1595. 

Francesco Girardi, 1604. 

Bonifacio Antelmi, 1606. 

Leonardo Ottoboni, 1610. 

GiOT. Batt. Padavino, 1630. 

(1) Galitzin. La Ruaaie du XVII siòcle dana ses 
rapporta avec TEurope Occidentale. Paria 1866, pag. 99. 
(%) MnUnelli. Lessico Veneto. 



CAN 



— 143 — 



CAN 



Marco Oitoboni, 4639 
KarcanlODio Busioello, 16i6. 
AgostiDO ViaDoU, 1651. 
Gìoy, Bau. Ballarmi. 1660. 
Domenico Ballarici, 1666. 
Pietro BoslDOlIo, 1698. 
GioT. Bau. Nicolosi, 1713. 
ÀQgelo ZoQ, 1717. 
GioT. Maria VincenU, 1726. 
GioY. Domenico Imberti, 1745.' 
Orazio Bertolioi, 1746. 
Giov. Colombo, 1766. 
GioT. Girolamo Zuccate, 177S. 
GioT. Antonie Gabrielli. 1784. 

Gran Cancelliere di Toscana, — Questo 
miDistro della giustizia era sempre il Priore 
del coQYento di Sauto Stefano (l). 

Gran Cancelliere di Prussia, — Ufficiale 
della coroua, consigliere di Stato, ministro 
sopremo della Giustizia (2). 

Gran Cancelliere di Polonia. — Quale è 
nelle altre corti. Ha avuto anche qualche vol- 
ta ramministrazione degli affari esteri (3). 

Cancellieri in Russia. — I ministri degli 
affari esteri sono il più sovente decorati del 
titolo di vicecancellieri dello Stato, mentre 
il titolo di Cancelliere appartiene ad un uf- 
ficiale di corte, che ha fra le sue attribuzio- 
DÌ gli ordini di Gayalleria dell* Impero e la 
gaardia delle insegne imperiali (4). 

Cancellieri di Svejiia. — Capo del gover- 
00 civile, depositario dei sigilli dello stato, 
grande uffiziale della corona, ed uno dei cin- 
qae reggenti nati del regno in tempo della 
mi Dori tà del re (5). 

Cancelliere di Danimarca. — Quale nel- 
la corte di Svezia. 

Gran Cancelliere di Sassonia, — Mini- 
stro supremo della Giustizia, ufficiale della 
corona e depositario dei sigilli. 

Gran Cancelliere di Sicilia, — Fu come 
il cancelliere di Francia, ed introdotto dal 
normanno Ruggero (6). 

Gran Cancelliere del Regno di Napoli, — 
Dai tempi di Ferdinando il Cattolico e di Car- 
lo V, la cancelleria fu attribuita al re (7). Il 
Orai) Cancelliere ebbe solo la sopranten- 
(lenza nel Collegio de' Dottori, V onore della 
[orpora, di sedere ne' parlamenti e nelle al- 
tre funzioni pubbliche presso il re, dopo il 
Gran Protonotario (8). 

Gran Cancelliere dell'Ordine di Malia. — 



(1) Li Sovrani del Mondo. Tom. Ili, pag. 93. 

[t] Li Sovrani del Mondo. Tom. IV, pag. 54. 

(3) Mably. Du GouTernement et dea loia de la Po- 
logoe. Cap. XI. 

(4j Enciclopedia popolare. 

{h} Dictioonaire bist. et crit. dea coOtumes, loix, ecc. 
lUla voce Suède. 

(6) Giaonone. Dell'istoria civile del regno di Napo- 
li- Lib. XI. cap. VI. 

(7; Freccia. De M. Gancelli. Lib. I, nnm. 29. 
f8) Marca. De Goncord. Lib. IV, nnm. 3. — Gian- 
ooae Opera citata. Lib. VI. cap. VI. 



Titolo del bajnlo o capo della lingua di Ca- 
stiglia, istituito nel 1461 (1). 

Cancelliere (Gran). — Titolo corrispon- 
dente a Primo Cancelliere o ministro supre- 
mo della giustizia in varie corti. Y. sopra 
Cancelliere, 

GANGEUaO [fr. Frettes; ing. Fretton; ted. 
Gitter; sp. Cancel], — Figura araldica com- 
posta di 4, 6 o 8 cotisse intrecciate in croce 
di S. Andrea e scorciate. 

Pidoux (Poitou). — 0' argento, a tre canctlli di 
nero. 

CANDELA. — Le candele si rappresentano 
accese di smalto diverso, che ordinariamente 
è il rosso, e sono simbolo di operazioni chia- 
re ed illustri, specialmente essendo d'argen- 
to in campo d'azzurro. 

Tili (Ravenna). — D' azzurro, al leone d* oro, te- 
nente colie zampe anteriori una candela delio stesso, 
accesa e fumante di rosso; al capo d'oro, caricato del- 
Taquila spiegata di nero. 

CANDELABRO. — Simbolo di bontà reli- 
giosa. Potrebbe anche essere posto nell* ar- 
me per r onore del candeliere usato nella 
corte di Francia, e del quale avrebbero go- 
duto i membri della famiglia portante una 
tararma. Il candelabro a sette branche è ge- 
roglifico cristiano dei sette sacramenti. 

Cauleroe (Picardia). — D'azzurro, a tre candelabri 
d* oro. 

CANDELIERE. — V. Candelabro, 

CANDELIERE (Onore del). — Quando il re 
di Frapcia entrava nella sua camera per co- 
ricarsf, egli designava uno dei suoi genti- 
luomini a portare un candeliere, ciò che sti- 
mavasi còme un favore particolare (2). 

CANE. — Il cane è molto frequente nelle 
armi, specialmente il bracco, il levriere^ il 
mastino^ il barbone e Vaiano, Vi si veggono 
anche botoli e coppie di cani. — Antico ge- 
roglifico della custodia, chi non conosce il 
cave canem dei Romani? E come emblema 
di custodia, di vigilanza, di fedeltà, d* obbe- 
dienza, di sommessione e di gratitudine ven- 
ne posto fra le figure del blasone. — Il ca- 
ne d'argento in campo nero significa un ca- 
valiere adorno di virtù singolari, massima- 
mente fedele, sincero e costante (3). — Il 
cane è anche ricordo delle antiche caccio 
signorili. Viene rappresentato di profilo e 
passante, corrente, sedente, rampante, cori-- 
caio, affrontato, collarinato e affibbiato, bailo- 
nato, abbajante, accoppiato, guinjtaffliato, ad- 
dossato, rivoltato, nascente, ecc. 

Du Pleteie de laBayejanot ^relagna). — D'argeotO} 
al cane (di profilo e paseante) d'azzurro. 

Brachet (Orleanese). — Di rcsao, al bracco mmìmo 
d'oro 

De» Barret (Borgogna). — D*oro, al mastino a&òd- 

('1j Vertot. Hist. dea Chevaliers bospit. de S. 
Jean de Jerusalem. Tom. Il, pag. 130. 

(2) Galilzin. La Russie dans ses rapporta avec l'Eth» 
rope Occidentale, pag. 141. 

(3) GÌDsnni. Arte del Blasone^ 



CAN 



— 144 — 



CAN 



3<xnt» d'azzurro, accompagnato in capo da tre stelle 
dello stesso. 

Thoron d'Artignax (Provenza). — D'azzurro, al ca- 
ne barbone d'argento accompagnato in capo da tre bi- 
santi dello stesso. 

Sallot (Poitouj. — Di rosso, a tre botoli d* ar- 
gento. / 

Cheminadee (Alvernia). — DI rosso, al cane cor- 
rente d'argento; al capo d* oro, caricato di tre rotelle 
di sperone di nero. 

Beget fLInguadoca). — D'oro, al cane rampante di 
rosso, collarinalo d'azzurro. 

Della Scala o Scaligeri (Verona). — Di rosso, alia 
scala d'argento di cinque pinoli, sostenuta da due le- 
vrieri affrontati e contrarampanti dello stesso. 

Bedos (Linguadoca^- — D'oro, al cane dì nero, bailo- 
nato dello stesso; al capo innestato d'azzurro, carica- 
to d'un crescente d'argento, tra due stelle dello stesso. 

Cane bicipite. — Figura chimerica, rap- 
presentante un cane con due teste. Si Tede 
nello stemma Gurti di Venezia, già blasona- 
to alla 70ce bicipite. 

Cane marino. — Figura chimerica, che 
consiste in un animale avente la parte ante- 
riore da cane, il muso da pesce, e la parte 
deretana in forma di coda squamosa come le 
sirene e i leoni marinati. Osservasi come ci- 
miero neir arma dei Varano signori di Ca- 
merino. 

Vesselenyi (Ungheria e Polonia). — Spaccato: nel 
1.^ d'azzurro, al tronco d'albero, ai naturale, sostenuto 
da un can marino d'oro, linguaio di rosso, collarinalo 
d'argento, legato all' albero per una catena d'argento; 
nel 2.^ d'azzurro, al carpio d'argento in palo. ' 

CANE E GALLO (Oiuline del). — Ordine, 
evidentemente apocrifo, istituito noi 485, se- 
condo altri nel 496, da Lisbio, o Lisoyo di 
Montmorency primo barone di Francia per te- 
stimoniare la sua fedeltà al re (1), o per ce- 
lebrare la memoria del battesimo di Clodo- 
veo (2). Altri sono d' avviso che V istitutore 
fosse Boccardo IV di Montmorency, detto il 
Barbastorta, che essendo in guerra con A- 
driano abate di S. Dionigi, e riconciliatosi 
nel 1102, venne a Parigi con gran numero 
di cavalieri, decorati di una collana compo- 
sta di teste di cervo, d' onde pendeva la figu- 
ra d'un cane, cimiero dello stemma della sua 
casa (3). Ecco quel che ne pensa il Cibrario 
su questo cimiero posto nella collana: « Ac- 
cennerò solamente che il cimiero delle armi 
dei signori di Montmorency era appunto una 
testa di cane colle orecchie pendenti, il che 
ha potuto dar colore alla favola prenarrata; 
ma anche tal cimiero non fu usato che ai 
tempi di Carlo di Montmorency gran panat- 
tiere e maresciallo di Francia, il quale fio- 
riva verso la metà del secolo 'XIV ». (4). 

(1) Maigne. Dict. encyclopédique des Ordres de 
Gbovalerie. 

{i) G. B. di Crollalanza. Storia militare della Fran- 
cia. Tom. I. pag. 172. 

(B) Dlction. hist. portatif des ordres, ecc. 

(^) Ordini Cavallereschi. Tom. Ut pag, 886. 



Questa fu l'origine dell' Ordine òel Cane, Po- 
co tempo appresso Io stesso Lisojo fondò 
quello del Gallo^ e lo uni col primo sotto 
la divisa Yigiles (1). L' ordine, se pure esi- 
stette, si stinse colla morte del fondatore (2). 

♦ GANEPATO. — V. Cordato, 

CANNA. — E r emblema della epstanza, 
perchè alla violenza dei venti si piega ma 
resiste. — E pure simbolo delPnmile esaltato 
e del guerriero prudente. Allorché la si ve- 
de d'oro su fondo azzurro indica amor gene- 
roso che resiste agli assalti del sospetto e 
della gelosia (3). — Qualche volta le canne 
sono rappresentate in fascio. 

Cannila (Sicilia). — D' argento, al fascio di canne 
d'azzurro, fogliate di verde. 

Canetoli (Bologna). — D' azzurro, a tre canne di 
verde, uscenti dalla gola d' una testa di drago d' oro, 
movente da una zolla del secondo. 

CANNE (Giuoco delle) [sp. Juego de las 
canas], — Specie di giostra molto in uso nel- 
la Spagna, ove i Mori Taveano introdotta. I 
combattenti, a piedi o a cavallo, lanciavano 
delle canne a guisa di giavellotto e parava- 
no i colpi coi loro scudi (4). Un tal giuoco 
fu eseguito 1*8 dicembre 1529 dalla gioventù 
bolognese e dalla nobiltà spagnuola in Bolo- 
gna per festeggiare la nascita dell' Infante 
Ferdinando di Spagna. Erano tutti vestiti 
alla moresca con canne inargentate, e divisi 
in due bande, V una comandata dall' Osorio 
marchese d'Astorga, l'altra dal Pache co duca 
d' Ascalona (5). 

CANNELLATO [ing. Cinnamon], — Color 
di cannella usato^qualche volta dagli Inglesi, 
che lo chiamano testa di drago [ing. head of 
dragon] se è posto sull'arme dei principi, e 
giacinto [ing. hyacinth] se figura su quelle 
dei semplici gentiluomini. — Nei tornei e- 
sprimeva inflessibile volontà e padronanza in 
amore (6). 

CANNONE. — Rappresenta fortezza d'ani- 
mo e dominio acquistato colle armi (7). Due 
cannoni accollati in croce di S. Andrea dietro 
sotto lo scudo sono il contrassegno dei ge- 
nerali d' artiglieria; cosi portavali il Duca 
d' Umena. Nello scudo si pongono affustati^ 
smontati^ in handdt, in croce di S. Andrea, 
ecc. 

Baldi (NovaraJ. — D* argento, al cannone al natu- 
rale, affusìato di rosso, posto sopra una rupe di ver- 
de, movente nella punta; al capo d'oro, sostenuto dal- 
ia divisa d'azzurro, a tre stelle d' oro, e caricato dal- 
l'aquila spiegata di nero, coronata d'oro. 



(1) Pascal. Histoire de Partnèe. Part. I, cap. I. 
(3) PiPtro Beiloc. Cap. 11 — Giu.stIniBDi Hist. cro- 
no}, della vera origine di tutti gli ordini equestri. Cap. 7. 

(3) Ginanni, Arto del Blasone. 

(4) Vissac. Le Mond héraldique. Cap. 1(1. pag. 123« 
(6) Cronaca della venuta e dimora in Bologna di 

Glemenfe VII e Carlo V, pubblicata da Gaetano Gior- 
dani. Bologna 18iS. Pag. 48. 

(t) La Margherita. Strenna araldica. Linguaggio de* 
nastri per Goffredo di Crollalanza, pag. 35. 

CI) Ginanni. Arte del Blasone. 



CAN 



- 145 - 



CAN 



tVwey (Cuti della Lorena). — D' oro, a due can- 
noni [tmontati: d'azzurro, passanti in croc6 di S, An* 

dna* 

Bolo ^Palermo). — D' oro alla campagna di verde, 
accompagnata in capo da due stelle d'otto raggi d'az- 
zurro, in punta d'un cannone in banék del secondo. 
CANTANTE [fr. Chantant]. — Attributo 
del gallo rappresentato col becco aperto. 

« GANTAJJTI (Arme). — Vocabolo {usato 
dai Pietrasanta e da altri per parlanti, V. 
Agalmoni^é, 

GANTERUTO. -*- Aggiunto di pezze ad an^ 
geli irregolari. Attributo rarissimo nel bla- 
sone. 
GANTONATO. — V. Accantonato. 
CANTONE [fr. Canton; ol. Schildhoeh; ing. 
Canton; ted. Kanton; sp. Canton]^ — Pezza 
quadrata, onoreTole di 2.^ ordine che consiste 
in un quarto diminuito della seconda parte 
posto alla destra o alla sinistra del capo 
dello scudo, per cui dicesi cantone destro e 
consone sinistro. 

Il cantone ha due parti delie sette di lar- 
gheiza dello scudo, e^ due parti e mezza del- 
le 8 di altezza (1). E molto comune questa 
figura nei Paesi Bassi, e più ancora in In- 
ghilterra, OTe passa spesso come brisura, ed 
ha qualche volta la forma d' un sanniti co, 
prendendo in quefsto caso il nome di scudet* 
to-catUone che serre per marca di baronet- 
taggio. Il cantone può essere caricato, abbas^ 
iato sotto il capo (caso rarissimo), broccan-" 
te, scoccato^ inquartato, ecc. In Francia ser- 
ve da brisura. è anche contrassegno d*anti- 
ea nobiltà e di godute franchigie, e v*ha chi 
erade rappresenti il pennone degli antichi 
biDderesi. Qualche volta d posto sullo scudo 
per concessione sovrana, come Le Bdgues 
di Bretagna che porta grembiato d'argento e 
di nero, cU cantone inquartato di Castiglia 
€ di Leon, per privilegio del re di Spagna. 
Dicesi anche canton franco, benché vi sia 
chi Toglia crederlo differente. Raramente si 
trora il cantone sinistro; Hermann di Ba- 
viera porta ambo i cantoni nel suo scudo. 

Thouan (Poitiiu). — D'oro, seminato di gigli d'az- 
zorro; al canto» franco di rosso {brisura). 

Blòomfield ^Inghilterra). — D'argento, a tre losan- 
glie di rosso f disposte in fascia, e accompagnate da tre 
cinquefoglie d' azzurro, due fn capo e una in punta; 
si canton franco dello stesso, caricato di tre piume 
di struzzo nel capo, uscenti da una corona d* oro. 

Goeten» (Brabaote). — D* oro, a due maglietti di 
r»5S3, posti l'ano su Taltro in palo; al cantone d* az- 
lurro, caricato .da una banda d' oro, sovraccaricato 
d'una stella a sei raggi d'azzurro. 

B^ach (Inghilterra). — Vajato d'argento e di rosso; 
at rg/ntone d'azzurro, caricato d'una pila di rosso. 

Thibaut (Fiandra). — Di verde, a cinque roso d'ar- 
gento in croce; al cantorie ^di rosso, caricato di un 



'1) Grandmaìson. Dictlonnaire héraldiaue. 



fl^ 




Fig 61. 



leopardo d'oro, e abbaaato sotto il capo cucito d* az- 
zurro, caricato di tre anelletti d'argento. 

Potier de Navion (Isola di Francia). — D'azzaro, a 
tre mani d'oro; al canton franco sc<iccato d'argento e 
d'azzurro. 

La Plancque (Paesi Bassi). — D'azzurro alla croce 
spinata d'argento; al canton franco inquartato d'argen- 
to e di nero. 

Hermann (Baviera). — DI nero, a) crescente ad- 
destrato da una stella, e accompagnato da un canton 
destro o da un eanton »inu/ro, il tutto d'oro. 

Canton franco [fr. Franc-eanton], ^ Mol- 
ti araldisti, specialmente Francesi, fanno dif- 
ferire il cantone dal canton franco^ in quan- 
to, dicono, questo è più grande. Quando vi 
sono in capo due figure rotonde, il cantone 
non coprirebbe secondo loro, che una parte 

della figura posta a de- 
stra, mentre il canton 
franco la nasconderebbe 
interamente. Ma noi non 
vediamo la necessità di 
scendere a simili minu- 
zie, tanto pid che temia- 
mo non si abbia confuso 
il canton franco col quar- 
to franco. Noi chiamere- 
mo indistintamente can- 
tone canton franco la 
figura, che per migliore 
intelligenza diamo al N.^ 51 e sotto la let- 
tera a. 

Canton sinistro [fr. Canton senese tre], -» 
Cantone posto nel secondo angolo dello scu- 
do. E contrassegnato nella fig. 51, colla let- 
tera b. 

Arcolani (Forlì). — D' azzurro, al cantone tini$lro 
d* oro. 

CANTONE. — Diconsi anche cantoni gli 
spazi vuoti che si trovano fra i bracci della 
croce di S. Andrea, e delle figure disposte 
nel senso di queste. Questi vuoti sono qua- 
drati per la croce, triangolari per la croce 
di S. Andrea. I due cantoni superiori della 
prima pezza si dicono in capo, gli altri due 
in punta, I cantoni della croce decussata 
prendono il nome di cantone in capo, canto^ 
ne al fianco destro, cantone al fianco sini' 
stro e cantone in punta. 

* GANTONEGGIATO. -~ V. Accantonato. 
GANTON-FASGIA. — Voce usata dal Car- 
tari e da altri per Fascia^cantone. V-q-n. 

CANTONI [fr. Cantons; ing. Cantons; ted. 
Winhet; sp. Angulos], — Diconsi cantoni i 
quattro punti che si trovano agli angoli di 
uno scudo e che couTiene blasonare quan- 
do ivi è collocata qualche figura. Sono i se- 
guenti: 

Canton destro del capo [ fr. Canton des- 
tre du chef], — Questo punto corrisponde 
alla lettera A della fig. 52. 

Canton destro della punta [ fr. Canton 
dextre de la pointe ]. — Corrispondente alla 
lettera N della fig. 52. 

10 



À 



1 



GAP 



— 146 ~ 



GAP 



Ganton sinistro del capo [fr. Canton se- 
nesctre du chef]. — Gorrispondente alla let- 
tera G. 



A 


B 


c 


D 


E 


F 


G 


H 


1 


K 


L 


M 


N 





P 



Fig; 52. 

Ganton sinistro della punta |fr. Canion 
sénestre de la pointe]. — Gorrispondente alla 
lettera P. 

GAPAGETE. -^ Nome spagnnolo d*un el- 
mo pesante da giostra molto in uso nella 
Catalogna, Aragona e Casti glia, che si fab- 
bricava per eccellenza in Galatayud. 

GAPITANO [lat. Capitaneus; ir. Capitaine; 
ing. Captain; ted. ffauptmann; sp. Capitan]. 
— Titolo che comparisce per la prima volta 
in Italia e precisamente in Milano verso il 
961 (1). Erano i Capitani valvassori di qual- 
che pieve grossa terra, con dominio eredi- 
tario (2). A poco a poco, o per forza o per 
privilegio, si arrogarono tutti i diritti che ap- 
partenevano ai conti, elessero valvassori ad 
essi soggetti, e signoreggiarono in Milano (3); 
finché nel 1042 abbandonarono la cittil per 
sottrarsi agli odii del popolo, e nella spe- 
ranza di ridurlo ali* antica subordinazione o 
per assedio, o per fame, o per altra necessità, 
e si condussero in varie terre deli' Insubria. 

I Capitani furono anche detti per corru- 
zione Cattani o Cattanei; e dagli autori so- 
no pure conosciuti sotto il nome di Valvas- 
sori Maggiori o semplicemente di Maggiori. 
In Milano nel sec. XIII erano collegati in 
società ed eleggevano i loro consoli; ma nel 
1279 questa società, con Taltre dei Valvasso- 
ri, della Mota e della Credenza farono sop- 
presse (4), e d' allora in poi i Capitani non 
comparvero più nella storia milanese. Molte 
famiglie conservarono il titolo come patroni- 
mico, ad esempio i Capitani d'Arconate, i Ca- 
pitani d^Arzago, i Capitani di Busto, i Capi- 
tani Basilicapetri, i Capitani Dugnano, i Ca- 
pitani di Derno, i Capitani di Pigino, i Capi- 
tani d'Imbresago, i Capitani di Landriano, i 
Capitani di Porta Romana, i Capitani di So- 
resina, i Capitani di Septaro, i Capitani di 
Sesto, i Capitani di Turate, i Capitani di Vi- 
mercate, i Capitani Maraviglia, i Capitani Da 

(V) Giulini. Memorie della città e della campagna di 
Milano li, 300. 

(3) Gibrario. Economia politica del Medio Evo. I 3). 

(3) Giulini. Opera citata. Parto II. Pagg. 329, 331 . 

(4) Giulini. Op. cit. Part. VII, 540. Part. Vili, 5^, 
336 



Castano Castani, i Cattani, i Cattaneo, i 
Cattanei, i Gapitanei, i Cattaneis, ecc. 

CAPITANO COLONNELLO DEI CENTO SVIZ- 
ZERI [fr. Capitaine colonel des Cent-Suis- 
ses ]. — Luigi XI creò la compagnia dei Cen- 
to Svizzeri d^I 1481; Carlo Vili suo figlio ne 
fece la sua guardia ordinaria, e creò Capita- 
no Luigi di Monton, signore di Lornay, il 
26 febbrajo 1486. Verseranno 1575 Roberto 
de la Mark figlio del duca di Bouillon otten- 
ne pel primo la creazione del capitano co- 
lonnello francese (1). Il Capitano Colonnel- 
lo dei 100 Svizzeri era sempre genti Ino- 
mo, ed era riguardato come ufficiale del- 
la casa del re. Nei giorni di solennità mar- 
ciava davanti al sovrano, e alla consacrazione 
di questo, vestiva di raso bianco con gallo- 
ni d* argento (2). Portava due bastoni neri 
passati in croce di S. Andrea dietro la sua 
arma 

CAPITANO COLONNELLO DELLE GUARDIE 
DELLA PORTA [fr. Capitaine colonel des Gar- 
des de la porte]. — Gregorio de Tours ci fa 
sapere che il capo delle Guardie della Porta 
sotto i primi Carolingi era qualificato Mae- 
stro delle Guardie della Porta [fr. Maitre 
des Gardes de la Porte], — Questa carica era 
dunque una delle più antiche della casa del 
re di Francia. Carlo il Calvo non la credette 
indegna nemmeno di suo cognato Bosone, 
fratello dell' imperatrice Giuditta, a cui Is 
conferì insieme con quella di Ciambellano (3). 
Per ordinanza dell' 8 aprile 1779 il Maestro 
delle guardie fu chiamato Capitano Colon- 
nello. Egli portava per contrassegno onorifi- 
co due chiavi in palo, una da ciascun lato 
del suo scudo (4). 

CAPITANO DELLE GUARDIE DEL CORPO 
[fr. Capitaine des Gardes du corps]. — I Ca- 
pitani delle Guardie in Francia prestavano 
giuramento di fedeltà nelle mani del re, te- 
nendosi la spada al lato; ed essi ricevevano 
il giuramento degli ufficiali. Il capitano di 
servizio seguiva sempre il re a tavola, a ca- 
vallo, in carrozza, alla caccia ecc.; era allog- 
giato presso la camera reale; riceveva alla 
porta della sala d' udienza gli ambasciatori, 
e li riaccompagnava sino air uscita; ai letti 
di giustizia sedeva in un banco particolare 
sotto i pari ecclesiastici; riceveva le chiavi 
delle città sottomesse che erano obbligate a 
donargli due pezze di velluto. Il Capitano del- 
la compagnia delle Guardie Scozzesi teneva 
le chiavi della cappella e del castello ove il 
re si trovava (5). I quattro Capitani delle 
Guardie del Corpo portavano due bastoni d'e- 
bano coi pomi d'avorio passati in croce di S. 
Andrea dietro lo scudo della loro arme, per 
distintivo e contrassegno d'onore. 

(1) Saint-Allals. Dici, encyclopódique de la No- 
blesse. 

(2) Dict. universel hist. et crit. des contumes. ecc. 

(3) Aimoier. Hist. des Francois. 

(4) Saint-Allais. Dict. encycl. de la Noblosso 

(5) Saint-Allais. Opera citata. 



GAP 



— 147 — 



GAP 



CAPITANO DI CACCIA [fr. Capitaine de 
chasse\ — Gentiluomo subalterno al Gran 
Cacciatore nella Corte dei re di Francia (1). 

^r CAPITANO DI S. VITTORE [fr. CapU 
taine de Saint -Victor], — Il giorno della fe- 
sta di S. Vittore, le reliquie di questo santo, 
molto venerate a Marsiglia, erano portate in 
processione, alla testa della quale marciava 
QQ cavaliere armato di tutte pezze, che do- 
Tea essere nato o originario della città, e 
scelto fra i gentiluomini pili qualificati. La 
TÌgilia della festa compariva in pubblico sot- 
to il nome di) Capitano di S. Vittore a capo 
d'una magnifica cavalcata di nobili, e tenen- 
do lo stendardo del santo (2). Ecco la serie 
dei Capitani di S. Vittore: 

1i49. Onorato di Vivaud — 1508. Perei vai di VeD- 
lo — 1509. Ogiero 3ouquiQ — 1516. Claudio Emerie 

- 1518. PanteliQo Vassal ~ 1519.Lazaro Gontard — 
1520. Francesco Vassal — 1521. Francesco d*AIbertas 

- 15S8. Onorato Gantelme — 1529. Francesco d'Aiber- 
tas ~ 1530. Cosimo Vassal — 1531. Antonio Alto- 
vili — 1533. Claudio Emerie — 153i. Ant. Atloviti 

- 1537 e 1538. Montoliea de Montolieù — 1539. Ga> 
spare Paul — 1550. Giov. de Boniface — 1553. FoU 
chetto Devega — 1556. Frano, di Cépbde — 1567. 
FraDc. di Monfcolieu — 1567. Frane, di Capei — 
1569. Pietro de Hue — 1570. Gristof. de Montolieù 
~ 1578. Lazarino Moon — 1579. PaJun detto Breou- 
!e - 1591. Fabio di Casaulx — 1607. Federico d'E- 
ipJnasse. 

CAPO [fr. Chef; ing. Chef; ted. Schildes- 
Haupt; ol. Schildgoofd; sp. Càbo\ — Il capo 
è nna pezza onorevole di primo ordine, chiusa 
da Dna linea orizzontale posta poco distante 
dal lato superiore dello scudo in modo che 
la pezza costituisca una fascia larga un terzo 
deli* altezza dello scudo o, secondo altri (3), 
dae parti delle sette che ne costituiscono )%t 
larghezza. Dei punti dello scudo, il capo con- 
tiene il punto del capo, e il punto destro e 
sioiatro del capo. 

Secondo la più diffusa opinione il capo 
rappresenta Telmo del cavaliere; alcuni au- 
tori francesi vogliono anzi che simboleggi 
nna ferita riportata dal gueriiero nella te- 
sta. Altri dicono che indica il capo dell' uo- 
mo, diviso in tre parti, rappresentanti le sue 
tre facoltà (4). Il Bombaci dice che il capo, 
essendo quasi corona allo scudo, ci rappre- 
senta il diadema, di cui per virtd, se non 
per fortuna, se ne devono coronare i portato- 
ri (5). Molti araldisti sono d'accordo nelTat- 
tribuirne rorigine alle antiche bande dei re. 
11 Ginanni ci dà di esso la seguente simbo- 
lica: superiorità, pensieri sublimi, perspicacia, 
vigilanza (6). Ma tanto l'opinione del Bom- 

(!) Galitzin. La Bussio du XVll sièc. dans ses rap- 
r-ifU avec l'Europe occidentale.- Paris, 1855, pag. 133. 

[%) Gourdon de Genouillac. Nobiliaire d<i départe- 
Q3f!D( des Bouches'du-Rhòne. Pag. 194. 

(3) Grandmaison. Dictionnaire héraldiqua. 

(i) La Colombière. Science heroiquo. Cap, 7, — 
Pietrasanta. Te^serae gentilitiae, cap. 20. 

f 5) L'Araldo overo dell' Arme delle Famiglie, pag. 48. 

(6) L* arte del Blasone, alla parola Capo. 



baci quanto quella del Ginanni farebbero sup- 
porre non troppa modestia nelPautore dell'ar- 
ma, per cui ci sia permesso di dubitarne. 

Il capo è tra le figure araldiche più co- 
muni: in Frància son ben poche le arme 
che ne siano prive e vi si vedono capi cari- 
cati per lo pid da tre figure, come tre stel- 
le, tre rose, tre rocchi, tre bisanti, o due 
stelle e un crescente, due rose e un cuore, 
due crescenti e un sole, ecc. Frequentissimi 
poi sono nel blasone francese il capo di ros- 
so d'azzurro, a tre stelle d*oro, o d'argento, 
per non parlare del capo di Francia pel quale 
vedi più sotto. Nel Delfinato si trova un nu- 
mero sorprendente di stemmi col capo, forse 
imitazione di quello dei Poitiers di Saint-Val- 
lier (l)- Sono molto comuni i capi anche in 
Italia, in Inghilterra, ed altrove. 

Il capo va soggetto a moltissime modifi- 
cazioni ed attributi, e si dice hroccante o at-^ 
traversante quando nasconde una parte del- 
le figure che caricano il fondo dello scudo, 
caso rarissimo. 

Rispetto alla forma può essere semplice 
(questo attributo non si blasona), inchiavato, 
nebuloso^ contramerlato , dentato, centrato^ 
ritondato, spinato^ merlettato^ scanalato, in- 
nestato, ecc. per le quali voci vedi più sot- 
to. Quanto alle figure o alle partizioni cui 
va soggetto, si distingue in semipartito, in- 
terzato in palo, bandato, burellato, inquar^ 
tato, losangato, palato, bordato, scaccolo, ca- 
priolato, cancellato e, vestito, fiancheggiato, 
mantellato, caricato, attraversato, ed altri. 
Riguardo ai colori il capo può essere di qua- 
lunque smalto, d' oro, d* argento, di rosso, 
d' azzurro, di nero, di vajo, d* armellino, va- 
jato, cucito, diaprato, ecc. 

Ytntimiglia (Piemonte e Provenza). -^ Di rosso, al 
capo d* oro. 

Monferrato (Ducato di). ^ D' argento, al capo di' 

rotto . 

CUrmont (Lorena). — Di rosso, al capo d' argtrUo, 
Salusso f Marchesato di). — D'argento, al capo (T az- 
zurro. 

La Fertè, Chauderon fNlvernese). — D'oro, al capo 
di nero. 

Montgatcon lAlvernia) — Di rosso, al capo di vaJo, 

Selle t (Fiandra). — Di rosso, al capo d* armellino, 

Lyon (Città della Francia). — Di rosso, al leone 

d'argento, tenente nella deatra una spada dello stesso; 

al capo cucito di Francia. 

Agazzarri (Siena). — Di rosso, alla croce ricrooiata 
a doppio d' argento; ai capo d' oro, temipartito d' az- 
zurro, caricato dall' aquila bicipite spiegata dell* uno 
all' altro, e coronata dell' uno nell' altro. 

Air (Città di Provenza). — D'oro, a quattro pali di 
rosso; al capo interzato in palo: nel 1.^ di Gerusalem- 
me; nel %}^ di Francia antica, al lambello di rosso; nel 
3.'^ di Francia, alla bordura di ro8.so. 

Brunt (Fiandra). — Di verde, a nove plinti d' oro 
4, 3 e S; al capo burellato di nero e d'argento. 

(1) Mén^strier.Le veritable art du Bluoo. Pag. VJ9, 



GAP 



- 148 



GAP 



Mannert (Inghilterra). -- D*oro, a due fascle d'az- 
zurro; al capo inqwtrlato d'argento o di rosso; ii pri- 
mo quarto caricato di due gigli d'oro, il secondo d'un 
leone passante dello stesso. 

Antinori (Firenze e Napoli). — ^ D'oro, al capo lo- 
tangato d'azzurro e del campo. 

Keith (Scozia e Prussia). — D'argento; al capo pa- 
lato d* oro e di rosso. 

Boesozel (Delfinatoj. — - D'oro, al capo tcaccato d'ar- 
gento e d' azzurro di due file. 

Quintin ^Bretagna). — D'argento, al capo di rosso, 
caricato d* un lambello d' oro. 

BeauvaiM (Isola di Francia). — D' oro, al capo di 
nero, caricato d' una fascia increspata d' argento. 

Beerman (Paesi Bassi j. — Di verde, al capo d* ar- 
gento, caricato da tre pali di rosso. 

Cizaletti (Piemonte). — D* argento, al castello di 
rosso ; col capo cucito d' oro, caricato di tre bande di 
nero. 

1/ Avout tT Kckmuhl (Borgogna) — D' oro, a due 
leoni leoparditl e addossati di rosso, l' uno posto al 
primo cantone, 1' altro al quarto, tenente ciascuno una 
lancia polacca; alla bordura composta d'oro e di rosso 
e al capo di rosso, ieminato di stelle d* argento, at- 
traver tante sulla bordura. 

Bellvtr (Catalogna). — Di rosso, al leone d'oro; al 
capo cucilo del campo, inchiavato di due pezzi a de- 
stra del secondo. 

Aymerich (Catalogna). — D' argento, a 4 pali d'az- 
zurro; al capo cucilo d'oro, caricato di 4 pali di rosso, 
e fiancalo d' argento, ogni fianco caricato d' un' aquila 
nera e coronata d* oro. 

Engelgrave (Brabante). — D'argento, alla biscia at- 
tortigliata in palo al naturale, coronata d' oro; al capo 
di rosso, caricato d' un giglio fra due losanghe del 
campo. 

Prèaux (Guadalupaj. — D' argento, al capo di nero, 
con un leone di rosso, coronato, lampassato e armato 
d' oro, attraversante sul tutto. 

Courlen fSvozia). — D'azzurro, seminato di corone 
d' oro, allo scudetto di nero, caricato d' an leone leo- 
pardito d'argento; al capo dello scudo (1) del secondo 
caricato do un crescente di rosso. 

Bateeon (Inghilterra e Irlanda). — D'argento, a tre 
somivoli sinistri di nero; al capo di rosso, caricato 
d'un leone passante d'oro. 

Palmeri {Sicilia). — Cinque punti d'argento, equi- 
pollenti a quattro d'azzurro; al capo di rosso. 

Piaggia (Sicilia). — Fasciato d' oro e d'azzurro; al 
capo di rosso, caricato di tre bisanti d' oro. 

Capo abbassato [fr. Chef abaissé]. — È 
quello che viene sottoposto ad un altro capo, 
il quale è ordinariamente un capo di padro- 
nanza, mentre il primo apparteneva già alla 
famiglia. £ comune in Italia. 

Ginanni (I\avenna). — Trinciato d' oro e di rosso, 

alla cotissa d' azzurro, caricata da tre stelle d'oro, at- 
traversante sul tutto; al capo d'azzurro, caricato d'un 
drago reciso d'oro, e abbassato sotto il capo dell'Impero. 
Capo-banda [fr. Chef-bande]. — Pezza 
composta di un capo e di una banda d' uno 

(1) Spesso si dice capo dello scudo quello che si 
potrebbe confondere col capo d' uno scudetto o d' una 
partizione. 



stesso smalto unito e senza linea di divisio- 
ne. Figura rarissima. 

Capo-capriolo [fr. Chef-chevron; ted. Bau- 
pt'Sparre]. — Pezza composta, consistente in 
un capo che dal suo centro si divide in due 
bracci divergenti V uno sino all'angolo infe- 
riore destro, V altro sino airangolo inferiore 
sinistro. In una parola è il capo e il capriolo 
congiunti senza linea di divisione e d*un solo 
smalto. Si trova qualche volta in Germania. 

Wolffsthal ^Germaniaj. — Di nero, al capo-capriolo 
d' argento. 

Capo centrato [fr. Chef centré], — Capo 
ritondato e incavato. 

Capo centrato sostenuto [fr. Chef cintré 
soutefku], — Lo stesso, ma posto sopra una 
divisa o una riga di diverso smalto. 

Boschi fltalia). — D'argento, a-tre cipressi di ver- 
de, terrazzati dello stesso; al capo eentrato d'azzurro. 
sottenuto d' oro, e caricato da tre gigli dello stesso. 

Capo contramerlato [fr. Chef bastillé; 
ing. Chief bastillée]. — Capo munito di merli 
di muro nella parte inferiore. 

Calbome (Gran Bretagna). — D'argento, al capriolo 
di nero, caricato di tre stelle d* argento, e accompa- 
gnato da tre corni da caccia legati del secondo, SI la 
capo e 1 in punta; al capo cotitr^mierkno di rosso, ca- 
ricato d'una quintana fra due corone murali d'argento. 

Capo d'Angiò [fr. Chef d'Anjùu]. -— Capo 
di concessione, che si descrive d*a:rzurro, a 
tre gigli d*oro, divisi dal lambello a quattro 
pendenti di rosso. E distintivo in Italia di 
parte guelfa, e si trova facilmente nelle ar- 
me toscane e di Romagna. 

Prato (Città di Toscanaj. — Di rosso, seminato di 
gigli d' oro; al capo d' Angiò. 

Fofcarari (Bologna). — Scaccato d'oro e di rosso; 
al capo d' Angiò. 

Griffoni (Bologna). — Di nero, al grifo d'oro, attra- 
versato dalla banda di rosso, al capo d' Angiò, 

Capo d' Angiò-Sicilia [fr. Chef d' Anjou- 
Sicile]. — Arma degli Angioini che domina- 
rono nelle due Sicilie. È d* ajizurro, semi- 
nato di gigli d'oro^ al lambello a quattro pen- 
denti di rosso in capo. E distintivo di parte 
guelfa, e dicesi anche capo di Napoli. 

Capo d' Aragona [fr. Chef df* Aragon; sp. 
Cabo d* Aragon], — Capo di concessione co- 
mune nella Catalogna e nell* Aragona, e di 
cui si trova qualche esempio anche nella Lin- 
guadoca e nella Provenza, e consiste in un 
campo d'oro, caricato di quattro pali di rosso. 

Bofill (Catalogna^. — D'azzurro all'agnello pasquale 
d' argento, la testa rivolta, colla banderuola d'argento 
alla croce di rosso, fustata d' oro; al capo d'Aragona. 

Capo della Religione [fr. Chef de V Or- 
dre], — Dicesi del capo dell' ordine religioso 
e cavalleresco di S. (}iovanni di Gerusalem- 
me, posto nell'arma d' un cavaliere deir or- 
dine stesso. 

Capo dell' Impero | fr. Chef de V Empire; 
ted. SchildesSaupt des Kaisersthums]. — 
Questo capo di concessione, che fu introdotto 
in Italia sotto Barbarossa, e che sempre con- 
trassegnò la fazione dei Ghibellini, è d' ero, 



GAP. 



- 149- 



CAP 



caricato dell' aquila bicipite spiegata di nero, 
memhrata^ imbeccata e coronata d* oro. In 
altre armi l^aquila è semplice, e sovente colle 
appendici e la corond nera come il corpo, 
ma in questo caso conviene blasonarla. Un 
settimo forse delle arme italiane portano il 
capo dell' Impero. 

Pantaltoni (Imola). — D* azzarro, al leone d* oro 
uscente dalla punta, sormontato da tre gigli dello 
stesso, diTisi dal lambello a quattro pendenti di rosso, 
e il capo délV Impero. 

Catti fltavenna). — Scaceato di nero e d* argento; 
al capo dilVlmpero^ sostenuto della divisa di rosso, ca- 
ricata da duo merlotti d' argento. 

Bdliqarde (Fiandra). — D' azzurro, alla campana 
d'argento, battagliata di nero, e il capo dell* Impero. 

Capo dentato [fr. Chef denché]. — Capo 
mniìito di denti di sega nella linea di divi- 
sione. 

Caccianuerri (Siena). — D'azzurro, al bisante d'oro 
• al capo dentalo dello stesso. 

Capo di conceisione [fr. Cìtef de conees- 
Sion], — Capo conceduto da qualche sovrano 
anclie da cittd, e può essere deW Impero^ 
di Francia^ di Savoja^ di Fiinenze^ d^Àrago- 
«a, d* Angiò^ di Svevia^ ecc. 

Capo di Firenie. — É d'argento, caricato 
dtl giglio aperto e bottonato di rosso. È con. 
cessione di qnella repubblica a qualche mu* 
Bieipio e famiglia toscana. 

Ugnaja (Comune di Toscana). — D*oro, al gallo al 
natarale, crestato e barbato di rosso, sinistrato d* un 
albero al naturale, movente da un terrazzo di verde; 
il capo di Firenze. 

Capo di Francia [fr. Chef de France]. — 
D' aijurro, caricato di tre gigli d'oro, ordi- 
fiati in fascia; è distintivo in Italia di parte 
guelfa. E comunissimo nelle arme francesi, 
ssgnatamente delle città e provincie. É falso 
quel che asserisce il Grandmaison che ca^ 
pò di Francia cioè si dica solamente quello 
che ha i tre gigli disposti 2 e^l; perocché 
nel capo si collocano ordinate le figure, an- 
che se suir arma primitiva non si trovassero 
in questa posizione. 

spada (Roma, Bologna e Faenza^. — Di rosso, a tre 
apade d* argento, goerolte d' oro, poste V una sull'al- 
tra ia banda, le punte in glb; al capo onclto di franca. 

Toxzoni (Imola). — Di rosso, al cervo saliente d'ar- 
gento, ramifero di 8 pezzi; al capo cucito di Francia. 

Grléant (Città di Francia). — Di rosso, a tre ter- 
zifoglie d' argento, al capo cucito di' Francia. 

Biàtre (Citti di Francia). — D' argento, a tre fa- 
scia di rosso, al capo di Francia. 

Capo di Francia antica [fr. Chef seme 
de France]. — D' ajtJturro^ seminato di gi- 
gli cT oro^ siccome era V antica arma dei re 
di Francia. 

Part'^t (Capitale della Francia). — Di rosso, alla nave 
d'argento, vogante sopra un fiume dello stesso, al capo 
CDCtto di Francia antica. 

Capo di Gemsalemme [fr. Chef de Jeru- 
salem]. — D' argento^ caricato d' una croce 
potenjfiata e ripotenziata d' oro^ e accanto^ 



nata da quattro crocette dello stesso. Questo 
capo è rarissimo ed indica quasi sempre, o 
r origine della famiglia dei sovrani di Ter- 
rasanta, o pretensioni su quella corona. 

Bourbon-Buetet (Francia). — Di Bourbon, al capo 
di Geruialemnu. 

Capo di Malta [fr. Chef de Malte]. — A 
questo, che d di roiso^ alla croce biforcata 
d' argento^ hanno diritto le famiglie che eb« 
bero commende neirordine di S. Giovanni di 
Gerusalemme. Alcuni pongono erroneamente 
la croce piena, ciò che fa confondere questo 
col capo di Savoja. 

Montolieu (Marsiglia). — Fasciato d'oro e d'azzurro; 
al capo di Malta. 

Capo di Napoli [fr. Chef de Naples]. — 
V. Capo d' Angiò'Sicilia. 

Capo di padronansa [fr. Chef de prote- 
ction], — Si dicono capi di padronanza o 
di protezione quelli armeggiati delle insegne 
delle famiglie, città o istituzioni che hanno 
qualche diritto sul portatore dell'arma. In tal 
modo molti cardinali pongono in capo il bla- 
sone dei papa, e i cavalieri di qualche ordine 
religioso e militare 1' arma della religione 
cui sono ascritti. Se gid nello stemma vi fosse 
un capo, questo si abbassa sotto il capo di 
padronanza. 

Capo di proteBione. — V. Capo di pa^ 
dronanza. 

Capo di S. Stefano. *- Capo d' argento, 
alla croce biforcata di rosso, portato dai ca- 
valieri deirOrdine di S. Stefano di Toscana. 

SanmintatelU Zab»reUa (Pisa). — Partito.- nel iP 
d' azzurro, al monte di sei cime d* oro, cimato di due 
rami di palma di verde, e sormontato da una atella 
d* 8 raggi del secondo; al capo di S. Stifano; nel 1® 
d' oro, ali' aquila bicipite spiegata di nsro, coronata in 
ambo le teste del campo, membrata, imlieccata e lio^ 
guata di rosso, e caricata nel petto d* uno scado sao- 
nitico inquartato: nel 1.^ e iP d* azzurro, alla banda 
di roaso, bendata d' oro, caricata di tre stelle, e ac- 
compagnata di quattro, due In capo e due in punta, e- 
gualmente d' oro; nel 2.^ partito d* oro e d' azzurro, 
ali' aquila bicipite spiegata e partita di roaso sai pri- 
mo, e d* argento sul secondo; nel 3.^ d* oro, al leone 
di verde, lampassato e armato di rosso, tenente colla 
destra una crocetta dello stesso, e accompagnato nel 
S.^ cantone d* una rosa dì rosso; al capo di Francia. Lo 
scudetto sormontato dal capo di rosso, caricato d* una 
crocetta patente d' argento, e del molto S. P. Q. R. 
d' oro. 

Capo di SaTOja [fr. Chef de Savoye]. — 
Di rosso, alla croce piena d'argento, conces- 
sione dei Sabaudi a famiglie italiane, o posto 
da qualche municipio nel proprio blasone co- 
me capo di padronanza. 

S. Gaudeniio (Comune di Toscana) . — Interzato in 
palo di verde; d* argento, al giglio di Firenze di ros- 
so; e di rosso, col capo di Savoja. 

Capo di Sicilia [fr. Chef de Sicile]. — É 
inquartato in croce di S. Andrea: nel 1.^ e 
4.^ di Svevia, nel 2.o e 3.^ d' Aragona. É 
molto raro. 



l 



GAP 



^160 — 



CAP 



Capo di Svezia f fr. Chef de Souabe]. — 
D' argento, ali* aquila spiegata e coronata di 
nero, concessione dei principi Syeyi nelle 
Due Sicilie. 

Di CrollcUanza (Lombardia, Marche e Sicilia). — 
Spaccato: nel 1.^d*oro, ol leone leopardito di rosso, 
tenente una lancia d'argento, fustata al naturale; nel 2.^ 
d'argento, a tre fascie ondate di rosso; il tutto abbas- 
sato sotto il capo di Svevia. 

Gord<m€ (Sicilia). ^ 0' oro, alla croce biforcata di 
rosso, e il capo di Svevia, 

Capo inchiaTato [fr. Chef emmanché]. — 
Capo indentato a lunghi denti aguzzi cbe 
B* innestano col campo. 

Negri (Napoli). — D'argento, a tre gigli d'azzurro; 
al capo inchiavato di rosso. 

Robiano (BelgioJ. — D' argento, al capo inghiavato 
d' azzurro, di % pezzi e doe mezzi, caricato di tre gi- 
gli d' oro. 

Capo netaloso [fr. Chef neìmU], — Si 
troTa qualche Tolta in Germania. 

Ralzenried ('Svevia). — Inquartato; nel l.o e i.° di 
nero, a tre levrieri correnti l'uno sulfaUro d' argen- 
to; nel 2.0 e 3.® d'argento alla luna piena, circondata 
di nubi d* azzurro; al capo nebuloto dello stesso. 

Capo obliquo [fr. Chef oblique; ted. Schrdg- 
haupt], — - Pezza che appartiene quasi esclu- 
sivamente al blasone tedesco, ed è formata 
da una linea che partendo dal centro del Iato 
superiore, pone capo Tersola metà circa d'uno 
dei fianchi dello scudo. Quindi se Ta al fianco 
destro <Uce8Ì capo obliquo destro^ e sinistro 
se Tolge al fianco contrario. Si considera co- 
me un capo spostato e portatosi più Terso un 
lato che Terso V altro; forma la figura d' un 
triangolo isoscele, aTente il Tertice neiruno 
nell'altro degli angoli superiori dello scudo 
e la base costituita dalla suddetta linea. 

Capo obliquo destro [ted. Rechle-Schrag- 
haupt], — V. Capo obliquo. 

Capo obliquo gigliato [ted. Clefe-Schrag- 
haupt]; 

Capo obliquo gradinato [ted. Stufi gè Schrcìg- 
haupt] ; 

Capo obliquo indentato [ted. Zachige 
Schrdghaupt]; 

Capo obliquo merlato [ted. Zinnen-Uchràg- 
haupt], — Tutti questi sono modificazioni e 
alterazioni rarissime del capo obliquo» 

Capo obliquo sinistro [ted. Linhe-Schrdg- 
haupt], — V. Capo obliquo.- 

Capo-palo [fr. Chef''pal;tQà. Platt-Kreutz], 
— Figura composta dal capo e dal palo con- 
giunti, dello stesso smalto, nò separati da al- 
cuna linea, in modo da formare un "f * 

Marchesi ^Forll). — D* oro, al capo-palo d'azzurro, 
caricato da sette stelle d' oro, tre sul capo e quattro 
sul palo. 

Capo ritondato [fr. Chef arrondi]. — É 
il contrario del capo centrato. 

Bonelli Roma). — Partito d'uno, spaccato di due: 
nel 1.0 e 6.^ di rosso, a tre bande d'oro; nel 2. ' e 3.^ 
d* argento, al bue di rosso; nel 4° e 6.^ bandaio d'oro 
d' azzurro, d' 8 pezzi; il capo dello scudo ritondato 



di rosso, col gonfalone e le chiavi pontificie d' oro. 

Capo-sbarra [fr. Chef-barre; ted. Riemcn- 
Haupt]\. — Capo congiunto con una sbarra 
senza linea dividente e d'un solo smalto, in 
modo da formare un "J. Si trova neir aral- 
dica alemanna. 

Wisbecken (Germania). — D argento, al capo-tbarra 
di rosso. 

* Capo sormontato [fr. Chef somme]. — 
Capo sormontato di smalto dÌTerso nella terza 
sua parte, a detta del P. Filiberto Monet. Ma 
il Món òstri er, il Pietrasanta ed il Ginanni 
provano chiaramente non essere che una 
trangla sostenente un capo, il quale dicesi 
sostenuto. 

Capo sostenuto [fr. Chef soutenu]. — 
Capo posto sopra una trangla, o come altri 
Togliono sopra una riga, o sopra una divisa 
di smalto diTerso. 

Savelli (Roma). — Bandato d'oro e di rosso, al capo 
d'argento, ioilenuto d'azzurro, e caricato di due leoni 
affrontati e contra rampanti del secondo, tenenti una 
rosa d' oro, gambuta e fogliata di verde. 

Capo spinato [fr. Chef engrelé; ing. Chief 
engrelée], — Si troTa qualche Tolta in In- 
ghilterra. 

Cowper (Inghilterra). — D' argento, a tre uccelli 
di rosso; al capo spinato dello stesso, caricato di tro 
anelletti d' oro. 

Capo tigliato [ted. Lindenhaupt]. — Mo- 
dificazione dal capo, reperibile appo i Tede- 
schi, che si modella a foglia di tiglio nella 
sua linea inferiore. 

Capo trifogliato [ted. Klee-ffdupt]. — 
Capo foggiato a trifoglio roTesciato. E raro 
anche in Germania. 

CAPOCACCIA [sp. Monterò mayor], — Gen- 
tiluomo direttore delle caccie reali, ma sog- 
getto al Qran Cacciatore nella Spagna. 

* CAPO PARTITO (Aquila dal), — V. Aquila 
bicipite. 

** CAPPA. — Dicesi da alcuno per Cap- 
pato. V-q-n. 

** CAPPA ROVESCIA. — Voce usata dal 
Cartari per Calzato. V-q-n. 

CAPPATO [fr. Chapé; ing. Copée; sip. Ca- 
pado]. — Dicesi dello scudo diviso da due 
linee curve che dal centro del lato superiore 
8* allargano sino alia metà dei fianchi a me' 
di cappa o d' ali di farfalla, costituendo due 
smalti, uno pel campo posto fra le due cur- 
ve, r altro per i due spazi compresi fra le 
curve e gli angoli superiori. Non è da con- 
fondersi col mantellato, in cui le linee si 
prolungano sino agli angoli della punta. Di- 
cesi che il cappato rappresenti V abito dei 
Carmelitani e dei Padri Predicatori, sulle 
arme de* quali si osserva questa figura. Ma 
non potrebbe piuttosto rappresentare la tenda 
del guerriero e il padiglione dei principi? — 
Si usa spesso in Germania ed in Ispagna. 

Euraspurg (Baviera). — D' azzurro, cappato d' ar- 
gento; al capo di rosso. 



GAP 



- 151 — 



GAP 



Themar (Sveviaj. — Di rosso, cappato d'oro, a tre 
rose deir uno nell' altro. 

StUlfried (Prussia). — Trinciato d' oro e di nero; 
cappato d' azzurro, a due rami di cervo d* argento. 

Cappato aliato [fr. Chapé-haussé]. — É 
la stessa figura del cappato, ma in questa le 
linee cnrre non giungono nemmeno al cen- 
tro dei fianchi dello scudo. 

Enriques (Spagna). — Di rosso, al leone coronato 
d'oro-, cappato-^sato dello stesso, a due torri d* ar- 
geoto. 

Cappato merlato [fr. Chapé crenelél. — • 
Ne porta esempio il Golombière nel suo Ré^ 
cueil de plusieurs pièees. 

GAPPATO-GALZATO [fr. Chapé-chaussé]. 
- V. Vestito. 

• CAPPEGGIATO. — Voce usata dal Car- 
tari per Cappato, V-q-n. 

CAPPELLANO MAGGIORE. — Gapo della 
Cappella del Palazzo dei re di Napoli e Uffi- 
ciale della Real Gasa. Egli ayea giurisdizione 
Beli* oratorio regio, sopra tutti i cappellani 
regi dello stato, e sopra i cantori della Cap- 
pella (1). Nella casa reale di Sicilia sotto i 
Normanni era chiamato Cappellano del re. l 
primi re Angioini sino a Ladislao lo appel- 
larono Maestro della Regia Cappella, o Mae^ 
Siro della Sacra Cappella e anche Protocap^ 
petlano. lì Cappellano Maggiore ebbe molta 
autorità specialmente sotto il regno di Car- 
lo II, ed era esente dalle decime ed altre 
imposizioni ecclesiastiche. Sotto gli Austriaci 
ebbe anche la presidenza de* regi studi, e la 
giurisdizione sopra i musici della Cappella 
Regia {2^. 

«« CAPPELLETTI DI VAJO. — Nome dato 
da pochi ai yaj per la loro forma. 

CAPPELUMA [fr. Cappeline]. —• Lambre- 
quini usati anticamente in Francia e foggiati 
a cappa con stofife unite e senza frastagli. Si 
osserva una cappellina armeggiata nelPantico 
blasone dei conti di Champagne. Da essa de- 
rivò il detto francese homme de cappeline^ 
nomo risoluto al combattere (3). 

** CAPPELLINI DI FERRO [ted. Eisenhùt- 
lein], — Nome che^ i Tedeschi danno al Tajo 
per la sua forma. E da schivarsi. 

CAPPELLO. — I cappelli soglionsi per lo 
pid rappresentare cordonati di smalto diverso 
e sono comunissimi quelli di smalto nero. 

Cappello (Venezia). — Spaccato d' argento, e d'az- 
zurro, al eappello antico dell' uno ali* altro, cordonato 
di rosso. 

Grmitr fFranca Contea). — D^argento, a tre eap- 
ptlh air antica di nero. 

CAPPELLO — L*elmo nelle armi dei cardi- 
nali, vescovi e prelati è sostituito dal cap- 
pello che varia a seconda del grado. Il cap- 
pello ecclesiastico si pone volante sopra lo 
scado, coi cordoni scendenti lateralmente ai 

(1) Giaooooe. Dell* istoria civile del regno di Na- 
poli. Lìb. XXX, cap. III. 

[il Gianoonc. C^. cit. Lib. XXI, cap. VI. 

'3) Vénéstrier. Le veriiabie artdu Blason. pag. 37^73. 



fianchi di esso. Raramente si trova come figura 
nel corpo deir arma. 

Baudricourt (Lorena). — D* oro, all'aquila bicipite 
spiegata di nero, caricata d' uno acudetto d' argento, 
sovraccaricato d* un cappello cardinalizio di rosso, al 
capo di Francia. 

Dobeneck (Sassonia) — D' argento, al cappello da 
cardinale di rosso. 

Cappello d^abate. — Gli abati portano un 
cappello nero, da cui scendono due cordoni, 
che si dividono da ciascun lato in un nodo e 
tre fiocchi, disposti l e 2. In Francia ciò d 
poco in uso (1). 

Cappello da arcivescovo. — É verde, coi 
cordoni a due nodi, e 10 fiocchi per parte, 
disposti 1, 2, 3, 4. Questo cappello cominciò 
ad usarsi nel secolo decimosesto. Qualche au- 
tore pretese che i cordoni dovessero essere 
intrecciati d' oro, ma ciò fu praticato da po- 
chi (2). Il Ménéstrier dà 13 fiocchi agli arci- 
vescovi, disposti 1, 2, 3, 3 e 4. 

Cappello da cardinale. — É rosso, guar- 
nito di due lunghi cordoni che s' intrecciano 
con tre nodi ed hanno cinque file di fiocchi 
da ciascuna parte, in quest' ordine 1, 2, 3, 
4 e 5 (15 fiocchi da ciascun lato), e formanti 
dei vuoti in forma di losanga. Ma anticamente 
si usava in modi differenti. I cardinali Mat* 
teo e Latino Orsini nei loro depositi nella 
chiesa della Minerva banno fra due scudi di 
famiglia un altro scudo con entrovi il cap- 
pello. Lo stesso ebbe il card. Riccardo Pe- 
troni, che mori nel 1313. Si usavano dappri- 
ma alti e di poca falda, spesso con due soli 
fiocchi per lato, come si vede in Roma nelle 
tombe de' cardinali Marino Bulcani , Pietro 
Morosini e Francesco Uguccioli in S. Maria 
Nuova; di Raimondo May rosi in S. Prassede; 
d' Anglico Grisac noli* aitar maggiore Late- 
ranense; e cU Rinaldo Brancaccio nella chiesa 
di S. Angelo da lui eretta in Napoli. Anzi nel 
deposito sopraddetto dei cardinali Matteo e 
Latino Orsini, un fiocco solo unisce i due cor- 
doni sotto lo scudo. Il card. Bonito ha sul- 
r arma della sua tomba in S. Francesco a 
Rimini un cappello con cordoni senza fiocchi 
affatto. Finalmente il card. Astorgio Agnensi 
nel suo sarcofaco del Chiostro della Minerva 
a Roma ha il cappello con 12 fiocchi per lato, 
disposti 1, 1, 2, 2, 3 e 3. In certer pitture si 
osservano fin 20 fiocchi, ma ciò può nascere 
forse dair ignoranza degli artisti. — Inno- 
cenzo IV genovese di casa Fiaschi fu il pri- 
mo ad introdurre il costume dei cappelli car- 
dinalizi nelle cerimonie di Roma, nell* anno 
1252. < Eodem anno statuit Papa ut Cardi- 
neles Capei lis Rubeis uterentur (3) >. Ma que- 
sti cappelli non apparvero sulle armi se non 
dopo Tanno 1300. In Francia quest* uso prese 
voga circa il 1500. Innocenzo X proibì con 

(^) Playne. Arr. hóraldique. Pag. 169. 
{% Playne. Op. cit. Pag. 167. 
(3) ChrooicoQ Trinetti aruT. Acherlum Spicil. Tom. 
Vili, pag. 596. 



GAP — 1 

bolla del Oannajo 1645 ai cardinali di porre 
le corone del loro titolo di famiglia unita- 
mente al cappello sopra lo acndo (I). 

Cappello da patriarca. — È aimila a quello 
da arciTaacOTO, 

Cappello da prelato della Cotte Roma- 
na. — E Rimile a quello da abate. 

Cappella da primate. — È simile a quello 
da arcivescoTo. 

Cappello da protonotaro apostolico. — 
È nero, ma coi fiocchi color lioletto in .mi- 
nerò di tre per parte. 

Cappello da toscoto. ~ È verde, con nn 
■olo nodo e tre ordini di fiocchi per lato, di- 
sposti 1, S e 3. V. Ag. 53. Ma non sempre I 



Fig. 03. 

vescori si contentarono di soli sei fiocchi, e 
spesso ne posero IO □ 15 come gli arcivescovi. 
Il Ménéstrier ne dd loro 11. 

Cappella nero. — È il cappello posto sulla 
■me dagli abati, protODOtari ed altri prelati 
della corte romana. 

Cappello rosso. — Cappello da cardinale. 

Cappello verde. — Cappello dei patriar- 
chi, primati, arcivescovi e vescovi. 

CAPPELLO DA CIHIEItO [ted. JTeljnhtti]. — 
Specie di barretta usata in ispecial modo per 
cimiero dai Tedeschi. La forma Al questi cap- 
pelli è varia. Anticamente aveano molta so. 
migiianza coi petasi dalle larghe tese e dal 
vei'tice arrotondato. Quindi si cangiarono in 
berretta acnminate in forma piramidale a mo' 
di pani di zucchero o di turcassi arrovesciati, 
con larga rivolta di differente colore — or- 
dinariamente d'armellino — e colla sommitd 
ornata di penne di struzzo o di pavone, di 
ooroncine, di nastri, di palle, di fiori, di ban- 
deruole, di sonaglini, d' alberetti, ecc. Quasi 
sempre essi riproducono le pezze, le parti- 
lioni a gli smalti dello scudo, come si può 
oseervare nel cimiero dell'arma di Sassonia) 

(I) Cirtsrl. Prodromo eeDtlUtlo. 



a— GAP 

e in quelli delle case di Seckandorff, di Salb- 
burg, di Ingenheim. di Zettwitz, di HasUng, 
di Murach, ecc. Sopra antichi stemmi del- 
l' Alsazia si veggono beiTetti a eresta borsi- 
forme e eoli' estremità munita di due ponte 
ricadenti, fregiata di nappe e piume (1). — 
L' origine di questa figura è facile trovarsi 
negli antichi berretti dei cavalieri. 

CAPPETTINA. — Lo stesso che Cappelli- 
na. V-q-n. 

CAPPUCCIO. — Figura blasonica rappre- 
sentante la copertura di cuojo che si pone 
agli nccelli da preda per addomesticarli ed 
impiagarli quindi alla caccia dei volatili. Pub 
essere emblema dì diritto di caccia o della 
carica di falconiere, e trovasi qualche volta 
legato di diverso smalto. 

Fumtl d( tCamaul {FiaadrsJ. — D'argenti), B tre 
cafpiàcci da falcimi di roiio. 

CAPPUCCIO DI MAGLIA [fr. Camailì. - 
Armatura difensiva dei Francesi net medio 
evo, consistente in nn capperuccio contesto 
di sottilÌB3Ìme maglie di ferro, e che si pO' 
neva eopravvia all' elmo (S). 

CAPRA. — La capra ara presso gli Egizi 
geroglifico di bnon udito, e i Oreci la con- 
sacrarono a Bacco percbà credevano che le 
sue corna fossero molto efficaci ad ingrassare 
le viti. Fa anche simbolo di sobrietà e nelle 
Sacre Carte di contemplazione (3). In aral- 
dica fu presa per emblema di onorata fatica 
diligenza, e, posta nella arme municipali 
di luoghi alpestri e poco accessibili. Nelle 
imprese la capra figura animo benigno ed 
amante di pace, e vìrtd persistente, perchè 
non si stanca di salire le alte vetta (4). 

Si rappresenta nell' arme passante, bru- 
canle, cornata, unghiata, saliente, barbata, 
ecc. Qualche volta si vede la sola ina testa 
D le zampe. 

Cairnu (GaUItgDS). -~ D'argento, alla copra jiai- 
lonlc di roiso, unglàMa d' oro; alta bordura composta 
di maaa e del campo. 

Capra (Itemagns). — Di rosso, alla cafra lalitnti 
d' argento, camola e unghiata i' oro. 

Chicirt (Bretagna;. — D' argenlo, a tre leili dt 
capra iirappait di nera, separato da tre caprioli bri' 
sali dello stasio. S [a capo e ) !□ punti. 

Kfrynz (Fiandn). — DI nero, il cgprlalo, accom- 
pagnato io capo d'uà ramo di quercia e da eoa stella, 
e ID puala da udì tampa di capra, il tutto d'oro. 

CAPRIFICO. — La pianta di caprifico, rara 
nella arme, ma molto usata nelle impresa, è 
emblema di continenza perchè si credeva che 
legata al collo del toro avesse la virtù di 
frenarne la ferocia, e la lascivia. Anche pres- 
so i Romani rappresantava pudicizia (5). 

CAPRIOLATO [fr. Chéwonné; ing. Che- 

(1) Sackes. Kalccblimus der Heraldik. 
(i) GiambatUati di Croilalaaza. Storia mllllare di 
Francia. Voi. Il, pag. SIS. 

(3) Capaccio. Trattato della Impreae. lib. Il, pag. 70. 

(4) Plcinelli. Mondo simbolico ampliato. Lib. V, 
cep. XII. 

(5) Capaccio. Opira n'iula. Lib. Il.pag. I3S. 



CAP 



-- 153 — 



CA^ 



trony; oL Geheperd], — Convenevole parti- 
zione che consiste in un campo — scado o 
pezza — coperto interamente di caprioli di 
dae smalti alternati. Il capriolato è composto 
di sei caprioli» ma lo può essere altresì di 4, 
di 8; in questi due casi però conviene bla- 
sonare il numero dei pezzi. Vi sono jpa/t, 
bande ed altre pezze capriolate. Quando lo 
scudo è coperto di 10 o 12 pezzi prende il 
nome di scaglione ttato, o composto di scaglio- 
netti, diminuzione del capriolo. Il capriolato 
non è molto comune nel blasone. 

Àffry (Svizzera). — Capriolato d'argento e di aero- 
Moniomé (Spagna). — Capriolato d* oro e di rea- 
80, di 4 pozzi. 

Chamaiilard dt Beaumont (Francia). — Capriolato 
d* oro e di rosso, di 8 pezzi. 

Capriolato riversato [fr. Chevronné ren^ 
verse], — In questo i vertici dei caprioli sono 
rivolti alla punta dello scudo, ma ò caso molto 
raro. 

4. CAPRIOLO [fr. Chevron; ol. Keper; ing. 
Chevron; ted. Sparre, Giebel; sp. Caballete], 
— Pezza onorevole di primo ordine, formata 
dalla sbarra e dalla banda moventi dagli an~ 

goii inferiori e riunite 
nel punto d' onore. Cia- 
scun braccio ha due parti 
delle sette di larghezza 
dello scudo, quando il ca- 
priolo non è accompa- 
gnato da altro. V. tìg. 54. 
Il capriolo è quasi sem- 
pre la pozza principale 
nello scudo; vi sono però 
dei casi in cui carica al- 
tre pezze onorevoli. Quan- 
do vi sono più caprioli 
in uno scudo, devono essere posti V uno aul- 
r altro, a distanze uguali alla loro larghez- 
za. I caprioli che caricano le pezze onore- 
voli, corno un capo o una fascia, devono oc- 
CQpare tutta la loro altezza; se caricano un 
palo, tutta la sua larghezza. Quando vi sono 
pili di 4 caprioli, essi «-si chiamano scaglio^ 
netti. Un capriolo diminuito che non ha che 
il quarto della larghezza ordinaria dicesi 
estajef o itaUanamente scaglionetto, 

Suirorigine di questa pezza tutti gli aral- 
disti hanno scritto, e le loro opinioni sono 
Tarie. I più sono col Qinanni (1) e col Bom- 
baci (2) che vogliono rappresenti un' arma- 
tara da sostenere i tetti delle chiese, e per- 
ciò simboleggiare nobiltà antica e pronta a 
difendere e sostenere la Chiesa. 

Altri vi vedono dei pezzi di steccato da 
torneo (3); altri lo sperone dei cavalieri. Que- 
8t' ultima opinione fu molto combattuta sotto 
il pretesto che si vedono nelle arme anche 
speroni naturali. Ma il capo non fu detto 

fi) Arte del Blasone, alla voce Capriolo. 
(^) L'Araldo ovvero dell'Arme delle famiglie, pag. 51 . 
(3) Hénéstrier. Le ver ita bl e art du Biason, pag. 170. 
— Grandmaisoo. Dict. bóraldique. 




fig. 54. 



rappresentare una corona? eppure si veg- 
gono bene corone negli stemmi. La rosa 
si trova naturale ed araldica; cosi pure il 
giglio, il ciliegio selvatico (vepre), le mone- 
te, e tante altre figure. Perchè dunque il ca- 
priolo non potrebbe rappresentare uno spe- 
rone? — Altri scrittori asseriscono che il ca- 
priolo simboleggia il fondatore della famiglia 
che indica acutezza d' ingegno, per la sua 
forma, protezione, perchè protegge le volte, 
costanza, perchè resiste anni interi sotto il 
peso dei tetti, ecc. Alcuni moderni lo spie- 
gano anche una squadra o archipenzolo (l). 
Non si potrebbe supporre anche che fosse 
un vero cavalletto d* armi ossia un sostegno 
di' legname su cui gli antichi cavalieri po^ 
savano le armature loro e quelle dei caval- 
li? Fra tante opinioni cosi etorogenee, ci po- 
trebbe ben stare anche questa. Un autore 
francese non pretese ohe il capriolo figura lo 
stivale e che il cavaliere fu ferito nella gamba? 

Nomi dati al capriolo furono anche cavai" 
letto d*armej scaglione f squadra e archipen^ 
zolo. Non parlo dei vocaboli cavron^^ capro- 
ne, cevrone, chevrone, traheatura ed altri 
che sono da respingere interamente. — Il ca- 
priolo è una delle pezze più frequenti nel bla- 
sone. Le armi di Francia e d* Inghilterra ne 
sono piene; molte anche delle italiane e olan- 
desi. In Francia sono per lo più accompagna- 
te da tre figure, poste 2 in capo e una in 
punta fra i due bracci. Gli attributi del ca^ 
priolo sono innumerevoli. Noteremo i princi- 
pali: caricato^ attraversante, attraversato^ 
accompagnato, contrapotenziato, scaccato, bor- 
dato, addestrato, bandato, cotissato, spaccato, 
dieprato, inchiavato, cancellato, fusato, losan» 
gato, partito, sarchiato, sormontato, interza- 
to, inferriato, moscato, composto, rinserrato, 
ecc. Numerose anche le modificazioni che ve- 
dremo più sotto. 

Dojardo (Ferrara). — D'azzurro, al capriolo d'oro. 

Pighini (Imola). — Di rosso; al capriolo d'oro, ac' 
compagnato da tre crescenti montanti dello stesso. 

Settimo (Palermo). — D'argento, a tre caprioli di 
rosso. 

Grand de Hauteville (Svizzera^. — Di rosso, a duo 
caprioli d' oro, attraversati dal palo d'azzurro, carica- 
to d'un sole d'oro. 

Neufchdtel (Conti di). — D'azzurro, a tre pali d'ar- 
gento, caricati ciascuno di tre caprioli di nero. 

Oalluppi (Messina e Tropea). — D'azzurro, al ea- 
priolo d'oro, accompagnato da tre stelle dello stesso, 
Sei. 

Baffo (Tunisi). — D'azzurro, ai capriolo di rosso, 
accompagnato in capo da tre gigli d'oro male ordina- 
li, e in punta da un quarto giglio d'oro. 

Rouseeau de Scùnt-Philippe (Guyana Francese). — 
D'argento, al capriolo di verde; al capo d'azzurro, cari- 
cato di due spade d'oro, poste in croce di S. Andrea, 
le punte all'insù, e sormontate da un sole egualmente 
d'oro. 

(1) Passerini. Le armi dei MuDicipj Toscani, pag. 126. 



GAP 



-154 — 



GAP 



Escomait (Paesi BassiJ. — D'oro alla doppia cinta 
merlettata e contromerlettata df verde, con un capriolo 
di rosso, cUtravtncMte sul tutto. 

Tollénatre f Fiandra). — Di nero, alias di verde, a 
tre caprioli' scacccUi d'argento e di rosso di due file. 

Le Hardy (Francia). — D'azzurro, al capriolo di 
nero, contrapotenziato d'oro; al capo dello stesso, ca- 
ricato d'un leone passante di rosso. 

Metnildot (Normandia). -< D'azzurro, al capriolo 
d'oro, bordato di rosso, e accompagnato da tre crocet- 
te del secondo. 

Armellini (Milano). — D'oro, a tre caprioli di nero. 

Genoz fBresse). — D'azzurro, al capriolo compatto 
d'argento e di rosso. 

Coetaguti (Genova). — D'azzurro, a tre caprioli d'o- 
ro, accompagnati in capo da tre stelle d'oro, ordinate 
in fascia. 

Caetagnola (Genova). — D'azzurro, al capriolo fu- 
iato di rosso e d'argento, accompagntUo da tre stelle 
di sei raggi d'oro. ' 

Sempill (Scozia). — D'argento, al capriolo tcaocato 
di rosso e del campo, accompagnato da tre corni da 
caccia di nero, guerniti d'oro, legati del secondo. 

Kennedy d'Ailea (Scozia). — D'argento, al capriolo 
di rosso, accompagncUo da tre crocette ricrocettate e 
pieficcate di nero, S e 1 ; il tutto rinserrato in una dop- 
pia cinta infiorita e controfiorita del secondo. 

Carpentèr di Tyrconnel (Irlanda). — Palato d'argen- 
to e di rosso, al capriolo d'azzurro, caricato di tre cro- 
cette rlcrociate d'oro, attraver tante sul tutto. 

Bat (Catalogna). — D'oro, a tre caprioli di rosso, 
bitantati d'argento. 

Buitton (Paesi Bassi e Champagne). — D'azzurro, 
al capriolo contrapotenziato d'argento, ripieno di nero, 
accompagnato di tre tronchi noderosi d'oro; al capo 
dello atesso, caricato d'un leone leopardito di rosso. 

Burgenza (Napoli). — D'azzurro, al capriolo di ne- 
ro, bordato d'argento, e accompo^no/o da tre stelle 
d' oro. 

Combet de Montagut (Linguadoca). — D'oro, al ca- 
priolo di nero. 

Chemin (Normandia). — D'armellioo, al capriolo 
d'azzurro. 

Nogent (Champagne).— DI rosso, al capriolo d'argento. 

Satorgnan (Udine e Venezia). — D'argento, al ca- 
priolo di nero. 

Vaudenaii (Francia). — Di nero, al capriolo d' ar- 
gento. 

Billard (Normandia). — D'azzurro, al capriolo 
d* argento. 

Lambert (Bretagna). — D'argento, al capHolo di 
rosso. 

Salignon fDelflnato). — D'azzurro, al capriolo par^ 
tito d'oro e d'argento. 

Pulcrinotto (Sicilia). — D'azzurro, al capriolo to- 
ttenente due leoni alati e affrontati, e accompagnato 
da una stella di 6 raggi in capo e da un giglio in pun- 
ta, il tutto d'oro. 

Wulich (Germania). — D'argento, al capriolo di 
rosso, accompagnato in punta da un anelletto dello 
stesso. 

Ruzé d^Effiat (Francia;. — Di rosso, al capriolo fa- 
tciato-ondato d'argento e d'azzurro, [accompagnato da 
tre leoncelli d'oro, i due del capo afifrontati. 



Montgommery (Normandia). — Di rosso, al capriolo 
d' armeliino, accompagnato da tre leoncelli leoparditi 
d* oro. 

La TrémouilU (PoitouJ. — D'oro, al capriolo di ros- 
so, accompagnato da tre aquilotti d'azzurro, imbeccati 
e membratl di rosso. 

Du Breuil (Poitoii). — D'argento, al capriolo di 
rosso, tormontato da un' aquila di nero. 

Vitemal (Paesi Bassi). — Di rosso, al caprtoio d'ar- 
gento, addettrato In capo d'un crescente dello stesso. 

Mittral (Contado Venaissino). — Di verde, al ca- 
priolo d' oro, caricato di tre trifogli d'azzarro. 

Lagrenée (Pioardla). — Di rosso, al capriolo d'oro, 
accollato e intrecciato con un altro capriolo rovescia' 
to dello stesso, moyente dal capo. 

Beraud (Isola di Francia^ — D'argento, al capriolo 
di rosso, attraoerialo dalla cotissa dello stesso. 

La Grange (Isola di Francia). — Di rosso, al oapn'o- 
lo d'argento, caricato d'un altro capriolo incretpato di 
nero; il capriolo d'argento, accompagnato da tre cre- 
scenti d'oro. 

Vertamy (Àlvernia). — D'azzurro, al capriolo d'ar- 
gento, ifilr«ccia/o in tre fascio dello stesso. 

Durand (Delflnato). — Partito di nero e d'oro, al 
capriolo dell'uno alVaUro] col capo d'argento, caricato 
di tre teste di leopardo di rosso, lampassate di nero. 

Contea di Perche (Francia). — D'argento, a due ca- 
prioli di rosso. 

Beautobre (Isola di Francia). — D'azzurro, a due ca- 
prioli d'oro, r uno rivertcuo e intrecciato coU'altro; al 
capo cucito di roaso, caricato da un'ombra di sole d'oro. 

Baeompière (Barrois). — D'argento, a tre caprioli 
di rosso. 

Montetquieu (Linguadoca). — D'argento, a tre caprio- 
li di nero. 

Richelieu (Poitou). — D'argento, a tre caprioli di 
rossOé 

Poiloue (Isola di Francia). — D' argento, a tre ca- 
prioli partiti di nero e di verde. 

Courtray (Fiandra). — D'argento, a quattro eaprio- 
U di rosso. 

FratifMr (Germania). — Inquartato: nel 1.^ e 4.^ 
di rosso, al toro furioso d'argento; nel 2.^ e 3.° d'ar- 
gento, a duo caprioli contrappuntati d'azzurro. 

Capriolo abbassato. — Il vertice di esso 
giunge solo al bellico. 

Fribourg (Svezia). — D'azzurro, al capriolo abbatsa- 
to d'oro, cimato d'un giglio dal piede nudrlto dello 
stesso. 

Aaynori de Sept-Fontainet (Picard la). • — D'oro, al 
capriolo abbattalo di rosso, tormontato da tre fascio 
dello stesso. 

Motte (Delflnato). — D' argento, a due caprioli ab' 
battati e intrecciati di nero ; al capo caricato di tre 
rose d'argento, sostenuto di nero. 

Capriolo alzato. — Quello che tocca col 
Tertice il lato superiore del capo, e ginnge 
colle branche sino alla metà dello Bendo. É 
molto raro. 

Capriolo brisato o spossato. >— Capriolo 
rotto e diviso nel vertice. 

Quinemont (Turena). — D'azzurro, al capriolo bri- 
tato d'argento, accompagnato da tre gigli dal piede 
nudrlto d'oro, 2 e 1. 



CAP 



-155 — 



CAP 



Cìermoni'Oaltranéé (Aojou). — D'azzurro, a tre 
caprioli d' oro ; quello superiore brisato. 

Capriolo eorìcato. — Il capriolo coricato 
ha il TQCtice nel fianco destro e i bracci mno- 
Tono dal fianco sinistro dello scudo. Si dice 
anche posto in fascia, 

Gerard de Benat f Marsiglia). — Di rosso, alla fa- 
scia d'oro, caricata di tre caprioli coricati d'azzurro 
e accompagnata da tre rose d* argeoto, 

Aigaliires (Lingnadoca). — D'azzurro, al caftriolo 
d' oro, coricato sopra un terrazzo dello stesso ; al capo 
cucito di rosso, caricato d'un solo d'oro. 

Capriolo embricato. — V. Capriolo pie- 
gato. 

Capriolo gemellato. — Y. Gemella in ca- 
priolo. 

Capriolo gigliato. •— In questo il yertìee 
termina in un fiore di giglio. É usato solo 
dai Tedeschi. 

Capriolo in banda. — Capriolo col yertice 
leU^angolo superiore destro, e colle estremità 
Qoa nel fianco sinistro, T altra nella punta. 
Moltiplicandosi, si restringe a proporzione. 

Fretkmdan (Champagne). — D'azzurro, a tre capriO' 
li m banda d' oro O'uno sairaltro), costeggiati da due 
cttisse dello stesso. 

Capriolo indentato a sega. — II Playne 
(!) chiama questo capriolo Tt^rtf^^, o arricciato, 
e Io descriTe tutto armato di lunghe punte 
nella parte superiore. Non potemmo trovarne 
esempio. 

Capriolo in fascia; — Vedi Capriolo co- 
ricato. 

Capriolo in sbarra. — In questo il yertice 
è all'angolo superiore sinistro, e le estremità 
lina al fianco destro, e 1* altra nella punta. 
È rarissimo. 

Capriolo mancante. — Dicesi quello che 
è rotto e divìso in uno de* suoi bracci, per 
Io pid a sinistra. 

Guilber (Normandia). — Di nero, al capriolo man-- 
erm/f a sinistra d'oro, accompagnalo in capo da tre 
rotelle di sperone dello stesso, e io punta d* un lac- 
cio d'amore d'argento. 

Gorrtn (Normandia). — D' argento, a due caprioli 
mancanti a sinistra di rosso, cibbassali sotto una tran- 
già dello stesso. 

Capriolo merlato. — I merli sono disposti 
solo nella parte superiore. 

Harris (Gran Brettagna). — Di verde, al capriolo 
merlato d'oro, caricato di tro tombe, al ternate con quat- 
tro mosche d'armellioo di nero, e accompagnato da tre 
ricci del secondo; al capo caricato della città di Serln- 
gapatam, al naturale. 

Capriolo merlettato. — Il merletto d po- 
sto sopra entrambi i bordi. 

La Grange-Frianon (Francia). — Di rosso, al capri- 
olo mtrleiiato d'argento, caricato d'un' altro capriolo di 
ooro, e accompagnato da tre crescenti d'oro. 

Capriolo ondato. — Piuttosto frequente. 

t(yt fBrabante). — D'oro, a tre caprioli ondnti di 
rossa. 

(1) L'art béraldique. pag. 75. 



Pugei (Isola di Francia;. — D'azzurro, al caprioìo 
ondalo d'argento, accompagnato da tre rotelle di spe- 
rone d'oro, 2 e 1 . 

Capriolo palato [fr. Chevron pale]. — 
Dicesi del capriolo che ha un palo fra i suoi 
due bracci, il quale dalla divisione di essi 
scende sino alla punta dello scudo, ed ò dello 
stesso smalto del capriolo. 

Galbert (Delflnalo). — D'azzurro, a 1 capriolo pa/oto 
d'oro, alias d'argento, accompagivito in capo di due cre- 
scenti dello stesso. 

Capriolo paliisato. — Munito nella parte 
superiore di lunghe stecche aguzzate, a so- 
miglianza delle travi per far palizzate. E evi- 
dente che in questo caso il capriolo è vera- 
mente, secondo T opinione di Ménéstrier, un 
pezzo di steccato. 

Capriolo piegato. ^ In questo i bracci 
sono curvi, e precisamente concavi: ò comune 
in Germania. 

Qlanburg (Germania). —* D'argento, al caprio/o pia- 
galo di nero, accompagnato da Ire castelli di rosso, 
Sei. 

Uatlir (Baviera). ^ Inquartato: nel 1 .^ e i.^ d'ar- 
gento, al caprioìo piegato di rosso, accompeignato da 
tre rose dello stesso; nel 2,^ e 3.^ d'oro, all'aquila apio- 
gata, dismembrata e diademata di nero. 

Capriolo riversato o rovesciato. — Que- 
sto ha il vertice nel bellico, e le estremità 
nei due angoli superiori delio scudo. E molto 
comune. 

Concini (Firenze e Gonegliano). — Di rosso, al ca- 
priolo riversato d'argento; inquartato d'azzurro, alla 
banda d'argento, accompagnata in capo d'una stella d'o- 
ro, e in punta d'on crescente dello stesso. 

Bulgarini (Toscana)* — Di rosso, al capriolo rtoar- 
eato d'azzurro, cUtravertanie sulla croce d'argento. 

Vincentini (Rieti). — Spaccato, nel 1 .^ d' argento, 
al capriolo riversato di rosso, caricato di 6 stello a 
sei raggi d'oro, e accompagnato in capo da un fiore 
naturale di rosso; nel 3-'^ d'azzurro, a tre fascio onda- 
te d' argento. 

Ecker d^Eckofen (Silesia). — Partito d'argento o di 
nero, al capriolo riversato, partito di rosso su argen- 
to, d'oro su nero. 

Cholvich (Inghilterra). — D'oro, al palo d'argontOi 
attraversato da tre caprioli riversati di rosso. 

Capriolo riversato doppiomerlato. -^ Ra- 
rissimo. Ne trovammo solo il seguente esempio. 

Zon (Venezia). — Di rosso, a tre caprioli riversa^ 
ti, doppiomerlali d'argento. 

Capriolo riversato gemellato. — Vedi 
Gemella in capriolo riversato. 

Capriolo riversato scorciato. — Unico 
esempio da noi trovato è il seguente. 

Rabuan de la Hamonnaye (Bretogno). — D'argento, 
a tre rocchi di scacchiore di rosso, quello della pun- 
ta sostenuto da un capriolo roveecicUo e scorciato dei- 
lo stesso; alla bordura di verde. 

Capriolo rivoltato. — É un capriolo co- 
ricato,^ ma col vertice volto al fianco sini- 
stro. E rarissimo. 

Capriolo rotto. -* Si distingue dal brisato 



GAP 



— 156- 



CAR 



e dal mancante, inqnantochè questo è apez- 
zato ed infranto in più luoghi. 

Lantrom (Guascogna). — D'oro, al capriolo rotto 
d'azzurro, accompagnato di tre cornacchie di nero, im- 
beccate e membrate di rosso. 

Mai/nier d*Oppède (Provenza^. — D'azzurro, a due 
caprioli rotti d'argento. 

Capriolo scalinato. — Figura rarissima; 
se ne trova esempio solo fra i Tedeschi. 

Capriolo scorciato. — Raro anziché no. 

Amoros de Sotelo (Spagna). — Di rosso, alla torre 
d'argento, torricellata e merlata dello stesso, aperta 
e finestrata del campo, sormontata d'un capriolo tcor^ 
ciato d'oro, accompagnato in capo da due stelle dello 
stesso. 

Kerven (Bretagna). — D'azzurro, al capriolo scor- 
ciato d'oro, accompagnato in capo da una crocetta e 
da due conchiglie, in punta d'una terza conchiglia, il 
tutto d'argento. 

Srunet (Isola di Francia). — Di rosso, a due ca- 
prioli icorciati d' oro, accompagnati di tre stelle d'ar- 
gento, gel. 

Capriolo spinato. — -La spinatura è posta 
su tutti e due i bordi. E comune nella Gran 
Brettagna. 

Barloto (Inghilterra). — D'argento, al capriolo spi- 
nato di rosso, caricato di due leoni afìrontatl, centra « 
rampanti d' oro, sostenenti una corona dello stesso, e 
accompagnato da tre crocette rfcroceltate e fitte d'az- 
zurro, 8 e 1. 

Capriolo tigliato. — Quello il cui vertice 
finisce in foglia di tiglio. 

Capriolo trifogliato. — Quello il cui ver- 
tice termina in trifoglio. Tanto questo quanto 
il capriolo tigliato sono rarissimi nell'araldi- 
ca italiana, francese ed inglese, e rari anche 
nella tedesca. 

*. CAPRIOLO. — L'animale di questo nome 
è emblema di gratitudine ai benefizi ricevuti, 
perche nutrisce i genitori caduti in vecchia- 
ja (1). E difficile a trovarsi nelle armi: ma 
ò usato nelle imprese. 

CAPRO. — Si pone negli scudi saliente, 
cornato^ unghiato, passante (raramente), rt- 
volto^ coronato, ecc. Per la simbolica vedi 
Capra, 

Briqust de la Chaume (Isola di Francia). — D' az- 
zurro, alla banda d'oro, caricata di tre rotelle di spe- 
rone di nero, e accompagnata in capo d* un crescente 
d'argento, e in punta di un caprp saliente del secondo. 

Boucard (Normandia). — Di verde, a tre teste di 
capro strappckte d'oro. 

♦♦ CAPRONATO. — Vedi Capriolato. 

I. CAPRONE. — Vedi Capro. 

♦* i. CAPRONE. — Vedi Capriolo, 

CAPTAL. *— Vocabolo guascone che vuol 
dire capitano. Era questo un titolo singolare 
che portavano i signori di Bnch della casa 
di Grailly, possessori di grandi privilegi in 
Bordeaux (2). 

CARBONCHIO. •— Questa pietra che si pone 

(i; Picinelli. Mondo simbolico ampliato. Ilb. Vcap. U 
(2j La Roque. Traité de la Noblesse. Gap. V. 



per lo pid nel mezzo della figura araldica 
detta raggio di carbonchio^ rappresenta ca- 
rità, illustre virtù e anche ardore, perchè si 
credeva risplendesse nelle tenebre di lace 
sua propria. V. Raggio di Carbonchio. 

CARBONE. — I carboni si pongono nelle 
arme accesi e scintillanti. 

Carbonières ^Alvernia). '— D* azzurro, a tre bande 
d' argento, quella del mezzo caricata di tre carboni di 
nero, accesi e scintillanti di rosso, e le altre due ca* 
ricate ciascuna di due carboni dello stesso. 

**CARCOME. — Nome circense dato da 
alcuni araldi antichi al rosso. Cosi riferisce 
il Cartari nel suo Prodromo Gentilizio. 

CARDELLINO. — Si pone nello scudo fer- 
mo, ossia posato^ e rappresenta la fecondità, 
e il vero amante della virtù. 

CARDO. — Pianta che si distingue nello 
scudo per il suo gambo e le sue foglie armate 
di spine, e per il calice che è arrotondato 
e termina in una specie di coroncina a punte. 
Di cesi quindi fiorito quando ha la coroncina 
di smalto diverso. Suoi attributi sono anche 
fogliato e gambuto d'altra tinta. É emblema 
d'ingegno acuto e di pronto risentimento, a 
cagione delle sue spine. 

Cardona (Camerino). — D' argento, a tre cardi di 
verde, /!orj/i d' azzurro. 

Menon ^Delfinato). — D' oro, al cardo di porpora, 
fogliato e gambuto di verde, movente da un orescento 
montante di rosso, e accompagnato da due altri cre- 
scenti dello stesso in capo. 

I. CARDO (Ordine del). — Istituito nel 1368 
a detta di Filippo Moreau, o nel 1370 secondo 
la più volgare credenza, da Luigi II Duca di 
Borbone in onore della Vergine e di S. Andrea 
e in occasione delle nozze sue con Anna figlia 
di Beroldo II conte di Clermont-Ferrand e 
Uelfìno d^Alvernia. I cavalieri portavano una 
cintura di velluto celeste, foderata di raso 
rosso, ricamata e assicurata con fibbie e pun- 
tali d*oro, e frastagliata di verde come la 
coroncina d'un cardo; il manto era egual- 
mente ceruleo, foderato di rosso; la collana 
d'oro, smaltata di verde, ripiena di gigli d'oro 
e di lettere formanti il motto Esperance, 
con una medaglia dello stesso metallo avente 
rimagine di Maria Immacolata, e la figura 
di un cardo verde (1). Il numero dei cavalieri 
pare fosse di 26, tutti gentiluomini e di nome 
senza taccia. Ma l'ordine si estinse dopo 
brevissima durata. Molti autori lo confondono 
con quello dello Scudo d'oro, istituito dallo 
stesso principe. 

9. CARDO (Ordine del) [ing. Order of the 
Thistle]. — Detto anche di S. Andrea o della 
Ruta. L'origine di quest'ordine è incerta. 
Alcuni ne attribuiscono la fondazione ad Ugo 
Ungo re dei Pitti o ad un Acajo re di Sco- 
zia — personaggi entrambi molto incerti — 
nell'anno 787, o 809 delPera cristiana (2). 

(i) Dlctlon. bist portat. dea ordres réligienx et mi- 
li taires. 

(2) Royal. Galendar of Great-firitain— Diction.uni- 






'fa 






■ 1" 



i' 



CAR - 1 

Ugo avrebbe in una battaglia contro Atelata- 
no re dei Sanoni reduta un croca di S. An- 
ini in cielo, ed ottenota la vittoria p«r 
qneats apparìiioDc. Ma per non andare a 
cercar l'origine di qneata iatituitone nella 
lebbis della vecchia Caledonia, diremo clie 
l'ordine del Cardo fu rìnooTato, o meglio, 
jstrlnito da Oìacomo V re di Scozia nel 1640 
(I), e abolito alla morte dì Maria Stuarda nel 
lóST. Oiaconio VII, re della Gran Brettagna 
Mito il nome di Giacomo li, ripristini l'or- 
dine e lo pose «otto l'invocazione di S. Aa- 
Jr«a patrono degli Scozzesi. Ma dopo la ca- 
dota di qnel re e la sua fuga in Francia, 
l'istitadone fu dimenticata di bel nuovo fin- 
tile nel 31 dicembre 1703 fu ricostituita dalla 
rggìna Anna. Subì poi varie riforme negli 
sUtnli nel 1714. 1717, 1827 e 1833. Queat'oi-- 
ìiiis destinato alla uobilti ncozzeae, non rao- 
cbinde che tre posti per dne nobili inglesi e 
;«r nn principe della famiglia reale, ed è 
iompoito attaslmente del sovrano e di sedici 
!)Talìeri. E organizzato preiso a poco come 
iiello delia Qiarrettiera. Anticamente ì ea- 
TiU«n portavano un cordone rt' oro a nodi, 
in evi erano innestati fiori di eardo e fo- 
fli« iti rata, «mblemi degli antichi Pitti e 
S:oii, e terminava con una medaglia su 
ni era effigiato il patrono enlla eoa croce 
?> Preeen temente la decorazione non dif- 
'tnace se non per il giojello che é in for- 
^ di stella a 8 raggi, in Inogo della me- 
à^lit. Il nastro è color verde carico. La 
;^iitra è formata di quattro cardi posti in 
::jm di S. Andrea e accantonati da raggi 

■ on, e caricata Del centro d' nn cerchio 
'tlante la flgnrs del cardo coi mrlloin gi- 
■" .Vflivo me impune laeetait, che si rifari- 
"■> lili stessa fignra. La decorazione si por- 
Jin sciarpa da sinisti'a a destra, colia stel- 

■ ^lilo sinistro. I cavalieri hanno inoltre 
eoalame di carimonii. Nel . 1840 erano 

'-kVi deli" ordine il duca di Sussex, il con- 

'^ li Cathart, il conte d' Aberdeen, il conte 
Ajtrgsvannjr , il marehaia d' Ailesburg, il 

'-Mm di IVaddale, il marebeae d' Aìlaa, 
:oBU di Landerdale, il visconte Melville, 
^>Dta di Warwick, il marchese di Hantly, 
: nW di Fife, il conte di Moray, il conte 
Errol, il conte di Manofield e il marcheae 

' itiudalbane. L' ordine ha un decano, un 
H'imi, nn segretario, un deputato a un 

I -''-liliiaBio usciere (3). 

, Carreau , oreiUer ; ing. 
ter; gp. Cojin]. — Detto 

s «mtumet, ecc. — HicbJett. Tos 

ifi rebus Scgticii — La Borine. 
. psg. 3"7 — M.ngnc. Diction. 
s de cbevalerle — Perrot. Col- 
ordres da Oievaterie. 
ra diala, psg. 177. 
iloglcj] and herrildic Diotjonary 
irosiego Df tbs Oriiineb Empire. 



F — CAR 

anche origliere, è una specie di guancia- 
lino che vien posto sull'elmo, quando qu a- 
sto è cimato <la una mitra o anche da ana 
corona di dignità. Si usa quasi esclusiva- 
mente in Germania. Giustiniani nel Giuoco 
d'arme lo presa per Burletta. L'elettore di 
MagonzB ne ha uno rosso, l'elettore di Tre- 
viri uno verde. 

CARICARE |fr. Cfutrger]. — In araldica 
caricare vuol dire < porre una figura aopra 
una pezia, o noa pezza sopra una figura, o 
una figura sopra una figura, o una pezza so- 
pra una petza >. Si carica aacbe il campo 
col porvi delle figuro o delle pezze. 

CARICATE (Arme). -- < Arme cui furono 
aggiunta alcuna pezze a riguardo di qualche 
illustre fatto, o per contrassegno di parte, o 
per concessione (1) >. 

CARICATO [fr. Chargé; iog. Charged; ted. 
Geladen; sp. Cargado\. — Dicosi di tutte 
quelle pezzo o figure che ne hanno altre so- 
pra di loro. Cosi la fascia., il capo, la banda, 
il palo, il capopalo, il capriolo, la croce, la 
bordura, la pergola, il quarto, la punta, la 
pila, il cantone, la sbarra, eco. possono es- 
sere caricati come gli animali, gli alberi ed 
altri corpi naturali o artifloiali. Dicesi cari- 
cata nel cuor» la croce o l'aquila che hanno 
una figura nel centro di esse. 

Slrom (Firenze e Pisa). ~ D'oro, allatasois^! ros- 
se, caricala di tre crescenti d' ergente. 

Montana (Piemaatp). — D' irgeeto, alla slolle di 

Vilmci (Cittì della Prancla). — Di resse, alla croce 
d' arEODlo, coricuCa tuJ cuori d'una torre d'fzturro. 
Barelgt fGuaacogne). — D'iiurro. Bireijuilo al na- 
turale, coronata d' oro, eariiMa nel cuorr d' un sole 
dolio stessa, e eecosteta da due leoni elTrnatali d'oro. 

■> CARICATURA. — Alcuni araldisti danno 
nome di caricature a quelle pezze che ne ca- 
ricano altre principali del blasone, e preten- 
dono che potessero esaere di metallo sopra 
metallo o di colore aopra colora (3); ma ben 
soggiunge il Qioanni; < elle godono un tal 
privilegio, solamente quando sono brisure (3) >. 

CARICO. — Dicesi dell' elefante portante 
una torre. V. Elefante. 

a^ CARITÀ CRISTIANA (Ordine della) — 
Enrico III re di Francia concesse nel 1576 a 
uno speziala di Parigi, dì nome Houel, alcuni 
luoghi dipendenti dal palazzo delle Toarnel- 
les, onde fondarvi una casa della Cariti cri- 
stiana per ricoverarvi i poveri vergognosi ed 
insegnare agli orfanelli le lettere « la far- 
maceutica (4). Ma questo ricovero non fu e- 
retto che nel 1584 al borgo S. Marcello nel- 
r antico ospedale dei SS. Marziale e Valerio; 
e fu destinato ai soldati invalidi, i quali por- 
tavano per distinguersi una croce ancorata 



fahoto. 

(t) Beatiooo. Arolilo Veneti 
(31 Gloanni. i-p^ra ,-,/.(<.. 
fi) Cibratio, Ordini cavallo! 



CAR 



- 158 -. 



CAR 



di satino bianco, bordata d'azzurro, caricata 
nel cuore d'una losanga dello stesso, al' gi- 
glio d'oro, colla divisa: Pour avoir bien ser- 
tn (1). Questa ricompensa militare fu creduta 
un ordine da Favin e da Hermant; ma pare 
certo che non sia mai stata un'istituzione ca* 
Talleresca. Anche V ospizio fu chiuso alla 
morte del fondatore; e il Palazzo degli Inva- 
lidi lo sostituì poi. 

8t^ I. CARLO (Ordine dì S.) — Istituito 
il 15 marzo 1858 da Carlo III principe di Mo- 
naco, e riformato il 16 gennajo 1863 sulla 
proposta del Cancelliere dell' prdine. Ricom- 
pensare il merito e i servigi resi allo Stato 

al Principe; ecco io scopo dell* istituzione. 

1 membri sono divisi in cinque classi: 

1.* Gran Crocia portanti la decorazione 
in sciarpa e la placca a sinistra; 

2.® Grandi Ufficiai^ colla sola placca; 

3.0 Commendatori, colia decorazione a tra- 
colla; 

4.^ Ufficiali^ con la croce alla bottoniera; 

5.0 Cavalieri, con la piccola croce all' oc- 
chiello. 

Il principe ne d il Gran Maestro; gli stra- 
nieri vi sono ammessi; sono resi gli onori 
militari ai decorati. Per le promozioni, sono 
necessari! quattro anni di cavalierato per di- 
ventare uffiziale, tre anni in questo grado 
per salir commendatore, quattro anni com- 
mendatore per essere grand' uffiziale, cinque 
anni grand'uffiziale per giungere al grado di 
gran croce. I membri della famiglia regnante 
e gli stranieri non sono compresi in questa 
regola. 1S il cancelliere che propone al prin- 
cipe le promozioni. — La croce ò biforcata 
di smalto bianco, orlata di rosso e pomettata 
d' oro, con ghirlanda di lauro da un lato e 
la leggenda dei Grimaldi Deo juvante, e dal- 
l'altro un cerchio rosso caricato di due C in- 
trecciate e coronate d' oro, col motto in giro 
Princeps et Patria. La piastra è una stella 
d' argento diamantata cogli emblemi della 
croce nel centro. Il nastro è bianco con una 
striscia rossa nel mezzo, colori dei principi 
di Monaco (2). 

ffr* t. CARLO (Ordine di S.) — Istituito il 
10 agosto 1865 da Massimiliano imperatore 
del Messico, in favore delle dame meritevoli 
per pietà, umiltà e carità. L' imperatrice lo 
conferiva di concerto col marito. S' estinse 
colla catastrofe dell'infelice imperatore. 

80- CARLO m (Ordine di) — Istituito il 10 
settembre 1771 da Carlo III re di Spagna in oc- 
casione della nascita dell'infante Carlo Cle- 
mente, principe delie Austrie. Fu approvato da 
Clemente XIV con bolla 21 febbrajo 1772 e da 
Pio VI con breve 9 dicembre 1773. II Patriarca 
delle Indie ne era il Gran Cancelliere. Carlo IV 
accrebbe gli statuti il 12 giugno 1804 e dispose 

fi) GrandmaisoD. Dictionnaire hèraldiqne. 

(2) Pallzzolo. Il Blasono in Sicilia. Pag. 30. — Goiir- 
don de GeDOuiilac. Dictjon. hist des ordres de Che- 
Talerìe. 



i Cavalieri in tre classi: Gran Crocia in nn. 
mero di 60 di cui 4 prelati. Pensionati in 
numero di 200 fra cui 20 ecclesiastici, con 
una pensione di 4000 reali, e Soprannume^ 
rari in numero illimitato. L'oratorio dell'or- 
dine fu la chiesa di S. Egidio a Madrid. L'or- 
dine fu sospeso per gli avvenimenti politici 
nel 1808, e ristabilito nel 1814 da Ferdinan- 
^do VII, il quale il 25 aprile 1815 riformò gli 
statuti, che subirono un' ultima modifica per 
un decreto del 26 luglio 1847. Ora ò distri- 
buito come segue: 

I.a classe: Cavalieri, che portano la de- 
corazione alla bottoniera; 

2.> classe: Commendatori, colla croce al 
collo; 

3.* classe: Commendatori effettivi, colla 
croce al collo, e piastra a sinistra; 

4.a classe: Gran Croci, colla croce a tra- 
colla e piastra. Sono qualificati Eccellenza e 
godono gli onori della Corte. 

V ha un consiglio presieduto dal Gran 
. Cancelliere e composto dei ministri dell' or- 
dine, che sono il Segretario, il Maestro delle 
Cerimonie, il Tesoriere e il Contadore, da 
quattro gran croci e da quattro commenda- 
tori, e si raduna una volta al mese nel Pa- 
lazzo Reale di Madrid. Un nobile per entrare 
neir ordine deve presentare le prove de su 
cristiandad, buenas costumbres, legitimidad, 
limpieza de sangre y officios, y la de sus pa- 
dres, abuelos y bisabuelos paternos y mater- 
nos en primera y segunda linea; y ultima- 
mente los de nobleza de sangre, y no de 
privilegio , de su padre y su abuelo paterno, 
y del abuelo materno segum fueros de Espa- 
na. — L' abito di cerimonia è un manto di 
seta azzurra sopra una tunica bianca, con 
cappello piumato dello stesso colore, e spada 
con impugnatura d'acciajo. La collana ò d'oro 
con leoni, torri, trofei e il numero III entro 
ghirlanda d'alloro, alternati dello stesso me- 
tallo. La croce è biforcata di smalto turchino 
con doppio bordo e pometti d' oro, accanto- 
nata da quattro gigli dello stesso, e caricata 
nel centro dell' imagi ne della Concezione, il 
tutto appeso ad una corona d'alloro di smal- 
to verde. Il nastro ò azzurro con lista bianca 
nel mezzo; gli ecclesiastici lo portano nero. 
La divisa è: Virtuti et merito (1). 

err CARLO Xin (Ordine di). — Istituito 
il 27 maggio 1811 da Carlo XIII re di Sve- 
zia e Norvegia, per assumere in certa guisa 
il superiore indirizzo della franca-masso no- 
ria, ed insterilirne l' elemento democrati- 
co (2). Difatti non si concede questa onorifi- 
cenza che ai franchi -muratori svedesi, oltre 
al re, all'erede presuntivo e ai principi del- 
la casa reale, i quali non devono mai la- 
sciarne le insegne. I cavalieri che sono in 



(1) Gibrano. Descriz. stor. degli Ordini cavallere- 
schi. Voi. II, pag. 5. — Maigne. Dict. encyc. dea or- 
dres, ecc. — Génouillac Dict. hist. des ordres, ecc. 

[l) Gibrario. Opna «Hata, Voi. Il, pag. 42. 



CAR 



- 159 — 



CAR 



numero di 30, portano la decorazione appesa 
al colla per mezzo d* un nastro rosso e ag- 
giungono una gran croce patente rossa sul 
Iato sinistro del petto. La decorazione consi- 
ste in ona croce patente di smalto rosso, 
bordata e coronata d' oro, con un cerchio 
nel mezzo, in cui da un lato si vede un C 
in un triangolo, emblema di massoneria, e 
dair altra il numero XIII tra due C intrec- 
ciati (1). 

ftr CABLO FEDERICO (Ordine di). — V. 
Merito militare di Carlo Federico» 

CARMELO (Ordine del). ^ V. Nostra Si- 
gnora del Monte Carmelo, 

GARMIME (Ordine del). ~ V. Nostra Si^ 
gnora del Monte Carmelo, 

CARNAGIONE. — Colore della carne del- 
Taomo in tutte le membra del corpo umano 
che appariscono neir arme. Volendo classi- 
ficarlo blasonicamente troverebbe luogo nel 
colore al naturale. 

Gambi (RaTODoa). — D'azzurro, alla gamba di car- 
ftagiongf recisa di rosso nella coscia; ed il capo cu- 
cito del campo, soateouto d'oro caricato d'un cresceD- 
te d'argento e di tre stelle d'oro, ordinati: una stella, 
il creaceote e due stelle. 

CARNE (Color di). — Ne' tornei il color 
carne o incarnato indicava speranza in a- 
more. 

CAROSELLO. -- V. Carrosello, 

CÀRPINE. — Arbnscello che si pone nel- 
le arme sradicato, terrazzato, fruttifero, sor^ 
montato, fiancheggiato, attraversante, ecc. 

Carpi (Città deli' Emilia). — D' argento, a due fa- 
scio di rosso e una pianta di carpine sradicata di ver- 
de tormontata d'un falcone al naturale, e attraversante 
sol tutto. 

CARRO. — Il carro rappresenta nobiltà e 
Bziosi gloriose. Perchè? Il Ginanni che ci 
ha dato questa simbolica non ha sapnto ren- 
derne le ragioni. Aggiunge che di rosso in 
campo d' argento significa trionfo ottenuto 
con felice vittoria (2). 

Carrareei o da Carrara (Padove). — D' argento, al 
carro a quattro ruote di rosso, posto in palo. 

CARROSELLO [fr. Carrousel; ing. Ca^ 
rousal ; ted. Karrousel ; sp. Carrera ]. — 
Il carrosello, ultimo trovato d' una caval- 
leria tralignata « snervata, morente, è an- 
co r ultima bella pagina dello spirito me- 
dioevale^ pagina e trovato che si riscon- 
trano ognor più languidi nei primi due seco- 
li dell*epoca moderna. Qià la quintana, V a- 
riete, V anello, le teste, il Saracino aveano 
rivelato inclinazioni più miti neir animo dei 
guerrieri d'Italia, di Francia e di Inghilter* 
ni; r invenzione della polvere fini per dare 
l'ultimo crollo ai fieri esercizi air arma bian- 

(1) Gelbke. Descriptìon des Ordres de Chevalerie, 
crois de morite, ecc. — Bresson. Précis hist. des Or- 
dres de cbevalerje, ecc. — llaigne. Dlct. encycl. des 
Ordres de chevalerie, ecc. — Porrot. Collection liist. 
des Ordres de chevalerie civils ot militairos, ecc. 

'.% Ginaimi. L'arte dei Blasone dichiar. per alfa- 
belu. 



ca. Si Toleano ancora feste, pompe, imagini 
di giostre, ma il sangue, non dovea essere 
sparso. Era già assai quello che cominciava 
a rossegiare per le spingarde, archibusi e 
colubrine. Si Yolean sempre dei giuochi guer- 
reschi, ma tali ove il gentil sesso potesse 
anch' esso figurarvi in guisa non del tutto 
passiva, ove le donne avessero la loro parte 
d' applausi, laddove questi applausi erano 
dianzi devoluti ai soli cavalieri. Ed ecco a 
soddisfare le brame dei men forti campioni 
e delle p^ù ambiziose gentildonne sorgere i 
carroselli. Aveano voluto conservare un'im- 
magine della guerra e non se ne fece che 
la parodia; desideravano ripristinare in ter- 
mini meno micidiali i gloriosi tornei, e ne 
rimase soltanto la larva. Larva più piacevo- 
le, e quindi più menzognera, inquantochò e- 
ra abbigliata di seta, d'oro e di orpelli l II car- 
rosello è l'ultimo sospiro della cavalleria ed 
il primo vagito di una nuova èra, di nuovi 
gusti, di nuovi costumi. £ Panello che sepa- 
ra meglio che incatena il ballo da lizza 
col ballo da sala (1). 

I Carroselli in Francia non rìmontano for- 
se al di là del regno di Enrico lY (2). Ma 
più antichi sono in Italia. Italiana è l'origi- 
ne del nome carrosello (dalla Crusca trasfor- 
mato in garosello), che si vuol far derivare 
dalle carrozze o carri trionfali impiegati in 
tali solennità. Dicesi che questo genere d'e- 
sercizi sia stato introdotto dai Tedeschi nelle 
loro guerre coi Turchi, e sarebbe perciò as- 
sai moderno (3). Questi spettacoli, fatti sem- 
pre con gran pompa, e dati in solenni occa** 
sioni, si componevano di una serie di eserci- 
zi a cavallo eseguiti da parecchie quadriglie, 
misti a rappresentazioni ricavate dalle favo- 
le o dalle istorie in cui comparivano inge- 
gnose macchine inventate dagli Italiani in 
quest'arte maestri (4). I Cavalieri si divide- 
vano per lo più in quattro quadrìglie, che 
portavano nomi particolari, e vestivano in 
una foggia uniforme. A volte erano gli Dei 
contro i Giganti, i Titani contro i Ciclopi, 
altre Romani e Cartaginesi, Persiani e Gre- 
ci, altre le quattro stagioni coi mesi, i gior- 
ni e le ore, altre infine le quattro parti del 
mondo rappresentate da uomini e donne bian- 
chi, neri, gialli e rossi. I campioni, se pure 
meritano di ricevere questo appellativo, assu- 
mevano nomi storici, favolosi od emble- 
matici secondo il soggetto, ed anche a ca- 
priccio, di modo che vedeasi Ettore cavalca- 
re a fianco d'Arturo, Perseo gareggiare alla 
corsa con Orlando, Pallade conversare con 
Giovanna Dare, 1' Aurora sullo stesso carro 

(1) La Margherita. Strenna Araldica pel 1876. 

Le quadriglie, per GolTredo di Crollalanza, p«ig. 166, 
157. 

{%) C. B. di Crollalanza. Storia milit. della Francia. 
Voi. I, pag. 349. 

(3) La Colombier. Thtvìtre d'honneur, 

(4) Ménéstrier. Traile des ToTirnois. joustes, Car- 
rouseis, ecc 



GAR 



-160- 



CÀR 



coD r Èrebo, Cesare, Trojano, Glarisello il 
fortunato, Alberino il Cortese, Ferrai! , Ri- 
naldo, Fid amore, Lindamore, Fior di Maggio, 
Giglialbo, Canemiro erano appellativi che non 
mancaTano mai nei Carroselli. Al suono di nu- 
merose sinfonie, le quadriglie si scbieraTano, 
s^affrontavano, correvano la piazza, tornava- 
no addietro, si disponeano in circolo, com- 
pievano marcie e contromarcie, giri ed evo- 
luzioni, infilzavano anelli, spezzavano lancio 
sopra innocui fantocci, fracassavano teste mo- 
resche di carta pesta, simulavano assalti e 
combattimenti, e faceano ballare ai loro ca-> 
valli la danza di raddoppio, la danjìa di cor- 
vette^ la danza di capriole e la dama d'un 
passo e d*un salto, 'come fu eseguito a Fi- 
renze, prima nel 1608, e poi nel 1615 (I). 

Le macchine costituivano soggetti allego- 
rici e spettacolosi, come il trionfo d'Amore, 
Ercole al bivio, la disfatta di Lucifero, il 
giudizio di Paride, i sette a Tebe, le avven- 
ture di Lancillotto, il ratto di Proserpina, 
r apoteosi di Venere, e simili. I giovani si 
camuffavano da eroi deirantichità, le don- 
ne da semidee ed eroine. Non era difficile 
vedere Alessandro il Macedone col capo rav- 
volto in un turbante, Giasone vestito da Car- 
lomagno, Fiora con una pettinatura colossa- 
le incipriata e Venere che si celava pudica-* 
mente entro il guardinfante. Ma lo splendo- 
re del lusso impediva abbarbagliando di os- 
servare gli anacronismi! Difatti la splendi- 
dezza degli apparati nei carroselli abbaglia- 
va. Era soprattutto una festa regia, uno spet- 
tacolo di corte a cui tutta la nobiltà più e- 
letta dello stato interveniva. Gli ò perciò 
che in Italia, ove le città si reggevano colle 
loro franchigie, queste feste poco ebbero vo- 
ga. Tutti i letterati e gli artisti dell' epoca 
contribuivano a rendere più splendidi coU'o- 
pera loro i carroselli. Molière forniva le a- 
zioni comiche, Benserade gli epigrammi e i 
cartelloni in versi, Lenòtre Tarmonia sceni- 
ca ed architettonica, Lebrun le decorazioni. 
Lione dava le sue sete, Utrecht i suoi vellu- 
ti, Tulle e Gand i loro merletti, Firenze i 
suoi broccati. Damasco i suoi drappi, Basilea 
i suoi nastri d'oro, Algeri le sue piume, Vene- 
zia i suoi cristalli, Cordova i suoi marocchi- 
ni, Upsal le sue pelliccio, Liegi le sue armi 
di lusso, Siviglia i suoi cavalli, 1' Oriente i 
suoi profumi, il Nuovo Mondo i suoi tesoti. Era 
una esposizione universale! (2) 

L'araldica non era tutt' affatto trascurata 
nei carroselli. Dicesi che il costume di in- 
trodurre cifre e divise nelle feste equestri 
sia stato introdotto dai Mori di Spagna, e i 
pennacchi dai Visigoti loro rivali (3). Tutti 
i nobili portavano le loro arme sullo scudo 
e sul petto; sovente i gìgli di Francia figu- 

(\) La Margherita Articolo citalo. Pag. 158-160. 

(2) La Margherita. Art. cit. Pag. 157-169. 

(3) Diction. nniv. hist. et critique des coutomes, 
ecc. alla voce Carrousel. 



ravano sul clipeo d*Achille, e Coclite si mo« 
strava orgoglioso pel suo bel liocorno d' oro 
ricamato sul giustacuore alla Enrico IV. I co- 
lori erano sempre quelli del Circo, de'Tornei 
e del Blasone; araldi e re d^armi blasonava- 
no gli stemmi dei figuranti, e musici masche- 
rati da menestrelli e da giullari cantavano 
le gesta dei valorosi combattenti del Saraci- 
no (1) ! 

Sotto Luigi XIII furono dati molti carro- 
selli, sostituiti ai tornei, quasi abbandonati 
dopo la tragica fine di Enrico II. In Francia 
si conserva ancora il ricordo di quello che 
fu fatto nel 1612 sulla piazza reale di Pari- 
gi per celebrare le nozze di Luigi XIII con 
Anna d*Austria e di Madama di Francia col 
principe di Spagna (2). Due ne diede Luigi 
XIV. Nel più celebre, celebrato in faccia al- 
le Tuillerie nel 1662, in onore di Madami, 
golia de la Vallière, brillavano cinque squa- 
driglie, che si distinguevano sotto il nome di 
Romani condotti dal re stesso. Persiani alla 
cui testa era Monsieur suo fratello, Turchi 
che faceano seguito al principe di Condó, 
Indiani che accompagnavano il duca d' En- 
ghien, e Peruviani col duca di Guisa. Il con- 
te d'Illiers, il marchese di Canaples, il ca- 
valier d' Harcourt e il marchese di Beuvrun 
facevano anch' essi parte della regia ma- 
scherata. Tre regine, Anna d' Austria, Ma- 
ria Teresa di Spagna, ed Enrichetta di Fran- 
cia vedova di Carlo I d'Inghilterra osserva- 
vano il Carrosello sotto un baldacchino sen- 
za prezzo. Questa festa, della quale Carlo Per- 
rault ci ha lasciato una splendida descrizio- 
ne, Uscio alla piazza in cui era stata fatta 
il nome di Piazza del Carrosello (3). 

Un altro Carrosello fu celebrato a Ver- 
sailles due anni dopo, e fu Tultimo in Fran- 
cia. I cavalieri erano preceduti da araldi, da 
paggi e da scudieri, che portavano le loro 
divise e i loro scudi, su cui erano scritti a 
lettere d'oro versi di Perigny e di Benserade. 

. Il re rappresentava V eroe Ruggero; tutti i 
diamanti della corona brillavano sul suo a- 
bito e sulla gualdrappa del suo cavallo. As- 
sistevano le regine, la duchessa de la Val- 

. lière, e trecento dame in isplendidi costumi 
sotto archi trionfali. La cavalcata era seguita 
dal carro dorato di Febo, alto 18 piedi, lar- 
go lo e lungo 24. Le quattro età vestite d'o- 
ro, d' argento, di rame e di ferro, i segni 
dello zodiaco, le stagioni e le ore tumultua- 
vano pazzamente intorno al carro (4). 

Ma giova pensare che questi carroselli 
smungessero troppo V erario della corona e 
dello stato, perchè furono bruscamente ab- 
bandonati e caddero in breve neiroblio. So- 
lo nel 1839 a di 21 febbrajo, il re Carlo Al- 



(1) La Margherita. Ari. cit. Pag. 160. 

(2) De Vissac. Le Monde. héraldlqiie. Pag. 138, 

(3) De Vissac. Opera cit. Pag. 132. — G. Ferrano. 
Coslurae dei Francesi. 

(4) Ferrario. Opera citata. 



CAR 



— 161 — 



GAS 



berto di Savoja volle disseppellirDe Tnsanza 
dandoDe uno magnifico a S. A. L il Gran 
Duca Alessandro, Principe ereditario di Rus- 
sia. I giovani giostratori divisi in tre quadri- 
glie, ritaliana, la Francese e l'Inglese, ve- 
stiti di ricchissime robe di velluto e d* oro 
alla foggia delle Corti d'Italia, di Francesco 
I di Francia e di Carlo I d'Inghilterra, cor- 
sero il dardo, l'anello e le teste, intrecciando 
Tolteggiamenti rapidissimi, passi ristretti e 
corvette minute, che dilettarono assai la cor- 
te e i cittadini (l). 

Splendidissimo fu anche quello che lo 
stesso re diede sulla piazza S. Carlo in To- 
rino nell'aprile 1842 in occasione delle noz- 
ze del duca di Savoja, oggi Vittorio Emanue- 
le II re d'Italia, con Maria Adelaide di Lo- 
rena. Ed è Tultimo che la storia ricordi. 

CARTOCCI [ fr. Cartouches; ted. Duten; 
ing. Cartridges; ing. Cucuruchos], — Di- 
consi cartocci i ricci e le volute architet* 
toniche che si vedono specialmente nei mo- 
nnmenti, intorno ad arme ovali, che dioonsi 
appunto accartocciate. Il Campanile dice che 
rappresentano le pergamene dei privilegi; altri 
le pelli di fiere di cui si vestivano gli anti- 
chi eroi (2). Noi vi vediamo dei fregi orna- 
mentali e nulla più. 

CASA. — Le case si pongono sugli scudi 
aperte, chiuse, finestrate, murate^ ombrate, te- 
golate, ecc. e rappresentano maturità di pen- 
sieri e circospezione. 

Garrii^ (Genova). — D* azzarro, a tre case d' ar- 
gento, tegolate di nero (S e 1). 

Saif<nut (Catalogna). — D'azzurro, alla cata d'oro, 
ehiuta e finettrata di nero, movente di alnistra, ierraz" 
sala al natarale, e un ruscello dello stesso, uscente 
dalla porta e dividendosi in quattro rivoli. 

KF* CASA ERNESTINA DI SASSONU (Or- 
dine della). — Istituito il 25 dicembre 1833 
dai principi sovrani della linea Ernestina di 
Sassonia, Federico duca di Sassonia -Al tem- 
bnrg, Ernesto duca di Sassonia- Coburgo-Go- 
tha, e Bernardo Erico Amico duca di Sasso- 
nia-Meiningen-Hildburghausen, per rimpiaz- 
lare l'estinto Ordine delV Integrità o Dirittura 
allemanna. Tutti i generi di merito vi posso- 
no pretendere. Ciascuno dei duchi delle tre 
linee ha il diritto di ammettervi i suoi sud- 
diti; per r ammissione degli stranieri d ne- 
cessario che due per lo meno delle case 
ducali siano d'intelligenza. L'ordine è diviso 
in quattro classi: 

1.^ Gran Crpci^ in numero di nove, che 
acquistano la nobiltà ereditaria e portano la 
decorazione in sciarpa da destra a sinistra, 
con piastra al lato sinistro; 

2.® Commendatori di prima classe^ in nu- 
mero di 12, che portano la croce appesa al 
collo, eolla piastra; 

(1) Bresciani. L'Armeria antica del re Carlo Alber- 
to. Capii. V, pag. 41 . 

(t) Cartaria Prodromo Gentilizio. Pag. 129. 



3.'^ Commendatori di seconda classe^ in 
numero di 18, che portano la decorazione 
appesa al collo, ma senza piastra; 

iP Cavalieri, in numero di 36, non com- 
presi gli stranieri, che portano la croce alla 
bottoniera. 

Tutti i principi del ramo e mesti no fin 
dalla nascita sono membri della prima classe. 
La grancroce, e quella di commendatore di 
l.B classe non si danno che a consiglieri pri- 
vati; la croce di commendatore della 2.» clas- 
se a un presidente, direttore d' un collegio 
giuridico o amministrativo, o tenente colon- 
nello. 

La decorazione, comune a tutte le classi, 
ma di differente dimensione, è una croce otta- 
gona smaltata di bianco, incrostata d' oro, 
coll'effigie del duca Ernesto il Pio e la leg- 
genda Fideliter et Constant er da un lato, e 
Tarma di Sassonia colla data della fondazio- 
ne dair altro. I civili aggiungono una coro- 
na di quercia, i soldati una corona d' alloro. 
La piastra è una stella a otto raggi alterna- 
tivamente d' oro e d* argento, sulla quale si 
vede la croce bianca, e una corona di ruta 
in campo d*oro col motto suddetto. Una Cro- 
ce di merito e una Medaglia di merito^ en- 
trambe d' argento, sono annesse all'ordine, e 
s'attaccano airocchiello dell'abito (1). 

GASGHETTO [ basso lat. Cassicum ; fr. 
Casque; ing. Helmet; sp. Casco\^ — Arma- 
tura della testa, poco dissimile dal morio- 
ne. Era di metallo, dorato pei principi, inar- 
gentato pei conti, marchesi e baroni, di for- 
ma tonda con cimiero a cresta e criniera, 
con frontale davanti e gronda di dietro, con 
orecchioni a squama o a catenella da anno- 
darsi sotto il mento. Nel sec. XI, al tempo 
di Guglielmo il (Conquistatore, fu fatto a mo'di 
cono, con una piastra di ferro nel davanti, 
detta nasale. Sotto Luigi il Giovane era ci- 
lindrico e liscio, con una sola apertura tra- 
sversale innanzi agli occhi, e solo verso la 
metà del sec. XIV cominciossi ad usare il ca- 
s eh etto a visiera (2). Del resto il c<isco o ca- 
schetto si confonde facilmente coir elmo in 
generale. V. Elmo, 

CASCO. — V. Caschetto. 

CASSETTO. — V. Panciera. 

CASTAGNA. — Ha le stesse significazioni 
dell'albero. V. Castagno. 

Castagna (Roma). — Bandaio centrato d' oro e di 
rosso; al capo dello stesso, caricato d'una castagna d'o- 
ro, e sostenuto d'argento. 

1. CASTAGNO. — Quest'albero si pone ne- 
gli scudi per lo più fruttifero di smalto di- 
verso. Simboleggia la virtù nascosta, e se d 
verde fruttifero d' oro in campo d' argento 
rappresenta fortezza d'animo nobile che per 

(1) Perrot. Gollect. hist. des Qrdres de Chevalerie 
— Maigne. Dick, encyci. des Ordres, ecc. 
(Sj Grassi. Dizionario militare. 

11 



CAS 



— 162 — 



CAS 



onesta cagione è caduto in povertà (1). Spes- 
so si vedono le foglie o i frutti solamente. 

ChatUriit (Limosino), — D'argento, al castagno di 
verd^, accostalo da quattro mosche d'armellino di nero 
al capo d'azzurro, caricato d'un sole d*oro. 

Du Conedic (Bretagna;. — D'argento, alla foglia di 
cattagno di verde* 

«. CASTAGNO. — Colore un tempo in uso 
neir araldica tedesca, ma ben presto sosti- 
tuito dal nero. 

CASTELLANA [fr. CMtelaine; ing. Castel- 
laxne; ted. Burghewohnerin; sp. Castellana]. 
— Moglie o figlia d' un castellano, o dama 
infeudata d'una castellanìa. 

CASTELLANA [fr. Chdtellenie; ing. Ca- 
stle-ward^ Castellani/; ted. Burgvogtei; sp. 
Castellanìa], — Giurisdizione e possedimento 
d'un castellano. Piena giustizia. Ogni baliag- 
gio o siniscalcato comprendeva più castella- 
nìe. V. Castellano. 

CASTELLANO [lat. Castellanus; fr. CMte- 
lain; ing. Castellain; ted. Kastellan^ Burg- 
vogt, Burgbewohner; sp. Castellano]. — Di- 
ceansi Castellani nel medio evo coloro che 
possedevano castelli nelle loro signorie e giuri- 
sdizione sui loro uomini e vassalli (2). Antica- 
mente erano capitani e giudici dei villaggi 
fortificati e delle piazze forti di provincia, uf« 
ciali dei duchi e dei conti, e loro rappresentan- 
ti (3). Ma in seguito quando duchi e conti si 
sciolsero dalla dipendenza dal re, e resero la 
loro dignità ereditaria, anche i castellani ne 
imitarono V esempio. Si dovranno perciò di- 
stinguere i Giudici Castellani dai Signori 
Castellani^ gli uni ufiìciali, gli altri proprie- 
tari di alta, media e bassa giustizia, onde in 
giurisprudenza Castellanìa equivalse a piena 
giustizia. Si chiamavano anche Castellani i 
custodi, comandanti o governatori dei ca- 
stelli, come i castellani di Boulogne, d'Har- 
deloi, di Belle-Fontaine, ecc. (4). V'erano i- 
noltre in Francia i Castellani per le Dame, 
che erano cavalieri prodi ed esperti che cu- 
stodivano il castello, amministravano i feu- 
di, comandavano gli armigeri delle damis^el- 
le ricche ed eredi, o delle dame rimaste ve- 
dove e senza appoggio (5). 

I Castellani erano di grado immediata- 
mente inferiori ai baroni, e superiori ai val- 
vassori. Difi'erivano dai baroni, perchè que- 
sti potevano, senza permesso del loro signo- 
re, fortificare una città o un borgo intero, 
mentre i castellani potevano tutt' al più ri- 
durre la loro casa a castello; ai baroni Talta 
giustizia apparteneva di diritto, ai castellani 

(1) Ginanni. L'arte del Blasone. 

(2) La Roquo. Traile de la Noblesse. Ch. 83, pag. 
303. 

(3) Onorato da S. Maria. Dissertazioni ist. et crit. 
sulla cavalleria. Llb. I, Diss. I, cap. III. 

(i) La Gorgue-Rosny. Récherches góncalogiques 
Éur les comtcs de Ponthien, de Boulogne, de Guine 
et Pays clrconvoisins. Tom. I, Introduction, XVJ. 

(5) Ferrarlo. 11 Costume aDtico e moderno. Europa 
Voi X, pag. 139. 



solo per eccezione; i baroni aveano bandie- 
ra, grido di guerra, e corona sulle arme, i 
castellani no. In Francia erano noti i ca- 
stellani di Puiset, di Courtenay, di Montle- 
hery, di Fingry, di Fiennes, di Belle, di Lon- 
guivellers, ecc. In Fiandra v'erano castella- 
ni a Ipres, Bruges, Tournay, L* Isle, Donai, 
Armentieres, Bailleul, Bourbourg, Courtray, 
Dixmunde, Furnes, Alost, Orchies, S. Omer, 
Aire, Baupaume, Hesdin, Mons, Leide, Valen- 
ciennes, e altrove (1). In Germania, Inghil- 
terra, Italia e Spagna non v'ebbero veri Ca- 
stellani signori di questo nome, ma furonvi 
sostituiti dai Burgravi, dai Visconti, dai Ca- 
pitani e dagli Idalghi. 

In Polonia i Castellani erano membri del 
Senato, rivestiti delle prime dignità del re- 
gno, dopo i Palatini. Quando Boleslao il Gran- 
de divise il paese in distretti, ciascuno de' 
quali era protetto da un castello, i castella- 
ni li amministravano, e conducevano il popo- 
lo alla guerra. Erano in numera di 83, di 
cui 31 grandi^ e 52 piccoli. Questi ultimi a- 
veano un titolo puramente onorifico, ed era- 
no esclusi dai consigli di stato. II primo di 
tutti era il Castellano di Cracovia che pren- 
deva il passo persino sui Palatini (2). 

CASTELLATO ffr. Chatelé; ing. Castlé; sp. 
Castillado]. — Attributo araldico d'una bor- 
dura d' un lumbello caricati di 8 o 9 ca- 
stelli. 

Artoìs (Appannaggio di Francia). — Di Francia, al 
lambello di rosso, castellato di 9 pezzi d'oro. 

CASTELLETTO (Nobiltà di) [sp. Noble^a 
de castillejo], — Cosi era chiamata la nobil- 
tà catalana (3), forse a cagione dei tanti ca- 
stelli e case feudali sparse nella Catalogna, 
ove risiedevano i gentiluomini. 

I. CASTELLO. — [tentone e franco Burg; 
fr. Chdteau fort; ing. Castle; ted. Schloss^ 
Kastell; sp. Castillo]. — I castelli feudali ebbe- 
ro origine nel secolo IX dell'era volgare. I 
Franchi che aveano sottomessa la Gallia, gli 
Anglo-Sassoni che si erano impadroniti delle 
terre britanniche, i Visigoti entrati nella 
Spagna, i Longobardi padroni dell' Italia non 
risiedevano nelle città, ove per la loro vita 
attiva e turbolenta si sarebbero stimati pri- 
gioni, ma bensì nelle campagne in mezzo ai 
loro possedimenti, fra i loro schiavi e lonta- 
ni da superiori od eguali. Ma quando comin- 
ciarono le invasioni dei Normanni, dei Da- 
nesi, dei Saraceni, degli Ungari, e degli Sla- 
vi, i nobili della Francia, dell' Inghilterra, 
della Spagna, dell'Italia e della Germania fe- 
cero circondare le loro dimore di un largo 
fossato, eressero grosse muraglie sormontate 
da alte torri, e le guarnirono di armigeri e 
di vassalli armati. Anche gli odii privati, le 



(1) La Roque. Opera 9 luogo cit. 

{i) Dict. hist. et crit. des couturoes, ecc. 

f3) La Roqu0. Traité de la Noblesse. Gap. 168, 
pag. 481. 



CAS 



— 163 — 



CAS 



gelosie, la brama della rapina e delle offese 
furono causa dell' erezione dei castelli, ove 
si poteva procurarsi un ricovero, schermirsi 
dall'attacco dei nemici, combattere con van- 
taggio i propri avversarii, tenere in ceppi quei 
che riescivano più deboli, uscirne per piom- 
bare sui viaggiatori e assoggettarli a un 
grosso riscatto, rapire le vergini e nel sicu- 
ro del forte maniero commettere ogni specie 
di nefa udita. I castelli si fabbricavano più 
volentieri in luoghi elevati e per sé stessi 
inespugnabili; oppure nelle provincia ove il 
suolo si stende in larghe e sterminate pia> 
nure, si facea trasportare terra in quantità 
da formarne un monticello, su cui si edifica- 
va la casa forte cinta di fossa, mura e pa- 
lizzata. Di tal modo si usava nel Belgio anche 
sul finire del sec. XI (1). 

Tutti i coloni d'Europa sorsero in massa 
a levar* doglianze contro la costruzione di que- 
sti castelli cosi opprimenti per essi, ed il cui 
numero cresceva ogni giorno. 

L'imperatore Carlo il Calvo fu quindi ob- 
bligato d'ordinare per mezzo d'un capitolarlo 
che si demolissero tutte le case forti erette 
senza suo consenso, e che ninno più fosse 
ardito a novellamente fabbricarne. Ma nes- 
suno tenne conto degli ordini e delle proibi- 
zioni d' un monarca che non era più abba- 
stanza forte da far rispettare le sue volontà; 
anzi i duchi, i conti, i marchési e gli altri 
officiali regii tolsero V opportunità per ren- 
dersi del tutto indipendenti e stabilire la di- 
gnità ereditaria nei loro figli. 

In tal modo sorsero i castelli, le cui im- 
ponenti e pittoresche rovine eccitano oggi la 
nostra curiosità, ed un tempo destavano il 
terrore in chi li riguardava. La disposizio- 
ne interna d'un castello medioevale è mira- 
bilmente dipinta dair erudito conte Cibrario 
nella sua opera dell' Economia politica del 
Medio Evo (2) e noi vorremmo bene ripor- 
tarla qui per intero, se T estensione del no- 
stro lavoro ce lo consentisse. Diremo solo che, 
quanto alle fortificazioni, ajutavasi la natura 
coU'arte per renderne impraticabile l'acces- 
so; fossi, controfossi, carbonarie, antemurali, 
antiporte, pusterle, palizzate, barbacani, cas- 
seretti, torri, bastiglie, belfredi, ponti levatoi, 
saracinesche, triboli seminati pel contorno, 
porte sotterranee e di rifugio, trabocchetti, 
botole, usci nascosti, pareti semoventi, se- 
greti e passaggi intermurali, tuttociò costi- 
tuiva un sistema d'insidie, di difesa e di si- 
curezza da spaventare chiunque divisasse un 
attacco o una sorpresa. Internamente la sa- 
la d'aimi, ove erano appesi i trofei, le arma- 
ture, le spoglie di caccia e le insegne, servi- 
va di luogo di riunione di tutti gli abitanti 



(I) Reiffemberg. Statlstique ancleane de la Belgi- 
quo... Mèmoires de l'accademie royale de Bruxelles, 
tona. IX. 

{%) Tom. ili, pag. 99. 



del castello, o (per parlare con un termine 
di quel tempo) del borgo. Poi il quartiere del 
feudatario, quello della sua sposa, quello della 
sua gente, la sala del convito, la cucina, il 
celliere, l'arsenale, le prigioni, gli archivi, 
il tesoro, le scuderie, la falconeria e la ve- 
neria; in tal modo si distribuiva il castello. 

Però coir ingentilirsi dei costumi e delle 
arti, anche i castelli presero della nuova 
vernice; sotto il rinascimento, specialmente 
in Francia, essi si abbellirono, si spogliaro- 
no del loro aspetto tetro e minaccioso, si re- 
sero piuttosto ville piene di tutti gli agi del- 
la vita che rifugi solitari in cui la sicurez- 
za la vinceva sulla comodità. In breve spar- 
vero anche in molti luoghi i fossati, le tor- 
rette, le saracinesche e i ponti a calata, e i 
castelli feudali si ridussero a case signorili 
di campagna. 

t. CASTELLO. ~ In araldica il castello 
rappresenta dominio feudale, signorìa, antica 
nobiltà di razza o governo di una fortezza. 
Può anche avere le significazioni della torre, 
V-q-n. E frequente in tutte le armi di Europa, 
ma più specialmente in quelle di Catalogna 
e di Provenza. Si rappresenta nello scudo 
sotto la forma d'una costruzione consistente 
in una cortina fiancheggiata da torri roton- 
de, merlate, quasi sempre coperte e bande- 
ruolate. Quando ha più di due torri, o quan- 
do non sono coperte conviene dirlo blaso- 
nando (1). I castelli nelle armi si dicono: /¥- 
nestrati^ aperti, chiusi, banderuolati, mer- 
lati, murati, coperti, scoperti, in ferriati, sa- 
racinescati, in rovina, diruti, torricella- 
ti, ecc. 

Piatti (Milano). — D'argento, al cartello d'azzurro, 
aperto del campo, fintstrato dallo slesso. 

Castellar (Napoli). — Di verde, al Gattello di tre 
torri d'argento, merlato dello stesso, e la banda d'az- 
zurro, caricata da tre rotelle d'oro, attraversante sul 
tutto. 

Castelli (Genova). — Di rosso, al castello d' ar- 
gento. 

Castelli (Treviso). — D* azzurro, al castello al na- 
turale, sostenuto da due leoni contrarampantf d'oro. 

Ramelta (Città di Sicilia). — Di rosso, al castello 
d' oro, la torre a destra cimata da una palma di ver- 
de, quella a sinistra da una bandiera bianca svolaz- 
zante a destra. 

Caslelain (Fiandra). — Di rosso, al castello tor- 
ricellato di due pezzi d'argento. 

Castellbisbal (Catalogna). — D' azzurro, al castello 
torricellato di tre pezzi d' argento, chiuso e Minestrato 
di rosso, murato di nero. 

Castels (Catalogna). — D'argento, a cinque castelli 
torricellati di rosso, chiusi e finestrati d'oro, posti % 
1 e 2. 

Friedberg (Svizzera) — D'oro, al castello torricellato 
di due pezzi di verde, accompagnato in capo da due 
stelle di rosso, da una terza dello stesso fra le due 

(1) Maigne. Abrégé méthodique de la science des 
Armoiries. Pag. 104. 



CAS 



— 164 -- 



CAT 



torri, e da un monte di tre cime al naturale, moven- 
te dalla punta. 

Castellvell (Catalogna). — D'azzurro, al castello tor- 
ricellaio e diruto a destra di verde; alla bordura mer- 
lettata dello stesso. 

Dtl Castillo (Gastiglia). — Di rosso, al castello 
d'oro, chiuso d' azzurro; partito d'argento, all' albero 
al naturale, il tronco accollato da un serpente d' ar- 
gento. 

Duchàtel (Normandia). — Spaccato: nel 1.^ d* az- 
zurro, al castello torricellato di due pezzi d' oro, ban- 

deruolato d'argento; nel 2.° fasciato d'oro e di rosso. 

ChdteaurouiD (Città del Berry). — D'argento, al ca- 
stello di rosso, terrazzato di verde. 

Argentière (Città di Linguadoca). — D* azzurro, al 
castello merlato di 5 pezzi, torricellato e sormotUato 
di due garette, la torricella merlata di 5 pezzi e ban- 
deroolata, il tutto d' argento, chiuso e murato di nero. 

Beau/fort (Artois). — Di rosso, al castello d'argento, 
col ponte levatojo abbassato; al Trance cantone d' az- 
zurro, caricato di tre gemelle d* oro. 

Aubigny (Poitou). — DI rosso, a tre castelli in ro- 
vina d' oro. 

Deaufort (Sciampagna). — D* azzurro; al castello 
d* argento, movente da una riviera dello stesso. 

Pontarlier (Città di Franca Contea). — D' azzurro, 
al castello d' argento, murato di nero, piantato sopra 
un monte di verde (1). 

Bordeaux (Città di Francia). — Di rosso, al castello 
d^argento, aperto del campo, murato e finestrate di ne- 
ro, di 6 torri ' cop«r/« e banderuolate d'oro, accampa^ 
gnato in capo d' un leone leopardito dello stesso, e in 
punta d' un crescente del secondo; al capo di Francia 
antica. 

Bellac (Città del Limosino j. — D* argento, al ca- 
stello di nero, coperto a schiena d' asino, fiancheggialo 
di due torri, torricellato d' un' altra, e banderuolato 
dello stesso; il castello movente da una riviera d* az- 
zurro; al capo dello stesso, caricato di tre gigli d'oro 
male ordinati. 

Bideran ('Guascogna). — Df rosso, al castello di 5 
torri banderuolate d' argento, murato di nero. 

Groulart e Chalet (Normandia). — D'azzurro, a tre 
castelli d* oro. 

CASTELLO d' AMORE. — Festa galante e 
graziosa del medio evo, molto usata in Ita- 
lia, in cui le dame difendevano un castello 
di legno, a cui i giovani innamorati davano 
r assalto, gettando fiori, melaranci e confet- 
ti, e ricevendo dalle belle assediate, in luo- 
go di pietre da mangano o bitume, acque o- 
dorose e zuccherini (2). Una di queste feste 
fu data a Treviso nel 1314, ove stavano a 
campo in due distinte squadre Trivigiani e 
Veneziani. La rocca fu prima balestrata da 
confetture, frutta moscate, rose, gigli e vio- 
le, poi da ducati d' oro per parte dei Vene- 
ziani, che entrarono trionfanti nelPespugnato 
castello. Ciò che fece ardere di furore i Tri- 
vigiani, i quali si acagliarono sugli antago- 
nisti, e ne lacerarono la bandiera, a stento 

(1) Secondo D'Hoziers. 

(2) Cìbrario. Della Economia polii Ica del medio evo. 
Voi. Il, pag. 198. 



trattenuti dai giudici della festa (1). Il Mu- 
ratori s' avvisò chiamar questo il Castello 
dell* Onestà. 

CASTELLO DELL' ONESTÀ. -^ V. Castello 
d* amore. 

CASTI6LIA [fr. Castille], — Assalto e di. 
fesa simulati d' un castello, che si facevano 
per mantenere i guerrieri sempre esperti 
nelle astuzie di guerra, e nelle imprese d' as- 
sedio (2). Il signor d' Amboise comandò la 
difesa d' un bastione nel 1507 a Milano, da- 
vanti al re Luigi XII, che fu obbligato di 
frapporre tutta la sua autorità per separare 
i combattenti, di cui la pluspart étoient 
ennorcis et embarhouillés de fange pour 
V eau que ceuloo d* amont jettaint dans les 
fossés (3). Narrasi anche che la corte di 
Francia passando Tinverno del 1546 alla Ro- 
che-Guyon, si divertiva a fare delle eastiglie, 
in cui assalitori e difensori si combattevano 
con palle di neve. Ma la discordia si mise 
tra i capi, la querela scoppiò, e ne costò la 
vita al duca d' Enghien (4). Ciò bastò per di- 
screditare le eastiglie, che a poco a poco fu- 
rono obliate. 

CASTORO, — Il castoro è aimbolo di pace, 
perchè credevasi che si recidesse 1 testicoli 
per non esser preso dai cacciatori che ne 
vanno in traccia, e cosi rimaner tranquillo. 
È anche emblema di destrezza, intelligenza 
e perseveranza. Si pone negli scudi passante^ 
rampante^ saltante, rivoltato^ ecc. 

Schencken (Germania). — D* oro a due castori di 
rosso, passanti V uno sull* altro. 

Bernhlo (Baviera). — D' oro, al castoro rampante 
di rosso. 

Bibra (Franconiaj. — D' oro, al castoro saltante e 
rivoltalo di rosso. 

CATENA. — Le catene in araldica rap- 
presentano nazioni, popoli o città soggiogate, 
concordia ed unione d' affetti; se infrante, 
giogo spezzato. Nelle arme di città indicano 
quelle che si mettevano di notte nelle strade. 
— Le catene sono comunissime nella Spagna, 
in memoria della celebre battaglia de las Na- 
vas de Tolosa, ove Sancio il Forte ruppe Te- 
sercito di Miramomelino, spezzando le catene 
del campo nemico (5). I Zuniga, i Mendo^a, 
i Munos, i Ma^as, gli Àbarcas, gli Otacos, i 
Villaseca, i Menezes, i Peralta, gli Arrica- 
vales, oltre ai re di Navarra, e a molte al- 
tre famiglie, portarono le catene in memoria 
di queir avvenimento glorioso, al quale pre- 
sero parte, così si vantano, i loro antenati. 

Navarra (R.o di). — Di rosso,, alle catene d' oro, 
poste in croce, in croce di S. Andrea e in doppia cm- 
ta, caricate nel centro d' uno smeraldo di verde. 

i4;&ertt (Fi ronzo). — D'azzurro, a quattro catene d'oro, 



(1) Cibrario. Op. e luogo cit. 
(%) De Vissac. Le Monde herald ique. Pag. 122. 
(3) Jean d'Autun. Histoire de Louis XII Cap. XXXIV, 
pag. 266. 

a) Histoi'^e de M. do Tliou. Lib. II, pag. 133. 
^6) Hénéatrier. Le voritable art du Blason, pag. S50. 



CAT 



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movenii dai quattro angoli dello scudo, unite nel cuore 
per uQ anello dello stesso. 

ChenerailUt (Ciiìh della Marche). — Di rosso, a tre 
catene d* oro in iabarra. 

Teìlet f Portogallo;, — D* oro, alla catena d* azzur- 
ro in banda. 

Zuniga (Spagna). — D'argento, alla banda di nero; 
alla catena d* oro, tu cinta e attraversante. 

Metidoza (Spagna). — Di rosso, alla banda di ver- 
de, bordata d'oro; alla catena di 8 catenelle d'argento, 
attraversante' e io doppia cinta. 

Mugnot fSpagna e Sicilia). — Otto punti d'oro, e- 
quipollentl a sette d' azzurro; alla bordura di rosso, 
caricala di 16 anelli di catena, posti 8 a 2, d* oro. 

CATERATTA. — V. Saracinesca. 

CATERATTATO [fr. Coulisse], — Attributo 
dei castelli, o delle torri con porta levatoja. 

Vieux^Chdteau (Pranciaj. — - Di rosso, al castello di 
3 torri d' argento, caterattaio di nero. 

KT CATERINA (Ordine di S.). — Fondato 
il 6 dicembre 1714 da Pietro il Grande im- 
peratore di Russia, per celebrare V eroica 
condotta di sua moglie Caterina al campo 
della Prnth, e la sua presenza di spirito nel 
combinare la pace di Falkzi (21 luglio 1711). 
Fu da principio conferito anche agli uomini, 
perchè lo ebbe il principe Mantchikoff; ma 
in seguito non si diede più che alle dame di 
alto grado. La prima decorata pare fosse la 
principessa Natalia, che V ottenne ad una fe- 
sta del principe Dolgorouki (1). Il gran ma- 
gistero appartiene alla czarina. I membri, 
che prima non formayano che una sola clas- 
se, ora, dopo la riforma di Paolo I nel 1797, 
furono divisi in due, la grande e la piccola 
croce. Le Dame della prìma classe sospendono 
la decorazione a un largo nastro rosso, or- 
lato di bianco posto a bandoliera da destra a 
sinistra, colla piastra al lato sinistro. Le Da- 
me della seconda classe attaccano la croce 
ad una rosetta posta alla sinistra del petto. 
La decorazione consiste in una croce arro- 
tondata d*.oro, arricchita di perle, portante 
rimagine della santa, vestita di verde, con 
manto rosso, corona d* oro sul capo, croce 
dello stesso metallo in mano, e la ruota al- 
lato, accompagnata da un bisante d* oro, su 
coi t' è la lettera R in nero. La piastra è 
simile alla croce, ed è nel cerchio circondata 
dal motto in russo: Per V amor e e la patria, 
che si tix)Ta anche sul nastro della decora- 
zione (2). 

CATERINA DEL MONTE SINAI (Ordine di 
S.). — Fondato nel 1063, o 1065, o 1067 da 
alcuni gentiluomini francesi allo scopo di 
difendere e tutelare il pellegrinaggio al se- 
polcro di S. Caterina d*Àlessandria sul Monte 
Sinai. Molti lo credono supposto, ma pare in- 
vece provato. I cavalieri si eleggevano un 
Gran Maestro e seguivano la regola di S. 

(1) Diction. hist. portatif des ordres rcligious et 
militairs. 

(2) Maigne. Dict. encycl. des Ordres do Chevalcrio, 
ecc. — Perrot. Gullection hist, ecc. 



Basilio e le costituzioni dell* Ordine del S. 
Sepolcro, di cui crediamo sia stata una dira- 
mazione. Vestivano di bianco e portavano 
per insegna una mezza ruota da martirio ros- 
sa, trapassata da una spada sanguinosa. Fu 
soppresso colla perdita di Terrasanta fatta 
dai Cristiani (1). Il Cibrario (2) asserisce che 
si estinse solo nel sec. XVII, citando fra gli 
ultimi cavalieri un d'Aubrai, barone di Bru- 
yeres e segretario del re di Francia. 
CATTANEO. ^ V. Capitano, 
CATTOLICO. — Titolo dei redi Spagna dopo 
il XV sec. Ferdinando e Isabella ne furono de- 
corati da papa Alessandro VI per la totale es- 
pulsione dei Mori da tutte le provinole della 
Spagna. Mariana vuole cheRecaredo ricevesse 
il primo questo titolo, quando ebbe spento Ta- 
rianesimo nel suo regno, ed aggiunge che ne 
fu fatta menzione al concilio di Toledo nel- 
r anno 589 (3). Vasca ne fissa V orìgine ad 
Alfonso re di Leon nel 738. Finalmente non 
manca chi vuole che Filippo di Valois rice- 
vesse dal cleix) spagnuolo il titolo di Re Cat^ 
toltco Maestà Cattolica per avere difeso i 
diritti della Chiesa (4). Il titolo Sua Maestà 
Cattolica si abbrevia S. M. C. — Un tempo i 
Pontefici qualificavano Cattolici anche i re 
di Francia e di Gerusalemme. 

CAUDATO [fr. Peautré], — Attributo del 
pesce, avente la coda di smalto differente dal 
corpo. V. Delfino. 

*» CAURONE. — y. Capriolo. 
CAVALCATORE [fr. Chévauchant], — I ca- 
valcatori erano nel medio evo giovanetti che 
si esercitavano nel noviziato per divenir a- 
raldi. Portavano la tunica per traverso, con 
una manica cadente sul petto e l'altra sul 
dorso, e V arma del loro signore sul braccio 
diritto. 

I. CAVALIERE fiat. Eques; b. lat. Miles; 
fr. Chevalier; ing. Knigt; ted. Ritter; ol. Rid- 
derà sp. Caballero]. — Gentiluomo provato 
nelle armi, e investito della dignità cavalle- 
resca. Nel medio evo si preparavano i fan- 
ciulli a ricevere questo onorifico appellativo 
sin dair età di sette anni, nella quale si to- 
glievano alle donne per sottometterli a un'e- 
ducazione robusta fra giuochi militari nel ca- 
stello paterno. Usciti d* infanzia si ponevano 
come paggi o damigelli nella casa di qualche 
barone rinomato, ove apprendevano a servi- 
re e amare le dame, e a coltivare le nobili 
ispirazioni e il rispetto all'onore. V. Paggio. 
A quattordici anni il giovinetto era ammesso 
valletto o scudiere (V-qq-nn), e rimaneva in 
questo stato finché non fosse in grado di ri- 
cevere r onore della cavalleria. D' ordinario 
i giovani erano armati cavalieri a 21 anni, 
e si richiedeva che fossero gentiluomini di 

(1) Cievel. Epist de (Jrd. S. Basilii — Caramueie. 
Epist. V, n. 2342, p. 9. — Mendo. De Ordinibus milit. 
pag. 7. — Michieli. Tesoro militare, pag. 18. 

(2j Descriz. stor. degli Ordini cavallereschi. II, 306. 

(3) Mariana, llistoriae de rebus Hispaniae. 

(i) Dict. univ. bist. et crit. des coùtumes, ecc. 



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nome e d*armi, sul qnal rignardo in Francia 
le leggi della cavalleria erano scrupolosissi- 
me (1). Inoltre per ottenere il cavalierato bi- 
sognava assoggettarsi per molto tempo a pro- 
ve, esperimenti ed esercizi militari (2). Nel 
regno di Napoli chi dovea prendere il cin- 
golo, presentava i requisiti necessarii, che 
consistevano nel provare essere disceso da 
cavalieri, come voleva la costituzione di Rug- 
gero I, confermata da Federico II; e di più, 
sotto gli Angioini, dovea provare che i suoi 
maggiori aveano contribuito alle collette e 
sovvenzioni coi nobile cavalieri (3). Ma quan- 
do le esigenze sulla nascita furono meno e- 
sagerate, si ammisero alPooore della cavalle- 
rìa anche prodi guerrieri, che, al difetto di 
lignaggio, supplivano colla esperienza e la 
bravura nelle armi. 

L' iniziato preparavasi a ricevere le armi 
con digiuni, preghiere e penitenze, vestendo 
di bianco, bagnandosi spesso, e recidendosi i 
capelli sul davanti, per esser più sciolto nelle 
pugne, e a schivare che, perduto Telmo, Tav- 
versarlo non V acciuffasse . Dopodiché si pre- 
sentava al principe o al signore che doveva 
armarlOr>e questo si eseguiva con gran ce- 
rimonia, meno nel caso d' un armamento sul 
campo di battaglia. Y. Ricevimento dei ca- 
valieri. 

Anticamente il re solo poteva conferire 
la cavallerìa, ma in seguito tutti i cavalieri 
ebbero il diritto di fare altrettanto; e gli e- 
letti restavano legati con essiloro di una 
specie di parentela, sicché mai per verun 
caso dovean portare le armi contro 1 signori 
che li aveano fatti cavalieri, altrimenti sa- 
rebbero stati reputati felloni ed infami. Fu 
per ciò che il Principe di Bisignano, il Prin- 
cipe di Melfi, il Duca d' Atri e il Conte di 
Maddaloni, essendo stati onorati da Luigi XII 
re di Francia della collana di S. Mich^^le, re- 
sti tuironla quando il regno di Napoli ricadde 
a Ferdinando il Cattolico, per non esser tac- 
ciati di traditori nel dover combattere con- 
tro Luigi (4). 

Talvolta anche i Comuni si arrogarono il 
diritto di crear cavalieri, deputando a ciò i 
loro sindaci, potestà, capitani, confalonieri o 
senatori. Nel tumulto de' Ciompi a Firenze, 
il popolo s' avvisò d'armare Salvestro de'Me- 
dici, Luigi Guicciardini, Tommaso Strozzi, 
Benedetto Alberti, e molti altri notabili in 
numero di sessantaquattro in una sola not- 
te (5). V'hanno casi in cui la cavalleria fu 
conferita da donne. Sicilia, figlia di Filippo 

(1) Rocquancourt. Cours compiei d'Art et d'Histoire 
milltalres. — Tom. 1. Part. I. Lezione 6, cap. 11, § 1. 

(2) Sismondi. Ilistoire dos Francois. Part. ili, cap. V. 

(3) Giannone. Istoria civile del regno di Napoli. 
Tom. IV. lib. XX, cap. III. § 1. 

(4) Eugenio. Napoli Sacra deli' Ordine di S. Mi- 
chele. — Tutjni. Origine de' Seggi di Napoli; Cap. 14, 
pag. 158. 

(5) Marchione de' Stefani. Storie fiorentine. Lib. X, 
pag. 22. - Maccbiavelli. lib. 111. - Ammirato. Lib. XIV. 



di Francia e moglie di Tancredi rese cava- 
liere Gervaso figlio del Visconte Donese (1). 

Ai cavalieri si dava il titolo di sire^ se- 
re, messere, monsignore, e alle loro donne 
quello di madama, mentre le altre nobili chia- 
mavansi madamigelle. Il cavaliere era det- 
to anche milite [lat. miles], specialmente in 
Francia e nel regno delle Due Sicilie (2). In 
Francia si facea precedere il loro nome di 
battesimo dal qualificativo Dom [lat. Domi- 
nus], che passò poi in Ispagna ed in Italia 
trasformato in Don. I re li chiamavano loro 
compagni (3), e li ammettevano alla loro 
mensa, onore negato ai figli ed ai fratelli del 
principe, sintantoché non fossero anch' essi 
armati (4). Ai cavalieri soli erano permesse 
certe vesti e certe armi (V. Armi), ad es- 
si serbate certe magistrature, e le- amba- 
scierie, e il dar consiglio al sovrano, e 
r aver sigillo particolare, presiedere alla mi- 
lizia, cingere altri cavalieri e prendere il 
passo sugli altri gentiluomini (5). Passando 
pei castelli erano accolti con ogni deferen- 
za, spesati di tutto insieme col loro seguito 
e rinviati colmi di doni (6). Si sa che il duca 
d' Anjou trattò per un mese le genti di Lui- 
gi III duca di Bourbon, che V avea assistito 
nella guerra di Guyenna, e fece ai cavalie- 
ri che r accompagnavano ricchi presenti di 
vasellame d' argento e di drappi di seta, e 
ad uno d* essi donò un corsiero del valore 
di 2000 scudi (7). Il conte di Foix diede 200 
fiorini ed un cavallo al cavaliere d'Auberti. 
court, che nel 1385 era passato pel castello 
d'Ortois, ove egli si trovava (8); e più splen- 
didamente ancora trattò il duca di Bourbon 
che ritornava dalla guerra di Gastiglia (9). 
I più grandi signori accettavano senza scru- 
polo questi presenti, anche fatti in denaro, 
perchè il dono si rifletteva ad onore della ca- 
vallerìa. 

San Giorgio era il patrono tutelare dei 
cavalieri, cui cantavano andando alla guerra 
e le imprese del quale si ripromettevano di 
imitare, affrontando i mostri, liberando V in- 
nrcenza, calpestando la tirrannìa, umiliando 
r orgoglio e vendicando la virtù oltraggia- 
ta (10). Doveano difendere la religione; com- 
battere per la fede e morir mille volte anzi 
che tradirla; foggiavano l* elsa a croce e 
spesso la invocavano nella mischia, o la pre- 
mevano moribondi sulle labbra, come Ber- 
traiìdo Du Guesclin. Si battevano cogli Infe- 

f1) Orderic Vital. Lib. XI. pag. 825. 

(2) Giannone. Opera citata. Loco cit. 

(3) Magny. Le Hoy d'arnies. A A 195. 

(i) Cantù. Storia Universale. Tom. VI. Lib. XI, 
cap. IV. 

(5) De Vissac. Le Monde héraldique, pag. 71. 

(6) Sainte Palaye. Mómoires sur l'ancienne Cheva- 
Urie. Tom. I. Part. iV. 

(7) Hist. do Louis lil duo de Bourbon, publiée par 
Pap. Masson. Cap. 22, pag. 71. 

(8) Froijisarf. Cronique. Voi. Ili, cap. 31, pag. 252. 
(9j Froissart. Op cit. Voi. Ili, cap. 93, pag. 255. 

(10) Cantii. Op, e Ice. cit. 



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deli e poi bì conTertiyano in missionari e li 
battezzaxano sovente* come V Ariosto ed il 
Tasso supposero d* Orlando verso Ferraù, o 
di Tancredi verso Clorinda. Le chiese, le a- 
bazie li creavano loro avvocati, visconti e 
Tidami; ma conviene aggiungere che essi non 
mancavano mai d* abusarne; erano protettori 
di nome, oppressori in realtà ( 1 ). La loro 
religione era tutto un misto di fede e di su- 
perstizioni; si confessavano e ascoltavano la 
messa prima d'ingaggiare battaglia (2); pro- 
clamavano i tornei in nome di Dio e di Ma- 
ria (3), ed entravano nella lizza con una 
specie d* imagine con cui si facevano il se- 
gno della croce; il signore di Lalin al passo 
d* arme del 1449 aveva in mano una bande- 
niola figurata delle sue devozioni colla quale 
si segnava (4); Matteo di Coucy foce per la 
Tenuta degli ambasciatori di Borgogna a Mi- 
lano nel 1459 una processione che finì con 
uno spettacolo d* hommes et de femmes, com- 
me de gens d' amies, faisants armes pour 
l'amour de leurs dames (5). Cavalieri lordi 
di delitti 8Ì lusingavano di ottenere il per- 
dono divino coir intraprendere qualche pel- 
legrinaggio, o col combattere ed esterminare 
gli infedeli e gli eretici, e se c^ò non pote- 
vano, continuavano nella vita di prima, ri- 
promettendosi di vestire lo scapolare di qual- 
che ordine monastico, allorché sarebbero allo 
scorcio dei loro giorni, o per lo meno di farsi 
seppellire in abito monacale, per ottenere 
r indulgenza dei loro peccati (6), camme si 
rhabit de moine pouvoit sanctifier celui qui 
n'en avoit jamais r empii les devoirs (7). Ba- 
sti per caratterizzare lo spirito religioso di 
quei cavalieri il seguente fatto. Il prode La- 
hire andando col Dunois a far levare Tasse- 
dio da Montargis nel 1427, s'incontrò con un 
prete, al quale chiese in fretta V assoluzione, 
ed avendogli esso soggiunto che prima si con- 
fessasse de' suoi peccati, Lahire rispose che 
non ne avea tempo, perchè dovea condursi a 
battere il nemico, come è costume d' ogni 
baon soldato. Al che il sacerdote lo assolse 
senz'altro, e il cavaliere inginocchiatosi così 
pregò: Messere Iddio, io ti prego che tu fac- 
cia oggi per Lahire, ciò che vorresti che 
Lahire facesse per te, s' egli fosse Dio o tu 
fossi Lahire (8). — La galanterìa, il valore e 
la passione per la caccia si mischiavano colla 
religione; in quei tempi bastava a un cava- 
liere mostrarsi prode, gajo, gentile e amoro- 
so, e quando si era detto di lui che sapeva 
parlare con egual maestrìa d'uccelli, di cani, 



(1) Saiote-Palaye. Opera cit. Tom. I. part. V. 

(2) Froissari. Op. cit. Lib. Il, cap. 180, pag Ilo 
e 116. 

(3) M^néstrier. Ornements des armos. pag. 176. 

(4) Olivierde la Marche. Mémoires. Lib. 1. pag. %\)7, 
(5 Histoire de Charles VII. pag. 718 e 719. 

(6) Saiote-Palaye. Op. e loco cit, 

(7) D. Morice. Mcmoiros pour l* Ilist. de Bratagno. 
Préf. p. XXVin. 

i'8) Saiaie-Palaye. Op, e (oco cit. 



d* armi e d' amori, era fatto il suo panege- 
rico (1). 

I cavalieri giuravano fedeltà al principe^ 
al signore o al comune da cui aveano rice- 
vuto il cingolo, obbligandosi a guerreggiare 
valorosamente per essi. Doveano inoltre so- 
stenere il debole contro il forte, evitare di 
parlare con malizia d' alcuno, ne usurpare 
r altrui, nò operare per avarizia per vena- 
lità, ma per la gloria T onore; obbedire ai 
capitani, amare i compagni, esser cortese con 
ogni gentiluomo, deporre 1' orgoglio, non a- 
dulare nd riferire i segreti, soccorrere i po- 
veri e gli orfani, non calunniare nò oflfendere 
le dame, o permettere eh' altri lo faccia, e 
soprattutto mantenere la parola data (2). Eu- 
stachio Deschamps in una sua poesia dice: 

Cbevaliers od ce mondo cy 
Ne peuvent vivre sana aoucy; 
Ils dolvcnt lo pcuple dérendro, 
Et Ipur sSDg pour la foy espandro. 

Non potevano combatterle accompagnati 
contro uno solo, molti contro numero mi- 
nore, o con armi superiori; ne' tornei non 
era loro permesso toccare di punta V avver- 
sario ferirgli a studio il cavallo, benchò gli 
araldi gridassero: L* amore alle dame e la 
morte ai cavalli. Aveano certi proverbi che 
reputavano come leggi inviolabili dell'onore: 
— Chi bene e male non sa soffrire, a grande 
onore non può venire; — Chi desidera cavai 
d'oro, già ne ha in mano la briglia; — Buon 
cavaliere deve ferir alto e parlar basso; — Fe- 
rire pel primo nelle mischie e parlare per ul- 
timo nelle adunanze (3). 

La modestia era una delle qualità più rac- 
comandate; Tancredi sospende i colpi e fa 
giurare al suo scudiero non paleserebbe le 
portentose imprese vedutegli terminare. La 
cavallerìa era così stimata in tutta Europa 
e in Terrasanta, che anche il sultano Sala- 
dino ne volle essere insignito per mano d'Ugo 
conte di Tiberiado. 

I cavalieri, per l'amore delle dame e per 
desiderio di gloria, votavano le più pazze im- 
prese (V. VotiJ, e si davano alla vita avven- 
turiera ed errante. Tornati ai loro dominii 
dopo lunghi viaggi, raccontavano con fedeltà 
quanto era loro accaduto, fosse anche a loro 
disdoro. Morendo, i compagni li seppellivano 
e su' loro tumuli erano rappresentati coU'ar- 
roatura e in varie pose delle braccia, secondo 
la loro vita e il genere di morte (V. Sepolcri). 

Erano giudici nati di tutti i loro pari, e 
giudici superiori dei loro vassalli; ma il ri- 
gore e la severità erano temperati da quella 
modera/ione (relativamente ai tempi) e da 
quella gentilezza, che aveano appreso nelle 
corti de' principi e che si diceva perciò cor^ 



(1) Sainte-Pala\e. Op. e loco cit. 
'2; >ainte-Palayo. 0;>. cit. Pari. U. 
^3; Gaotù. Op, loco cit. 



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tetta (1). Ma ove essi avessero mancato nel- 
r onore, nell* onestà, nel rispetto alle dame, 
neir amore alla verità, le pene più severe 
erano comminate sopra di essi, e venivano 
degradati della cavallerìa (Y. Degradazione 
dei cavalieri), 

I principi ed 1 re stessi non ripugnavano 
dair onore di essere armati, anzi lo agogna- 
vano come cosa la più decorosa. Negli An- 
nali di Francia vediamo che Carlo Magno 
cinse la spada a Luigi il Buono suo figlio 
prima d' andare alla guerra, e lo stesso Luigi 
fece altrettanto con Carlo il Calvo suo figliuo- 
lo. Luigi IX armò cavaliere il primogenito 
suo Filippo III e Filippo tre suoi figli. Inoltre 
tutti sanno che Francesco I dopo la battaglia 
di Marignano volle che il bravo Bajardo gli 
cingesse le armi (2). Ruggero I re di Sicilia 
fu armato ed armò egli stesso cavalieri i fi- 
gli (3); Federico II creò milite il Principe 
d' Antiochia nel 1245 a Cremona (4). Il me- 
desimo fecero Carlo II e Roberto d'Anjou, re 
di Napoli (Ti). Malcolm re di Scozia volle es- 
ser fatto cavaliere da Enrico I di Francia, e 
Guglielmo il Rufo re d' Inghilterra dall' ar- 
civescovo Lanfranco, giacché piima del Si- 
nodo Westmonasteriense celebrato nel 1102 
anche gli ecclesiastici potevano conferir la 
cavalleria (6). Citeremo infine Enrico II d'In- 
ghilterra armato dal maresciallo Bisense (7), 
Odoardo IV dal conte di Devonshire, Enri- 
co VII dal conte d' Evadol, Odoardo VI dal 
duca di Somerset, Luigi di Taranto da un 
capitan tedesco (8) e Luigi XI di Francia 
dal Duca Filippo di Borgogna (9). 

Ma il secolo d'oro della perfetta cavalle- 
rìa fu breve; la corruzione, il fasto, la va- 
nità, la sfrenatezza di costumi si introdussero 
in questa istituzione, e i cavalieri divennero 
alla lunga soggetto di terrore pei deboli, o 
di riso pei Rabelais e i Cervantes. Un colpo 
funesto per la cavallerìa militare fu anche 
r istituzione dei Cavalieri ereditari ^ titolo 
che fu troppo spesso usurpato, né valsero le 
ordinanze di Francia degli anni 1614, 1663, 
1664, 1665 e 1669 per reprimerne gli abusi. 

Cavaliere: — Titolo che si dà ai membri 
degli ordini equestri, e particolarmente a 
quelli della prima classe, ossia del grado in- 
inferiore, quando essi sono distribuiti in va- 
rie sezioni. Ordinariamente un cavaliere segue 
immediatamente un commendatore. 

GaTaiiere di gìastizia. — Gentiluomo am- 
messo alla cavalleria in forza di titoli suffi- 
cienti che ne provano la nobiltà generosa, 
necessaria per entrare neir ordine. 

Cavaliere di grazia. — Titolo di chi é 

(1) SaiDte-Palaye. Op. e loco cit. 

(t) Gapefigue. Hist. de Frangola J. Tom. I, pag. 138. 

(3) Abb. Telesino. Lib. IV, fol 138. 

(4J Paosa. Vita d' Innocenzo IV, fol. S%. 

(5) Giannone. Op. e loco cit. 

(6) Tutini. Origine do' Seggi. Cap. U, pag. 149. 

(7) Mennio. Orìgin. Militar., fol. 8. 

(8J Giov. Villani. Istorie. Lib. I, cap. 10. 
(9) Loyseau. Dea Ordres. 



ammesso alla cavalleria, senza aver provato 
la sua nobiltà, e solo per favore del principe. 

Cavaliere errante. — Di questi cavalieri, 
di cui sono piene le vecchie storie e i ro- 
manzi medioevali, conviene cercar T origine 
neir epoca in cui i baroni e grandi vassalli 
si resero indipendenti e si chiusero nelle loro 
castella per commettere ogni atrocità sui 
viaggiatori e sulle donne. Gran numero di 
cavalieri sorsero per porre un riparo a que- 
sti disordini, e si diedero alla vita errabonda 
per difendere i viandanti e specialmente le 
dame dalle offese, dalla rapina e dagli ol- 
traggi. Vestivano per lo più di verde (1) per 
dimostrare il vigore del loro coraggio» e 
spesso si adunavano in truppe per fare tali 
viaggi che essi chiamavano ricerche [fr. cher- 
ches, qu^tes]. Gli Spagnuoli sono stati i pia 
rinomati cavalieri erranti, e il romanzo di 
D. Chisciotte è la pili fine critica dell' esa- 
gerazione cui era giunta questa usanza. 

s. CAVALIERE. — Si pongono nelle armi 
i cavalieri armati di tutto punto, col cavallo 
corrente) passante, cinghiato, gualdrappato, 
imbrigliato, sellato e spesso calpestante un 
drago. La città di Gournay in Normandia, ove 
era stato creato cavaliere Arturo d' Inghil- 
terra detto il Principe Nero, ne pose uno d'ar- 
gento in campo nero per suo stemma. 

Curini (Pisa). •— D'azzurro, al cavaliere vestito d'oro 
e di rosso, armato d'argento, tenente una lancia nella 
destra e uno scudo nella sinistra, sopra un cavallo d'ar- 
gento, imbrigliato di rosso, corrente sopra un terreno 
al naturale; al capo di S. Stefano. 

CAVALIERESSA fiat. Equitissa, militissa; 
fr. Chevaliere]. — Le donne potevano aspi- 
rare alla cavallerìa come gli uomini, prova 
Elisabetta di Hornes chiamata Equitissa in 
un contratto di matrimonio tra Giovanni de 
Merode e Alice di Hornes; Maria e Isabella 
di Hornes dette Chevalieres in lettere del 1451; 
Caterina Baw detta Militissa nei registri di 
Malines del 1441 (2). V'ebbero poi e v'hanno 
ancora ordini cavallereschi istituiti per le 
dame, come V ordine dell'Azza, della Banda, 
della Cordelliera, delle Dame schiave della 
Virtù, delle Dame della Croce stellata, del 
Teschio da mòrto, dell'Amor del Prossimo, 
di S. Elisabetta, di Teresa, di S. Anna, del 
Cigno, di Luigia, di S. Caterina, di Sidonia, 
ecc. (3). 

cavallerìa [fr. Chevalerie; ing, Knight- 
hood; ted. Eitterstand, Ritterschlag; sp. Ca- 
ballerìa]. — La cavallerìa è il più insigne av- 
venimento della storia europea fra il piantar- 
visi del cristiatiesimo e la rivoluzione di Fran- 
cia (4). Pare abbia avuto origine dalle popo- 
li) Sainte-Palaye. Op. cit. Tom. I, pag. 3W, 381. 

{%) La Roqne. Traile de la Noblesse. Gap CVi. 

(3) G. B. di Grollalanza. La cavalleria delle dame, 
pubbl. nel Giornale araldico-genealogico-dipìomatico Ita- 
liano. Anno 1, pag. 177. 

(4) Vedi La Curno do Sainte Palavo. Mémoires sur 
r ancienne Chevalerie. — Liberi. Hlstoirje do la Che- 
valerie eu Fraoce, ecc. 



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— 160 - 



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lazioni nordiche, Goti, AlemanDi, Borgognoni, 
ed altri, ma i primi rudimenti di essa furono 
nella feudalità. Tre stadii percorse la cavalle- 
ria; fu da principio guerriera e fomentò le guer- 
re di Garlomagno e dei Paladini; poi si fece 
religiosa, e diede slancio alla prima Crociata; 
infine divenne galante e mondana, e fu il se- 
colo dei trovatori, delle corti d*amore, dei ca- 
valieri erranti e della terza crociata. Ove più 
dominò lo spirito cavalleresco si fu in Francia 
e specialmente nelle provincie meridionali ; 
anche in Italia e nella Spagna v*ebbe cavalle- 
rìa, ma poco in Germania; n eli* Inghilterra fu 
piuttosto nn^aristocrazia. Colle ultime crociate 
decadde completamente lo spirito religioso dei 
cavalieri, e subentrò V epoca politica della 
cavalleria segnalata da grandi rovesci, Cour- 
tray, Mons-en-Puelle, Cassel, Crecy, Poitiers, 
Azincourt. Il sec. XI vide la cavallerìa fio- 
rente, in auge; nel sec. XIV non era già che 
poco meno d' una stravaganza. I re V aveano 
assoggettata, i borghesi invasa; i tornei erano 
qaasi dimenticati. Nel sec. XV una larva di 
caTallerìa apparve in Borgogna e in Provenza 
con Giovanna Dare e Carlo VII; e pid tardi 
con Bajardo, il cavaliere senza paura e senza 
macchia, rinacque seriamente per iscompa- 
rire di bel nuovo e questa volta del tutto. Il 
rinascimento le diede Tultimo crollo per mez- 
zo dei poemi d* Ariosto, di Cervantes e di 
Rabelais. Gli ultimi che tentarono inutilmente 
di farla risorgere furono Francesco I di Fran- 
cia e Massimiliano imperatore. 

Colla cavallerìa fa introdótta una nuova 
forma di ìiobiltà, e dappoiché V antica ger- 
manica si era spenta nella ligia del feudali- 
smo, questa elevossi a più nobile scopo che 
non le conquiste: dopo il primo fervore di 
Palestina, 8*accostò al trono per dargli lustro 
e consigli, montò sugli spaldi a difendere il 
popolo, e introdusse gentili e dolci maniere 
nella pace, risparmiando nella guerra le inu- 
tili atrocità. Insegnò la dignità all' uomo, la 
cortesìa al valore, la mansuetudine alla guer- 
ra (l). — Per le costumanze di cavallerìa 
V. Cavaliere. 

CaTallerìa militare. ^ Dicevasi quella 
acquistata in guerra colla prodezza, e com- 
posta dei milites. 

CaTallerìa onoraria. — Cavallerìa di cui 
sono insigniti i membri di ordini equestri 
fondati allo scopo di rimunerare il merito e 
i servigi, e riconoscere la nascita illustre. 
Tali sono il San Michele, lo Spirito Santo, 
il Toson d' oro, la Giarrettiera, il Carlo HI, 
la Legion d* onore, la Corona d' Italia, ecc. 

Cavallerìa regolare. — A questa appar- 
tengono gli ordini di Malta, d*AvÌB, del Tem- 
pio, del S. Sepolcro, d' Alcantara , di Cala- 
trava, di S. Giacomo della Spada, ed altri, i 
cui membri sono legati da Toti ed obbligati 
da una regola. 

(Ì)Caotù. Storia Universale. Voi. VI, Lib.XI, cap. IV. 



Cavalleria sociale. — In questa si com- 
prendono tutti gli ordini istituiti da società 
di gentiluomini, come il Nodo, il Vascello, la 
Leonessa, la Calza, il Ferro d' oro e d' ar- 
gento, ecc. . 

CAVALLERIA (Fendo di) [b. lat. Feudum 
cavalorum; fr. Fief de chevaleriel» — Feudo 
di cui nessuno, eccetto un milite, poteva es- 
sere investito (1 J 

CAVALLERIZZO MAGGIORE. -- Davasi que- 
sto titolo nelle corti di Napoli e di Toscana 
al Gran Scudiere. V-q-n. 

CAVALLETTA. — V. Locusta. 

* CAVALLETTO D'ARME. — V. Capriolo. 

I. CAVALLO. — 11 cavallo, questo nobile 
e generoso animale che tanta importanza ebbe 
nella cavallerìa da darle il suo nome, era 
dai cavalieri accuratamente educato air arte 
delle pugne e delle giostre. In tempo di pace 
lo si bardava con seta blasonata, e in tempo 
di guerra con armature di cuojo bollito ri- 
coperto di ferro. Le diverse parti che forma- 
vano quest'armatura si dicevano girello, gual- 
drappa^ e testiera. La quale si divideva in 
cervicale e frontale (2). I Francesi mozzavano 
loro un poco le orecchie e la criniera, per- 
chè pili comodamente si potesse armarne la 
testa e il collo; 1 Tedeschi mozzavano la co- 
da. I cavalli erano detti destrieri, palafre^ 
ni, corsieri o ronj^ini (V-qq-nn) secondo l'uso 
cui si impiegavano. Sleale azione era repu- 
tato il ferire a bello studio i cavalli degli av- 
versarli, e n*ebbe infamia Carlo d'AnJou che 
nella battaglia contro Manfredi nel 1266 usò 
tal arte per vincere. 

Cavallo da lancia. — V. Corsiero. 

1. CAVALLO. — 11 cavallo, una delle inse- 
gno dei Romani prima del secondo consolato 
di Mario, insegna di Tiro e di Cartagine, dei 
Sassoni e dei Normanni, comparisce in aral- 
dica come emblema di magnanimità e di vit- 
toria. Allorché è imbrigliato accenna all'uo- 
mo di guerra sommesso ai voleri del capita- 
no; se invece è passante e nudo (allegro/in-' 
dica riposo dopo la fatica (3). Se è d' oro in 
campo d' azzurro significa intrepidezza; rosso 
in oro gnorri er generoso (4). Pascente rap- 
presenta immunità, esenzioni dalle imposte; 
di tal guisa si figurava sulle antiche meda- 
glie di città. Il cavallo nudo e corrente sim- 
boleggia la libertà, e se è nero la sollecitu- 
dine (5j. Nelle imprese il cavallo corrente è 
emblema di perseveranza; armato e sellato 
di coraggio e ardor guerriero; frenato con 
un nastro, d* ubbidienza; imbrigliato, d'amor 
che rattenuto s'ingagliardisce (6). 



(1) Brussel. De usu feudali. Pag. 757. Charta ann» 
1383. — Ordinanze dei re di Francia, Tom.V, pag. 284. 
(t) De Vissac. Le Mondo héraidique. pag. 95. 

(3) Playne. L' art héraldiquo. Pag. 280. 

(4) Ginanni. L' arie del Blasone. 

(5) Capaccio. Trattato delle Imprese. Lib. (I, pag. 92. 

(6) Picineìli. Mondo simbolico ampliato. Lib. V, ca- 
pitolo XVI. 



CAV 



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CER 



11 cavallo è una delle più nobili figure del 
blasone, e si trova di frequente, nelle armi 
tedesche e italiane in ispecial modo. Suoi at- 
tributi sono passante (non si blasona, perchè è 
la sua posizione ordinaria), animalo, bardato^ 
gualdrappato^ corrente, allegro, cinghiato^ 
imbrigliato^ inalberato, spaventato, rinculato 
o assiso, rivoltato, sellato, reciso, pascente, 
galoppante, affrontato, nascente, forsennato, 
ecc. Qualche volta si vede nello scudo la 
sola testa o la sola coda. 

Cavalli (Verona). — Di rosso, al cavallo inalberato 
d' argento. 

Cavalli (Ravenna). — Di rosso, al cavallo d'argento, 
imbrigliato del campo. 

Rossberg (Germania). — D'oro, al cavallo corrente 
di nero, sopra una terrazza di verde. 

Cavalletti (Adria). — D'azzurro, a due cavalli inai' 
berati d' argento, la testa rivolta, affrontati ad una 
colonna, d' oro, cimate da un bisante del secondo, il 
tutto sostenuto da una terrazza di verde. 

Zibulka (Slesia). — Di rosso, al cavallo spaventato 
d' argento, cinghiato di nero. 

Giaufenberg (Baviera) . — D' oro, al cavallo di ne- 
ro, nascente dalla punta. 

Chivallet (Delflnato). — Di rosso, al cavallo galop- 
pante à* argento. 

Westphalia (Provincia di Germania). — Di porpora, 
al cavallo allegro, spaventato e rivoltato d' argento. 

La Noyerie (Beaujolais). — Di rosso, a due cavalli 
pascenti d" argento. 

La Chambre (Francia). — D'oro, al cavallo bardato 
e gualdrappato di nero. 

Penmarch (Citti e famiglia fn Bretagna). — DI ros- 
so, alla testa di cavallo d' argento, animata e imbri' 
gliata d' azzurro. 

Estbnch ^Svizzera) — D' azzurro, alla fascia d' oro, 
accompagnata da tre teste di cavallo rivoltate d'argento, 
S In capo e J in punta. 

Coda Cauda (Torino). — D'azzurro, a tre code di 
cavallo d* oro, poste in fascia 1^ una suiraltra; al capo 
deir Impero. 

Cavallo alato. — V. Pegaso. 

Gayallo marino. — < Cavallo che dal ven- 
tre in giU ha la forma d'un pesce. Dicesi 
anche cavallo marinato, e si pone tra le fi- 
gure chimeriche. 

CAVALLO DI FRISIA. — V. Tribolo. 

* CAVATO. — V. Vuoto. 

CEDRO. — L'albero del cedro si pone sul- 
le arme fiorito o fruttifero di smalto diver- 
so; spesso vi si vedono i soli frutti. Tanto 
Talbero quanto il frutto rappresentano azio- 
ni virtuose, fama gloriosa, sapienza, immor- 
talità, sicura difesa, vera amicizia e vergini- 
tà incontaminata. Se è d'oro in campo azzur- 
ro indica accrescimento d' onori per mezzo 
delle lettere (1). Un cedro d'oro, gambuto e 
fogliato di verde in campo d'argento è nel- 
l'arma Borromeo di Milano, già blasonata al- 
la voce Camello. 



(1) Glaanni. L'arte del Blasone. 



CEFALO. —Pesce che aimboleggia bontà, 
sincerità e buona fama derivata dal merito. 
Si rappresenta in fascia, in banda, in palo, 
notante, scaglioso, ecc. É molto raro. 

CELATA [fr. Salade; sp. Celada], — No- 
me che si dava in Italia e in Ispagna a un 
caschetto leggerissimo da cavaliero, che i 
francesi chiamavano anche borgognotta [fr. 
bourguignotte]. Venne smessa verso la fine 
del sec. XVII. 

* CELESTE. — V. Ajsjiurro. 

CENERINO. — Il colore cenerino ne' tor- 
nei significava angustia e difiScoItà, come 
quello che s'avvicina al nero. 

CENSITALE (Fendo). -^ Fendo che obbli- 
gava il vassallo oltre alla fedeltà anche ad 
un annuo canone^ pagabile al signore diret- 
to (1). 

CENTAURO. — Figura chimerica metà uo- 
mo e metà cavallo, che si pone nelle arme 
corrente, colla testa e il dorso rivoltato, e 
saettante. 

Saturnini (Roma). — D'azzurro, al centauro d'oro, 
rivolto, corrente e col l'arco teso dello stesso. 

CENTRATO [fr. Cintré]. — Attributo a- 
raUico d' una pezza arcuata a guisa di cen- 
tina. 

Tirelli-Casali (Cosenza). — D* azzurro, alla fascia 
centrata d'oro. 

CENTRO. — Dicesi il punto di mezzo del- 
lo scudo. V. Cuore. 

CEPPO DI VITE. — Il tralcio o ceppo di 
vite si pone nelle SLTtai pampinato^ e frutti- 
fero di smalto diverso. 

Vignoles ,'Linguadoca). — Di nero, al ceppo di vite 

pampinato d'oro. 

La Vigne (Bretagna). — D'argento, al ceppo di vite 
di verde fruttifero di porpora. 

CEPPO D' ORO (Ordine del). — V. Ferro 
d*oro (Ordine del). 

CERBERO. — Figura chimerica della fa- 
vola, rappresentante un cane con tre teste, 
che servi spesso di cimiero ai cavalieri del 
Medio evo. Si trova raramente come figura 
caricante lo scudo. 

CERCA [fr. Cherche, quéte], —Nome che 
nella cavallerìa si dava alle scorrerie e 
viaggi che i cavalieri erranti facevano spes- 
so in comune, sia per trovare un famoso 
cavaliere ch'era sparito, sia per liberare u- 
na dama prigioniera di qualche tiranno si- 
gnore. V. Cavaliere errante, 

* CERCHI. — V. Armille. 

CERCHIATO [fr. CercU], — Si dice: l.o 
d'una botte o bariletto con cerchi di smalto 
diverso dalle doghe; 

2.^ d' uno specchio bordato di smalto di- 
verso; 

3.'^ d'un' aquila diademata. V. Diademato, 

CERCINE. — V. Burletto, 

CERIMONIALE [fr. Cérémonial; ing. Cére- 

(1) Foramili« Manuale di giurlspr. feud. 



CER 



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montai; ted. Ceremoniel; sp. Ceremonial]. — 
Libro in cui sono registrate tutte la cerimo- 
sie che compongono V etichetta delle corti, 
e il complesso delle cerimonie stesse. V. E- 
iichetta, 

GERmOMlERE. — V. Maestro delle Ceri- 
monie. 

Cerimoniero (Gran). -- Y. Maestro delle 
cerimonie. 

CERULEO. — V. Azzurro, 

CERVA. — Nelle armi si distìngue dal ma- 
schio per la mancanza di corna. Per la sim- 
bolica vedi Cervo, Può essere saliente, pas- 
sante^ collarinata<, ecc. 

Gavé (Gaascogaa). — .D'azzurro, alla cerva talienii 

d'argeoto. 

Bichier (Poitou). — Di nero, alla cerva pat ionie 
d'argento, collarinata d'oro. 

GERVELLIERA [b. lat. Cirvileria; fr. Cer- 
telière], — Berretto di fèrro o d'acciajo sot- 
tilissimo che si portava sotto Telmo per di- 
fendere il capo e il cervello dai contrac- 
colpi, e diceasi anche cuffia. Secondo il Mu- 
ratori, fu inventata verso la metà del sec. 
XIII dal celebre astrologo Michele Scoto. 

CERVO. — Il cervo si vede frequente nel. 
le armi come ricordo di caccie signorili , e 
come emblema di antica nobiltà e prudenza 
militare. Se ò d* oro su azzurro rappresenta 
desiderio ardente verso Dio, animo pronto e 
generoso, cavaliere ardito e cortese; se ò 
d'argento sa rosso, prudenza trionfatrice in 
amore (1). Indica anche dolcezza del proce- 
dere d'un*antica nobiltà, secondo la creden- 
za dei secoli passati che sia senza fiele e vi- 
ra centinaia d'anni. (2). Gli iconologi rappre- 
sentano la longevità con una matrona sedu- 
ta sopra un cervo (3). In Inghilterra serve 
spesso da supporto. Si pone nello scudo pas-- 
fante (attributo che non si blasona), nascen- 
te, ferito^ ffualdrappato, saliente, unghiato, 
in riposo, cimato o ramoso o ramifero, slan^ 
ciato, natante, corrente, collarinato, ecc. La 
soia testa m prospetto si dice rincontro; la 
testa scamata massacro. Il cervo rosso si 
blasona al naturale. 

TozzQ/ni (Imola). — Di rosso, al cervo talienle d'ar- 
geolo, ramoso di otto pezzi; al capo cucito di Francia. 

Save (Veoezia). — D'azzarro, all'albero al natura- 
le Dodrito sopra uo terreno dello stesso, attraversa- 
to nel tronco da un cervo in riposo d'argento. 

Malcampo (Spagna). — Di rosso, al cervo d'argen- 
U, [trito nel collo d'una freccia d'oro passante in sbar- 
M e volta a sinistra. 

Thieit (Fiandra). — Di rosso, a cinque rose d'argen- 
to, 3 e 2; al capo d'oro, caricato d'un c«rpo slancialo 
di v€rde, alla bordura spinata di rosso 

Codronchi (Imola). — D'oro, all'aquila dal volo ab- 
bassato di nero, membrata^ imbeccata e coronata d'oro, 

(1) Gioanni. L'arte del Blasono, 
(i) Bombaci. L' Araldo ovvero dell' Arma delle fa- 
miglie, pag. 57. 

(3) Husconl. Dizionario archcologico-artistico-tecno- 
Icgico. 



posata sopra un cervo al naturale, la testa rivolta ver- 
so l'aquila, e in riposo sulla campagna di verde. 

Coroler (Madagascar) — Di nero, al cervo d'oro. 

Maffei (Homa e Volterra). ^^ Bandato d'oro e d'az- 
zurro, al capo dello stesso, caricato del cervo nascente 
del primo. 

Malbeo de Montjoc (Gévandan]. — D'argento, al cer- 
vo d'azzurro. 

Venneur (Bretagna). — D'argento, al cervo slanciato 
di rosso, ramifero e unghiato d'oro. 

La Boucherie (Anjou). — D'azzarro, al cervo d'oro, 
collarinato d'armellino. 

Pasquet (Limosino). — D'azzurro, al cervo d'oro, no- 
tante in una riviera d'argento. 

Hyongue de Sepvret (Poitou). — D' argento, a tre 
eeroi nascenti di nero. 

Kleeman (Pomerania). — D'azzurro, al c«rt;o al na- 
turale, accompagnato nel 1 .° cantone da una stella d'oro. 

Sigmarìngen (Contea in Germania). — D'azzurro, al 
cervo d'oro, passante sulla campagna di verde. 

Cervo alato. — Figura chimerica molto 
rara. 

Yversen de Saint^Fons (Tarn). — D' oro, al cervo 
corrente e alato al naturale, ramoso di nero; al capo 
d' azzurro, caricato d'un sole d'oro, fra due crescenti 
montanti d'argento. 

1. CETRA [sp. Citara]. — Piccolo scudo 
in forma di cuore proprio degli A ff ri cani e 
dei Mori, che passò poi nella Spagna, ove lo 
usarono i cavalieri. Anche gì' Inglesi hanno 
uno scudo ritondato che molto somiglia alla 
cetra, derivazione forse di quegli scudetti 
usati dai Britanni, di cui parla Tacito. 

«. CETRA. — Istrumento musicale che nel- 
le arme simboleggia concordia militare, ar- 
monia domestica e animo piacevole. V. Lira, 

** GEURONE. — Francesismo da pochi u- 
sato per capriolo, V-q-n. 

♦* CEVRONE. — Voce cavata dal france- 
se chevron e raramente adoperata dagli aral- 
disti italiani. V. Capriolo, 

** CHEFFO. — Infelice ed inutile france- 
sismo, cavato dal vocabolo chef, ed usato per 
capo da Monsignor della Chiesa. 

CHERUBINO. — V. Testa alata, 

CHERUBINI (Ordine dei). — V. Serafini 
(Ordine dei), 

** CHEURONE. -. Francesismo, da che- 
vron, per capriolo, V-q-n. Registrato dal 
Ginanni e usato dal Bombaci. 

** CHEVRONE. — V. Capriolo. 

CHIARINA. — Istrumento musicale da fia- 
to, che nelle armi fu scambiato da alcuni per 
una resta di lancia, e dal Ginanni per un 
timone di vascello, detto dagli Inglesi Ca^ 
rion. 

CHIARISSIMO fiat. Clarissimus; fr. Tres- 
claire; ing. Most cleare; sp. Clarisimo]. — 
Verso r anno 879 dell'era volgare davasi in 
Roma il titolo di chiarissimo alle persone no- 
bili. Nel secolo XVI chiarissimo era un di- 
stintivo dei nobili veneziani, di maggior pre- 
gio del titolo di magnifico, che era pure at- 
tributo di nobilUl. 



CHI 



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CHI 



CHIAVARINA. — Le chiatarine, o giava- 
rine^ o glavarine sono armi offensive del 
medio evo, di cui parlano spesso le vecchie 
carte; ma non è ancor cosa provata se fos- 
sero mezze picche da scagliarsi contro Tav- 
versarlo. 

CHIAVATO, [fr. Chéché\ — Attributo del- 
le pezze e specialmente delle croci, le cui 
estremità terminano in forma d' anello di 
chiave. 

CHIAVE. — L* origine di questo simbolo 
pontifìcio risale a Gesù Cristo, il quale nel 
conferire la sua autorità a S. Pietro gli dis- 
se: Et Ubi dàbo claves regni Coelorum et 
quodcutnque ligaveris super terram, erit li- 
gatum et in coelis; et quodcutnque solveris 
super terram, erit solutem et in coelis (1). 
In tutti i monumenti S. Pietro viene rap- 
presentato con due chiavi, una d' argento e 
Taltra d'oro; anzi si osserva in un mosaico 
che stava neir atrio della basilica vaticana, 
sul sepolcro dell'imperatore Ottone III, la fi- 
gura di S. Pietro con tre chiavi, rappresen- 
tanti la scienza, la potenza e la giurisdizio- 
ne. Nel 1204 la Chiesa Romana avea già le 
chiavi nel suo stendardo, come si rileva da 
quello che Innocenzo III mandò a Calogio- 
vanni re dei Bulgari, e dal mosaico dell' a- 
bside vaticana fatta dal medesimo pontefice, 
nel quale si vede l'effigie della Chiesa collo 
stendardo delle due chiavi (2). Sulle monete 
battute dai papi le chiavi scorgonsi nel se- 
colo XIV. 

Il primo a porle come contrassegno della 
dignità pontificia dietro lo scudo della sua 
arma fu Bonifacio Vili, come asserisce il 
Zazzera, o Adriano VI, al dire di ahri (3). Ni- 
colò V, plebeo di nascita, si fece lo stemma 
ponendo le chiavi entro lo scudo in croce di 
S. Andrea, come si vede sulla porta di S. 
Paolo, nella Chiesa e palazzo di S. Lorenzo 
in Lucina e in altri luoghi. Urbano V le po- 
se in capo delle arme gentilizie, e tali si ve- 
dono suU'altar maggiore di S. Giovanni La- 
terano; nel deposito di Martino V nella stes- 
sa basilica si osserva il medesimo. Altri pon- 
tefici, fra i quali Clemente X, [le posero in 
croce di S. Andrea sopra lo scudo e sotto la 
tiara, e Gregorio XI ai Iati di esso, come 
può accertarsi nella Lateranense. Le chiavi 
del papa rappresentano la sua giurisdizione 
sul mondo cristiano; per ciò appunto nei fu> 
nerali pontifici soglionsi portare le armi col 
triregno ma senza le chiavi, perchè la giu- 
risdizione termina colla morte. Nella vacan- 
za di S. Sede invece si usano le chiavi nel- 
lo stemma e nelle bandiere dello Stato Pon- 
tificio, ma manca la ^ tiara; perchè la giuri- 
sdizione continua ed è amministrata dal Ca- 



li) S. Matteo. Gap. XVI, v. 19. 

(2) 6. B. di Crotlalanza. Storia delle bandiere da 
guerra. Lib. II, cap. IV. 

(3) Ménestrier. Pratique des aimoiries. Cap. VIU. 



merlengo, che non essendo capo della Chiesa 
non può portare il triregno. 

Le due chiavi pontificie sono unite per 
mezzo d'un nastro o cordone che passa negli 
anelli, ed è per lo più di color rosso, benché 
qualche araldista pretenda che si faccia az- 
zurro, quia penes ipsum est potestas eadem 
cum Coelo ligandi atque solvendi (l). Le 
chiavi furono spesso concesse dai papi a 
città o famiglie, che le posero nelle loro ar- 
me, quali Avignone, Orvieto, Viterbo, 1' Ab- 
badia di S. Gallo in Svizzera, i Raspooi di 
Ravenna, gli Estensi di Ferrara, ecc. Il Ciam- 
pini (2) ci ricorda come Innocenzo IV dopo 
di aver ricevuto nel 1248 sotto l' immediata 
sua tutela un'ospedale della diocesi morinen- 
se, gli concesse per arma signum clavis b. 
Pietro a Domino Salvatore nostro collatae. Il 
Ménestrier dice non dubitar punto che molte 
delle chiavi poste nelle arme di tante chiese, 
città e famiglie non siano il ricordo di quel- 
le che i papi inviavano anticamente ai prin- 
cipi e alle chiese, e che chiamavano di S. 
Pietro, perchè le benedicevano solennemente 
e chiudevano in esse un po'di limatura del- 
le catene del primo pontefice (3). Leone III 
ne maDdò a Carlo Martello e Gregorio VII 
ad Alfonso re di Castiglia. Il capitolo di S. 
Servasio a Maestricht, che ha per arma una 
chiave d'azzurro in palo su argento pretende 
che S. Pietro ne desse una simile a S. Ser- 
vasio; ma il Ménestrier giudica che sia in- 
vece una delle Claves de gremio Sancii Pe- 
tri, di cui già si disse (4). 

Le chiavi furono anche prese dai Guelfi 
come distintivo di parte; altri le portano per 
simboleggiare fedeltà e provvidenza; altri co- 
me diritto di feudo, o anche diritto domesti- 
co; Vactum legitimum dei Romani, pel quale 
nellp nozze la sposa riceveva le chiavi di 
casa andando a stare collo sposo, e le erano 
tolte quando ne uscisse in caso di ripudio. 
Noi pensiamo che in araldica le chiavi pos- 
sano anche rappresentare quelle delle città 
e fortezze, 1' ufficio di governatore e di ca- 
stellano, e la conquista d'una piazza. Sono co- 
muni nell'araldica della Francia e della Sviz- 
zera. 

La posizione ordinaria della chiave nello 
scudo è di figurare in palo, col congegno 
posto in capo e volto a destra. Ogni qualvol- 
ta non è in tal posizione, bisogna blasonar- 
lo. Si vedono chiavi addossate, affrontate^ 
legate, in fascia, in pergola, in banda, in t- 
sbarra, in croce di S, Andrea, intrecciate co- 
gli anelli, losangate e pomettate, con doppio 
congegno, ecc. 

Due chiavi d'oro accollate dietro lo scudo 
sono contrassegno del Gran Ciamberlano. 

(1) Pietrasanta. Teaserae gentilitlae. Cap. LXXIII. 

(2) De sacris aedificHs. Cap. IV. 

(3) F.e veritable art du Blason et l'origine des Ar- 
moiries, pag. 999. 

(4) Le veritabie art du Blason, ecc. Pag. 266. 



CHI 



— 173 — 



CIA 



Chiavari (Genova). — Di rosso, a due chiavi af- 
frontate d' oro. 

Untertoald (Cantone di Svizzera; arma antica). — 
Spaccato di rosso e d* argento, alla chiave a doppio 
congegnOf dell' uno alV altro. 

Unterufold (Cantone di Svizzera; arma moderna). — 
Di rosso, al quarto inferiore destro d* argento, a due 
chiavi, a doppio congegno, quella a destra coli' anello 
a losanga- e dell* uno alValtro, quella a sinistra coM'a- 
Dello rotondo e d' argento. 

Ciane (Svizzera). — Di rosso, alla mano deatra di 
carnagione, movente dal fianco sinistro e tenente una 
cAt'ai;* rivoltata d* argento. 

Keller de Schlatheim (Svizzera). — Di rosso, a due 
bracci armati d* oro, moventi da un monte di tre ci- 
me dello stosso ; e tenenti nna chiave in fascia e- 
goalmente d' oro. 

Claver (Napoli). — D*oro, a due cìUavi^ cogli anelli 
a lotanga, addoisate d* azzurrò; al capo di Sardegna, 
che è d* argento, alla croce di rosso, accantonata da 
quattro teste di moro, attortigliate del campo. 

La Prie (Borgogna). — D* azzurro, a dae chiavi 
n^eieiate d^argento, passate in croce di S, Andrea. 

Clermont'Tonnerre (Delfìnato e Alvernia). — D'az- 
zorro a due chiavi addossate e passate in croce di S. 
Andrea d' argento. 

Avignone (Contado d*). — Di rosso, a due chiatyi 
d'oro, pusale in croce di S. Andrea^ legate d'argento 
o«g]i anelli. 

Avignone (Città di Francia). — Di rosso, a tre 
chiavi d' oro in fascia, 

Chevalier (Poitou). — Di rosso, a tre chiavi d'oro, 
ie 1. 

Clavier (Poitou). — D' azzurro, a quattro chiavi 
d' oro, poste in croce e legate dello stosso noi cuore 
per gli anelli. 

CHIESA. — Si pone nelle arme per em- 
blema di religione e riverenza a Dio o per 
ricordare il fondatore o V avvocato di qual- 
che chiesa. Suoi attributi sono: aperta, chiusa, 
finestrata, murata^ ombrata, tegolata, ecc. 

Mia Chiesa (Cinzano). — D* argento, alla chiesa 
dì rosso; col capo di Francia. 

CHmERA. — Mostro della favola col corpo 
di capra e la testa di leone, vomitante fiam- 
me. Fu più usato come cimiero che come 
figura dello scudo. 

CHDIERIGfiE (Figure). — Y. Fantastiche. 

•CHINATO. — V. Inclinato. 

CHINTANA. — V. Quintana. 

CHIOCCIA. — V. Gallina. 

CHIOCCIOLA. — V. Lumaca. 

CHIODO. — I chiodi nelle arme sono sim- 
ulo di necessità e virtù ohe scaccia il vi- 
zio fi). Forse rappresentano anche 1 chiodi 
della passione di Cristo (2). 

Macchiavelli (Firenze). — D' argento, alla croce di 
rosso, angolata da quattro chiodi d* azzurro. 

LMcconi (Ravenna). — D' azzurro, alla fascia scac- 
cata d'argento e di nero di due file, sostenente un*oca 
d* argento, e accompagnata da tre chiodi dello stesso, 
Af puntati verso la punta bassa dello scudo. 

l'I) Gioanni. L* arte del Blasone. 

(2) GraodmaisoD. DictioonaJre béraldlque. 



Anstrude (Scozia). — D' argento, a tre chiodi posti 
in palo, di nero. 

CHIUSO. — Attributo araldico: 

1.^ delle ale degli uccelli posati; 

2.^ delle mani che formano il pugno; 

3.^ degli elmi dei gentiluomini moderni, 
da torneo e da bastardi; 

4.° delle corone rialzate di archi e di 
tocche; 

&,^ delle torri e altri edifici che hanno la 
porta di smalto diverso dal fabbricato e dal 
campo. 

CIAMBELLANO [lat. Cubicularius, Prae^ 
fectus cubiculi; b.lai Cambellanus; fr. Cham- 
bellan; ing. Chamberlain; ted. Kammerherr; 
sp. Camarero], -^ Uffiziale di corte, che ori- 
ginariamente era deputato ad aver cura do- 
gli appartamenti privati d* un principe, e del 
suo tesoro che nel medio evo dicevasi camera 
[fr. chambre], d" onde il nome di Ciambel- 
lano, Ciamberlano. Pressochd tutte le corti 
d' Europa ebbero i loro Ciambellani, il capo 
dei quali fu detto Gran Ciambellano, e fu 
spesso un solo personaggio col Gran Came- 
riere, In Francia si reputa la più antica delle 
cariche di corte. Ivi era ufficiale di bacchetta, 
della corona e della casa del re. Gregorio di 
Tours e molti altri storici parlano dei Ciam- 
bellani e Gran Ciambellani dei re francesi 
sotto la prima e seconda stirpe. Il Gran Ciam- 
bellano avea cura delle armi del re, e quando 
il sovrano creava cavalieri, egli preparava 
tutto ciò che era necessario per la cerimo- 
nia. Avea la guardia del sigillo segreto, del- 
l' impronta del gabinetto e della chiave del 
tesoro del re. Anche negli affari di finanze 
avea competenza; dava le ricompense annue 
ai soldati, faceva regali agli ambasciatori e 
portava con se il denaro del principe per le 
sue liberalità e altre spese necessarie. Egli 
riceveva altresì gli omaggi che si rendevano 
al re, e facea prestar giuramento di fedeltà 
in presenza di esso (1). I semplici ciambel-» 
lani erano incaricati di trarre dai cofani il 
vasellame d* oro e d* argento destinato al 
servizio della tavola (2). Sotto i comandi della 
regina, il Gran Ciambellano regolava i conti 
della Casa del Re, perocché il re ammini- 
strava gli affari del regno e la regina quelli 
del palazzo (3). Le vesti, 1 mobili e gli altri ' 
oggetti che servivano alla persona del mo- 
narca erano sotto la sua sovrintendenza (4). 
Quando il re teneva il suo letto di giustizia 
assisteva agli stati generali, il Gran Ciam- 
bellano doveva gésir, ossia sedersi a'suoi piedi 
sopra un cubo coperto di velluto violetto, se- 

(1) Saint-Allais. Dlctlonnalro encycIop<5diqne do la 
noblesse. 

(2) Nodier. Notes historiqnes sur les < Mémoires sur 
ranclenne Chevaleric, de la Curne de Sainte-Palaye. 
Tom. I, part. 1, net. 19 ». 

(3) Dlct. universel hist. et critiqne des coùtumes, 
lois, ecc. alla parola OfTlciers dti Palais. 

(4) Galitzin. La Russie du XVII sièc. dans ses rap< 
ports ayec l'Europe Occidentale, pag. 131. 



CIA 



— 174 — 



eie 



minato di gigli d' oro. Questo costume ebbe 
origine da ciò, cbe Pietro, Gran Ciambellano 
di Luigi IX fu sepolto a San Dionigi ai piedi 
del suo signore (l). Alla cerimonia della con- 
sacrazione era il Gran- Ciambellano che cal- 
zava gli stivali al re e gli faceva indossare 
la dalmatica e il regio mantello (2). I vas- 
salli del re, i vescovi e gli abati nuovamente 
provvisti gli doveano un diritto; altre giuri- 
sdizioni avea anticamente, ma gli furono tolte 
in seguito (3). Erano suoi subalterni i quat- 
tro Gentiluomini di Camera e i ventiquattro 
Gentiluomini ordinari della casa del Re. 
Quando il re si alzava dal letto, egli gli pre- 
sentava la camicia, onore stimato tanto che 
non lo cedeva che ai principi del sangue. 
Sotto i re Filippo il Bello e Filippo il Lungo, 
egli dormiva ai piedi del letto di Sua Maestà, 
allorché la regina non v* era (4). Portava per 
ornamenti esteriori della sua arma due chiavi 
d* oro, colle estremità terminate in corona 
reale, e poste in croce di S. Andrea dietro 
lo scudo (5). 

Soppressa questa carica colla rivoluzione 
francese, Napoleone I la ripristinò, pressoché 
nelle stesse attribuzioni. Il Gran Ciambellano 
dell' Impero francese vestiva un abito attil- 
lato a falda dk velluto rosso, , con galloni e 
ricami d' oro; brache corte di seta bianca e 
simili calze; fascia a tracolla della stessa 
stoffa guernita alle estremiti di lunga fran- 
gia d' oro; mantello di velluto rosso con fo- 
dera e risvolti d'armellino, e tutto ricamato 
in oro; cappello alla napoleonica nero con 
moltissime piume bianche cadenti da ogni 
lato (6). 

In Germania il titolo e le funzioni di 
Ciambellano dell'Impero erano ereditari nelle 
famiglie di Kennaten, Raderay, Mammertsho- 
en, Sigmaringen, Stapel, Worms, Guldinpock 
e altre (7). 

In Inghilterra il Lord Gran Ciambellano 
era il sesto dei grandi ufficiali della corona, 
e le sue funzioni eguali a quelle del Gran 
Ciambellano di Francia. Vestiva e spogliava 
il re nella cerimonia dell' incoronazione; era 
governatore del Palazzo di Westminster, ed 
avea Tincarico di fornire la camera dei Lordi 
di quanto fosse necessario per l'adunanza del 
Parlamento. I vescovi e i pari del regno pre- 
stando il giuramento di fedeltà gli pagavano 
un diritto; avea sotto di sé più di 500 uffi- 
ciali (8). Questa dignità era ereditaria nei 
duchi di Lancaster. 

II Gran Ciambellano di Spagna assisteva 

(1) Du Tillet. Recueil des Roifll^de France. 

(5) Dictionoalre hist. et crii, alla voce Ghambellan. 

(3) Ibidem. 

(4) Saint-AIlais. Op, ci/. 

(6) Maigne. Abrégé methodique de la science des 
Armories, pag. 198. 

(6) Ferrano. Costumo antico e moderno. Francia. 

(7) Ménóstrier. Le veritable art du Blason. pag. 278. 
(8J Dict. hist. et crit. des coOtumes ecc. alla voce 

Cbamhelian. 



il re nelle care del vestirsi, gli presentava 
la camicia e V asciugamani. Tutti i valletti 
di camera, tappezzieri della corte e altre genti 
di servizio gli erano subordinati. In carrozza 
col re, avea il diritto d' occupare il terzo 
posto (1). 

A Napoli il Gran Ciambellano o Cameriere 
maggiore del re avea sotto di sé il Maggior- 
domo^ il Maestro della Guardaroba^ il Mae^ 
stro delle Cerimonie, il Maestro Ostiario o 
Capitano della Porta, il Conduttore degli 
Ambasciatori, il Cameriere ordinario e final- 
inente i Ciambellani regii^ che scalzavano il 
re, lo mettevano a letto e restavano la notte 
nella camera vicina (2). 

Presentemente in tutte le corti i ciambel- 
lani portano sospesa una chiave dorata a un 
bottone d*oro, in segno delle loro attribuzioni. 

Ciambellano (Gran). -- Y. sopra Ciam- 
bellano. 

CIARPA. — V. Sciarpa. 

CICALA. — Rappresenta l'amante loquace, 
e vien posta neir arme screziata (3). 

Cicala (Messina). — - Di rosso, all' aquila spiegala 
d* argento, coronata d'oro; con la bordura cucita d'az- 
zurro, caricata da 7 cicale d' oro, poste 3, 2, e 8. 

GICLAMORO [fr. Cyclamor, Orle rond]. — 
Figura araldica rappresentante una specie di 
grande anello, che si pone sempre isolato 
nello scudo. Se ve ne sono degli altri, que- 
sti si diranno anelletti. V. Anelletto. 

Ignoriamo 1* etimologia di questo vocabo- 
lo, se pure non viene dal greco kvkXos , cer- 
chio, anello, e dal vocabolo amore, ossia a- 
nello d'amore; si potrebbe perciò supporrò 
sia stato introdotto neir araldica come un 
segno di galanterìa. É però molto raro. 

Barbaro (Venezia). — D' argento, al oictomoro di 
rosso. 

CICOGNA. — Uccello che simboleggia pieti 
d' un ottimo cittadino, che con molto zelo 
governa le cose pubbliche, e amor figliale (4). 
Gli antichi davano il nome di antipelargia 
(dal gr. irsAopjfds, cicogna) a quella legge, 
per la quale i figliuoli erano obligati a prov- 
vedere il necessario a' loro genitori attem- 
pati, la cicogna essendo notevole per la cura 
che prende de'suoi quando son vecchi; si di- 
ceva anche lex ciconiaria (5). Nelle imprese 
é emblema di gratitudine (6). — Si pone ne- 
gli scudi golata, passante, rivoltata, volante, 
accollata, ecc. Vi si trova anche il solo busto. 
Cicogna (Venezia). — D'azzurro, alla cieogna ferma, 
d' argento, armata e imbeccala d' oro. 

Cicogna (Milano;. — Di verde, alla cicogna d' ar^ 
genio, armata e imbeccata d' oro, tenente con Partiglio 



(1) Galitzin. Op. cit. pag. 98. 

(2) Gianuone. Storia civile del Regno di Napoli 
Lib, XXI, cap. VI, § 1. 

(8) Ginanni. L* arte del Blasono. 



(4) Ginanni. Opera diala. 

(5) Sa^ 



Savigny. Storia del diritto romano. 
(6) Picinelli. Mondo simbolico ampliato. Lib. IV, 
cap. VII. » Capaccio Lib. II, p. 118. 



CIE 



- 175 — 



CIG 



destro un sasso dol secondo, col bécco una biscia di 
nero. 

Ufheim (Svlizera). — D' argento, alla cicogna ri- 
9oUata di rosso. 

Mtlianta (Spagna). — D* oro, alla cicogna cU natu- 
rali, tfnenU col becco e colle zampe una vipera di 
verde. 

Trappin (Fiandra). — Di verde, al buHo di cicogna 
rivolto d* argento, ferito in banda da una freccia dello 
stesso, fustata d' oro e impennata di rosso. 

t. CIELO. — Il cielo' somministra al bla- 
sone gli astri e le meteore. Qualche volta il 
fondo delle arme rappresenta il cielo, ma vi 
8i dovrebbe sostituire lo smalto azzurro pieno 
ed unito. 

** s. CIELO. — Vocabolo usato in molte 
lettere patenti delia monarchia di Savoja, in- 
vece di capo, V-q-n. 

CIFRATE (Arme). — V. Agalmoniche. 

CIFRE. — V. Lettere e Numeri. 

• CIGLIATO. — Vocabolo registrato dal Gi- 
nanni. V. Spaventato, 

CIGNALE. -. V. Cinghiale. 

CIGNO. — Uccello dagli antichi sacrato 
ad Apollo, e che in araldica, come nel vec- 
chio simbolismo, rappresenta buon augurio (1). 
È anche emblema di felice navigazione, di 
guerriero che sebbene mansueto s*irrita agli 
oltraggi (2), di vecchiaja gloriosa e rispetta- 
bile (3), di animo semplice e pacifico e di 
poesìa. 

k\ poeti lodali con ragione 
E ai dotti e rari il Cigno si conviene, 
Ch* ò sacro a^ Febo, e già fa Re, e ancora 
Serba gli antichi pregi, ond* altri onora (4). 

Nelle imprese il cigno figura la sincoritil 
a cagione della sua candidezza; molti cigni 
chd impediscono ad un* aquila d*alzare il vo- 
lo, concordia (5).* 

Il cigno, il cui smalto ordinario e V ar- 
gento, si e€5gia nelle arme fermo di profilo, 
la qual posizione non si blasona. Si pone an- 
che sorante, collarinato^ fluttuante o natante, 
golato, imbeccato^ memorato, rivoltato, un- 
ghiato, accollato^ affrontato^ col collo intrec- 
ciato, ecc. 

Steenvoorde (Fiandra). — D' oro, al cigno di rosso. 

Labtndez (Lituania). — Di rosso, al cigno rivoltato 
d* argento, imbtccaio e memorato di nero. 

Foisty CBorgognaj. — D'azzurro, al cigno d'argento, 
ioiòfccalo di rosso e memoralo di nero. 

Baif (Poitou). — Di rosso, al cigno d' argento, im- 
htccato 9 unghiato di nero. 

Godon ^PranciaJ. — D' azzurro, al cigno d'argento, 
collarinato d' una corona d' oro. 

Quirit (Poitoo). — Di verde, al cigno d' argento, 
natanti In una riviera dello stesso. 

Darot (Poitou). — Di nero, a due cigni affrontati, 

(1) Ginanni. L* arte del Blasone. 

(2) Bombaci. L'Araldo. Pag. 55. 

(3; Plajne. L'art béraldiqua Fag. 283. 
[i] Marqnale^ Emblemata. 

(5) Piclaelli. Mondo almbolico ampliato. Llb. IV, 
cap. XYUI, 



accollati coi coìH intrecciati d' argento, tenenti cia- 
scuno nel becco un anello d' oro, le teste addossate. 
Vergne (Lioioges). — D' azzurro, a tre cigni d' ar- 
gento. 

I. CIGNO (Ordine del). -^ Ordine supposto, 
di cui parla Riccardo di WafTenburg nelle 
sue Antichitil Belgiche, e ne attribuisce la 
fondazione a Salvie o Silvio Brabo, contem- 
poraneo di Giulio Cesare, che diede il nome 
al Brabante (1). Altri dissero che fosse isti- 
tuito da un cavalier Elia, che sposò nel 711 
Beatrice figlia di Tierrico duca di Clèves, che 
egli avea liberato dai nemici (2). I cavalieri 
doveano giurare di difendere la religione e 
d' impedire le provocazioni di duello; porta- 
vano un cigno d'oro sospeso a una croce dello 
stesso metallo (3). Ben pensa il Cibrario (4) 
che essendovi di quel tempo qualche cava- 
liere ostentante un cigno per cimiero, fosse 
detto, secondo l'usanza medioevale, Cavaliere 
del Cigno, ciò che potè far supporre 1' esi- 
stenza di questo ordine. E ben vero però che 
Carlo di Gonzaga, duca di Nevers e di Cld- 
ves, volle nel 1615 fondare o ristabilire Tor- 
di ne del Cigno. 

1. CIGNO (Ordine del). — Ordine istituito 
nel 1440 da Federico II elettore di Brande- 
burgo (5). E destinato ad ogni genere di per- 
sone dei due sessi e di qualsiasi culto. I mem- 
bri si obbligano a contribuire con ogni loro 
potere alla prosperità degli stabilimenti di 
beneficenza (6). I primi cavalieri furono i 
seguenti (7): 

Federigo ì 

... -^,„ Iroargravli di Brandeburgo e burgravi di 

Alberto > Norimberg. 

Federigo ) 

Alberto conte di Lyndow, 

Bussecans signore di Putlist. 

Giovanni cavaliere di Waldow, 

Bernardo cav. di Schulenburg, 

Guarniero {Werner) cav. di Schuienburg, 

Busse cav. di Scbulenburg, 

Mattia cav. di Jagow, 

Achimo Kerckow, cav., 

Uudolfo Schonckc, cav., 

Guntaro di Bertensleue, 

Ottone di Siywen, 

Mattia di Bredow, 

Giovanni di Bredow, 

Hasso di Bredow, 

Ludolfo di Aluenslene, 

Busse di Aluensleue, 



(1) Mennenii. Mllltarium ordlnum origines. statula, 
symbola et insignia, pag. 60. 

(8J Fovyn. Thèàtre d' hontieur. 

(3) Gourdon de Génouillac. Dict. dcs ordres de Ghe- 
valerie. 

(ì) Descrizione storica degli Ordini Cavallereschi. 
Tom. li, 390. 

(5) Stilirried. Der Schwanenorden, sein Ursprung 
und Zweck, seine Gescbichto und seine Altcrthijaier. 
Berlin. Zweite Ausgabe. Pag. 3. 

(6) Maigoe. Diction. encycl. des. Ordes de Cheva- 
leric. 

(7) Stillfried. Op. cit. pag. 41. 



CIG 



- 176 - 



CIM 



Mattia di Scbolenburg, 
Bernardo di Schulenburg, 
Guarniero Schencko, 
Guarniero di Aluenslene, 
OCfe di Slywen, 
Ottone di Slyven, il giovine, 
Arnoldo (Arud) Grummensee, 
Ebele di Arnym, 
Gzabele Borchstorpp, 
Enrico Slabberendorpp, 
Claudio Sparre, 

Ottone GuglielRiO duca di Brunswìch. 
Guglielmo di Brunswicb, 
Federico di Brunswicb, 
Enrico duca di Mecklenburg, 
Adolfo conte di Anhalt, 
Alberto conto di Anhalt, 
Bernardo conte di Regensteyn, 
Gnntaro signore di Barby, 
Federico signore di Bebirsten, 
Wenceslao (Wentzlow) signore di Bebirsten, 
Giov. di Torgow signore di Czossen, 
Uelnardo signore di Kotbusz, 
Yicke di Bulow, cav. 
GioY. Viregghe, cav., 
Enrico Knutb, cav., 
Ludolfo di Veltim, 
Gerardo di Wustrow, 
Alberico {Aluerick) dì Bodondick, 
11 conte di Caste), 
Corrado signore di Winsperg. 
Il signore di Heydecke, 
Corrado maresciallo di Pappenhoim, cav., 
Guglielmo Ulrico di Rcchborg, cav , 
Federico di Graben, cav., 
Tigiliso (Wigelois) Gradner, cav. 
Giov. cav. di Parsberg, 
Sigismondo cav.- di Lentersheim, 
Eberardo cav. di Rorcnstect, 
Giorgio cav. di Ehmann, 
Giov. di Stetton, 

Enrico maresciallo di Papponhcim, 
Giov, Aberdar di SeckendoriT 
Guglielmo Pawelstorfer, 
Giov. d* Absperg, 
Guglielmo Fux, 
Giorgio di Wallenfels, 
Merton di Wallenfels, 
Carlo di Tiingen, 
Giov. di Rotcnhayn. 

Le prime cavalieresse create furono le se* 
guenti (1). 

Caterina margravia di Brandeburg, 
Margherita duchessa di Beycren, 
La contessa di Anhalt, 
Margherita contessa di Ruppin, 
La signora di Mansfeld {Mansuell), 
Mortzo signora di Bebirstein, 
Ilseca Kunnecke di Schuicmburg, 
Soffeca di Bredow, 
Ilseca di Slywen, 
Ilseca di Aluonsleue. 

(1) Slillfried. Op. di. Pag. 49. 



Il numero dei membri fu poi fissato a 30 
uomini e 7 donne (1); l'ordine posto sotto l'in- 
vocazione di M. Y., e il Qran Magistero nelle 
persone del re e della regina di Prussia. Era 
già caduto iu dimenticanza, quando il 24 di- 
cembre 1843 il re Federico Guglielmo IV lo 
ristabilì, e vige tuttora. Le insegne dell'or- 
dine sono una collana d* oro, innestata di 
cuori smaltati di rosso, da cui pende un ci- 
gno bianco posto entro un nodo di nastro 
d'oro e sormontato da una piastra dello stesso 
metallo, portante Timagine della Vergine col 
tìglio in un cerchio rosso. 

CIGNO NEBO (Ordine del). — Nel 1350 
Amedeo VI duca di Sayoja volle istituire Vor^ 
dine del Cigno nero nello scopo di impedire 
le guerre private. L'insegna era un cigno di 
smalto nero, imbeccato e membra to di rosso. 
I caTalieri che s' ascrissero alla novella isti- 
tuzione furono: 

Galeazzo Viscónti, ^ 
Il signor de la Sarree, 
Pietro du BuUons, 
Giov. Revoire, 
Berlioz de Poraz, 
Forreis de Tornouz, 
Pietro de Gompois, 
Sarteavz de Mombrion, 
Giov. de Sollier, 
Aimone La Gue, 
Pietro de Grange, 
Amato de Rogimont. 
Quest' ordine non ebbe vita (2). 
CILIEGIO. — Albero che si pone rara- 
mente nelle armi. Lo si trova per lo pili sra- 
dicato. 

Celetia (Genova^. — D'azzurro, al ciliegio tradicalo 
di verde, iìnistrcUo d* un leone contrarampante e co- 
ronato d' oro, e accompcignato di 6 stelle d' argento, 
poste in cinta. 

CILIEGIO NANO. — V. Vepre, 
(. CIMA. — Vetta di monte, di cui si deve 
blasonare il numero. V. Monte. 

* i. CIMA. — Vocabolo usato qualche volta 
per colmo di padiglione. V. Colmo. 

CQIATO [fr. Somme]. — Nel linguaggio 
araldico si dice: 

1.^ delle figure che ne hanno un'altra sulla 
loro cima; 

2.^ del cervo cornato di smalto diverso. 
CIMIERO [fr. Cimier; ing. Crest; ol. Helm-^ 
teeken; ted. Helmschmuh; sp. Cimerà], — Il 
cimiero è la parte più elevata dell'elmo, ed in 
araldica è V ornamento del timbro come il 
timbro lo ò dello scudo. L* antichità di esso è 
delle piti remote. I primi guerrieri dovettero 
difendersi il capo colle spoglie di animali fe- 
roci uccisi, come di lupi, d'orsi, di leoni, di 
tori e simili. Virgilio ci descrive una squadra 
militare, che 



(1) Stillfried. Op. cit. Pag. 5. 
(3) Gibrario. Desorlz. storica degli Ordini Cavali ere- 
sebi, II, 390-399. 



CIM 

Lupi de pelle galeros 

legnien babel capiti (1). 



— 177 — 



CIM 



E perciò probabile che la favola di Proteo, 
che cangiava sempre figura, abbia avuto ori- 
gine da qualche guerriero che portava sul 
capo quando un ceffo di leone, quando la te- 
sta d'un orso o d' un cavallo, ecc. Ck)sì pure 
è facile supporre che Gerione dai triplice 
Tolto non fosse che un soldato dal triplice 
ornamento delPelmo : on Tpil^ Xó^uq etxev 
ÉV T^ mpV^ipaXaia (Quod tres cristas in 
galea haberet) dice Snidas. Infine gli Assiri 
diedero a Serapide una testa di sparviero e 
gli Egizi una testa di bue ad Apis e ad Am- 
mone per le figure che portavano suir el- 
mo (2). 

Quando ai teschi di animali successero 
veri elmi di cuojo e di ferro, le figure furono 
poste sopra di essi per cimiero. Erodoto ne 
attribuisce 1* invenzione agli abitanti della 
Caria, ed aggiunge che i Gar) furono i primi 
ad ornarsi di pennacchi. Diodoro Siculo (3) 
assicura che i re d' Egitto portavano per 'ci- 
miero teste di leone, di toro, e di drago per 
contrassegno della loro dignità. Omero dà 
ai Greci ed ai Trojani solamente criniere 
di eavalli, benché faccia spaventare il pic- 
colo Astianatte dell* orribile e mostruoso ci- 
miero di Ettore, che egli non descrive. An- 
che Virgilio pone code di cavallo, f rondi d'o- 
liva e talvolta penne suirelmo de*soldati d'E- 
nea. Escbilo attribuisce ad AJace cassidem 
triplicem, Apollonio Rodio cassxdes tHpliciier 
cristatas e lo stesso Virgilio: ( 4 ) galeam 
cristatam triplici iuba. Turno porta una chi- 
mera (5), e Amfiarao, al dire di Stazio, un 
ramo d' olivo intrecciato nella cresta rossa. 
Anche i Romani, i marmi e le medaglie ne 
fanno fede, al tempo della repubblica usavano 
già di cimieri. 

Tutti i popoli guerrieri si adornarono l'ar- 
matura del capo con pennacchi e figure; nel 
medio evo questo costume si generalizzò colla 
cavalleria. Molti cavalieri dal cimiero che 
ostentavano furono detti Cavalier del grifo^ 
del leone^ del drago, della cicogna, del cigno^ 
della cerva^ della rosa, del dado, ecc., sopran- 
nomi che passarono poi ad essere ereditari 
nelle loro famiglie. V. Cognomi. 

I guerrieri che portavano queste figure 
solPelmo aveano in mira di atterrire con esse 
il nemico, e di darsi, un aspetto formidabile. 

Ore forarura 

Rictoque horrifìcant galeas f6). 



nie Ljcaoniae rictu caput asperat ursa f7). 

(1) Virgilio, Eneide. Cant. VII. 

(2) Ménéstrier. Le veritable art du Blaaon. €ap. VII. 

(3) Bistorta. Lib. 111. 

(4) Eneide. Caot. VII. 

(5) Ibidem. 

(6) Stazio. Lib. III. 

(7) Stazio. Lib. IV. 



Altro scopo era di farsi riconoscere da 
lungi nelle mischie, cf di sembrare pid grandi 
ed elevati. Polibio lo dice chiaramente nel 
suo libro della. Milizia, e Tito Livio nel li- 
bro XCI. Altri li portavano per superstizione 
e per onorare i loro Dei, come gli Svedesi 
al rapporto di Tacito: Insigne superstitionis 
formas aprorum gestant. 

Nei tornei i cavalieri li portavano per ga- 
lanterìa, poiché il più delle volte i loro ci- 
mieri erano allusivi al loro amore (1). Si for- 
mavano di cuojo bollito, di pergamena o di 
cartone dipinto e verniciato perché resistes- 
sero alla pioggia; ve n*erano anche di ferro, 
d* acciajo battuto o di legno, ma ciò raramen- 
te, causa il peso loro; si ponevano neirelmo 
di fronte e attaccati con tre Correggio (2). ' 

Nel blasone i cimieri furono introdotti 
come segno d' antica e generosa nobiltà, es- 
sendo il ricordo degli antichi tornei, ove chi 
non era nobile e cavaliere non poteva en- 
trare. In molti luoghi servirono per distin- 
guere i rami d* una stessa famiglia, a mo* di 
brisura, come negli esempi seguenti: 

Fieschi (Genova). — 1. Bandaio d'azzurro e d' ar- 
gento. — Cimiero: un drago d' oro. — % Bandato d'az- 
zurro e d' argento. — Cimiero: Uo gatto al naturale. 

Fregoso (Genova). — 1. Spaccato innestato di nero 
e d' argento. — Cimiero: nn fiore di semprevivo. e=a 
2. La stessa arma. — Cimiero: un pellicano colla sua 
pietà. — 3. La atessa arma. — Cimiero: un'aquila n- 
scente di nero. 

Gray o Grey (Inghilterra). — 1. Di rosso, al leone 
d'argento e la bordura dello atesso. — Cimiero: un'an- 
cora d* oro. — t. La stessa arma. — Cimiero: un er- 
pice d' oro. 

Leiningen-Hartenburg (Germania). — Inquartato: nel 
1.^ e 4." d'azzurro, a tre aquilotti spiegati d'^argento, 
sormontati dal lambello dì rosso, cb' 6 di Lciningen; 
nel 2.*) e 3.^ d' argento, al leone di nero, attraver- 
sato d'un raggio di carbonchio gigliato d'oro; alia bor- 
dura di rosso; sul tolto di rosso alla croce d'argento. 
— Cimieri: 1.^ nel mezzo: un volo spiegato di nero, 
seminato di cuori d' argento; %^ a destra: un albero 
di verde, fiorito d' argento; 3.^ a sinistra: una tavola 
di riparo esagona, portante I* arme dello scudetto. — ' 
Leinifigen'Westerburg (Germania). — Inquartato: nel 
1.^ e 4.<> di Leiningen; nel %.^ e 3.^ di rosso, alia croce 
d' oro, accantonata da 20 crocette dello stesso, messe 
5 per cantone, in croce di S. Andrea; sul tutto d'oro, 
alla croce d' azzurro. — Cimieri: 1.^^ nel mezzo: un 
volo spiegato di rosso; 3.^ a destra: un albero dì ver- 
de, fiorito d'argento; 3.*^' a sinistra: tre penne di pa- 
vone al naturale. 

Quest* uso di cangiar cimiero nei diversi 
rami^ d'una famiglia è frequentissimo in Ger- 
mania. — Il cimiero serve anche a distìn- 
guere le fazioni. E perciò che i Monaldeschi 
d'Orvieto portarono quattro differenti cimieri 
per la diversità della parte che seguirono; 
gli uni una cerva, altri un cane, altri una 

(1) Ménéstrier. Le veritable art du Blason.Pag. 363. 

(2) Wnlson La Colombière. Science beroTque. Gap. 40. 

12 



CIM 



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CIM 



Tipera, e gli ultimi un* aquila (1). Spesso le 
orìgini e le alleanze seno rappresentate da 
un cimiero, come d quello di Sassonia che si 
Tede sull'arma di Sayojft, nella quale è an- 
che inquartato lo stemma. Altre volte i ci- 
mieri non sono che una concessione, come 
negli esempi seguenti: 

Cibrario (PiemoDte). — Partito: nel 1/' di verde, a 
due dadi d* argento, marcati di nero, V uno d*uno, l'al- 
tro di due punti, ordinati in fascia; nel S.^ d* azzurro, 
alla banda d*oro, caricata da tre crescenti del campo, 
ritirati verso l'angolo destro; il tutto sotto il capo 
d'azzurro, sostenuto dalla divisa d'argento, sbarrata di 
nero e di rosso, e caricato di tre torri d' argento, ci- 
mate ciascuna da una penna di struzzo dello stesso, 
sostenute da tre cime di monte di verde. — Cimiero: 
un S. Marino nascente al naturale, tenente nella de- 
stra un rotolo col motto LIBERTA S {concestione della 
Repubblica di S. Marino). 

Settata (Milano). — Spaccato: nel 1.<> d' oro, all'a- 
quila spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata 
del campo; nel %^ di roiso, a sette semivoli abbassati 
d'oro. 3, 3 e 1. — Cimiero: un' aquila nascente spie- 
gata di nero, imbeccata e coronata d' oro [concessione 
dell' Impero). 

Non di rado i cimieri sono distinzione di 
uffici, dignità e diritti. 

Hohenxollem /'Germania^. — Inquartato: nel \.^ 
e kfi contrinqoartato d'argento e di nero; nel f.S^ e 
3.0 d* azzurro, al cervo corrente d' oro sopra una col- 
lina di verde, movente dalla punta; sul ttitto di rosso, 
a due scettri d' oro posti io croce di S. Andrea. — 
Cimieri: iP nel mezzo: uno scettro d'oro {per la di- 
gnità di Cameriere dell'Impero)] %^ a destra: testa di 
cane inquartata d' argento e di nero; 3.^ a sinistra: 
due corna di cervo di rosso. 

Croy (Provincie Renane). -^ Inquartato: nel l.o e 4.^ 
d* Ungheria; nel 2.o e 3.o d' argento, a tre accette di 
rosso, Sei, quelle del capo affrontate. Sul tutto di 
Lorena. — Cimiero: Testa di bracco di nero, collari- 
nata d'oro [pei diritti di caccia)^ posta fra due ale, una 
di rosso e 1' altra d* argento. 

Ortenburg (Carinzia). — Inquartato: nel 1.« e 4.'^ di 
rosso, alla banda doppiomerlata d' argento; nel 2.'^ e 
3.0 di rosso, mantellato d'argento, a tre semivoli spie- 
gati dell' uno nell' altro, quelli del capo addossati. — 
Cimieri: l.o nel mezzo: un pavone rotante al naturale 
(P9r V ufficio di re dei tornei){ J.o a destra: un volo di 
profilo di nero, seminato di foglie d'oro; 3.^ a sinistra. 
una stella d* argento, posta entro un volo spiegato e 
partito d' argento e di rosso. 

Furslenberg (Germania). — D' oro, all' aquila spie- 
gata di rosso, imbeccata e membrata d' azzurro, cari- 
cata nel cuore d' uno scudetto inq,uartato: nel 1.^ e 
4.'^ di rosso, al gonfalone d'argento; nel %,^ e 3.o di nero, 
alla sbarra angolata d' argento; alia bordura dello scu- 
do, nebulosa d' argento e d* azzurro. — Cimieri: 1 .o 
nel mezzo: un carello di rosso, fioccato d* oro, soste- 
nente una palla d' argento; 2." a destra: una mitra 
d'argento ricamata d'oro e foderata di rosso [pel pro- 
teUorato d'un'abatia,,- 3.^ a smistra: testa di cane d ar- 

(1) Sansovino. Origini delie famiglie illustri d' Ita- 
lia, Pag. 58. 



gento, coir orecchio sinistro caricato dalla sbarra dello 
scudetto. 

Tilly (Paesi Bassi). — Di rosso, al leone d'argento, 
coronato d' oro e caricato snlla spalla d' uno scudetto 
spaccato: nel 1.^ sc-accato di nero e d' argento di due 
file; nel J.° d' oro pieno. — Cimiero: un'aquila spie- 
gata e coronata d'oro, posta fra due stendardi di rosso, 
fustati d' oro, quello a destra caricato d'un leone dello 
stesso, r altro d* una testa umana d' argento (per la 
carica di banderajo). 

Truchsessm di Waldburg (Germania). — Inquartato: 
nel 1.* e 4.^ d'oro, a tre leoni passanti l'un sull'altro 
di nero, orecchiuti, lampassati e armati di rosso, quelli 
del 1." aiTrontati con quelli del 4.^ nel 2.® d'azzurro, 
al monte di tre cime di nero, movente dalla punta, 
sormontato da un sole d' oro; nel 3.^ d' azzurro, a tre 
pine d'oro. Sul tutto di rosso, al globo imperiale d'oro. 
— Cimieri: iP un pino d' oro; 2.*^ un carello di rosso; 
sormontato da un globo imperiale (per la dignità dì 
maggiordomo dell*7mpero)\ BP un carello di rosso, sor- 
montato da tre penne di pavone al naturale, e d' una 
bandiera spaccata di rosso e d* oro; 4.^ un volo spie- 
gato d' azzurro, caricato di due soli d' oro. 

Erpach (GermÀnin). — Inquartato: nel 1.^ e 4.^ spac- 
cato di rosso e d* argento, a tre stelle di sei raggi, 
dell* uno nell'altro; nel 2.^ e 3.<^ d'argento, a due fa- 
scie di rosso. — Cimiero: due corna di bufalo, l'una 
spaccata di rosso e d* argento. 1' altra d' argento e di 
rosso, attraversate da due bandiere d* argento, cari- 
cate ciascuna di due fascio di rosso [per la dignità di 
banderese), 

Rantzoio (Holstein). — Partito d'argento e di rosso. 
•— Cimiero: due corna di bufalo, una d'argento e l'al- 
tra di rosso, infilzate in una corona d*oro [per Vufficìo 
di giudice o maresciallo d' arme dei tornei). 

WCrtemberg (Germania). — D' oro, a tre corni di 
cervo di nero, posti in fascia. — Cimiero: un corno da 
caccia di rosso, legato d' oro; con penne d' argento, 
d'azzurro e di rosso, uscenti dalla imboccatura {per la 
carica di Cacciatore dell' Impero, annessa al Contado 
d'Aurach, incorporato alla signoria di Wiirtemberg). 

Sutherland-Dunbar (Scozia), — Inquartato: nel 1.^ 
e 4.^' di rosso, al leone d' argento, e la «bordura dello 
stesso, caricata da 8 bisanti del campo; nel 2.^ d'az- 
zurro, a tre crocetta ricrocettatc e fìtte d'argento; nel 
3.^ di rosso, a tre stelle d'argento; alla bordura dello 
scudo vajata di rosso e d' oro, — Cimiero: una chiave 
d' oro e una, spada nuda d' argento, poste in croce di 
S. Andrea [per la carica di governatore d'una fortezsa). 

Perceval d'Egmont (Irlanda). — Inquartato: nel i,^ 
d' argento, al capo indentato di rosso, caricato da tre 
diamanti del campo; nel 2.'^ d' oro, a tre caprioli di 
rosso; nel 3.^ d' oro, seminato di crocette ricroeettate 
e fitte di nera, al leone d'azzurro; nel 4.^ fasciato ne- 
buloso d* oro e di rosso. — Cimiero: uq cardo al na- 
turale [per il cavalierato dell' ordine del Cardo). 

Acheson di Goiforrf. (Irlandaj. — D'argento, all'aquila 
bicipite spiegata di nero ; al capo di verde, caricato 
di due stelle d'oro. — Cimiero: un gallo, tenente nelle 
zampe una tromba [per l'ufficio di arbitro nel cofnbai- 
timento dei galli). 

Molte volte il cimiero indica un feudo, un 
domiuio, una signoria. 



CIAf 



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CIM 



Solmi (GermaDJa). — Partito: a destra inquartato: 
Del 1/' e 4^' d'oro, al leooe d' azzurro, lampassato dt 
rosso, clie è di Sotms; nel S <> e 3.® apaccato di rosso 
e d'oro, cbe è di Muntzenberg; a sinistra, inquartato: 
oel 1.** e 4.® d* oro, alla rosa di nero, che è di Wll- 
deofeU; Del 2.^ e 3.® di nero, al leoue d'argento, ch'è 
di SoDDeowald. — Cimieri: una berretta di rosso, fo- 
derata d' armellino e sormontata da una coda di pa- 
Tooe, accompagnata da due bandiece spaccate di rosso 
e d'oro {per la terra di Munttenberg); 3.^ un leone 
d' azzurro io maestà fra due ale spaccate di rosso e 
d'oro {per la contea di Solmi)\ 3.*^ un leooe nascente 
d'argi'Dto {per ia signorìa di Sonnenwald); 4.^ una rosa 
dt oero {pei feudo di WUdenfeU). 

Hanam (Germania). — Partito di due, spaccato d'uno: 
oel 1.^ d'oro, a tre caprioli di rosso, eh' è d' Hanau: 
nel S ^ di rosso, a tre Tisoie d' oro, cb'è di Reineck; 
oel 3.^ d' oro, al leone di rosso, lampassato e armato 
d'azzurro, che è di Zweibruck (Dueponti); nel 4.^ spac- 
cato di rosso e d'oro, ch'è di Muntzenberg; nel 6*^ d'ar- 
gcoto, al leone di oero, e la bordura di rosso, cbe é 
dì Lichtenberg; nel 6.'^ di rosso, a due fascie d'argento, 
che è di Ochsenstein. — Sul tutto: di rosso, alla bor- 
dura d'oro, che è di Bitsch. — Cimieri: \y un cigno 
oascante e spiegato d'argento {pei- la contea d' Hanau); t^ 
due mazzi di penne di pavone, con un leone nascente di 
rosso {per la contea di Zujeibrikh); 3.® una berretta di 
rosso, foderata d* armellino, sormontata d'una coda di 
pavone, e accompagnata da due bandiere spaccate di 
rosso e d' oro {per la urrà di Muntzenberg)\ iP nn ci- 
gno spiegato d'argento (per la contea di Reineck); 6.>^ 
Qoa testa di cigno d* argento {per la tignorìa di Lich- 
tmberg); 6.^ un fantoccio monco, vestito di rosso, e 
caricato di. due fascie d' argento {per la signorìa di 
Ochsenstein). 

Nasce questione se tatti i nobili possano 
portare il cimiero suir arma loro. Pietro di 
Saint-Jniien dice che non dovrebbe portarlo 
se non chi possiede, o ò capace di possedere 
giariadizione; e il Rocchi pretende che i Conti 
Palatini e i Cavalieri Anrati, che egli chiama 
dignità imaginaria, 'possono portar V elmo, 
ma non il cimiero, senza particolare conces- 
sione. Aggiunge che i magistrati, giurecon- 
sulti, dottori, ecc. possono portare un cimiero 
di qualità competente, come una sfera alata 
neir arma, dell' astronomo Bianchini (l). Il 
•Grizio (2) pronuncia che i nobili di fresca 
data devono andar circospetti nelPadottarne. 
Noi crediamo che il diritto' di cimiero vada 
air uguale col diritto d' elmo, e che vietato 
ùa il prendane a chi non può giustificare 
r assunzione del timbro. V-q-n. 

Molti araldisti fanno risalire l'origine dei 
cimieri nelParme al sec. XIII (3); nel susse- 
guente però è certo che tutte le nobili fami- 
glie ne portavano. I cavalieri ponevano an- 
ticamente snir elmo grandi figure, che, per 
il troppo peso, furono cangiate in pennac- 
chi e figure ornamentali in leggiadra guisa 

(1) Bombaci. L' araldo. Pag. 79-73. 

[t] Il Castiglione, overo dell' arme di nobiltà. 

(3) Sackeo. Kateckismus der Herald Ik. 



disposte. Ma nelle arme conservarono le an- 
tiche figure, colle quali erano entrati nei 
tornei e sul campo di battaglia. In Germania, 
ove la genesi, la storia e la simbolica dei 
cimieri si rivela pili che altrove, si usavano 
dapprima teste, braccia, mani e gambe uma- 
ne; dalla scorcio del sec. XIV, busti molto 
allungati e quasi sempre moncherini, con 
collo ripiegato all' indietro, faccia barbuta 
per gli uomini con berrette di svariata for- 
ma, per lo pid acuminate; seno sviluppato per 
le donne, con treccie e code, qualche volta 
fatte a forma di difesa di liocorno. I fantocci 
sono vestiti dei lambrequini sventolanti al 
disotto, 0, secondo l'uso del tempo, con abiti 
bizzarri e di fantasia armeggiati dei colori 
e delle pezze dello scudo. Spesso figure sin- 
golarissime, come vergini con mitre, teste 
con corna di cervo, busti con corna di bu- 
falo o con delfini in luogo di braccia, volti 
a becco di cicogna o ad orecchie asinine, e 
simili mostruosità. Frequenti anche i busti 
di bracco, di leone, d' aquila, di cigno, di 
liocorno, e di grifo. Le penne, le rose, le 
banderuole, i sonaglini, le ali, i pesci, le corna 
sostituiscono ben sovente le braccia e le gam- 
be delle figure, secondo la relazione che hanno 
colle pezze dello scudo. Pid tardi furono in- 
trodotte figure uscènti pid naturali e meno 
mostruose delle prime; e infine figure intere 
e in differenti pose (1). 

Sui primordi dell' araldica i cimieri erano 
molto diversi dalle figure dello scudo, o que- 
ste si faceano portare da animali e fantocci; 
ma più recentemente fu adottato di porre 
le figure stesse per cimiero, meno il caso in 
cui fossero pezze onorevoli, le quali non si 
panno collocare sulPelmo che caricate su vo- 
li, altre figure (2), 

Sopra uno scudo vi possono essere tanti 
cimieri quanti elmi vi si trovano. V. Elmo. 
Non sempre però snir elmo è collocato il ci- 
miero. In Inghilterra non si fa uso di tim- 
bro, ed i cimieri, che sono piuttosto divise, 
si pongono volanti cioè appoggiati a burletti 
collocati a qualche distanza sopra la corona. 
Ciò si usa qualche volta anche in Italia; in 
Francia e in Germania non mai. I cimieri si 
collocano anche sulle corone, come negli e- 
sempi seguenti: 

Maurigi (Palermo, Sciacca ed Erico). — D'azzurro, 
al leone rivolto e coronato d* oro; al capo di Francia. 
— Corona da marchese, sormor^a^a in cimiero da un'a- 
quila spiegata d' argento, coronata all' imperiale. 

Montaperto (Sicilia). — Spaccato: nel 1.^ d'azzurro, 
a quattro sbarre d'argento, accompagnate da nove rose 
dello stesso, chd ò di Montaperto, nel 2.** di rosso, a 
un' aquila d'argento, uscente per metà dalla partizione 
a destra; partito scaccato d'azzurro e d'oro, eh' ò 
d' liberti. — Corona principesca, cimata da un cava- 
liere armato di tutto punto, colia lancia in resta. Il 

(4) Sacken. Op, cit. 

(5) Ménéstrier. Op. cit. Pag. 365-366. 



GIM 



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GIM 



Catto d'argento, galoppante sopra una voragine infiam- 
mata di rosso. 

Le fignre in cimiero deyono acconciarsi 
alla situazione dell' elmo, e ogni qual Tolta 
Teggonsi di fronte indicano autorità di co- 
mando, e perciò si dicono poste in maestà (1 ). 
Sono per la maggior parte dovute al capric- 
cio degli antichi cayalieri, e per conseguenza 
anche mutabili a capriccio, servendo nel bla- 
sone di ornamento e divisa, e non come pezze 
fisse e determinate (2). Quindi si distinguono 
i cimieri personali e i cimieri ereditari in 
quelle famiglie che non vollero cangiare il 
primitivo. Gimieri personali sono i seguenti: 
Hohmzollern. 1 ' Fedtrico HI,, burgravio di Norim- 
b9rg (jr 1207), an semivolo spiegato dì nero, seminato 
di foglie di tiglio d' oro, e adorno di otto penne di 
pavone ài naturale. — 2. Federico IV (f 1332), una 
testa di bracco d' oro, linguata e orecchiuta di rosso. 

— 3. Federico I elettore di Brandeburgo (•{• 1440), un 
semi?olo spiegato di nero, caricato d'otto cuori d'oro- 

— i» Giovanni elettore di Brandeburgo (f 1499), un scet- 
tro d' oro, posto fra un volo spiegato di nero, e ca- 
ricato di dodici cuori d' oro. 

Savoja. 1. Odoardo il Liberale, figlio d' Amedeo V, 
un angelo nascente e Incoronato (da un sigillo equè- 
stre del 1324;. — 2. Aviedeo VI (da un diploma 1344) 
e quindi tutti i suoi successori: una testa di leone 
alata. 

Gimieri ereditari sono: 

Scaligeri (Verona). — Una testa di cane mastino 
d' argento, linguata di rosso, incoronata, collarlnata ed 
alata d* oro. 

Oettingen (Germania;. ~i Vajato di rosso e d* oro, 
di quattro file, allo scudetto d' azzurro; col filetto in 
croce di S. Andrea, attraversante sul tutto. — Cimiero: 
una testa di bracco d' oro, linguata di rosso, coll'orec- 
chiù sinistro dello stesso, caricato del filetto in croce 
di S. Andrea d' argento. 

Clèoet (Ducato In Germania). — Di rosso, al raggio 
di carbonchio gigliato d'oro, colia pietra d'argento. — 
Cimiero: una testa di bufalo di rosso, cornata d'argento, 
e incoronata d' oro. 

Hohenetaufen (Germania). ^ D* oro, a tre leoni di 
rosso, passanti 1' uno sull' altro. — Cimiero.- un'aquila 
spiegata di nero. 

Eynatten (Limbourg). — D' argento alla banda di 
rosso, accompagnata da sei anatrelle dello stesso, po- 
ste 2 e 1 in capo, e 1 e 2 in punta. — Cimiero: un'a- 
natrella di rosso, tra due corna di bufalo d' argento, 
caricate, quello a destra da tre bande, e quello a si- 
nistra da tre sbarre di rosso. 

Scotti (Piacenza). — D'azzurro, alla banda d'argento, 
accompagnata da due stelle d' oro. — Cimiero: un pel- 
licano con la sua pietà. 

Del Giudice TNapolI, Amalfi e Medina). — Inquar- 
tato di rosso e di nero alla croce spinata d' argepto, 
attraversante sul tutto. — Cimiero: «un capro .uscente 
al naturale, 

Grimaldi (Monaco e Sicilia). — Fusate d'argento e 

(1) Ginannl. L* arte del Blasone dichiarata per al- 
fabeto. 

(2) Ménéstrier. Op. cit, Pag. 363. 



di rosso. — CimifTO: un monaco uscente di carnagio- 
ne, vestito di nero, crinito e barbuto d'argento, impu- 
gnante una spada nuda dello stesso, guarnita d' oro. 
Coligny (Borgogna). — Di rosso, all'aquila d'argento, 
imbeccata, membrata e coronata d'azzurro. — Cimiero. 
un' aquila uscente dì profilo d' argento, coronata e im- 
beccata d* azzurro. 

Mac-Mahon (Irlanda e Francia). — D'argento, a tre 
leoni leoparditi di rosso, l'uno suU' altro. — Cimiero, 
im destrocberio armato d' argento, tenente una spida 
fiammeggiante dello stesso. 

Quelle famiglie che cangiarono la loro 
arma primitiva, ritennero però il pid delle 
volte le antiche figure in cimiero, come hanno 
fatto i duchi di Brunswick che portano sul- 
1' elmo il cavallo di Westfalia. La casa di 
Montferrier-Saint-Bonnet-Thoiras, già del no^ 
me di Gaylar, ha ritenuto i supporti a il ci- 
miero di Gaylar, cangiando lo scudo, per sod- 
disfare al testamento di Gaterina di Montfer- 
rier, che lasciò tutti i suoi beni a Guglielmo 
di Gaylar, suo marito, col patto che portasse 
il suo nome e le sue arme (1). 

I cimieri sono di varie specie, ma si deb- 
bono prima di tutto dividere in due classi: 
Simili alle figure dello scudo e diversi dalle 
figure dello scudo. 

A. — 1 cimieri simili alle figure che sono 
nello scudo si distinguono secondochè sono o 
interamente simili^ o solo in parte sitnili. 

1. — I cimieri interamente simili alle fi' 
gure dello scudo sono per lo pid animali, tor- 
ri, alberi, rose ed altri corpi solidi. 

Crollalanza (Vienna e Gratz). — Spaccato: su- 
periormente interzato in palo: nel 1.'> d' oro, al leone 
rivolto di roseo; nel 2." dell'Impero; nel 3.^ d'argento, 
a un eoldato ungherete di carnagione, veetito di verde, 
gallonato d' oro, impugnante una zagaglia d* argento; 
inferiormente partito: nel l.o d' argento, a tre fascio 
increspate di rosso; nel 2.^ d' oro, al leone di rosso. 
Sul tutto d' Ungheria antica, coronato d* oro. — Ct- 
mieri: 1.^ Vaquila dell* Impero; %^ un leone come nello 
ecudo, combattente con una lancia contro un Unghe» 
rese, coné nello scudo» 

Crollalanza (Lombardia e Marche^. — Spaccatoi 
nel 1 .^ d'oro, al leone passante di roseo, eosl^nente sulla 
spalla una lancia d'argento; nel 2.^ dello stesso, a tre 
fascio increspate del secondo; al capo di Svevia>Sici; 
lia. — Cimiero: un leone di rosso, sostenente sulla spal- 
la una lancia i argento. 

Francia (Casa reale), — - D'azzurro, a tre gigli d'oro. 
— Cimiero: un giglio d^oro. 

Alewijn (Amsterdam). — Inquartato, alla croce d'ar- 
gento, broccante suU'inquartatura: nel 1 ^ e 4.^ di ae- 
ro, alla «Irena di' carfia(7iofM, crtniia e caudata d* oro^ 
tenente nella destra uno specchio ovale d'azzurro, bor- 
dato d'oro, e nella sinistra un peltine dello steeso; nel 
2.*^ e 3.^ d* azzurro, a tre bissati d' argento. Sul tutto 
di rosso, alla torre d'oro, aperta e finestrata del cam- 
po. — Cimiero: la sirena dello scudo. 

Van Ech (Gueldria). -^ D'oro, al leone di rosso, ar- 

(1) Baudier. Vie du maròchal de Thoiras. 



CIM 



— 181 — 



GIM 



moto t lampaiMoto d* oMurro. — Cimiero: il Itont 
(Mio teudo. 

Lobm (Germania). — D* azzarro, con una donna 
mora ignudttf poita di fronte, cUtortigliata di raso * 
utcmtt dalla campagna scaccata di rosso e d ' argento, 
di 5 file. ~ Cimiero: la donnat mora dello scudo. 

HamfMntHn (Germania). — D' argento, a lr§ gon- 
pioni di roMMO, frangiati d'oro. — Cimiero: i tn gon- 
(aleni dillo scudo. 

2. I cimieri non in tutto simili alle figure 
dello scudo constano di scndetti posti fra al- 
tri corpi, delle* pezze, partizioni e figure 
deli' arma caricate sopra figure estranee, o 
tonate da queste. 

Bonzi (Bologna). — D' oro, alla croce alta, vuota, 
rxtondata, e trifogliata di rosso. — Cimiero: un'angelo 
tenente la crocs dello scudo. 

MtllorArborio (Vercelli). — Partito:' nel 1 <^ d* az- 
zarro, al melo sradicato, fogliato e fruttifero al natu- 
rale, accompagnato da tre api d"oro, ordinate in per- 
gola rovesciata; nel %^ d'azzurro, alla croce di S. An- 
drea ancorata d' argento, accompagnata da quattro gi- 
gli d' oro. — Cimiero: un leone d' oro, lam passato di 
rosso, con tre api d'oro, uscenti dalla bocca. 

Gràpsnitz (Brandeburgo). — D* argento, al ramo 
à' albero di porpora, fogliato di tre pezzi di verde, po- 
sto in fascia. — Cimiero: il ramo dello scudo, soste- 
oeQte un verro d' argento. 

Massoto (Prussia). — D' argento, a due fasci» di 
rotto. — Cimiero: due corni di bufalo d' argento, ca- 
ricati ciascuno di due fascie di rosso. 

Kreith (Germanin). — Di rosso, a due zappe al na- 
t^alt, fnaniealo d' oro, poste in croce di S. Andrea, — 
Cimiero: due zappe come nello scudo, fra due ali spie- 
gate di rosso. 

Muradi (Germania). — Di rosso, alla fascia incre- 
spata d'argento. — Cimiero: un berrettone armeggiato 
dello scudo, sormontato da una coroncina d'oro, da cui 
escaao tre penne, una bianca fra due rosse. 

Oeynìkausen (Berlino). — D'azzurro, alla scala di 
VWtro piuoli d'argento. — Cimiero: la stessa scala, 
u spezzata pel lungo e posti 1 due pezzi addossati 
sopra nn volo spiegato d' azzurro. 

B> 1 cimieri dipersi dalle figure dello scu- 
do ti dividono nelle seguenti categorie: 

1. Pennacchi. V. Pennacchio. 

2. Coma, V. Como. 

3. Voli, V. Volo. , 

4. Tavole di riparo. V. Tavola di riparo. 

5. Berrette. V. Berretta da elmo. 

6. Bandiere e voli banderesi. V. Bandiera 
d Volo banderese. 

7. V. Animali^ i quali possono essere in- 
ifri^ uscenti^ in maestà^ di profilo, rivoltati^ 
tedenti^ ecc. Si pongono anche i membri re- 
cisi, come teste, zampe, busti, eco. 

Golluppi (Messina, Tropea, Napoli e S. Lucia). — 
D'azzurro, al capriolo d'oro, accompagnato da Ire stel- 
la dello stesso. — Cimiero: una testa e collo di ca- 
vallo inalberate di nero. 

foeeo delle Bande (Napoli e Capua). — Fasciato d'o- 
ra e di rosso. — Ctmiero: un leone uscente d'oro. 

Amalone (Ifessina,*. — D' azzurro, a tre gemelle 



d'oro in banda. — Cimiaro.- un cane uscente d'argen- 
to, collarinato d'oro, con punte di nero sul collare. 

Cottone (Messina e Palernioj. — D'azzurro, al leone 
d' oro, tenente un ramo di cotone dello stesso, fiorito 
d'argento. — Cimiero: un cavallo cojrenCb di nero. 

Raschieri Costa degli Albuzzcmi (Chieri). — D' az- 
zurro a cinque cotisse d'oro. — Cimiero: una testa di 
leone alata d'oro. 

Garetti (Piemonte^. — Fasciato ondato d' oro e di 
rosso. — Cimiero: un liocorno nascente d'argento. 

Favilla Pagella (Napoli j. — Spaccato: nel 1.^ 
d'azzurro, a due teste di drago d'oro, llnguate di rosso 
addossate e riunite; nel %.^ di rosso, a sei cotisse 
d'oro. — Cimiero: un'aquila spiegata di nero, corona- 
ta d'oro. 

Blanchenburg (^Brandeburg). — D' azzurro, alla te- 
sta di camoscio rivolta d'argento.-— Cimiero: un pel- 
licano colla sua pietà. 

Rechberg ^Germania). — D'oro, a due leoni addos- 
sati di rosso , le code intrecciate. — Cimiero: un cer- 
vo in maestà d'oro ramifero di rosso. 

Van Renssse (Olanda). — Di rosso, seminato di plin- 
ti d' oro, al leopardo illeonito dello stesso, armato e 
lampassato d'azzurro. — Cimiero: una testa e collo 
di capra d'argento. 

De Geloes (Liegi e Limburgo). — Di nero, alla cro- 
ce dentata d'oro — Cimtaro.- un levriere nascente. 

Foresta (Provenza). — Palato d'oro e di rosso, al- 
la banda del secondo attraversante. — Cimiero: un'a- 
quila di nero, coronata d*oro. 

Luppé (Guascogna). — D'azzurro, a tre bande d'o- 
ro. — Ctmtaro: una testa di liocorno d'argento. 

Parker (Inghilterra). — Di rosso, al capriolo d'ar- 
gento, caricato di tre crocette del campo e accompa- 
gnato da ire chiavi di nero. — Cimiero: una testa d'e- 
lefante d'argento, coUarinata di rosso, e caricata di 
tre gigli d'oro. 

Waldbott (Germania). — Grembiato di rosso e d'ar- . 
gento di 1S pezzi. -^ Cimiero: un cigno d' argento, 
caricato sulle ale di tre scndetti armeggiati di Wald- 
bott. 

8. Figure fantastiche^ frequentissime spe- 
cialmente in Germania. V. Fantastiche (Fi^ 
gure). 

9. Corpi umanit compresi gli angioli, gli 
Dei, i miti, ecc. e le loro membra. 

Guicciardi (Valtellina). — Spaccato: nel 1.^' d'az- 
zurro, al castello d'oro, aperto del campo; nel 2.^ ben- 
dato di rosso e d'argento di 4 pezzi; al capo dello scu- 
do d' oro, caricato dell' aquila spiegata di nero, coro- 
nata d'oro. — Cimierot una donna uscente di carna- 
gione, crinita di nero. 

Cusani (Milano e Vercelli). — Cinque punti d' ar- 
gento equipollenti a quattro di rosso; alias: cinque 
punti d'oro equipollenti a quattro di verde. — Cimiero: 
la Giustizia. 

Tappar sili d'Azeglio (Piemontej. — Partito contra- 
fasciato d' argento e di rosso. — Ctmiaro.- un' angelo 
impugnante la bandiera di Savoja. 

Fontanella (Piemonte). — Fasciato d' argento e di 
nero. — Cimiero: una donna nascente di carnagione. 

Brizio (Piemonte). — Inquartato d'argento e di rea- 
so* — Cimiero: la Fortuna. 



CIM 



- 182 - 



CIM 



Marwitx ^Prussia). — D*azzurro, al troDco d'albero 
sradicato e fogliato di dae pezzi d* oro. — Cimiero; 
una vergine di carnagione, vesllta e crinita d'oro che 
8* incorona d* una ghirlanda d' alloro, ne1*1nezzo d' un 
▼olo spiegato di nero. 

Broficke (Germania^. — D'azzurro, a tre mortaj d'o- 
ro, messi in banda e disposti tei. — Cimiero: un 
destrocherio armato d'argento, tenente tre penne di 

pavone. 

Waldkirch (GermanìB). — Di nero, al ciclamoro d'oro; 
calzato d'argento, diaprato del campo. — Cimiero: un 
busto di moro, vestito dVgento , e attortigliato d'oro. 

Colloredo Mele (Friuli). — Di nero, alla fascia d'ar- 
gento, caricata dell'aquila dell'Impero. — Cimiero: 1.^ 
nel mezzo: un semivolo spiegato di nero alla fascia 
d'argento; 8.^ a destra: un fanciullo di carnagione, ve- 
stito d'argento, tenente nella destra tre freccio d' oro 
e nella sinistra un arco teso dello stesso; 3.^ a sini- 
stra un cinghiale fantastico di nero, linguaio di rosso, 
difeso e cornato d'argento. 

Burell (Inghilterra). — DI verde, a tre scudetti 
d'argento, bordatl-spinati d' oro. — Cimiero- un brac- 
cio nudo di carnagione, tenente uno sterpo al naturale. 

10. Figure naturali, come piante, stelle, 
lune, mónti, fiori, ecc. 

PcUlotti (Piemonte). — Spaccalo: nel 1.^ di verde, 
al pellicano d'argento; nel %P partito di rosso e d'ar- 
gento; sul tutto di rosso, al capo d'oro caricato d'una 
pianta di fava al naturale. — Cimiero: cinque spighe 
di grano d'oro, caricate di duo ossa umane d'argento, 
poste in croce di S. Andrea. 

Salazar (Milano). — Di rosso, a tredici stelle d* oro, 
poste 1, i, 1, l, 1, % 1, % 1. — Cimiero: un giglio 
d' oro. 

Fortella (Napoli). — D'orò al leone di nero, coro- 
nato dello stosso. — Cimiero: una cometa d* argento. 

Than (Svevia). — D* azzurro, a tre frutti di pino 
d'oro. — Cimiero: un pino fruttifero d'oro. 

Hesiketh (Inghilterra). — D'argento all'aquila bicipi- 
te spiegata di porpora. Cimiero: un covone di porpora. 

Jonee (Gran Brettagna): — D' argento, al leone di 
verde, membrato di rosso. — Cimiero: un sole d'oro. 

11. Figure artificiali: 

Barone (Tropea). — Di rosso, à Ire fascio ondate 
d'oro; al capo cucito del campo, sostenuto d'oro e ca- 
ricato di due stelle dello stesso. — Cimiero: tre ca- 
stelli d'argento. 

Pepoli (Bologna). — Scaccato d'argento e di nero, di 
sette Ole. — Cimiero: una piramide al naturale non 
terminata. 

Fardella (Trapani). Di rosso, a tre fascio d'argen- 
to.. ~ Cimiero: una torre in fiamme al naturale. 

Retso (Prussia). — Di rosso, a due crescenti ad- 
dossati e figurali d'azzurro accompagnati da due stel- 
le di sei raggi dello stesso, una in capo e una in pun- 
ta. — Cimiero.: tre freccio d'azzurro. 

Roger (Catalogna). — D' oro, al leone di rosso. — 
Cimiero: due mazze ferrate d' oro, poste in croce di 
S. Andrea. 

Van Noort (Olanda). — D'azzurro, al fiume ondeg- 
giante in fascia d'argento, accompagnato da due stel- 
le d'oro, poste una in capo e una in punta. •— Ctmie- 
ro: un glolM terraqueo 'sormontato da un vascello. 



Reid (Inghilterra). — Inquartato in croce di S. An- 
drea di armollinato....... e d'armeUino; all'aquila spie- 
data di nero. — Cimiero: un mulino a vento. 

Tankerville (Inghilterra). — Di rosso, al bisante 
d'argento, accompagnalo da tre leoni recisi dello stes- 
so. — Cimiero: un erpice. 

I cimieri ai possono ancora distinguere in 
parlanti^ simbolici, di fantasia e divise. 

I. I cimieri parlanti sono quelli che allu- 
dono al nome della famiglia che li porta, e 
possono essere: 

a). Parlanti come le figure dello scudo: 

Scroffa (Venezia).* — D'oro alla ecrofa rampante di 
nero, cinghiala d'argento. — Cimiero: la atassa ecrofa. 

Leone (Lentini). — D'oro, al leone di nero. — Ci- 
mi'fro: lo stesso leone. 

Colomba (Messina), — D' azzurro, alla colomba 
d'argento. — óimiero: la stessa eolomba. 

b). Parlanti, ma non colle figure dello 
scudo: 

Ortini (Roma e Napoli). — - Bandaio d' argento e 
di rosso; al capo del primo caricato d' una rosa di 
rosso, sostenuto d'una trangla cucita d'oro, caricata d'una 
anguilla serpeggiante in fascia di verde. — Cimiero: 
un orso uscente al naturale, tenente nella destra una 
rosa di rosso, fogliata di verde. 

II. I cimieri simbolici sono quelli che fu- 
rono posti nell'arma a rappresentare qualche 
fatto qualche pensiero. Tali sono: 

Armi (Bologna). •— D'azzurro, alla banda d'oro, ca- 
ricata di tre rose di rosso, e accompagnala da due 
stelle del secondo; al capo d' Angiò. — Cimiero.- un 
liocorno d'argento. 

Ezselini da Romano (Padova). - Partito.- nel l.o 
fasciato d' oro e di verde; nel %.^ d' oro, seminato di 
gigli d'azzurro. — Cimiero: una testa e collo di struz- 
zo al naturale Imbeccata e coronata d' oro tenente col 
rostro un ferro di cavallo d'azzurro. 

Montafia (Piemonte). — D'argento, alla atella di ros- 
so, caricala d' un crescente montante del campo. — 
Cimiero: un basilisco al naturale. 

Wisch (Vestfalia). — D'oro, a due leoni di rosso, 
passanti l'uno sull'altro. — Cimiero: due zampe di ca- 
vallo, una rossa e una d'oro. 

Sugent (Inghilterra). — D' armellino, a due fascie 
di rosso. — Cimiero: un basilisco di porpora. 

III. Cimieri di fantasia sono quelli che 
non furono presi né per allusione al nome, 
ne per simbolo, ma solo per il capriccio de- 
gli antichi cavalieri. B difScile precisare ora 
nelle armi questa specie di cimieri, e per 
non incorrere in errori gravi tralasciamo di 
darne esempi. 

IV. I Cimieri-divise non sono che impre- 
se particolari poste suirelmo, come il falco- 
ne d'argento afferrante un anello d*oro e il 
motto semper di Cosimo de Medici. Moreau 
chiama tutti i cimieri diyise: € Nous remar- 
querons en ce lieu quelques devises, dont 
quelques-uns ont attourné laura tymbres (1^. > 
V. Divisa. 

(1) Moreau. Tableau dea armoiries de Prence Gap. V. 



GIN 



— 183 - 



GIN 



Diremo In ultimo che i cimieri si devono 
studiare nell' araldica tedesca, come i sup- 
porti neir araldica 'inglese. I Francesi e gli 
Italiani usano pili volentieri le corone sen- 
za gli elmi; ma in molte famiglie però si fa 
aso di cimiero, specialmente neiralta Italia e 
nella Francia orientale. Gli Inglesi hanno i 
cimieri,' ma non gli elmi; gli Spagnuoli rara- 
mente gli uni e gli altri. 

tar CINCINNATI (Ordine dei). — V. Cin- 
cinnato (Ordine di). 

KF CINCINNATO (Ordine di). — Ordine 
istituito il 14 aprile 1783 negli Stati Uniti 
d*Àmerica per ricompensare gli ufficiali ame- 
ricani e francesi che aveano contribuito al- 
l'espulsione degl'Inglesi. Fra i primi decorati 
fa La Fayette. 1 cavalieri americani essendo- 
si organizzati in società, il Gongresso vide in 
questa associazione un pericolo per la liber- 
ti e la dichiarò incompatibile coi principj 
della costituzione. Allora Tordine disparve in 
America, ma i decorati francesi continuaro- 
no a portare V insegna, che consisteva in 
un' aquila d* oro posta sopra una corona di 
lauro e caricata d' un medaglione sul quale 
era posta la figura del romano Gincinnato in 
atto d' arare i suoi campi. Il nastro era az- 
zurro, bordato di bianco. 

CINGERE LE ARMI [l'at. Cingulo militari 
decorare], — Espressione equivalente ad ar- 
mare, crear cavaliere. 

CINGHIALE. -- Il cinghiale, che fu tra le 
insegne dei Romani e dei Qalli, rappresenta 
in araldica uomo coraggioso che supera lo 
più difficili imprese. É anche un ricordo del- 
le caccio signorili. Si pone nelle arme or- 
dinariamente di profilo e passante, e lo si 
distingue dal majale pei suoi due lunghi denti, 
che prendono il nome blasonico di difesa. Il 
sno smalto particolare è il nero. Si rappre- 
senta anche cinghiato, rampante, coronato, 
difeso, corrente^ in riposo, lampassatOy spa- 
ventato, accollato, sostenente, ecc. Si mette 
spessissimo il solo teschio, che i Francesi 

chiamano hure. 

Siintheim (Franconìa). — Inquartato: nel 1.° e 4.^ 
palato d' argento e d' azzurro; nel %.^ e 3.'^ d' oro, al 
cin^ftioie rampantt di nero, coronato del campo. 

Lon/ay (Normandia)- — D'argento, al giglio di ros- 
so, accompagnato da tre cinghiali correnti di uero, 
Sei. 

Saint' Noay | Bretagna,*. — D' argento, al ctnghiale 

di nero, in riposo. 

Canquoet (Bretagoa). — D'orgeiito, al cinghiale spa- 
ventato di nero, difeso e lampassato d'argento. 

Saint^Pol de Leon (Città di Bretagna). — D'armel- 
liDo, al cinghiale di nero, accollato d' una corona d'oro, 
sostenente una torre torrlceliata d] tre pezzi di rosso, 
posta a destra. 

Capacci (Slena). — 0' oro, al teschio di cinghiale 
itrappato di nero, difeso d'argento. 

Vinghe (Fiandra^. — D'oro, al teschio di cinghiale 
di nero, difeso e illuminato d'argento. 



Baillon (Turena). — D'oro, a tre teschi di cinghia- 
le di rosso. 

CINGHIATO [fr. Sanglé]. — Dicesi del ea- 
rallo, dell'elefante, del cinghiale, del porco, 
ecc. che hanno una cinghia o fascia intorno 
al corpo. 

** 1. CINGOLO. — Sinonimo di banda, po- 
chissimo usato, e da schivarsi. 

s. CINGOLO [fr. Ceinture militaire], — 
Larga fascia di cuojo che i caTalieri cinge- 
yano [intorno alla vita per sospenderyi la 
spada e spesso anche lo scudo. Questa cintu- 
ra cessò dì essere in uso allorché comparve- 
ro le armature di ferro, e faceva soltanto 
parte dell* armamento d* onore dei cavalieri.. 
La perdita di essa in una battaglia notava di 
disonore, e il vincitore avea il diritto di le- 
garne le braccia airavversario. Questa infa- 
mia annessa alla perdita del cingolo veniva 
da ciò, che desso rappresentava colla spada e 
cògli speroni la dignità di cavaliere. Si cinge- 
va al novello insignito e si toglieva nella ce- 
rimonia della degradazione (1). D'onde ven- 
nero le espressioni cingere, dare il cingolo 
in senso di armar cavaliere. 

CINGOLO MILITARE (Ordine dei). ^ Fon- 
dato nel XI secolo da Ruggero I conte di 
Sicilia per rimunerare il valore e la fedeltà 
dei militi a lui devoti. Questo onore era ac- 
cordato solamente alle prime famiglie del rea- 
me, e quelle che V ottennero furono le se- 
guenti: 

Alliata — Amico — Abate — Abbatelli — Antio- 
chia — Burgio — Braociforti — Ghiaramoote — Ce- 
leste — Colonna Romano — Carbone — Calvello — 
Diana — fimmanuele — Filangeri — Formica — Graf- 
feo — Grimaldi — Guascone — La Grua — Lenza — 
Montaperto — Mastro Atooio — Milo — Maletto — 
Palizzoio — Paterno — PeroUo — Spadafora — Scla- 
fani — Speciale — Trigona — Tagliavla (t). 

Il re conferiva le insegne, che al dir del 
Villabianca (3), erano una collana d'oro, un 
cingolo con spada d' argento e un manto di 
zendado, dicendo airiniziato: Il signore Iddio 
e messer S. Giorgio facciavi buon cavaliere. 
Sotto Luigi II quest^ordine si chiamò de*Ca- 
valieri aurati, 

CINNAMOMO. — Pianta aromatica, molto 
rara in araldica, e di cui non conosciamo il 
significato simbolico. 

Canyellee (Cataloga) — D' oro, alla pianta di cin- 
namomo di 7 rami, fiorita al naturale; al capo cucito 
del campo, caricato d' un' aquila spiegata di nero, co- 
ronata d'oro. 

CINQUE. — Il cinque (jS) servì a qu&lche 
araldista per rappresentare il nero sulle ar- 
mi, innanzi che sMnventassero i tratteggi. 

Cinque figure in un* arma si pongono di 
solito in croce di S. Andrea, o in croce. Se 



(i) Ballerini. Dizionario militare, 
(t) Palizzoio. Il Blasone in Sicilia. Pag. 31. 
stelli di Torremuzza. 1 Fasti di Sicilia. 
(3) Sicilia nobile. 



^ Ca- 



GIN — U 

sono dispoita 3, 3 e I, o 1, S e 2, o 2 e 3, l 
o floalmente 3 e S sì dicono male ordinate, 
e conviene bUeonarne il numero. Qualche 
Tolta anche sono poata in pergola, o jn ca- l 
prìolo, o in banda, o in lAarrn, o in fascia. 

Arano (Slcillt). — D'«rgealo, « cinqui cauri inaam- 

Cuiimano [Siciiia;. — Inquartalo ID croce di S. 
Andrea: nel 1." e i." d' oro alia caldaja di nera; Del 
t' a 3" d'aziurro a cinqix gigli d'orO,di»p«»tiin croc«. 

Lamia ('Girgenii, Piazzi e Calenna). — Di verde, 
a cinqui Ivmie d'oro, 1, t e t. 

M<inailra IQIrgsnli). — D'» 






:e dallo 






cin^s Bielle di sei raggi deiio atesao, poste Sai. 
Valairtno (Siracu»>l — DI rosso, al monte di eln- 
qiie cimo d'oro, mivente dalla punta, aormootilo da 
cinque stelle dt aei raggi, poste in caprioto. 

CINQUEFOGLIE jfr. Qwniefeitille; iag. Cin- 
quefoil; ot. Vijfblad\. — Figura araldica rap- 
preasDtante un flore di cinque petali arroton- 
dati e a punta, forato nel centro in modo 
che ei vedali colora del campo. La maggior 
pai'te degli araldisti lo dicono un flore di pe- 
eco, o di neepolo;!! Ménóstrìer crede che sia 
DO flore di pervinca <l). Non ci è stato poe- 
•ibìle ti-ovare in alcuno autore la eaa signi- 
ficazione simbolica. E parò figura molto co- 
rnane, specialmente in Francia e in Inghil- 
terra. Dicesi anche pentafoglio, quintafofftia 
a fior di nespolo. 

Xtmghtm (Belgio). — D' «rgenlo, Rlli quinlafogtia 
di nere. 

Aititi) (iDgtailterra). — D'altura, alla quinlafofUa 
d'ermellino. 

ntibtrio (VeneiiB). — Spscoato: nel ì." d'argenlo, 
al giglio d'oro [re due cinquifoflie di rosso; ne 
d'azzurro, a tre cinqutfotlit d'oro poste lei, 

Aiictnii (CItU di BretagnaJ. — D'azzurro, a cinque 
quinltfoflii d'arma IliDO. 

lami (Hit (Bretagna). — D'azzurro, a sei cinquefi,- 
gjta d'argento. 

CINTA [fr. OrU; ol. Binnentoom; ing. 
Orla; ted. Schilds-Kragen; ap. Zona\. — 
Pei7.a onore-vole di second'ordine pei Fran- 
cesi ed Italiani, di primo ordina pei Tede- 
schi, che consiste in una bordura diminui- 
ta della metd, ossia avente un duodecimo 
dalla larghezza dello scudo, a che à discosta 
dal bordo di esso di ano 
spazio eguale alla sua 
larghezza.V, flg. 55.M0I- 
liplicandosi le cinte esse 
trovano equidistanti 
ana dentro 1' altra, e 
prendono il nome di dop- 
pia, tripla cinta. La cin- 
ta che in luogo di ease- 
alla aolita distanza 
Jg 5S. dai lati dello scudo, ne 

è pili lontana ed occupa 

(I) Abregé methodlque. Pog. IIB. 



i — GIN 

la circonferenza d' uno scudetto, dicasi falso 
scudo; falsi scudi chiamassi pare le cinte po- 
ste S e 1, o l'ana «all'altra, o l'nna al fianco 
dell'altra. V. Falso scudo. Sei, otto o dieci 
figure si possono disporre nel senso di que- 
sta pezza ed allora si dicono in cinta. V. In 

La cinta ha origine dalla gaeraizione del- 
le cotte d' armi e degli abiti (1). Diceai an- 
che alla francese orlo, o alla latina xona. 
Sono suoi attribnti; intrecciata con una Ira- 
versa (2), attraversante, seaecata, caricata, 
sormontata, aec, oltre alle modificazioni, per 
le quali vedi pid sotto. 

Chartat (Picardja]. — D'argenta, alla dnla d'auurro. 
Randaa (Prusiia]. — Di roaso, alla cinfa d' ar- 

Mima (Pertogalio). — Partito: nel l.o d'oro, e tre 
ftscie di rosso; nel 1.'' di roaso, al castello dal primo, 
ctiiuso in una data icaccata di due lile d' «rgeeta e 
d'azzurro. 

WoIiiH lAleiaacdria). — D' azzurro, alla mota di 
molino d'oro chiusa In una ofMa dello etesso. 

Vaudricourl (Picardls), — DI rosao, alla einfe d'ar- 
gento, larmonlaia da uD Umbelle dì i peodeatj dello 

Cinta dentata. — Può essere dentata dal- 
la parte interna o dall' esteriore ed anche 
dalle due parti, e in ogni caso eonvìena bla- 
sonarlo. 

Novarin de Longchampi iCootado VenalaalDO). — 
D'azzurro, al giglio d'argento, «ormoatate da un lam- 
ballo dolio stesso; alla cima d' oro dtnlala ;»(*rna- 

Cinta doppia, — Due cinte, fnna nell'al- 
tra, e diminuite a proporzione. Posaono es- 
sere infiorile e contrainfiorite, merlettate e 
contro merlet tale. 

Scolta (Regno). — D' oro al leone di rosta chiudo 
lo una eiMn doppia in/torila 1 eoiurainltorila dello 

b'tcornoif (Fiandra). — D' oro, aita ci'nla doppia 
itì/ioriia di verde, al capriolo di rosso sul tolto, 
^fidni (Isola di Francia], — D'srgaatD, alla etnia 
' doppia di rosso. racoMudmtt tre aquilotti di nero. 

Cinta InBorita e contrainfloiita [tt. Tré- 
cheur o essonier /feuronné et contrefleuron- 
nr; ol. Streep- binnemoom ; ,ing. Tressure 
fiorij and counlerflory]. — La cinta ioflori- 
ta, detta dai Francesi Irrcheur da tresse, trec- 
cia, e anche essonier dal greco £V^Ùvùp.(_ 
cìngere, non diflTerisce dalla cinta semplice, 
che per la otto foglietta o fioroni che l'ador- 
nano esternamente nei quattro angoli e nei 
punti di mazio dei quattro lati. Se è contra- 
infiorila ha i fiori anche ìntarnamente. Dìce- 
si che aia simbolo di favore e di protezione. 
È comunisaima nella Scozia, come quella che 
figura nella arme dei suoi re. Vi aOBO doppie 
e triple cinte infiorite. 



GIN 



- 185 - 



OLA 



Ciaia merlettata e contramerlettata [fr. 
Trecheur denteile]. — Va munita di merlet- 
ti in luogo di fiori. Anch* essa ù può molti- 
plicare. 

Cinta pomettata [fr. Cadril pommeté (1)], 
— Ha nei quattro angoli altrettante promi- 
nenze rotonde^ che possono dare Tidea d'una 
fortificazione. É molto rara. 

Cinta rotonda. -^ V. Ciclamaro. 

Cinta scanalata. — Unico esempio da noi 
trovato: 

KwKB (Irlanda). ~ Di rosao, all'aquila volante d'ar- 
geoto, entro una dnia teanalata dello stesso. 

Cinta tripla. — Rarissima. 

** entro. — Alcuni dissero impropria- 
mente uno sondo cinto di otto stelle, gi^li, 

bisanti, ecc. Conviene blasonare invece: di 

a 8 stelle, ece in cinta V. In cinta. 

GDITURA FUNEBRE [fr. Ceinture funebre; 
ing. Cincture funereale], — Larga fascia di vel- 
luto, di damasco, di drappo, di rascia o d'altra 
stoffa che si poneva sulle pareti neir interno 
d'una chiesa o cappella, ove il nobile defunto 
avea posseduto qualche gfn ri sdizione, o ne 
era fondatore, patrono o benefattore. La cin- 
tura funebre non poteva durare pid d*un an- 
no. Vi si mettevano di distanza in distanza 
le arme gentilizie del morto; e alcuni autori 
osservano che una fila d'arme era pei sem- 
plici nobili, due pei principi e tre pei re e 
per le regine (2). 

CIPRESSO. — RappresenU Teternità della 
fama; e quando è verde in campo d'argento 
dimostra speranza gloriosa a cagione di pace 
eonchiusa (3). Anticamente era geroglifico 
di morte e di cose funeste: nelle imprese è 
emblema di incorruttibilitit, perchè anche in 
vecchiaia resiste al tarlo. Il suo smalto parti- 
colare e il yerde; tuttavia ve ne sono di al- 
tri colori. Può essere sradicato^ cimato^ po^ 
sto in banda^ terraazato^ legato, ecc. 

Blou dit Preci» (Linguadoca^. — D'argento, al et- 
priMo di verde. 

Capranica (Roma). — D'oro, a tre cipr$9$i tradi- 
cati di verde, ordinati in fascia, Ugati ed intrecciati 
oe'troDcbi con una gomena di rosso, attaccata ad un'an- 
eora dello stesso, attraversante sul tronco di mezzo. 

Tardìf d4 MoiUraotl (Svizzera). — D'argento, a tre 
ctpfMfc Bradicati di verde, ordinati in fascia; al capo 
di rosso, caricato da tre bisanti d'oro. 

Ramòaud di Beaunpadri (Delflnato). -— Di nero, al 
ctfffMo al natorale, cimato d'una colomba d'argento. 

Boi»gauti$r (Orleanese). — DI oro, a tre ciprttti 
di verde in banda. 

La Moth$ d* Caimptlt (Guascogna). — D'argento, 
I tre eipTÉtti di verde, terraszcui dello stesso. 

CIPRO (Ordine di). — V. Silenjfio (Ordi- 
ne del). 

** CIRCOLI TONDI. — V. Armille. 

CmCOllDATO. — Dicesi: 



(1) Colombiòre. Opera citata. 

(t, Playne. Art héraldique. Pag 259. 

(3* Gioanni. L'arte dei Blasone. 



\,^ d* una città o fortezza cinta d' anti- 
muro; 

2.^ d'una figura chiusa airin torno da una 
ghirlanda, da un circolo, da un serpe allac- 
ciato in giro, ecc. 

3.^ d*uno scudo, che ha d*intorno una col- 
lana, o un mantello. 

CISTERNA. — V. Pozzo. 

CITTÀ. — Si vede qualche volta nelle ar- 
me, specialmente municipali, il panorama d'u- 
na città, al naturale o di qualche smalto, e 
può essere aperta^ chiusa^ circondata^ mu- 
rato, ecc. 

Mortain (Cittì di Normandia). — D' azzurro, a una 
città d' argento, sormontata da tre gigli d'oro. 

Rogier d$ la Ville (Francia). — D'argento, alla cit- 
tà al naturale, sopra una roccia d'azzurro, tormontata 
da tre stelle di rosso, 

Joigny (Gittk di Borgogna). — D'argento, alla et'Mà 
in prospettiva dal lato del mezzogiorno, il palazzo go- 
vernativo banderuolato d'oro, le chiese, il castello e le 
fabbriche finestrate dello stesso, coperte di rosso, le 
torri finestrate e murcUe di nero, la porta aperta e 
caricata d'un maglietto d'o^. 

CITTÀ (Nobiltà di). — V. MunicipaU (No- 
biltà). 

CIVETTA. — Uccello, anticamente consa- 
crato a Minerva, e perciò adottato per inse- 
gna dagli Ateniesi. Fu anche emblema di vit- 
toria, di prudenza e del silenzio pel quale 
mantiensi la fede. In araldica quando la ci- 
vetta è d' oro in campo verde, rappresenta 
l'uomo sapiente che vede e conosce le cose 
sebbene occulte (1). Si pone nelle arme di 
profilo e colla testa di fronte. Suoi attributi 
sono: posata^ imbeccata, membrata, armata, 
cancellata, illuminata, ecc. E molto comune 

in Bretagna. 

Locadelli (Bergamo). — Di rosso, alla civetta d'oro, 

accompagnata da tre stelle dello stesso, % 1. 

Keramar ('Bretagna). — D'argento, a tre civette di 
nero, armate^ menibraie e imbeccate di rosso. 

Ur9oy (Bretagna). — D'argento, a tre civette di ne- 
ro, imbeccate e cancellate di rosso. 

La Choiie fBretagna^ — ' D'argento, a tre ci ve(<0 di 
nero, imbeccate e illuminate di rosso. 

ffr CIVILE DI SAVOJA (Ordine). — V. Sa^ 

voja (Ordine Civile di). 

UT CIVILE E MILITARE D' ADOLFO DI 
NASSAU (Ordine). » Fondato TS maggio 1858 
dal duca Adolfo di Nassau; estinto nel 1866 
coirinvasione prussiana. La decorazione» che 
era una croce biforcata, accollata da due spa. 
de in croce di S. Andrea, si portava sospesa 
a un nastro azzurro, orlato d*arancio. 

««CLARINATO. — V. Squillato. 

CLAVA. — La celej)re clava d* Ercole fu 
arma usata sotto Giovanni il Buono. re di 
Francia. In araldica rappresenta forza e prin- 
cipe giusto, che col rigore distrugge i mo- 
stri del vizio (2). — Si pone in palo, in ban^ 

(1) Ginanni. Arte del blasone. 

(2) Ginanni. Op. cit. 



1 



CLE 



- 186 — 



COD 



da^ due passate in croce di S. Andrea, ecc. 

Tanfani (Pisa). — Partito d'oro e d'azzurro, a due 
clave d»lV tino nelV altro, la seconda rovacicUa. 

Macé (Normandia). — Di rosso, a tre clave rove- 
sciale d' argento. 

GLERICAIiE (Nobiltà). ~ In certe Provin- 
cie della Francia gli ecclesiastici credevano 
essere nobili perchè godevano di molti pri- 
vilegi proprii della nobiltà, e si dicevano ap- 
partenenti aUa Nobiltà Clericale; ma in real- 
tà non erano che persone viventi nobilmen- 
te e che godevano dell* esenzione delle ta- 
glie (1). 

CLIPEO, [lat. Clypeus]. — Scudo di forma 
curva orbicolare assai grande, che portavasi 
dai pedoni della milizia romana. Servio ed 
Isidoro asseriscono che quésto vocabolo ha 
tratto la sua derivazione dal verbo greco 
KXe&)Tetv KaXvcoretv, che vuol dire ce- 
lare^ nascondere^ perchè il clipeo nasconde- 
va quasi interamente il corpo di chi lo por- 
tava. Altri lo vorrebbero cavato da xXv9civ, 
scolpire, quasi sculptus, dice Plinio (2). In 
araldica questo scudo non ha servito che ra- 
ramente. 

* COARTATO. — V. Scorciato, 

** GOCCINE. — Nome dato da un antico 
araldo inglese al rosso, e contrassegnato nei 
disegni colla sigla CO. 

COCCODRILLO. — Nelle imprese il cocco- 
drillo è emblema di finzione, di tradimento 
e di maldicenza (3). Nelle arme è molto raro. 

COCOMERO. — Simbolo, di uomo benigno, 
d'animo quieto e di grandi azióni (4). Assai 
raro. 

CODA. — Non si blasonano le code degli 
animali se non nei seguenti casi: 1.^ quando 
sono di smalto diverso dal corpo; 2.o quando 
sono biforcate; 3.^ quando sono annodate; 
4." quando sono passate in croce di S. An- 
drea; ò,^ quando sono tenute in bocca; 6.o 
quando sono accerchiellate\ 7.^ quando sono 
passate fra le coscie. I leoni nati -morti si 
rappresentano senza coda. Raramente si ve- 
dono le code senza il corpo. Tre code di ca- 
vallo sono neirarma Cauda di Torino, per la 
quale vedi alla voce Cavallo. 

* CODA DI DRAGO [ing. Tail of dragon], 
— V. Sanguigno, 

CODA DI RONDINE [fr. Mortaisc; ol. ZMoa- 
luwstaartig; ing. Svoalloìjotail]. — Attributo 
che indica un innesto merlato, coi merli pa- 
tenti, come in certe opere di carpenteria, in 
cui due pezzi di legno s^incastrano nel mo- 
do suddetto. Il Wulson (5) dà un esempio di 
partito' di rosso e d'argento innestato a co- 
da di rondine di due pezzi, 

(1) Maigae. Abrégé methodique de la acience dea 
Armoiries. Lib. V. cap. I, pag. 381. 

{%) Lib. XXXV, cap. IH. 

(3J Plcinelii. Mondo simbolico ampliato. Lib. VI, 
cap. XV. 

(4; Ginanni. Of, cit. 

(^) Récueil de plusieurs pièces et flgures d'armoi- 
rles. 



Bromley (Inghilterra). — Inquartato, la linea ver- 
ticalo a coda di rondine, di rosso e d'oro. 

CODARDO [fr. Couard; ing. Coward]. — 
Attributo, che non manca di spirito, dato al 
leone che d posto colla coda passata fra le 
coscie, ma non ripiegata sulla schiena. Dice- 
si essere un segno diffamante, ma noi lo ve- 
diamo per cimiero dei Blosse-Linch d'Inghil- 
terra, ed ove avesse una ;tale significazione 
disonorevole, siamo certi che i Blosse-Lynch 
non lo avrebbero portato. 

CODATO. — V. Caudato. 

CODE D' ARMELLINO. — Figura araldica 
fatta a pennacchi irti, che in numero di 
quattro costituisce una croce. V. Croce, Si 
pongono le code d'armellino anche altrimen- 
ti disposte. 

Vaxtltier de Moyencourt (Meaux e Giiadalupa). — 
D'azzurro, al crescente d'argento, e nove code d'armel' 
lino, poste in cinta. 

CODICE D* AMORE. ^ Il Codice d' amore, 
compilato dalle dame delle corti d' amore, 
conteneva le leggi cui doveano sottometter- 
si i cavalieri per essere accetti al gentil 
sesso, e le dame per essere care agli uomini. 

I romanzi fanno risalire V invenzione di 
questo Codice ai racconti delle fate; ecco co- 
me narrano Tavvenimento della sua scoper- 
ta. Un cavalier bretone innoltratosi tutto so- 
lo in una foresta colla speranza di rinvenir- 
vi Arturo, incontrò invece una bella dami- 
gella, che a lui parlò in tal modo: Messere, 
ioìio chi voi cercate, ma voi non lo trovere- 
te senza il mio soccorso. Avete chiesto amo- 
re ad una dama bretona, ed ella esige da 
voi ohe le rechiate il celebre falcone che 
riposa ora sopra una pertica nella corte d*Ar- 
turo. Ma è mestieri per ottener quel falcone 
provare innanzi col buon successo d*un com- 
battimento che la vostra dama è la pili bel- 
la di tutte le dame amate dai cavalieri di 
detta corte. — E la damigella gli insegnò 
il modo più facile per conquistare T ambito 
falcone. Dopo molte strane e romanzesche 
avventure il cavaliere trovò il nobile uccel- 
lo e se lo prese. Alla catenella d*oro che lo 
riteneva alla pertica stava sospesa una per- 
gamena scritta; essa conteneva appunto il Co- 
dice d'amore, che il cavaliere dovea prende- 
re e divulgare a nome del Re d'amore sep- 
pure volea trasportar pacificamente il falco- 
ne. La corte unanimemente ne accettò gli 
statuti (1). 

Essi erano divisi in 31 articoli, che noi 
trascriviamo per dare un* idea del concetto 
che in quei tempi si era formato dell'amore. 

1. Causa conjugii ab amore non est excusatio recta. 
%. Qui non celai, amare non potest, 
9. Nemo duplici potest amore ligari. 

4. Semper amorem minui vel crescere constai: 

5. Non est sapidum quod amane ab invito sumit 
amante, 

f 1) Andrea cappellano della R. Corte di Francia. 
De arte amatoria et reprobatione amoris. 



eoa 



— 187 — 



COG 



6. Maseulus non tolet ni«t in plina pubtrtatt a- 
mare. 

7. Biennalii viduitat prò amatile defuncto tupertti' 
ti praescribitur amanti- 

8. Nemo, tine rtUionit excetiu, tuo debet amore 
pritari, 

9. Amare nemo potest, nisi qui amori s suasione com^ 
peHiiur. 

10. Amor stmper ab avaritiae consuevit domiciliis 
exulare. 

11. Non deeet amare quarvmpttdor est nuptias af- 
feetare. 

i% Yerus amane alterine nisi enae coamantie ex 
affecl» non eupit amplexus. 

13. Amor raro cf/nsueoit durari vulgatue. 

14. Facilie perceptio contemptibilem reddil amorem, 
difficilis eum carum facit haberi. 

15. Omnie coneuevit amane in coamantie cupectu 
palleecere. 

16. In repentina coamantie visione cor tremiscit 
amaeUie. 

17. Noous amor peierem compellit abire, 

18. Probitae eola quemcumque dignum facit amore, 

19. Si amor mtnua/vr, cito deficit et raro conva- 
/««di. 

tO. Am<>roeus semper est timorosus 

SI. Ex tera teloiypia affectus semper crescit a- 
mandi. 

ti. De eoamante suspicione percepta zelue intereaet 
affectue creecit amanti. 

23. Minue dormtt et edit quem amorie cogitano veat. 

24. Quitibel amantis actus in coamantie cogitatione 
finitur. 

i5, Yerue amane nihil beatum credit, nisi quod co> 
gitat amanti piacere. 

%ò. Amor nihil potest amori denegare, 

27. Amane coamantie solatiis satiari non poteet. 

38. Modica prcteeumptio cogit amantem de coaman- 
te suepicari sinistra. 

29. Non solet amare quem nimia voluptatis abun- 
duntia oexat. 

30. Yerue amane aesidua, sine intsrmie eione, coa- 
mantie immagine detinetur. 

81. Unam faeminam nikil prohibet a duòbue amari 
et a duaòus mulieribus unum» 

Questo codice adunque esposto in 31 sen- 
tenxe o proverbi fn la guida della Galante- 
ria nel Medio Evo. Per Tatto pratico più dif- 
fusamente se ne parla alla yoce Tribunale 
d'amore. 

COGNOMI (lat. Cognomina^ cognomenta; 
fr. Sumoms; ing. Surnames; ted. ZufMtnen^ 
GeschleehUnamen; sp. Apellidos], — Il cogno- 
me è a nome proprio che appartiene a tutta 
una famiglia o a tutta una schiatta che si con- 
tinua di padre in figlio e rimane in tutti i 
rami. L*etimologia di questo vocabolo ò chia- 
ra: cum nomine^ che va unito al nome, ossia 
airappellativo particolare ad ogni individuo. 
I Romani furono i primi ad imporre cognomi 
alle famiglie, prendendoli dalle dignità, dalle 
gesta, dalle arti, dalle scienze, dal luogo di 
nascita o di soggiorno, dai vizi e dalle vir- 
tù, e dalle perfezioni o imperfezioni delle 



persone. Dei cognomi romani dotte disserta- 
zioni si hanno da Samuele Piticohio nel suo 
Lexicon antiquitatum romanarum e dal Si- 
gonio neiropera de Nomnibtte Romanorum. 
lì cognomen^ che designava la famiglia, ve- 
niva in terzo luogo dopo il praenomen, o no- 
me individuale, e il nomen^ che appartene- 
va alle gentes (tribù, schiatte). Cosi in Pu'^ 
blius Comelius Scipio Africanus, Publius 
era il prenome, Cornelius il nome, Scipio il 
cognome, Africanus l'agnome [lat. agnomen]^ 
o soprannome. Oltre gli Scipioni v* erano i 
Lentulii i Dolabella, i Siila, ì Ctnna, i Ma- 
luginenses che tutti facean parte della gen- 
te Cornelia. La gente Quintia era divìsa nei 
cognomi Capitolini, Cincinnati e Flaminii; 
la gente Sergia in Fideni e Sili; la gente 
Servii la in Pricci e Qeptiones; la gente Emi- 
lia in Pauli e Lepidi; la gente Valeria in 
Publicola, Potiti (nel V sec. detti Flaccus), 
Cortini^ Levini, Paltoni; la gente Cominia 
in Arunci e Laurentini; la gente Furia in 
MeduUinij Camilli e Pacili; la gente Manila 
in Vulsoni, Capitolini, Torquati; la gente 
Papiria in Mugillani, Cursori, Crassi e Mas- 
soni, ecc. (l). Nei bassi tempi deirimpero Ro- 
mano i nomi si moltiplicarono: V autore de* 
Saturnali si chiamava Teodosio Ambrosio 
Macrobio Siceiino, e il celebre consigliere 
di Teodorico Flavio Anicio Manlio Torquato 
Severino Boezio, Ma Tuso latino dei preno- 
mi, nomi, cognomi e soprannomi cadde col- 
rimpero; giacche non rimasero in Italia che 
schiavi aventi un sol nome, e stranieri che 
uno solo pure ne usavano (2). I nomi dei 
santi cristiani li sostituirono, e nei primi 
secoli del medioevo nessun appellativo di- 
stingueva le famiglie. É nel X secolo, o me- 
glio nel susseguente, che si stabilisce or- 
dinariamente r origine dei cognomi. < L' af- 
francamento dei comuni a quest* epoca, la 
creazione d'una classe borghese e d* artigia- 
ni stabilita nelle città franche; V emancipa- 
zione nelle campagne di certe classi di col- 
tivatori e di piccoli proprietari residenti, a- 
vendo introdotti profondi cangiamenti nei co- 
stumi, negli interessi e nei diritti, il biso- 
gno d* uno - stato civile regolare e perfetta- 
mente distinto fu giudicato necessario perchè 
ognuno avesse il suo posto nel nuovo ordine 
sociale. Era perciò naturale che si ritornas- 
se airantico sistema romano dei nomi e co- 
gnomi; e infatti fu adottato come il miglio- 
re e più ragionato, e tutti, nobili o plebei, 
liberi o schiavi, coltivatori o artigiani pre- 
sero oltre il nome di battesimo un cognome 
che li distinse da qualunque altra persona a- 
vente lo stesso nome (3) ». 

(i; Streiunius. De gentibns et ramiliis Romanorum. 
>- Augustioiis. De famlliis Romanorum. — Ponvinlus. 
De antiquls Romanorum nominibus. 

(2) Cantù. Storia degli italiani. Tom. III. Gap. 
LXXXII. Pag. 380. 

' (3) Magny. Le Roy d'armes. Dea noma et surnom:! 
et de leur aigniflcation. Pag. kk. 67. 



COG 



^ 188 - 



eoo 



Infatti la nuova organizzazione politica 
che ayea introdotta Teredità nei dominii do- 
Tea necessariamente introdurla anche nei no- 
mi di famiglia. Nei secoli XI e XII si stabili 
definitiTamente questa eredità. I Veneziani, 
reliquia latina^ pare conservassero i cogno- 
mi antichi, qnali i Crtxssii i Memmi^ i Cor- 
nelù i Quirini, i Balbi, i Cursi; fin dall' 800 
troviamo i dogi indicati col cognome di Par- 
ticiacoo Partedpasio^ Candiano^ GiustinianOf 
ed altri; e in una scritta veneta del 1090 so- 
no firmate 150 persone, a nessuna delle qua- 
li mancali cognome: Cornuinda Molino, Ste^ 
fano Lonffavessiy Bonfilio Pepo^ Giovanni de 
Arbore, Sebastiano Cancanino^ Manifredo 
Mauroceni , Stadio Praciolani , Domenico 
Contar eno e simili (1). E da ritenere che, 
ninna città potendo paragonarsi co' Vene- 
ziani per pace interna, aver potuto quindi 
più che altrove la nobiltà mantenere e prò- 
pagare la sua stirpe per molti secoli (2). An- 
che Genova conservò molti cognomi latini: 
Apronj, Asprenate, Balbi, Bassi^ Bibulini^ 
Calviniy, Camilli, Carboni, Cerchi, Clementi, 
Costa, Crassi, Erminj, Fabiani, Forti, Gale- 
rj. Galli, Gallieni, Gavi, Gemelli, Giusti, 
Grojsiani, Laberj^ Lena, Longhi, Lupi, Ma. 
ri, Marciani, Marini, Massa, Montani, Muzi, 
Natta, Nigri, Ottoni, Palma, ,Pansa, Persi, 
Persici, Pisani, Pon^i, Buffini, Sabini, Sai" 
vi. Serrani, Settimj, Sertorj, Staleni, Stella, 
Valenti, Veri, Viviani; e non gliene manca- 
no neppur dei greci: Bisio, Cybo, Grillo,^ Ma- 
carj, Medoni, Parodi, Partenopei (3). É ben 
vero però che molti di questi nomi, per esem- 
pio i Bassi, i Cerchi, i Clementi, i Forti, i 
Galli, i Gemelli, i Giusti, i Lupi, i Mari, i 
Montani» i Nigri, i Palma, i Pisani, i Stel^ 
la, i Grillo, potrebbero ben essere semplice- 
mente cognomi medioevali. 

In Francia l'erudito Duchesne non ritro- 
vò alcun cognome avanti il 987, quando si 
cominciò a desumerlo dai feudi. In Inghil- 
terra il popolo non ebbe nome alcuno di fa- 
miglia sino al regno di Edoardo I (4). Lo fa- 
miglie plebee, anche in Italia, ne andarono 
prive per molto tempo, e persino nel quat- 
trocento V* erano artigiani e contadini che 
non possedeano che il loro nome di battesi- 
mo. É falso quanto l'Alberto Cassio (5) afferma, 
che cioè i nobili d'Italia nei secoli IX e X, 
lasciato il cognome avito, ne prendessero un 
altro togliendolo per vanità dai loro feudi, 
imperocché avanti quell'epoca cognomi aviti 
non se ne avessero, eccettuati quelli di Ve- 
nezia, che li conservarono sempre, ne li mu- 
tarono con quelli di feudi. 

L'ortog^rafia ha spesso variato nei cognomi 

(i) Uuratori. Antfqaitates italioae. Diss. XVI. 

(t) MaDzano. Annali del Friuli. Voi. 1. Pag. 392. 

(B) Gantìi. Opera citata. Loc. cit. Pag. 381. 

(4) Dict. universel hist. et crit. dea coutumes, 
loia, ecc. 

rS) Memorio istorÌLhe della Vita di S, Silvia. Pag. 
120. 



e le famiglie più illustri non furono esenti 
da questi cambiamenti; i Cacapece divenne- 
ro Capece, i Longo — GiaUongo, i Coglioni 

— Colleoni, i Cagainarca — Cainarca, i Pe- 
lavicino — Pallavicini, i CroUalancia — 
Crollalanjta, gli Arrighetti di Firenze — Ri- 
quet di Provenza, i Porro di Milano — Per- 
ry di Francia, i Da Aliate — Alciati, i Picqui- 
gny — Pinkeny, Pinhegny, Picqueny, 'Peque- 
ni; gli AiUy — Arly, i 5/. Maaent — St. 
Moissent, i Quieret — Cherech, Quieres, 
Kiret, Keret, Kereth, i Colemberg — Cole- 
sbert, Escolebert, ecc. Da tali corruzioni im- 
bastarditisi i cognomi* difficilissimo è oggi 
il trovarne la vera origine, ed accade so- 
vente che i genealogisti si perdano in un 
mare di congh iettare. 

In Francia le mogli dei cavalieri sino al 
XIII secolo si accontentarono del loro nome 
di battesimo (1); nei due secoli susseguenti 
presero il cognome del padre o del marito, 
reso in femminile: Le Vassoresse per Le Vas- 
seur. Le Ver esse per Le Ver, Maupine per 
Maupin, Mauvoisine per Mauvoisin, Ferron' 
nière per Ferron. Anche in Italia avemmo 
un'idea di questo cangiamento di genere nei 
cognomi; si dissero per esempio Orsina, Spi- 
nella. Torcila, Contarena le donne degli Or'-' 
sini^ Spinelli, Torelli, Contarini. Vedremo 
ora in qual modo i cognomi ei siano forma- 
ti nel medio evo: e ò ciò, dice Carlo No- 
dier, una delle cose più curiose che si siano 
offerte all'esame dei dotti. Questa famiglia 
verbale bene sviluppata getterebbe una im- 
mensa luce sul resto delle lingue, le cui for- 
me sono state esaurite nelle loro combina- 
zioni. Vi si riconoscerebbe persino il genio, 
persino la morale delle nazioni (2). » 

I primi cognomi furono suggeriti dai fen- 
di. I valvassori ohe abitayano nei mcui detti 
indominicati presero il nome di essi, chia- 
mandosi nobili del tal luogo; e ciò prima 
che la nobiltà fosse divisa in conti» baroni e 
marchesi (3). Vi furono perciò i signori di 
Carcano, di Ventimiglia, di Sangro, di Bé» 
thune, di Coucy, ecc. È questa la prima ra- 
gione delle particelle nobiliari di, de, du, 
dei, des, del, della, de la, che non furono 
sempre però un distintivo di nobiltà, come si 
può accertarsi alla voce Particola nobiliare. 
Sono cognomi tratti da feudi e dominii i se- 
guenti: 

In Italia: 

Montalo — Uontefeltro — GoUoredo — Saluzzo 

— Busca — GUvesana — Ceva — Gocconito — Val- 
perga — Gollalto — De Maniaco — Dorimpergo — 
Spilimbergo — Strasaoldo — Gravina — Aquino — " 
Acquaviva — Sanaeverino — Da Romano — Mon- 
tecuccoli — Toraldo — Trigona — Rivera — Barrile 

(1) LaGorgue-Rosny. Rechercbes généalogiques aur 
lea comtes de Ponthieu, de Boulogne, de Guinea et 
pays circonvoiaina. Tom. I Introductlon. Pag. XI. 

(2) Notions élémentaires de Unguistique. 

(3) Fontanini. Delle masnate. Pag, 42. 



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— De Gapua — GoUdo -^ D' Arzago — Cballant — 
SaYOJa. 

In Francia: 

Lille — St. Omer — Arras •— Bourbourg — Pé- 
roane — BloU — Bourbon — Montmoreney — Gler- 
mont — Armagnao — Sancerre — Nevers — Tou- 
looae — Bretagne — Berry — Angoulème — Alen- 
(on — Crillon — Cboiseul — Mortemart — Rocbe- 
chonart — Cbàteaubriand — Lb ChAtre — St. Amour — 
Alby — Beaufort — Penmarch — Bonoeval — Bouil- 
lon — Ifontfort — Craon — Auvergne --; Soiasoos — 
Narbonne — Thouars — La Beaume — Bourges — 
Anzerre — D* Avesoe — GbAteaugontier — GhAteau- 
thierry — Meubeuge — Robao — Cbartres — Dinan — 
EUmpes — Eu — Pontenay — Gaioes — Harville — 
Ile Boocbart — Joyease — JoinviUe — Orléans — 
Diès — Valenciennes — Venderne — Vitré — Tan- 
carTille. 

In Inghilterra: 

Hastiogs — Norfolk — Newcastle — Leeds — 
Chicbester — Leicester — Montgomerie — Preston 

— St. Lawrence — Somerset — Wingfleld — Torke 

— Abercromby — Beresford ~ BloomQeld — Digby 

— Elphinstone — Moleswortb. 

In Germania: 

Hababorg — HobenzoIIern — Nassau -^ Berg — 
Traatmansdorff — Freyberg — Konigseck — Hoben 
Waldeck '» Pappennbelm — Wolfatein — Castel — 
Waldsee — Brpach ~ Windiscbgratz — Bentbeim '— 
BroDcborst -^ Lippe — Ifanderscbeid — Marck. 

Nel Belgio e Paesi Bassi: 

De Merode ^^ Arenberg ~ De Bousiea — De Bryas 

— Groy — Gavre — Lalaing — Ligne — Spoelberch 
~ Westerloo — Gueldres — Luxemboufg. 

In Ispagna e Portogallo: 

Borja — Alba — GastoUbisbal — Galatayud — Zu- 
Diga — Figueroa — Mendoga -^ Fonseca — Salaman- 
ca — Fuensalida — Yilafranca — Bragan^a — Tarra- 
gona — Osanna — Urgel — Talayera — Albuquerque 

— Lerma — Orihuela *— Molina — Avalos ^- Cordova. 

Altri cognomi furono presi dal nome del- 
ia patria o del luogo da cni la famiglia era 
venuta^ per cni si disse Criovanni da Cer- 
menate^ Pietro da Sala^ Teodoro da Curate; 
cangiati qnindi in Cennenati, Sala e Carati 
(1). Ignazio Cant^ fa ossenrare che questa o- 
rìgine de'cognomi fa forse la più comune nel 
milanese, perocché i signori che dopo la di- 
struzione di Milano fatta da Uraja eransi ri- 
tirali nelle campagne, ora veduto esser per 
loro pericoloso soggiorno, ritornarono in cit- 
ti, e ognuna famiglia conservò per distinti- 
To il nome del luogo d'onde era venuta. Le 
migrazioni di varie stirpi da una città, da 
una provincia, o da uno stato all'altro furono 
anche cagione di questo genere il cognome. 
Offriamo per esempio i seguenti: 
In Italia: 

Gonzaga — Lomelilni — Dall'Incisa — Arlotti {da 
Arias in Provenza) — Di Francia — Mazzarino — Mi- 
Uni — Palermo — Greco — Di Gapua — D'Aquino — 
TroTUani — Lombardo — Pisani — Bologna ~ Bo- 
ll) Monti. Storia di Como. Voi. I, pag. 11. 



lognini ~ Bolognetti — Como — Messaneltl (da 
Messina) — Beneventano — Gallarati — Sanminlati — 
Sanminiatelli — RaTlgnanl — Albani fdaK'Abanla) — 
Avellino ~ Gbiavari — ' Maltese — Da Empoli — De 
Noto -^ Salerno — Di Precida — Calabro — Cala- 
bresi — Abruzzesi — Veronese — Ascoli — Recanati 
~ Scozia — Catanzaro — B ressa {da Brescia) — Ca- 
tania — Taranto — Correggio — Avignone — Geno- 
vesi — Lucchesi ~ Modica — Modena — Napoli — 
Tropeano — Romani ~ Matera — Spognuolo ~ Ca- 
talano ~ Licata — Fossombroni — Lusitano -^ Gae- 
tani {da Gaeta) — Fiorentini — Toscanelli — Milanesi 
~ Da Ro — Vi me reati — Ea Bollate — Concorrezzo 

— Parmigiani — Urbini — D*Allemagna. 
In Francia: 

Le Normand — D'AHemagne ^ D'Artoia — Asn- 
gevtn (d'Anjou) — De Berne — Bourgaignoo ^ D* Ar- 
ras — De Douay — D'Espagae — De Fiandre — Fo- 
rey (dal Forez) — Langlois — L'Anglais — De Nyon 

— Le Picard — Le Poitevin {dal Poitou) — De Tour- 
non — Aragonòs ~ Xaiotonge — Barrois (da Bar) 

— Beauvais — Berzyer {dal Berry) — Vendomois 

— Calala » Champagne — Taragon — Tolosani ~ 

D'' Angle — Dea Landes — Dirlande (d* Irlanda) — 
Savoisy (dalla Savoja) — Flandrin — Rbodes — Rous- 

sillon — Gaiice — Gironde — Picardet — Provensgal 

— Lallemant (L* Allemand) — Le Danoia — Le Ga- 
acoing — Lombard — Noveri n — Lorraln — Gasoon 

— Breton — Dumaine. 

Nella Gran Bretagna: 

Burgoyne — HoUand — Lorraine — Normanton — 
Scott [dalla Soozia). 

Nei Paesi Bassi e Belgio: 
Van Parys — Van Calia {da Calala) — Van Uzem 

— Van Ghendt (da Gand). 

Nella Spagna: 

Ginebra (da Ginevra) ^ Barcelo (da Barcellona) 

— Garcasona. 

Invalsero anche i cognomi dedotti dal 
luogo d'abitazione. Le città d'Italia essendo 
divise in porte, al nome aggiungeasi talvol- 
ta quello del quartiere, come in Roma quello 
delle tribù, dicendosi: Ambrogio da Porta 
Romana^ Ugo da Porta Ravennate^ ecc. (1). 
Nella Liste des maitres échevins de Metz^ 
institués en ii70 (Metz, 1773) troviamo un 
De la Poterne, un De Porte Moselle^ un De 
Port-Sailly, I castelli, le chiese, le campa- 
gne, i monti, i fiumi presso cui aveano di- 
mora le famiglie impinguarono la serie di 
questi cognomi, de' quali offriamo a cagion 
d*esempio: 

In Italia: 

Castelli -*- Da Castello — Castelletti — Castellini 

— Rocca — Vulcano — Fonte — Casabianca — Cam- 
pagna — Del Pozzo — Della Cisterna — Della Monta- 
gna — Monti — Pusterla — Grotta >- Del Prato — 
Di Poggio — Delie Vigne •— Campanili — Forni — 
Della Valle — Della Chiesa — Della Casa —Dei Monti 

— Ponte — Della Torre — Della Corte — Taverna 

— Del Foaso — Belvedere — Boschi — Campi — Fo- 
resta — Da Via — Di Porta Vercellina — Della Porta 

(1) Storia Universale. Lib. XI, Cap. VII. 



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meno dei nomi d'animali qui aopra traseritti 
ebbero altra cagione che non la similitudine 
a rendersi cognomi. Yogliam dire che spes- 
so il cimiero, l'insegna, la flgara dello sca- 
do suggerirono il soprannome, anziché que- 
sto non suggerisce V arma. V. Agalmoniche, 
Dai cimieri vennero i cognomi dei Fregoso 
Semprevivi Bella Stanga, Dal Pellicano^ DaU- 
V Aquila, dei Fieachi Della Gatta e Del Dra-* 
go, ecc. Cognomi venuti dalle insegne sono 
inoltre: 

In Italia: 

Cicogna — Argento — Argentino — Verdi — Biao- 
cht — Luna — Della Scala — Del Nero — Dei Car- 
retto — Della Rovere — Tizzoni — Colonna -— Spa- 
da — Della Croce. 

In Francia: 

Marteau — La Ohaiae — Couronne — La Croix 

— Mortier — Pllon — Du Puy (Du Puits) — Le Si- 
gne — Cbeval. 

lY. Cognomi tratti da metalli, da vesti, 
mobili, utensili, istrumenti da guerra, ecc. 

In Italia: 

Armi •— Freccia -— Lancia — Lanci — Lanza — 
Anfora — Cavagna — Azza — Mazzei — Baccile — 
Baldacchini — Bandiera ~ Beretta — Bicctiieri — Barile 

— Bottigella — Calderone —Ferro — Carro— Carroz- 
za — Colta — Frezza — Giogo — Nave — Pignatta 

— Plgnatelll — Spada — Elmi — Archetti — Bale- 
stra — Cappello — Cappelli — Scarpa — Libri. 

In Francia: 

De TArc — Blancmanteau — Blancmantel — Ben- 
ne t — Bouton — Brelte — Chapedelaine — Cbepe- 
ron — Cornet — De TEspée — La Plécbe — Gilet 

— La Harpe — La Lance — Maillet — Mailly — Mar- 
tei — Manchon — Dea Pelgnea — La Pointe — Pi- 
atolei — Soulier — Bonneton — Collet. 

In Germania: 
Kamm {Pattine) — Ualm — Troppe {Scala) — £i- 
sern {Di ferro) — Schifi (Nao«) — Pfeifen {Pifferi), 

In Ispagna: 

Zapata {Scctrpa) — Caldera — Copons {Coppa) 
•^ Cornelia (Como da caccia) — Foceafalce — Sabater 
{Ciabatta) — Mir (Ifirotr, SpoccMo) — Maza. 

Oltre ai soprannomi un*altra Ifonte copio- 
sa ha prodotto dei Cognomi, e fu la professio- 
ne, Tufficio, la dignità, il titolo, il mestiere. 
Di questi abbiamo numerosi esempi: 

In Italia: 

Arcieri — Monaco — Cavalcanti — Fabbri — Fab- 
broni — Fabbretti — Banchieri — Barattieri — Car- 
radori — Spedare — Medici — Caprari — Orefice — 
Cappellani — Cappellari — Poeti — Farnari — Pe- 
scatori — Marangoni — Donzelli — Vaccaro — Cam- 
panari — Ferreri — Ferrari — Ferrarlo — De Fer- 
rarla — Tintori — Villani — Maatri — Galigai — 
Molinari — Sartori — Cacciatori — Sarti — Sartioi — 
Barbieri — Muratori — Soldatini — Romei — Bomie- 
ri — Borromel — Pellegrini — Palmieri — Tambu- 
rini — Bicchierai — Filaatoppa — Abati — Abbatelii 

— Conti — Conte — Contini — Castellani — Viscon- 
ti — Logateta(C/]i^'alede{Uicor^ Biiantina) — Mar- 
oheai — Marcheaelii — Patrizi — Del Doge — Del 



Duce — Duchi*— Aliìeri'— Marchloni — Archiepi- 
scopo — Cernite — Protonobilissimo ~ Nobili — 
Cancellieri — Centurione — Cardinali — Del Giudi- 
ce — Giudici — Abbadeasa •— Cattaui — Cattaneo 

— Capitane! — Capltania — Signorini — Avvocati — 
Avvogadro — Notarbartolo — Epiacopo — Mareacalli 

— Siniscalehl — Protogiudice — Barone — Baroni — 
Paladini ^ Cancellarli — Cortigiani — Confalonieri 

— Cavalieri — Degli Arcidiaconi — Merciai — Mer- 
canti — Vassallo. 

In Francia: 

Le Sénéchal — Le Prévot — Le Maire — Le Ser- 
gent — Bailly — Cbaptal — Viguier — HouteiJler — 
Lecomte — Le Viuomte — Baron — Leduc — Hé- 
rault — Cbevalier — Cancelier ~ Léveaque — Lab- 
I4 — Boolanger — Capelier — Carbonnier — Le Pe- 
aquer — Le Febvre — Le Cambiar — Le Marchiar 

— Latellier — Leaneur {Sutor) — Monge {Monaco) -^ 
Escoffler {Cucjaio) — M^ge {Midicó)— Peiroles (Cal- 
derajo) — Vignerot {proprietario di vigne) — Lepel- 
letier -^ Rome {Romeo) — Romei — Romey — Ro- 
mieu — Portenseigne — Barbier — Billaut Bidault 
{Soldato di truppa leggiera) — Beauvalet — Bonvalet 

— Bouvler — Cardinal — Carrier — Champion — 
Chapoia {Carpentiere) — Chatelain — Clavier — Co- 
quet {Cuoco) — Cordier — Darooiseau — Doyen — 
Eacudier {Fabbricatore di ecudi) — Fabro — Ferrand 

— Ferronier — Pournler — L^arbalestrier — L' Archer 

— L^Argentier — L*Empereur — L'Ecuyer — L*E- 
peronnier — Le Faucheur — Lemolne — Lemonnler 

— L'Orfèvre — Le Roy — Le Seigneur — Le Tail- 
leur — Le Tourneur — Le Vacher — Le Vavaaaeur 
Le Voyer — Lorimicr — Le Maitre — Magon — Mar- 
chand — Maréohal — Marquia -^ Maaaon — Métral 
{Bailo) — Molinier — Munier — Peignot (Porruo- 
cht>r0) — Sanaon (Echanaon) — Sellier — Serrurier 

— Taillandier — Talllebois — Tavernier — Texier 

— Tiaaler — Vaaaal — Vaaaeur — Vigneron — Vi- 
gnerot — Moutardier — Lopeintre — tapisaier — 
Leprótre — Prieur — Marquia — Due — Leprince 

— Lecompaaaeur. 

In Inghilterra: 
Butler {Bottigliere) — Chamberlain — Chambers — 

Clarke {Chierico) — Cooke (Cuoco) — Farmer {Fitta- 
iuolo) — King {Re) — Smith {Fabbro) — Goldamith 
{Orefice) — Uunter {Cckcciatore) — Stuart e Stewart 
(Scacco.) 

In Germania: 

Garjtfter {Giardiniere) — Muosch {Monaco) — Bit- 
ter {Caoaliere) — Schaefer {Fattore) — Banner {Alfie- 
re) — Schaemaker {Calzolaio) — Herrenschneider {Ma- 
ttro aarto) — Raufmann {Mercante) — HauptmanD (Ca- 
pitano) ^— Marscball — Hofmann {Cortigiano) — Mei- 
ater {Maetro) — Pfaffen {Prete) — Meyer {Cattaido) — 
Biirgermeiater {Borgomattro) — Kanzler {Cancelliere), 

Nella Spagna: 

Balleateros {Baleetrieri) — Nobles — Jnez {Giudice) 
—- Poatillon — Eaclavoa. 

Tuttavia Torigine di questi cognomi non 
d sempre la stessa cui sembrano alludere^ i 
vocaboli. Non tutti coloro che si chiamano 
Catfalieri, Chepalier, Cavaliere Ritter, La 
Chevalerie discendono da un cavaliere, nd 



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- 103 - 



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tatti i Fabbri, Fabbroni^ Fabbretti, Ferrari, 
Lefebtfre, Fargeron, Smitht ecc. sono della 
stirpe d*an fabbro. Altre caose possono ave- 
re introdotti questi nomi. A cagion d'esem- 
pio un genti luomo» che pervenne a fare en- 
trare in una città assediata un convoglio di 
farine, in onore di questo fatto, esso e i 
suoi discendenti presero il nome di Boulan- 

g«* (0- 

Da fatti particolari vennero altri cogno- 
mi: PaltJtzi o Palizzolo ì discendenti di un 
Tincitore ai laghi Palici; Bentivoglio quelli 
di re Enzo prigioniero e amante di una fan- 
cinlla bolognese; Dondi BelV Orologio quelli 
di un celebre inventore meccanico. Simil- 
mente 1 Gemelli discesero da due fratelli ge- 
nerati insieme; i Battaglia, gli Assalii e i 
Gi*erra ricordano fatti d* arme; i Saraceni^ 
Sarrasin^ Mori, Le More, Le Maufe hanno 
fatto i viaggi d'oltre mare e combattuto gli 
Infedeli; gì' Imperiali, i Gibellini, i Popole- 
schi, i Guelfi hanno preso questi cognomi per 
alludere alle rispettive opinioni politiche; ecc. 

Quelli ohe non ebbero né soprannomi, né 
altri moventi per formarsi un cognome, lo 
costituirono col nome del padre o di |qual- 
che antenato pili glorioso o più ricco (2) In- 
fatti è noto per vetuste carte che antica- 
mente soleasi firmare: Gradulfus filius Isem- 
bardi, Thoma filius Patrie, Paulus filius 
Wamefridi, o sopprimendo /fiftW; Gradulfus 
Jsembardi, Thoma Petris, Paulus Warne fri- 
di. Questi nomi adunque posti in genitivo 
Talsero spesso di cognome, come ad esempio 
avvenne degli Orsini, dei Frangipani, degli 
Annibaldesi, ecc. (3). Numerosissimi son quin- 
di gli esempi di questo genere di cognomi. 

In Italia: 

Marcello — De' Paoli — SoQa — Agnese — Nio> 
colini ~ Donati — Pilangeri (Fitti Angerit) — Alme- 
rici — Albertinl — Cesare — Di Giovanni — Gian- 
donati — Doris (D'Oria) — Gabrielli — Costanzo — 
De Filippo — Ajiselmi — Francesconi — Mamardi — 
Ambrosino -^ Iflcbelozzi — Girolami — Isacchi — 
Pandoiflni — Papazzooi (da Papa Azzone) — Michiel 

— D'Andrea — Ercolani — • Lambertini — Andreolti 

— Pantaleoni — Anna — Angelo — Angelini — An- 
golettl — Agnoletti — Pipino — Gesualdo ^ Anto- 
oelli — Antonucci — Martini — Martinelli — Seve- 
Tini — Di Marco — Anaatasi — Pelrooi — Basili — 
Panfili — Procopio — Adilardi — Cesareo — Azzo- 
lini -^ Ezzelloi — Alighieri — Raffaelli — France- 
•cbini -> Ughi — Ugolini — Ugacciooi — Siglnolfi 

— Tommui — Tom mesoni — Tommasiol — Vitali 

— ViUllni — Vitaliani — aidolfl — Aleraml — Or- 
landi — Orlandlni — Andreani -* Giani fo — Bernar- 
do — Bernardini — Bernardoni — David — Raimon* 
do — Bamoodetti — Paolucci — Paoletti — Paolioi 
~ Matteo — Uo — Uberti — Ubertini - Ubaldi — 
Ubaldiai — Alessandri — Alessand retti — Alessan- 



(1) La Gorgue-Rosny. Optra cikUa. Tom. I. Pagi- 
na XIII. 

{%) Apostolo Zeno. Lettere. Voi. 1, pag. 317. 
(3) Garampi. Memor. Eocles. Pag. 508. 



drini — Arcimboldi — Gbiberti — ArnolQ — Arnol- 
Qni — Gianni — Giannini — Giannetti — Arosimunda 

— Arrighi — Arrighetli — Arrigucci — Franceschi 

— Braodolini [da Brando) — Alberti — Albertooi — 
Albertonini — Federighi — Righi — Gonna ro — Ti- 
ti — Ricciardelll — Roberti — Berti — Petrucei — 
Beltrami — Beltraminl — Lattanzi -~ Leonardi — 
Bonifacio — Guidi — Guidotti — Gaddi — Gadduc- 
ci — Pompei — Ardoini — Pierleoni — Guiocciardi- 
ni — Virgilio — Di Gregorio — Tancredi — Alvari 

— Lazari — Pasquali — Pasqualino — Pasquaiigo — 
Barnabò — Agostini — Giampaolo — Bernardi — Ceo- 
carelli — Cecchini — Luciani — Clementini — Filo- 
nardi {Fila Leonardi) — Giordani — Gervasi ~ Di 
Lorenzo — Filiberto — Zorzi (Giorgi^ — NiooUs — 

•Cenci (Vincenzi; — Aonibaldescbi — Smibaldi — Uo- 
fridi — Mastropaolo — Rinaldi — Rainaldi — Arnaldi 

— Arnoldi — Gelsi — ' Ottone — Vincenzo — Vincentini 
~ Zirlili (Cirillo — Gualteri — Damiani — Sebastia- 
ni — Grisella — Natali — Filippo — Maurici — So- 
ranzo y(Sor Anzolo) — Simone — Milo ne -^ Muzio — 
Saturnini — < De Luca — Pietri — Pedretti — Lan- 
franchi — Sigismondl — Onofrio — Ferrante — Rog- 
giero — Giuslini — Silvestri — Gaudenzi — Di Ma- 
ria — Cipriaui — Corredini — Deodati — Galeazzinl 

— Gasparini — Gasparonl — Ghinucci — Gottifredi — 
Lippi (Pilippij — De Cola — Rosmini {da Aresmino) 

— LuUovisi — Carli — Carlotti — Figiovanni fFi- 
gli di Giovanni) — Fighinelli (Figli di Gbìneilo) — 
Firidoin (Figli di Ridolfo) — Serangeli {di Ser Ange- 
lo; — Serristori — Di Benedetto. 

In Francia: 

Arnouid — Bertoult — Adam — Jourdain — Bar- 
thélemy -^ Mathieu — Philippe — Gabriaux — Ga- 
briel ly — Aubery (da Albert) — Aubry — Diderot 
{da Didier) — Henriot — Huon {da Uugues) — Hoot 

— Hugon — Hugonnot — Jacqoot — Jacquemont — 
Jacquemin — Johan — Jeannot — Hannequin — Per- 
res — Pierrot — Perrio — Nicole — Colart — Col- 
lot — Clau (da Nicolas). 

In Inghilterra: 

Fitzrobert {Figlio di Róbfrto) — Fitzgerald — Ri- 
cbardson (Son Richard Figlio di Ricccardo) — Rober- 
tson — Robinson — Osmonde — Philipson — ioha- 
sons — Thompson — Peterson -^ WIlliamsoQ — Pe- 
ter's — William's — Richard'a. 

In Germania: 

Abraham — Albrecbt — Philipps • Jobanns — 
Von Robert. 

In Olanda: 

Clazsen {Figlio di Nicola) — Marksen {Figlio di 
Marco). 

In Spagna e Portogallo: 
Hernandez — Fernandez — ^ Gulierrez — Sancbez 

— Henriquez — Frederich — Rodriquez — Ramirez 

— Alvarez — Perez — Garzla — Gonzalea — Blas 

— Blasquez — Diequez — Domingo — Domenech — 
Vasconcellos. 

In Russia e Polonia: 

Petrowiz — Paulowitoh — Alezandrowicb — Va- 
sUeff {da Basilio) — Fedorowich {da Teodoro) — Nico- 
la jef — Costantinowitch — Alessiowitch. 

Si aggiungano a questi i cognomi tratti 
dalle tribù, come nella Scozia e nell'Irlanda: 



«8 



COG 



— IW — 



COL 



Mac Donald — Mao Gregor — Mac KeoDy — Mac 
Mahon — Mac GleaQ — Mac Parlane — O'Brien — 
0' Donnei — 0' Loghlen — 0' Malley — 0* Neil — 
0* Breaue — 0* Connel. 

Molti cognomi sono composti di due o più 
parola, per la maggior parte del genere dei 
soprannomi. Ad esempio: 
In Italia: 

Bensa! — Macchlaveili — Bevilacqua — -Paravici- 
ni — Forteguerra — Fortebraccìo — Grollalanza — 
Booncompagni ~- Acconciaioco — Bonaparte — Secca- 
denari — Seccamerenda — Benincasa — Tornaqu ine! 

— Tornabuoni — Diotiguardi — Lausdei — Boccadi- 
ferro — Bocoadlfuoco o Buttaruoco — Gacciaguerri — 
Gacolanimico — Diotalevi — Diotajuti — Pattinanti — 
Amasei — Benlivenga — Benintendi — Bonincontro 

— Buonaugurlo — Bongiorno — Pestalozza fPesta 
Tossa) — Ristoradamnus — Sagalorzo — Mal traversi 

— Malaspina — Malatesta — Bentivoglio — Basadon- 
na — Bencivenni — Aprilocchio — Taglìacarne — 
Taglìapietra — Tagliavacca — Mezza vacca — Mezza - 
corona — Mezzabotta — Lascialfare — Piantavigna 

— Bonajuto — Cenatiempo — Caccialupo — Mezza- 
mici — Serradifalco — Fieramosca — Guastavillani. 

In Francia: 

Eveillechien — Cloclie d'Amour — Quinerit fQuJ 
ne rit) — Qulnepaie (Qui ne paje) — Quinedort(Qui ne 
dort) — Arrachequène — Disnemandy pisnematin) — 
Apelvaìsin — Bonenfant — Bienvenu — Bonrenom — 
Créticornu — Dieudonné -— Dieutegarde — Dieulefit 

— Malbéte — Mauvoisin — Meneabien — Piedevache 

— Portelance. 

In Inghilterra: 
Sbakspeare {Crolla lancia). 

In Germania: 

Rolhenloven [Ltoni ro$s{) — Starkarm [Braccio for- 
te) — Krautsvater (Padre d'erba). 

In Spagna e Portogallo: 

Torrequemada {Torre bruciata) — Ayguavlva — 
PerrofleI [Cane fedele). 

Molti poi di questi cognomi sono bizzarri, 
spesso ridicoli, e, quel che è peggio, invere- 
condi. Fra tutti scegliamo i seguenti: 

Pappacoda — Pappafava — Pelavicinl — Brusamo- 
nega — Castracani — Ajutamìcristo — Buccadecane 
Scannabecco — Mangiatroje — Codeporco — Capoda- 
sino — Passamontagne — Tosabue — Cavalcabò — 
Cavalasella — Pappalardo — Leccavela — Fiaschi — 
Pisacane — Cacciapiéitti — Panseccbi — Mangiavacca 

— Squarciaflchi — Scorna — Coglioni {poi Colleoni) 

— Pisciolta — Paparatto — Rubacastello — Bragade- 
lana — Animanigra — Goalunga — Cagatossico — 
Oagapisto — Gatzagrigia — Gaccomo — Scaccabarozzo 

— Brusamantici — Garnegrassi — Carnesecchi — Pa- 
gliacci — Castrocucco — Panebianco — Baciadonne 

— Pain en bouche — Palntendre, ecc. 
Anticamente in Italia il cognome si met- 
teva al singolare, dicendosi: Paolo Orsino^ 
Niccolò Macchiavello, Alda Torcila; oppure al 
plurale preceduto dalla particella dei o degli: 
degli Orsini, dei Macchiavelli^ dei Torelli. 
In breve la particella spari in quasi tutti i 
casati d'Italia e rimasero i cognomi al plura- 
le: Orsini, Macchiavelli^ Torelli^ ecc. 



COIETTO o GORETO [fr. Gardecoeur, buf- 
fle], — Giubboncino di cuojo lavorato usato 
dai cavalieri quando volevano marciare spe- 
diti e senza il peso della corazza. 

* COLCANTE. — V. CaHeato. 

COLLANA [fr. Collier; ing. Collar; iBd.HoL 
stand; sp. Collar]. — Monile d'oro o d*aHro 
metallo lavorato, da cui pendono le insegne 
di certi ordini cavallereschi, e che i cava- 
lieri accollano intorno al loro scado, V. De^ 
corasioni. 

COLLANA (Gayaliere di). — Diconsi ca- 
valieri di collana i membri degli ordini e- 
questriy a differenza dei cavalieri di sprone^ 
che erano gli antichi militi, 

i. COLLARE. — In araldica il collare dei 
cani può essere affibbiato^ anellato, bordai o^ 
ecc. V. Cane. 

«. COLLARE. — Sinonimo di collana. V-q-n. 

COLLARE (Ordine del).— \. Annunziata 
(Ordine della SS.J- 

COLLARE CELESTE DEL S. ROSARIO (Or- 
dine del). — Istituito in Francia dalla regi- 
na Anna d'Austria nel 1645, a favore di 50 
damigelle, commendabili per pietà e virtù. Il 
Padre Domenicano Francesco Annoul ne consi- 
gliò e descrisse Tistituzione. Le insegne era- 
no un nastro azzurro ornato di rose bianche, 
rosse e incarnate, alternate colla parola AYB 
e colle cifre della fondatrice. Pendeva da es> 
so una croce biforcata e pomettata d'argen- 
to, d'oro o d'altro metallo, a seconda del gra- 
do della damigella, accantonata da quattro 
gigli e caricata da una parte dell'imagine di 
M. V., e dair altra di quella di S. Domeni- 
co (1}. L'ordine disparve poco appresso la 
sua fondazione. 

COLLARE DELL'ELMO. — É queir amuleto 
o medaglietta pendente da un cordone d^oro, 
che vedesi in molti elmi gentilizi. Esso ap- 
pare sulle arme solo dal sec. XV. In origine 
era un distintivo delle fazioni ne' tornei, o 
una decorazione personale; veniva anche por 
tato dai presidenti, giudici e marescialli dei 
tornei intorno al collo. Presentemente indi- 
ca antica nobiltà cavalleresca; ma non è es- 
senziale, né si blasona. 

COLLARINATO [fr. Collété; ing. Collared]. 
— Attributo dei cani, dei cervi, dei leoni e 
d'altri animali che hanno un collare. Dicesi 
anche, ma impropriamente, accollato. 

COLLATA. — V. Abbracciata. 

COLLE. — V. Collina. 

COLLINA. — Piccolo monte appoggiato al 
fianco destro dello scudo e in declivio. Si con- 
fonde però con montCy montagna, zolla, ter^ 
razza. V-qq-nn. 

COLMO [fr. Comble]. — Capo ritirato mi- 
nore della terza parte dello scudo. Dicesi an- 
che